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Full text of "Storia degli scavi di Roma e notizie intorno le collezioni romane di antichità"

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1 



RODOLFO LANCIANI 



STORIA 



DEGLI SCAVI DI ROMA 



E NOTIZIE 



INTORNO LE COLLEZIONI ROMANE 



DI ANTICHITÀ 



Volume Terzo 



DALLA ELEZIONE DI GIULIO III 

ALLA 

MORTE DI PIO IV 

(7 FEBBRAIO 1550-10 DICEMBRE 1565) 



ROMA 

ERMANNO LOESCHER & C.o 

(w. regekberg) 

Librai'Editori di S, M. la Regina à* Italia 

1907 



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L249 



V , ò 



L'OPERA DI GIVLIO III 

(7 febbraio 1550 — 23 marzo 1555) 



179335 



..À 



GIVLIO III 



Il cardinale Gio?aDDÌ Ciocchi, detto anche il cardinale del Monte, dal Monte 
San Savino patria de* saoi maggiori, era nato in Boma ai 19 settembre 1487 nel 
rione di Parione presso le case de' Millini, da Vincenzo, famoso gimreconsnlto, e da 
Crìstofara Saraceni senese. Arci?e8Co?o di Manfredonia a soli 25 anni, governatore di 
Roma al tempo del Sacco, rappresentante di Paolo III presso Carlo Y, creato car- 
dinale prete dal titolo di s. Vitale in Vestina ai 22 dicembre del 1536, era riuscito 
a cumulare le più alte dignità ecclesiastiche e civili quando sopravvenne la morte 
di Paolo HI suo grande amico e protettore. Entrato in gara fino dagli inizii del 
conclave coi cardinali Polo, Toledo, Cervini e Carpi, riuscì a raccogliere Y unanimità 
dei sacri elettori alle ore 3 di notte del venerdì 7 febbraio 1550, e ai 22 dello 
stesso mese fu coronato sommo pontefice dal card. Cibo, sotto il nome di Giulio III. 

Il suo quinquennale pontificato conta fra i più notevoli nella storia degli scavi 
e de' musei di Boma, come chiaro apparirà dai documenti qui appresso riferiti. 

1550, 6 gennaio. R. IV. IN TELLVRE — PORTOGALLO. Tommaso Cosciari 
loca a Lucrezio Corvini parte delle rovine della Domus aurea, nel sito dell'Orto 
delle Mendicanti. 

« Indict® viij mensis Januarii die vj 1550, sede apca vacante pp obitum fé: re: 
paulj pp. III.* In presentia mei not.* personaliter constitutus nobilis vir d. Thomas 
de Cosciaris Civis romanus qui sponte ac omni meliori modo locavit discreto 
viro d. Lucretio Corvino Civi et notarlo romano regionis pince presenti ad 
eiusdem d. Lucretij vitam tantum et dum taxat Idest quoddam discopertum sive 
hortum semidevastatum cum putheo sive conserba aquarum in eo existente, ac oum 
griptis sive voltis antiquis intrantibus subtus vineam R. p. d. landini 
— (sic) Epi Imolensis sitam in Vrbe in regione montium in loco vulgariter dicto 
Portogallo Cui discoperto sive horto ab uno latore versus colleseum et supra 
est vinca ipsius R. p. d. Epi ab alio latore sunt bona d. bernardini Teophili de 



6 GIULIO III. 1550 



Urbino causarum procuratorie ante est via p n b 1 i e a qua itur ad dictum coUeseum 
yel si qui liberum preterquam ab infrascripto canone sive responsione cum omnibus 
et singulis suis introitibus Item similiter locavit eidem lucretio presenti omnia et 
singula jura. Actum Rome in Regione parionis et in palatio R.""^ d. Card, de monte 
presentibus hijs d. Jo. bernardino de taxis romano aromatario Et dominico quond. ju- 
liani del Vinella de monte s.*^ Sabini afetinensis dioecesis testibus » . (Not. G. B. 
de Amadeis, proi 27, e. 2) (0. 

Alla contrada del Portogallo appartengono queste altre memorie. 

[1563, gennaio]. Un brano di lettera di Niccolò Florent al Pighio, in cod. 
Berlin, e. 117, con la data del 12 agosto, dice: « fragmentum aliud fastorum quod 
olim ad te misi iste anno 1563 circa mensem februarium effossum in vinea D. Lu- 
dovici Mathei q. est ad radices esquiliarum et habet (?) escitum posticae aedi divi 
Andreae in Portugallo nnncupati». La vigna o villa Mattei occupava Taltipiano 
del Gespio, tra s. Pietro in Vincoli la via della Polveriera e la via del Colosseo, 
altipiano oggi tagliato dalla nuova via de* Serpenti, e coperto in gran parte dalla 
scuola municipale Vittorino da Feltro. Vedi Nelli, tav. 13-14: tav. XXIX della 
F. U. R: e Bull. Cam. tomo XX, a. 1892, pp. 19-37. Di questa scoperta parla il 
Florent anche nel cod. Bruxell. 4347, e. 32, e il Sigonio nell'epistola alV Orsino, 
in cod. vatic. 4105, e. 219. Vedi CIL. tomo I, parte I, ed. 2*, p. 14 e Ligorio 
Tariti. XV, e. 225: « La spira di sotto e delle colonne dell'ordine composito del 
portico del tempio di Tellure tolta et guasta dalle reliquie che a questi di sono 
cavate di sotto terra havante alla piazza di Torre de* Conti... le colonne 
erano di marmo bianco pentellico *. Questo ricordo del Ligorio si riferisce proba- 
bilmente agli scavi eseguiti in Tellure al tempio di Pio IV per la ricerca di ma- 
teriali destinati alla costruzione della porta Pia, dei quali parlerò fra breve. 

1550, 31 gennaio. • Licentia effodiendi dfio Hieronimo Sauli archiepiscopo 
Barensi, in platea existente ante domum habitationis tuae, quam ho: me: Ascanius 
card. Ariminensis inhabitabat ... et quoscnmque lapides etiam pretiosos, nec non 
statuas etiam aeneas retinere per te libere et licite possis » . (A. S. Vat. Bivers. 
tomo 159, e. 187). 

Non saprei dire dove abitasse il Sauli nel suo soggiorno a Roma, come eletto 
Barense, prima della sua promozione all'arcivescovato di Genova avvenuta in questo 
stesso anno 1550, o pure durante il suo brevissimo tesorierato sotto Paolo IV 
(20 luglio - 28 dicembre 1555). Per ciò che spetta al cardinale Ascanio Parisani to- 
lentinate, vescovo di Rimini sino dal 1529, sappiamo solo che, essendo protettore dei 
Serviti, contribuì alla riedificazione della loro chiesa di s. Marcello: e che — morto 
nel 1549 senza eredi — lasciò ai medesimi il possesso del suo palazzo di Roma. 



(*) Nella citazione delle fonti saranno ricordati solo gli archivii diversi da qaello di Stato, 
dal qnale ho raccolto il massimo numero di documenti inediti. Gli archivii Capitolino e Vaticano 
saranno indicati rispettivamente con le iniziali A. S(torìco) C, e A. S(egreto) V. 



GIULIO III. 1550 



Edificò pure la seconda cappella a sinistra di chi entra in detta chiesa, nel pavi- 
mento della quale è commesso il suo titolo sepolcrale. Vedi Forcella, tomo II, p. 306, 
n. 946; e p. 821, n. 991. 



VIA COLLATINA. 

1550, 31 marzo. COLLATIA. « Die ultima martij 1550. Taddeus quondam Ja- 
cobi delica placentinus grottarolus promisit et conyenit 111. d. Roberto Strotio 
patritio fiorentino facere unum conductum subterraneum seu foveam aut antrnm sub- 
terraneum omnibus sumptibus suis in casale longheze, a valle nuncupata de 
Iosa usque ad valle nuncupatam de z o e h i a loco ubi iam est inceptus : qui con- 
ductus habeat esse largus palmos qnatuor cum dimidio in qninque circa et altus 
octo palmis, et habeat ire in planitie secundum apparet inceptus, et dare perfectum 
huiusmodi conductum modo supra designato ab uno latere ad aliud ita et taliter quod 
transcendat montem qui est medius inter diotas vallee et per huiusmodi conductum 
sino impedimento transire possit aqua fluminis nuncupati Iosa hincusque et per 
totum mensem Junij proxime futuri pacto expresse convento quod Idem 111. d. Bo- 
bertus habeat ei previdero de ferramentis et alijs instrumentis necessarijs ad confe- 
ctionem dicti conductus Et hanc promissioncm et conventionem fecit prefato IH. d. 
Roberto prò pretio et pretij nomine Juliorum decem prò qualibet canna dicti con- 
ductus faciendi. 

« Actum Rome in edibus dicti IH. d. Roberti «. (Not. Ludovico Reydet, prot. 6152, 
e. 455). 

Si possono riunire a queste notizie, relative al sito di CoUazia, quelle relatire 
agli scavi di Cor co 11 e del 1549, già esposte nel tomo precedente a p. 109. 

1550, 10 dicembre. THEATRVM MARCELLI. — LE CENTO FENESTRE. « Die 
decima decembris MDL. Itt. et R. D. Flaminius Sabellus domicellus romanus 
dominus et patronus prò quarta parte palatij quod vulgariter dicitur palazzo Sa- 
vello siti in urbe iuxta plateam montana r iam et alios suos fines Ratificando 
in primis venditionem unius alterius quarte partis dicti palatij factam per d. ascanium 
saldonium procuratorio nomine Itt. d. hostilij sabelli sui fratris dicto Itt. D. 
Joanni baptiste sabello sub die 18 octobris 1544 vendidit dicto Itt. D. Joanni 
baptiste sabello dictam quartam partem palatij sabelli ad ipsum Itt. d. Flaminium 
spectantem cum monte ac omnibus iuribus membris et pertinentijs suis usibus et 
commoditatibus et adiacentijs universis que et quas dictum palatium prò dieta quarta 
parte habet et e converso cum quarta parte stabuli magni siti apud dictum palatium 
mediante platea dicti palatij et iuxta flumen tiberis et claustri et aliarum domun- 
cularum et casalenorum et unius horti ibi annexi et aliorum membrorum et perti- 
nentiarum dicti stabuli quod vulgariter dicitur cento fé nostre quod est et semper 
fuit de iurisdictione et pertinentijs dicti palatij prò pretio scutorum mille septingen- 



8 GIULIO III. 1550 



VIA tonim Actum Bomae in edibus prefati ItL et B. d. Flaminij in palatio apiico «. 
coLLATiNA ^^^^ Ludovico Reydet, prot. 6154, e. 626). 

Al teatro appartengono queste altre notizie. 

La vignetta du Ferac n. 38 dimostra che il passaggio pei pedoni e per le bestie 
da soma tra la piazza Montanara e il ponte quattro capi, passaggio oggi rappresentato 
dalla via di Monte Sa?ello, attraversava nel cinquecento i bellissimi avanzi dell* Aula 
Begia di destra : e che i predetti avanzi servivano di sostegno e di fondamento ad una 
casaccia a finestre bifore. Cresciuto il trafSco della città, e fattasi sentire la neces- 
sità di migliorare il valico tra la piazza e il ponte, si propose in Consiglio di but^ 
tare a terra TAula Begia, con la sua soprastruttura medievale. Ma la Congregazione 
delle strade adunatasi il 3 dicembre 1593 decretò « prò conservatione antiquitatù 
urbis • che non sbavasse a distruggere « Varco de* Savelli, sotto a Monte Savello, 
vicino alla porta di dietro di s^ Nicola in Carcere et hoggi è del sig.** Aless.*^ delli 
Atti • . Il decreto di protezione ebbe temporaneo effetto, perchè nelle vignette del 
principio del seicento, p. e. in quella di Alò Giovannoli II, 31, i viandanti passano 
ancora tra le colonne e sotto le volte dell'aula, mentre in quelle posteriori il taglio 
già apparisce eseguito. Se ne hanno per fortuna eccellenti ricordi architettonici nelle 
schede fior, del Sangallo ginniore 930, 932, 1107, 1122, 1270 ; nel disegno del Pal- 
ladio B. I. B. A., cartella XIV, tav. XI ; nella scheda 626 di B. Peruzzi, ma sopra- 
tutto in quella segnata 1668 di Battista da Sangallo. Vedi anche Sangallo il vecchio, 
Barb. f. 4, 37, 39, 71 (• basa trovata di nuovo apio • delquliseo • de saveli • forse 
del tempio di Apollo), e Siena 8, IV, 5, 14; volume GeymùUer, Br. Mus. n. 52; 
Berlino, Eunstgew. Mus. gross. Samm. A, 377, 2; Cherubino Alberti, Cod. Borgo 
San Sepolcro, 1, 29'-31, il quale trova la voluta del capitello ionico « fastidiosa a 
giralla co loconpasso • , e dice di aver preso i disegni del teatro « cogrft diligetia e 
piricolo « . 

1650. VIAE VRBIS. Nel primo anno di Giulio III si intrapresero demolizioni 
e scavi per dirigere e spianare la via tendente alla chiesa di s. Giovanni della Malva, 
nel rione di Trastevere. (Not Stefano Beynino, prot. 1436, e. 12, 32). 

Si proseguirono anche i lavori intrapresi da Paolo III per Tapertura della via (Con- 
dotti) tra la piazza Nicosia e il monte della Trinità, attraverso il giardino del rev. Fran- 
cesco Pirmani, maestro delle cerimonie, e quello attinente al monastero di s. Monica 
de Martellutiis verso VOrtaccio, e attraverso i beni dell'architetto G. M. de Zapis- 
Bartolomeo Baronino dirigeva i lavori- (Ivi, e. 93). 

Si apparecchiano in terzo luogo i piani per compiere il taglio della via (della 
Cuccagna) tra il palazzo Massimi e l'Agone, toccando le case della famiglia dal- 
l'Aquila. (Ivi. e. 61). 



GIULIO III. 1550 9 



LA VIA APPIA. 

1551, 9 maggio. Licenza di scavo « in pertinentiis ecclesiae s. Sebastiani extra 
muros > accordata ad Andrea di Giovanni da Siena. (A. S. Yat. Divers. tomo 168, 
e. 160). 

1562, 20 aprile. « Licentia effodiendi in territorio oppidi Priverai Terraci- 
nensis dioecesis Mariano Maialocio layco Tarracinensi « con la riserva del terzo alla 
Camera. (Ivi, tomo 209, e. 114). 

Ligorio Torin. IX parla dell* « epitaphio di un' Hirtius trovato nella via Appia 
nella vigna di Atio Arcioni, nella cava fatta alle spese di Monsignore Sebastiano 
Gualtiero episcopo di Viterbo '». Il medesimo poi riferisce così frequentemente 
iscrizioni trovate nella <> vigna di Diaolello nella via appia » che è probabile vi siano 
stati esegniti scavi e scoperti infiniti sepolcri. 

La vigna Arcioni è ricordata in quest'altro passo del tomo XV, e. 75 : « Fu* 
rono guasti da venti monumenti pochi anni sono, i quali si trovavano sotto le ro- 
vine degli altri edificii maggiori che gli erano stati gittati adesso: et quantunque 
la sorte havesse conservati interi, i quali erano stati pieni di ossa da moderni in 
qualche pestilenza o* pure qualche conflitto . . . havevano tali edificij anchora le pit- 
ture et gli stucchi et gli epitaphij su le porte nondimeno per spianare il luogo et 
per far la Vigna, et per cavarne i marmi ogni cosa fa scavato insino all' ultima 
pietra di fundamenti da M. A ciò Arcioni le memorie che vi erano trasportate 
in casa di Delphini et d'altri ». 

Id. ivi XX e. 68. « Essendosi scassato un sito vicino al fiume Aimone, che 
bora si chiama Acquadaccia tra le rovine antiche che vi erano nelle cose della 
via Appia vi furono trovati questi versi con un bello pilo » (Lesbiae ossa hic sita 
sunt: 5 distici). 

1563, 10 ottobre. Convenzione tra una società di scavatori e il Capitolo vati- 
cano per ricerche di antichità nel luogo detto san Gennaro. 

« Die X. Octobris 1563. Cum fuerit et sit quod D. Laurentius Gualterius 

ut asseruit, obtinuerit a Capitulo et Canonicis S^^ Petri de Urbe quandam patentem 
sive licentiam de excavando et cavas faciendo in loco vulgarìter uuncupato Santo 
Gennaro ad dictum Capitulum spoetante cum conditione de dando de omnibus rebus 
in d. cavis reperiendis de tribus partibus Unam ipsis Capitulo, et cum Ipso d. lau- 
rentius nequeat huiusmodi negocio solus resistere. Hinc est quod idem Laurentius 
immisit in societatem Mag.^^* Dfios Angelum de Capranica et Capitaneum 
Venturam trositti qui omnes inter se devenere ad infrSpta pacta. 

« Tutto quel che si trovara in d.® cave tanto statue, travertini, marmori oro ar- 
gento, levata la parte che uiene alli d' Caflci, si debia dividere terzo terzo cioè de 
tre parti una per homo. 

2 



10 GIULIO lU. 1551 



VIA APPiA a Actum Rome in Regione . . . {sic) et in domo supradicti d. Angeli de capra- 

nica et in introitu domus Ibidem pntibas d. Hoititio de petani8 Aquilano et Hiero- 
nimo de pisa Anconitano Testibus «. (Not. Fabrizio Galletti, prot. 3410, e. 618). 

1568, 23 febbraio. I fratelli Filippo e Bartolomeo della Valle locano a più agri- 
coltori varii appezzamenti del loro terreno fuori la porta san Giovanni, sulla strada 
nuova di Marino, con riserva per gli oggetti di scavo. 

« In nomine domini amen Per hoc presens instrumentum cunctis pateat evi- 
denter et sit notum qnod anno a nativitate domini millesimo quingentosimo sexage- 
Simo octavo Indictione undecima die vero mensis februarìj vigesima tertia persona- 
liter constituti domini Fhilippus et Bartholomeus de Valle cives romani locarunt in 
empbiteosim perpetuam Discreto viro dfio Francisco quondam Marsilij de porcellis 
piscivendolo nuncupato Brixiano petias quinque cum uno tertio alterius petie sodi 
seu vinee sitas extra portam sancti Joannis lateranensis in loco diete 
rinsola della valle cui ante est via publica nova qua itur versus 
Marinum retro prò parte vinea Capitanei Joannis petri muti et prò parte vinea 

domini Silvij ab uno capite vinea magistri Adriani pìctoris mediante viculo 

Cancelli prefati Capitanei Joannis petri. ab alio vinea Andree de Pisauro Piscivendoli 
mediante viculo novo Cum pactis infrascriptis videlicet che il conduttore babbi a 
pagare ogni anno alli prefati m*" Philippo et Bartolomeo o suoi heredi giulij quindici 
per ciascuna pezza. Item che le statue et figure tanto di marmo quanto di 
qualsivoglia altra sorte et oro argento piombo et metallo di qual si voglia sorte et 
pietre di marmo teveitino piperini che fossi et egualmente ogni et qualunche cosa 
si ritrovasse sotto li detti terreni et nel scassar di quelli s* habbia da spartire com- 
munemente cioè la mitta alli locatori l'altra metta al Conduttore con patto che li 
locatori habbiano a farli buona la metta della spesa a conto di quello che si ritrara 
del prezzo delle cose che si cavaranno excettuandone li ciechi et radiche et priede 
da murare che si ritroveranno nel scassar lo terreno quali tutti siano de conduttori 
Item che il terreno locato sij et si intenda dato ad uso di scassare et fare vigna 
et non ad uso di Cannette et che il Conduttore non possa fare in detto terreno 
Cannotto cave di pozzocellana ne di pietre ne per far calce ne qual si voglia altra 
cava sotto pena di devohitione et di scudi 25. Acta fuerunt hec Rome in domo ha- 
bitationis prefati domini Philippi sita in Regione Pinee [etc.] ». (Not. Giannantonio 
Cnrti, prot. 2271, e. 368-371. A e. 372, 376, 380, 384, 388, 392, 892, 403, 414, 
417 si trovano atti di locazione d'altre porzioni della stessa vigna, chiamata sempre 
risola della valle: solo a e. 403 è chiamata lor taccio). 

1570, 14 giugno. « Licentia eflfodiendi d. Horatio della Mora layco Neapolitano 
in vinea sua exlia portam s. Sebastianj, dummodo ab antiquitatibus, si quae extant, 
X cannarum spatio distet »• . (A. S. Vat. Divers. tomo 237, e. 68). 

1575, 2 marzo. • Licentia effodiendi andree de civitate Veliterna in territorio 
s. Gennari et Conche ac civitatis Veliterne - (Ivi, tomo 244, e. 8). 



GIULIO IH. 1551 11 



1584. s S. P. Q. B. columnam milliarìam primi ab urbe iapidis ìndicem ab via appia 
impp. Vespasiano et Nerva restitutam de ruinis subnrbanis viae appiae in 
capitolinm transtulit anno mdlxxxiv « . Questa memoria, che si legge incisa nel pie- 
distallo moderno della colonna, sulla balaustrata di Campidoglio, afferma chiara- 
mente essere stata la colonna ritrovata nei tempi addietro fuori della porta s. Se- 
bastiano. Così pure il Fabretti la dice <( reperta ... in vinea nobilium de Naris, 
quae prima est ad dexteram exenntibus a recenti porta Sancti Sebastiani ». Da ul- 
timo il Revillas afferma che « il signor abate Valesio . . . crede d'avere molti anni 
sono osservata, nel muro che cinge la suddetta vigna, scolpita in marmo . . . una 
memoria la quale indicava esser quello il luogo del ritrovamento della colonna ^ . Il 
valore di queste testimonianze è messo in dubbio dal Dessau, BulL Inst 18S2, 
p. 121 sg. per molte ragioni. Primieramente perchè sembra strano che la doviziosa 
famiglia Naro, avendo scoperto contemporaneamente alla colonna la celeberrima iscri- 
zione del Clivus Martis CIL, VI, 1270, abbia venduto o donato al Comune di Roma 
uno solo e il meno interessante dei due monumenti, ritenendo per sé proprio quello 
nel quale era fatto espresso ricordo del « senatus populusque romanus » . In secondo 
luogo perchè Flaminio Vacca, Mem, 67, dice che la colonna era stata trovata ai suoi 
tempi «alle radici del Tarpeo verso il teatro di Marcello ... e stava in 
opera in quel loco dove fu ritrovata *. In terzo luogo perchè anche Pirro Ligorio 
dice d'averla vista « in una casa privata ch*è circa alla parte di dietro dì sant Agnolo 
in Pescaria ». Il Dessau, vagliati questi argomenti, conchiude essere it probabile che 
r ignoto autore dell'iscrizione capitolina del 1584 abbia indovinato il vero, e che 
essa abbia veramente una volta marcato il primo miglio della via Àppia " . Per 
conto mio osseiTO che il primo miglio di quella strada, da me misurato metro a 
metro circa dieci anni or sono, cade nell* intervallo tra il cosidetto arco di Druse e 
la porta di san Sebastiano, dentro il suolo della città di Aureliano : e che per con- 
seguenza la colonna non può essere stata trovata nella vigna Naro, che ne è fuori. 
La tabella commemorativa della pretesa scoperta, fatta afBggere di recente al muro 
della vigna, dovrebbe essere tolta via per non prolungare pid oltre Tequivoco. 

1588, 30 gennaio. « Licentia effodiendi prò DD. Hieronimo leni et Baptista 
Mutino: nobilibus viris Dfiis Hieronimo leni et Baptiste Mutino Nobilibus Romanis 
De mand"* Tenore pfitium Vobis ut in predijs et possionibus vestris Casalis Capo di 
bove uulgo nuncupati extra portam Sci Sebastiani positi in loco per IH. Diìos Alme 
urbis Conseruatores vobis designato effodere et quoscunq. lapides Marmoreos Tibur- 
tinos effodere licentiam Impertimur. 

Volumus antem dflo H°. Boario Comm*° denuntiare » (Henricus Caetani 
camer.). 

Questa patente, come si vede, era tacitamente diretta alla distruzione del se- 
polcro di Cecilia Metella: tanto è vero che il suo estensore ha dimenticato perfino 
la clausola della distanza di 10 canne dai ruderi emergenti dal suolo, che suole in- 
serirsi nelle patenti, ogniqualvolta si tratta di scavi in terreno monumentale. È cu- 
rioso seguire negli atti publici le vicende di questo attentato, 



12 GIULIO HI. 1551 



VIA APPI A Nel gionio stesso Del qnale fa rilasciata dal Camerlengo la predetta licenza, i 

Conservatori la denunciarono in consiglio segreto: 

• Habito sermone quod dao nobiles romani demoliri ceperant sepulturam anti- 
quam, vulgo detto Capo de Bove, sancitum est quod Conservatores et Prior accedant 
nomine Populi Bomani ad Cardinales Sanctae Severinae et Mattheium et quod et 
parte Pepali fiat eisdem facta inhibitio et snpersessio ». {Decretar, pò. ro. etc. Cre- 
denz. I, tomo XXIX, f. 220). 

Il negozio tornò in Consiglio segreto nella seduta dei 5 giugno 1589. 

• Ad Pauli Lancellotti primi Conseruatoris propositionem exhibentis schedam me* 
morialis per J. B. Mottinum, Hieronymum Lenum et alios poiTecti Cardinali Mon- 
talto per quod a S. D. N. obtentum fuit sepulturam antiquam marmoream Caput bovis 
vulgo nominatam dirui, spoliari et appiopriari, reservato assensu Romani Populi ut 
in memoriali continetur, et super hoc a Patribus eorum votnm habere ac dicto me- 
moriali perfecto et discusso ex S. C. decretum est eisdem Jo. Baptista Mottino, Eie- 
ronjmo Leno et aliis assensnm Romani Populi impertiendum fere et esse et imper- 
tiri prò eiusdem sepulturae spoliatione, diruptione et appropriatione, et praesentis S. C. 
tenore assensum huiusmodi per suffragia triginta octo in aurea bussula posita sex 
vero in argenteo contraria « (Ivi. Credenz. I, tomo XXIX, f. 198'). 

Lo sdegno destato nel publico da questa scandalosa deliberazione consigliare, 
deve essersi manifestato in misura abbastanza violenta, poiché in capo a otto giorni 
il Consiglio dove' mutare partito, e il primo Conservatore Paolo Lancellotti si vide 
costretto a fare la seguente dichiarazione. 

« 111. Sig.^ si debbono ricordare che nelV ultimo consiglio segreto erroneamente 
e senza haver notitia delle lettere apostoliche di Pio papa secondo e senza ricordanza 
delli Statuti de antiquis aedificiis non diruendis et senza haver parimenti notitia del 
Decreto del Popolo per li quali ne prohibivano che non solo non potevamo dar li- 
cenza et consenso a Giovambattista Mettine, Girolamo Leni et fratelli di spogliar la 
sepultura di Cecilia Metella detta volgarmente il Torron di Capo di Bove, ma sotto 
pene gravissime et dell^escomunica ancora eravamo obligati a Tarla manutenere et 
conservare, et ancora che havessemo havuto tal fagulta non possevamo parimente 
parlarne ne proporla alle SS. YV. se prima non veniva o bolla o breve derogatorio 
del detto motuproprio di Pio et alli Statuti nostri. Sì che poi che hoggi ne hab- 
biamo havuto notitia, et per non restar per ciò né noi né voi altri illaqueati V hab- 
biamo di novo voluto proporre et notificar il tutto alle SS. VV. acciò consultino 
et risolvano quel che airanime nostre torni più utile et al Popolo Romano più 
onore « . 

• Decretum est quod resolutio dicti Consilii secreti suspendatur donec a 
s. d. n. emanaverint litterae apostolicae super eiusdem sepulturae spoliatione » . (Ivi, 
f. 202). 

Le lettere apostoliche non vennero, e il mausoleo non ebbe a soffrire il menomo 
danno, poiché il noto rame del Lafreri, publicato sino dal 1549, mostra che il dado 
rettangolo, sul quale riposa il mausolèo stesso, era già stato spogliato del proprio 
rivestimento di macigni in epoca anteriore al pontificato di Paolo III. 



\ 

^ 



GIULIO III. 1551 18 



1594, 5 marzo. • Licentia effodiendi Thesanrum. D. Balthasarri Majnerij 
Aqaen: diocesis Tibì ut in quadam tua prillata vinea extra Portam Capeoam 
Alme Urbis prope sepulchrum Ennij yulgariter Capo di Bove nunciipatum sita 
iu qnacunque diete vinee parte aut domus in ea sit^ qnoscunque lapides marmoreos 
tiburtìnos quascnn. statuas necnon quodcunq. genus auri afgti effodere lintiam con- 
cedimns cum interventu Dfii Horatij Boarìj Comm'*'^ ad id a nobis deputati, Henricus 
camerarins ». (Prov.^^ del Camerlengo, tomo 1593-94, e. 189). 

1595, . . . agosto. « Licentia effodiendi prò Dfio Jeanne Sechiario. Jo: Sechiario 

Mutinensi. Tibi ut in loco diete yulgariter li extra portam S}^ Jo: Late- 

ranensis dammodo subterranea ac lapides marmoreos et tiburtinos et figuratos et 
non etc. ». (Ivi, tomo 1594-95, e. 264'). 

Per quanto riguarda la scoperta del gruppo più antico dei monumenti Triopei, 
non mi è stato possibile determinarne l'epoca precisa. II gruppo comprende: a) le 
due colonne poste al cancello d' ingresso della villa d' Erode Attico, dalla parte del- 
l' Appia, Kaibel 1390; b) Taltra epigrafe che ricorda Erode e Regilla (ivi, 1392); 
e) la colonna milliaria del tempo di Massenzio, tolta dalla medesima villa, e recante 
la dedicazione bilingue, ivi, 1391. 

Le due prime erano già state trovate vivente fra Giocondo. Il Metello le dice 
•( repertae prope Sebastiani apud sepulcrum Metellae ... via Appia: modo trans- 
vectae sunt in hortos transtiberiuos cardinalis Farnesii » . Trasportate a Parigi al 
tempo dell'occupazione francese, oggi si trovano in Vaticano. Il n. 1392 è stato de- 
scritto la prima volta nel giardino del palazzo di S.^ James, nel borgo di West- 
minster, e perì nella ribellione e negli incendii del 1698. La colonna milliaria fu 
vista la prima volta dal Fabretti già trasferita e nascosta nel giardino di s. Eusebio. 
È probabile che tutto il gruppo sia stato scoperto sulla fine del quattrocento. 

Incerta parimente è la data deiraneddoto riferito dal Vacca nella mem. 81 circa 
gli scavi clandestini fatti da stranieri « in certe grotte nel cerchio di Caracalla « 
dove sarebbero stati trovati «vasi come vettine » e forse tesoro. Il medesimo ricorda 
nella mem. 82: « Presso s. Sebastiano, in una vigna di rincontro furono trovate 
molte statue in un luogo omatissimo di pavimenti mischiati, con belli scompaiti- 
menti, e molte medaglie bruciate, come anche molti musaici scrostati dal muro. Di- 
notava non grande edifizio ma delizioso, e ricco d'ornati ". A questi scavi si rife- 
risce forse il seguente appunto che ho trovato nelle schede di Giovanni Alberti: 
■ le do Cornice presente sono di tutta grandezza trovate nel cortile di Capo di 
bove ... 1580 la presente segnata B nel luogo medesimo del 1585 ». 

Gli architetti del secolo XVI hanno visitata questa contrada, e studiati e dise- 
gnati gli avanzi della villa — rifatta da Massenzio — con grande amore. Il Peruzzi 
giuniore, UfBzi 665, dà la pianta del Ninfèo « totu e opus lateritiu prete columne. 
le pariete erano tutte onate di pietre bellissime co belli lavori » . Vedi anche le 
schede 687 e 691, con i piti minuti e inediti particolari del circo e dell'eròe di 
Bomulo. Notevoli pure sono i disegni del Sangallo vecchio {Barber. 24, 43', 70), del 



VIA APPIÀ 



y 



14 OIQLIO TU. 1551 



Sangallo giuniore (Uffizi 1627, 1686), di B. Penizzi (488, 631), e del Ligorio nel 
eod. vat, 3439, f. 60. Gli altri preziosi disegni del cod. Windsor, 301, « Antichità 
diverse^ VII, e. 22, e del Grimaldi {Bar ber, 210' e 211) appartengono al principio 
del secolo susseguente. 

La collettanea di Antonio Lafreri (mio esemplare) contiene alcune belle inci- 
sioni dei monumenti deirAppia : a) » monumentum Q. Verannii in via Appia « de- 
dicato (t ili. d. Jean Forget de beauregard « da « Girolamo denovi lafreri (?) » ; 
b) K Metellae uzoris Crassi sepulchrum » edito nel 1549, nel quale rame il mausoleo 
è celebrato, non tanto per la sua antichità, quanto per una eco che ripeteva il suono 
della voce ben cinque volte, e) Pianta e veduta prospettica del circo di Massenzio, 
impressa dal Panvinio a Venezia nel 1580. Uguali rappresentanze si trovano negli 
album minori dei vignettisti del cinquecento: Duperac, tav. 40. Sadeler, tav. 38 
Cavalieri, tav. 23, etc. 



LA VILLA GIVLIA. 

1551. Il primo dei del Monte che abbia avuto possedimenti sulla via Flaminia, 
là dove, sino dai tempi antichi, se ne distaccava la via detta del Pariolo, o dell'Arco 
Scuro, fu lo zio di Giulio III, il cardinale di santa Prassede Antonio Ciocchi, del 
Monte Sansavino nella contrada di Arezzo. 

Egli si contentò, sul principio, di un modesto casino con vigna, al bivio delle 
due strade: più tardi volle edificare un superbo palazzo sui disegni e con Topera 
del compaesano Jacopo Sansovino, e dì Baldassarre Peruzzi. 

Nel prot. capitolino 212, sotto la data del 18 ottobre 1530, è registrato un 
atto col quale » Ambrosina de Pironibus cede al cardinale de* Monte tutte le ra- 
gioni et azioni quale essa ha o può avere sopra una vigna di pezze venti posta 
fuori la Porta del Popolo a canto i beni di detto cardinale de' Monte per scudi 
cinquecento. Qual vigna Rilasciata da Aldobrandino Orsini arcivescovo Nico- 
siense a Niccolò suo figlio naturale con patto che pagasse alla suddetta Ambrosina 
sua madre scudi cinquecento ^. Dopo la morte del cardinale la vigna fu ereditata 
dai nipoti Giovanni Maria, il futuro pontefice Giulio III, e Baldovino, i quali la 
possedettero prò indiviso. Il palazzo è ancora in pieno essere, benché danneggiato 
dal tempo e dall'abbandono, e lo distingue la bellissima fontana dell* Ammanati, 
eretta da Giulio nel 1552 « publicae comoditati » sulVangolo smusso che guarda il 
bivio di fronte a chi viene da Roma. Le iscrizioni poste sopra alla fonte ricordano 
tre nomi illustri: quello di « Philippus Columna Paliani dux Mag. Neapoli regni 
comestabilis » che entrò in possesso del luogo (cioè della parte già di proprietà dei 
Cesi d' Acquasparta) circa l'anno 1686; quello di san Carlo Borromeo, nipote di 
Pio IV, cui la proprietà era stata concessa con breve del 17 gennaio 1562; e da 
ultimo, quello del cardinale Federico Borromeo il quale « aquam publicae comoditati 
revocavit anno domini mdclxxii ». 



GIULIO III. 1551 15 



Vicino a questa vigna del cardinale del Monte, sorgeva il casino dell* altro car- villa 
dinaie Giovanni Poggi bolognese, tenuto in gran pregio per la copia e rarità delle 
opere d*arte che Tadornavano, e per alcune pittura di Pellegrino Tibaldi, fra le quali 
quella dell* Occasione presa per suo simbolo. E quando il novello pontefice mostrò 
desiderio di creare in questa parte del suburbio un luogo di delizia, che vincesse per 
amenità e per copia di opere d*arte quello dei Medici sulla costa del taionte Mario, 
il Poggi si affrettò ad offrire in dono « air insigore suo benefattore » casino e terreni, 
che vennero così a formare, con quelli del cardinale Antonio, il primo nucleo della 
Villa Giulia. Fatto questo primo passo, fu cosa facile per Giulio III occupare mezza 
contrada de* Paridi a furia di danaro che traeva senza ritegno dalla tesoreria apo- 
stolica. 

a) ACQVISTI DI TERRENI. 

Il giorno 3 marzo 1551 furono pagati « scudi settecento a xd^ Francesco fran- 
cese regattiere alla pace per prezzo di una sua vigna fuor della porta del Popolo 
la quale ha venduto al sig. Baldovino Monti, et scudi cento di oro i quali N. S.*^ 
dona sopra il prezzo rogato (da) m/ Giovanni Michelini notare «. La ragione di questa 
cospicua liberalità verso il venditore è data da Ulisse Aldovrandi a p. 178. « In una 
vigna (di Maestro Francesco Rigattiere francese presso la Pace) fuor della porta del 
Popolo (vi) ha molte teste antiche, e colonne, et epitafìi ; e fra l'altre cose una co- 
razza d'un imperatore bellissima. Vi ha un Re prigione intiero di porfido, et una 
Diana intiera vestita » . È dunque probabile che queste opere d*arte fossero incluse 
nella vendita della vigna. 

« Addi 6 marzo 1551 scudi settecento a messer Virgilio e messer Alessandro 
de Grassi per prezzo di una sua vigna incorporata con la di N. Signore ». 

Il 16 maggio si registra, sempre in nome di Baldovino, Tacquisto per scudi 
mille e cento della vigna di messer Gregorio da Narni, rappresentante dell'i limo 
di Trani, Domenico de Cupis. 

Il 29 maggio gli Altoviti dettero conto di scudi duemila d*oro da loro antistati 
per ordine di M'' Dominico del Negro e di Giovanni Aleotto tesoriere secreto (loro 
rimborsati pia tardi dal tesoriere generale Francesco d'Aspra) per l'acquisto delle 
seguenti vigne. 

La prima di pezze 5^ « con sua grota et pozzo » pagata scudi 850 a Mariano 
Quarro arciprete della Rotonda. La seconda di pezze 4 1- pagata scudi 450 a G. B. 
GiacQvacci. La terza di pezze 5| pagata scudi 600 a Madonna Giulia sorella 
del capitan Marcello Pisciasanti. 

(3 luglio) « scudi 36 a Gasparo Bianchi e 14 a Martino spagnuolo per il sito della 
lor vigna posto in far la piazza avanti la porta della vigna di N. S"*® su al monte > . 

(30 luglio) « scudi 220 per la vigna della s*"* Lena or."'' concessa a N. S'* » Q). 



(*) Nel protocollo capitolino 262 di Stefano Araanni v'è un atto del 20 gennaio 1540 col 
quale « Nicolò Orsino chierico romano vende ad Elena Orsina sua sorella per parte di padre una 
vigna di 20 pezze con casa vasca o doj pozzi posta fuori di porta del Popolo a canto la vigna del 
cardinale del Monte per scudi seicentocinquanta ». 



16 GIULIO III. 1551 



▼ILLA . (25 agosto) ■ scadi 160 a m&donna Jalia de Zìcchettìs per lina vìgnola di 1 y 

GIULIA r» u • 

pezza concessa a Baldovino ». 

Il 21 marzo 1552 si comprò altra vigna di pezze 2 f da Giovannangelo C oc ino 
per scudi 500. 

L* indomani venne in potere di Baldovino la vigna di Cesare de Ammannis 
di pezze 3 1 per scadi 370 : il giorno 2 aprile quella di messer Alessandro da Pale- 
strina per scudi 55: e il 3 giugno quella di Oiangiacomo Veneziano arrotatore per 
scudi 210. 

1 ottobre 1552. Per mezzo del mercatante Fernando Torres si acquista da 
ft m*^ Batt^ pittore a Tordinona un canneto posto sul fiume dalla banda del prato 
al porto che va alla vigna di S. B.^^ » per scudi 111. Nello stesso anno si pagano 
canoni al card, di Santacroce, come abate di san Lorenzo fuor delle mura, per un 
canneto, e all'abbadessa di san Silvestro in Capite per una vigna, già appartenuta 
al card. Poggio. 

Man mano che queste possessioni erano riunite al corpo principale, se ne faceva 
consegna al capo giardiniere Manfredi, o al « capo hortolano « Scipione per essere 
trasformate in parco, in pomarii, in arboreti, in canneti, in orto da legumi, in vigna. 
Un tale Lorenzo Qualtieri, incaricato di trapiantare alberi già ramosi e folti di verdura, 
cavò nel novembre 1551 albucci alla Caifarella, olmi e oppii alla Capocotta, e quest* ul- 
timi furono 696. Nel gennaio seguente fu tracciato il viale trasverso, dalla » casa 
del vignarolo » alli « celari ^ (?) e nel giugno quello • dal palazzo della vigna vecchia 
al monte « rivestendone le prode con » olmi, castagni, vissole, brngne, viti raccia- 
parone, viti di zibibo, arbori salvatichi, 270 melagrani, 40 mele cotogne » trapian- 
tati da grandi distanze, come gli albucci della Caffarella. Del resto quanti desidera- 
vano guadagnare le buone grazie di questo pontificio predecessore di Luigi XIY, fa- 
cevano a gara per offrirgli piante e arbusti di pregio. Cosi il vescovo di Tivoli^ il 
viceré di Napoli e altri personaggi. (25 febbraio 1552) « a Paolo Mostaraccio a Ripa 
per prezzo di tanti arbori diversi venuti da Napoli, comprati per man di Lorenzo 
Gualtieri : (28 febbraio) al vignarolo mandato da Napoli da mons. Arcella a donare 
piante a N. S.^ scudi J5 d'oro per mancia, et più scudi 12 a quel venuto da Bo- 
logna pur con piante: (22 marzo) alli fachini di Campo di Fiore per portatura di 
50 vasi con 50 piante mandate a donare a S. S^^ dal viceré di Napoli » . L* 8 gen- 
naio deiranno seguente 1553 approda a Ripa altra barca napoletana « piena d'al- 
bori per la villa « . 

I rimboschimenti continuarono sino al 1554. Il 4 gennaio si comprarono piante 
a Montopoli : il 28 si cercarono . « nespole et cerase marine « nei boschi del litto- 
rale: il 30 marzo furono trapiantati 100 alberi. L'ultima nota concerne trenta al- 
beri di pesche venuti da Napoli nel marzo 1555. In tutto furono trentaseimila piante 
d'ogni specie, grandezza ed età. 

Terminati questi lavori la villa rimase distinta in tre parti : cioè vigna e casino 
tt del monte o del poggio » del quale casino era custode un Nicolò Francese: 
vigna • da basso o del Tartaro " col casino ancora in essere : e « vigna del Porto * 
tra la Flaminia e il Tevere, con iscalo per l'approdo degli ospiti, con casa per di- 



GIULIO III. 1551 17 



mora del capitano della flottiglia, con peschiera o vivaio, e un • horto nuovo con herbe ▼ili-^ 
diverse ». Un pergolato lungo 120 passi conduceva dallo scalo al portone sulla Fla- 
minia, che è ancora in piedi, benché porti inscritto il nome di altro e più recente 
possessóre (SANNESIA). Lo scalo poi era decorato con istucchi, affreschi, e rimasugli di 
fornaci vetrarie, dei quali ornamenti parte andò a male nel 1848, e parte è ancora 
visibile sulla sponda stessa del fiume. Vi erano poi in più luoghi uccelliere tessute 
di fil di rame, alle quali spettano le seguenti partite: (13 giugno 1564) « 129 paia 
di tortore messe alla vigna del Monte ad ingrassare » ; (9 luglio) • a m' Amos spen- 
ditore secreto . . . scudi dodici di 600 quaglie date ad ingrassare per la villa » ; (24 set- 
tembre) ■ a Firmiano mulattieri per prezzo di 74 serte di fichi condotte per ingras- 
sare li tordi presi al Boschetto scudi 4 e baj. 60 « . Le conigliere son nominate per la 
prima volta nel giugno 1552: gli alveari delle api nell* aprile 1554. I fiori i più 
rari ei*ano coltivati entro casse di terracotta fornite da « m.* Philippe Vasellaro t . 

L*opera della quale si parla più spesso nei registri, con un certo tale sentimento 
d'orgoglio, e la Fonte detta anche • Fontana Julia « , alimentata dall'acqua Vergine 
che i roz2Ì scribi della tesorerìa chiamano « condotto delle cavolo di Treio ». Sene 
fece innanzi tutto un modello in legno, tornito neirottobre 1552 da un maestro Bat- 
tista: mentre un maestro Hieronimo falegname faceva quello della « Loggia della 
fontana » stessa. Lavorarono agli ornati in istucco Bomolo Fiammingo, Francesco 
Sangallo, Gianmatteo Veneziano, Francesco Castillo e Federico da Urbino. Sotto la 
data del 17 luglio 1552 vien registrata quest'altra partita : « al Franciosino scultore 
per lui Qio. batt.* da Bavena et Frane.'' da Urbino comp.^ scudi quindici d*oro, per 
resto di scudi 45 simili, che tanto pattuì seco m.**^ Barth.^ Amman(ati) scultore . . . 
tutto per la fontana della villa Julia». I simulacri dell* Arno e del Tevere furono 
scolpiti in peperino da tre maestri, Tommaso, Jacopo e Andrea: quattro • termini 
tondi » furono intagliati in marmo di scavo da Giacomo Perni : e altri tre dai pre- 
detti Franciosino e compagni. I balaustri e le cornici dei parapetti eran venuti di 
Carrara sulla barca di Nicolò da Lavagna. 

Questo bellissimo ninfeo, architettato dal Vasari e dall' Ammanati, è rappresen- 
tato schematicamente nella medaglia col motto fons virginis villae ivliae. Vedi 
Lanciani, Acquedotti, p. 129. Egli è certo che, dato il livello tanto umile del- 
l'acqua, quei geniali artisti nulla di più gradevole alla vista, e di maggiore eleganza 
di forma avrebbero potuto ideare. Alle pareti deli' una e dell'altra discesa, dal piano 
deiratrio a quello del ninfeo, erano affisse due tavole di marmo contenenti la LEX 
HORTORVM in istile tanto elegante e perfetto che difficilmente potrebbe trovarsene 
nella classica latinità altra che regga al paragone. 

Basti ricordare queste frasi della tavola prima: 

• lUis vero, qui florum frondium, pomorum, olerumque aliquid petierint, vil- 
lici prò anni tempore, prò rerum copia et inopia prò merito cuiusque largiuntor. 

Aquam hanc quod Virgo est ne temeranto, sitimque fistulis non flumine, 
poculis non osculo extinguunto. 

Signa, statuas, lapides, picturas, et celerà totius operis miracula quamdiu 
lubet obtuentor, dum ne nimio stupore in ea vertantor! ». 

3 



18 GIULIO III. 1551 



YiLLA Questa e altre leggi erano inscritte nella tavola della rampa a sinistra: Taltra 

tavola, dall'opposta parte, conteneva un tessuto di menzogne ufficiali, incominciando 
da quella che attribuiva a Baldovino solo il merito di aver ideato e condotto a ter- 
mine gli sterminati lavori della villa, il cui suolo egli avrebbe acquistato ab antico 
col proprio danaro dallo zìo cardinale Antonio. La tavola dà pure ad intendere al 
visitatore che le • sylvae, horti, villae, vineta . . . plantarnm numerus infinitns . . . 
fontes saluberrimi, salientes, piscinae, aviariiim, picturae, statuae, emblemata etc. », 
erano tutte dovute alla liberalità di Baldovino, il quale lasciava l'usufrutto della 
villa ai suoi discendenti sotto la condizione di non venderne, alienarne, impegnarne 
vincolarne alcuna benché minima parte, affinchè così bella possessione » ne de no- 
mine exeat familiae suae » . 

*) SCAVI DI MATERIALI ANTICHI PER LA FABRICA DEL CASINO. 

« Antonio (da Sangallo) per commessione (di Clemente VII) rifece un cortile in 
palazzo dinanzi alle loggie che già furon dipinte per ordine di Raffaello: il quale 
cortile fu di grandissimo comodo e bellezza ... ma questo luogo non istà o^i in 
quel modo che lo fece Antonio perchè papa Giulio terzo ne levò le colonne 
che vi erano di granito per ornarne la sua vigna, ed alterò ogni cosa » (Va- 
sari, ed. Lemonnier, X, p. 9). 

I materiali più vili si scavarono sul posto, in ispecie il « tartaro » o travertino 
dolce, che doveva servire per ornamento delle grotte e delle fontane. Gli scavi du- 
rarono almeno dal giugno all'ottobre 1551, intraprendente un tale Pernccio, e frut- 
tarono qualche scoperta di marmi. Trovo infatti registrato, sotto il giorno 13 dicembre, 
il pagamento di « scudi due a maestro Lionardo scultore per haver netto una testa 
di donna antica, trovata alla vigna di N. SJ^ « . 

1552, 29 maggio. « alla moglie di Giangiac.^ garone, in nome di suo marito 
che stava male, per portatura di due coUonne prese dalla vigna di mr Binde 
A Ito viti condotte allavigna » — (1 agosto) « a m.''° Vinc.° funaro scudi tre per 
il danno fattoli della ruina del suo cancello quando si cavorono le due colonne do- 
nate da m^ Binde Altoviti dalla sna vigna alla lira « — (6 novembre) Si acquistano 
« diversi marmi per la vigna » da m.^ Julio Luciano per la somma di scudi 44. — (10 
dicembre) «a ra.^ GasparoAmodei scudi venti quattro per il prezzo di 4. colonne 
comprate per la vigna «. — (Maggio-luglio) « alli facchini di caporione per tanti 
mercedi loro in aiutare a caricar li marmi presi da m.^ Alessandro Ronconi. 
Scudi 31 boi. 50 a m.*" Aless.~ Ronconi per tanti marmi havuti dallui per la vigna — 
(al med.°) per prezzo di palmi 94. di marmi fra base et canali per la vigna scudi 
9.40 — (al med.°) scudi 4. per prezzo di due pezzi di colonna di marmo cipollino 
di palmi 10. et base di marmo tutti per servit.° della fabbrica della V.* — 
(14 giugno) Scudi nove a m.^ Gatherina da Lucchi vedova in piazza di Sarra per 
prezzo di sei base da lei comprate condotte alla vigna — (19 maggio) a m.*" An- 
drea Bescosio scudi 4. boi. 20 per tate opere in far cavar alli Prati di Quinto — 
(26 giugno) Al Rossetti scarpell.* scudi 20. boi. 34. per tante spese dallui fatte 



GIULIO III. 1551 19 



alli bagni di Tivoli, a far cavare le colonne di mischio verde condotte alla ^i^^^^ 
vigna » con Topera del predetto Giangiacomo Oarone. « i u 1. 1 a 

1553, 6 febbraio. • Sondi 14. alli frati di s.^^ Maria del Popolo per prezzo 
di tante colonne et marmi loro. — (12 marzo) Sondi 10. a m''° Qio. batt.* Zandi 
agente di m.*" Eurialo de Silvestri a buon conto di 30. carrettate di sperone 
per la vigna. — (25 giugno) a frate Qio. Jac.*^ del piombo et fra Gugl.™® scudi 93 
boi. 50 a buon conto per tanti da loro spesi in condurre u.^ barca di mischi da 
porto a Bipa per uso della villa ". 

Il Pighio, Berlin, e. 175' riferisce quattro iscrizioni di marmi grezzi lette su 
blocchi • ex portu cardinalis Salviati advecti " . 

Gli scavi più vasti eseguiti per conto dei costruttori della villa furono quelli 
del tempio del Sole, gli avanzi del quale erano stati offerti in dono da Ascanio Co- 
lonoa a Giulio III, perchè li manomettesse e spiantasse a suo talento. • 15 maggio 
1552. A Stefano cavator se. trentasei boi. 82 per un terzo di 158 carr.^® di pepe- 
rini che ci ha cavati sopra a s. Apostolo per servi.*' delle fabriche are i quali si 
conducono tuttavia alla vigna, die gli altri | Till."'^ s.^ Asc.^ coUona li dona a 
s. S.** — 27 novembre 1552. a m."* Stefano cav.® se ventidue bl. 25 per suo terzo 
di tanti marmi et peperini havuti dalla cava dell ill'"^ s.^ Ascanio GoUonna sopra 
a 8.^ Apostolo «. Seguono altri pagamenti per gli anni 1553 e 1554, nei quali il 
sito del tempio è indicato con la formula • cava a Monteca vallo » . L' ultimo è del 
febbraio 1555. 

Nel settembre 1554 furono tagliati nelle cave di Marino i peperini ■ d qli si 
fanno li giganti per metter dinanzi alla font.^ » . 

I blocchi di marmo forniti dagli scavatori di antichità erano segati sul posto 
con un congegno meccanico messo in moto da un cavallo. Il Ligorio, Torin. 8, as- 
sicura che molti di questi marmi erano stati scavati al Borghetto di Teverina, 
nell'agro di Otricoli. 

Dai ricordi che precedono si conosce come sieno stati messi a contributo per la 
fabbrica della vigna, e spogliati dei materiali più preziosi, il cortile delle Logge, la 
vigna degli Altoviti nei prati di Castello (NoUi, tav. II), il cosidetto stadio palatino 
di messer Alessandro Bonconi (vedi tomo precedente, pp. 34, 44), un sito a me ignoto 
di Gaspare Omodei, il quale s*era arricchito sotto Paolo III con l'appalto dellr. ga- 
bella della Farina, e aveva esercitato V ufficio di primo conservatore nel 1549 : i se- 
polcri di via Flaminia a Tor di Quinto ; le teime delle acque Albule ; gli Orti Aci- 
liani sul Pincio, le rovine di Porto e di Otricoli, e sopra tutto quelle del tempio 
del Sole sul Quirinale. A questi ultimi scavi accennano forse Ligorio, Paris. 1129, 
f. 303, e Tortn. XV, 68'; A. Desio, sch. fior. 2025, e Bartolomeo Ammanati, ivi 4382. 

Sopraintese alle opere di architettura il Vignola, assistito da Michelangelo e da 
Giorgio Vasari, e tutti tre ebbero la pazienza messa a dura prova dal papa, il 
quale, come scrive il Vasari stesso nella vita di Girolamo da Carpi « al principio 
s' intendea pochissimo del disegno, e non voleva la sera quello che gli era piaciuto 
la mattina « . • Mestava anche in corte, con molto disturbo degli artisti Pier Gio- 
vanni Aleotti, vescovo di Forlì, che Michelangelo chiama con aria di sprezzo il 



20 GIULIO III. 1551 



aiutiA 



TiLLA Tanteeose, il quale, come maestro di camera del papa, voleva che tutto muovesse 
da lui, provvedendo egli a medaglie, a gioie, a carnei, a figurine di bronzo, a pit* 
ture, a disegni » ('). 

e) LE RACCOLTE DI ANTICHITÀ. 

Nei conti di camera del triennio 1552-1554 si trovano registrate le seguenti 
partite. 

1551 (giugno). « a Paolo Pianetti soarpellino per portatura del pilo di marmo 
che sta intorno alUolmo al stazzo della vigna scudo 1. et più 8. di oro a Lionardo 
Bcultor a buon conto deiracconciamento ch'ei ci fa «. 

1552 (2 febbraio). « A frate Giovungiac.^ dal Piombo se. 25 boi. 20 per pa- 
garli a Fabritio de Giacotti {sic) per alcuni suoi epitaffi eh* ha venduti a N. S. 
condotti alla vigna ». Si tratta del celebre notaio Fabrizio Galletti, il principe dei 
tabellioni del cinquecento, i protocolli del quale lo mostrano in relazione d affari con 
tutta la prelatura e con tutto il patriziato romano. Il Galletti possedeva due vigne, 
cioè due luoghi di scavo: la prima al quinto miglio della via Campana, nel sito 
deirAugustéo degli Arvali (vigna Ceccarelli): la seconda fuori di porta san Giovanni. 
Gli epitaffi venduti a Giulio II nel febbraio 1552 non possono credersi provenienti 
dal sacro recinto degli Arvali alla Magliana, perchè gli scavi del Galletti « via Cam- 
pana in loco cui nomen Affoga T asino, ubi Incus Fratrnm fnit » i quali frutta- 
rono la scoperta dei piedistalli CIL. VI, 968, 1000, 1012, 1026, 1053 e 1093 e 
delle statue Vacca, Mem. 98, ebbero luogo soltanto nel 1570. (Vedi ad annum). 
È dunque probabile che si tratti di titoli sepolcrali della Latina o della Gastrime- 
niese, scavati nella vigna fuori la porta s. Giovanni. 

(30 marzo). • a m.'*'' Valente scudi 2. a buon conto della statua che è un fiume 
che raccócia al Porto t . 

(11 maggio) « scudi 3 a Marino scultore per prezzo di una testa che ci ha 
venduta per la vigna » . 

(16 maggio). « scudi 5 a Pietro de Nerito scarp.'*^ sotto campidoglio per prezzo 
di due termini di marmo — A m.** Benedetto Gentilponte per prezzo di quattro 
termini che ci ha venduti per la vigna «. 

(22 maggio:) «A m.^^ Leonardo scultore per costo di 3. termini havuti 
da lui. 

(1 giugno). « A m.*^ Valente scudi tre di oro per darli a m.*^ Giovanni scul- 
tore fior.'^^ per conto di una testa di marmo di termine. 

(4® trimestre). « A m^ Sandro scacpellino scudi 19. a buon conto di alcuni 
termini, che mótano a scudi 49 «. 

Dalle partite che precedono chiaro apparisce come gli acquisti dì sculture di 
scavo per uso della villa non procedessero a caso, ma con un giusto e preciso cri- 
terio. In questi due mesi di maggio e giugno gli architetti ebbero necessità di erme 

(0 Ercalei, « La villa di Giulio HI n in Nuova Antologia, tomo 26, serie 3, 1 marzo 1890. 



OIOLIO III. 1551 21 



per oollocarle allo incroeiamento dei viali di bosso, ovvero in giro attorno ai piaz- villa 



zali, e non si occuparono che di tali sculture iconografiche, ricercandole specialmente 
tra gli avanzi delle ville tiburline. Vedi Eaibel 1128 (Eschine), 1140 (Aristofane), 
1159 (Eraclito), 1168 (Isocrate), 1170 (Cameade), 1186 (Milziade), ecc. Deve notarsi a 
questo proposito che i più antichi descrittori di queste erme le dicono esistere « in 
hortis cardìnalis de Medicis prope villam Julii III pont. mai. ». Questo fatto può 
spiegarsi in due modi: il primo, e più accettabile, è che gli epigrafisti abbiano posta 
attenzione alle erme solo dopo il primo smembramento della villa avvenuto Tanno stesso 
della morte del pontefice: l'altro è che questo speciale gruppo delle erme tiburtiae 
sia stato veramente raccolto dal card. Ferdinando, dopo che si era impossessato di 
quella parte della villa. Ma è tempo di tornare ai conti camerali. 

(8 giugno). « Scudi 8 a Oiovant.^ Sormano per valuta di un putto di marmo 
che tiene un cagnolo — A m.*^ Gir.'"'' Lapidario scudi 2 per due pale (tavole) 
di mischio per due piramidi. 

(16 giugno), ft Scudi 5 d'oro a mJ"" Francesco Rigattiere alla Pace per prezzo 
di un Ant.® caragalla moderno la tèsta solo. 

(10 luglio). 11 barcaiuolo Andrea Schiavone conduce al Porto un termine antico 
che egli aveva caricato alla vigna di monsignor Datario. 

(24 luglio). « Ad Antonio Cicli figlio di Mattheo d*Adodio scudi 4. d'oro per 
prezzo di 2 teste di termini et u.^ deonata (Dejanira?) 

1553 (22 genoaio). • Scudi 4. doro a m.*^ 6io. batt.* scultór per conto della 
testa di marmo sul gioYanetto nudo che sta alia fontana. 

(29 gennaio). Ludovico da Urbino acconcia una testa che va alla fontana publica. 

(25 giugno). « A Raffaello da Montelupo scultore scudi 88. per prezzo di una 
tavola ottangula venduta a N. S. 

(3^ trimestre). • A Ferrante traiettatore a buon conto di alcune teste che getta 
di metallo scudi 3. 

(22 settembre). « M.'''' Iacopo scudi 11. per restaurare una testa con il petto et 
peduccio. 

(12 novembre). « a m.^ Iacopo scultore scudi 10. per bavere racconcio un Cu- 
pido di marmo. 

(10 dicembre). « a m.**"" Franc.^ regattiere alla Pace scudi 13 boi. 80 per prezzo 
di 4. teste 3. di marmo et una di metallo messe in opera alla villa. 

(23 dicembre). ■ a m"' Ferrante traiettatore per resto di scudi 33. che tanto 
sogli da per 3. teste di metallo traiettate (e quasi certamente messe in opera su 
busti petti di scavo). 

1554 (7 gennaio). « a m."' Valente scultore scudi 8 di oro per pagare una 
testa di Caragalla a un Nap.'^^ per metterla in opera sopra una figura alla 
grotta di sotto. 

(12 gennaio). « scudi 10 a Vinc.° mantovano orefice per prezzo di u.^ figura 
dallui comprata. 

(9 luglio). « a m. Gio. Batt.^ Capriccio per resto del prezzo di un Fauno 
ch'egli dette per la vigna de N. S. scudi 10. 



GIULIA 



22 GIULIO ni. 1551 



viLT^A (3 ottobre). « scudi dioiotto a m* Liouardo scultor per prezzo di 3 piedi di 

marmo da tavola (antichi?). 

(18 ottobre). « scudi dodici di oro in.^ a Raffaele da Montelnpo scultore per 
prezzo di un Torso et 2. Teste di marmo. 

(Ottobre). « a m"" Leonardo scultore a buon conto de haner rassettati et raccóci 
int.° Marte et Venere attaccati dove lui ci ha messo Marte ch'era suo scudi 
venticinque. — A Thom.^ da Cassignola scudi quattro a buon conto di un petto di 
una figura da lui fatto. 

(Novembre). « scudi 4 al Mantovano orefice, per prezzo dì una testa di marmo — 
a m.° Batt.^ scultore scudi 4 a buon conto di una testa di donna — a Nìc® 
scultore a buó conto di una testa di marmo scudi 4 — (ugual somma) a m.^ 
Thom."" scultore a buó conto di u.^ anetra di maimo messa alla Peschiera — 
scudi 21. a m.^ Lionardo scultore a buonconto di ima Venere di marmo con un 
cupido a piedi. 

(Dicembre). « a Batt.^ scultore scudi 5. doro di u.^ testa di marmo — scudi 
6. dioro a m.° Frane."" regattiere alla Pace per prezzo di una testa di marmo — 
scudi 2. a m.^ Lionardo scultore a buon conto dell' He reo le venuto da Civita 
Lavinia ». 

Si apprende, inoltre, dai conti di fabbrica che un maestro Bartolomeo scultore 
aveva preso nota di tutti i lavori di restauro eseguiti con marmi di scavo da maestro 
Valente, ma il documento è perduto. 

Nel codice berlinese del Pighio si trovano questi ricordi: (e. 5') rilievo espri- 
mente un leone che divora un toro sotto un albero di pino, con la scritta « vis solis 
in terram vergens'>: (e. 23') piedistallo triangolare di ara o candelabro, con lira 
apollinea tra due grifi, ramo d'alloro, e faretra. [Può darsi che sia stato trovato 
negli scavi palatini del Ronconi, insieme a tante altre opere d'ai*te del tempio di 
Apollo, e del portico delle Danaidi] (e. 123). Cippo terminale del Tevere CIL. VI, 
1239^ trovato al ponte Elio, e collocato presso lo scalo della vigna del Porto. 

Flaminio Vacca, Mera. 16 ricorda come « nella via che parte dalli Trofei di 
Mario e va a Porta Maggiore, a mano manca (fosse) trovata una strada selciata, e 
accanto ad essa molte statue di marmo, e ritratti di bronzo d'imperatori, 
gran quantità di vasi di rame con medaglie abbruciate, e incrostature di mischi : ed 
a quel tempo il padrone della vigna, elicsi chiamava Francesco d'Aspra, teso- 
riere di papa Giulio III, ogni cosa mise in mano di Sua Santità, da cui poi furono 
donate a molti principi. Io mi ricordo quando si cavarono». Monsignor d'Aspra, pur 
mostrando grato e liberale ànimo verso il proprio benefattore, mercè il dono ricor- 
dato dal Vacca, trovò modo di trattenere in casa molte e singolari opere d'arte. 
Egli abitava a S. Macuto, e VAldovrandi così ne descrive la raccolta antiquaria 
(p. 256): « Ne la loggietta di questa casa si vede la copia in piò vestita et intiera, 
e tiene il suo corno in mano pieno di frutti... Vi è anco una Pomona intiera 
che era la Dea de' frutti. Vi è uno Aristide assiso, ma non ha testa. Vi sono 
anco alcuni altri busti antichi. Sopra la casa, dicono, che vi ò un bellissimo Bacco 
intiero in pie, e che se ne doveva fare un presente ad un gran principe «. 



aiDLio III. 1551 23 



Il primo nìicleo del museo lapidario sembra esser quello già raccolto sul posto ^i^^'A 



dal Poggio vescovo di Tropea, e passato in proprietà dei del Monte insieme alla 
vigna. Vedi GIL. VI, 2, 9003 otc. Gli altri marmi scritti, specialmente i piedistalli 
destinati a sostenere statue o grandi vasi, furono ricercati in tutte le parti della 
città, e perciò presentano infinita varietà di origine. Un solo gruppo fa eccezione 
alla regola ed è quello ritrovato negli scavi del Comizio, della Curia, e del Calcidico, 
del quale ho già parlato nel tomo precedente a e. 190-191. Il gruppo comprende: 
a) il piedistallo del « simulacrum Minerbae abolendo incendio tumultus civilis igni 
tecto cadente confractum » CIL. VI, 526 ; b) l'epistilio 470 con la dedicazione « Se- 
natus populusqne Bomanus Libertati «; ^) la lapide 1794 relativa al medesimo atrio 
della Libertà; d) Tara della Pace augusta scoperta fin dal 1547 nel Comizio; e) e 
Terme di Valesio Poplicola n. 1327. 

Il codice Begina 2099 della biblioteca Vaticana contiene V « inventario dele 
figure della vignia dell' illmo s*"® Balduino di Monti « . Non ho avuto agio di esa- 
minarlo. 

La descrizione di lodoco Hondio abbonda di particolari. Il visitatore incontra 
dapprima « vim magnam vironim illustrium y^ chiamati alla buona Hirtio, Pansa, 
Cicerone, Cetego. Nel cortile precedente la fontana dell'acqua vergine vede collo- 
cate su piedistalli inscritti le statue di Ercole, Ganimede, Apollo, Venere, Diana, 
Ops, Esculapio, Bacco ed altre. Vi erano pure « duo obelisci et pyramìs altissima * . 
Le antiche iscrizioni in cippi, basi e piedistalli stavano collocate nel primo giardino. 
« Maior inde hortus est, vineis consitus, cum terminis ingentibus, qui sunt hermae. . . 
ut Alcibiadis, Socratis, Aristophanis et aliorum » . 

Achille £3ta9o, nel libro « Illustrium virorum vultus » stampato da Antonio La- 
freri, e dedicato al card. Perronot de Granvelle il P agosto del 1568, publica le 
imagini delle erme inscritte coi nomi di Milziade, Eraclito, Aristofane, Isocrate, Car- 
uèade, piti due erme semplici anonime (tav. XXIX, XXXIV) e tre bacchiche doppie 
(tav. XLIII, XLIX, LI, LII). 

A queste, che VE3ta90 descrisse, quando era già incominciato lo smembra- 
mento della villa « in hortis Cardinalis de Medicis propre villam Julii III. pont. 
max. « si dovranno aggiungere l'erma di Eschine (Kaibel 1128) che il Waelscapple 
descrisse « in vinca pont.... Tiburti allatus « ma non quella doppia di Erodoto e 
Tucidide che appartenne alla collezione Cesi, e che solo il Boissard per errore ma- 
nifesto pretende aver visto « in horto Julii III p. m. ». 

Tra i fornitoli di anticaglie deve esser ricordato anche lo Stampa. Infatti il 
giorno 4 settembre 1554, mentre il Baronino rincasava dalla vigna verso l'im- 
brunire, fu ferito a morte sull' ingresso dell'Ortaccio dove abitava Giulio Merisi mi- 
suratore di Giulio III. La deposizione del morente contiene queste parole: « ho so- 
spetto che me habbia fatto assassinare un certo Giovan Antonio (Stampa) che si 
deletta de anticaglie, il quale è praticato li a la vigna del papa et haveva 
maneggio de far dare figure al papa » . Vedi Bertolotti, Artisti Subalpini, p. SO. 

La villa fu abbellita anche con opere d'arte contemporanea, fra le quali ricordo : 
una lupa gettata in metallo da Domenico Bombardiere, e finita a bulino da m^. Bat- 



OIULIA 



24 GIULIO III. 1551 



yiLL\ tista scaltore: sedie di tarsia io legno, opera di Pasqaale da Vinaco: armadi per la 
GIULIA i)ìi)iiot;Q02t intagliati in noce: pavimenti di « mattoni depinti vetriati « forniti da Ste- 
fano Grado da Savona marinaio : altri pavimenti di « quadretti per mattonare « fabbri- 
cati a Genova da Castellino d*Oria, e condotti a destino da Francesco Allegro capitano 
di tartana, pel noleggio della qaale furono pinati scudi 95 b. 15, oltre alla polizza 
doganale di 60 baiocchi. Nel settembre del 1553 fu collocata negli appartamenti 
del papa « una tavola di pietra donata dal governatore di Roma, ornata da m. Gio- 
vanni Sermenti falegname ». L'Ammanati, nella lettera al Bonavides, stampata da 
Salvatore Betti nel Giornale arcadico del 1819, ricorda altre due ricche tavole di 
mischio, sostenute da tre piedi per ciascuna « cosa molto rara e bella «, e afferma 
che • in uno solo dei palchi intagliati con ricchi sfondati d'oro y*era entrato dieci 
mila pezze d'oro ». I conti camerali ricordano pure una tavola ettagona venduta al 
papa da Raffaele di Montelupo per scudi 88. 

Lavorarono alla decorazione delle stanze Stefano Veltroni dal monte Sansavino 
nipote del Vasari, Prospero Fontana e Taddeo Zuccari, il quale per testimonianza 
dello stesso Vasari « nelle prime camere del palazzo fece di colori nel mezzo della 
volta alcune storie e particolaimente il monte Parnaso; e nel cortile del medesimo 
fece due storie di chiaroscuro, de' fatti delle Sabine, che mettono in mezzo la porta 
di mischio principale che entra nella loggia dove si scende alla fonte dell'acqua Ver- 
gine » . Anche Francesco Salviati, dice il Vasari « aveva fatto (per Giulio III) molte 
fatiche alla vigna, al monte, altrove » . 

Le pareti furono coperte con 456 ale di • panni a grottesche » ovvero • panni 
di razzo » acquistati nel fondaco di Bartolomeo Bnssotti e di Claudio Bacodi, e co- 
rami cordovani d'oro e d'argento lavorati da due oripellari piemontesi, Giovanni e 
Bartolomeo da Rodobio. Il letto del papa, intagliato in noce da Biagio falegname, 
aveva un baldacchino sostenuto da quattro colonne, opera di un'artista francese, m^. 
Antonio d'Avignone, e ricamato in raso cremisino « con dependendì di raso turchino » . 

La villa e i suoi monumenti sono stati illustrati copiosamente dai calcografi 
della seconda metà del cinquecento. La migliore pianta prospettica di tutto il gruppo, 
con il casino, i giardini, la pergola e il porto, è quella che forma parte della sceno- 
grafia di Roma, incisa da Sebastiano del Re, e dedicata da Bartolomeo Paletti a Ga- 
briele Paleotto sotto la data del 1 gennaio 1561. Segue la pianta del casino, cor- 
tile, portico e fontana publicata dal Lafreri (f. 120 dell'esemplare di Berlino), il 
prospetto esteriore f. 119, quello del cortile e della fontana, col loro corredo di 
statue f. 119, inciso in senso inverso nella replica di Nicolao v. Aelst del 1582. Fra 
le statue sono evidenti le Naiadi cavalcanti delfini, ora nella sala degli Animali al 
museo Vaticano. 

Nelle collettanee iconografiche di Gio: Batt: Cavalieri, I^ e IP edizione, di 
Lorenzo della Vaccheria 1584 e 1621, di Girolamo Franzini 1 599, e di Filippo Tho- 
massin 1608, si hanno riproduzioni vaghe e negligenti di molte sculture, alle quali 
sono attribuiti i nomi di « dea incognita — dea incerta — Ceres — Hercules — 
Venus — Pastor, etc. 



GIULIO III. 1551 25 



GIULIA 



Tra i disegni inediti ricordo quelli di S. V. Pighio nel cod. beri. e. 68 (cippo villa 
di Claudia Lepidilla CIL. VI, 15493) e. 77 (are di Junia Procula e di T.Julius 
Parthenius, ivi, 20905, 20175) e e. 110 (base greca della flotta Alessandrina). 

d) GLI OSPITI DELLA VILLA. 

Giulio III si dilettava recarsi alla villa, risalendo il fiume dal Castello air Al- 
bero Bello, ovvero traghettandolo all'altezza del porticine, sulla barca papale mano- 
vrata dal fedele Andrea Schiavone. Un pergolato ombroso, costato somme vistose, 
riuniva lo scalo al cancello sulla via Flaminia, che Giulio doveva attraversare per 
trovarsi nel suo proprio terreno. Andrea il barcaiuolo comandava pure una flottiglia 
di chiatte da lavoro, come apparisce da questi due paragrafi dei Conti di fabbriche : 
«addi 19 febraro 1551 scudi trentasei b. 25 a m/** Andrea Schiavone per pagar una 
barca comprata ad Orba per servirsene nella fabbrica della vigna. Addi detto scudi nove 
b. 22 al detto per spese d'acconciar detta barca in farla venir a Roma ». II 31 marzo 
si pagano scudi 102 b. 37 a ■ mastro Francesco Belino pallafreniere per la barca 
nuova comprata e foniirla « . Le chiatte servivano pure pel trasporto delle opere 
d'arte, come quel termine di marmo caricato il 10 luglio 1552 alla sponda della 
vigna di monsignor Datario, e messo in terra al porto Giulio. Aggiungerò che il co- 
gnome dell'illustre barcaiuolo era Dragiait. L'ho ritrovato nei conti delle spese di Pio IV, 
pel quale egli aveva costrutta nel 1563 una gondola « p potere andare à spasso p il 
Tevere ». I giorni nei quali il papa visitava i lavori, diretti dal Vignola con salario men- 
sile di scudi 13, e sorvegliati per la parte archittonica dal Baronino, per la parte di 
giardinaggio da Bernardino Manfredi, erano giorni di lieta spensieratezza e di pro- 
digiosa liberalità. Il casino era stato fornito d'ogni abbondanza di vino e olio e 
■ monitione di carni salate, formaggi, et altre robbe da magnare, polastrì, tartaioighe » 
e le masserizie da tavola, quando i custodi erano presi alla sprovvista, eran presto 
fornite dal Baronino che teneva « hostaria » sul canto di via Flaminia. Il 6 aprile 1552 
furono spesi oltre a 20 scudi « in bicchieri, caraffe, piatti, broche. . . . consignate a don 
Marino per servirsene nelle occorrenze quando S. S^^ ci va à magnare » , mentre si 
empievano le grotte da vino scavate nel ■ tartaro (^) * con fusti di centola, di còrso, 
di greco, di chiarello, di cotto, di sorrentino, di Velletri. Sovente si apparecchiavano 
le mense nel giardino sotto padiglioni forniti da Lorenzo Manini al Centauro, seden- 
dovi gli ospiti su seggioloni di cuoio a fiorami d oro. In questi luoghi i del Monte 
vivevano alla sibarita: « Addi 27 di maggio 1552 scudi otto baj. 11 V< ^ messer 
Scipio Pirotti per prezzo di decine 77 di rose incarnate, et libre 16 Vs delle rosse, 
tutte consegnate a messer Francesco Veniens distillator per far acque " . Il papa era 
inesauribile pei suoi congiunti. Il card, del Monte ebbe corteo di paggi, dalle ricchis- 
sime foggio, sotto la disciplina di un maestro. Fabiano del Monte ebbe una croce 
d'oro diamantata, lavoro di Agostino Bonciani. Il predetto cardinale ebbe dal teso- 

0) Il 25 aprile furono dati baiocchi 50 « a qael pover huomo che cascò sotto la raina del 
tartaro ». 



26 GIULIO III. 1551 



VILLA riero secreto, la sera del 25 geonaio 1551, dieci scudi d'oro « per giuocai'e i cam\ 
GIULIA ^. g gt^ ^^ j^^Y marzo susseguente i paggi recitarono una commedia per la quale 
furono pagati scudi 14. b. 30 al Manini, per foglie d'oro, nastri e veli: a Benedetto 
Dei al Lion Bianco scudi 9. b. 24 « per fiocchi di seta, et bottoni di cristallo, et 
perle false »: a maestro Silvestro a Sant'Agostino scudi 4. b. IO « per fattura, pre- 
statura, et acconciatura de capigliare « : a maestro Niccolò bicchieraro in Borgo scudi 5. 
b. 33 « per sei lampade grandi di cristallo, 50 fischietti, et prestature di bicchieri, 
caraffe, piatti, fiaschi, et altre bagaglio «: a Virgilio de Grassi scudi 3. b. 87 per 
paglia bianca et tela rossa: e finalmente a « Battista profumerò scudi 1. b. 60 per 
20 para do guanti servirono per li paggi ». 

Egli è certamente singolare indizio de' tempi, questa registrazione ufiRciale e 
spontanea del denaro spaso dalla Camera Apostolica nell'acquisto di cinquanta fischietti! 
Curiosi pure sono i particolari dei rinfreschi serviti al pontefice in occasione di yì- 
site passeggere, cioè pesce, ciambelle, « onciate doppie di provadnre t e Tino vesuviano 
offerto in dono dal viceré di Napoli. A cagione forse di queste lautezze egli ebbe ben 
presto necessità di servirsi di una » lettiera da podagra » costruita da Francesco da 
Caravaggio, e di un cavallo da tiro donatogli dal Cardinale di Augusta. Di queato 
stato di cose i cortigiani di casa del Monte hanno voluto che fosse lasciato ricordo 
nelle medaglie espressamente coniate dalla zecca pontificia, col motto KILAR1TA9 
P VELICA! 

e) LA CAPPELLA DI S. ANDREA 

È noto Tepisodio del sacco del ventisette relativo alla fuga del cardinal del 
Monte, e dei tre suoi compagni Bartolini, Pucci e Giborti dal palazzo della Cancel- 
leria, nel quale avevano trovato momentaneo ricetto presso il cardinale Pompeo Co- 
lonna di parte imperiale. In memoria di tale libei-azione, avvenuta nella notte di 
sant'Andrea, e in memoria parimenti del suo ingresso in conclave avvenuto nella 
stessa ricorrenza, Giulio III volle erigere un tempietto votivo sull'estremo confine 
dei suoi possedimenti dalla parte ii via Flaminia. 

Conduttore dei lavori murarii fu Bartolomeo Baronino, architetto il Vignola. 

E qui deve notarsi che il sito per l'erezione del tempietto era già consacrato da 
reminiscenze locali. Ai 12 d'aprile 1462, domenica delle palme. Pio II era venuto in 
questo luogo per incontrare la testa di s. Andrea apostolo, portata in Roma dai car- 
dinali Bessarione, Olivieri e Piccolomini « e sino ad hoggi ivi è una cappelletta in 
memoria che ivi sopra un'altare fabbricato per tale eifetto stette tale reliquia una 
notte intera » . Torrigio, Grolle^ p. 225. 

Nel quarto trimestre 1553 furono pagate « à m.~ Hier.™° pittore da Sermo- 
neta scudi 6 a buon cóto di scudi 30. che tanto è stato stimata la sua pittura à 
far la Pala nell'altare di s.^^ Andrea alla villa lulia *. 

25 novembre 1553 « a m.^"" Pellegrino pittore scudi venti per sua mercede di 
haver depinto li due nicchi dell'altare di s.^^ Andrea ». Lo stemma dei del Monte 
fu poi scolpito dal paJre di Vincenzo doli, e la campana fusa in metallo da m.**" Fran- 
cesco traiettatore. 



OIUI.IO HI. 1551 27 



Ligorio, Tonti. II pretende che « nel fundare la chiesa di santo Andrea « sia villa 
stato trovato il titolo di un C. Anneius e. f. Arn. Vesp. mil. coh. X. piaet. Vedi 
CIL. VI, parte V, n. 1149. 

Per soddisfare alle spese di culto Giulio III aveva imposto un balzello ai pos- 
sessori dei fondi sulla via Flaminia. Gregorio XIII emise nel 1571 un motuproprio 
<t che tutti quelli che hanno le vigne da porta Pia fino a san Pietro debbano pagare 
ogni anno sei bajocchi per pezza alli capellani o parrocchiani di santo Andrea » . E 
siccome tale misura parve al Consiglio comunale dovesse « partorire gran danno à 
particolari « così nella seduta del 16 ottobre fu deciso « eligendos esse aliquos no- 
biles qui, una cum conservatoribus et Priore, accedant ad S. D. N. eidemque humi- 
liter supplicent prò revocatione dicti motus proprii*. L'esito dell* ambasceria non è 
registrato altrimenti nei verbali. {Decretar, pò. ro. Gredenz. I, tomo XXV, e. 148', 
A. S. C.). 

La processione di tutte le confraternite della città, da san Lorenzo in Damaso 
a san Pietro, ricordata nella XVII* medaglia di papa Giulio, dal titolo claves 
REGNI coELORVM, lo corso dol palili dalla piazza del Popolo a s. Andrea, da lui 
istituite pel giorno 29 novembre, furono abbandonate, Tanno stesso della sua morte. 

f) DISPERSIONE DEI MONVMENTI. 

Il 16 settembre 1555« pochi mesi dopo la morte di Giulio II, Baldovino del 
Monte fece testamento, nominando erede il figliuolo naturale Fabiano, al quale vie- 
tava di alienare sotto qualsivoglia ragione o pretesto la villa, e il palazzo di città 
che il pontefice aveva comprato da Giovan Pietro Cardelli sino dal principio del suo 
regno (0- Questo divieto estendevasi alle statue, alle colonne e a tutti gli adorna- 
menti mobili conforme era dichiarato nella « lex hortornm » ricordata di sopra. Ma 
nell'agosto del 1556, secondo del pontificato di Paolo IV, la Camera apostolica se- 
questrò ogni cosa, pel motivo che i beni ereditari! erano stati acquistati e migliorati 
con danaro sottratto al pubblico erario. Ne seguì un giudizio tra il fisco e Fabiano, 
terminato il 9 aprile 1557 con sentenza di Pietro Belo governatore di Boma, col 
quale Terede fu condannato a rimborsare alla Camera la somma di 287,000 scudi 
doro « scaltramente usurpata « dal padre e dallo zio. 

Succeduto a Paolo IV Giovannangelo .de* Medici col nome di Pio IV, il Fisco 
venne a più mite consiglio, e fu stipulata una transazione tra esso e Fabiano, mercè 
la quale gli venivano restituiti tutti i beni paterni, ad eccezione della villa e del 
palazzo (14 settembre 1561). L'anno seguente, ai 17 gennaio. Pio IV donava in per- 
petuo al granduca Cosimo e suoi successori il palazzo, che da questo &tto ha preso 
il nome « di Firenze » e la vigna già del cardinale Poggio, a patto che il cardinale 
de* Medici ne godesse Tusufrutto vita naturale durante. E in segno di liberalità 
verso i nipoti, Carlo e Federico Bonomeo, donava al primo in usufrutto pur vitalizio, 
al secondo in pieno dominio per sé e per i suoi successori in perpetuo le rimanenti 

(») Vedi Tesoroni Domenico, // palaxzo di Firenze e Veredxlà di Balduino del Monte, 






28 GIULIO III. 1551 



VILLA V igne del Monte, esclusa, s'intende, la villa propriamente detta, cioè il « palazzo 
nuovo » « palatìum villae luliae » coi giardini e ninfei dai quali era circondato. 
Questo gruppo fu messo a disposizione della Camera apostolica, per alloggiarvi prin* 
cipi, auibasciadorì, legati ed altri ospiti illustri prima del loro ingresso solenne nella 
città. Di questo stato di cose, e di questo primo smembramento del suburbano di 
Giulio II, rimangono testimonianze tanto sul posto, quanto nelle coUettanee epigra- 
tiche, nelle quali l'erede è generalmente chiamato « Fabianino >*. Sul posto rimangono 
incisi i nomi fabianvs de monte sul portone bugnato della vigna del Porto, dirimpetto 
al bivio deirArco Oscuro, e sulle finestre della casetta attigua, dipinta alla polidoresca. 

Il primo atto dei sequestratarii, compiuto appena spirato Giulio III, non fa certo 
onore a chi vi ebbe mano. Il chierico di Camera Vitellozzo Vitelli, uno degli ammi- 
nistmtori, si prese per sé, o si fece concedere dal Camerlengo la bella vigna del Poggio, 
conforme risulta dal seguente inedito documento, non privo di valore isterico e to- 
pografico : 

« Die vigesima octava mensis octobris 1556. D. Yincentius Pallans (Pallavi- 
cinus?) de Civitate castelli Magister domus ac eo nomine absentis domini Yitel- 
lotij Vitelli camerae ap.*^*® clerici cui ut ipse Vincentius asseruit Camera ap.*^* 
concessit ad eius beneplacitum ad habendum et tenendum vineam olim fel. Becor. 
lulii pp. iij scilicet Yìneam del Monte nuncupatam que olim fuit bo. me. 
Cardinalis de Poggio et Alexandri de comete cuius confines huiusmodi 
esse dicuntur ab uno domus quam olim inhabitabat lulianus Yignarolus et de prae- 
senti inhabitat Mattheus vignarolus ab altero via public a et a reliquis lateribus 
vinca Ioannis bap^® Qallesij necnon quoddam petium terrae subtus montem 
dictae vìnee cuius huiusmodi esse dicuntur confines cui ab uno ecc.* s.^^ Andree 
et via publica et ab altero lateribus bona dti fel. Secor. lulij pp iij sponte 
diete nomine Yineam et petium Ten*ae huiusmodi locavit et arrendavit (etc.) Nicolae 
fìlio quondam magistri lacobi Passamonti alias il Zoppo de Cesena praesenti ad 
habendum tenendum et possidendum ad annum tantum proximum ab hodie incipiens 
sub responsione medietatis vini et aliorum fructum ex dictis vinca et petio Terrae 
coUigendis et percipiendis cum pactis et capitulis infrascriptis. 

« Chel prefato Nicola sia tenuto rispondere et consignare ad esso Mons. Vitel- 
lozzo la mita di tutto quello frutto che si caverà da detta vigna tanto dalle vite 
quanto anco dall'arbori, delli frutti ligun^i herbagi et fascine et di ciascun'altra cosa 
che caverassi d'essa vigna cioè la mita del vino alla Vasca a sue spese, e delli altri 
frutti nella vigna propria. 

« Item chel detto Nicola sia tenuto habìtare la casa ch'era di messer Ales- 
sandro di Corneto et in quella far residenza. 

« Actum Rome in ofScio mei notarìj «. (Not. Alessandro Pellegrini, prot. 1448, 
ce. 582-84). 

Nel seguente anno 1557 la Camera concesse in a£Stto a terzi altre parti del 
suburbano. 

« Die Decimaquinta lanuarij MDLVIJ. In mei notarij etc. personaliter consti- 
tutus Magnificus Dominus sigismundus Martignonus cam.*® ap.*® commissarius et no- 



GIULIO III. 1551 29 



GIULIA 



mine eìusdem camere qnandam Yìneam que olim fiiit fel. Becordationis Julij pp' iij viu.a 
sitam extra portam Flaminiam cuius confines hiiìuscemodi esse dicuntur ab uno vinea 
R."^ domìni Car.^** de capite ferreo et ab alio vinea d. Bracij de Corneto 
et ab alio via publica qua itur ad casale nuncupatum II Pariolo B.""' et IH.""' car- 
dinalis s.^® Flore ac a reliquia lateribus vinea IH. d. Helene Farnesie salvo 
iure etc. locavit et aiTendavit Nicolae filio quondam magistri lacobi Passamonti alias 
il Zoppo de cesena praesenti etc. ad habendum per totum mensem septembris pro- 
ximnm venturum cum pactis et capitulis infrascriptis videlicet. 

K Che il p.^^ Nicola sia tenuto rispondere alla camera ap.^* o a suoi agenti la 
mità di tutto quel frutto che si caverà da detta vigna. Item etc... a spese però 
d'essa camera di far tagliar le canne del canneto posto nel vocabulo de paride del 
cardinal di s.^^ Fiora esistente in dto luogho, et quelle far condurre alla vigna. 

« Actum Bome in palatio Yicarij alme urbis et in camera ipsius d. commissarj » . 
(Not. Alessandro Pellegrini, prot. 1551, e. 4'). 

Il primo cenno di dispersione dei tesori della villa, e dell'abbandono che essa 
era destinata a soffrire si trova nei « conti di fabbriche » di Pio lY sotto la data 
deiragosto 1660, nel quale mese fu smontato l'apparecchio della segheria dei marmi 
e dei travertini, e trasferito in Belvedere per uso della palazzina con Topera dei fac- 
chini della Compagnia del Greco. Furono anche tolti via tutti i materiali di qualche 
pregio sopravvanzati alle fabbriche dì Giulio II, cioè colonne, capitelli e marmi di 
varia specie. Più tardi si pose mano alla spogliazione propriamente detta col trasfe- 
rimento di parecchie statue dalle nicchie della villa a quelle del casino di Belvedere. 
[Yedi appresso]. Al 12 agosto del 1564 erano già stati fatti ben centosessanta « viaggi 
in portare statue » dall'uno all'altro luogo. 

Il primo cenno della nuova destinazione del casino di Giulio si trova pure nei 
« conti di fabbriche » sotto la data del 10 febbraio 1560; quando vi fu ospitato il conte 
Scipione d'Arco primo camerlengo di S. M. Cesarea. Il 27 marzo seguente vi si tro- 
vano alloggiati gli ambasciatori del Granduca che nelle splendide sale del Casino 
« ebbero mi solennissimo banchetto » . 

Altri ospiti illustri furono « l'ambasciatore di Yenezia et suoi gentilhuomini « , 
« l'eccellentissimo signor Duca di Ferrara * , Yirginia figliuola di Guidobaldo II della 
Bovere duca d'Urbino, sposa al conte Gilberto Borromeo, e Lorenzo figlio del gran- 
duca Cosimo, tutti nel 1561 : e così quasi d'anno in anno sino al dicembre del 1655, 
data del « felix faustus ingressus « di Cristina di Svezia, l'ultimo ricordato in rela- 
zione alla Yilla. Circa la metà del settecento il casino fu trasformato in ospedale 
militare. Clemente XIY lo ricondusse al pristino uso. Nel 1778 « Pius sextus p. m. 
luliae villae jam vetustate corruptae inchoatam a Clemente XIY restaurationem per- 
fecit». Yedi intorno a queste vicende la bella memoria delVErculei, stampata nella 
Nuova Antologia, tomo XXYI, serie III, marzo 1890. 

Io non ho compiuto lo spoglio del CIL. per quanto concerne la dispersione del 
museo lapidario della villa. Trovo soltanto notato nella scheda relativa al tomo I 
della YI parte che i nn. 199, 470, 526, 546, 1121, 1266 (1664) 1717, 2151, 2316 



30 GIULIO III. 1551 



VILL4 sono periti: i nn. 830 e 1452 sono passati al Capitolino, i nn. 1239^ e 1889 al Vati- 
**'"'''* cano, il n. 1327 in casa Maffei, il n. 1682 ai Borghese, i nn. 1878, 2326 alla villa 
Medici e poi a Firenze. 

Ligorio, Torin. Il, parlando dei monumenti di Albalonga, riferisce una coppia 
descrizioni spurie « trovate presso la porta dellanfhitheatro di Alba, et furono do- 
nate dal signore antonello sabelli signore dela città al cardinal di carpi : et egli le 
dono à papa lulio terzo per ornare la sua villa lulia et dindi dalli successori sono 
state alienate », 

Bianchini, Veron. 355 ricorda una vasca di porfido neiratrio dei pp. Certosini 
alle Terme «ch'era alla vigna di pp. Giulio». Il medesimo compilò nel giorno 
26 aprile 1706 il catalogo dei monumenti scritti e figurati, che sopravanzavano « in 
Villa Medicea in monte Sancti Valentini extra portam flaminiam ». Sono 12 sculture 
e 17 iscrizioni (ivi, 347, e. 23). 

Può darsi che la vasca dei Certosini sia identica col labro porfiretico trovato a 
sant'Adriano negli scavi del Comizio « et postea ad villa(m) lulia(m) translatum », 
del quale parla il Panvinio nel codice vaticano ligoriano 3439. 

Il documento che segue dà luce su d*un punto abbastanza oscuro, quello cioè 
deirinframmettenza di casa Medici nelle cose della villa, e spiega la ragione dèi 
trasferimento a Firenze di tanti marmi che l'abbellivano. 

« In Dei Nomine Amen Anno Millesimo quigentesimo nonagesimo die vero deci- 
maseptima mensis septembris Ser.^" Dfis N.*' Ferdinandus Medicea Magnus 
Hetiiirie Dex tertius uti heres Ser.*"* Magni Hetrurie Ducis Cosmi patris sui qui fuit 
heres cum beneficio legis et inventarij Bon : Mem: 111/'* Dfii Fabiani de Monte 
fecit et constituit eius procuratorem 111.'"" D. Johannem Niccolinum Cels.** 
sue Oratorem in urbe ad petendum exigendnm et conseguendum a. B. Camera Apo- 
stolica, al 111.*"^* Dfìis de Columna et a quibus alijs obligatis vel dare debentibus 
omnes et quascunque quantitates pecuniarum eidem dictis modis et nominibus de- 
bitas causa et occasione cuiusvis concordie et concessionis alias inite cum Summis 
Pontificibus vel alijs personis prò vinea et vioeis sitis extra menia urbis que alias 
fuerunt familiae de Monte intra suos notissimos confines, nec non omnes et qua- 
scunque quantitates pecuniarum ratione dictarum vinearum in futurum debendas Item 
ad faciendum iinem et quietationem Item ad transigendum et componendum prò fructi- 
bus preteritis et iam decursis Item ad ea et eas solemniter petendum intei'pellandum 
litem contestandum et prosequendum usque ad sententiam [Not. Nicola Compagni 
prot. 585 e. 296], 

La vigna del porto passò alla famiglia Sannesia nell'ultimo quarto del secolo. 
A e. 431 del volume 376 Segr. Cam. in A. S. è registrata la concessione fatta nel 
1599 a don Clemente Sannesio » di tenere nel fiume Tevere una barchetta da pesca 
incontro alla vigna di Fabiano del Monte, da ponte mìlvio alla Penna ». 

Il Ficoroni stampava nella sua Guida di Koma queste notizie : << oltre le predette 
colonne [di verde] si ammiravano in questa villa non poche sculture antiche tra- 
sportate anche a mio tempo in altri luoghi, e l'ultima rarità insigne è 
stata il gran vaso di porfido. . . il quale d'ordine (di) Clemente XI s'ammira presente- 



GIULIO HI. 1551 31 



mente in Belvedere. Non ostante ciò è degna detta villa di esser veduta per le ^ilul 
altre rarità che vi restano ». oiolia 

Il Maes ha pubblicato nel Craeasi una lettera dell' Amaduzzi all'abate Visconti, 
con la quale richiede notizie circa la sorte toccata alle seguenti sculture della villa. 

« La statua di Giunone che il Boissardo accenna come già esistente nel portico 
di Ottavia, e che riporta incisa in rame — La statua della dea Silvia, turrita, ve- 
lata, polimammia, formata ad uso di termine, accennata dal Boissardo e dallo Scotto 
— La statua di Cerere riportata dal ?.'"• Montfaucon — La statua di Venere col 
cigno, riportata dallo stesso — La statua di Ercole venuta da Civita Lavinia, men- 
tovata nei conti camerali — La testa di Caracalla mentovata nei medesimi conti — 
L'Erma d'alabastro orientale bianchissimo col petto di marmo cotognino e variegato, 
lodato da Boissardo — Le colonne di verde mischio trovate alle acque Àlbule . . • 
Si bramerebbe sapere se, essendo toccata porzione della villa Giulia al gran duca 
di Toscana, ed essendo andata in quella sua celebre galleria l'Erma di Eraclito, 
d'Aristofane, d' Isocrate, e di Cameade, come apparisce dalla raccolta dei ritratti an- 
tichi degli uomini illustri di Achille Stazio, del Fabbio e dell'Orsini, siavi andato 
anche quello di Milziade, che, oltre il suo nome, porta inciso anche un epigramma 
greco » . Per mala sorte la risposta ai quesiti dell' Amaduzzi non è stata trovata. 

Il documento che segue dimostra come, cessata la protezione dello zio, Fabiano 
si rivolgesse a scavi d'altra specie, cioè alla ricerca di miniere di metalli. 
n Die 21 aprilis 1566 

In mei etc. personaliter Constitutus 111.™"* d. fabianus de monte filius et heres 
Bo. me. Iti. d. Balduini de monte cui Itt. d. fabiano tam ex concessione per B. p. 
d. Glericos et praesidentes R.^* Camere apostolico eidem Iti d. bo. me. balduino de 
monte eius patri facta quam virtute specialis mandati sub datum rome apud sanctum 
petrum decimo octavo Ealendas Januarìj pontificatns fé. re. Julij pape tertij anno 
eius tertio seu alia veriori data ac quibuscunque per eos nominandis eorumque here- 
dibus et successoribus . . . Concessa et attributa fuit facultas et licentia effodiendi 
seu effodi faciendi omnes et singulas species minerarum et metallorum 
videlicet auri argenti ferri aeris plnmbi stagni argenti vivi electri antemonij sul- 
fnris vitrioli picis ac colorum Cuiuscumque qualitatis nec non lapidum voluti mar- 
moris alabastri iaspidis et ceterorum omnium et singulorum lapidum mineralinm 
preterqnam dumtaxat lapidum aptorum ad usum Conficiendi alumines In tota 
provincia patrimonij beati petri In tuscia In omnibus et singulis terris sancte 
romane ecclesie tunc et prò tempore mediate vel Immediate subiectis et In qui- 
buscumque locis etiam particularium et universalium ac Communitatum etìam In 
proprietatibus ecclesiasticis exentìbus dummodo sino damno dictorum particularium 
fieri possit nec non ligna Incidendi et accipiendi ad Cavas vel fodinas pontil- 
landas et ad minerias preparandas necessarias et alia faciendi prout in Instnimento 
seu Instrumentìs et motu proprio ac litterìs patentibus desuper confectis expressis et 
specificatis prout in actis d!li Hieronimi de tarano notarij Camere apostolico Constare 
asseruit Informatus et ad plenum advisatus ut ipso l\\ d. fabianus asseruit de Con-* 
cessione pactis et Conventionibus In Instrumento desuper Celebrato Initis et factis 



32 GIULIO III. 1551 



VILLA intei' B. d. laurentium nuculam de Interamna Canonìcum s.^ Ioannis lateranensis et 
d. petrum de grossis de gallesio eius procuratores et mag.^"* d. paalam de Castro 
socium nominatum alias a dicto bo. me. III."*^ d. balduino de monte eius patre ex 
una et mag.^ d. franciscum bncellerium Givem brìxiensem suo ac procuratorio no- 
mine mag."^"^"^ dfiorum faustini et Clementis eiusdem mag.^^ dfli francisci fratrum 
germanorum ex aiterà In perpetuum de una aut pluribus minerijs ferri In districtu 
tulphe et presertim unius minerie ferri alias Invento et forsam In usu per dictum 
Q^^g cuin ^ paulum In montis tulphe posite et alias sub alijs pactis prout In Instru- 
mento per d. Joannem de Collis de gallesis rogato per eundem Iti. d. fabianum viso 
Considerato et de omnibus In eo contentis ad plenum Certificatus et Informatus ean- 
dem Concessionem seu Cessionem ut supra factam et gestam ac omnia et sìngula In 
dicto Instrumento expressa et specificata Batificavit. Actum Bome [Not. Giacomo 
Gerardo prot. 3552 e. 280]. 

Il documento che segue, relativo alle collezioni d'arte e di curiosità dell* ultimo 
dei classici del Monte, il cardinale Innocenzo, sarà forse letto con piacere da quanti 
ricordano la vita avventurosa di quel cattivo prelato. Figlio di un'accattona di Pia- 
cenza e di padre ignoto, fu impiegato da giovinetto nei più abbietti e vili u£Szi in 
casa del card. Gianmaria Ciocchi del Monte, legato di Bologna e futuro creatore 
della villa Giulia, il quale gli pose affezione così esagerata da farlo adottare per 
figlio dal suo proprio fratello Baldovino. Da questo fatto è nato forse il sospetto 
della nascita bastarda d* Innocenzo, il quale si trova ricordato nella « lex hortorum » 
nominata di sopra, di pari grado con Fabiano del Monte, legittimo figliuolo di Baldovino. 

Innocenzo era stato creato cardinale a soli 17 anni dal novello pontefice Giulio III 
nel concistoro del 31 maggio 1550, tra le proteste unanimi del sacro Collegio, che, come 
dice il Moroni XLYI p. 155, non voleva fosse prostituita Tecccelsa dignità eccle- 
siastica a favore d' uno sciagurato pezzente. Ma Giulio III gli mandò il proprio ber- 
retto cardinalizio, lo spedì legato nelle Bomagne, e lo legittimò dopo avergli confe- 
riti 36 m. scudi annui di beneficii. 

Il « cardinal scimmia » (così soprannominato per aver, difatto, governato una 
scimmia di casa Ciocchi) si coprì presto d*ogni vergogna, e fu rinchiuso in Castello da 
Paolo IV, rilegato a Tivoli da Pio IV, e a Montecassino da Pio V. Gregorio XIII, non 
si sa per qual motivo, volle restituirlo in libertà, della quale potè avvantaggiarsi per 
assai breve tempo, essendo morto nel 1577 di soli 46 anni, vilipeso e sprezzato da tutti. 

La benevolenza di papa Gregorio verso questo sciagurato si rileva anche dal 
documento qui appresso pubblicato, il quale prova, al tempo stesso, come le dissolu- 
tezze e i delitti non gli avessero fatto perdere il fine senso artistico, e l'amore per 
gli oggetti d'arte e di antichità, proprii della famiglia del Monte. 

tf Die 9 Obris 1577. Inventarium rerum et honorum mobilium bo: me: Inno- 
centi] Cardinalis de monte repertorum in urbe in palatio sue solite habitationis de 
ordine 111."" et B."™^ Dui Cardinalis de Perusia ex commissione sanctissimi Domini 
nostri pape vive vocis oraculo sihi ut dixit facta ad effectum postea illa consignandi 
h eredi bus dicti bo: me: cardinalis de Monte 



GIULIO III. 1551 33 



In primis quattro panni da tavola verdi da quadro ^^^^^ 

Item uno studiolo de noce con dentro figurine de marmo con un piede simile 
intagliato 

Item un profumiere fatto a figurine con sua base de legno 

Item un candellieri de bronzo fatto a figurine da tenere in sala 

Item un quadro d'un Ritratto della madonna del oreto [Loreto] con il suo 
figliolo in braccio con cornice de noce a torno intagliate 

Item un quadro con il Ritratto della madonna con il figliolo in bracio san 
losephe et san Giovanni con cornice de noce indorate 

Item un quadro fatto a quadri con dentro lictere che mostra la testa del Re 
A rigo con cornice de noce intagliate et indorate 

Item un quadro d'un Ritratto d'un putto con cornice de noce 

Item un quadro d*un Ritratto duna madonna con cornice de noce 

Item un quadro d'un Ritratto de s> Maria Magdalena senza cornice 

Item un quadro de un Ritratto de una madonna con il suo figliolo in braccio 
con le comici tutte indorate 

Item un quadro de un Ritratto de una donna cbe depigne una madonna con 
il suo figliolo in bracio con cornice de noce. 

Item un quadro con un Ritratto dellmperatore Carlo quinto oon cornice 
de noce 

Item un quadro piccolo con il Ritratto de nostro signore con la corona de 
spine in testa et le mani legate 

Item un quadro con una pietà tutto ricamato doro con il misterio della pas- 
sione con cornice d'ebano 

Àctum in palatio solite habitationis dìcti bo: me: Cardinalis de monte sito in 
regione campi martij prope ripettam 

Die X 9bris i577. Gontinuatio supradicti Inventarìj 

Item dodici piatti d'argento con l'arme del detto cardinale mezzani 

Item un quadro de un eh risto in pietà de penne di pavoni con cornici 
dipinte 

Item un christo con la Croce de marmo in relevo 

Item un quadro tutto d'argento con una catena simile con dentro un christo 
sopra il sepulchro et altre figure de relevo d'argento simile 

Item doi quadretti d'argento col battesimo de christo et l'altro con la san- 
m ari tana tuttadoi con le cornici d'ebano 

Item pezzi ottanta de libri grandi a tutto foglio legati tutti con coperta 
di carta pecora bianca, 

Item settanta altri pezzi de libri a quarto foglio similmente legati con co- 
perta di carta pecora bianca, 

Item pezzi cento cinquanta doi legati in o e t a y o foglio tutti coperti di carta pe- 
cora bianca 

Item sette libri grandi a tutto foglio coperti de corame rosso e turchino parte 
con l'arma del cardinale parte non 

5 



84 GIULIO III. 1551 



VILLA item ondici pezzi de libri in quarto foglio coperti de corame negro et turchino, 

Item octo pezzi de libri parte a quarto et parte in octaTO foglio parte coperti 
de velluto giallo et parte negro et parte turchino et parte de raso rosso (etc. altri 
libri). 

Item un campanello d'argento tutto lavorato et indorato con larma de papa 
Giulio. 

Item doi catenine d'argento una grossa et una piccola 

Item doi penne dargento con il sigillo del cardinale 

Item uno ochiale dargento 

Item una corona de argento fatta a spine con la sua diadema 

Item un calamarino picelo dastucio d'argento... 

Item un campanello dargento tutto lavorato de getto de relevo con larma del 
Imperatore. 

Item un orìoletto Piccolino a mandola indorato 

Item un Cassettino debano con diverse pietre atomo mìschie et nel coperchio 
intarsiato dosso bianco con un gallinette d ottone 

Item quadri trentatre de diversi ritratti in tela senza cornice 

Item un quadro grande con un ritratto de un putto in tela 

Item un ritratto d'una donna grande con sua cornice de noce 

Item quadri sedici con cornici indorate 

Item un quadro de la madonna con sue cornice indorate con la cortina de vel- 
luto tutto rosso con sue francie... 

Item una madonna de marmo de relievo con cornici de noce 

Item dodici teste de Imperadori de marmo piccole... 

Item una palla d ottone tremolante nel suo Cassettino 

Item un retrattino de donna re tratto in legno senza cornice . . . 

Item trenta retratti de diversi papi stampati et coloriti in carta... 

Item quatro medaglie indorate con sua cornice de osso a tomo . . . 

Item un diaspro con la figura da una banda del salvatore et dalaltra una 
madonna indorata 

Item un carneo tutto ligato in oro 

Item un tabernacolo doro smaltato con una madonna de cameo de relevo con 
tre catenine con certe lettere che dicono ego hodie genui te . . . 

Item una mandoletta doro con una statuetta de relievo doro simile 

Item un diamante grande grosso quadro legato a sepultura basso di castoni in oro 

Item un altro diamante longo con un oriolo dentro un poco scantonato legato 
in oro 

Item un diamante in punta legato in aria in oro picoletto 

Item un alti'o diamante quadro legato a lantica in oro smaltato tutto di negro 

Item un altro diamantino piedino legato in oro de semplice fattura (etc. anelli 
e pietre preziose) 

Item un sigillo doro con larma del cardinale de monti 

Item un scatulino doro con dentro un retratto smaltato de negro et bianco 



0IULIO ni. 1551 35 



Una testa con il busto moderna de faustina ^^^^^ 

Item un retratto del cardinale de monti yechio de marmo 
Item un angelo de marmo picolo 
Item un sileno picolo integro 

Item una testa picela con un busto de nna faustina vechia 
Item una figurina piccia de un s e u 1 a p i o 
Item un busto con testa de faustina picolo 
Item una testa con un busto de un gota Imperatore 
Item una testa con busto de una dea pala de 

Item una testa de un giovene antico con il busto con zazzera et beretino 
in testa 

Item un satiro picolino con una capra 

Item un termine con busto testa et bracia picolo 

Item un cupido con una facella 

Item una testa de un adone con suo busto picela 

Item un bacco picolo intero 

Item una statua picolina vestita de spoglia intera 

Item un nano de pietra tutto intero 

Item un sileno tutto intero picolo 

Item una testa de un nerone 

Item una testa de una (sic) s enaca 

Item una statuetta integra de un moro piotato bianco 

Item una statuina de un ermo fr edito a giacere 

Item una statuina picela de una Cleopatra 

Item una testolina de un cupido cbe dorme 

Item un cagnolo de pietra integro 

Item una testa de una faustina con suo petto 

Item una testolina de donna picela con suo petto 

Item unaltra testolina con suo petto de un Caracallo 

Item dei statuette attacate insieme de un venere et marte 

Item una testa con suo petto de una giulia mamea 

Item un cupido che dorme con le spoglie dercule picolo 

Item un e u p p i d o che dorme in un tondo de mischio 

Item un mei se picolo integro moderno 

Item tre statuette picele insieme 

Item una testa con il manto in capo 

Item una figurina picela d. un a n t i n o o intera 

Item un erculetto picolo intero 

Item una testa con suo petto de madonna antica 

Item un Erculetto picolo intero 

Item una testa di giove con suo petto 

Item una testolina de una diana con il suo petto 

Item una testolina de un lU'"^ con suo petto piccola 






36 GIULIO ni. 1551 



VILLA item una testolina de un Socrate con suo petto 

Item un aquila intera de pietra 
Item una testolina de un Ercole con suo petto 
Item una testolina de un galba con il suo petto de mischio picela 
Item una venere et un cupido in un ovato corniciato de legno 
Item una testa de un ottone Imperatore con suo petto piccola 
Item una statuetta con una lira in mano con un cane de tre teste a piedi 
Item una testolina de un nerva con suo petto moderna 
Item doi cavalieri piceli de bronzo con doi figure a cavallo 
Item una statuetta de un marte integra de marmo 
Item un Ercoletto picelo de bronzo 
Item una statuetta picolina de una donna de bronzo 
Item una testolina picela de una donna de bronzo 
Item una statuetta de un Homo delicato con fiamme de foco in mano 
Item un calamaro de bronzo con una testa di donna et un anello. 
Item una statuetta de bronzo con un corno de divitia 
Item una statuetta picolina de una nana de bronzo 
Item una statuina de un orso de bronzo 
Item una statuina de un bacco de bronzo 
Item una statuina picolina de un giove 
Item una statua de una donna de bronzo picola 
Item una statuina picola de un marte de bronzo 

Item una lupa de bronzo drandotta (sic) con doi putti Romulo et Bemulo 
Item un cavalletto de bronzo piedino in uno cassetino de corame 
Item una statuetta picola de un satiri no de bronzo 
Item una statuetta picola de una fortuna de bronzo 
Item una testolina de un cavallo de bronzo 
Item un pezzo de un lione de bronzo 
Item una matrona de bronzo a uso di lucerna 
Item doi figurine overo statuine picole de bronzo 

Item un pezzo de un pastori no con un augello in spalla de bronzo Piccolino 
Item un serpe de ferro piedino 

Item una testiciola con un pezzo de una donna de bronzo 
Item una testiciola con tre altre figurine de bronzo 

Item una statuetta con un lione et altri animali detta la dea della natura 
de marmo 

Item una mano de marmo con un dito rotto 
Item un san giacomo picelo de osso, negro 
Item venti pupazzi de stagno et carta 
Item una madonna de monte serrato in carta 

Item un quadro de papa giulio in tela con cornici de noce indorate grande 
[Net. Giannantonio Curti prot. 2279 ce, 496-518]. 



GIULIO in. 1551 87 



IL PALAZZO E IL MVSEO VATICANO. 

1550-1553. Nel libro mastro tenuto negli anni 1551-1553 da. « P. giovanni 
aleotto mastro di ca.''* et Thes. sec.^^ di s. s.^* per la spesa della fabrica di Bel- 
vedere et altre occorrenze » si trovano queste notizie. 

I lavori del Belvedere avevano avuto princìpio sino dall'ottobre 1550 in suolo 
nel quale verdeggiavano vecchi cipressi, che furono abbattuti. I lavori tendevano allo 
ingrandimento del casino di Innocenzo Vili (descritto nel primo volume a p. 157 
a. 1510) dalla parte che guarda il giardino della Pigna, e al suo migliore congiun- 
gimento col corridoio. Il nuovo gruppo si disse « delle stanze nuove » . Yi presero 
parte i più valenti artisti della metà del cinquecento, sotto la direzione di Daniello 
da Volterra, che apparisce nei conti di Camera sotto veste di appaltatore delle 
opere di stucco e di. pitture, piuttosto che di dipintore egli stesso. 

(1550. 18 ottobre: acconto a) • Daniele pittore da Volterra per pagare tante 
giornate de pittori eh* hanno lavorato di stucco et pitture nelle stanze di Belv.*^ « . 
Altro in data 23 ottobre a conto delle grottesche eseguite nella sala grande e nella 
« stanza a canto al theatro in Belv.* » . Altro in data 24 novembre • per aver fatto 
depinger un fresco nella stanza della Tarsia in palazzo « ovvero • per tante giornate 
di stucco sopra la porta in faccia del cor.''* di Belv.''* « . Altro in data 4 settembre 
1551 « a maestro daniele da Volterra pittore a buon conto della pittura della stanza 
dove sta la Cleopatra et del stucco • . Daniele era aiutato da Lionardo da Volterra 
per le opere di modellatura, da Girolamo da Ferrara per quelle di architettura, da 
fra Michele e maestro Stefano Veltroni per quelle di pittura, da Giovanbattista Bat- 
tiloro per quelle di doratura, mentre don Giovanni (delle Vetriate) francese istoriava 
le finestre con putti e imprese. 

II predetto Daniele terminò il 15 febbraio 1551 la sua • arma di stucco in 
capo al corritore che va a belvedere • per la quale sperano pattuiti scudi 30, e il 
26 scosto si pagò altra sonmia « a un pittore per bavere aiutato mJ° Prospero pittor 
a depinger le due figure di bianco oscuro in capo al corr.*^ di Belvedere «. 

Le vetrate furono almeno quattordici, e vi andarono 300 libre di regoli di 
piombo, che furono aggiustati e saldati da un frate Michele. 

Le stanze furono mattonate con « mattoni depinti et invetriati * opera di maestro 
Philippe Vasellaro: e i loro serramenti forniti da Giovanpietro chiavare in Agone. 
Daniel da Volterra dipinse di sua mano la stanza della Cleopatra. I fregi delle altre 
stanze « a paesi e quadri » furon condotti da Hieronimo Laroni da Bologna: mentre 
la cappella è tutta di mano di Stefano e Prospero predetti. 

Per rompere la monotonia di questi lavori si celebravano di tempo in tempo 
commedie sotto la direzione di messer Prospero (altro garzone dipintore), e con co- 
stumi forniti da Virgilio de Grassi. Illustre per successo fu quella recitata il 24 gen- 
naio 1551 da i paggi del card, del Monte, per la quale Thadeo sarto aveva prepa- 



38 eiuLio III. 1551 



IL PALAZZO ^to costumi di tela, e Valerio orefice ben yentiquattro collane. Agli artisti e 
^ loro garzoni si davan mance generose per il carnevale. I conti di Camera ricor- 

IL MU8I0 *^ or 

VATICANO dano pure certi tavolati eretti « da maestro Bartholomeo falegname al Gorritore dis- 
cetto di Belvedere per farci il giuoco della palla della corda per uso del revmo 
Monti « e vasi grandi da fiori messi sulla terrazza del corridore stesso, e caprii e 
damoli, e conigli coi quali fu popolato il giardino e la conigliera. Il giardiniere si chia- 
mava Messer Francesco Yeniens («6 novembre 1552: a M.** Franc.^ Yeniens scudi tre 
bologn. 20 per tanti passoni comprati per uso delli melangoli che stanno sul prato 
di Belvedere per coprirli dal freddo ») e l'ortolano Scipione Perotti («19 ottobre scudi 
sette à Scipion hortolano per .7. some di mortella comprata per l'horto Paulino per 
far il boschetto »). Curtio Macherone abbellì il giardino con due fontane, una detta 
« grande » Taltra « della Cleopatra » . Il grondale del giardino stesso fu fatto da 
maestro Scipione. 

Per quanto spetta ai marmi di scavo e alle collezioni antiquarie, frate Gu- 
glielmo (della Porta) dal Piombo aveva l'appalto o il privilegio dei lavori di scal- 
pello, con largo aiuto di garzoni scultori, pagati a ragione di scudi dieci mensili. 

Riferisco alcune partite dal libro dell*Aleotto. 

(1551, 25 gennaio). « a m/^ Giacomo fonditore dalla barca per prezzo di una 
testa di bròzo di Yitellio imp.^* messa nel studio di N. S scudi diecinnove b. 80 « . 
A Bartolomeo falegname per • un cancello per mettere inftzi alla Cleopatra » scudi 
quattro b. 40. A Battista pittore per aver dipinta a metallo in giornate sette « una 
Zingana che sta in Belv.^' di gesso «. (18 febbraio) «Scudi 45 a m.^ Lionardo (Sor- 
mano) scultore per prezzo di 3. petti di maimo ch'egli ha fatto alle tre teste del 
studio di N. S. « . (3 maggio) Il predetto Bartolomeo termina i tavolati al giardino 
delle statue. Addì 25 di ottobre « scudi uno baj. 57 a maestro Giuliano bombardiere 
per prezzo di 2. pezzi di legname per la stanza della Porchetta in Belvedere 
et per vi filagne per un cancello dell'horto Paulino. . . (stessa data scudi trentotto 
b. 50) a maestro Leonardo scultor per prezzo di una testa di marmo moderna che 
dicono. .. Magri no ritratta da una antica del Rmo Car/^ de Carpi, la quale al pre- 
sonte si è messa nelle stanze di N. S. (novembre 1551 scudi nove) alli mulattieri 
che condussono da Bologna una historia dell' A nnontiata di terra et scudo uno alli 
fachini che portorono la testa del colosso in Belvedere: (1552, 13 gennaio) a m^ Lio- 
nardo scultór per prezzo anzi fattura di un busto di marmo messo nella testa 
di Ottavio di metallo posto nella stanza nuova sopra il corridore &Is. la Galeria: 
(febraio: al med. scudi cinque) a buon conto della statua di marmo che ristaura 
in belv.*^ a valerlo Gioii scultore scudi tre di oro a buon conto di una statua che 
racócia: (8 marzo) a m^^ Lionardo scultore scudi diecisette per haver raccócio U.* 
figura de marmo fatto le testa et braccia, et uno istruméto: (12 aprile) a Fran.*" Fa- 
chino scudi cinque d'oro per Belv.**® in portature di tenert.'^^ et di un pilo di marmo 
sul corr." di Pai.® : (22 maggio) a m/^ Lionardo scultore per resto di scudi trenta- 
nove che tanto monta ù suo conto di haver acconciato un Pilo tondo historiato et 
una figura di marmo: (aprile-settembre scudi ventidue) a Gio. Batt.* (da) Lecco 
scultór a buon conto della racconcia''* della statua che donò il Bmo Maffeo: (26 giù- 



GIULIO III. 1551 3d 



gno) « ad un fachino che ha portata una tavola di mischio in Pai.'' levata dalla 
ciambella boi. sessanta». (14 agosto) a Nic."" scultore scudi quindici daccordo 
fatto con fra Gugl.*^ di bauer acconcio due putti di marmo « . 

I conti deirAleotto furono sindacati dal banchiere Sauli e da Antonio Altoviti 
arciv. di Firenze. Il laudo porta la data del 27 luglio 1556 (0* 

Nello stesso anno 1556, costruendosi l'appartamento del cavaliere Garafa, nipote 
di Paolo lY, dalla parte della Guardia Svizzera, furono scavate e trasportate agli 
scarichi « canne xv di terrazzo de sotto le camere picele doue habita bora m/ Jac.^ « 
e furono trovati nel taglio muri di antica struttura. Più tardi si condussero agli 
scarichi altre 913 carrettate di terra. 



FORVM BOARIVM. 

1551. FORNIX AVGVSTI AD PONTEM AEMILIVM. L'anno 1551 furono sco- 
perti due piedistalli di travertino alti m. 1,34, larghi m. 0,89, l'uno a destra l'altro 
a sinistra del tempio detto della Fortuna Virile. Vi erano incise le iscrizioni ge- 
melle CIL. VI, 897, 898 dettate in onore di Caio e Lucio Cesari, nipoti di Augusto, 
dei quali forse sostennero le statue. Riferisco tale coppia di monumenti non al tempio, 
col quale nulla hanno che vedere, ma a quel misterioso fornice eretto da Augusto 
presso l'imbocco del ponte Emilio {CIL, VI, 878), del quale ha parlato, ma non con 
l'usata felicità, il comm. de Bossi nel Bull. Inst. 1853, p. 115. La più verosimile 
tra le congetture che si offrono alla mente, è quella che il refecit ex s. e. della iscrizione 
di Augusto si riferisca non al fornice, rozza e modesta struttura di travertino, ma 
al ponte stesso il quale, a causa del difetto di costruzione in una curva del fiume, 
e in angolo col filone della corrente, è andato soggetto a danni periodici sino dalla 
prima sua origine. 

Quanto alla relazione fra i titoli onorarli scoperti all' imbocco del ponte l'anno 
1551 e l'arco di Augusto, vedi il caso parallelo dei titoli di Germanico e Druse 
scoperti l'anno 1665 all'arco della Salara « prope arcus vestigia » (CIL. VI, 909, 
910). 

In queste vicinanze del ponte Emilio e di s. Maria Egiziaca furono condotti 
altri scavi nel triennio 1553-55, secondo che è descritto nei documenti che seguono. 

1553, 14 giugno. Tommaso Lombardozzi da licenza a Nicola Terzaghi e com- 
pagni di cavare antichità in una sua area nel rione di Bipa. 

« Indict* XI die 14 mensis iunij 1553 pont. Julii pp. iij Anno eius 4^ 



(') Le due seguenti partite possono ser?ire alla storia artistica delle fabbriche vaticane. (Qen- 
naiu-Febbraio 1552) « a Bastiano soprastante alla fabrica di s. Pietro scudi venti d'oro a buon 
conto del modello che fa m.' Micbelang.^ Buonarotti del Pai.* ordinatoli da S. S.*^: (81 ottobre) a 
maestro Hieronimo Lapidario per haver raoconcio il mattonato della capella di Sisto n. 



40 GIULIO III. 1551 



FOKUM In preseiitia mei Dotarij Personaliter constitutus Thomas lambardotiusqui 

sponte omni modo meliori dedit ad cavandum M^ Nicholao q. Stephani deter- 
zago mutinensi absenti et alijs presentibus m.^ Guglielmino q. Marianj de pìlottis 
briscìano et Stephano Jacomini veronen. Idest quoddam discopertum intns domum 
dictj d. Tomae sitam in regione ripae cui a duobus lateribns sunt vie pu- 
bi ice vel si qui Gum bis pactis yidelicet Che decto Thomasso da ad cavare lo 
detto discoperto alli decfci compagni alla mita, Et che tacta la preta minuta et la 
scaglia sia libera de essi cavatorj et de tucte le altre cose ciò e pietre grosse me- 
tallo, oro, argento et piombo che sia la mita al doto Thomasso et laltra mita sia 
dedictj cavatorj Item che oltra la mita che tocca ad esso Thomasso se babia da 
cavare nanzi che se sparta, doi caiTettate de tevertine, et poi si divida, Item pro- 
mecteno decti cavatori restituire mezo sento ad esso Thomasso delle fatighe et opere 
sue già facto in dieta Cava Item che li fondamenti li quali se veranno ad scoprire 
et che sarà necessario refondarlj se debiano refondare ad comune spese Item che 
finita la cava dectj cavatori siano obligatj ad rempijr decta cava alle spese di dectj 
cavatorj. Qne èia partes ipse promiserunt habere rata et inviolabiliter observare et 
observari fecere. Actum Rome in regione Trivii et in domo mei notarli presentibus 
d. Io: Bapta de TJgeriis portatore grani, et d. Andrea de Lupattis ro: ci: testi- 
bus ' [not. Giambattista Amadei prot. 29 e. 193 bis}. 

Due anni più tardi, cioè il giorno 9 luglio 1565, Y istesso Lombardozzo concede a 
Francesco da Chivasso altra licenza di scavare nella stessa area, determinandone 
meglio il sito, appresso il ponte di Santa Maria. Questo secondo atto prova il fe- 
lice successo ottenuto dal Lombardozzi con le sue prime investigazioni, 

« Indict. xiij die 9 iulij 1555. pont. Pauli iiij anno eius primo. 

In presentia mei not.^ Personaliter constitutus Thomas de mortara vinearo- 
lus alias lombardozzo non vi sed sponte dedit ad cavandum et cavari faciendum 
magistro francisco de ciavasso habitatori ad sanctum Paulum de arenula presenti 
idest quoddam scope rtum cum omnibus muris circum circa situm in domo ipsius 
Thomae sita in regione ripae et apud pontem sanctae Mariae cum pactis 
et conventionibus infrascriptis videlicet quod omnia bona videi, lapides magni et 
parvj plumbum aurum argentum ac staneum aut figurae qu^ reperientur in diete 
scoperto dividantur prò medietate Inter ipsas partes, reservato sibi Thomae quod pos- 
si t accipere quatuor carrettatas Treuer tino rum anticipate, residuum vero divi- 
datur prò medietate ut supra, cum pactis quod ubi est necesse refundare muros du- 
modo ubi caventur Triuertini, teneantur ipse partes communiter refundare, cum 
pactis quod teneatur ipse m.** franciscus dictam Cavam facere suis sumptibus et 
expensis et non alias et reimplere etiam predictam Cavam similiter suis sumptibus 
et expensis quam cavam incipere debeat crastina die et ipsam continuare ita et ta- 
liter quod cava predicta sit finita per totum diem decimum quintum mensis 

septembris. 

Actum Rome in regione Triuij et in studio inferiori domus mej not^ presenti- 
bus Mattheo q. Petri colae de monte asula et io: caruli Hieronimi de Castellanis 
de castro cellarum marsicanae dioecesis Testibus » [Not. predetto, prot. 30, e. 225]. 



QIDLIO ni. 1551 41 



Negli atti del notare Straballato prot. 1719 e. 7 si accenna vagamente ad una forum 
« cava sive fovea sabtas Gapitolium in Foro Boario »; ma questa denominazione 
comune presso dei tabellioni del cinquecento, si riferisce al Campo Vaccino non 
air ^ area quae posito de bove nomen habet « . 

ARA MAXIMA. Cfr. de Rossi YAra Massima p. 12: « e qui non ommetterò 
d* indicare che anche nel secolo XVI nuovi monumenti dedicati ad Ercole Vincitore 
ed Invitto (vedi tomo I, p. 122 di questa Storia) quivi furono rinvenuti, poiché narra 
Ligorio che nel gittare le fondamenta di un granaio allato alle carceri del Circo 
massimo, appunto dove era stata tanto prima scavata la statua di bronzo, apparvero 
parecchie iscrizioni votive a quel nume; tra le quali alcune sono pretta impostura, 
due tre sincerissime » . Il passo di Ligorio, ricordato dal de Bossi, si trova in Cod. 
Vai. oUob. 3374, p. 189 e suona così: « il tempio d* Ercole vincitore fu proprio 
nella piazza detta del Foro Boario nell'andare al circo Massimo dal lato delle car- 
ceri circensi, come dice Dionisio: ma se^za di questo havemo veduto trovare delle me- 
morie nelVedificarvi modernamente il granaro di messer Ottavio Gracchi: e quivi, 
dicono, fu trovata la statua. . . che bora è in Capitolio. . . et vi furono trovate delle 
dedicationi da diversi per voti fatti: la prima fu trasportata nella torre, eh* era nella 
via sacra circa dove fu già Varco Fabiano, la quale torre sendo stata spianata nella 
venuta in Roma di Carlo quinto imperatore, la dedicatione Thebbe M. Gentile Del- 
phino e M. Atilio suo fratello «. Questo racconto è vero nella sostanza, e delle nove 
dedicationi riportate dal Ligorio, due esistono tuttora nel museo capitolino ((7/Z. 
VI, nn. 326-328), una terza è stata trascritta da altri testimoni degni di fede (327). 
I granai di Ottavio Gracchi, nel sito del presente stabilimento frumentario Panta- 
nella (giardino e granari AnUosillo nella pianta del NoUi) sono noti per altri ri- 
cordi. Cfr. ristesso Ligorio Torin. XV e. 114': le memorie del tempio di Ercole 
furono trovate « nelVedificarvi modernamente il granaro di M. Octavio Gracchi »: e 
IX (ce. non numerate) : il tempio fu trovato presso « le mosse et carceri dove bora e 
il granaro de* Gracchi dove furono trovate le dedicationi « . Posso anche determinare 
Tanno preciso delle scoperte, che fu il 1543, per mezzo dei due seguenti brani De- 
cretar, pò: ro: Credenzone I, tomo XXXVI, pp. 441 e 449. 

23 giugno 1543 • Perchè havendo noi inteso che messer Ottavio Gracco faceva 
racchiudere un certo loco ad Scola Greca, quale si pensava esser del pubblico li femmo 
prohibire tale opera, donde lui n'ebbe ricorso in camera apostolica et finalmente poi 
molte discussioni il detto mess. Ottauio si sia contentato produrre avanti di noi tutte 
sue ragioni ». 

29 novembre 1543. « Super differentia vertente Inter publicum et d. Octavium 
Graccum in super quodam terreno et illius confinibus existenti prope Sanctam Ma- 
riam Scol^ Grece decreverunt ut infra: 

« Che detto messer Ottavio in prima sia obligato lassar una strada conveniente 
tra detto suo terreno et le mura di Scola greca, et che dopoi lassando tutto il por- 
tico di Scola greca libero et di fora possa tirare un muro per diritto sino alla 
strada di santo Gregorio et dal finimento di detto muro tirare un altro muro per 

6 



42 aiULio iiL 1551 



FORUM diritto a detta strada di santo Gregorio sino alla prima strada che va all'acqua de 

BOARI UM 

Gerchij et questa strada ancora sia la sua che requadri al muro di Scola greca et 
tutto il resto sino all'acqua sia del publico et che il muro della strada maestra di 
santo Gregorio si debbia fare al filo delli Maestri di Strada « . 

Celso Cittadini asserisce che V iscrizione dell*edituo P. Yettius Philologus, CIL. 
VI, 1215, incisa su di un cippo di travertino, sia stata « offessa a. 1590 in Foro 
Boario Inter aedem rotundam et aedem s. Mariae Scholae Graecae ». 

Infine, anche Aldo Manuzio il giovane conobbe per mezzo di scavi il sito del- 
TAra, poiché nel Cod. Val. 5253 e. 246' egli addita una pregevole iscrizione cavata 
fuori Tanno 1592 « dai fondamenti dell'ara massima nel foro boario >. Vedi CIL. 
VI' 9319, e Huelseu in Biss. Acc. Arch. serie II, tomo VI, a. 1896, p. 245. 11 
Sarti, nelle schede pubblicate dal Cugnoni in Archivio S. R. storia patria tomo IX, 
p. 600, ha già notato come il nome classico del sito abbia sopravvissuto, attraverso 
il periodo bizantino di Scola greca, nel titolo di una chiesetta che il Martinelli 
chiama di s. Valentino in Cosmedin, ma che nei documenti più antichi si dice 
de Bomu maximu, o de Bonomizimo. 

ARCVS ARGENTARIORVM. Nel febbraio del 1871, liberato il piedritto destro 
dell* arco degli Argentarii dalle soprastrutture de' tempi bassi, si vide che il basso- 
rilievo tra le due candeliere del piedritto stesso, era stato o distrutto o sottratto in 
epoca non molto remota. Il fatto deve essere avvenuto sotto il pontificato di Pio IV 
nel modo descritto dal Vacca, Mem. 103 : « Al tempo di Pio IV capitò in Soma un 
Goto con un libro antichissimo, nel quale si trattava d*un tesoro, con il segno d*un 
serpe, ed una figuretta di bassorilievo che da un lato teneva un cornucopia e dalValtro 
accennava col dito verso terra. Tanto cercò il Goto che trovò li suddetti segni in un 
fianco di un arco (quello degli Argentarii, ove si vede ancora la « figuretta») e andato 
dal papa gli domandò licenza di cavare il tesoro, il quale disse che apparteneva ai 
Romani: ed esso, andato dal Popolo, ottenne grazia di cavarlo, e cominciando nel 
fianco dell'arco, a forza di scarpello entrò dentro e fece come una porta, e quando si 
trovava a mezzo del fianco voleva poi calarsi giù a piombo . . . ancora vi sta la buca 
che vi fece lo scarpellino (detto Lucertola) » . 

È curioso notare il fatto che, mentre gli intagliatori del cinquecento hanno inciso 
infinite volte il prossimo Giano del foro Boario, questo tanto più elegante degli Ar- 
gentarii non è stato mai ritratto in rame prima del secolo decimosettimo. Abbondano 
per contrario i ricordi autografi inediti degli architetti, fra i quali Sangallo, Cod. Barb. 
f. 33 e Pugili. Sanesi, 8, IV, 5, ove il fornice è chiamato « larcho di Decio » — 
M. Heemskerck, Berlin, I, 45 (veduta presa dall'interno del vicolo oggi chiuso: attra- 
verso il vano si scorge lo spigolo del portico di s. Giorgio in Velabro, abbandonato, 
cadente e senza tetto) — Cherubino Alberti, I, 42', II, 19' che lo chiama « arche di 
lana cha e ttoro acuito S^^ gorgio > (arco della vacca e toro). 

A queste vicinanze si riferisce il seguente cenno di antiche cripte, che ho trovaix) 
nell'A. S. Cap. prot. 591, e. 423, sotto la data 29 settembre 1510: « messer Hiero- 
nymo de Serlupo canonico de sancto Giorgio alloca a lo nobile lohanne Baptista de 



GIULIO III. 1540 43 



Delfims del rione de Sant'Angelo una grotta cum le volte de sopra, cioè la forum 

BOARI UM 

parte de snpto posta in presso li muri a Sancto Giorgio per anni due per prezo de 
ducati tre de carlini monete vecchie f» . 

AEDES FORTVNAE (?). Cherubino Alberti a e. 42 del tomo II dei disegni ha 
lasciato ricordo di una sagoma elegante di cornice, accompagnato dalla seguente strana 
leggenda: « questo cornicene e! tèplum Sa.^ marie eziache sopra a 2 celione nazi 
laltare grado, nocie più ». 

TEMPLVM (Solis et) LVNAE. Il medesimo, I, 36, riproduce un capitello fanta- 
stico di colonna scanalata, con quattro putti agli angoli, e figura della Luna nel 
mezzo, trovato « alla Bocca di laverità » . 

STATIO ANNONAE? Parecchie epigrafi poste a memoria di lavori, eseguiti 
nel foro Boario o nella sua vicinanza immediata, sono tornate in luce dalla Scola 
greca nella seconda metà del secolo decimosesto. La prima, VI, 1659, copiata dal 
Pighio « Inter Tiberim et Aventinum in granario quodam »(*) e dal Manuzio « appresso 
Sehola greca » dice : SALVIS • DD • NN « HONORIO • ET THEODOSIO PP • FF • 
SEM"? . A"VGG o » CAECINA DECIVS « ACINATIVS • ALBINVS » VC PRAEF • 
VRBI (a. 414) « FACTO A SE ADIECIT » ORNATVI: e si comprende facil- 
mente perchè costui abbia tenuto ad adornare questo luogo piuttosto, che un 
altro; il foro Boario era vicinissimo alla sua casa (cfr. Lanciani, SUL aq. 171). 
La seconda epigrafe, VI, 1677, copiata dal Bembo a « Scola greca " porta la data 
del 425 e dice: DN VALENTINIANO FLORENTISSIMO CAESARI « ANICI VS 
ACILIVS gin brio FAVSTVS V.C-» ITERVM TRAEFECTVS VRBI REPARAwe^, 
s'intende dalla rovina del terremoto celeberrimo delVanno 422. 

AEDES ROTVNDA. La pianta di questo tempio cosidetto di Vesta, delineata 
da A. Desio nella scheda fiorentina 2023, è accompagnata da questa nota « tempio 
di Vesta al quale si saliva co sette gradi ricoperti tutti, ma facendo cavare si 
so ritrovati ». 



LE VIE LATINA E TVSCVLANA. 

Mi porge occasione a trattare di queste vie, sotto il pontificato dì Giulio III, 
una licenza accordata dalla Camera apostolica il 23 maggio 1553 « d. Joh. Bapte 
Cole Vannetti. layco anagnino perquìrendi thesauros et effodìendi in civitatibus Ana- 
gnine et Tusculane, ac terra Gabiniani Provincie Campanie, corum territoriis 
et subterraneis » a patto che gli oggetti ritrovati in suolo pubblico fossero divisi a 
metà tra la Camera e T inventore, quelli trovati in suolo privato lo fossero in tre 

(*) Probabilmente il granaro di Ottavio Gracchi. 



44 aiCLro in. 1553 



V. LATINA parti [A. S. V. Divers. tomo CLXXVII, e. 114]. Ed è appunto sotto questo pon- 

K TIISniILi 

tificato che furono condotti a termine la fabbrica e l'adattamento della prima villa 
moderna del territorio tuscnlano, esempio che doveva essere seguito, nella seconda 
metà del secolo, da pontefici, da cardinali, da prelati di corte e dalle famiglie del 
patriziato. 

Se il eh. p. Grossi-Gondi, al quale dobbiamo Taurea monografia su La villa dei 
Quintini e la villa di Mondragone, Soma 1901, e tante altre contiibuzioni minori 
per lo studio della topografia tusculaua, avesse prodotto altri volumi della serie pro- 
messa {Le ville iusculane nell'epoca classica e dopo il rinascimento), io avrei po- 
tuto compilare col loro aiuto uno dei capitoli più attraenti di questo lavoro. Ma 
nello stato presente delle cose ci conviene ripetere « ab uno disco omnes » . Quello 
che, mercè delle indagini del Gondi, sappiamo essere avvenuto per Mondragone in 
fatto di scavi, di scoperte di fabbricati, di sculture marmoree figurate, di iscrizioni 
isteriche ecc., deve essersi ripetuto per tutte le altre ville erette nel territorio cir- 
costante nella seconda metà del secolo, le quali tutte occupano siti antichi, e hanno 
le fondamenta adagiate sopra pareti antiche. 

Cronologicamente parlando, il primo grande lavoro intrapreso e compiuto in questi 
classici luoghi è la riedificazione di Frascati incominciata da Paolo ITI nel 1538, e 
compiuta nel 1546 sotto la direzione del factotum Iacopo Meleghino, e deirarchitetto 
Bartolomeo Baronino. Questa opera importante comprese la fabbrica della rocca o 
castello, residenza ordinaria del « governatore della città dì Tusculano » e straordi- 
naria dei pontefici nelle loro gite campestri; quella delle nuove mura castellane, 
l'apertura di due piazze, e il gettito delle « case che occupano le strade per diriz- 
zarle " . Se si richiama alla mente il fatto che V intera città giace sopra le rovine 
di una sola antica villa imperiale, come ho descritto minutamente nel Bull. eom. 
tomo XII, a. 1884, pp. 141, appare certo che gli architetti preposti al lavoro de- 
vono avere raccolto, per conto di casa Farnese, larga messe di antichità. Ulisse Al- 
dovrandi ricorda tra i marmi farnesiani « una spoglia o trofeo bellissimo con una 
Medusa . . . grifoni e teste di arpie e di leoni con un panno avvolto in spalla ... un 
trofeo spoglia armata alFantica di porfido ... un candeliere triangolare con vit- 
torie alate ed una donna trionfante a Iato, e arpie giù ai piedi ^ opere tutte ritro- 
vate a Frascati. E qui giovi ripetere a illustrazione delle cose dette il passo 
del Cod. Tusc. 14, I, 11, e. 146: « La villa dove oggi è fondata la città di Fra- 
scati non dubito che fosse la più ampia e spaziosa del territorio Tusculano, e se ne 
vedono sino ad ora le vestigio sotto la porta Romana, e si stendeva sino al giardino 
e palazzo dei sigg. Cherubini che poi comprò il colonnello Guaina, e questo signore, 
nel cavare che fece, vi trovò alcune statue di molta consideratione che trasferì in 
Boma nel suo palazzo. Sotto il Castello o Bocca vi è il duomo vecchio, ed in questo 
luogo vi era, prima che lo fabbricassero» un altio vivaro » . 

Il documento sulla riedificazione di Paolo III, da me pubblicato nel tomo XVI 
àelV Aìxhioio Soc. Rom, di Storia Patria, e. 517, nomina i seguenti luoghi del ter- 
ritorio: contrada de Torupone ... Prata Porcia presso le cose di S. Stefano 
Botondo e la strada de Tivoli ... la selva de Frascati confinante con Santo Mar- 



GIULIO ni. 1558 45 



E TU8GUL. 



cho ... contrada de Gocciano presso le cose di Santa Croce ... il fossato del v. latina 
Gasale lo Stincho ... la strada de grotta Gesara ... la Ganerina delli For- 
mali ... la strada de* Monti ... la valle Gupole e le Tigne de Gapocarne 
presso la ria della Maddalena ... la valle Mendetta ... lo fosso e la 
strada de Tivoli da Gapo le Fracte presso la fonte Pretaportia. 

La comunità di Frascati intraprese vasti scavi e perforazioni di monti nel 1562 
per condurre dalla tenuta della Molara in città la sorgente detta della Cana- 
le ce hi a, valendosi della somma di scudi mille presa a censo dal banco Orazio Ruc- 
cellai (not. Quintili! prot. 3920, e. 67). Altro prestito di scudi 500 fu contratto 
nel 1572 in occasione della fabbrica di un altro braccio dell* acquedotto, detto Forma 
e Formetta (not. Beydet, prot 6218, e. 767). 

NelVanno 1620 Matteo Greuter pubblicò uno splendido panorama della città e 
delle ville circostinti, lungo m. 1.46, ricco di particolari d'interesse artistico, iste- 
rico ed archeologico. Il panorama fu usurpato più tardi da Atanasio Eircher, il quale 
ne formò tre tavole per il suo Lalium, intitolandole « schematismus villarum tuscu- 
lanarum > e notando in esso i cambiamenti di proprietà avvenuti dal 1620 in poi. 
Di questi è necessario tenere stretto conto per riconoscere Torigine e il luogo di ri- 
trovamento di molte iscrizioni tusculane, e per restituire il nome a molti ruderi di 
ville, di piscine e di sepolcri. Paragonando questi due documenti grafici, del Oreuter 
e del Eircher, con quelli contenuti nella « Raccolta delle principali fontane dell* in- 
ditta città di Roma dessegnate et intagliate da Domenico Farasacclji, con la nova 
agiunta dis.® da Girolamo Felice Romano et intag.*' da Pietro Miotto Borg.® » edita 
da Giambattista de Rossi in Agone pel giubileo del 1650 : nelle « Fontane delle 
ville di Frascati disegnate da Gio. Battista Falda » edite da Giangiacomo de Rossi 
al tempo di Alessandro VII, ecc., si può ricostituire il seguente latercolo cronologico. 

VILLA RVFINA la cui fondazione è attribuita da taluni a Filippo Rufini vescovo 
di Samo, che morì nel pontificato di Paolo III l'anno 1548; dal Galletti e da altri ad 
Alessandro vescovo di Melfi, delle cui relazioni archeologiche col Comune di Roma 
ho parlato nel precedente volume a e. 79 e 102. La villa Rufina ha preceduto tutte 
le altre moderne del territorio tusculano: e tale priorità (1540-50) era celebrata da 
un epigramma, ora perduto, che incominciava col distico « Adspice : quot villae cir- 
cumstant mole superbae — Telegoni coUes, bis prior ipsa fui». Si può vedere 
il suo aspetto schematico, prima della ricostruzione Falconieri, nel rovescio di una 
meds^lia di Paolo III con Tepigrafe tvscvlo rest nel retto (vedi Arch, S. R. St. 
patr., tomo XVI, a. 1893, e. 517), e rvfina nel rovescio (ap. Venuti Numism. Rom. 
poni. n. XXIX, 83). La fabbrica coi suoi giardini, con le terrazze e conserve di 
acqua, fu piantata sugli avanzi di una villa romana, i quali si continuano a disco- 
prire anche di presente per cura del chiaro ing. Ferdinando Gerardi. Vedi Bull. Com. 
tomo XII, a. 1884, e. 141 e seg. Fu chiamata anche villa della Maddalena 
da una cappella dedicata a quella santa, che venne distrutta nel 1548 da mgr. Ales- 
sandro, presso la quale, negli ultimi lustri del secolo XV era stata rinvenuta T iscri- 
zione CIL, tomo XIV, n. 2609, recante il nome della casa de* Quintilii, antichi pos- 



46 aiULlO III. 1558 



V. LATINA sessorì di questa costa del monte. Intorno a questa cappella o romitorio, abolito, come 
E TU8CUL. j.gg.^ ^^^ jg^g^ ^^^. j^ jj^j^ 2 a e. 38 delle Ville del Gondi. È certo poi che 

i Ruiini debbano aver trovate opere d*arte insigni, trattandosi di scavo vergine, e ne 
fa fede Ulisse Aldovrandi, p. 181 delUediz. principe: « In casa di messer Alessandro 
Rufini sulla piazza di s. Luigi presso Agona, nella loggia ri è la sepoltura di una 
donna chiamata Rufìna ... Vi è pure una testa di donna col collo, con un certo or- 
namento in capo ritrovata a Frascati n. 

È probabile che il vescovo Alessandro abbia ecceduto nelle spese di adattamento 
del sito, di ospitalità verso il pontefice: trovo infatti che nel 1567 gli eredi di 
Antonio Massimi avevano dovuto porre il sequestro sulla proprietà, a tutela dei loro 
interessi (Not. Pechinolo, prot. 5534, e. 132): e trovo pure che nel 1563 la proprietà 
era passata, almeno temporaneamente, nelle mani di Francesco Cenci (Not. Quintilii, 
prot. 3923, e. 476), il quale deye avere imitato la prodigalità dei Ruffini, poiché 
nel 1571 la villa era già oberata di censi (Not. Reydet, prot 6217, e. 484). Due 
anni dopo, nel 1573, si ritrova concessa in affitto dal Cenci a Gioranbattista Doria 
chierico di Camera (Not Pellegrini, prot. 1450, e. 946). 

VILLA RVFFINELLA. La storia della villa Ruffinella è stata scritta in istile 
barbarico, ma con molta copia di dati, dal Canina nel volnme sul > Tusculo • pub- 
blicato nel 1841. Fu in orìgine parte e dipendenza della Ruffina, e possedimento 
della stessa famiglia, e ne fu distaccata Tanno 1578 a favore del cardinal di Ver- 
celli Guido Ferrerò, con atto rogato dal not. Carenzano, prot. 390, e. 359. L'acqui- 
rente è il noto figliuolo di Maddalena Borromeo, il nipote di san Carlo, nato nel 1537, 
morto in Roma nel 1585 dopo una breve malattia di sei ore, e sepolto in s. M. 
Maggiore. I topografi ne apprezzano la memoria, per essere egli stato possessore o 
buon custode delle terme di Costantino, nel sito dei presenti palazzi Consulta -Maza- 
rino - Rospigliosi. (Vedi du Perac, tav. 32 o Bull. com. tomo XXIIF, a. 1895, e. 103). 
Nelle biografie che ho sottomano non sono ricordati né il collegio fondato dal car* 
dinaie in Torino, né la cessione della villa Ruffinella a favore dell' Istituto, ma l' uno 
e l'altro fatto sono certificati dal documento che segue, e che ho trovato a e. 400 
del prot. 581 del notare Nioolao Compagni in A. S. 

• Die X Maij 1585. L'IU."^ et R."° s.^ Mons.*" Guido Ferrerò Cardinal di 
Vercelli il qual asserisce haver altrevolte titulo donationis Inter vìtos donato a nn 
collegio di scolari fondato per S. S. 111.'"^ in Torino la sua villa Ferreria di Frascati 
con ordine che dopo la vita di SS. 111."'^ la detta villa si debba rendere et il prezzo 
reinvestirsi in tanti monti non vacabili o censi, il qual prezzo resti et stia in per- 
petuo a uso et beneficio di detto collegio. Hora dett' 111."""^ Cardinal Vercelli rolendo 
fngire li disturbi et inquietudini della lite che SS. 111.™* et R.'»»* ha con l'Ili.™» 
SS.**^ Sforzi per conto dell'acqua di detta villa spontaneamente Dichiara che per 
la donatione da farsi per SS. 111.'"* et R.™» di detta villa all'Ili.'"^ et R.*"*^ S."* 
Francesco Cardinale Sforza non intende in modo alcuno pregiudicare ne rece- 
dere dalla detta donatione irrevocabile fatta inter vivos del detto prezzo di detta 
villa e suoi miglioramenti al detto suo Collegio di Torino ma solamente di pregiu- 



aiULio III. 1553 47 



dicare air uso che SS. IH.™* ha in detta villa durante la vita di SS/** IH."*. Rome ▼• latina 
in burgo et in palatio ipsius 111."^^ et R."*' Gardinalis Vercellensis • . 

Il senso di quest'atto non è ben chiaro: ma è noto per altre fonti che nel 1585, 
data del medesimo, la Ruffinella era già venuta legalmente in possesso del card. Fran- 
cesco Sforza, il quale, agli 11 di luglio del 1587, la vendè al proprio nipote Mario I 
conte di Santatiora, per il prezzo di 4 mila scudi. Somma invero modesta se si con- 
sideri che la « tenuta d.* la RufSnelIa » occupava larghissimo spazio di territorio, 
benché il venditore ne avesse già distaccata una parte non dispregevole a favore dei 
pp. Gappnccini che ancora vi risiedono. 

Nel predetto anno 1587 i Santafiora vendettero la villa al cardinale Gianvin- 
cenzo Gonzaga: nel 1620, circa, ne apparisce possessore il cardinale Giambattista Deti, 
e dopo di lui, successivamente il cardinale Ippolito Aldobrandini, il marchese Mar- 
cello Sacchetti seniore (1639), i pp. Gesuiti (1740), il Fìsco pontificio dopo la sop- 
pressione dell'Ordine (1773), la famiglia Pavesi (1790), il principe Luciano Bona- 
parte (1804), la duchessa del Ghablais (1820), la real casa di Sardegna e il principe 
Lancellotti. 

Il convento dei Gappuccini testò nominato occupa, come tutte le altre fabbriche 
del cinquecento, il sito di una villa antica. Vedi Cod. Tusc. cit. e. 147 seg. « Dentro 
il recinto dei pp. Gappuccini. . . si vede un'altra antica fabbrica, vicino alla quale 
era la strada silicata, che conduceva in Tusculo scoperta da me neiranno 1656, 
nelForto delle conserve antiche, dove si riduce l'acqua dell'orto per beneficio di detto 
convento. Dietro a queste conserve vi è un piano, e dirimpetto si rimira la fabbrica 
dove era il palazzo, e nel frontespizio di questo vi sono sette nicchie, e quella di 
mezzo più grande delle altre sei, quattro quadre e tre ovate: et io, come curioso 
delle antichità, nel detto anno 1656 prima del contagio, con un altro religioso cap- 
puccino cavammo vicino a dette nicchie ricoperte di terra, e scoprendo dette nicchie 
trovassimo attaccate al muro lo conchiglie marine col tartaro, come si usa ora di 

accomodare le fontane e nel piedistallo dette nicchie erano lavorate di finissimo 

e bellissimo mosaico che il cardinal Sacchetti volse vendere. Più sotto scavando 
vi ti'ovai un canale scoperto dove credo scorresse l'acqua, lavorato di pietre e calce 
dipinto di color rosso, che pareva che allora appunto li mastri l'avessero fatto. Non 
m'inoltrai più sotto per la scarsezza del tempo che nel detto convento dimorai. Dopo 
però gli altri religiosi hanno scoperti ampli fondamenti e sotterranei aquedotti di 
detta fabbrica ... Da chi fabbricata o di chi fosse, non ho possuto sino ad ora 
averne notizia. Ho inteso dire che nel risti'etto di detto Gonvento vi sia un tesoro, 
anzi due, uno di statue, e l'altro di argento e d'oro. ... In detto anno 1656. . . il 
sig. Gardinale Antonio Barberini, vescovo di Frascati, essendo allora ritornato di 
Francia, dove ebbe notizia di questi tesori, mandò uomini a cavare nel piano del con- 
vento, per ordine della Gamera, ma non trovarono cosa alcuna * . Nei registri della 
Tesar, segr, per gli anni 1578-79, a e. 7 si trova la seguente partita: « 26 giugno 
1578 aMutiano Girolamo a bon conto della pittura che ha da fare per la 
chiesa delli Gappuccini di Frascati ». 



48 GIULIO in. 1553 



V. LATINA VILLA ANGELINA, TVSCVLANA, VECCHIA, BVRGHESIA. Mgr. Giovanni 

Ricci da Montepulciano, creato cardinale da Giulio III nel 1551, e gran fabbrica- 
tore di' palazzi e ville, aveva incominciato ad acquistare terreni e vigne « sitas in 
agro tnsculano iuxta BufiSnam ... prò villa seu rure faciendo « fin dagli ultimi anni 
di Paolo III. 

I Ricci di Montepulciano ebbero pure relazioni di vicinato e di interessi coi 
Ruffini. Ho trovato a e. 655 del protocollo 6187 del notaro Reydet un atto col 
quale Alessandro RufiBno vescovo di Melfi concede e dona a Giulio e Giovanni Ricci 
la derivazione di un*acqua sorgente vicino alla propria villa sita in territorio di Tu- 
sculo, presso la tenuta della Molara ed i beni della Comunità di Frascati, per portarla 
in certi fondi dai dd. Ricci comperati, allo scopo di costruirvi una villa. Il donatore 
dichiara nondimeno che se, per qualsiasi causa, le acque di villa Rufina venissero a 
mancare o a soffrire grave diminuzione, egli si riserva il diritto di derivare metà 
di quelle concesse ai Ricci. L*atto porta la data del 1561, nel quale Mgr. Giovanni 
aveva già radunato materiali per la costruzione del casino, aperti viali, costruite fon- 
tane: ma . . . costretto ad allontanarsi di nuovo da Roma. . . vendette agli 8 di giugno 
del 1562 le terra comperata al card. Ranuccio Farnese pel prezzo di scudi 3454 » 
(G. Gondi, 1. e. p. 4). 

II card. Ranuccio aveva già acquistato dieci rabbia di terreno in contrada Mo- 
lara, e parte delle Grotte alte di santa Croce in Gerusalemme. A questo grappo 
di fondi, pili tardi ampliato con nuove compere, fu dato il nome di villa Ange- 
lina dal titolo cardinalizio del possessore. 

Nel 1561 Prospero e altri Annibaldi della Molara donarono al cardinale 
un capo d*acqua sorgente nella loro tenuta, chiamato formelle da lode, allo 
scopo di provvederne la nuova villa [not. Reydet prot. 6187 e. 7]. E sarà forse in 
conseguenza di tale donazione che Ranuccio Farnese volle togliere in affitto dagli 
Annibaldi tutta la loro immensa proprietà [id. prot. 6192 e. 21], la quale compren- 
deva, oltre tutta la valle dell'Algido attraversata dalla via Latina col « castrum dirutum 
de Molarla*, anche la tenuta di Monteporco, che gli Annibaldi possedevano a 
metà coi Gambara [id. prot. 6153 e. 889], e quella della Colonna [id. prot. 6155 
e. 358]. 

Morto Ranuccio, gli eredi Farnese, Geronima madre, Alessandro e Ottavio fra- 
telli venderono la villa al cad. Marco Sitico d*Altemps ai 14 di aprile del 1567, 
il quale ne cambiò il nome da Angelina in Tusculana: « finché sorta nei suoi 
stessi confini la villa di Mondragone, prese sotto Paolo Y, ed ha tuttora, il nome 
di Villa Vecchia. Il casino architettato dal Vignola è piantato sugli avanzi di 
una fabbrica romana, la più vasta del territorio, conosciuta oggi sotto il nome di 
Bar co. Un antico ambulacro fu mutato in istalla capace di contenere cento cavalli, 
e altre stanze furono adattate per uso di alloggio di fittavoli. Presso il casino di 
Villa Vecchia, sul lato destro del viale che ad esso discende da villa Taverna, si 
trovano gli avanzi ben conservati dell'antica piscina » (vedi Bull. eom. tomo XII, 
a. 1884, p. 185). 



GIULIO III. 1553 49 



VILLA MONDR AGONE cosi denominata per cortigianeria verso il drago di v. latina 

E T uscii Li 

casa Boncompagni, non di quello di Paolo Y o del nipote card. Scipione. L*orìgine 
di questa « regina villarum » si fa risalire alla seconda visita fatta da Gregorio XIII 
al card. Altemps nei giorni 21-28 ottobre del 1572, e al desiderio da lui manife- 
stato di veder sorgere un casino di delizia sui ruderi di quello già appartenuto ai 
fratelli Quintili!, Condiano e Massimo, che domina tutto Forizzonte romano da un 
ciglione di monte alto 416 m. sul mare. Dalla storia del sito, ricostruita dal 
p. G. Gondi, con l'aiuto di documenti inediti tratti dagli archivii Altempsiani e bor- 
ghesiani, ricavo queste brevi notizie archeologiche. 

I conti e le stime deirarchitetto Martino Longhi, e dei capi maestri Fontana, 
e da Coltre, parlano costantemente di muri antichi o distrutti o conglobati nella 
nuova fabbrica: di un castello o conserva d*acqua coperta a volta: di grotte o cripto- 
portici. K Della sua magnificenza ci sono testimoni, sebbene tardi, 1 muratori (che 
lavorarono al nuovo palazzo). . . Essi ci attestano che vi furono ritrovate colonne statue 
ed alabastri. E le statue dovettero essere di si gran pregio, che trovo in questi tempi 
uno scultore in permanenza alla fabbrica di Mondragone per restaurarle, forse, nelle 
parti rotte o perdute. E queste medesime statue così racconciate furono messe ad 
ornamento del nuovo palazzo (nelle nicchie del portico inferiore verso mezzogiorno, 
e in quelle che erano nella scala a lumaca), ed una, forse quella di maggior pregio, 
venne poi nel maggio 1594 trasportata in Boma, come nel febbraio 1589 v'era stata 
portata una colonna. Un'altra invece veniva da Soma trasportata a Mondragone « 1. e. 
pp. 35-36. 

Secondo Y affermazione del Mattei — Mem. istor. Tusc. p. 77, il piedistallo di 
statua eretta in onore di Caracalla ai 15 di agosto del 216 {CIL. tomo XIY, n. 2596) 
da Emilio Macro Faustiniano sarebbe stato « trovato nelVoccasione che si fabbricava 
la villa di Mondragone « : ma è più probabile che sia stato rinvenuto negli scavi di Cor- 
colle, descritti nel tomo precedente p. 109. Gli epigrafisti- topografi, infatti, sono 
oramai d'accordo nel negare ogni valore locale ad alcuna iscrizione delle ville di 
Frascati, che non porti un certificato di origine. Il Gondi ha trovato nelVarchivio 
Borghese pagamenti per iscrizioni antiche portate a Mondragone. 

Altri scavi furono eseguiti nel 1573 per la perduzione dell'acqua dalla sorgente 
delle Formelle, nome che attesta resistenza in quel luogo di un antico acque- 
dotto. 

Nel territorio annesso alla villa, e formato con parte di quello già appartenente 
alla villa Angelina, con le vigne di Sante Gregorio Palletta, e di Giambattista Ro- 
mano acquistata ai 22 gennaio 1573, con quella di Miarto Taddei acquistata ai 9 di- 
cembre dello stesso anno, con il territorio di Montecompatri acquistato da Marcan- 
tonio Colonna nel 1573 per 37 m. scudi, e con quello di Monteporzio acquistato 
nel 1582 da Cesare Annibaldi della Molara per 9550 scudi — vero principato con 12 
poderi e 12 miglia di campagna da seminare — si contano almeno ventuno centri 
di interesse archeologico. Manca, però, ogni ricordo di scavi e di scoperte fattivi 
dalla casa Altemps. 



50 GIULIO ai. ì'>ry.i 



V. LATINA La villa di Mondragone e la ÀDgelioa-Tusculana furono donate dal card. Marco 

K TU seti L 

Tanno 1575 al figliuolo Roberto, natogli nel 1565 da donna, il cui nome è rimasto 
ignoto, e creato duca di Gallese da Sisto V nel 1585. Roberto morì ventenne nel 
1586 lasciando un unico figliuolo, Gian Angelo, al quale furono dati come tutori 
due proprietarii di ville vicine, cioè Pietro Aldobrandini dì Belvedere e Ferdinando 
Taverna di Mondragoncino. Nel 1609 il duca trattò col card, di Montai to per cedergli 
l'uso della villa sua vita durante: ma andate a vuoto le trattative, il giorno 29 no- 
vembre 1613 egli vendette al card. Scipione Borghese « villam Tusculanam cnm villa 
palatio, seu palatiis Mentis Draconis. .. (cum omnibus statuis tam affixis 
quam non aSixis) ... castrum Mentis Compatrum tenutam et castrum diritum 
Molariae . . . cum tenuta s. crucis nuncupata di Grott*alte et Trippone (') 
item castrum et tenutam Mentis Portii» pel prezzo di scudi 300,000 dei quali 
280,000 in moneta, e 20,000 rappresentanti il valore della villa Acquaviva, scam- 
biata con Mondragone. 

Intorno alle opere d'arte antiche e moderne raccolte dagli Altemps e dai Bor- 
ghese vedi Gondi, 1. e. pp. 108 e 300-301. Le Guide del secolo XVIII ricordano 
ancora esistenti nel palazzo e sue dipendenze quadri del Cai*affa, di Raffaello d'Ur- 
bino, del Zuccari, del Domenichino, del Guido Reni, di Michelangelo e del cav. 
d'Arpino, la « mensa di Polìfemo » del Lanfranco, e la « Sacra Cena « di Alberto 
Durer. Nella sala maggiore indicano i busti dei primi dodici Cesari, e nell'atrio 
le quattro statue colossali di Antinoo, di Faustina rinvenuta nella villa di Adriano 
a Tivoli, di Giulio Cesare e di Flavia (?). Vi era anche una piccola raccolta d'iscri- 
zioni. 

CARAVILLA. Aunibal Caro ospite e commensale continuo del card. Ranuccio, per 
accondiscendere ai desiderii di lui e per fuggire quanto più di frequente gli tornasse 
possibile le «» infinite molestie » della corte di Roma « comperossi nel 1563 una villetta, 
cui dipoi, dal suo nome insieme, e dall'afTetto che le portava chiamò Cara villa «. 
E in questo ameno recesso, egli potè condurre sino al decimo libro la traduzione 
dell'Eneide. « Ma ne il Farnese della sua Angelina, ne il Caro della sua Caravilla 
godettero a lungo, che 1* uno si spense ai 28 ottobre del 1565 in Parma, l'altro ai 
21 novembre del 1566 in Roma » (G. Gondi, 1. e, p. 6). 

Da un rogito del notaro Campana [prot. 420 e. 158] che porta la data del 
1571 ed è intitolato, « venditio ville Piscine in territorio Tuscolano prò mag.^* 
d.*^^ Beatrice arias de Cinciis, uxore iur. utr. doctoris Evangeliste 
Rocchio a fratribus de Caris de Civitate Nevai» apparisce che i fratelli 
di Annibale avevano ereditato da lui altri beni nella contrada di Frascati, dove re- 
stavano in piedi avanzi di antichi ricettacoli d'acqua. 

Il traduttore dell'Eneide ebbe altri possedimenti sulla via da Roma a Frascati 
« Fuori della porta di s. Giovanni « dice il Vacca, Afem. 48 « nella vigna del sig.'' 
Annibal Caro, essendovi un grosso massiccio dagli antichi fabbricato, e dando noja 

(*) Torrnpone del docnrncnto di P«iolo III, sopra riferito. 



GIULIO III. 1553 51 



alla Tigna, il detto sig. ÀDoibale si risolse spianarlo. Vi trovò dentro murati molti v. latina 
ritratti a imperatori, oltre tutti i dodici, ed un pilo di marmo, nel quale erano scol- 
pite tutte le forze di Ercole, e molti altri frammenti di statue di maniera greca. 
Delle suddette teste non mi ricordo cbe ne fosse fatto: ma del pilo ne fu segata la 
faccia d'avanti e mandata a Nu voi ara da monsignor Visconti «. Alcuni hanno 
creduto il prelato in questione essere stato l' Ercole Visconti, proprietario della villa 
Belpoggio-Pallavicini, e Nuvolara corruzione di Muralara, nome, forse, attribuito 
dal volgo alla villa stessa. Ma i Visconti possedettero la villa tnsculana un buon 
secolo dopo i fatti narrati dal Vacca, e Nuvolara è luogo ben noto sulla sponda si- 
nistra del fiume Po. Vedi Fea, Misceli, tomo I, p. Ixxv, n. (a). 

Devo anche ricordare un incidente già descritto a pp. 85-86 del tomo prece- 
dente, relativo alle statue di marmo « valde pulcherrìmae ^ offerte in vendita da un 
Ottavio Caro al S. P. Q. R. nel mese di febbraio del 1576. Dato che sia corsa rela- 
zione di parentela tra Ottavio e il fondatore di Caravilla, Annibale, ciò che ritengo 
sommamente probabile, si potrebbe supporre le statue esser state trovate sulla pen- 
dice di Tusculo, tra gli avanzi della villa sui quali il poeta aveva piantata la sua 
casetta. Egli stesso parla di scavi e scoperte nella lettera del 14 settembre 1565, 
ricordata opportunamente dal Oondi a e. 805 : « la chietineria mia è di fuggir Roma 
quando posso, e starmi in una villetta che mi sto facendo nel Tusculano, nel loco 
proprio di Lucullo, che così mi hanno chiarito li vestigi degli grandi 
monumenti, e di alcune lettere che vi ho trovato». Il Caro allude alla 
scoperta dei tubi di piombo, recanti il cognome del fondatore della villa, che fu di 
casa Licinia, intorno ai quali vedi Lanciani, / comm. di Frontino, p. 288, n. 580. 

Per mezzo di tali documenti topografici, della cui sincerità non potrà più oltre 
dubitarsi, dopo la dichiarazione dello scopritore, rimane accertato che T immenso 
gruppo dei ruderi sui quali è piantata la presente villa Torlonia ( « in extremo Lu- 

dovisiorum hortorum proxime. . . Frascati est series fornicum ortorum olim Avia- 

rium LucuUi » Montfaucon) formasse parte del Tusculano eretto tra gli anni 66-56 
a. Cr. dal vincitore di Mitridate, Licinio Lucullo. Ciò ammesso si dovrà ricercare 
nuovamente il nome del costnittore e proprietario delFaltra villa colossale, sulla quale 
è fabbricata la città di Frascati, villa che si crede indemaniata da Domiziano : [vedi 
Bull, com. tomo XII, a. 1884, p. 185], essendo evidente che i .dii6 gruppi, frascatano 
e Ludovisìano, non potessero appartenere ad un solo proprietario, essendo divisi dalla 
antica via Tusculana, la piti importante del territorio, fiancheggiata da case e se- 
polcri, le vestigia della quale si possono tuttora seguire dalla villa Sera sino air al- 
ti piano dei Cappuccini. 

La Casina di Annibal Caro, col modesto terreno che le apparteneva, vennero col 
tempo a formar parte della grande villa del cardinal Tolomeo (Bartolomeo?) Galli 
Gallio, detto il cardinale comense, il quale, dopo avere passati i primi anni della 
brillante carriera in varie sedi vescovili dell' Italia meridionale, s'era ridotto in Roma 
al tempo di Pio IV, dal quale ottenne la porpora nel concistoro del 12 marzo 1565. 
Sotto Gregorio XIII, nel 1583, fu trasferito alla sede di Albano: nel 1589 a quella 
di Sabina, e nel 1603 a quella di Ostia e Velletri. Mori in Roma nel 1607 di 



52 OIDLIO III. 1553 



Y. LATINA anni ottantadue, dopo quarantadue di cardinalato. Le immense rendite ecclesiastiche 
a lui concesse lo posero in grado non solo di arricchire la propria famiglia col du- 
cato di Treplebi nel milanese, ma di legare il suo nome a monumenti e fondazioni 
di cui non è ancora perita la memoria. A queste si dovrà ora aggiungerne una, ap- 
pena registrata dai suoi biografi : la fondazione cioè di una villa Tusculana in terri- 
torio caaonato a favore del commendatario di Grotta ferrata. Il documento, del quale 
produco il testo, spiega il processo di formazione della villa mediante l'acquisto delle 
vigne di Francesco Cenci, già Caro, in vocabolo Spagna, dell'illustre capitan Battista 
Cremona da Varese, in vocabolo «Costa di Zompo», di Evangelista Orecchia, e di 
cinque altri vignaioli frascatani. 

Pai'te del latifondo così costituito ebbe la denominazione di Fontana vecchia, 
come risulta da un'atto del notare Campana [prot 437, e. 1] col quale Tranquillo 
Marianeschi vende al cardinale un terreno olivato in detta contrada. 
« Die liiij mensis Januarij 1579. 

Cum fuerit et sit quod Ill.™«» et B."'^" D.D. Bartholomeus Gallius, «tuli S.** 
Agatlie S. B. Ecclesie presbiter Cardinalis Comensis vulgariter nuncupatus emerit a 
mag.^^ D. Francisco Ceutio unam vineam si tam in Territorio Grip te ferrate 
in Yocabulo hi spane iuxta bona d. Francisci Vacche et alterius nuncupati Ca- 
pardi et B.^^*^^"^ Patrum societatis Jesu nec non d. Evangeliste Orecchie et 
Martij Calcagniti] et nunc prefati 111.""^ d. Emptoris respective a suis lateribus 
prò certo inter eos convento pretio. 

Item aliam petiam terre vineate sitam in dicto territorio emptam a quadam Mn- 
liere habitatrice Tusculi vidua prò se et nomine eius filiorum iuxta ab uno bona Ca* 
pitanei Baptiste Cremone de Varesio ab alio nuncupato il Capardo ab alio 
lateribus viam comraunem. 

Et aliam petiam terre vineate sitam in territorio et vocabulo dicto Consta de 
Zompo a Capitaneo Baptista Cremona de Varesio iuxta ab uno bona prefati 
IH.'"^ d. Emptoris ab alio bona d. And ree M archesani ab alio videlicet apode 
bona d. Francisci Vacche in romana Curia Causarum procuratoris et ab alio la- 
teribus scilicet ante dictam vineam viam publicam prò certo inter eos convento 
pretio 

Item aliam sitam in dicto territorio a mag.^^ d. Evangelista Orecchia cui ab 
uno sunt bona d. Cesaris ab alio Matthei Calcagniti] babitatorum Tusculi et ab alio 
lateribus bona prefati 111.'"^ d. Emptoris prò certo inter eos convento pretio 

Item aliam sitam in dicto territorio a d. Cesare habitatore Tusculi iuxta ab uno 
bona B.*^'''*'*'" Patrum d&orum Societatis Jesu ab alio prefati d. Evangeliste Orecchie 
ab alio prefati Calcagniti] et ab alio lateribus vallem commnnem 

Item aliam petiam vince a nuncupato il Capardo sitam in dicto Territorio iuxta 
ab uno bona prefate vidue ab alio lateribus B.'^*''*'''" dfiorum Patrum societatis Jesu 
ab alio bona prefati 111."" d. Emptoris et ab alio lateribus viculnm 

Item petiam aliam vince cum quodam buschetto sive macchia sito in dicto Ter- 
ritorio a d. Jeanne baptista Bittio salernitano Auriga 111."*' d. Oratoris Cat- 
tolici et Potentissimi Begis hispaniarum etc. et a d. Bernardina filia quondam Marci 



GIULIO III. 1553 53 



CalcagDitij TuscnlaDa eìns uxore iiixta a tribiis lateribns bona prefati lU.*"^ d. Emp- v. latina 
toris et ab alio scilicet a parte inferiore sive pede bona betti Ferrarij Fiorentini 

Item petiam imam vinee a Cavallutio Civitatis Tnsculi iuxta a duobus bona 
prefati 111."*^ d. emptoris et ab alio latori bus bona d. Tranquilli M ariano ttij. 

Itom petiam unam prati sitam in eodem Territorio a Tranquillo mariannutio Tu- 
scalano iurta ab uno bona prefati Cavallutìj et nunc prefati III.'"' d. Emptoris ab 
alio dicti betti ferrarij et ab alio lateribus viam publicam Que omnes vinee et pra- 
tum prefatum in presentiarum per prefatum IlL"^"^"^ d. Cardinalem Comensem sunt 
insimul unite et reducte ad unam possessionem tantum dicti 111.*^^ d. Cardinalis cum 
onere e supradictis yineis et singula earum respective ad respondendum 111."^" et 
R.™^ D. Alexandre Cardinali Farnesio Abbati seu perpetuo Commendatario Ab- 
batte seu Commende S.^® Marie Gripteferrate ac eius prò tempore successori in dieta 
Abbatia seu Commenda singulo anno tempore viudemiarum quartam partem vini seu 
musti extrahendi ex dictis vineis ac Julios tresdecim respectu dicti prati que quidem 
quarta pars non ascendlt in totum ad summam barilium quadraginta singulo anno 
Hinc est quod 111.'""" et B."""* d. Bartholomeus Gallius Car.^** Comensis prefatus per 
se suosque heredes et B."^^* p d. Alexander Buffinus Episcopus melphiensis et 
repugliensis procurator IH.™* et R.™* d. Car,"» Farnesij Abbatis prefati per dictum 
m mum ^t jj raum j Abatom ac illius in dieta Abbatia prò tempore successores dictas 
responsiones minimas quarte partis et Jnliorum tresdecim prefatorum permutarunt 
in annuam responsionem scutorum viginti unius et Juliorum trìum monete de Julijs 
decem prò sento Actum Rome in palatio apostolico apud s.^°"* Petnim yidelicet in 
stantijs et Camera ad presens solite habitationis prefati 111."*^ et B.*"^ d. Cardinalis 
Comensis «. [Not. Giannantonio dirti, prot. 2283, ce. 118-123]. 

Le vicende successive del sito sono note. Gli eredi Galli lo vendettero alla casa 
Borghese il 28 marzo 1607. Paolo Y e i suoi fratelli e nipoti radornarono e Tar- 
ricchirono, mediante scavi e perforazioni ingenti, di gran tesoro di acqua, che anche 
oggi contribuisce a i-enderlo dilettoso oltre ogni dire. Lo speco ohe doveva raccogliere 
le quattro oncie donate dal card. Pietro Aldobrandini, e le dieciotto donate dal duca 
Giannangelo Altemps, è opera degli architetti Fontana, Maderno e Ponzio, per la quale 
il pontefice aveva sottratta alla Camera Apostolica la somma di 19913 scudi. Altri 58600 
scudi furono stornati dallo stesso cespite per lavori di abbellimento e per l'acquisto 
della villa Acquaviva (MontaltoGrazioli). Somme invero sciupate, perchè in capo a 
pochi anni il cardinale Scipione si era già annoiato del sito, che volle scambiare nel 
1613 con Mondragone. La casa d' Altemps non lo ritenne a lungo. Nel 1621 Pietro, 
primogenito del defunto Giannangelo, la vendette al cardinale Ludovico Ludovisi, ni- 
pote di Gregorio XV. Divenne in seguito, come è noto, proprietà di casa Poli-Conti, 
Sforza Cesarini e Torlonia. 

VILLA TAVERNA-MONDRAGONCINO fabbricata dal nobile milanese Ferdi- 
nando Taverna, governatore di Boma a tempo delle famose <» giustizie i» di Clemente Vili, 
e da costui creato cardinale nel 1604. I lavorì di costruzione durarono dal 1604 al 
1605. In un istrumento del 20 maggio 1614 è tuttora chiamata • Villa Illmi et 



54 GIULIO III. 1553 



V. LATINA rmi de Ferrantis Tabernae card. s. Etisebi sita in territorio Tusculano iuxta villam 
K TU8CUL. jfQjj^jg Draconis lUmi card. Burghesii ». Ventiquattro giorni dopo, lo stesso cardinale 
Scipione Tacquistava al prezzo di 28 m. scadi, e la sua famiglia ne ha serbato il 
possesso sino alla catastrofe nel 1888. Il Mattei, 1. e, p. 30, parlando della selva 
d'Algido che si estendeva sino alle scaturigini dell'acqua Felice, come « osservasi 
delineata in ima carta topografica della campagna di Roma impressa Tanno mdxiii 
nel pontitìcato di Leone X (^) « così la pone in relazione col card. Scipione: « spet- 
tava parte di questa selva alla Camera apostolica, et il popolo di Frascati vi aveva 
il jus pascendi. .. dal FossodellaFormica sotto l'Eremo de Oamaldoli a questa 
valle che è tra Frascati e Monte Porzio, fino al Fosso antico (sic) che confinava con 
la via della Colonna, fuori del casale di san Marco. Ma avendola poi comprata il 
cardinale Scipione Borghese nelVanno mdcxiv, poco dopo la fece tagliare, e concesse 
in enfiteusi a molti particolari di Frascati il terreno che ritiene ancora oggidì il vo- 
cabolo della Selva». 

VILLA ACQVAVIVA-MONTALTO fabbricata dal cardinale Ottavio Acquaviva 
seniore circa l'anno 1590. Nell'ottobre del 1606 vi furono ospitati i fratelli del 
nuovo papa Borghese, lusingandosi il cardinale di ottenere con ciò remissione di un 
debito che verso di loro aveva. Fu infatti acquistata dal card. Scipione circa il 1610 
per unirla a quella già Galli: ma ai 29 novembre 1613 la cedeva al duca Altemps 
come parte di prezzo (scudi 20 m.) per l'acquisto di Mondragone. Pochi mesi dopo, 
essendosi il duca pentito dell'acquisto, la villa passò in proprietà del cardinale Alessandro 
Damasceni Peretti di Montai to, nipote di Sisto V(-), e con lui alla famiglia Pe- 
retti. In sulla &ne del seicento la troviamo in possesso degli Odescalchi di Brac- 
ciano, e col nome cambiato. Il Mattei, Mera, dell'ani. Tuscolo, p. 18 descrive un 
« pezzo residuale di strada antica lastricata di grosse e larghe selci, chiamata oggi 
comunemente delle pietre liscie, sopra il giardino o villa odescalca, oltre i 
confini della giurisdizzione di Frascati, per la strada che conduce a Marino. ... la 
medesima di nuovo si lascia rivedere in un luogo detto la Pedi e a, poco sopra alla 
villa de' signori Cavalletti, nella strada che volta a Bocca Priora, e oltre pas- 
sando poco più disopra alla Latina si prolonga dove è il fosso de' Ladroni, et 
altrove si stende per la via che conduce a Rocca di Papa » . Gli Odescalchi vende- 
rono la villa al Collegio Urbano di Propaganda nel secolo scorso, dal quale passò al 
presente possessore, il duca Mario Grazioli. 

È probabile che il nome di Pietre Liscie fosse attribuito ne' tempi andati 
a tutti a molti tratti di selciati antichi. Negli ultimi anni di Paolo III « fu ac- 
quistata in Frascati, sulla via Romana, in luogo detto prete 1 i s e i e una vigna dal 
novello ordine de' Gesuiti, per villeggiatura dei suoi giovani studenti * (G. Gondi, 
1. e, p. 4, n. 2). E che si tratti appunto di rimasugli di strada lo dice il Mattei, 

(>) Non conosco questo prezioso documento topografico, nò ho potuto troyarne esemplare in 
tanti Gabinetti di stampe da me visitati. 

(•) Questo passaggio serve a spiegare Terrore commesso dal Kircher scrivendo « Villa Mon- 
taltina a Sisto V pont. max. fundata, hodie principi familiae Sabellorum subest ». 



GIULIO III. 155a 55 



1. e, p. 20 : « osservò il Fabretti due strade diramarsi dalla sinistra della Latina. . . v. lati h a 
la seconda vicino al e entro ne donde proseguiva a Frascati... e di essa sono re- 
state presentemente le vestigia che si vedono vicino la vigna de' Padri Qesuiti, e 
sotto le mura di Frascati presso il palazzo de* signori Accoramboni » . 

VILLA BELVEDERE-ALDOBRANDINI. Fin dal 1592, dopo la prima villeggia- 
tura a Frascati, Clemente Vili « pensò a farvi alcune fabbriche a sua comodità » 
dove potesse starsene a suo agio senza mendicare, come i predecessori, l'ospitalità 
di Mondragone. £ rivolse gli occhi alla bella pendice del Tuscolo che sovrasta a Fra- 
scati dalla parte di mezzogiorno, e che portava ab antico il nome di Belvedere. 
Ho trovato infatti nel prot. 6224 del notare Reydet, a e. 1034, Tatto di vendita di 
una vigna « in loco dicto Belvedere » fatta Tanno 1574 da Vincenzo Menichelli al 
celebre medico Antonio Contugi. Quattordici anni più tardi, nel 1588 « ill."^^" et 
f dus ^ Paulus Capranicus utriusque signaturae S. D. N. papae referendurius emerat 
a d. Leonardo Tornaissier praedium sive villam sitam in agro Tusculano olim 
spectantem ad bo : me : ill."^^"^ d. Philippum Boncompagnum dum viveret cardinalem 
s. Siiti » (not. Campana, prot. 457, e. 541). Nel 1598, essendo venuto a morte 
il Capranica e i suoi beni devoluti alla Camera, il papa prese per se la villetta di 
Belvedere, e ne fece dono al nipote cardinale Pietro Aldobrandini, il quale, dopo la 
conquista di Ferrara, la ridusse nella sua condizione presente. 

Benché il vasto parco e i terreni annessi contengano molti e nobilissimi avanzi 
di antiche ville, pure il casino Aldobrandini, architettato da Giacomo della Porta, 
non pare sia stato fondato sopra ruderi preesistenti : in ogni caso non mi è riuscito 
scoprirne traccio. 

Il casino, incominciato nel 1602, fu abitato la prima volta da Clemente Vili 
nel settembre del 1604. 

L'opera di scavo più notevole nel corso di tutti questi lavori fu senza dubbio 
quella per la condottura delT acqua della Molara, donata al card. Pietro da Giovali-* 
nangelo Altemps, con la riserva di sole quattro oncie a favore della villa di Mondra- 
gone, che furono poi aumentate a otto e mezzo, dopo transatta una lite fra il donatore 
e il beneficiario. L'acquedotto Aldobrandino lungo più chilometri, raccoglie le antiche 
sorgenti della Crabra sotto il monte Fiore (m. 723) : scende alla via Latina e ne segue 
il margine settentrionale, dai Muracci della Molara sino sotto il monte del Tusculo, 
il cui estremo sperone verso occidente traversa per mezzo di galleria lunga circa 
m. 1870. In questo percorso Tacquedotto taglia il sito di cinque ville romane. 

VILLA PALLOTTA. Benché le più antiche notizie di una villa Palletta rimon- 
tino solo alla prima metà del seicento, pure io credo che essa veramente appartenga 
al secolo precedente. Una vigna di un Sante Gregorio Palletta è ricordata tra 
quelle acquistate dal card, d' Altemps, per arrotondare il suo possesso di Mondragone ; 
e benché la dinastia dei cardinali omonimi Evangelista f 1620, Giambattista f 1668, 
Guglielmo f 1795 e Antonio f 1834 appartenga alla nazione Picena (Caldarola, 
diocesi di Camerino) può darsi che avesse relazioni di parentela coi Palletta di Fra- 



56 GIULIO III. 1553 



V. LATINA scati. La fondazione della villa è attribuita dal cod. tusc. cit., e. 150' e seg. a 
E TU8CUL. Giambattista, secondo cardinale della serie. « Fra Monte Porzio e la Colonna nel 
territorio tusculano fu scoperta un altra villa e celebre palazzo antico dal card. Oio: 
Batt: Palletta nellanno 1640, in mezzo della selva ch'era di Frascati e fu data al 
principe Borghese. Ora avendo il detto cardinal Palletta (che fu anche vescovo di 
Frascati) preso questo palazzo per fabbricarvi una villa, vi scopri alcune conserve 
antiche (ancora esistenti) e sopra di esse fabbricò un palazzo (oggi in rovina), e poi, 
mentre scassava un*ampla vigna, ritrovò nell'istesso ristretto poco lungi molte anti- 
chità, come bagni, molini di oglio, colonne, statue, camere lavorate di mosaico et 
un piedistallo di fino marmo con questa iscrizione fatta in lettere grandi . . . (cursus 
honorum di e. ivlivs cornvtvs teutvllvs cos. suff. a. 100, CIL. tomo XIV, n. 2925). 
Il palazzo di questa villa era fondato sopra un monticello ameno, conforme testificano 
molti vasti fondamenti ivi ritrovati, dove io viddi, mentre scoprivano, alcuni bellis- 
simi marmi della porta maggiore del Palazzo » . 

VILLA SORA.-BONCOMPAGNI. Il Piazza, seguito dal Moroni, afferma che la 
villa Sera fosse costrutta da Gregorio XIII, e che in essa il pontefice abbia accolto 
san Carlo Borromeo nella sua ultima visita ad limina del 1583. I primi costruttori, 
invece, ne furono i signori Menni, dai quali l'acquistò Qiacomo Boncompagni 
duca di Sera con istrumento del 19 maggio 1600. La tradizione, che in questa villa 
sia stata combinata la riforma gregoriana del calendario, manca perciò di ogni fon- 
damento. 

VILLA DI S. CROCE -S. ANGELO -PICCOLOMINI. Pare sia stata costruita 
primieramente dalla famiglia Bonanni, dalla quale passò al duca Mario Mattei, 
al duca Ferdinando Conzaga, e al banchiere Roberto Primi da Pisa, il quale 
apparisce come tesoriere di Paolo Y nei pagamenti per le opere di pittura, eseguite 
da varii artisti nella cappella Borghesiana a s. Maria Maggiore. Vedi Bertolotti, 
Artisti Bolognesi^ p. 153. La villa posseduta più tardi da casa Piccolomini 
e ora dalla Lancellotti non ha memorie archeologiche. 

VILLA BEL POGGIO- FALL A VICINL Si dice fondata — sulle rovine di una 
splendida villa romana — dalla famiglia Strozzi (Strozza di Mantova?). Ai tempi 
di Paolo V appartenne alla famiglia ducale di Ceri, e successivamente alla Bor- 
romeo, alla Visconti, alla Pallavicini, della quale ancora ritiene il nome. 

VILLA ARRIGONI-MVTI. La sua prima fondazione è attribuita a Ludovico 
Cerasoli, canonico tusculano. Da lui acquistoUa, sulla fine del secolo decimosesto, 
Pompeo Arrigoni nato in Boma nel 1541 da illustre famìglia milanese o comasca. 
Avvocato concistoriale sotto Gregorio XIII e uditore di Bota sotto Gregorio XIV, fu 
da Clemente Vili creato cardinale diacono dal titolo di s. m. in Aquiro ai 5 di 
giugno 1596. Egli trasformò l'umile casino del Cerasoli in magnifico palazzo, cir- 
condato da parco e giardino, sopra suolo ricchissimo di antiche rovine, conforme ho 



GIULIO III. 1553 57 



B TUSCUL. 



dimostrato in Bull, com, tomo XII, a. 1884, p. 300 seg. ^ Non molto lungi (dailft Z'}*'^?}^'^ 
Yilla Cavalletti) verso Roma vi era un* altra grandissima villa et era dove ora sta 
la villa dei sig.'^ Bocci e sig/^ Yaresi, nella quale altro non è restato in piedi che 
alcune grotte sotterranee, le quali avendo io con ogni diligenza misurato, ritrovai 
che la fabbrica fu quadra, di cento sessanta passi geometrici, circondata di muro, 
dentro la quale si vede un*altro ordine o loggia da passeggiare di longhezza quasi da 

seicento piedi et ha il lume estrinseco per alcuni archi Nel mezzo di questa 

fabbrica seguono sette ordini di camere segrete, et ogni camera è di longhezza cento 
ottantanove palmi (m. 42.14) e per larghezza trentadue palmi (m. 7.13) e per una si entra 
neiraltra per le porte, senza però lume alcuno o finestra... Sopra delle quali era 
fondato il palazzo, come mostrano sino ad oggi le rovine delle fabbriche... Vi erano 
anche nel medesimo luogo alcuni bagni, che dimostrano li canali per dove correva 
Vacqua. 

« Lontano da questa fabbrica quasi quattrocento piedi vi è un luogo per la 
strada incavato in forma di anfiteatro, quasi di grandezza di quanto è il Pantheon . . . 
di novantasei piedi geometrici di diametro, dal quale spazioso argine o orlo si cala 
per alcuni scalini . . . Oggi altro non si vede se non li muri antichi. E questa piscina 
oggi è commutata in orto ». 

La villa Arrigoni passò più tardi ai Rocci-Yaresi, ai Cesarini-Amidei- 
Muti, il quale ultimo nome ancora conserva. 

VILLA CREMONA. Quando il Yicentino Pietro Stefanoni, negoziante antiquario, 
andava por ville, giardini, chiostri e palazzi in cerca di oggetti pel suo commercio, 
e specialmente di marmi scritti, dei quali era valente e accurato trascrittore (vedi il 
cod. Lionese del Burmann. XXI, F. 3 e Barber. XXI, 26), penetrava un giorno nel 
• giardino del sig. Carlo Cremona a s. Pietro in Yincola » dove vide raccolta Tara 
CIL. YI, 404, con memoria del « coUegium sanctissimum quod consistit in praediis 
Larcii Macedonis « cos. suff. a. 122 — quella di Bruttius Honoratus n. 835 — il pie- 
distallo di Clodius Hermogenianus Olibrius pr. urb. a. 368-370 — il sarcofago del pre- 
toriano Cesennius Senecio n. 2464, ed altri marmi di minor conto. La famiglia 
Cremona, il cui nome sopt-avvive tuttora in una delle strade del quartiere basso dei 
Monti, aveva acquistato agiatezza con Tappalto delle gabelle della porta san Paolo, 
e • ut beatis locupletibus mos • volle avere, oltre il giardino urbano, una villeggia- 
tura sui colli del Tusculo. Yedi Mattei, 1. e, p. 59 : « Y*ebbe ancora (nel Tusculano) 
una nobile villa Domiziano, che penso fusse dove ora è la villa de* Signori Cremona ; 
essendo che quivi due anni sono (1709) furono trovate la statua di Domizia e quella 
di Domiziano nelle proprie nicchie, con occasione che si cavava e riduceva a Yigna 
il terreno del signor Muzio Massimo ; le quali statue furono acquistate dal signor Fran- 
cesco Ficoroni, e dal medesimo collocate nella Gallerìa nobile della signora Duchessa 
Bospigliosi » . 

Il Giubileo del 1575 portò i consueti benefìcii di riparazione alle vie uscenti 
dalla porta san Giovanni, come è dichiarato, con falsa erudizione, neirepigrafe della 

8 



58 GIULIO III. 1553 



V. LATINA porta stessa: » Gregorius xiii pont. max. publicae utili tati et arbis oroamento Tiam 

j* Ti'SCUL 

campanam (sic) constravit portam extruzit anno mdlxxiv pont. li «. 

Nell'anDO 1582 o poco prima, fu esplorato il mausoleo, forse imperiale, al Monte 
del Grano. « Mi ricordo fuori di porta s. Giovanni, un miglio passati gli acquedotti 
(la distanza è di soli m. 600) dove si dice il Monte del Grano, vi era un gran 
massiccio antico fatto di scaglia. Bastò Vanimo ad un cavatore di romperlo, ed entrarvi 
dentro, e poi calarsi giuso tanto, che trovò un gran pilo storiato con il ratto delle 
Sabine (i fatti di Achille), e sopra il coperchio vi erano due figure distese con il ri- 
tratto (di uomo e donna dei tempi Severo-mammeiani), dentro vi trovò delle ceneri 
(nel celeberrimo vaso di Portland già Barberiniano) * Vacca, Mem. 36. Quest'insigne 
scoperta era avvenuta in terreno appartenente al dott. Fabrizio Lazzaro, abitante in 
Colonna, nel palazzo oggi Ferraioli, dove aveva raccolte non poche sculture di pregio. 
Vedi tomo 1, p. 104 e tomo II, p. 87. La sua proposta di vendita al S. P. Q. B. del 
sarcofago di via Tusculana, fu portata in consiglio nella seduta del 4 maggio 1582: 
ma le trattative furono — secondo le abitudini locali — trascinate per le lunghe, 
sapendosi dall'iscrizione Forcella, tomo I, p. 45, n. 9], come il pilo fosse collocato 
sul suo piedistallo « nel prospetto del cortile» de' Conservatori, soltanto otto anni 
dopo la sua scoperta. 

Le seguenti licenze di scavo accordate negli ultimi anni del secolo chiudono la 
serie delle memorie archeologiche del temtorìo latino-tusculano. 

1591, 10 giugno. « Liceutia effodiendi thesauros prò magistro Petro Bettano. 
De mandato tibi ut loco dicto le forme extra portam S^* Ioannis Lateranensis 
subterranea et lapides marmoreos Tiburtinos statuas ab extantibus edificijs et anti- 
qiiitatibus spatio 10 cannar, cum Interventu d. H. Boarij Com.**^ excavari facere con- 
cedimus. Volumus autem quartamq. partem etc. i. 

1594, 9 febbraio. « Licentia effodiendi puteolanam. Philippe Bebotto medio- 
lanen. Tibi ut in quodam petio Terre sodat^ ad 111. Diiam Cinthiam de Vitel- 
leschis spectante et pertinenti extra Portam Latinam iuxta bona losephi Jnp- 
ponarij et alios veriores existenti in quacunq. diete petie terre sodat^ parte quoscunii. 
lapides marmoreos et tiburtinos et statuasq. et aurum argentum effodere valeas lintiam 
concedimus cum interventu Dfij Horatij Boarij Com"J ad id a nobis deputati « . 

1597, 6 settembre. «Licentia effodiendi Illmo et Excmo D. Martio Columna De 
mand. Tibi ut in quodam loco detto Valle Marrani in Terriò Tusculano existen: in 
quacunq. dicti Territorij parte ac quoscunq. lapides maimoreos tiburtinos statuas quodunq. 
genus anri effodi facere lintiam concedimus «. (Provv.^^ del Camerlengo anni 1590|91 
e. 144 — 1593|94 e. 175 — 1597|98 e. 149 in A. S.). 

Il p. Mattei attribuisce all'anno 1598 la distruzione del cosidetto mausolèo 
di Lucullo « massiccio in figura conica, vicino le mura della città di Frascati, 
nel Borgo, alla parte destra della Porta Nuova per la strada che conduce a' Cappuc- 
cini; e fu spogliato de suoi ornamenti circa Tanno 1598 de quali si servì la città nella 
fabrica della nuova catedrale; ma le cose migliori e più rare furono prese da diversi 
cavallieri Romani per adornarne le loro gallerie: ne si sa che vi fusse trovata alcuna 



GIULIO III. 1553 59 



iscriszione . . . bensì nel fam alcune cave ne tempi nostri, poco lungi si sono trovate 
molte tegole di terracotta, che servivano per coprire alcune ossa «. Mem, dell' antico 
lusculo^ pp. 61-62. 



FORTIFICAZIONI. 

DI BORGO 

Il documento che segue, da me trovato a e. 358 del prot. 621 del notare ca- 
pitolino Bernardino Conti [A. S.] presenta un'importante novità nella storia dello 
fortificazioni di Roma, mostrandoci che il perìodo corso tra i lavori di Paolo III 1543- 
1549, e quelli di Paolo lY 1556-1557, non fu periodo di inerzia, ccme generalmente si 
crede, ma che anche sotto il regno del « debonnaire * pontefice Giulio III le fortifica- 
zioni del Boi^o non furono dimenticate. Difficile cosa, però, è trovare la causa di questo. 
zelo. Paolo III era stato spaventato dall'approdo del Barbarossa alla foce del Tevere il 
giorno 20 agosto 1534: Paolo lY doveva premunirsi contro la minacciata invasione 
spagBuola: Pio lY e Pio Y agirono sotto T impressione del disastro sofferto dall'ar- 
mata cristiana alle Gerbe (maggio 1560). Per quanto concerne Giulio III, e i lavori 
eseguiti a suo tempo, dei quali non si aveva altrimenti notizia, credo che egli abbia 
voluto soltanto « perficere opus bastionorum burgi sancti Petrì « , rimasto interrotto 
con la morte del predecessore, cambiando però il direttore dei lavori, mediante la 
sostituzione del principe Alessandro Colonna al comitato dei Meleghini, Castrìotti, 
Montemellini e compagni. La nomina di un Colonna a ufficio così geloso non manca 
di importanza, se si consideri che, morto Paolo III nel 1549, i Colonnesi, a dispetto 
delle scomuniclie con cui il defunto li aveva colpiti, avevano ricuperato con le armi 
il loro stato. Ma Giulio III condonò loro ogni colpa e ogni pena; del quale tratto 
di condiscendenza si ha documento monumentale nella meravigliosa tazza di porfido 
donata al pontefice da Ascanio Colonna, di cui vedi a p. 30. L'Alessandro, preposto 
alle fortificazioni di Borgo, aveva seguito da giovinetto la carriera militare. Nella 
cerimonia d'investitura del duca Ottavio Farnese a vessillifero di s. Chiesa, cele- 
brata da Paolo III in Araceli il 4 luglio 1546, e descritta nelle Mem. Istor. del 
Casimiro a e. 828, Alessandro e Giulio Orsino presero in consegna 1 due stendardi. 
Si ritrova poi l'Alessandro capitano dell'esercito papale nella guerra Spagnuola del 
1556, nel corso della quale il duca d'Alba s* impadronì del suo feudo di Palestrina. 

Segue il testo del documento, che ricorda grandi scavi per il tracciamento dei 
fossati lungo la fronte dei nuovi bastioni. 

1553, 12 giugno « Inditione xj die vero 12 Junij 1553 

Cum fuerit et sit quod 111."»^» d. Alexander columna fuerit deputatns a S."''* 
djìo nostro vice et nomine camere apostolice ad faciendum perfici opus bastionorum 
et fortificationis burgi Sancti petri de urbe, et sua 111.^* dominatio fecerit exactis- 
simam diligentiam in reperiendo bonos magistros muratores, et qui meliorem condi- 
tionem prò dieta camera facerent, factaque ex commissione sue dominationis diligentia 



60 GIULIO III. 1558 



BORGO per coDsules maratonim, qui convocata tota arte et receptìs ab ipsìs muratoribns 
magistris cedalìs pretiorum infrascriptorum laboreriorum per ipsos et ìpsorum quem- 
libet cooficiendoioim, repertum fuit infrascriptos idoneos et sufficientes magistros 
muratores meliorem conditionem et prò minori precio obtulisse. Hinc est quod ma- 
gister bartholomeas de lugano ac magistri filippus de biggi de vai de lucano et 
albei'tus de ramundo de lucano et magister bernardinus de urbeto promiserunt 
eidem 111."^^ d. Alexandro columne perticere et periici facere iufrascripta opera et la- 
boreria omnibus et singulis ipsorum sumptibus et expensis preter quam de calce 
quam camera apostolica teneatur dare eis conductam in locis laboreriorum, modis 
et formis ac prò precijs infrascriptis videlicet dicti magistri dionisius amendrìsi et 
tbomas lisone et rocchus de orlando de mediolano et ipsorum quilibet in solidum 
teneantur perficere laboreriam in monte vulgariter dicto el gallinaro subtus 
b el V e d e r e videlicet e 1 o a e a m si ve chiavicam subtus montem prout de presenti 
reperitur incepta prò pretio iuliorum duodecim et bolendìnorum novem prò qualibet 
canna muri, cum hoc quod camera apostolica debeat suis sumptibus dictam cloacam 
effodi facere, et murum fundamentorum in eodem monte prò precio iuliorum 13. bolen- 
dinorum 9. prò qualibet canna et murum dicto monti contigno versus portam 
pertusam in quo laboravit magister Julius murator prò precio iuliorum 12. et 
bolendinorum 8. prò qualibet canna nec non etiam murum in portone Sancti 
spiritus et usque ad medium beluardi sancti spiritus prò precio iuliorum 10. 
et bolendinorum 7. prò qualibet canna, dictus vero magister bartbolomens de lu- 
gano murum in viridario Car.^'' de Cesis prò pretio iuliorum 10. et bolendi- 
norum 7 prò qualibet canna, dicti vero magistri albertus et filippus et ipsorum 
quilibet in soliduui murum in curritori de belvedere prò precio iuliorum 
undecim prò qualibet canna, dictus autem magister bernardinus de urbeto murum 
in bastione prope portam pertusam versus fornaces in quo laborabat 
magister Joannesmaria de ferrarla prò pretio iuliorum 12. et boUendinorum 7. prò 
qualibet canna, ac etiam cum pactis et conventionibus videlicet che se mesurino tutti 
li muri ad usanza de roma de pietm facendosi poco la fodera de mattoni come hoggi 
se e fatto ne muri fatti de novo a piede de belvedere con calce sottile qual fodera 
non se misuri se non per muro, et cosi li archi de mattoni fatti nel modo comò al 
monte del gallinaro mesurandoli tutti per muro defalcandosi el voto, Item la terra 
che se caverà de fundamenti se darra loro cavata dalla camera da dove se comincia 
la fodera de mattoni in su, et Taltra terra da quello in giù la debiano cavare ditti 
maestri a loro spese et portarla lontano quattro canne, Item debbiano mettere con 
la calce un terzo de puzolana de fiume o vero de cava bona, un terzo rena, et un 
terzo breccia quale siano bone et approbate per il soprastante deputato a tale effetto 
vero dalli architetti de ditta fabrica Item possine per tutti lochi della camera 
cavare rena pozolana et brecia non facendo preiudicio a ninno, ne manco alli bastioni, 
solo in lochi che li Berranno dalli architetti ordinato per cavamenti de fossi • [Not. Ber- 
nardino Conti, prot. 621, e. 358]. 

Le cave di creta figulina, arena gialla, e breccia continuarono e continuano tut- 
tora ad essere esercitate suir una e l'altra fronte dei bastioni di Borgo, nella valle 



aiULIO III. 1553 61 



delle Fornaci e in quella del Gelsomino. Alle medesime si riferisce il seguente do- noRoo 
cumento del tempo di Clemente Vili in Prov}^ del CamP tomo 1598-99 e. 102 A. S. 

1598 1 gennaio. « Deputatio custodis super ezcavatione arene 

Gio: francesco Aldobrandino Gap.'' genie di S.^'^ Chiesa. 

Dovendo noi provedere come conviene di custode per le Cave dell'Arena breccia 
et creta che si faranno intorno a* bastioni di borgo, et fuora della Porta di Cavalli- 
gieri, acciò non si possa cavar generalmente per non generar pregiudizio ai bastioni, 
e confidando nelle integrità di Giulio Cesare Ridolfini da Camerino in virtù etc. lo 
deputiamo a tal carico di Custode e sopra Intendente ge&le in detti Cavi « . 

Nel biennio 1556-57, per premunirsi contro la temuta invasione spagnuola. Paolo IV 
volle riprendere Topera per la difesa del Borgo. Egli procurò di portare a compimento 
i rivestimenti delle scarpate nei tratti in muratura, abbandonati sin dalla morte di 
Paolo III, e alzare arginature di terra nei tratti ancora indifesi. Queste opere, os- 
serva il Bocchi, p. 800 « vennero (K>ndotte assai attivamente nella seconda metà del 
1556... massime dal luglio all'ottobre; proseguirono poi pib a rilento nella prima metà 
del 1557, fino che vennero poi nuovamente abbandonate ». Le somme spese in tali 
lavori furono stornate dai fondi per la fabbrica di san Pietro, o tolte dalle riserve 
erariali. Fu anche imposta una tassa sulle case di Trastevere, in corrispettivo della 
sicurezza che le nuove opere avrebbero arrecato al quartiere prima indifeso. 

Fossati, arginature, scarpe di muratura fnrono eseguite agli Spinelli, al Gallinaro, 
a porta Pertusa, a Sant'Antonino, alle Fornaci, alla Fonderia, a Santo Spirito, al 
giardino Cesi, a Sant'Onofrio, e al corridore di Castello, sotto la direzione del valente 
ingegnere militare Camillo Orsini, commissario di guerra, essendo appaltatore dei 
lavori Giuseppe Martini da Caravaggio. Ma, appena conchiusa la pace con gli Spa- 
gnuoli, le difese di Borgo furono abbandonate, e tali rimasero sino al biennio 1561- 
1562, nel quale il pontefice Pio IV, dopo istituito alla maniera antica il suo Borgo 
Pio, riuscì a chiudere l'intero recinto di fossati, cortine e baluardi, a partire dal Ca- 
stello sino alla punta estrema occidentale di porta Pertusa, e da questa sino alla 
sponda del Tevere presso i ruderi dell'antico ponte Vaticano. 

IL BORGO PIO. La bolla « erectionis civitatis Piae prope arcem Sancti Angeli » 
porta la data del 5 dicembre 1565. È un elegante documento di edilizia, destinato 
ad attirare abitanti nel borgo ex-leoniano, reso ameno, salubre, privilegiato. Egli de- 
creta che sia rialzato a maggior livello « tractum illum inter voterà Leoninae civi- 
tatis moenia, et muros propugnaculor. ab arcu Sancti Angeli ad palatium Apost. per 
nos nuper excitata interiacentem « e ciò per ìschivare le inondazioni « aerisque intempe- 
riem». Ordina pure che sia costrutta una rete di cloache. E siccome è e sarà necessario 
distruggere s. M. Traspontina col cenobio dei Carmelitani « prò fortificatione struendi- 
sqne aggeribus arcis ^ trasferisce privilegi, diritti e cura d'anime alla nuova chiesa 
da costruirsi. Il sito sai*à determinato da Gabrio Serbellone prefetto di Borgo, e cugino 
del Papa, e dai maestri delle strade Orazio Naro e Girolamo Fichi. I frati avranno un 
compenso di scudi 2000 per la espropriazione. Sarà costruita una nuova fonte nel 
Borgo, con acqua del Vaticano, e una scuola per i fanciulli. Segue l'elenco dei privilegi 



62 GIULIO III. 1553 



60RG0 amplissimi accordati a coloro che volessero fabbricare le nuove vie del Boi^o, fra i 
quali merita di essere ricordato quello concernente le cortigiane: « Impudicae vero, 
quas curiales vulgus appellai, et aliae inhonestae mulieres, quae in dieta civitate 
Pia . . . aedificaverint tam suis aedificiis huiusmodi quam aliis earum bonis quando- 
enmque etiam et turpi quaestu acquisitis bonis et acquirendis testare et 
disponere libere et licite valeant « . 

Questa impresa del Borgo, tanto utile sotto l'aspetto sanitario e edilizio, costò 
airarte e alle antichità cristiane sacrifìcii non lievi. Ferirono a cagione di essa: 

a) la chiesa di s. Maria in Capite Porticus o Transpontina, il cuisito 
preciso può riconoscersi nella predetta pianta di Pio IV (Rocchi, XXVII), e che aveva 
forma basilicale a tre navi. La demolizione fu compiuta nel 1564. Vedi TAlveri, Soma 
in ogni stato, p. 124; FAdinolft, Portica, pp. 68-69 e il Torrigio, Grotte, pp. 137-140, 
il quale dice così: «(Celestino III) consacrò molti altari nella chieda antica di 
s. Maria Traspadina, dove passò a miglior vita papa Pasquale II, ì quali altari erano 
già fabbricati in certe cappelletto per la via Santa (Borgo Vecchio) così detta per i 
moltissimi martiri... onde per divotione vi furono eretti alcuni altari, che papa 
Celestino trasferì in detta chiesa con le due colofle ove furono battuti ss. Pietro e 
Paolo, e sino adesso vi è una lapide antica, nella quale fra le altre cose vi si legge : 
« Haec quae sparsa Viae fuerunt aitarla Sanctae — Sunt manibns summi nempe 
sacrata Patris »... La chiesa vecchia della Traspontina stava, dove bora sono li fossi 
di Castel s. Angelo, e si cominciò gettare a terra per far li bastioni sotto Pio IV 
adì 13. di luglio 1564, il quale avanti nel 1561. adì 8. di maggio pose la prima 
pietra ne' nuovi fondamenti de* bastioni già cominciati da Paolo IV. Vi pose alcune 
medaglie dorate e di metallo, con lettera « Pius IV. Pont. max. anno II « e con 
Tarme sua: e dette alcune orationi sparò Castello, per allegrezza. Si fece poi Taltra 
chiesa in mezo à Borgo novo, et adì 2. di marzo 1566 il card, di Vercelli vi pose 
la prima pietra... e tirò Castello. Così ho trovato in un Diario M. S. »». 

Altre notizie si trovano a pp. 514-515. Dopo riferito il passo del Lib, pont- in 
Hadr. I: « hic constituit diaconias tres... aliam vero dominae nostrae Mariae, quae 
sita est foris portam b. Petri apost. in caput Porticus » , soggiunge : « detta Diaconia 
non era cardinalizia e stava edificata dove bora si son fatti i fossi vicino a Castello 
in capo a Borgo Nuovo, nel dilatare i quali io vi ho visto nel 1627 le vestigio et 
alcuni pezzi di colonne base e capitelli di detta chiesa, con gran quantità d*ossa 
de' defonti, già ivi sepolti » . 

Finalmente Fulvio Feniicci, p. 72' ricorda una delle tante memorie del curatore 
del Tevere Giulio Feroce, incisa in una « pietra poco fa cavata et drizzata avanti 
à Santa Maria Traspontina » . 

b) il monastero «b. marie de Harmenis ullin pontem » (corr. b. lacobi) 
nel quale, dice l'anonimo di Torino, « isti Harmeni habent uxores et filios secundum 
ritum suum » . Fu demolito per Tampliamento della piazza di san Pietro, insieme a 
molte casette, che sì vedono ritratte con ogni precisione sul lato destro del rame di 
Enrico di Cleves, il quale forma la tavola XI dell'album di vedute di Boma inciso da 
Filippo Galle. Vedi il diario del Firmano in Cod, Casan. XXX, 111, 17 e il Suarez 



GIULIO III. 1553 63 



in Cod, Vai, 9140, e. 2, il quale fìssa ai 29 settembre del 1564 il principio dei borao 
lavori di abbattimento. Il medesimo ha lasciata memoria della scoperta fatta a suo 
tempo « in s. Petri porticii e Poenitentiaria vetere » di una epigrafe armena del- 
Tanno 1246 col nome deiregumeno Stefano Lazzaro. 

e) la chiesa di s. Gregorio in Cortina la quale segnava il termine della 
portica, come quella della Transpontina ne segnava il principio. « Tal chiesa fu 
disfatta al tèpo di Pio TV per ampliare la piazza, e li anticamète, nel venire il papa 
il giorno di s. Marco dal Laterano à san Pietro à piò nudi, se gli lavavano li piedi » . 
Torrigio, p. 189. 

d) la chiesa di s. Maria de Yirgariis, così chiamata dai venditori di 
vei^he bordoni, che tenevano banco lì dappresso, o dalla vicina « Schola virga- 
riorum • . La sua demolizione per opera di Pio IV è descritta da Michele Lonigo 
nel mss. vallicelliano. Una piazzetta adiacente alla chiesa prendeva dalla stessa 
il nome, e la basilica vaticana vi possedeva nel 1384 una casa « cum signo triima 
columnarum « . Era una delle tre situate in Cortina, circa il luogo ove più tardi fu 
eretto Tobelisco Vaticano. Le sue cospicue rendite in annui scudi 460 furono annesse 
all'altare di s. Marco Evangelista in s. Pietro. 

e) la chiesuola di s. Maria Regina coeli. Vedi Armellini, p. 780. 

IL CASTELLO. Per quanto concerne il Castello, gli scavi per le sue nuove for- 
tificazioni incominciarono nel gennaio 1562, con la scoperta di alcuni blocchi di tra- 
vertino. Il giorno 31 aprile si notava il pagamento di scudi 38 baj. 60 per medaglie 
• diverae doro d argento e di metallo per mett.'' ne fondamenti della fortificatione 
di castello». V'è poi un fascicolo intitolato «Opera del ponte avEti al portone 
di Castel sant'Angelo — lavori fatti al portone di Castel santo angelo nello aliar* 
gare il ponte « della quale opera, nondimeno, mancano i particolari. Nei registri del 
« Boschetto « si trova perduta la notizia di un pagamento Tatto a Pietro Venale per 
dipintura di • 23 armi nel corritore di Castello « . 

A e. 20' deir edizione Fulvio Fernicci si legge questo brano: » Il portone di 
Alessandro VI presso il Castello, che congiungeva il borgo alla città, fu tolto via al 
tempo di Pio IIII circa Tanno 1562, quando si comincìorno à fare i bastioni et for* 
tificationi del borgo, à effetto di allargare quel passo, che per la sua strettezza non 
vi si poteva passare et vi si affogavano le persone ». E nei conti di fabbriche del 
1562, sotto la data del 3 luglio, si trova quest'altra curiosa notizia: « Scudi cento- 
cinquanta a m^ haniballe muratore de Bologna p opa della frascata sopra il ponte 
di castelsant* Agnolo « . Questo portone di Castello fu opera profusamente decorata. I 
conti camerali parlano di uno stemma di Giulio III, scolpito da Maino Mastorghi, 
e da maestro Valente, da collocarsi « ad porthonum castri S.-^ Angeli « Il Barto- 
lotti A. L. p. 133 riferisce questi altri particolari : « Rev. fratri Guglielmo de Porta 
plombatori apostolico senta 50 moneta ad bonum computum . . . Statue marmoree 
S. Johannis Bap. per ipsum fiendum ed ad portonem castri S. Angeli apponendum {sic). 
Da altri pagamenti del 3 marzo 1556 per altrettanto si nota « ad bonum computum 
sculture statue s. loh. Bapt. quam sculpsit Carrarie. Hanno consimili pagamenti per 



64 GIULIO III. 1553 



BORGO altre statue Daniele da Volterra e liaffaello da Montelupo, ma dove sieno andate... 
non saprei ^ . 

I registri camerali contengono anche nota di scudi 287 spesi per acconciare la 
strada dal Castello al Belvedere. 

Se potesse prestarsi fede a Ligorio Torin. V. le pietre pel lastrico del ponte, 
rifatto da Pio lY, sarebbero state tolte da un sepolcro deirAppia. ^ Presso di queste 
fosse Caelie (Gluilie) furono dui monumenti l'uno à destra et Taltro à sinistra della 
via Appia, et sono tutti duoi molto rovinati et tuttavia più li rovinano, coloro, che 
hanno cavato i suoi fossi, di sotto Albano, doue havemo veduto cavare molti sassi 
per lastricare il ponte sant*Agnelo ". 

1 conti camerali relativi a queste opere di difesa nel periodo 1561-70 contengono 
altri particolari interessanti. 

« 11 ottobre 1561. Scudi 20 a Francesco da Carravaggio a bon conto sopra 
cottimo se gli e dato a cavar il fosso dal Castello al Belvedere. 

17 ottobre 1562, Scudi 20 a Paolo Ambrosino a b. e. sopra il lavorò se glie 
dato a levar la terra della strada nova che riesce al ponte id. Scudi 12 a 
Rocco da Vedova a b.c. sopra il suo lavoro a cavar il fosso del castello.., et 
portare la teiTa nel letto vecchio (del fosso) della Sposata. 

19 dicembre 1562. Scudi 10 a N. Mandello a b. e. sopra l'opera a levare la 
terra che è accanto al giardino del Castello et portarla dentro le mura. 

24 dicembre 1562. Scudi 14.50 a Bartolomeo da Berlinghieri per avere abbat- 
tuto quel muro vecchio grosso presso il giardino del Castello (0- 

27 marzo 1563. Scudi 16 a B. Tagliacozzo per saldo del fosso dietro la cortina 
di Borgo Pio . . . Si è messo poi a fare la fossa et nettare sotto il ponte dove passa 
l'acqua della Sposata dietro alle case de Quatrochi. 

2 aprile 1563... quattro case che si hanno da minare tra la porta Castello 
sotto il coridore et detto Castello (la prima dei) frati del monasterio di s^^ Trinità 
di l'ordine di 8° Francesco di Pauli : (la seconda) del quondam cap.°° Vincentio Com- 
pari: (la terza di) Francesco Pietro Paulo Pippi sanese: (l'ultima) a Cristofaro del 
Brusato laiche romano. 

17 aprile 1563. Scudi 20 a m*^ Ottaviano fiorentino a b. e. sopra le due arme 
pappale al portone della Via Angelica. 

5 giugno. Scudi 47 a Marche Basso pallafreniero scudi 79 a Nicollo Svizzero e 
scudi 83 a Mad."^ Lucrezia Capodiferro per la sotisfattione (di tre casette) butate a 
terra per farcii portone sotto il coridore della Via Angelica. 

3 luglio. Scudi 20 a Francesco da Caravaggio a b. e. per far la porta nova di 
Castello. 

14 agosto. Scudi 20 a m.^ Gio: Bergamasco a b. e. sopra Topera a far un 
arco sotto il coridore p. scontro alla chiesa di S. Angelo». (Nel niese di di- 
cembre per la fortificazione del Baluardo dell'angelo furono in parte espro- 
priate le vigne di Guido Bonisio, Agostino Marcellino e Giulio Galli). 

(') Il vecchio e grosso maro è distintamente visibile nella celebre tavola di A. Lafreri, Castello 
Sancto Angelo di Roma, detta del Ciarlatano, 



GIOLIO III. 1553 65 



L*opera di Pio IV per rispetto al Castello e al Borgo, è illustrata da molti e 
pregevoli rami. Bicordo la veduta del Castello, col pentagono bastionato attualmente 
in essere (ogni cortina e ogni faccia di bastione ornate con lo stemma mediceo), la 
leggenda della quale dice « Plus iiii pont. max. d. Angeli arcem iirbemque leoninam 
novìs moenibus munere (corr. munire) coepit Salutis anno m. d. 1. x. pont. sui 
ann. i Excud. Bomae B. F. (Battista Franco?) mdlxiiii i>. Questo rame è del più 
grande interesse per i particolari del castello vecchio e nuovo, per il sito della 
Traspoutina, Tospedale, chiesa e porta di santo Spirito, etc. Gli stessi pregi si ritro- 
vano ne « la pianta del Borgo di Roma « incisa sul fare del Bufalini, per metà in 
planimetria, per metà in prospettiva. Vedi Rocchi, tav. XXVI-XXVIIl, 1, e le belle 
rappresentazioni prospettiche, pubblicate da Antonio Lafreri. 



REGIONE II CAELEMONTIVM. 

LA VIGNA DI VBERTO STROZZA. 

1553, 28 settembre. La piii antica memoria relativa alla seconda regione di 
Augusto, ed a scavi in essa esegniti nella seconda metà del cinquecento, si riferisce 
ai terreni archeologici quivi posseduti da Uberto Strozza mantovano, figlio di 
Tommaso, segretario apostolico, camerario del cardinale Pompeo Colonna e vicecan- 
celliere di S. R. C. [notare Apocello prot. 417 e. 37]. Nel raccogliere notizie intorno 
questo personaggio, che i contemporanei chiamano indifferentemente Uberto o Ro- 
berto, Strozza o Strozzi, si deve usare non poca circospezione, afBne di non con- 
fonderlo col banchiere Roberto Strozzi, fratello di Piero, che appunto, di questi 
tempi traflScava in corte di Roma. 

Ho raccolto le poche notizie che seguono, nei protocolli notarili del tempo. 

Nel 1548 Uberto, e suo fratello Ludovico, abitavano un palazzo sito nella par- 
rocchia di Sant'Eustachio verso la piazza, vicino agli Stati, palazzo venduto neiranno 
medesimo ad Eurialo Silvestri, personaggio col quale i lettori di quest'opera sono già 
famigliari (Vedi tomo II, pp. 210-218). Da Sant'Eustachio si trasferirono al palazzo 
Orsini a Montegiordano, generalmente riservato a personaggi d*alto stato, e ad amba- 
sciatori dei grandi regni cattolici. Quivi V Uberto fondò l'Accademia de' Vignaiuoli, 
alla quale intervenendo i più chiari uomini del tempo, dalle cose villerecce prende- 
vano i soprannomi loro, come l'Agresto, il Mosto, il Cotogno etc. 

Nell'anno 1553 Uberto, caduto in grave malattia, dettò al notare Reydet il te- 
stamento, dal quale tolgo i seguenti brani: 

« Die 22 Februarii 1553. Mag.^^'^et R.'d. Ubertus strozza mantuanus suum 
condidit ultimum testamentum videlicet voluit eius cadaver sepelliri in ecclesia 
beate marie supra minervam 

Item legavit HI.™® et R.™"* d£lo archiepiscopo e o 1 u m n e unum quadrettum in quo 
est depicta ab uno latore pietas, noe non etiam retractum 111. d. lucretie scalione. 

9 



66 oiuLio ni. 1553 



cABLiMONT. Item legavit 111."'* et R.""' d. car.^* de ferrarla unum caput uniuB philo- 

sophi aliud unius imperatoris existens in domo dfli Hippoliti capilupi et aliud 
ezistens in studiolo ipsius testatoris 

Actum Some in palatio mentis Jordani et in camera cubicniari ipsius testa- 
toris ». [prot. 6161 e. 298 sg.]. 

L' « arcbiepiscopus Golumna « è il cardinale Pompeo, del quale il testatore era 
stato camerario: il « card, de Ferrarla» è Ippolito d'Este: del Capilupo, insigne 
collettore di antichità, dovrò occuparmi nel quarto volume. 

Credo probabile che tutti 1 marmi legati dal testatore al cardinale Ippolito 
d'Este sieno stati trovati nella vigna da lui acquistata Tanno 1546 sulla spianata del 
Celio, vicino al Laterano (not. Roydet, prot. 6153, e. 642). Tale provenienza è certa 
per il «caput unius philosophi * che poi è quello di Milziade, visto venire in 
luce ai IO di febbraio del 1553 « in monte Caelio in vinca Strozae » da A. Masi, 
e da lui descritto in una lettera ad Ottavio Pantagato, che si conserva tra le schede 
del Manuzio in cod. Vai. 5237, e. 241. Lo Stazio e T Orsino descrivono alla lor volta 
Torma già trasferita « alla vigna di Ferrara » ovvero « apud Hippolytum card. Esten- 
seni » secondo la volontà espressa nel testamento. Vedi Kaibel, n. 1185. 

Ma gli scavi più famosi condotti nel sito della vigna celimontana sono quelli 
descritti o accennati da Ligorio, Torin, X, 127; Otlobon. 3370, Olstenio, Vatic. 9141 
(Gudlo, 62, 10), citati dal de Bossi nella Memoria sui Vigili a e. 28 e seg. del- 
Testratto {Ann. Inst. a 1858, e. 267 seg.). È diflScite riconoscere la verità nel rac- 
conto confuso e talvolta contradittorio del Ligorio : ma io credo che si possano rite- 
nere per estremamente probabili 1 fatti seguenti. 

I. che gli scavi ebbero luogo nel sito pianeggiante posto tra Tospedale di 
Sancta Sanctorum, e s. Stefano Rotondo, da est ad ovest, e tra gli archi neroniani 
(via di s. Stefano) e la via della Ferratella da nord a sud: cioò nell'altipiano della 
villa Fonseca (Nelli, tav. Ili, 3; Lanciani, F. U. R. tav. 36). 

II. che porsero ad essi occasione le opere fatte eseguire da Filippo ed Uberto 
Strozza per ridurre il sito a vigna. 

III. che la forma delTedificlo era quadrata con torri (?) in sogli angoli, la lun- 
ghezza del lato scoperto giungendo sino a m. 109,30. Il lato conteneva • decem cu- 
bicula » di m. 5,94 X 4,95, e « quatuor conclavia » o saloni, lunghi ciascuno m. 13,66, 
e larghi come 1 cubiculi m. 5,94. 

lY. che vicino al descritto furono trovate traccio di un altro rettangolo di fab- 
brica, al quale fu scioccamente attribuito il nome di castra Peregrina. 

y. che nel mezzo della corte di vigna Strozza vi era una edicola o un tempietto 
rotondo, con peristilio di diciotto o venti colonnine, parte di porfido, parte di granito 
rosso, e con epistilii, capitelli e basi di marmo bianco. 

VI. finalmente che le camere circondanti il cortile • erano bene ordinate quanto 
alla Intentione : ma variamente ridotte con qualche difformità per li restauri fatti • 
(Ligorio), ciò che è confermato dalla espressione di « stufe plebee » con la quale il 
Vacca descrive le fabbriche trovate in quest^altipiano : « Ho veduto cavare • egli dice, 
Mem, 106 « da s. Stefano Rotondo fino allo spedale di s. Giovanni in Late- 



GIULIO ITI. 1553 67 



rano, e troviure molte stufe plebee, e muri graticolati, con alcuui condotti di piombo, cablkmont. 
e molte urne con ceneri, tutte cose di poca considerazione. Dopo le stufe si servirono 
di questi luoghi per sotterrarvi, al tempo che abbruciavano li cadaveri » ('). 

Questi punti, più o meno accertati, non bastano a sciogliere il problema topogra- 
fico. L'altipiano del Celio si conosce aver contenuto quattro fabbriche, alle quali po- 
trebbero convenire i particolari suesposti: la statio cohortis II Yigilum, le 
caitra Peregrinorum, le Lupanaria, e lo Xenodochium Valeriorum. 

Ora la statio coh. II, 'compresa nel recinto di villa Mattei, era separata 
dalla vigna Strozza-Fonseca dal gruppo monumentale di santo Stefano; dalla vigna 
Morelli-s8. Sanctorum-Colacicchi ; e dalla grande strada, la quale, uscendo dalla porta 
(anonima) serviana, scendeva alla porta Metroni e alle Decennio. 

Le castra Peregrinorum, comprese nel recinto degli orti Teofili, poi Casali, 
frano separate dalla vigna predetta tanto dalla linea degli archi neroniani, quanto 
dalla grande strada conducente alla porta Gelimontana. 

Le Lupanaria, traccio importanti delle quali furono ritrovate in vigna Mo- 
relli-ss. Sanctorum-Colacicchi neiranno 1878, non pare che abbiano potuto occupare 
un rettangolo di 109 m. di lato, né raggiungere ed oltrepassare i confini della vicina 
vigna Strozza-Fonseca. 

Per ciò che spetta alla casa ed allo Xenodochio de* Valerii, nel sito del mona- 
stero di sant'Erasmo, il cui scavo conta tra i piii notevoli del secolo, non mi pare 
che i particolari di tempo, di sito, di risultati, si adattino a quel poco che sappiamo 
di positivo circa lo scavo Strozza (Vedi appresso a p. 69), molto più che ci sarebbe 
conflitto, piuttosto, contemporaneità di data fra l'uno e l'altro. 

La congettura meno improbabile che mi venga suggerita da questa condizione di 
cose, è che gli Strozza abbiano scoperto l'atrio o peristilio della magnifica DOMVS 
L - MARII * MAXIMI, l'illustre storico, il cui nome ricorre tanto spesso nelle Vitae 
Augg.y e la cui carriera, restituita dal Borghesi (in Giorn. arcad. 1856, pp. 13 
e 463: Oeuvres, tomo V, p. 459) e dall'Henzen (ad. CIL. VI, un. 1450-1453) conta 
fra le più brillanti e fortunate del tempo. Con le ricchezze accumulate durante la sua 
amministrazione della Celesiria, Asia, Africa, Belgica, Mesia, G^^mania, ecc. non solo 
potè ornare la casa celimontana con cospicue opere d^arte, ma anche assicurarsi il 
possesso di ville sulla spiaggia di Ardea, e nel territorio di Velletri. Negli scavi 
Strozza, dei quali mi sto occupando, ossia, come dice Ligorio, {cod. nap. 1. 34, e. 159) 
« nella vigna di M. Roberto Strozzi di Mantua nel M. Celio « , venne di fatto scoperto 
l'angolo sinistro superiore di una base di statua onoraria {CIL. 1453), recante il 
nome di Mario Massimo. E che il frammento appartenesse veramente alla fabbrica sca- 
vata, e indicasse il nome del suo possessore, lo provano le scoperte del 12-14 feb- 
braio del 1708 descritte dal Bianchini, le quali restituirono due altri piedistalli in 



(*) Credo che il Vacca voglia esprimere questo concetto, che, oltrepassate le fabbriche di abi- 
tazione abbastanza volgari scoperte più dappresso a s. Stefano Rotondo, e oltrepassata . la cerchia 
delle mura servìane presso i ss. Quattro Coronati, si entrava in un campo di seppellimento occu- 
pato da colombai. 



68 GIULIO lU. 1558 



CATUMONT. situ, il priiDo, D. 1450, dedicato a Massimo dal legato della terza legione Cirenaica 
M. Julius Artemidorus, il secondo, n. 1451, da nn suo ufficiale di ordinanza, Fompeius 
Alexander. Si può da questi fatti ragionevolmente argomentare che anche la base 1452, 
vista dal Pighio, quando già era stata trasferita alla villa Giulia, provenga dalla 
vigna Strozza, e sia stata donata al pontefice dallo scopritore, come sappiamo essere 
avvenuto delle altre basi celimontane nn. 1682, e 1717. 

Per ciò che spetta alle opere d'arte raccolte da Mario Massimo nella sua casa, 
basti la testimonianza del Bartoli, Mem. 52 : « partendosi dairospedale di s. Giovanni 
in Laterano nell'andare verso s. Stefano Botondo, nella villa de* Fon seca vi fu, 
tra le altre belle statue, trovato il bellissimo centauro, che in oggi si vede alla villa 
Borghese » . Il Fea, Misceli, tomo I, p. 285, n. a, parla di « altre cose trovate nello 
stesso luogo » e promette parlarne « fra le notizie do' nostri tempi » , promessa che 
sembra essere stata dimenticata. È probabile che i seguenti ricordi di Cassiano dal 
Pozzo (ed. Lumbroso, p. 50), abbiano relazione topografica con la villa Strozza-Fon- 
seca, e servano ad illustrare la testimonianza del Bartoli. « Per la strada che va da 
s. Giovanni Laterano à S. Quattro, in una vigna a mano manca, furono trovate in 
occasione di ca^a statue diverse di bellissima maniera, e tra l'altre, due di Fauni, in 
atto di saltare con i crotali, e non so che à piedi; statue veramente riguardevoli : 
furon vendute a monsignor Mazzarino; oltre a questo furon trovati canali di pietra 
da condur acqua da un luogo all'altro, che fece creder, vista la diligenza con che erano 
lavorati, che fusse anticamente luogo di delitìa » . 

Il Ficoroni ne' Piombi, p. 10, tav. II, n. 3, descrive un disco della grandezza 
d'un medaglione con le teste di M. Aurelio e L. Vero « che si riguardano .. . trovato 
da Giuseppe Mitelli cavatore di cose antiche nell'imoscapo d'una gran colonna di 
bellissimo marmo giallo, ma rotta in pezzi mentre si scavava nell'estremità del monte 
Celio vicino » al Laterano. 

Chiudo il paragrafo col riferire il seguente notevole documento 

(t Die sabbati 27 maij 1553. Mag.^^* diius Ludovicus Strotius nobilis 
mantuanus frater et heres in solidum ho : me: D. Uberti Strotij dum vixit cle- 
rici Mantuani ad quem spectat una vinca sibi relieta in hereditate dicti quondam d. 
liberti sui fratris, petiarum quindecim vel circa sita in urbe in monte celio, que 
ab ante habet viam publicam que vadit ab arcu hospitalis s. Johanni Late- 
rani ad navicellam, ab uno latore bona seu vinca dicti hospitalis ab alio 
lateribus vinca Antoni] quondam Marcelli macellarij et ab alis etiam lateribus 

bona Marcantoni j que vinca alias prò malori parte fuit empta per dictum 

quondam d. Ubertum a quodam magistro Johanne baptista quondam magistri An- 
tonij mancini barbitonsoris sub die 29. novembris 1546, et prò alia minori parte a 
quodam Johanne antonio moiolo sub die 17. martij 1548 dictam vineam cum canneto 
simul iuncto, cum statio, puteo, domuncula, omnibus membris vendidit dd. Nardo 
Alexandre alias Sandro Petro et Yincentio quondam raphaelis bartolini de 
rossis de fesolis prò pretio scutorum quingentorum auri. Actum Rome apud ma* 
cellum Antoni] ciocij macellarij in loco qui dici tur alla sciam polla « (ivi,prot. 6162, 
C i^27). 



GIULIO III. 1558 69 



Gli acquirenti della Tigna Strozza, i fratelli de Bossi da Fiesole, sono gaklebiomt. 
abbastanza noti nella storia dell'arte. Nardo apparisce nel 1566 come arbitro nella 
stima dei lavori di scalpello eseguiti da Gianpietro Annone e Rocco da Montefiascone 
per il deposito di Paolo lY (not Tarano, tomo a. 1564-68, e. 435 sg.). 

Flaminio Vacca, allievo di Vincenzo, parla del maestro con evidente simpatia, 
la quale doveva essere fomentata, oltre che dall'istinto dell'arte, anche dal comune in- 
teresse verso le antichità. Il Vincenzo conta fi-a i pochi discesi a curiosare nella 
voragine mitriaca del Campidoglio {Mem. 19): e deve anche avere preso interesse 
negli scavi del tempio di Giove Ottimo Massimo, coi marmi del quale egli scolpì 
t tutte le statue e profeti ^ della cappella, che il cardinale Federico Cesi faceva 
costruire nella chiesa di s. Maria della Pace {Mem. 64). Egli ò pure l'autore o pro- 
pagatore della storiella concernente il Leone capitolino, riferita nella Mem. 70. 

La più recente memoria archivistica degli Strozza a me nota è dell'anno 1565 
e si riferisce alla « mag.^* domina Marietta relieta d. Ludovici ». Il nome del- 
l'illustre casato ricorre una sola volta in iscrizioni romane, cioè nell'epitaffio di Fede- 
rico Paltroni da Urbino in ss. Apostoli (Forcella, tomo II, p. 239, n. 712). Il sepolcro 
di Uberto fu costruito in s. M. sopra Minerva, contro il pilastro che divide la prima 
dalla seconda cappella nella nave sinistra : e dalla memoria incisavi sappiamo avere 
egli vissuto soli 48 aimi, ed essere morto ai 28 febbraio 1553, cioè sette giorni dopo 
aver dettato il testamento riferito di sopra. 

DOMVS VALERIORVM-XENODOCHIVM A VALERIIS 

MONASTERIVM S. ERASMI. 

Nell'anno 1554 scavandosi il suolo « in horto monacorum s. Stephani prope sa- 
cellum divi Erasmi, ubi aedes Valeri Proculi fuisse veri simile est. . . reperta est 
tabula aenea {CIL. VI, 1684) cum duabus similibus sequentibus (1685, 1686): in 
quarum (aedium) atrio hae tabulae columnis affiiae fiierunt : ibidemque basis statuae 
eiusdem Proculi (1693) reperta est ». Così ha notato il Pighìo nel Cod. Leid. Luzac. 
p. 177. Un altro epigrafista presente alla scoperta, Nicholas Florent, ne indica il sito 
preciso con le parole « nel horto di s. Stephano rotundo, al lato alla chiesa di 
s. Erasmo, dove sono state cavate le reliquie del atrio di Proculo viro clarissimo, 
nel cui atrio, nella colonna del peristilio erano istrumenti dei tre contratti scritti 
in rame » (1684-86). Vedi Cod. Bruxell. 4350, f. 6. 

Le tre tavole contenevano il nome di Q. Aradius Bufìnus Valerius Proculus, pre- 
side della provincia Valeria Bizacene nel 321, e quello dei municipii e delle colonie 
africane che avevano voluto rendergli onore, e perpetuare in varii modi i vincoli di ami- 
cizia e di servitù contratti con esso durante la sua gestione della provincia. Il piedi- 
stallo poi era dedicato a L. Aradius Valerius Proculus, che fu prefetto di Boma nel 
337, e console nel 340. 

Questi scavi si erano svolti e queste scoperte erano state fatte l'anno 1554, nella 
parte del peristilio più lontana dalla chiesa di s. Erasmo. Sette anni dopo, cioè nel 
1561, il card. Ippolito d'Este, amico e legatario di Uberto Strozza, la cui vigna at- 



70 GIULIO IIL 1558 



CARLSMONT. tigus agli scavì egli doveva avere visitato più volte, volle tentare nuovamente la 
sorte, e spinse le indagini sino al sito della Chiesa, la quale riapparve e fu finita 
di spiantare nel mese di marzo. I conti archeologici del Cardinale scoperti e pub- 
blicati da Adolfo Venturi uelV Archivio dell'Arte a. 1890, p. 199 contengono, di 
&tto, le seguenti partite: « 1561 22 genn. per pagare sei palle (pale) con li ma- 
nichi le quali hanno a servire per la cava che si ha da fare a san Stefano Rotondo 
— 16 d.® scudi 6 à li cavatori de la cava de san S.° R.°. — 16 d.' à i cavatori 
de la cava di San S.^ B.^ scudi otto e b. 92 per opere 48 fatte a detta cava, et 
per pagare un muratore col suo manovale per aver scoperto la chiesa di S^. Erasmo 
a la detta cava » . 

Alle cose esposte fin qui si riferisce il seguente brano del Ligorio Torin. 
XY, e. 97': « nel monte Celio sotto la giureditione di sanstephano era uno antico 
monasterio di santo Erasmo et sendo cotale monasterìo fabricato su la grande et ma- 
gnifica casa di Froculo, un tempo esso monasterio è stato custodito et finalmente 
sendo annullato la chiesa è caduta et dissipata come il luogo stesso et adi nostri è 
stata spogliata di alcune cose antiche che vi erano, et tra esse una tavola scritta 
nella greca lingua in cui si leggono i beni et possessioni cet. ». La storia di 
questa insigne tavola di donazione di fondi rustici, che si attribuisce ai tempi di 
Adeodato II (672-676), è stata rifatta nuovamente dal Gatti (in Bull, com, t. XXX, 
a. 1902, p. 164 seg.) e dal Camobreco (in Archivio S. R. S. P. t. XXVIII, a. 1905, 
p. 273 seg.). Vedi anche le osservazioni del Grossi-Oondi in Bull. com. t XXXIV, 
a. 1906, p. 18 seg. Trasferita con altri marmi di santo Stefano alla vigna Pariola 
dei pp. Gesuiti, la quale divenne proprietà del Seminario Romano dopo la soppres- 
sione delVordine nel 1774, la tavola di donazione fu vista in quel luogo dal 
comm. de Rossi nel 1872. Oggi è perduta. 

Quanto alle vicende della chiesa e monastero di sant'Erasmo, brevemente ac- 
cennate dal Ligorio, sappiamo che sulla fine del quattrocento fra Giocondo (il quale 
la chiama « aedicula sita in hortis s. Stefani Rotundi in Coelio Monte «) vi copiasse 
riscrizione di Follia Saturnia n. 10131, la stessa che Pietro Sabino dice di avere 
trascritta « in s. Erasmo prope s. Stephanum rotundum » . Sisto 1 7, vedendo Tedificio 
abbandonato e quasi crollante, lo afiidò alle cure dei monaci di s. Stefano, cedendo 
loro in compenso la rendita di 24 fiorini d'oro. Ma i monaci devono avere usurpata 
tale rendita a loro speciale vantaggio, perchè il nome di s. Erasmo non apparisce 
più oltre nelle descrizioni di Roma del cinquecento. Solo il Fulvio ne ha conservata 
la memoria con le parole : « fuit in eodem ambitu (cioè dentro il muro di cinta della 
vigna di Santo Stefano) memoria patruum nostrorum, celeberrimum s. Erasmi mo- 
nasterium « . Il Severano, che pubblicò i tre tomi delle Sette Chiese nel 1630, af- 
ferma, nondimeno, che se ne vedessero ancora « i vestigli nell'atrio (di santo Stefano) 
con alcuni segni delle stanze e pitture che vi erano». 

Dagli scavi del card. Ippolito tornarono in luce altri due diplomi n. 1687, 
1688, incisi in lamine di bronzo, la curva delle quali si adattava a quella dei fusti 
delle colonne del peristilio, cui erano afiisse, e che portavano, come le precedenti, il 
nome del preside della Bizacene nel 321: ed altre tre basi onorarie n. 1690-1692 



aiOLio III. 1553 71 



di L. Aradius Valerius Proculus prefetto della città, nel 337. Il predetto Nicolò caklemont. 
Florent così scriyeTa di queste cose allo Smet: « anno 1651 sub Pio iiij poni max. 
eifossae fuerant bases tabellaeque sequentes in monte Coelio, sub aede diruta sancti 
Erasmi, intra hortos monasterii sancti Steph. rot. «. 

Strana cosa invero, ma pur caratteristica dello spirito del cardinale Ippolito -ò il 
disprezzo o Y indifferenza da lui mostrata verso i preziosi monumenti istorici trovati 
nello scavo, i quali in luogo di essere trasferiti al museo-giardino sul Quirinale o 
alla villa d* Este tiburtina, furono venduti o donati alV appassionato collettore Achille 
Maffei, e trasferite al suo palazzo alla Ciambella. Vedi tomo I, pp. 109-111. A 
questa serie dovrà aggiungersi il frammento di altro piedistallo n. 1694, che lo Smet 
vide già trasportato alla casa di Gentile Delfino nel Campitello, sapendosi da altre 
testimonianze come l'illustre ricompositore dei Fasti capitolini avesse formato la 
miglior parte del suo museo epigrafico con lapidi trovate sul monte Celio. 

Sotto il pontificato di Innocenzo X (1644-55) « più oltre (della villa Fonseca 
andando verso s. Stefano) nelForto di Francesco Morelli detto il cieco, per esser tale, 
cavandosi ad istanza del Marchese del Bufalo, con assistenza di Gio. Francesco Gri- 
maldi, pittore bolognese, tra le altre cose vi fu trovato un cortile di non molta gran- 
dezza, entrovi sette bellissime statue, le quali dal detto Marchese furono mandate 
in Francia • (Bartoli, Mem. 53). 

La data di questi ritrovamenti può essere fissata all'anno 1653 come apparisce 
dalla seguente licenza di scavo, rilasciata dal pro-Camerlengo Lorenzo Altieri il 
giorno 10 gennaio. 

« Patentes effodiendi. Diio Io: Francisco Morello filio quond. alterius loan* 
nis Francisci Romano heredi fìdeicommissario q. Pauli Morelli D. unius horti po- 
siti Bom^ prope Yen: Eccìiam Sancti Stephani Rotundi muris circumdati à duobus 
adsunt uie public^ et ab uno latore bona DD. de fon sechi s, et ab alio bona Yen: 
Collegii Germanici saluis etc. per Te insimul et prò indiviso cum D2io Carolo 
Domitio Morello tuo patruo possessi etc. exposuisti etc. q. d. D. Car : Domitius dieb. 
preteritis a Nobis obtinuerit patentes etc. facultatis effodiendi etc. in d."^ Horto et cum 
tu quoque tamquam condominus cupias. Nos de mandato Tibi cum d.° Carolo in à,° horto 
escavare Tabulotiam Saxa et petras inveniendas lintiam concedimus. 

Datum hac die 10 lanuarij 1653 ». [Provv.*» del Cam.^ tomo 1652-1653 e. 127 
A. S.]. 

« Sotto Clemente X, (1670-1676) si rincominciò a cavare nel detto luogo e vi 
furono trovati vestigi delle migliori pitture che si siano viste in Roma; medesima'^ 
mente diverse statue e busti nobilissimi, in particolare li due Lucj Yeri com* 
prati dal Card, di Buglione, ed Amore e Psyche dal Card, de' Medici: oltre 
ciò diversi maimi mischi, una lucerna nobilissima di metallo, la quale rappresenta 
la navicella di s. Pietro; oltre altri bellissimi pezzi di anticaglie». (Bartoli, 
Afem. 54). « Questa insigne lucerna » aggiunge il Bellori nei Commenti alle Antiche 
Lucerne del Bartoli p. 11, n. 31 « fu tratta dalle mine del monte Celio, nella 
vigna de signori Morelli contigua a santo Stefano, dove sono state trovate statue 
e marmi de' buoni tempi dell' imperio. Dimorava in quel tempo in Roma il car- 



72 GIULIO III. 1553 



GABLBMoNT. dìoale Leopoldo Medici, che la lucerna portò à Fiorenza con altri rari ornamenti 
di scoltura ». 

Una quinta campagna di scayi ebbe luogo nel febbraio del 1711, e fruttò la 
scoperta della tavola di bronzo n. 1689, che il Bianchini dice essere passata al 
museo di d. Leone Strozzi, e forse del frammento di base n. 1695 passato al 
museo Vaticano. 

Una sesta data dal tempo di Benedetto XIV (1740-1758), e fruttò la scoperta 
di un gruppo insigne di oggetti in argento, appartenenti a domestica suppellettile, 
simile a quello trovato in Porto ai nostri tempi dal principe Alessandro Torlonìa 
nello Xenodochio di Pammachio. Il marchese Gabrielli donò al nominato pontefice 
un grande piatto, due bicchieri, uno de* quali fregiato con epigrafe votiva cristiana, 
due ampolle adorne dei busti degli apostoli Pietro e Paolo, quattro specilli, ed un 
cucchiaio. Parte di questi argentei cimelii è conservata nel museo sacro della biblio* 
teca vaticana, parte è andata perduta. Vedi de Bossi, Bull, crisi, 1868, e. 85, il quale 
non dice donde egli abbia ottenuta questa informazione sugli scavi del tempo di Be- 
nedetto. Singolare contingenza invero che i due più singolari ripostigli di domestica 
suppellettile, specialmente propria di refettorii, sieno stati rinvenuti ambedue fra le 
rovine di xenodochii o ospizii di pellegrini, uno in quello dei Yalerii sul Celio, Taltro 
in quello di Pammachio in Porto. 

Le scoperte avvenute nella settima od ultima campagna, in occasione della 
fabbrica deirOspizio per i convalescenti, eretta per lascito testamentario del conte An- 
tonio Cerasi, sono state descritte dal Gatti in Bull. com. tomo XXX, a. 1902, 
p. 155. Tale e tanta fu la ricchezza di questa dimora celimontana degli Aradii, che 
anche dopo sette devastazioni (410, 1554, 1561, 1653, Clemente X, 1711, Bene* 
detto XIV) sono state trovate negli ultimi disterri tre erme marmoree infisse ancora 
al loro posto e collocate in modo simmetrico contro i colonnati dell* atrio I 

SS. QVATVOR-SEPVLCHRVM FAMILIAE CANINIAE. 

1550-1555. Di questa scoperta fatta prima del 1555 nella vigna Ercolani si 
parla nel Cod. Val. 3439, f. 27, ma in modo assai confuso, e caratteristico degli 
imbrogli ligoiiani. Vi sono due piante di edificio rotondo, che si affermano rappresentare 
una parte ipogea, e una parte sopraterra. Questa seconda è intitolata « ichnographia 
templi plut. cereris proserp. in caelio monte inter formas et ecclesiam ss. iiij... 
ordinis ionici apud quod sunt fons et sepulchrum familiae Caniniae ». Più sotto 
si dice che il preteso tempio di Plutone era << fabricatù sup. monum. Caniniae familiae • 
del quale si dà pure un abbozzo di pianta con la leggenda << Familiae Caniniae se- 
pulchrum in monte caelio prope templù plutonis a via a caelio ad porta lateranensé 
prope templu plutonis a quo tempio in hoc sepulchrù ascendebatur in quo hoc epi- 
taphiù (manca) ». 

A me sembra che tutte queste, o falsificazioni, o alterazioni di verità abbiano 
per fondamento e punto di partenza la scoperta della insigne lapide CIL. tomo I, 
n. 1012; tomo VI, 2, 14338, la cui importanza dal punto di vista topografico (anda- 



GIULIO III. 1553 73 



mento delle mura di Servio) non è stata sin qui apprezzata. Circa la metà del secolo, gablimont. 
durante il soggiorno in Roma di Stefano Yìnando Pighio (1547-1555), fu difatto sco- 
perta « in monte Goelio propre templum sanctorum quattuor in vinea lulii Hercu- 
lani . . . presso la porta Asiniana » una tavola di marmo, alta m. 0,75 lunga m. 1,05 
con r iscrizione e poemetto di Caius Caninius Labeo, la cui alta antichità affermata 
dal Buecheler {AnthoL epigr. lat. spec. I, n. 34) vien messa in dubbio dal Mommsen, 
tomo I, n. 1052. 

Questa parte del Celio, su cui sorgono la chiesa e il monastero dei ss. Quattro 
Coronati, fu largamente scavata nel secolo XVL « Cavandosi innanzi ai ss. Quattro 
in certi canneti, si scopersero quantità di epitafì, tra i quali sentii dire, che ve ne 
era uno di Ponzio Pilato, ed appresso a questo luogo vi ei*a una vigna piena di 
frammenti di figure, e opere di quadro accatastate; e cavando il padrone vi scoperse 
molte calcare fatte da antichi moderni ; e credo che detti frammenti fossero ivi per 
farne calce ». Vacca, Mem. 12. 

« Ho veduto cavare da s. Stefano Rotondo sino allo spedale di s. Giovanni in 
Laterano e trovare molte stufe plebee e muri graticolati con alcuni condotti di 
piombo, e molte urne con ceneri « Id. Mem, 106. 

« Nelle vignie di santi. 4. sicavarono queste cornici coione base e capitelli 
iùna grSL cava co molte altre cose queste cornici girava i tondo lavorate di fora e 
drente bellissimi fogliami I sulifregi sono di tutta gr&dezza questi menbri le cornici 
erano di quest^a misura lóge p. 12. o. 10 luna e p questo si coprède le coione gi- 
ravano cosi... al presente sono ruinate e guaste « Gio: Alberti, Cod. Borgo 8. Se- 
polcroy ce. 41' 42. 

Anche Cherubino, fratello di Giovanni (ivi, tomoi, ce. 44' 49'), ha lasciatoricordo di 
marmi scavati « a sa.^^ 4, i lavignia « cioè cornicioni, basi intagliate, e capitelli di 
maniera ionica, pilastri rettangoli coronati da capitello ionico composito, con isfingi 
alate, con le zampe nascoste nelle volute e le faccio rivolte ad una candeliera che 
occupa il mezzo della composizione. E qui giovi ricordare che anche Baldassarre Pe- 
ruzzi ha disegnato bei scornìciamenti « a sancti quattro » nella scheda 411. 

Nel Cod. Barber. VaL XLIX, 35 vi è copia di un dipinto antichissimo di Cro- 
cifisso scoperto « nella vigna degli orfanelli a santi quattro « . Il Crocifisso tiene am- 
bedue i piedi riposati, e chiodati su di una sbarra a pogginolo, come si vede anche 
nel graffito della Casa Geloziana. 

1565 1 maggio. Il pontefice Pio IV, avendo ordinato al cardinal Francese Gon- 
zaga del titolo di s. Lorenzo in Lucina « arcus... quem Portugallie vocant, palatio tituli 
et ecclesie s.^ Laurentii contigui reliquias conservare et conservare et fulcire « e tenendo 
in memoria il fatto « in fronte dicti arcus duos sublimes columnas erigendas esse « gli 
da licenza di prenderle nella chiesa dei ss. Quattro (quas ex pluribus maluerit), anche 
contro la volontà del titolare e legittimo padrone il cardinale Enrico, infante di Por- 
togallo. 

Ora il Gonzaga, che doveva compiere il prospetto nord delVarco, aggiungendo 
alle due colonne di verde, già in opera, la coppia dei ss. Quattro, morì poche setti- 
mane dopo aver ricevuto il motuproprio di Pio IV, e così il progetto non ebbe ese- 

10 



74 GIULIO III. 1553 



CAKLEMONT. cuzìone. Qualcuno, nondimeno, deve essersi approfittato della concessione pontificia, 
perchè nella chiesa e nel monastero dei ss. Quattro non esistono più colonne di verde. 
Lo due destinate all'arco stavano forse nella cappella interna, sul lato meridionale 
del chiostro, ove ancora ne rimangono i fulcri e gli abachi, negli angoli della cro- 
ciera. Fio IV, del resto, conosceva assai bene la chiesa celimontana, avendola fatta 
risarcire a sue spese. 

Nel 1560 egli fece dono del monastero, un tempo abitato dai Camaldolesi, alle 
zitelle or£Eine di padre e di madre, già allogate nell' isola tiberina. Vedi Bull. com. 
tomo XXIV, a. 1896, p. 243. 

1555. MITREO ALLA NAVICELLA. Questo insigne mitrèo celimontano fu sca- 
vato nel mese di maggio 1 555 da Girolamo Altieri. 1 monumenti tornati in luce in 
tale occasione sono: a) base votiva con le immagini delle tre divinità capitoline, e 
la dedicazione fattane da M. Modius Agatho (CIL. VI, 81); b) simile con « basso- 
rilievi in tutte le faccio « e il nome del medesimo dedicante (ivi 82); e) epistilio 
marmoreo di edicola, lungo m. 2,07, grosso m. 0,44, dedicato a Giove Reduce « prò 
salute et reditu » dell' imp. Massimino nell'anno 235 da Domitius Bassus, centurione de' 
Frumentarii, e sotto-comandante dei Peregrini (ivi 428) ; d) « una tavola mannorea 
dove di mezzo rilevo è un huomo che ammazza un toro, et un cane morde il toro ; un 
serpe li punge il ginocchio, uno scorpione i testicoli. Sono poi a pie' d'uno albero 
un scorpione, una face, e la testa di un toro. Dalla parte di dietro è una colomba ; 
di sopra è il sole e la luna con molti altri vaghi ornamenti. È una delle belle scol- 
ture in marmo, che in tutta Roma si vegga. Vi sono due tavolette marmoree, dove 
di mezzo rilevo son duo homini (Genii lampadofori mitriaci) ed le faci in mano » 
(Aldovrandi, p. 281). • 

Il sito preciso degli scavi ò indicato con queste formule : « in area mentis Coelii 
anle templum divae Mariae in Navicella — in area divae Mariae in Coelio monte 
cognomento in Domnica — nella vigna Magarozzi sul monte Celio presso a s. Stefano « . 

È probabile che al mitréo medesimo appartenga la basetta CIL. VI, 86, dedi- 
cata « Deo caute y> da Flavius Antistianus. 

E qui è necessario far menzione dell'errore commesso dal Pighio Cod. Berlin. 
ce. 126 e 209 relativamente al luogo di origine della bella iscrizione VI, 222 ove 
si parla della costruzione (a. Ili) e del successivo restauro (a. 156) di una edicola 
sacra al Genio d' una centuria della coh. V Vigilum. Il Pighio la dice « offessa ante 
triennium (cioè nel 1568) in vinca archiepiscopi de Maximis in Monte Aventino « con 
manifesto errore : in primo luogo perchè tutti sanno che la stazione di quella cohorte 
era in villa Mattei: in secondo luogo perchè il Manuzio Orthogr, 138, 7 assicura 
essere la iscrizione stata trovata « in Monte Coelio ad s. Stephani prope Navicellam ^ . 

SCAVI NELLA VIGNA MAGAROZZL « In casa di Messer Ascanio Maga- 
rozzi presso Torre di Conti, in una sala si veggono sopra una tavola molte belle an- 
tiche teste; e sono: la testa col petto vestila {sic) di Alessandro Mammeo, 
quando era consolo... la testa di un Tigre, la testacei collo d'una donna Sa- 



GIULIO III. 1658 75 



bina. Un torso Piccolino. Un Bacco piccolo assai bello con un pampino di Tito, cablemout. 
con Vuya in mano, ma non ba piedi. Una testa piccola di Bacco di marmo rosso. 
Una testa di Hadriano imper. col petto. Una testa di una figliuola. Una testa col 
petto restito di L. Vero . . . Una testa di Claudio... Un putto ignudo con un 
raso in spalla in atto di yersare acqua, e tiene sotto il vaso un panno^ ma non ba 
piedi. Due torsi piccioli. (Seguono i tre rilievi mitriaci, descritti nel precedente para- 
grafo). Vi è un Sileno nudritore di Bacco; sta ebrio, e dorme sopra una otre di 
Tino; ba sopra una inscrittione. Vi è un busto ignudo. Vi è un vaso di pa- 
ragone antico largo duo palmi; e percbè vi è anco il suo pistello, doveva a quel 
tempo essere un mortaio da pistarvi sapori. Vi è la testa d'un putto col collo, e 
da la banda sinistra ha i suoi crini accolti. Vi è una tavola di marmo, dove è di 
mezzo rilievo uno H ercole morto, e lo pongono sul fuoco. Vi sono duo Termini 
con le lor lungbe basi, e col membro virile: uno è di Greco, percbè vi iia queste 
due lettere A - f • Valtro è Latino. Tn una camera verso la porta si truova una donna 
intiera vestita et assisa in una sedia a l'antica. È assai bella, e vogliono cbe sia 
Martia Otacilla imperatrice. Vi à anco un'altra donna pure vestita et assisa 
nel medesimo modo, cbe vogliono cbe sia I u 1 i a M a m m e a ; è assai bella. Vi è una 
testa col collo di una donna, maggiore del naturale, e quasi di Colosso. Vi ò una 
testa col busto e braccia di Esculapio, opera assai bella, e forse la più degna 
di quante in questa casa ne sono; E vi sono anco molti altri frammenti di questo 
Esculapio. Vi si veggono medesimamente molti altri frammenti anticbi: E tutte 
queste statue e teste, ba questo gentirbuomo ritrovate ne la sua 
vigna sul monte Celio presso a Santo Stefano «. 

Questo catalogo è veramente notevole, percbè dalla natura stessa delle opere tro- 
vate dal Magarozzi nella sua vigna celimontana si può argomentare quella della fab- 
brica del sito a cui appartennero ab antico. Ma per raggiungere questo risultato, 
converrebbe innanzi tutto riconoscere nei musei di Boma e di Europa le singole opere 
descritte dall' Aldovrandi, specialmente le due statue muliebri sedenti, i due Ermi 
inscritti, e V iscrizione cbe accompagna la figura del sileno dormiente, ciò cbe io non 
bo avuto opportunità di &re. 

DOMVS L. LICINII SVRAE. 1555 o poco prima. Una statua simile a quella 
eretta in onore di Cornelio Palma nel foro Augusto, fu dedicata a Licinio Sura per 
s. e. ed a pubblicbe spese in luogo a lui appartenente, berti o domus che fossero. Il 
Metello e il Morillon ne descrivono il piedistallo {CIL. VI, 1444) siccome sco- 
perto fra gli anni 1550-55 « in coelio monte non procul a Lateranensi basilica, 
prope formas Claudii aquaeductus » . Neil' istesso luogo e nell' istessa occasione deve 
essere stato recuperato il frammento di un secondo piedistallo n. 1548, spettante, 
credo, al medesimo personaggio. 

1560. 29 luglio. Scoperta di colonna d'alabastro nella vigna Bìsdomino, di 
sito incerto. 

• Petrus alias il Papa Camerinensis diocesis cavator in urbe promisit stare Juri 



76 GIULIO III. 1553 



cArLBMONT. et Judicatum solvere cum qnodam dominico rìsdomino de rÌTO frigido licet absente 
snpra eo quod pretendatar ipsum Fetrum afSctuarium cave dicti Dominici site in 
urbe in monte celio Jnvenisse duo petia columnarum mensure minus cu- 
bi tis in circa marmoris alabastrici et forsan alia antiquaria illaque dicto do- 
minico cum ad ipsum Fetrum afiSctuarium illa de Jure spectare pretendant non con- 
signasse. Actum Rome in officio mei notarij ' (Not. Giannantonìo Curti, prot. 2245, 
e. 502). 

1563-1566. CLAVDIVM. «Accanto il Coliseo verso Ss. Qio: e Faolo vi è una 
vigna. Mi ricordo vi fu trovata una gran platea di grossissimi quadri di travertini, 
e due capitelli corintij; e quando Fio lY restaurò le Terme Diocleziano, mancan- 
dogli un capitello della nave principale, vi mise uno di quelli : e vi fu trovata una 
barca di marmo da 42 palmi lunga (m. 9,36): ed una fontana molto adorna di 
marmi; e credetemi che aveta avuto più fuoco che acqua; ed ancora molti con- 
dotti di piombo «. Vacca, Mera. 22. 

Io credo di avere scoperto gli autori di questi scavi nel seguente documento del 
12 marzo 1565 (quando fervevano, per lo appunto, i lavori di Fio lY a s. Maria 
degli Angeli), in atti del not. Stefano Maccarani, prot. 973, e. 455. 

« Societas Futeolane. 

Indictione vj die vero 12 mensis martij 1565. In mei Constitutus Angelus quon- 
dam Jacobi Colletij detto il Fìstoja Cavator puteolane qui asserens habere et pos- 
sidere unam Cavam puteolane in urbe in loco detto San Ioanne et paulo et 
illam conductam reti nere a Monasterio et fratribus Sanctorum Ioannis et pauli ad ter- 
tium genus qua propter dictus Angelus devenit ad infrascrìptam Societatem diete 
Cave infrascripte ex sponte nunc posuit et immisit in socios diete Cave puteolane vide- 
licet Sanctum q ™ luce de assisio et gregorium q."* francisci de aretio Cavatores 
presentes ad lucrum et damnum cum infrascriptis pactis videlicet Item che trovan- 
dose tr avertine figure piombo et altre cose de importanza la meta de detta 
robba siano delli frati di S. Jeanne e paulo et Taltra meta de essi compagni, es- 
sendo che d° angelo sia tenuto la meta de dette robbe farne partecipi li detti frati 
per la meta secondo ne appare istromento della locazione fatto a à? angelo rogato 
per mano Simone Agnetto notare del Vicario del Fapa. Fremette mantenerli fino a 
tanto che si trovava della pozzolana et robba de cavare. 

Actum Rome in domo mei notarij regionis pinee presentibus ibi hieronimo pi- 
ciono de pisauro et Magistro Antonino q.™ Dominici romandiolo garzotto ad apotecas 
obscuras, testibus » . 

Stefano du Ferac, riproducendo nella tav. XIV il gruppo del Claudìum visto dal 
Falatino, osserva : « ora sopra detta fabbricha è edificato il monasterio di san Gio- 
vanni e Faolo nel quale cavandosi non molti giorni sono (1574?) fu ritro- 
vato certi fragmènti di statue molto grandi •. E nella tavola XVI, l'angolo dell'edi- 
fìcio verso il Colosseo , che è oggi coronato da una fila di pittoreschi cipressi, è 
chiamato • cimiterio della chiesa di s. Gregorio «. Il Desio, altro testimonio dei 



GIULIO III. 1553 77 



lavori di Pio IV, deliaea nella sch. fior,, 2011 una « basa ionica... qual fu tre- carlsmont. 
vata sul mòte Celio dove oggi la chiesa di s. Jo. e Paulo «. 

I continui lavori di restauro di ampliamento, e di deturpamento fatti alla chiesa 
e convento nel secolo XYI, da Adriano VI nel 1522, dal card. Eckenvoort dopo 
il sacco (1580), dal card. Nicola Laus di Palvé nel 1575, dal card. Antonio Carrara 
nel 1587, e dal card. Agostino Cusano nel 1598 devono avere dato occasione a sco- 
perte di qualche interesse. Così p. e. essendo stato rotto il pavimento della basilica 
nel 1575 vicino al « martyrium » dei santi eponimi, si aperse l'adito all' ipogeo e 
alla cella dove stava il deposito delle sacre relequie. 

Yi è anche memoria di una « basis marmorea praegrandis » eretta a Giuliano 
apostata da Memmius Yitrasius Orfitus prefetto negli anni 356-359 « reperta in hortis 
ss. lohannis et Pauli posteaque ad vineam card. Carpensis translata « circa la metà 
del secolo, ossia al tempo della dimora in Boma dello Smet e del Pighio. {CIL. 
YI, 1168). 

Debbo ricordare in ultimo luogo la licenza rilasciata il 3 agosto 1596 dal ca- 
merlengo Enrico Caetani a Pietro Mergo romano per iscavare «invìnea d.^ Joannis 
Baptiste Tannini de Arpino posita prope culiseum sub proprietate S.^^''"'" Joannis 
et Pauli in districto urbis » con la riserva della quarta parte alla Camera. (Provv. 
del Cam.8« nn. 1589-91, e. 114 A. S.). 

VIGNA CORNOVAGLIA. 1565, 4 gennaio. Licenza di scavare, o meglio di pro- 
seguire « foveam permissu ms^nificoriim dominorum tum existentium alme urbis Con- 
serva torum coeptam in via pnblica quae ad aedem Sanctorum I o h a n n i s et Pauli 
ducit et ad vineas tuas tendeutem . . . ac circum circa dictas vineas tuas etiam centra 
arcum Constantini per spatium XX cannarum longe a dictis tuis vineis ». Obligo 
della denuncia e della remissione in pristinum. (A. S. Vat. Divers. tomo CCXVII, 
e. 152). 

Mi pare che il terreno principale di scavo indicato in questo documento sia la 
vigna Cornovaglia (orto Botanico) confinante col gruppo dei ss. Giovanni e Paolo, da 
una parte, e con Tarco di Costantino dall'altra, alla quale appartiene quest'altro im- 
portante documento. 

1596. 4 novembre. « Licentia devastandi arcus. D. Campritio Cornevalio utriusq. 
cnstodiae S.'"^ D. N. Papae Cancellariu. De mand.*^ Tibi ut nonnuUos arcus Aqueductus 
antiqui sitos Inter tuam Vineam et hortum heredum q. Licinij Capizucchi, positos 
subtus Monasteri um seu Vineam Monasterij Ecclesie Sanctor. Ioannis et Pauli huius 
Alm^ Yrbis quos nimìum diete tue uine obesse, ac ex relatione D. Horatij Boarij ad 
hoc a nobis deputati nomini nec etiam antiquitati per eorum diruptionem preiudicium 
inferen: accepimus, diruere et devastare valeas lintiam impartimur (Henricus came- 
rarius) • . Il sito preciso delle arenazioni dell'acquedotto severiano-palatino, spianate a 
terra da Caprizio Cornovaglia, sul confine della sua vigna con l'altra dei Capizucchi 
(orto Botanico) è indicato nella tav. XXXYI della F. U. : secondo la indicazione la- 
sciata dal dn Perac, tav. XIY dei Vestigli, ove la linea degli archi è segnata con 
la lettera B. Il Cornovaglia deve avere non solo demolito, ma anche scavato, perchè 



78 GIULIO III. 1553 



GAiLBifONT. egli apparisce tra coloro che fornirono marmi per la fabbrica della nave Clementina, 
come sarà dichiarato nel proprio luogo. 

Al f. 40 della Miscellanea Barberiniana, XLYIII, 101, vi è una prospettiva 
di fabbrica a mattoni, schizzata in sepia da mano mal pratica, e accompagnata dalla 
leggenda: « Una fabbrica di stufe antiche trovate nel orto del sig."^ Diego Como- 
vallio «. Il bozzetto mi pare del sec. XYII. 

SCAVI NELLA BIBLIOTECA DI AGAPETO. 1576, 20 giugno. Nell'orto Cicca- 
lini. « Emptio prò B, p. d. Claudio Cicholino Custode Cancellane ap.^^. In nomine 
Dai Amen, Anno 1576 Indiotione quarta, Die vero vigesima lunij Coram testibns 
Dfius Dominicus de Dominis Bomanus regionis S.^^ Angeli sponte. Terrenum sive 
sodum Terre quantitatis trium petiarum vel trium petiarum cum dimidio positum 
Bomae in Monte Celio sive Scauro retro ecclesiam S.^ Gregorij, et ante 
ecclesiam seu Monasterium S.^^ Ioannis et Pauli, Qaod Terrenum sive sodum 
confinatum est ab uno latore a dieta ecclesia S.^' Gregorij, et ab alio latore, et retro 
a vinea Diìi Adriani, et dfii Scipij, et Dfii Vincenti] fratrum de Marcolis Bo- 
manorum, et a latore anteriori adest via publica cum Introitibus muris, et rebus tam 
apparentibus quam subterraneis et occultìs et omnia que, modo reperiuntur et reperiri 
potenmt cum muris cementis et lapidibus etiam separatis a murìs et ibi sparsis. 
vendidit B.^^ Patri Dfio Claudio Ciccolino nobili Maceratensi Custodi Cancel- 
lariae et Beferendario apostolico prò pretio scuter: 250 monete de juliis decem prò 
sento. Hanc autem venditionem D. Dominicus fecit, et facit prò pretio scutorum 
ducentorum quinquaginta ad lulios decem prò quolibet scuto. Actum Bomae in re- 
gione Pontis in Domo mei Notarij ». (Not. Prospero Campano, prot. 434, e. 489-491). 

Le ricerche di antichità incominciarono non appena il Ciccolini prese possesso del 
sito (orto triangolare, chiuso da antiche grandiose rovine, tra le chiese di s. Gre- 
gorio e dei ss. Giovanni e Paolo, confinante coi nn. 955, 956, 958 della pianta del 
Nelli). 

1577, 4 febbraio. « Conventiones Inter B. P. D. Claudiam Ciccolinnm ex una et 
Maximianum alias il Napoli ex altera partibus . . . Che Mons.*^ Claudio Ceccolini con- 
cede 110.""^ a Massimiano cavare nelli suoi giardini à S.^ Apostolo et nel suo luogo in 
Monte Celio o vero Scauro pietra, pozzolana tegole et scaglie et altro che se 
trovarà, et in monte Celio promette di più rompere quelle muraglie et massicci che 
ci sono che saranno a commodo della Cava secondo che d.° Mon."" gli dira et comanderà, 
et di tutte cose trovate in ciascheduno di d.^ luoghi (levato quella roba che a S. Apo- 
stolo è cavata sino al presente giorno quale è tutta di d.^ Mons."" ) un terzo sia di 
d. Mons*** li due altri terzi di d.° Napoli e del Compagno. 

Delle pietre grosse Statue, Colonne che si trovaranno et altre cose di qualunche 
sorte siano tenuti (Napoli et compagno) a venderle a Mons.*^ per quel prezzo che da 
altri se ne trovara ò vero a stima ma quando non le vegli se vendine ad altri. Actum 
Bome in Domo pred.* B,D. Claudij in Platea S.™"" Apostolorum posita patibus Dno 
Boetio lanneti de Montenovo Senogalliensis Dif cesis et D. Propertio Biccio Pientino 
Testibus ". (Atti di Prospero Campano, proteo. 437, f. 158). 



GIULIO in. 1563 79 



1588, 21 febbraio. « Licentia eifodiendi prò Matheo de Monte alto. Matheo de Mon- cablbmont. 
tealto De mand.^ Tibi at in Platea Sci Io anni s et Paoli et in regione Navicelle 
in locis tamen publicis ac in Platea Sci Petri in Yincula nec non in nia que tendit ab 
ecclia 8.^ Marie Maioris asqne ad Vineam 111. D. Leonis strotij subterranea loca 
et quoscunq. lapidea marmoreos porfireticos Tiburtinos fìgaratos et non ac quascnnque 
Statnas Marmoreas aeneas ab antiqnitatibus spatio decem Gannarnm cnm Interventu 
D. H.^ Boarii Gorna.^J : concedimus. Yolumus autem tertiamq. partem (Henricas Gae- 
tani camer.)». (Provv.** del Cam.««. Voi. degli anni 1587-88, e. 177'). 

ARCVS CAELEMONTANI. È noto come Tacquedotto neroniano-celimontano, nel- 
Tattrayersare le strade del quartiere, prendesse forma monumentale, e come tali fornici 
di passaggio fossero costruiti in travertino, e ornati con cornici e con grandi iscri- 
zioni sull'una e Taltra faccia dell'attico. Vedi CIL, VI, 1259; Lanciani, Aqued,, 
p. 154. Due di questi fornici perirono nella seconda metà del secolo, quello di Basi- 
lide, di prospetto all'ospedale lateranense, e quello della Navicella. « Al n. 20 neirar- 
marie I, mazzo III, n. 17, ritrovasi una condonazione fatta ai 28 giugno 1604 da... 
guardiani della... Compagnia (del ss. Salvatore ad ss.) al popolo romano del prezzo 
di alcune pietre del Colosseo, condotte in Campidoglio per la fabbrica del nuovo 
palagio, in ricompensa che il pò. ro. donato aveva allo spedale della Compagnia a 
s. Qiovanni in Lateranno un'arco antico situato incontro all'abitazione del medesimo 
spedale > {}). 

Del fornice alla Navicella ragiona il Vacca a questo modo, Mem. 119: « Ac- 
canto la chiesa di s. Maria della Navicella si trovarono molti travertini: non sono 
in opera ma scomposti ; e perchè l'acquedotto, che passa innanzi s. Gio : in laterano 
accenna andare al detto luogo, però credo che vi facesse un'angolo, il quale dividendo 
l'acqua partorisse due acquedotti... Bisogna che ivi l'acquedotto traversasse una strada, 
e per farla ampia e spaziosa . . . fabbricavano di travertini con buoni fianchi, come al 
presente ne vediamo un'altro dinnanzi all'ospedale di s. Qiovanni nel medesimo 
acquedotto ». 

Gli archi celimontani mettevano capo al gigantesco serbatoio delle « Stagna 
Neronis » sul sito del quale fu più tardi eretto il tempio di Claudio. Egli è forse 
in seguito dell'abbandono di tale serbatoio, che un nuovo ne fu costruito alla Navicella, 
accanto all'ospedale di s. Tommaso in Formis, nel sito indicato con ogni precisione 
nella tav. XXXVII della F. U. Di questo ricettacolo, al quale accennano Fulvio, 3, 
15 ; Marliano, 4, 9, e il Castiglione nelle note ad Vitruvium, tolse la pianta Pirro 
Ligorio circa l'anno 1560, della quale si conserva copia a e. 64 del cod. Bodleiano, 

L'Ugonio, Stas^ di Roma, XXXIV, descrive la scoperta di un tubo di piombo 
con iscrizione, fatta da queste parti Tanno 1588. 

Sallustio Peruzzi ha delineato nella Sch. fior. 655 la pianta di un elegante 
ninfèo semicircolare, decorato all' ingiro con « coione di mistio bellissimo » il cui sito 
ò determinato dalla seguente postilla : « questo lavacrìo fu trovato passato il coliseo 

(*) Marangoni, Mem. anfit, Flavio^ p. 56, n. 54. 



80 GIULIO III. 1553 



cAKi.GMONT. p aodarc a san GiovanuilateraDO la prima vigna a la man destra «. È possibile che 
si tratti del « nymphium sordiiim sqnalore foedatum et mànnorum nuditate deforme « 
che Flavio Filippo prefetto della città « ad caltnm pristinnm revocavit « sulla prima 
metà del secolo quinto. L'anonimo Einsiedlense dice di averne veduta Tiscrizione « intns 
Romae » : ma il Suarez ne ritrovò un frammento ai Ss. Giovanni e Paolo cioè nel sito 
istesso dove Sallustio Peruzzi dichiara aver tolta la pianta del ninfeo. 

1575. GRVPPO LATERANENSE. « Apud basilicam lateranensem prope aquae- 
ductum an. 1675 » fu scoperto, presente il Pighio, il cippo CIL, VI, 267 ^ relativo 
a rivendicazione di suolo pubblico fatta, al tempo di Tiberio, da una commissione di 
senatori presieduta da L. Asprenas cos. a. 6 p. C. 
, « Sotto lo spedale di s. Gio. in Laterano vi attraversa un fondamento grossis- 

simo, tutto di pezzi di buonissime figure. Vi trovai certi ginocchi e gomiti di maniera 
greca : parea tutta la maniera del Laocoonte di Belvedere « . Vacca, Mera. 13. 

« È ferma opinione che nella via di s. Giovanni in Laterano, particolarmente 
dietro alla Scala Santa (di Sisto V) verso al mezzo di quelli muri di acquedotti (villa 
Wolkonsky) vi sieno cose notabili : perchè ivi era un*abitazione principale al tempo 
delli Goti e altri, vi sono state fatte gran mine ; e poco si è scoperto « Id. Mem. 125. 

Della scheda che segue ho smarrita Tindica/ione d'origine : può anche darsi che 
non appartenga al secolo XVI. 

« In una picciola vigna vicina p fianco alle scale Sante la quale termina col- 
Tacquedotto di Claudio si vede ancora in essere la gran buca riquadrata in forma 
di camera dove fu nascosta la statua equestre ... con la quale dicono che vi fossero 
alcune colonne dì alabastro cotognino, delle quali colonne due ne furono cavate, e 
portate via da Boma, et a tempo nostro in tre vigne di quella contrada, che sono 
quella de Giustiniani, T altra della famiglia della Valle... eia 3^ ch'era del 
cardinale Granvela si sono cavati molti marmi mischi e scoperti vestigij di 
fabrica grande... n. Il sito di queste vigne può essere riconosciuto con l'aiuto del do- 
cumento che segue, in atti Taracchi, prot. 1737, e. 446, in data 31 ottobre 1578: 
«(Lelio della Valle vende al card. AntonioPerenotto card. Granvellano) unam 
petiam vinee site inter menia urbis prope eccliam Lateranensem incontroversus (?) 
poi-tam Maiorem, cui ab uno latore est vinea Tiberij Stalle, a duobus via publica, 
ab alio vinea cardinalis Perenotto cet « per il prezzo di scudi 152 boi. 50. Vedi 
anche Cod. Barber. Vai. XXX, 136, e. 74 « Terracotta alla cava della vigna della 
Valle presso s. Gio : laterano attaccata al p."" Giustiniano « . 

1575 circa CASTRA PEREGRINORVM ? « Mi sovviene che appresso s. Stefano 
Rotondo nella vigna di Adriano Martire accanto l'acquedotto (poi villa Casali) si 
trovò una statua con la testa di Adriano vestita alla consolare di buona maniera, 
con delle altre statue, delle quali non mi ricordo il nome, e un tripode da sacri- 
fizio di metallo. Il detto Adriano lo comprò il popolo romano, ed ora si vede nel 
primo piano della scala del Consiglio publico ». Vacca, Mem. 87. Il simulacro è ri- 
prodotto nell'edizione de Rossi delle statue Cavalieri-Vaccaria, sotto il n. 18. 



GIULIO III. 1553 81 



1553, dicembre R. IV (?). Scavi di un grande edificio ignoto di opera qua- 
drata, forse, nella regione de' Monti. « Sia noto qualmente questo dì 8 de Dee. 1553 
costituiti bernardo e iacon q. de bertone boste fratelli germani danno a cavare un 
certo suo horto et cortile accanto la sua casa, a m^ Marco de Agazinis romano ba- 
bitante in la regione de monti il qual borto è contiguo alli beni del detto m^ marco 
con patti. 

Chel d.^ m*^. possa cavare in ogni parte del d*" horto 

Chel à^ m^ marche sia tenuto a dare alli predetti fratelli la mita degni cosa 
se trovara in d^ cave durante ditto tempo [doi anni]. 

Item chel d.^ m' marco possa servirse del d* horto per cavare o tirare la robba 
quadri che sono ancora dalla banda de la dal muro, cioè in Ihorto del d'' m^ 
marco, et in evento chel d.° m^ marco pigliassi a cavare Ihorto de madonna diana 
che è li contiguo, possa tirare quella ancora da Ij 

Item che nel cortile al d.^ m^ marco possa cavare se se vedessi Tedìfitio se- 
guitare nel d.® cortile, non altramente. 

Idem Marcus qui supra m. p. scripsi et subscripsi 

Io bernardo confermo 

Io iacono suo fratello confermo » [Not. Stefano Maccaranì, prot. 971, e. 425] . 



LA VILLA MATTEI 

E LE SVE RACCOLTE ARCHEOLOGICHE. 

1553, 28 settembre. « Emptio vince ad sanctam mariam navicelle facta per d. Ja* 
cobum de mattheis a dfio sabba de paluzellis prò scutis (mille) auri in auro. 

« In nomine Domini. Anno millesimo quingentesimo quinquagesimo tertio indictione 
xìj die lovis vigesima octava mensis septembris In presentia mea personaliter Constitutus 
Mag.^"" D. sabba s quondam pauli de paluzellis Patrìtius Romanus in presentiarum 
regionis parionis ad quem spectat et pertinet vinca quondam d. Antoni] de paluzellis sui 
germani fratris dudum defancti sita intra urbis menìa in regione montium seu alia verìorì 
regione urbis ultra amphitheatrum vulgariter nuncupatum colosseum et propre 
ecclesiam s.^^ marie navicelle et cuius quidem vince confinia idem d. sabbas 
asseruit esse infrascripta videlicet ab uno latore versus septemtrionem seu aliam veriorem 
partem est ecclesia predicta navicelle ab alio versus orìentem et meridiem re- 
spective seu alias veriores partes est vinca domini cbristiani de rubeis, ab alijs 
vero lateribus sunt vie public e vigore successionis ipsius d. sabbe in hereditate et 
bonis prefati quondam d. antonij sui fratris vendidit etc. Mag.^° D. I a e o b o quondam 
petri antonij de mattheis patritio Romano regionis s.^^ Angeli vineam predictam 
petiamm undecim vel circa cum domo, turri, lovio, vasca, tino et mansionibus et 
edìficijs quibuscumque in illa existentibus liberam et exemptam ab omni onere pre- 
terqnam ab annua responsione quatuor barilium musti solvi solita ecclesie predicte 

11 



82 GIULIO III. 1553 



V. MATTEi 8.^« marie de navicella Hanc autem venditionem etc. fecit prefatus d. eabbas dicto 

d. lacobo prò pretio scutomm mille auri in auro ad rationem luliorum undecim prò 
quolibet sento. 

« Actum Rome in regione pontis in domo et solita habitatione d. Inlij bo- 
naventura videlìcet in aula eiusdem doiniis«. (Not. Lucantonio Buzi, prot. 308, 

e. 77-85). 

Il nome della famìglia Palluccelli, venditrice, è già noto ai lettori di questa 
Storia, a cagione degli scavi di antichità da essa eseguiti nella vigna celimontana 
negli anni 1537-1546, per la ricerca di marmi destinati alla Sala Regia. Vedi 
tomo II, pp. 132-133. Questa vigna era distinta in due parti: la vigna vecchia, che 
la famiglia possedeva sino dagli inizii del secolo XY, e la nuova, comperata dai fra- 
telli Meschini il 6 marzo 1478. Nellapoca di acquisto minutata dal Bistucci (A. S. 
Cap. 67 C) il sito è descritto con questa formula: « tres petias vineati inter vineam 
et torram sodam et cannetum cum vasca vascali tino et statio, positas infra menia 
urbis in loco qui dicitnr santa Maria della Navicella ... cui ab uno latore sunt rea 
dicti emptoris ab alio tenent res Angeli de Scapputiis, ab alio res lacobi de 
Signia etc. •. 

Negli atti del notaio Ponziani (tomo 1329, e. 142) si legge un curioso inven- 
tario delle robe lasciate da Paolo Paluccelli, padre di Saba e di Antonio. Vi si tro- 
vano registrate « tres imagines parve argenti Yirginis dello veto parvi valorìs apte 
ad portandum super biretos puerorum... una saccula in qua sunt diverse monete 
archimie et argenti bassi ponderis . . . una cassa magna spusareccia « ed altre simili 
curiosità. La casa di famiglia stava « in regione Parionis et super platea Parionis • 
a confine con la casa Minutoli, passata ai Mìgnanelli nel 1553. I Palluccelli pos- 
sedevano pure prò indiviso coi Millini una • fornace di vasi e mattoni « nelle piane 
del fiume, sotto al monte Mario. 

Per ciò che concerne la famiglia Mattei, e i suoi vari rami, della quale tanto 
frequente ricordo ricorre nei libri d'arte e di topografia, riferirò queste brevi notizie 
dell' Ameyden: « La famiglia Mattei è antica romana trasteverina, come apparisce 
dalla casa che al di d*hoggi si vede di veneranda antichità con Tarme di Scacchi 
senza Taquila. Doppo (il 1372) si trasferirono in Roma alcuni della famìglia e fonda- 
rono casa poco lontano dalla prima habitazione nel rione della Regola molto magnifica 
a quei tempi e la piazza avanti essa fu chiamata la piazza de* Mattei, come al di 
d'hoggi, ornata con una fontana di quattro figure di bronzo di molta stima. 

« I Mattei della Regola diventarono ogni giorno più ricchi, comprarono tutta 
risola ove di poco prima poser li piedi; e sondo divenuti ricchissimi de stabili e 
denarosi de contanti, Ciriaco et Alessandro fratelli fabricarono in detta isola, in com- 
petenza, duo suntuosissimi palaggi, come hoggi si veggono e superarono di longo la 
fabrica che fece prima Mario Mattei. 

1 L'altro ramo è cugino dei sopradetti Mattei che ancor egli baveva la sua parte 
nella detta isola, anzi la più antica. Non havendo sito di potersi allargare, per compia- 
cere a Sisto V, ch'aprì la strada di santa Maria maggiore, fabricò nel quadrìvio 
detto le Quattro Fontane un palazzo magnifico, hoggi posseduto da' suoi nepoti ». 



GIULIO IIL 1553 83 



Si hanno dunque tre rami e tre gruppi di residenze della famiglia, cioè i Mattei ^- mattbi 
di Trastevere, quelli di Calcarara o del circo Flaminio, e quelli del Quirinale. 

Dei Mattei di Trastevere e delle loro raccolte antiquarie ho già parlato a ce. 111- 
112 del primo tomo. 

Ai Mattei del Quirinale si riferisce la memoria 37 del Vacca: « mi ricordo che 
nella via che parte da Monte Cavallo e va a Porta Pia, al tempo di Sisto V vi fu- 
rono fatte quattro fontane, di una delle quali (quella oggi Albani-dei Drago) è pa- 
drone Muzio Mattei, che fabricando in quel luogo vi trovò un sacrifizio con il 
vitello, ed alcuni leviti, un Bacco due volte maggiore del naturale, con un Fauno 
che lo sostenta, ed una tigre ai piedi che mangia dell'uve, una Venere, ed altre 
statue di buoni maestri. E perchè detto luogo fa capocroce alla strada che va a 
Santa Maria Maggiore, volendo la gente fabbricar case, si sono scoperte molte fa- 
briche povere, che piuttosto tenevano di stufe plebee ». 

La scoperta del gruppo colossale del Bacco fu ricordata anche con incisione in 
rame, nella tav. 37 delle Insigniores statuarum Urbis Romae icones di Giangia- 
como de Rossi, la quale porta la seguente leggenda: « Bacchus cu sileno Colossus, 
mirae pulchritudinis, in palatio Mucii Matthaei in quirinali. Ibidem nuper repertus » . 

Oggi il gruppo è esibito nella sezione Ludo visi del Museo delle terme. 

Per ciò che riguarda il ramo principale dei Mattei di Calcarara, grandi col- 
lettori di monumenti scritti e scolpiti, il cui cui nome è legato al palazzo di contro 
a santa Caterina de' Funari, alla villa Celimontana detta della Navicella, e alle rac- 
colte illustrate da Ridolfino Venuti e dall'abate Amaduzzi, nei tre ponderosi tomi 
delle Monumenta Mattheiana, incomincio col pubblicare il testamento del fondatore 
di tutte queste meraviglie, Ciriaco Mattei, al quale, in attestato di gratitudine pei 
servigi resi alla cosa pubblica, i Conservatori del pò. ro. avevano fatto dono del- 
l'obelisco capitolino sino dall'I 1 di settembre del 1582 (i). Le iscrizioni che ricor- 
dano questo fatto, incise sulla base della guglia, sono riferite a p. XXX del tomo I 
delle Monumenta predette. Il testamento abbonda di notizie interessanti per la 
storia della famiglia, e de' suoi possedimenti territoriali e artistici. 

« Nel Nome della S.""*^ et Individua Trinità Io Ciriaco Matthei figlio della 
ho: me: S.** Alessandro Matthei ho deliberato fare et stabilire questo mio testa- 
mento et volunta nel modo et forma che segue. Ordino et voglio che il mio corpo 
subito spirata l'anima sia portato nella chiesa di S. Lucia mia parrocchia et di 
là positivamente portato senza pompa alcuna di notte nella chiesa d'Araceli, et 
sia sepellito nella mia capella accanto alla sepoltura della bo : me : S.^ Cardinale 
mio fratello con una lapide di marmo con iscrittione semplice et di quella maniera 
che parerà alli mie heredì infrascritti. 



(■) L*obelÌ8Co, troYato nelUséo in epoca non conosciuta, staYa dapprima vicino alla porta la- 
terale deirAraceli, dalla qaale postura lo tolse Paolo III per avvicinarlo alla piazza, dove egli 
aveva fatto già collocare la statua equestre di Marco Aurelio. Vedi il racconto di Matteo Silvagni 
de trib. pereg. e. 306; Bull, com, tomo X, a. 1882, p. 112; la vignetta di M. Heemskerk in Bull, 
predetto, tomo XVI, a. 1888, tav. IX, e il disegno di Giovanni Colonna cod, Vat. 7721, e. 61. 



84 GIULIO in. 1558 



V MATTBi item lascio alia S/* Claudia mia moglie in casa et nel mio palazzo habitatione a 

sua satisfattione Et di più li lascio per particolare amorevolezza doi delli miei quadri 
di devotione a sua electione che se li goda et tenga per amor mio. 

Item lascio li miei Anelli et Diamanti alla S/* Claudia S> Croce mia 
nora se li goda per Amor mio con tutte altre cose d'oro che ho appresso di me 
come catene et anelli. 

Item lascio a Donna Benedetta mia Nepote un quatro di devotione ad elet- 
tione della S."** Claudia sua Matre et a sor Maria Cecilia fatta monaca in Vi- 
terbo un'altro quadro di devotione pure ad elettione di detta 3^^ Claudia, et cosi a 
tutte l'altre figlie di detta SJ^ Claudia che si faranno monache lascio il medesimo 
legato. 

Item dechiaro bavere tra le molte robbe, et beni che è piaciuto a sua divina 
Maestà concedermi in questo Mondo, il Palazzo edificato dalla bo: me: d'Ales- 
sandro Matthei mio Padre nel quale io con i miei figliuoli habbito, et quale è stato 
da me notabilmente accresciuto, et ornato, et al presente anco se accresce di nova 
fabrica, qual Palazzo è posto nel Rione di S. Angelo, confina davanti con la piazzetta 
della detta chiesa di S. Lucia mia parrocchia, da fianco con la strada che va al Mo- 
nastero et chiesa di S. Caterina della Bosa et dietro con li beni del S/ Asdrubale 
Matthei mio fratello, et con la casa vecchia et altri confini. Item il Q lardino no- 
minato della Navicella confina con la chiesa di S. Maria in Domnica alias della 
Navicella, et devanti, et da lati con le vie publiche, confina anche con un' horto 
pur mio che sin da questo Anno santo prossimo passato se ben mi ricordo comprai 
dalli heredi del quondam Antonio Albi, et confina finalmente con un poco di vigna 
horto con casa del SJ" Thomaso Mazzei quale intendo comprare per vigore della 
Bolla luris congrui per incorporarlo con detto Qiardino et reddurre ogni cosa in Isola, 
et de già pende lite avanti ali* 111."^^ S."* Camerlengo, et S.**' Maestri di strada ; Qual 
giardino per prima et da quaranta anni sonno era vigna, et io con molta spesa et 
sollecitudine et tempo l'ho redutto in forma di giardino con haverci fatte molte et 
diverse statue pili tavole intarziate. Vasi, Quadri di pitture et diversi 
marmi, et fattovi all'anni addietro condurre l'Acqaa felice et fattovi varie et di- 
verse fontane et redduttolo in quel buon stato nel quale al presente si trova nel 
che dico, et confesso realmente haver speso più di sessanta mila scudi come 
appare per testimonij esaminati ad perpetuam rei memoriam da Ms Ottavio Capo- 
gallo già notare Capitolino reposti nel mio Archivio qual giardino è stato anco di 
molta mia recreatione, et trattenimento, et di esercitio di virtuosi et di reputatione 
non poca della casa essendo visto, et visitandosi giornalmente non solo da personaggi 
et gente di Roma ma da forastieri con buona lode, et fama il che sia detto senza 
ostentatione et vanagloria ma solo per la verità et per essortatione delli miei po- 
steri a conservarlo. Item la metà delli quattro Castelli cioè Giove, S. Pietro, 
Rocca Sinibalda et Belmonte posseduti prò indiviso con il S/ Asdrubale mio 
fratello ; quali Palazzo, Giardino, et metà di detti quattro Castelli con altri Castelli 
che io comprassi ho pensato et deliberato per riputatione maggiore della Casa et 
famiglia Matthei lasciarli in titolo di primogenitura et perpetuo fideicommisso con- 



GiaLio III. 1553 85 



forme alla primogenitura eretta et constituita dal detto bo: me: S/ Gar.^" Matthei v. mattei 
mio fratello nella donatione Inter vivos da lui fatta a me et al detto S/ Asdrubale 
il di 17 di agosto 1600. 

Per tanto a detto fine detto Palazzo con tutti suoi membri et pertinenze et con 
tutte le fabbriche, ornamenti et meglioramenti in esso fatti et da farsi, et il detto Giar- 
dino con tutti suoi membri et pertinenze, et con tutte et singole statue, vasi, pili, 
Teste, Busti, tavole intarziate, quadri di pitture adobamenti, et supellettili con tutti 
ornamenti di qualsivoglia sorte tanto fatti come da farsi, et tanto fissi et murati 
come non fissi et amovibili di tutte qualità et quantità et tanto antichi quanto mo- 
derni nessuna cosa eccettuata, assiemi con il detto horto già compro et quello che 
intendo comprare; Et anco la metà delli detti quattro Castelli li lascio do, et con- 
cedo al detto Giovanni Battista mio figliuolo, et dopo lui a tutti suoi figli nepoti 
et pronepoti et altri descendenti in infinitum maschi legitimi et naturali primogeniti, 
et de primogenito in primogenito secondo il grado et prerogativa della primogenitura. 

Con che però voglio Mons.'' Alessandro mio figliuolo habbia in vita suaThabi* 
tatione in detto Palazzo nel medesimo modo et nel medesimo stato che Tha, et gode 
et Thabbita hoggi. 

Voglio anche che detto Mons.** durante sua vita sia usufruttuario del detto Giar- 
dino, et che lo goda communemente con detto Giovanni Battista, esortandoli, et pre- 
gandoli a tenerne conto et a più tosto augumentarlo che a deteriorarlo, certifican- 
doli et assicurandoli che li sarà di non poca reputatone, et gusto, et mentre lo go- 
deranno communemente, voglio che V utili, et la spesa sia commune ; et per alleggerirli 
dalla spesa et a ciò detto Giardino habbia per sempre qualche dote dechiaro et voglio 
che detto horto già da me compro, et anco Taltro che intendo comprare, et quando 
non lo comprassi io in vita mia voglio che se compri dalli miei heredi infrascritti 
siano, et s* intendine membri del detto giardino et debbano soggiacere et essere sot- 
toposti alla detta primogenitura fideicommisso, et prohibitione di alienare in tutto e 
per tutto come detto giardino eccetto che voglio si possono locare et afiSttare, et li 
aflitti et pegioni spenderli et impiegarli in mantener detto giardino o per dir meglio 
per aiuto di mantenerlo. 

Et voglio ancora che detto Giovanni Battista et Mons/ al più lungo fra un 
mese dopo la mia morte debbano far fare per mano di notare, diligente inven- 
tario et descrittione di tutte et singole statue, petti, teste, tavole, pili, vasi, 
quadri, et altri qualsivoglia marmi et ornamenti amovibili, et anco di mobili et sup- 
pellettili che stanno in, detto giardino tanto per il giardino come nelle fontane et 
dentro Thabitationi, et mancando uno di loro lo possa far fare l'altro, et mancando 
tutti doi (il che non credo) possa farlo fare T infrascritto essecutore testamentario, et 
questo a fin che si possa conservare et fare conservare da posteri il detto giardino 
nel stato che si ritrova. 

Et soggiungo che la primogenitura, fideicommisso et prohibitione di alienare non 
solo s'intenda nel giardino cioè nel fondo o solo, et fabrìche, et cose infisse, ma 
anco in tutte le statue, ornamenti mobili et suppellettili, in altre cose dette di 
sopra, talmente che se detti miei figli (salvo quello dirò appresso) o loro descendenti 



86 GIULIO III. 1558 



T. BiATTEi teotassoro o ardissero di vendere o alienare qualsivoglia statue, busti o teste, ta- 
vole altri marmi, o pitture, o qualsivoglia altro ornamento di qualsiasi qualità o 
valore (etiam che fnsse di poco valore), ipso iure, et ipso facto caschi et s'intendi 
cascato et privato della proprietà et usufrutto, et da ogni commodo di detto Giar- 
dino et suoi membri et pertinenze, et mia dispositione, et in esso succeda, et debba 
succedere quello che succede et vien chiamato alla detta primogenitura come se il 
detto alienante, et contrafaciente fusse realmente morto et per tale s'habbia et reputi, 
et sia lecito al successore pigliarne il possesso di propria autorità. 

Voglio anco che sia lecito a quelli che sonno chiamati alla detta primogeni- 
tura interpellare li possessori del detto Giardino tanto giuditialmente quanto extra- 
giuditialmeute a custodire conservare et mantenere, et resarcire detto giardino fa- 
briche, et ornamenti nel loro buono stato, et forma, et ottenere da qualsivoglia giu- 
dici ordinari] mandati de associando, et fare restaurare, et resarcire il detto Giardino 
sue fabriche, et ornamenti a spese del possessore et costrengerlo alla conservatione, 
et manutentione et quando anco il possessore fussi restio, et negligente levarlo di 
possesso a fatto come se havesse alienato, et contravenuto, et ciò possa farsi tante 
volte quante verrà il caso. 

Voglio anco che non obstante detta Primogenitura, et fideiccommisso et probi- 
bitione di alienare detti Giovanni Battista, et Mons.** unitamente, et d'accordo sin 
che saranno vivi (ma non però loro heredi, et successori ne altri chiamati alla detta 
primogenitura) possine et veglino vendere et alienare detto giardino con tutti suoi 
membri tutto assiemi nel modo che si ritrova con tutte statue pitture, et altri or* 
namenti, et ogni altra cosa in una vendita sola, et non in più vendite, ne a pezzo 
per pezzo; dechiarandomi meglio che volendo detto Giovanni Battista et Mons/ in 
vita loro vendere detto Giardino ce debba concurrere il consenso, et voluntà de Am- 
bidue, et il prezzo se lo possino dividere, et partire communemente, et dispome a 
loro piacere liberamente, et non concorrendoci la volontà, et consenso di tutti doi in 
vita loro resti inalienabile, et morendo alcuno di loro non possa il sopravivente più 
venderlo ne alienarlo etiam che ce intervenisse il consenso delli heredi del defonto, 
ma resti come ho detto inalienabile, et sogetto alla detta primogenitura et per- 
petuo fideicommisso. 

In tutti et singoli altri miei beni mobili stabili, et semoventi nomino miei he- 
redi universali li suddetti Giovanni Battista, et Mons/ Alessandro per egual portione. 

Essecutore del presente mio testamento faccio il detto S.** Asdrubale mio fratello. 

Et in fede ho fatto scrivere il presente testamento in Boma nel mio Palazzo 
questo di 26 di luglio 1610 ^ [Not. Ottavio Capogalli, prot. 486, ce. 344'-869]. 

L'inventario dello collezioni d'arte esistenti nella villa Celimontana fu eseguito 
quattro anni dopo la volontà espressa da Ciriaco nel testamento predetto. L'originale 
si trova a e. 351-360 del protocollo 486 del notare Ottavio Capogalli, ed io ho cre- 
duto far cosa grata e utile agli studiosi riproducendolo nella sua integrità, siccome 
quello che potrà dare qualche luce sulla provenienza di parecchie antiche opere di 
scultura, oggi disperse pei musei di Europa. Ma per gli studii di topografìa e per la 
storia degli scavi di Boma il documento non ha 'alore, perchè il luogo di ritrova- 



GIULIO IH. 1553 87 



mento di tante statue, busti, iscrizioni, urne, sarcofagi, marmi architettonici non vi ^- mattet 
è altrimenti indicato, né è possibile conoscerlo per altre fonti. In tesi generale si può 
congetturare che i marmi sieno stati scavati in terreni di casa Mattei, non esistendo 
alcuna memoria di acquisti fatti da terze persone nei protocolli di Lucantonio Buzi 
notare di famiglia. Nei possedimenti della quale si trovavano molti centri archeologici 
capaci di essere esplorati con frutto. Ne ricordo i principali. 

1. Gasale Yaccarese (Maccarese) sul quale Ciriaco IL impose un censo di 
so. 160 a favore di Ludovico Patrizi, ai 25 agosto 1554. Conteneva gli avanzi di 
Fregene, di Santa Ninfa, di ville del littorale. Nel 1569 Paolo Mattei costruì attorno 
al casale quattro piccoli bastioni, come attesta ancor oggi Tiscrizione murata nella 
cortina verso mezzogiorno. 

2. Gasale Pantanelle sul quale Giulio M. impose un censo di se. 24 
in favore dì Lavinia M. ai 21 ottobre del 1553. 

3. Gasale Gastelmalnome, comperato da Ciriaco il vecchio ai 19 gen- 
naio del 1517. 

4. Gasale Torre Bufalara, oggi le Vignole, al XIV miglio della via 
Portuense venduto da Giulio M. a Giovanfilippo Serlupi, agli 8 di ottobre 1561. 

5. Casale Campo de' Meroli, sul quale Ludovico M. impose un censo di 
se. 80 a favore delle monache di Panisperna, ai 28 maggio 1565. 

6. Casale del Maschio fuori di porta san Pancrazio, sul quale Palnzzo M. 
impose un censo di se. 70 a favore dei figliuoli di Ludovico Cenci, ai 4 di luglio 
del 1586. 

7. Il Casal etto fuori di porta Portese, dato in enfiteusi ad Antonino Frasconi, 
ai 16 ottobre 1553. 

8. Gasale Lucchese, assegnato come parte di dote ad Ortensia M. sposa 
di Giacomo Santacroce; 15 aprile 1538. 

9. Casale la Villa fuori la porta san Pancrazio, acquistato dalla famiglia 
sino dal 1476. 

10. Gasale Bravi, confinante con quelli di san Pancrazio e di san Griso- 
gono in via Aurelia, acquistato da Ludovico M., ai 5 d'aprile 1482. 

11. Gasale Vergano, confinante col territorio di Civitacastellana, descritto 
in un atto del 12 aprile 1519. 

12. Gasale Galera, confinante col Campo Salino, dato come parte di dote 
a Giulia M. moglie di Gregorio Serlupi, agli 11 luglio 1531. 

13. Casale Pet renella nelle parti di Pratica di Mare, ricordato in un 
atto del 15 ottobre 1555. 

14. Vigna in Palazzo Maggiore, descritta nel tomo precedente a e. 34, 37, 
48, 132. 

15. Il circo Flaminio sul quale erano piantati i quattro palazzi di Galcarara. 

16. Case varie nella Scola Greca (1555), in Pescheria (1555), nella parrocchia 
di san Valentino (1484), ecc. 

17-20. Fuori del distretto di Roma i Mattei possedevano il marchesato di 
Roccasinibalda e di Belmonte, e il ducato di Giove e di san Pietro. 



88 filULTO III. 1553 



V. MATTEt 



Segue l'inventario predetto. 

« Inventarium rerum viridìarij IH morum pj) ^q Mattlieis della Navicella nun- 
cupaii. 

Die XY novembris 1614. In mei etc. 111."*"" D. Ioannes Baptista Mattheius 
Domicellns Roman ns Marchio Rocche Sinibalde et Belmontis alter ex fìlìj et bere- 
dibus ree : me : Oiriaci Matthei volens parere testamento dicti sui genitoris descriptio- 
nem seu inventariam statuarum ornamentoriim massaritianim sappellectilium alia- 
rumque rerum in viridario della Navicella nuncupato existentium confecit ut infra 
videlicei 

In primis Nella loggia del Palazzo rincontro la fontana principale 

Doi statue di doi Zengare di marmerò negro vestite di Alabastro cotognino 
dentro li nicchi che sonno dalle bande di detta loggia 

Quattro Teste con petti dì marmo con li loro peducci dentro li ovati sopra li 
Nicchi et fenestre 

Una Testa di Bronzo o marmerò negro con petto di marmerò bianco et suo 
peduccio sopra la porta principale di detto palazzo 

Doi Colonne di Breccia rossa et bianca alte palmi 15 stanno dritte ma non in 
opera vicino alli stipiti della detta porta 

Una Conca grande d'ottone con pallette a torno per attaccarci li fiaschi sopra 
quattro leoncini che la reggono 

Dentro il detto Palazzo nella sala 

Un'Antonino Pio di Marmo armato con il suo piedistallo sotto di altezza di 
palmi XI 

Un'Appello di Palmi nove di altezza con il suo piedistallo il tutto di marmo. 

Un'Antonino Pio con il suo petto alla greca sopra a un scabellone di noce. 

Una Testa di una sabbina con il suo petto di marmo di grandezza maggiore 
del naturale con il piedistallo sotto 

Un Settimio Severo con il suo petto di marmo, et scabellone di noce 

Una Testa con il suo petto antica di marmo che somiglia ad ottone con il suo 
scabello di noce. 

Un Marco Aurelio giovane con il suo petto et scabellone di noce 

Un altro Marco Aurelio più giovane sbarbato con mozzo petto di marmo 

Un Ottaviano Augusto giovane con il suo petto di marmo et scabello di 
noce 

Una Giulia Pia giovane con il suo petto di mai*mo bianco 

Una testa d'un sileno con mezzo petto et pieduccio 

Una Testa di Decio Traiano di bronzo con il suo pieduccio di marmo sopra 
un scabello di noce 

Una Testa con petto di Giove di marmo scuro o selce 

Un vaso di marmo mischio cioè africano 

Una Testa di Marco Aurelio con il suo petto con Abbito secolare 

Un altra testa pure di Marco Aurelio con il collo senza petto sopra un 
peduccio 



OIOLIO Ut. 1553 89 



Qaatri di Pittura in tele attaccati nelle muraglie di detta sala ^- mattbi 

Quattro Quatri del Fa ss arotto dei che rappresentano carne tagliate in pezzi 
et pesci uccellami, tartaruche et gambari con figure d'homini, et donne cioè dei per 
quatro, et in uno vi è di più un putto con le loro cornice 

Quatri dieci con cornice a tomo di noce, cioè Quattro che rapresentano le quattro 
staggioni, un'altro con l'incendio di Troia, et l'altro con la torre di Babelle, et altri 
quattro di diversi paesi tutti in tela 

Undici ritratti di diversi pontefici in quatri piccoli in tela senza cornice 
Nella Prima Stanza attaccata alla detta sala 

Una Correre a sedere vestita con il suo piedistallo sotto di marmo 

Una Testa di Cicerone con mezzo petto sopra un piedistallo di marmo giallo 
et bigio coperta detta testa con drappo di damasco verde, et con essa vi è una me- 
daglia d'argento dell' istesso Cicerone per autenticare detta testa qual medaglia detto 
S/ Giovanni Battista disse tenerla appresso di se 

Una imperatrice vestita dritta alta palmi cinque in circa con una colonnetta di 
granito rosso per suo Piedistallo 

Un'Appello dritto dell'istessa grandezza con una colonnetta di Porfido negro 
per suo Piedistallo 

Un fauno dell'istessa grandezza che dorme appoggiato sopra un'otre con pie- 
distallo di noce scorniciato 

Doi mezze statue unite insiemi di moglie et marito che se dice essere Bruto 
et Porti a con il piedistallo di Marmo lavorato da piedi 

Una fortuna vestita dritta di palmi 3 con il suo scabello di noce 

Un cuppido piccolo a sedere che dorme sta sopra il tavolino 

Doi Quatiì in tela senza cornice uno di S. Giovanni Battista et l'altro di S.^^ Ca- 
terina 

Nell'altra stanza che segue al piano della detta sala 

Un Bacco che sta a cavallo sopra un somaro con una colonnetta di bigio per 
piedistallo 

Una medaglia con doi teste di basso rilievo sopra il cammino 

Un fauno a giacere con un satiro che li cava la spina dal piede con una 
colonnetta di verde per piedistallo 

Un Vaso tondo di giallo 

Un Tavolino d'Alabastro scuro con fregio di broccatello, et cornice di marmo 
negro 

Un presepio di bassorilievo di marmo con cornice o ornamento di legno indorato 
con un S. Giovanni Battista nel frontespitio 

Un Vaso di Alabastro alto palmi uno et mezzo 

Tre quatri in tela, l'uno della Madalena con cornice di noce et taiTettà verde, 
l'altro del retratto di N. S. Paolo PP. V con la cornice negra, et l'altro del Miracolo 
di N. S. Giesucristo quando satio le turbe 

Un Quatro piccolo in tavola di S. Bruno 

Quattro Ventagli di code di Pavone, et penne di Papagallo usate 

12 



do GIULIO IH. 155d 



y. MATTsi Quatri dicissette in tela senza cornice, cioè dodici di Sibille, et cinque di per- 

sone illnstrì 

Nel Giardinetto secreto, et sua loggia 

Un fauno di marmoro alto palmi sette et mezzo con una scudella per mano 

Un'Appello deiristessa grandezza ] 

Un Marco Aurelio giovane ignudo > tutte di marmo 

Una figura d'imperatrice a sedere vicino al cipresso ) 

Una cassa di marmo con angeletti di mezzo rellievo tutta intagliata 

Una figura in piedi con un mascherino in mano pur di marmo 

Un Gattomammone di marmo biscio 

Una figura d'un pastore o Dio delTHorti alta palmi doi et mezzo di marmo. 

Qnatti'o termini di marmo nella facciata della fontana 

Doi altri termini di maimo alla porta del detto Giardinetto 

Doi Teste di lano bifronte sopra la porta predetta una per banda 

Un leone di marmo a sedere appoggiato airacipresso 

Una figura di basso rellievo murata sotto al specchio 
Sotto la detta loggia del detto Giardinetto 

Un'Appello che scortica Marsia di altezza di palmi sei in circa con suo pie- 
distallo intagliato con festoni, et base sotto et sopra ogni cosa di marmo et il tulto 
mordeno (moderno?) 

Doi figurine con il viso di maschera a sedere con li loro scabelli di noce 

Un vaso tondo scannellato di marmo con lettere, et il suo coperchio, et sopra 
esso un'altro vaso piccolo più* di marmo con il suo coperchio 

Una statua d*un giovanetto ignudo con l'accetta in mano che fa sacrificio con il suo 
peduccio di porfido, et base di marmo sotto et sopra 

Un putto Dio delle nozze alto palmi cinque con la tazzetta in mano sopra al 
scabello di noce 

Una ve n are con la testa di Giulia alta palmi otto con panno a torno le coscio 
svolazzante con il piedistallo di marmo intagliato con lettere 

Un Catone vestito con le mano giunte di palmi cinque con il suo scabello di noce 

Doi teste con busti nelli tondi sopra le porte 

Un Montone morto con il suo Piedistallo tutto in un pezzo con il suo pie- 
duccio di porfido negro, et base di marmo sotto et sopra 

Una statua ignuda dell'Amiciti a alta palmi 8 con un piedistallo intagliato a 
torno con una iscrittion e in bronzo attaccata al piedistallo 

Un'Aquila in piedi con l'Ale sollevate sopra un piedistallo con lettere 

Una Cassetta di marmo quatra intagliata 

Un vaso di marmo tondo con il suo coperchio sopra detta cassetta. 

Un piedistallo quatro intagliato et sopra esso una cassettina quatra intagliata 

Un G a 1 1 de marmo di grandezza del naturale sopra detta cassettina 
Fuori del palazzo et loggia cioè atorno al palazzo 

Cinque statue di donne con li loro piedistalli, cioò nel cantone della facciata o 
pilastro della detta loggia una imperatrice con il suo piedistallo semplice 



GIULIO IH. 1558 91 



Una musa vestita appoggiata sopra certi ìnstrumentì con il piedistallo semplice ▼• mattri 
D el pilastro vicino al cantone 

Una Bacchetta vestita con il suo piedistallo inti^liato neir altro pilastro 

Una Imperatrice overo Iginia figlia di Esculapio che tiene in mano la tazza 
con il serpe con il suo piedistallo intagliato nell'altro pilastro 

Un'altra Bacchetta o Baccante con la tazza in mano con il piedistallo nel 
quale è murato una testa di bassorilievo 

Un' A p p 1 1 alto palmi cinque nel Nicchio del vascone che da l'Acqua alle fon- 
tane qual vascone sta poco lontano dalla detta facciata del detto palazzo 
Nella facciata de fianco del detto palazzo verso il prato 

Cinque statue diverse alte palmi nove Tuna cioè 

Un Marco Aurelio o più tosto un lutiovero giovane con habbito consolare con 
una tazzetta in mano con piedistallo intagliato 

Una Imperatrice vestita con un Cornucopia in mano con un piedistallo intagliato 

Uu Marco Aurelio di prima barba vestito in habbito consolare con una tazza 
in mano con piedistallo semplice sotto 

Un'altra Imperatrice nell'ultimo pilastro vestita con un papavero in mano 

Mezza figura di marmo bigio grande con la testa di marmo bianco dietro alla fon- 
tana del giardinetto secreto 

Una testa di* una S a b b i n a con il suo petto nell'ovato della facciata del palazzo 
verso il prato 

Un Settimio moderno con il petto di Alabastro nell'altro ovato di detta 
facciata 

Una testa d'uu filosofo sopra la soglia della fenestra murata di detta facciata 

Dui piedistalli tondi istoriati di figure di bassorilievo incontro alla loggia della 
fontana 

Doi Terminj di marmo nell'entrare della detta loggia della fortuna coperti con 
pelle di leone 

Una fortuna in mezzo detta loggia con doi ale et una corona in mano vestita 

Doi termini di marmo a capo il viale principale incontro alla fontana grande 

Un Vaso di marmo grande tutto scannellato alto con il suo piedistallo palmi dieci 
con il suo coperchio sopra, et una figura d'un sileno sopra detto coperchio alta palmi 4 
in mezzo all'entrata del prato fra li doi leoni 

Una Testa grande di Alessandro Magno con il petto di trevertino a capo 
al prato con una iscrittione sotto 

Un'Ercole di marmo alto palmi nove dietro alla detta testa d'Alessandro 

Quattordici cassette di marmo di diverse maniere antiche sopra le scale che 
vanno da basso sotto l'ucelliere 

Una statua di marmo rappresentante Correre a capo al viale deirucelliere alta 
palmi tredici con il suo piedistallo semplice sotto con una iscrittione in faccia 

Una statua d'imperatore con un cornucopia in mano dentro a una nicchia grande 
quasi tutto ignudo con un poco di manto a torno vicino a detta statua nel detto 
viale deirUcelIiere 



do GIULIO III. 155d 



V. MATTsi Quatri dicissette in tela senza cornice, cioè dodici di Sibille, et cinque di per- 

sone illustri 

Nel Giardinetto secreto, et sua loggia 

Un fauno di marmerò alto palmi sette et mezzo con una scudella per mano 

Un'Appello dell'istessa grandezza ] 

Un Marco Aurelio giovane ignudo > tutte di marmo 

Una figura d'imperatrice a sedere vicino al cipresso ) 

Una cassa di marmo con angeletti di mezzo rellievo tutta inti^liata 

Una figura in piedi con un mascherino in mano pur di marmo 

Un Gattomammone di marmo biscio 

Una figma d'un pastore o Dio delTHorti alta palmi dei et mezzo di marmo. 

Quattro termini di marmo nella facciata della fontana 

Doi altri termini di marmo alla porta del detto Giardinetto 

Doi Teste di lano bifronte sopra la porta predetta una per banda 

Un leone di marmo a sedere appoggiato all'acipresso 

Una figura di basso rellievo murata sotto al specchio 
Sotto la detta loggia del detto Giardinetto 

Un'Appello che scortica Marsia di altezza di palmi sei in circa con suo pie- 
distallo intagliato con festoni, et base sotto et sopra ogni cosa di marmo et il tutto 
mordeno (moderno?) 

Doi figurine con il viso di maschera a sedere con li loro scabelli di noce 

Un vaso tondo scannellato di marmo con lettere, et il suo coperchio, et sopra 
esso un'altro vaso piccolo pur di marmo con il suo coperchio 

Una statua d*un giovanetto ignudo con l'accetta in mano che fa sacrificio con il suo 
peduccio di porfido, et base di marmo sotto et sopra 

Un putto Dio delle nozze alto palmi cinque con la tazzetta in mano sopra al 
scabello di noce 

Una ve n are con la testa di Giulia alta palmi otto con panno a torno le coscie 
svolazzante con il piedistallo di marmo intagliato con lettere 

Un Catone vestito con le mano giunte di palmi cinque con il suo scabello di noce 

Doi teste con busti nelli tondi sopra le porte 

Un Montone morto con il suo Piedistallo tutto in un pezzo con il suo pie- 
duccio di porfido negro, et base di marmo sotto et sopra 

Una statua ignuda dell'Amie iti a alta palmi 8 con un piedistallo intagliato a 
torno con una iscrittioneinbronzo attaccata al piedistallo 

Un'Aquila in piedi con l'Ale sollevate sopra un piedistallo con lettere 

Una Cassetta di marmo quatra intagliata 

Un vaso di marmo tondo con il suo coperchio sopra detta cassetta. 

Un piedistallo quatro intagliato et sopra esso una cassettina quatra intagliata 

Un G a 1 1 de marmo di grandezza del naturale sopra detta cassettina 
Fuori del palazzo et loggia cioè atorno al palazzo 

Cinque statue di donne con li loro piedistalli, cioè nel cantone della facciata o 
pilastro della detta loggia una imperatrice con il suo piedistallo semplice 



GIULIO IH. 1558 91 



Una musa vestita appoggiata sopra certi instrumenti con il piedistallo semplice ▼• mattri 
n el pilastro vicino al cantone 

Una Bacchetta vestita con il suo piedistallo inti^liato nell* altro pilastro 

Una Imperatrice overo Iginia figlia di Esculapio che tiene in mano la tazza 
con il serpe con il suo piedistallo intagliato nell'altro pilastro 

Un'altra Bacchetta o Baccante conia tazza in mano con il piedistallo nel 
quale è murato una testa di bassorilievo 

Un'Appello alto palmi cinque nel Nicchio del vascone che da 1* Acqua alle fon- 
tane qua! vascone sta poco lontano dalla detta fiiociata del detto palazzo 
Nella facciata de fianco del detto palazzo verso il prato 

Cinque statue diverse alte palmi nove Tuna cioò 

Un Marco Aurelio o più tosto un lutiovero giovane con habbito consolare con 
una tazzetta in mano con piedistallo intagliato 

Una Imperatrice vestita con un Cornucopia in mano con un piedistallo intagliato 

Un Marco Aurelio di prima barba vestito in habbito consolare con una tazza 
in mano con piedistallo semplice sotto 

Un'altra Imperatrice nell'ultimo pilastro vestita con un papavero in mano 

Mezza figura di marmo bigio grande con la testa di marmo bianco dietro alla fon- 
tana del giardinetto secreto 

Una testa di* una S abbina con il suo petto nell'ovato della facciata del palazzo 
verso il prato 

Un Settimio moderno con il petto di Alabastro nell'altro ovato di detta 
facciata 

Una testa d'uu filosofo sopra la soglia della fenestra murata di detta facciata 

Dui piedistalli tondi istoriati di figure di bassorilievo incontro alla loggia della 
fontana 

Doi Terminj di marmo nell'entrare della detta loggia della fortuna coperti con 
pelle di leone 

Una fortuna in mezzo detta loggia con doi ale et una corona in mano vestita 

Doi termini di marmo a capo il viale principale incontro alla fontana grande 

Un Vaso di marmo grande tutto scannellato alto con il suo piedistallo palmi dieci 
con il suo coperchio sopra, et una figura d'un sileno sopra detto coperchio alta palmi 4 
in mezzo all'entrata del prato fra li doi leoni 

Una Testa grande di Alessandro Magno con il petto di trevertino a capo 
al prato con una iscrittione sotto 

Un'Ercole di marmo alto palmi nove dietro alla detta testa d* Alessandro 

Quattordici cassette di marmo di diverse maniere antiche sopra le scale che 
vanno da basso sotto l'ucelliere 

Una statua di marmo rappresentante Correre a capo al viale dell'ucelliere alta 
palmi tredici con il suo piedistallo semplice sotto con una iscrittione in faccia 

Una statua d'imperatore con un cornucopia in mano dentro a una nicchia grande 
quasi tutto ignudo con un poco di manto a torno vicino a detta statua nel detto 
viale dell' Ucelliere 



do GIULIO III. 155d 



V. MATTsi Quatri dicissette in tela senza cornice, cioè dodici di Sibille, et cinque di per- 

sone illustri 

Nel Giardinetto secreto, et sua loggia 

Un fauno di marmerò alto palmi sette et mezzo con una scudella per mano 

Un'Appello deiristessa grandezza ] 

Un Marco Aurelio giovane ignudo > tutte di maimo 

Una figura d'imperatrice a sedere vicino al cipresso ) 

Una cassa di marmo con angeletti di mezzo rellievo tutta inti^liata 

Una figura in piedi con un mascherino in mano pur di marmo 

Un Oattomammone di marmo biscio 

Una figura d*un pastore o Dio delTHorti alta palmi doi et mezzo di marmo. 

Quattio termini di marmo nella facciata della fontana 

Doi altri termini di marmo alla porta del detto Giardinetto 

Doi Teste di lano bifronte sopra la porta predetta una per banda 

Un leone di marmo a sedere appoggiato airacipresso 

Una figura di basso rellievo murata sotto al specchio 
Sotto la detta loggia del detto Giardinetto 

Un'Appello che scortica Mania di altezza di palmi sei in circa con suo pie* 
distallo intagliato con festoni, et base sotto et sopra ogni cosa di marmo et il tutto 
mordeno (moderno?) 

Doi figurine con il viso di maschera a sedere con li loro scabelli di noce 

Un vaso tondo scannellato di marmo con lettere, et il suo coperchio, et sopra 
esso un'altro vaso piccolo pur di marmo con il suo coperchio 

Una statua d'un giovanetto ignudo con l'accetta in mano che & sacrificio con il suo 
peduccio di porfido, et base di marmo sotto et sopra 

Un putto Dio delle nozze alto palmi cinque con la tazzetta in mano sopra al 
scabello di noce 

Una V e n a r e con la testa di Giulia alta palmi otto con panno a torno le coscia 
svolazzante con il piedistallo di marmo intagliato con lettere 

Un Catone vestito con le mano giunte di palmi cinque con il suo scabello di noce 

Doi teste con busti nelli tondi sopra le porte 

Un Montone morto con il suo Piedistallo tutto in un pezzo con il suo pie- 
duccio di porfido negro, et base di marmo sotto et sopra 

Una statua ignuda dell'Amie iti a alta palmi 8 con un piedistallo intagliato a 
torno con una iscrittioneinbronzo attaccata al piedistallo 

Un'Aquila in piedi con l'Ale sollevate sopra un piedistallo con lettere 

Una Cassetta di marmo quatta intagliata 

Un vaso di marmo tondo con il suo coperchio sopra detta cassetta. 

Un piedistallo quatro intagliato et sopra esso una cassettina quatra intagliata 

Un G a 1 1 de marmo di grandezza del naturale sopra detta cassettina 
Fuori del palazzo et loggia cioè atorno al palazzo 

Cinque statue di donne con li loro piedistalli, cioè nel cantone della facciata o 
pilastro della detta loggia una imperatrice con il suo piedistallo semplice 



GIULIO in. 1558 91 



Una m n s a vestita appoggiata sopra certi iostrumenti con il piedistallo semplice ▼• mattri 
nel pilastro vicino al cantone 

Una Bacchetta vestita con il suo piedistallo inti^liato nell'altro pilastro 

Una Imperatrice overo Iginia figlia di Esculapio che tiene in mano la tazza 
con il serpe con il suo piedistallo intagliato nell'altro pilastro 

Un'altra Bacchetta o Baccante con la tazza in mano con il piedistallo nel 
qnale è murato una testa di bassorilievo 

Un'Appello alto palmi cinque nel Nicchio del vascone che da l'Acqua alle fon- 
tane qua! vascone sta poco lontano dalla detta facciata del detto palazzo 
Nella facciata de fianco del detto palazzo verso il prato 

Cinque statue diverse alte palmi nove Tuna cioò 

Un Marco Aurelio o più tosto un lu tic vero giovane con habbito consolare con 
una tazzetta in mano con piedistallo intagliato 

Una Imperatrice vestita con un Cornucopia in mano con un piedistallo intagliato 

Un Marco Aurelio di prima barba vestito in habbito consolare con una tazza 
in mano con piedistallo semplice sotto 

Un'altra Imperatrice nell'ultimo pilastro vestita con un papavero in mano 

Mezza figura di marmo bigio grande con la testa di marmo bianco dietro alla fon- 
tana del giardinetto secreto 

Una testa df una S a b b i n a con il suo petto nell'ovato della facciata del palazzo 
verso il prato 

Un Settimio moderno con il petto di Alabastro nell'altro ovato di detta 
facciata 

Una testa d'uu filosofo sopra la soglia della fenestra murata di detta facciata 

Dui piedistalli tondi istoriati di figure di bassorilievo incontro alla loggia della 
fontana 

Doi Terminj di marmo nell'entrare della detta loggia della fortuna coperti con 
pelle di leone 

Una fortuna in mezzo detta loggia con doi ale et una corona in mano vestita 

Doi termini di marmo a capo il viale principale incontro alla fontana grande 

Un Vaso di marmo grande tutto scannellato alto con il suo piedistallo palmi dieci 
con il suo coperchio sopra, et una figura d'un sileno sopra detto coperchio alta palmi 4 
in mezzo all'entrata del prato fra li doi leoni 

Una Testa grande di Alessandro Magno con il petto di trevertino a capo 
al prato con una iscrittione sotto 

Un'Ercole di marmo alto palmi nove dietro alla detta testa d'Alessandro 

Quattordici cassette di marmo di diverse maniere antiche sopra le scale che 
vanno da basso sotto l'ucelliere 

Una statua di marmo rappresentante Correre a capo al viale dell'ucelliere alta 
palmi tredici con il suo piedistallo semplice sotto con una iscrittione in faccia 

Una statua d'imperatore con un cornucopia in mano dentro a una nicchia grande 
quasi tutto ignudo con un poco di manto a torno vicino a detta statua nel detto 
viale dell' Ucelliere 



do GIULIO III. 1558 



V. MATTRi Quatri dicissette in tela senza cornice, cioè dodici di Sibille, et cinque di per- 

sone illustri 

Nel Giardinetto secreto, et sua loggia 

Un fauno di marmerò alto palmi sette et mezzo con una scudella per mano 

Un'Appello dell'istessa grandezza 1 

Un Marco Aurelio giovane ignudo .> tutte di marmo 

Una figura d'imperatrice a sedere vicino al cipresso ) 

Una cassa di marmo con angeletti di mezzo rellievo tutta inti^liata 

Una figura in piedi con un mascherino in mano pur di marmo 

Un Gattomammone di marmo biscio 

Una figura d'un pastore o Dio dell' Hor ti alta palmi dei et mezzo di marmo. 

Quattro termini di marmo nella facciata della fontana 

Doi albi termini di marmo alla porta del detto Giardinetto 

Doi Teste di lano bifronte sopra la porta predetta una per banda 

Un leone di marmo a sedere appoggiato airacipresso 

Una figura di basso rellievo murata sotto al specchio 
Sotto la detta loggia del detto Giardinetto 

Un'Appello che scortica Marsìa di altezza di palmi sei in circa con suo pie- 
distallo intagliato con festoni, et base sotto et sopra ogni cosa di marmo et il tutto 
mordeno (moderno?) 

Doi figurine con il viso di maschera a sedere con li loro scabelli di noce 

Un vaso tondo scannellato di marmo con lettere, et il suo coperchio, et sopra 
esso un'altro vaso piccolo pur di marmo con il suo coperchio 

Una statua d*un giovanetto ignudo con l'accetta in mano che fa sacrificio con il suo 
peduccio di porfido, et base di marmo sotto et sopra 

Un putto Dio delle nozze alto palmi cinque con la tazzetta in mano sopra al 
scabello di noce 

Una venare con la testa di Giulia alta palmi otto con panno a torno le coscio 
svolazzante con il piedistallo di marmo intagliato con lettere 

Un Catone vestito con le mano giunte di palmi cinque con il suo scabello di noce 

Doi teste con busti nelli tondi sopra le porte 

Un Montone morto con il suo Piedistallo tutto in un pezzo con il suo pie- 
duccio di porfido negro, et base di marmo sotto et sopra 

Una statua ignuda dell'Amici tia alta palmi 8 con un piedistallo intagliato a 
torno con una iscritt ione in bronzo attaccata al piedistallo 

Un'Aquila in piedi con l'Ale sollevate sopra un piedistallo con lettere 

Una Cassetta di maimo quatra intagliata 

Un vaso di mai*mo tondo con il suo coperchio sopra detta cassetta. 

Un piedistallo quatro intagliato et sopra esso una cassettina quatra intagliata 

Un Gallo de marmo di grandezza del naturale sopra detta cassettina 
Fuori del palazzo et loggia cioè atorno al palazzo 

Cinque statue di donne con li loro piedistalli, cioè nel cantone della facciata o 
pilastro della detta loggia una imperatrice con il suo piedistallo semplice 



GIULIO in. 1558 91 



Una musa vestita appoggiata sopra certi iostrumenti con il piedistallo semplice ▼• mattri 
n el pilastro vicino al cantone 

Una Bacchetta vestita con il suo piedistallo inti^liato nell* altro pilastro 

Una Imperatrice overo Iginia figlia di Esculapio che tiene in mano la tazza 
con il serpe con il suo piedistallo intagliato nell'altro pilastro 

Un'altra Bacchetta o Baccante conia tazza in mano con il piedistallo nel 
quale è murato una testa di bassorilievo 

Un'Appello alto palmi cinque nel Nicchio del vascone che da l'Acqua alle fon- 
tane qual vascone sta poco lontano dalla detta facciata del detto palazzo 
Nella facciata de fianco del detto palazzo verso il prato 

Cinque statue diverse alte palmi nove Tuna cioè 

Un Marco Aurelio o più tosto un hit io vero giovane con habbito consolare con 
una tazzetta in mano con piedistallo intagliato 

Una Imperatrice vestita con un Cornucopia in mano con un piedistallo intagliato 

Un Marco Aurelio di prima barba vestito in habbito consolare con una tazza 
in mano con piedistallo semplice sotto 

Un'altra Imperatrice neirultimo pilastro vestita con un papavero in mano 

Mezza figura di marmo bigio grande con la testa di marmo bianco dietro alla fon- 
tana del giardinetto secreto 

Una testa di* una S a b b i n a con il suo petto nell'ovato della facciata del palazzo 
verso il prato 

Un Settimio moderno con il petto di Alabastro nell'altro ovato di detta 
facciata 

Una testa d'nu filosofo sopra la soglia della fenestra murata di detta facciata 

Dui piedistalli tondi istoriati di figure di bassorilievo incontro alla loggia della 
fontana 

Doi Terminj di marmo nell'entrare della detta loggia della fortuna coperti con 
pelle di leone 

Una fortuna in mezzo detta loggia con doi ale et una corona in mano vestita 

Doi termini di marmo a capo il viale principale incontro alla fontana grande 

Un Vaso di marmo grande tutto scannellato alto con il suo piedistallo palmi dieci 
con il suo coperchio sopra, et una figura d'un sileno sopra detto coperchio alta palmi 4 
in mezzo all'entrata del prato fra li doi leoni 

Una Testa grande di Alessandro Magno con il petto di trevertino a capo 
al prato con una iscrittione sotto 

Un'Ercole di marmo alto palmi nove dietro alla detta testa d*Alessandro 

Quattordici cassette di marmo di diverse maniere antiche sopra le scale che 
vanno da basso sotto l'ucelliere 

Una statua di marmo rappresentante Correre a capo al viale dell'ucelliere alta 
palmi tredici con il suo piedistallo semplice sotto con una iscrittione in faccia 

Una statua d'imperatore con un cornucopia in mano dentro a una nicchia grande 
quasi tutto ignudo con un poco di manto a torno vicino a detta statua nel detto 
viale deirUcelliere 



92 GIULIO III. 1558 



V. MATTEi Una Diana a capo al viale del prato per andare alla loggia di S. Sisto vestita 

alta palmi XI con un mascarone di marmo sotto 

Due Tigre di marmo verso la detta loggia di S. Sisto sopra li marelli che 
guardano il Boschetto 

Un pezzo di maimo con tre teste di mezzo rellievo con li lor busti nella piazza 
della loggia di S. Sisto 

Un altro pezzo di marmo con cinque teste di mezzo rellievo con li loro busti 
nell^istessa piazza 

Un'Appello a sedere in detta loggia che è posto sopra li borei da basso con 
un piedistallo tutto intagliato 

Sei statue di donne nella facciata denanzi delle stanze di S. Sisto con li loro pie- 
distalli sotto alte palmi 8 Tuna cioè, 

Doi Diane una da capo, et T altra da piedi nelli pilastri di dette stanze 

Tre Imperatrici nelli pilastri dimezzo di dette stanze 

Un'altra Imperatrice nel pilastro attaccato aUa porta nell'entrare a mano dritta 

Doi Ercoli alle porte del Laberinto incontro alle dette stanze di S. Sisto o pia 
tosto un'Ercole, et un Gladiatore 

Un Freggione di marmo giallo alto palmi 10 7 con la testa, et mani n^re 
sopra li murelli che guardano nelli horti da basso nella parte di S. Sisto con il suo 
piedistallo sotto 

Un pezzo di trevertino con quattro teste di mezzo rellievo con li lor petti sopra 
li murelli verso il boschetto delli animali 

Un'altro pezzo di marmo con tre teste di mezzo rellievo sopra li detti murelli 
verso il detto boschetto 

Dentro la loggia stanze di S. Sisto cioè nella sala 

Un* A m a z z n e alta palmi nove con il suo piedistallo historiato 

Un'Ermafrodito ignudo alto palmi 7 j con un bastone in mano con certe biscie 
con il suo piedistallo intagliato 

Un'Andromeda moderna alta palmi 7 j legata ad un scoglio con il suo Piedi- 
stallo historiato 

Un' A p p 1 1 ignudo alto palmi 8 j con il suo piedistallo sotto intagliato 

Una testa di Adriano con il suo petto antico et scabello di noce 

Una testa con il suo petto antico con il suo sgabbellone di noce, tenuta per 
un Siila 

Una Testa di 1 u t i v e r con il suo petto di marmo et scabello di noce 

Una Testa con il suo petto antico tenuta per E 1 ioga baio con un scabello 
di noce 

Una testa d'un filosofo con il petto di Alabastro dentro un'ovato sopra la 
porta delle stanze 

Una Testa con petto d'Antonino Pio moderna in un ovato sopra la fenestra di 
mezzo 

Sei Colonne di mischio cioè quattro di mischio di Portovenere, et doi de Affiri- 
cane tutte di altezza di palmi 12 



GIULIO III. 1553 98 



Uoa Tavola grande intarsiata di diverse sorte di Alabastri, et pietre nobili longa v. mattbe 
palmi 12. larga palmi 6. con il suo piede di noce intagliato con aquile et altri 
intagli coperti di panno turchino 

Sei Quatri in tela di diversi paesi nelle lunette della volta della stanza o sala 
con cornice fìnte 

Otto Quadretti di divorai paesi quattro con le cornici, et quattro senza 

Un'ombrella indiana lavorata a oro con la sua coperta 

Nel camerino a capo della loggia o sala a man dritta quando s'entra 

Un Tavolino d'Alabastro con fregio intarziato di pietre de varij colori con cornice 
de marmerò rosso et suoi piedi di noce o vero di pero 

Un putto di marmo di palmi 3. et mezzo sopra al detto tavolino 

Un Tondo di marmo negro con cornice di marmo gialdo con tre putti di marmo 
bianco aggruppati insieme con il suo piede di noce 

Una medaglia di marmo con un sileno imbrìaco che s appoggia sopra doi figu- 
rine con cornice di pero 

Un Quadro grande in tela de una Diana con la pic^gia doro con copiddo, con 
la cornice di noce 

Un'altro quadro in tela di Leda con il cigno con doi puttini che si tiene siano 
Castore et Polluce con cornice di ebano 

Un'altro quadro in tela di paesi con figurette con cornice di pero 

Un'altro quadro simile con Baccanti o Baccanalie 

Un quatro in tela di paesi nella lunetta della volta senza cornice 

Un Quadro in tela del retratto della fé: me: S^ Ciriaco senza cornice 

Un quadro in tela di paesi con animali con la cornice negra 

Un'altro quadro pur di paesi con historie del testamento vecchio senza cornice 

Un'altro quadro di Giuditta con la cornice di pero 

Un'altro quadro di diversi animali o ucellami con la cornice doro 

Doi Quadri grandi con cornice di pero tocche doro in uno vi è Atteone et 
nell'altro Giuditta et Oloferne 

Un'altro quadro in tela di paesi con cornice di pero 

Un quadro del retratto della bo: me: S.** Giacomo Matthei padre della 
S/'' Claudia matre del detto Ill."'<' 8/ Giovanni Battista 

Doi Quadri mezzani con paesi, et figurine con historie del testamento vecchio 
con cornice di pero negro 

Un quadro grande in tela d'un' ignudo che si lava li piedi et taglia l'ogne senza 
cornice 

Tre altri quadri di diversi paesi con cornice di pero negro fra quali vi ò un 
Trionfo di donne tirate da doi elefanti 

Un quadretto di diversi frutti 

Nell'altro camerino incontro al detto 

Un Quadro di marmo di palmi tre per ogni verso con cornice di pero tinto negro 
con più fiigurine di mezzo rellievo 

Un Tavolino d'Alabastro Cotognino con fregio gialdo et cornice de pietra de 



94 aiULIO III. 1553 



▼. MATTBi portoFonere con suo telaro et piede dì noce sopra la quale vi ò una teata con collo 
d'un giovane di bronzo 

Quattro quadri di grandezza mezzana in tela di paesi con figurine et historie 
del testamento vecchio con cornice di pero tinte negre 

Doi altri quadri più grandi pur in tela con Thistoria di Susanna et di S a n- 
zone con cornice di pero tocche d*oro nelle cantonate 

Tre altri quadri con teste et busti di diversi filosofi senza cornice, et in uno 
ce sonno doi teste 

Un Quadro piccolo di N. Sig.*^ Gi e suor iste con doi figure et con la gloria 
con cornice di pero negre 

Un altro Quadro della M ad alena pur con cornice di pero 

Un'altro Quadro di Marta etMadalena con cornice dipinta tocca d'oro 

Un'altro quadro di pesche con alcuni pescatori con cornice di pero 

Un'altro Quadro con il retratto d'una signora 
Nel viale del bosco delli animali 

Una Correre a sedere o vero una Dea Ci belo in faccia del viale vicino al 
Boschetto delli Animali alta palmi 7 

Un'Antino moderno dell'istessa grandezza ivi vicino 

Un Giove con un cornucopia in mano alto palmi 7| sopra Thorto delli Car- 
ciofi nel detto boschetto 

Un Pilo grande di marmo antico alto palmi 5. longo palmi xj, con le nove 
muse et altre figure quasi di tutto rellievo che posa sopra doi mezzi leoni, et sopra vi 
sono doi teste di mezzo rellievo 

Un console nel Nicchio del muro della spalliera de merangoli vicino al detto 
pilo 

Doi termini incontro alla porta principale del Giardino con li suoi piedi di 
trevertino 

Un Traiano a sedere in una nicchia dietro la chiesa della Navicella alto 
palmi 7 

Una statua de una Giulia in una nicchia a capo al viale dietro alla detta 
chiesa alta palmi 9 con una testa di Vitellio con il petto sopra detta nicchia 

Doi figurine dalle bande nell'entrare la porta del giardino delli Merangoli alce 
palmi 6 Tana 

Una Diana sopra la porta del detto giardino alta palmi 6 Vt 

Una Imperatrice dentro al detto giardino in faccia alla porta alta palmi 8 et 
sopra Tarme di casa Matthei 

Una testa con il suo petto dentro a detto Giardino sopra alla porta che va alla 

remessa 

Un basso rellievo dentro una Nicchia dentro detto giardino in faccia a detta 

porta 

Una testa con mezzo petto sopra la detta nicchia 

Una Imperatrice nel muro della spalliera de gesmini alta palmi 8 

Doi Mascaroni di marmo nella cerchiata che buttano acqua 



GIULIO III. 156S 95 



Doì Tavolini tondi di AffricaBO con li pedacci di biscio sotto detta cerchiata v. mattei 
Un'Ercole sopra la balaustrata che guarda alla peschiera alto palmi 7 
Un'Aquila di marmo con un serpe sotto vicina alla detta balaustrata 
Un Mascarone murato sotto un vaso di peperino vicino a detta balaustrata 
Un' Augusto a sedere nella nicchia sforata nel viale della Cercua o Quercia 

con un'Aquila di trevertino sopra 

Doi tigre di granito sopra doi piedistalli rincontro al detto nicchio di Angusto. 
Dei termini nell'entrare del giardinetto segreto del palazzo 
Una sfinge di marmo negro o selce vicino alla porta del detto giardinetto 
Doi statue una per banda dentro alla porta da basso incontro alla peschiera 

dell'Atlante cioè un'Ermafrodito, et un'Imperatrice alte palmi GVs l'una 

Doi altre statue una per banda nella fontana grande sotto al giardinetto segreto 

alte palmi 8 l'una cioè doi imperatrici 

Doi bassirilievi sopra dette statue in detta fontana uno con doi giganti et un 

Tritone con una Diana, et l'altro con certe Sabbine con cavalli et figure 
Un pezzo de basso rellievo con doi putti che s'attaccano ad un'arbore de frutti 

con un pezzo di marmo con tre teste de mezzo rellievo murate in una nicchia in 

faccia della fontana della matre della natura o più tosto Dea della natura sotto la 

loggia della fama o vittoria 

Un Fauno grande al naturale in una nicchia a capo la scala che va alla 

ragnara sotto la loggia di detta Vittoria 

Una mascaretta che butta acqua nella catena (?) nel boschetto da basso 
Un basso rellievo con un Nettuno alto palmi 6 
Quattro termini nelli pilastri sotto la loggia fatta a musaico 
Doi statuine alte palmi 5 l' una cioè un fauno, et un Bacche tto con suoi pie- 
distalli sotto dentro a due nicchie nel muro delle iscrittioni antiche 
Un'Appello alto palmi 9 nella nicchia grande nel viale delle iscrittioni 
Un Consolo alto palmi 9 con il suo piedistallo con un consoletto di basso 

rellievo posto in mezzo del boschetto delle ragnaie 

Doi Minerve armate nella fontana del fiume alte palmi 6 Tuna in doi nicchie 

sfondate 

Un termine di trevertino con tre teste di marmo sopra attaccate insiemi di 

mezzo rellievo con un ornamento di marmo sopra dette teste a capo del viale delle 

ragnaie 

Una colonnetta tutta intagliata con fogliami et ucelletti con nn'Appollo sopra 

a sedere con il suo piedistallo sotto 

Un Gladiatore sopra la Conigliera in faccia del viale della cerchiata che va 

al diluvio con piedistallo di peperino 

Doi teste con il suo petto alla fontana del bollore sopra li muri che stanno di 

qua et di là a detta fontana 

Una statua a modo di termine dentro alla fontana del fiume alta palmi 8 

Un Idolo di granito roselo dentro al boschetto del bollore 

Un Tavolino tondo di marmo rosso o portasanta alla fontana del bullore 



96 GIULIO III. 1553 



V. MATTEi Doi statue ima di nn sileno et Taltra ignuda di palmi 7 in circa dalle bande 

della fontana del Diluvio 

Una tazza di marmo dove casca l'acqua della fontana principale qual tutte cose 

inventariate se dichiara essere de marmerò. 

Seguitano le statue, Animali, vasi ot altri ornamenti di Peperino 
In primis nella fontana del Diluvio una statua d'Ercole con Tidra 
Doi termini con il colore di marmo in capo del viale delli colsi 

Nel giardinetto segreto 
Doi satiri di peperino dritti che buttano acqua da un'otre con un canestro di 

frutti in testa 

Qn' Aquila di peperino sopra l'istessa fontana. 

Una Sirena di peperino con una conchiglia in testa dove li casca l'acqua dentro 

con un vaso di sperone fatto a conchìglia doppia 

Una statua di peperino colorata al naturale che rappresenta im tal Emanuele 

portiighese quasi moro homo che buffoneggia 

Nella loggia avanti alla fontana principale 
Sei scabelli di peperino intagliati con figure, et Aquile indorati et dipinti 
Tredici termini di peperino alla piazza del palazzo con le base di trevertino sotto 
Un Mercurio di Peperino sopra la loggia del detto Palazzo 
Doi leoni grandi di peperino nell'entrata del prato 
Un cane inglese grande di peperino nell'entrata del prato 
Quattro satiri di peperino intorno alla loggia di color di bronzo 
Un Bruttobuono di peperino in mezzo al detto prato, et un ragazzo pur di pe- 
perino all' incontro che tanno a sassi 

Doi statue grandi di palmi 14 l'una di peperino a capo al prato fìnte di bronzo 
Quattro Cani grossi doi Barboni, et doi Corsi di peperino depinti al naturale 

in mezzo al viale del prato 

Doi livirieri di peperino dietro alla testa di Alessandro magno incontro al- 
l' Ercole 

Doi Vasi di peperino uno per banda sotto alla Diana a capo al viale del prato 
Doi Galli d' india di peperino uno da capo, et l'altro da piedi nella piazza dello 

stanze di S. Sisto sopra muriccioli del boschetto 

Doi Oattipardi di peperino sopra doi piedistalli al laberìnto 

Doi lettucci di peperino con li suoi cuscini, et sirene da capo nell'entrare del 

detto laberìnto 

Un Drago di Peperino in mezzo al detto laberìnto 

Doi piedestalli di basso rellievo di peperino alle cantonate del detto laberìnto 

con una palla in cima 

Doi capre che cozzano assiemi di peperino nel boschetto dell'Animali 

Un Cervo di peperino coleo nel detto boschetto et un Caprio che pasce pur di 

peperìno 

Un Caprone detto becco coleo in detto boschetto, et una Volpe pur di peperino 

colca 



GIULIO ITI. 1663 97 



Una Capra di peperino in piedi con la testa alta in detto boschetto v. mattri 

Un porco cignale di peperino a sedere in detto lacco 

Un pastore di peperino alto palmi 9 in detto boschetto 

Un cane mastino a giacere ai piedi di detto pastore 

Un Montone di peperino che pasce in detto loco 

Doi Sfinge di peperino alVentrare della porta principale del Giardino 

Doi Tedeschi di peperino grandi palmi 13 1* imo sopra piedistalli di marmo 
uno per banda dentro alla detta porta principale 

Doi vasi di peperino colorati uno per banda della porta del giardino quando 
8* entra 

Otto vasi di poperino aranti la porta del giardino delli Melangoli con li suoi 
piedistalli sotto intagliati pur di peperino 

Quattro rasi di peperino nella cerchiata sopra certi Mascaroni di terracotta 

Doi Delfini de basso rellievo che buttano acqua nella cerchiata con un vaso di 
peperino dove casca Tacqua et un vaso di sprone sotto 

Un vaso di peperino vicino alla balaustrata che guarda alla peschiera 

Un Atlante con una palla sopra di peperino che butta l'Acqua nella peschiera 

Doi puttini a cavallo sopra doi delfini di peperino che buttano acqua dentro 
una cocchiglia nel viale longo sotto la loggia nova 

Doi Tritoni a cavallo sopra doi cavalli marini che buttano acqua nelli fouta- 
nini sopra Tucelliere 

Un fiume di peperino che butta acqua dentro un vaso di sperone in faccia del 
viale delle iscrittioni antiche 

Un Mercurio di peperino dentro al boschetto del bollore 

Oltre le cose suddette si fa mentione che vi sonno molte iscrittioni an- 
ticlie in marmo affisse nel già detto viale chiamato delle iscrittioni 

Qne omnia et singula bona remanserunt in eorum repective locis supra 
quibus... 

Nella stanza del garzone del giardiniere vicino al palazzo 

Un quadro di cosmografia vecchio 

Un altro quadro di sanzone vecchio 

Nelle stanze del giardiniere attaccate alla chiesa della Navicella 

Un quadro d'una donna turca ». 

La provenienza o luogo di origine di questa insigne raccolta di marmi figurati 
scritti sono rimasti ignoti, salvo poche eccezioni delle quali conviene tener conto. 

In una cronologia de' monumenti di Roma, nelle miscellanee del Cancellieri in 
Cod. Val. 9198, e. 16, si parla di un « cavallo d'Adriano negli orti Mattei « come 
se provenisse dal mausoleo di quell'imperatore. 

Il Ficoroni, Roma ant. e mod. parte I, p. 87, dopo ricordato come nella biblio- 
teca dei pp. dei ss. Giovanni e Paolo si conservasse parte del tubo colossale di 
piombo che portava l'acqua alla Meta Sudante, aggiunge: « In un lato di detta 
Chiesa, che corrisponde alla pubblica via, rimangono rovine d'archi di terra cotta, 
creduti della antica Curia Ostilia, per esservisi anche ritrovate le quattro sedie 

18 



OS GIULIO III. 1553 



y. MATTBi di marmo che si conservano nelle scale del palazzo de* Duchi Mattei, la cui villa è 
congiunta a i predetti archi ». 

Pier Sante Baiteli, Mem. 83 : « in una vigna a capo la Giostra (circo Massen- 
ziano a Capo di Bove) furono trovati la più parte delli bassirilievi che sono incro- 
stati nel palazzo Mattei, ed altri furono trovati al giardino della Navicella*. 

" Il medesimo commissario delle antichità così descrive altri ritrovamenti fatti 
sotto il pontificato dei due Innocenzi, Pamfili e Odescalclii: « Nell'orto del duca 
Mattei sotto la Navicella si cavò in tempo d'Innocenzo X, e si trovarono cose belle : 
anzi si dice un grosso ripostino. Fu rimesso mano alla cava in tempo d'Innocenzo XI. 
nella quale furono trovate diverse teste di marmo, busti di alabastro e di porfido, 
metalli ed iscrizioni, medaglie d ogni genere. Gli edifizii la più parte erano antichi 
moderni; tra gli altri un edifizio lungo con tre pilastri per parte si conosceva an- 
tichissimo, cosi dal pavimento di musaico, come dal pavimento sopra le volte di 
materia laterizia. La parte sferica (tribuna della nave a pilastri) dimostrava minore 
antichità. Gl'intervalli che giravano attorno erano di lai*ghezza palmi tre; il muro 
grosso due, lo spazio di mezzo palmi otto, con una colonna nel centro tutta lavorata 
di viticci, in cima della quale vi erano le tre Parche di maniera bassa, come usava 
al tempo di Costantino II; e dall' iscrizione si conosceva di A (a). CC. NN. Il pavi- 
mento di detto edifizio era tutto lastricato di buoni tavoloni di porta santa, del quale 
non si può fare giudizio, se fosse tempio, o stufa, o come vogliamo dire bagni, per 
non esservi copertura » . Mem. 79. 

Il Pighio, Berlin, e. 270' offre il disegno del rilievo rappresentante il fronti- 
spizio della aedes Romae et Yeneris, già dello scultore Viti, ora del Museo nazio- 
nale alle Terme, da lui tolto « in domo Alexandri Mathei ad Pescarià *. 

Il cosidetto « capo d'Alessandro Magno * era stato « ex Aventini vicinis effos- 
sum » {Monum. Mattheian. I, xxxi). 

Una lamina di bronzo, commessa nel piedistallo della statua della Pudicizia, 
opera non dispregevole di Pietro Paolo Olivieri romano, ricordava il dono fattone da 
Virginio Orsini al fondatore della villa (ivi, xxviii). 

Il piedistallo dedicato ad Ercole Augusto dai « sìgnatores, suppostores, mallia- 
tores Monetae Caesaris » GIL. VI, n. 44, ora nella Galleria delle statue al Vaticano, 
fu trovato, insieme coi nn. 42 e 43, fra i ruderi della Zecca a s. Clemente. I Mattei 
l'avevano acquistato da casa Savelli. L'ara n. 245 proviene dairofiicina dello scultore 
Egidio Moretti (circa 1560). Il rilievo delle Ninfe n. 549 dal giardino Capogalli 
vicino alla Trinità. Le due stele dedicate a Silvano e alla Secnritas da C. Glitius 
Felix Vergilianus poeta, n. 638, si affermano trovate nell'orto inferiore della Navicella. 
Il cippo di Aurelius Menianus n. 2604 proviene dal giardino Colocci al Trìvio. Quanto 
alla provenienza dei titoletti sepolcrali sparsi pel volume VI, non ho curato rintracciarla. 

Ligorio, Circhi, p. 17, dice: « Ludovico Mattei ha cavato una gran parte dei 
fondamenti del circo (fiaminio) et trovatovi fra le altre cose una tavola di marmo 
in forma di fregio intagliata con puttini che sopra carri fanno il giuoco circense » . 
Questa rimane tuttora affissa nel muro del secondo cortile del palazzo a santa Cate- 
rina de' Funari. 



GIULIO III. 1553 99 



Un primo cenoo a stampa della incipiente dispersione della Monumenta Mat- ▼• mattei 
theiana si trova a e. 13 del secondo tomo del Mercurio Errante^ X^ edizione 
Qaoiani del 1776. Il brano merita di essere riferito. « Entrando nella (villa) vedesi 
a settentrione un viale nel di cui muro son situate quantità di urnette di marmo 
con sue iscrizioni, due di queste sono particolari, la prima per esser fatta a guisa 
di un tempio ricoperto di tegole, la seconda per esservi scolpito un porco; vi sono 
bellissime fontane fra le quali sono degne di ammirazione quelle di Atlante . . . delle 
Colonne, dell'Ercole... coU'idra, e dei Mostri marini. In mezzo di un ameno teatro 
vi è eretto un obelisco... e nel prospetto di esso un busto colossale di Alessandro 
il Macedone, ed un bellissimo sepolcro ornato di un bassorilievo rappresentante le 
nove Muse. Mirasi nella medesima un labirinto di busso, molti sepolcri e termini 
antichi... una singolare colonna di porfido verde, di grana finissima molto alta, ed 
è unica in Boma; oltre queste se ne contano altre 27 di marmi mischi; nel palazzo 
eranvi molte statue e busti di una rarità inestimabile molte delle quali ve- 
densi nel nuovo Museo Clementine al Vaticano. Nell'entrare del mede- 
simo vederete sopra la porta al di fuori la testa di Nerone di bronzo. Quivi ve- 
donsi le vestigia delle antiche mura di Boma*. 

L'Amaduzzi, a e. XXXIY del tomo I, già lamenta « hortos praestantioribus 
monumentis spoliatos atque undique coUabentes » cosicché il disilluso visitatore 
avrebbe potuto ripeter di loro « iam seges est ubi Troia fuit ! » 

Un volume di giusta mole potrebbe essere scritto su questa dispersione delle 
collezioni Matteiane, intorno alla quale ho raccolto molte notizie inedite : ma questo 
argomento mi condurrebbe troppo fuori dal retto sentiero, che mi sono proposto se- 
guire. Dirò soltanto che, fino dal secolo XVII, Alessandro Mattei aveva donato molte 
iscrizioni a Baffaele Fabretti, e che il marmo. Ebuziano era passato al museo Capi- 
tolino sotto Benedetto XIV. 

Nell'archivio del museo vaticano, fondo Visconti, n. 70, v'è una « nota e prezzo 
(scudi 5863) delle statue et altri monumenti antichi esistenti nella villa Mattei — 
nel viale grande — nello stazzo presso la fontana incontro lo terme Antoniane — 
nella piazza del Trucco — incontro la Guglia — nel portico ò sia atrio — nelle 
stanzze ». L'Amazzone «translata de schola medicorum » vi ò stimata se. 300: 
la testa di Treboniano Gallo in bronzo se. 80: il cippo di C. Pomponius Evander 
se. 1 5 : la testa di Nerone in bronzo se. 80 : e il bassorilievo con iscrizione di Au- 
relius Mucianus se. 8. 

Il Fea, nelle schede esistenti nella biblioteca della Scuola Francese di Boma, 
ricorda altri particolari: « la casa Mattei in m^gio 1801 vendè all'incisore Piroli, 
con Wallis, la tavola isiaca del cortile del palazzo in Boma, a cui fu surrogata una 
copia moderna: un bassorilievo fisso accanto alla fontana sotto al palazzo della città 
nell'angolo quando si scende a mano destra giù: la testa colossale d'Augusto meglio 
creduta d'Alessandro: e ciò pretese in vigore di un chirografo di Clemente XIV, 

dei 1770. S. S. disse al Commiss, delle Antichità che permetteva la vendita 

ma non mai l'estrazione da Boma, sebbene in tal chirografo fosse accordata. Furono 
comprati alli .... di 1801 dui sig. Wallis per 1500 piastre e col rimettere 



100 aiULIO III. 1553 



y. bcàttbi le copie al luogo. S. S. poi avendo ricomprato tutto allo stesso prezzo, a dì 1 8 gen- 
naro 1802, feci portare al museo pio-clementino i due bassirilievi *. 

Per ciò che spetta ai marmi scritti registrati nella parte I del VI Tolume del 
CIL. ì nn. 44, 245, 285, 529, 638, 646, 689, 2604 migrarono al Vaticano : Torma 
ciceroniana 1326 al palazzo Wellington in Londra, il n. 1589 a Ince Hall. 

Le seguenti schede, che ho ritrovato tra le carte Visconti, non ha guari divise 
tra la biblioteca Vaticana e TUfScio di direzione del Museo, contengono altri par- 
ticolari. 

A. « Nota delli antichi Monumenti da acquistarsi dalla villa Mattai » . Prima 
stanzza terrena 6 basi (n. 21, 18, 17, 28, 31, 24) — Terza stanzza n. 68 Bassor. 
in gran parte moderni di Baccanti e fauni — Quarta stanzza n. 94 colonnetta di 
granito verde — n. 85 Base di granito verde — Base di basalto verde — Si ag- 
giunge una mezza figura in bassorilievo di una sacerdotessa — Sono sparse per le 
sudette stanze = 29 iscrizioni e una cristiana concordata se. 60. — Nella Piazza 
detta di Belvedere una statua con molti restauri che rasebra un Gladiatore se. 70 — 
(d'altra mano) n. 24 ara ded. a Ercole da Felice optio exactor — n. 21 ai-a di Pomponio 
Evandro — n. 18 ara tonda ded. da Sbratonica al genio Deiurìa — n. 17 ara qua- 
drata con buone sculture di Baccanti — n. 28 base greca dedicata da* Sacerdoti a 
Bacche — n. 81 ara di L. Emilio Epaphrodito — La mezza figura è di Laberia 
Felicia Sac. max. matris deor «. 

B. 1788 circa. « Pezzi di porfido che esistono nel atrio del casino della Villa... 
Mattei. Pezzo di colonna ohe resta dalla parte del Fauno ... — Altro pezzo di 
colonna incontro alla sopra descritta ... — Due sedili di porfido ... — Due altri 
pezzi di colonne sono nella terzza stanzza — Nota de Prezzi del Bassorilievo esi- 
stente nella terzza stanzza nel sito dove erano collocate le mezze figure di Bruto e 
Porzia : del Busto del Imperatore Adriano posto nel ultima stanzza, doue è il colosso 
di Marco Aurelio, del Fauno nella nicchia laterale del Portico, e delle due figure 
situate nella piazza detta di bel vedere. — Statua di un guerriero clamidato con 
elmo e corazza à lato posta nella Piazza se. 50 — Statua della Pudicizia posta nel 
sito med. se. 40 — Statuina di Fauno posta nella nicchia del atrio del casino se. 45 
— Bassorilievo nella Terzza stanzza n. LXVIII se. 50 — Busto del Imperatore 
Adriano n. CVIII se. 120 — Somano le sudette scolture se. 305 «. 

C. 1 790, 5 agosto. 11 barone di Hermannsdorf estrae da Roma « di commissione 
di S. M. il re di Prussia « molti marmi fra i quali una statua sedente di ninfa 
« già della villa Mattei di dove passò al museo pio-clementino, poi creduta non adat- 
tata per quella raccolta, non so per quale ragione fu cambiata con altm statua » . Lo 
stesso personaggio ottiene altra licenza il 12 agosto per estrarre una statua di 
Traiano maggior del vero, con testa adattata: una testa colossale di Vespasiano: 
una statuetta di ninfa « non che i due busti del Bernini già esistenti in Villa Ne- 
groni ». Cod. Vai. 10308, e. 91-93. 






QIULIO III. 1558 lOl 



COLLIS HORTVLORVM. 

1558. HORTI ACILIORVM (?). Essendo incominciata la fabbricazione della via 
Paolina (del Babiiino) nuovamente apeita dal precedessore di Giulio III, la famiglia 
Garzoni ohe possedeva vaste aree « sotto il monte della Trinità » le pone in vendita 
a piccoli lotti, e generalmente col patto di riserva per gli oggetti di scavo. I Gar- 
zoni aprirono al tempo stesso una cava di pozzolana nelle viscere del monte per co- 
modo dei fabbricatori. Gli atti relativi a queste faccende si trovano nel prot. 29^ e 
80^ del notare Giambattista Àmadei in A. S. 

Nel prot. 3924 di Lotto Quintilio, a e. 310, si parla di un terreno della misura 
di 80 canne « non procul a portone Monasterii SS. Trinitatis in monte Pincio ad ra- 
tionem iulii unius prò qualibet canna (dodici centesimi e mezzo al m^. q^.) » ceduto 
in enfiteusi V a. 1564 da maestro Giovanni Centofanti da Gallese a Quirino Garzoni, 
insieme ad altre aree « nella via del Portone della SS. Trinità « aderenti alla vigna 
ereditaria dei Garzoni stessi, la quale doveva trovarsi nel sito dove oggi hanno ori- 
gine le vie Felice e Gregoriana (0- I ruderi degli Horti Luculliani e degli Horti 
Acilioram compresi in queste proprietà devono avere restituito non pochi oggetti 
di scavo, vista la cura con la quale i Garzoni inseriscono la clausola di riserva negli 
atti enfiteutici di aree fabbricabili, specialmente a partire dalVanno 1553. 

Il sito degli Horti Aciliorum, ossia di quella parte dell'altipiano del Pincio 
che è oggi occupata dalla chiesa e monastero della Trinità, dalla villa Medici e dal 
Giardino publico, era diviso in sul principiare del secolo decimosesto in un numero 
assai maggiore di proprietà. Basti a ciò dimostrare, il seguente documento, del tempo 
di Alessandro VI (26 nov. 1492) in atti Capogalli, prot. 470, e. 338 bis, nel quale 
Francesco de ludicibus fa 1* inventario dei beni ereditarii spettanti ai suoi nipoti Ca- 
millo, Pantasilea, Silvia, e Sulpicia: « . . . . item quatuor vineas intus urbem sitam 
{sic) in loco qui dicitur Pinci, commune cum domino [Mattheo de ludicibus episcopo 
Pennensi patruo testatoris] omnes sunt numero xxiiij petiarum. Una sita est Inter 
hos fines: ab uno lato sunt res domini Nicolai de Castello ab alio latore sunt res 
Tommarotij. Alia sita est in ter hos fiues ab uno latore tenet ipso Tomarosius, ab 
alio res Baptista de lo sordo. Alia est Inter vineam ipsius baptiste etvineamga- 
brielis de rubeis (il celebre collettore di antichità ricordato a p. 166, dell tomo). 

Alia vero est inter vineam ipsius gabrielis et muros civitatis ». Nel prot. 1819 

del notare Saba Yannuzzi, a e. 285, è ricordato il palazzo del quondam G i o v a n n i M i • 
cheli cardinal di sant* Angelo e vescovo di Porto, con vigna e giardini, nel luogo detto 
IMnci, donato da Alessandro VI a Ludovico Borgia del titolo di San Marcello, car- 
dinale Palentino, fatto che ricorda la tragica fine dei fratelli Quintilii, con ciò sia 

(0 Qairìno Garzoni possedeva pare un giardino nel Borgo di 8. Agata del rione Monti, che 
fa concesso in affitto, Tanno 1541, a Giacomo Antonio Stabile da Kieti, famigliare di Lucrezia della 
RoTere (not. Onofrio Bosio, prot. 262, p. 68'j. 



102 aiULlO III. 1558 



COLLIS che per entrare in possesso dell' ambita villa i Borda arevan fatto morire di veleno 

HORTVL 

il legittimo possessore (a. 1503). 

La presente casina del publico Passeggio, architettata dal Yaladier, occupa il 
sito di quella già del cardinal della Rota (sepolto in santa Maria del popolo), abi- 
tata in seguito dal cardinale di Portocarrero. 

Nel prot. 1509 e. 260 del notare Cnrzio Saccoccia è descritta una vigna « in 
loco d® la Trinità « che Alessandro Guidiccioni vescovo Aiacense aveva acquistata 
Tanno 1552 da Cristoforo Oibraleone. Confinava con i terreni dei Nari e degli Stati. 

Tutte queste proprietà, e altre che ometto di rammentare per amore di brevità, 
finirono con l'essere assorbite da due soli possessori: i Ricci di Montepulciano (Me- 
dici), e i frati agostiniani del Popolo. Vedi la pianta del Nelli I, 3, e la nona ta- 
vola dalle IX chiese dal Maggi. Alla vigna de frati si riferiscono queste notizie. 
« Nella vigna de Frati della Madonna del Popolo, contigua al giardino del gran duca, 
si vedono molti andamenti d* acqua, tra quali vi ò una gran botte, ricetto d'acqua, 
cosa notabile per la sua magnificenza » . Vacca, Mem. 43. « Nel monte Pincio vi 
era una conserva di acqua antica, la quale da alcuni frati fu fatta disfare per ri- 
durla in grotte di vino da afiSttare agli osti. Ma perchè erano di poca profondità, 
riuscirono più calde di quello che li buoni fi-ati si pensavano, e fu inutile la spesa « . 
Darteli, Mem. 101. Vedi A. Cassio, Corso delle acque, tomo li, n. 30, § 5, p. 333. 

La costa occidentale del monte, a piò della quale si veniva tracciando una strada 
denominata dal barbiere Margut, uno dei primi suoi abitatori, è rimasta sino al pre- 
sonte in proprietà della famiglia Naro (Patrizi). Vedi Nelli, tav. citata, e Ulisse 
Aldovrandi, p. 193, ed. Mauro, 1562. « In casa di M. Pompilio Naro nella piazza 
di Campo Martio, nella sala su fra due finestre in un nicchio si vede una Venere 
ignuda intiera, eh* esce dal bagno : tiene con la man destra un panno, e si cuopre le 
parti vergognose: sta posta sopra una base e dicono ch'abbia le piti belle spalle, e 
schiena di statua che si vegga. La ritrovò M. Pompilio ne la sua vigna sotto il colle 
de gli Hortoli che lo chiamano anco Monte Pincio, presso à la Trinità «. Passata 
la proprietà nelle mani di Orazio Naro circa il 1565, esso incominciò a venderla a pic- 
cole aree per iscopo di fabbricazione, e con espressa riserva per gli oggetti di scavo. 
Ricordo un esempio di questi negozi. Con {strumento stipulato dal net. Pechinolo. a 
e. 326 del prot. 5528, il predetto messer Orazio concede ìd enfiteusi perpetua a Lo- 
renzo del quondam Bartolomeo de Fratriis bergamasco un terreno « nel i$. C^ Marzio 
in via Paulina Trifaria nuncupata tendente a platea ecce S. M. depopuload 
radicem Mentis pincii ils della Trinità (via del Babuino). . . retro via Nara nun- 
cupata (strada Margutta) ». Questo strano nome « strada paulina trifaria « ricorre 
anche in altre apoche enfiteutiche degli stessi terreni. 

Egli è certo che belle e abbondanti scoperte di antichità debbono essere avve- 
nute in questi tempi e in questa striscia di suolo, tra gli avanzi di quelle che l'au- 
tore della vita Gordiani e. 32 chiama « privatorum possessiones et aedificia et hoi-ti 
sub colle *, perchè non si trova atto di compra-vendita della seconda metà del cin- 
quecento che non contenga la nota riserva per eventuali rinvenimenti. Perfino il pre- 
fetto del collegio Greco, recentemente fondato da Gregorio XIII, inserisce tale clan- 



aiouo 111. 1553 103 



sola Bei patti per fabbricazione delle aree annesse air Istituto. Vedi not. Bacoletto, 
prot. 500, e. 379, a. 1580. Si può argomentare la ricchezza archeologica della con- 
trada dal numero e dal valore degli oggetti raccolti nella sola vignola di Ambrogio 
Gìgli, e quivi descrìtti dairAldovrandi. « Nella vigna di M. Ambrogio Lilio, a 
la radice del colle de gli Hortoli » egli dice a p. 198: « si vede in una loggia 
una tavola marmorea, nella quale quasi di tutto rilevo è un Re assiso, ma non 
ha testa, et uno che gli presenta un cavallo, come per ti*ibuto. Vi è anco un servo 
con una lancia in mano, è vestito allantica. Vi è poi un albero, fra le cui frondi 
si vede ravolto un serpe... Poi sopra in una camera si vede xm'Hercole giovane 
di tutto rilevo, che tiene una testa di cavallo per li crini " . È probabile che dfillo 
stesso sito provengano le scolture viste dal medesimo « in casa di M. Ambrogio 
Lilio, su la strada de* Cesaiini. Dinnanzi (alla quale) sulla porta .si vede una bella 
testa antica, che dicono che sia di Pompeio «. ... Dentro la corte sono molti torsi 
e frammenti antichi, fra i quali vi è una tavola marmorea, dove sono scolpite 
le forze d'Hercole > . 

Ma è tempo di entrare neirargomento speciale di questo paragrafo clic si rife- 
risce alla 



VILLA E MVSEO MEDICI 

SVL MONTE DELLA TRINITÀ. 

Benché la storia delle mccolte antiquarie formate in Roma dalla casa Medici 
sia stata già illustrata dal Bencivenni-Pelli, dal Fabroni, dal Gotti, dal Dutschke, 
dal Gaye, dal Miintz, dal Baltard, dal Fiorelli, (*) dal Micbaelis e da me stesso nel 
volume primo della Storia, p. 145, pure rimane ancora qualche documento inedito 
e qualche notizia meno conosciuta da divulgare. Dirò anzi che quanto il Miìntz af- 
ferma a p. 84 della sua monogi-afia: <> Thistoire de la villa Médicis tant au point 
de vue du monument qu au point de vne des coUections, est encore toute à faire » 
è pienamente conforme alla verità. Ma non è questa impresa da tentarsi in un lavoro 
complessivo come la mia Storia degli scavi. 

Il sito della famosissima villa appartenne alla casa Crescenzi sino al 30 maggio 
deiranuo 1564, sotto la quale data, essi ne fecero vendita a Giulio e Giovanni 
Ricci, nipoti del noto cardinale Giovanni di Montepulciano. L* apoca, inserita a 
e. 245-248 del prot. 8925 del not. Quintili, contiene le seguenti stipulazioni. 

« Die martis 30 maij 1564. Mag.^"' D. Camillus de crescentijs nobilis romanus Asse* 
rens ad eum pertinere pieno iure unam vineam petiarum septem vcl circa cum d u o b u s 

(») Bencivcnni-Polli, Saggio (storico della real Galleria di Firenze^ ivi 1879. — Fabroni, 
Dinsttrtaz, sulle statue appartenenti alla favola di Niobe, Firenze 1779. — Gotti, Gallerie di Fi- 
renze^ ivi 1872. — Diitschke, Antike Bildwerte in Oberitalient Lipsia 1878. — Gaye, Carteggio 
di artisti^ passim. — Mflntz, Les coUections des Médicis au XV^ siede: appendice aux Préeur- 
seurs de la Renaissance, Parigi 1888. — Lo btesso, Les coUections d^anliques formées par les 
3/édicis, Parigi 1895. — Baltard, La ville Médicis. — Fiorclli, Documenti inediti^ tomo IV, p. 77-81. 



104 GIULIO III. 1553 



COLLIS iardenettis et certa domo et alìjs diete, viaee pertinentijs sitam iotra menia 

HORTVL * •» 

V. MBDici urbis in monte pincio vel alio nomine nuncupato, et prope vineas et bona 
Monasteri] S.*"® Trinitatis ordinis S}' Francisci de Pania etiam in dicto monte po- 
siti ab una parte vineas monasterij sen conventos s. Marie del populo, item 
vineam mag.^' d. lulij del bufali no, ac vineam d. Q airi ni (Garzoni) de esio 
incole ipsius urbis et alios fines dictam suam vineam cnm iardenis seu iarde- 
nettis certa domo qne minatur rninam nisi reparetur, et alijs ipsius vinee peiiinen- 
tìjs et adiacentijs vendidit Mag.^'" D. Ini io Ri ciò politiano militi sancti lacobi 
de Spatba, et Don Job anni etiam rie io indori nepotibus B.*"^ diii Johannis 
Ricij tituli S.^^ Vitalis S}^ Romane Ecclesie presbiteri car.^^^ politiani nnncnpati prò 
pretto scutorum dnornm millium. 

Et ulterìus etiam conventum est inter ipsos d. contrahentes quod dicti mag.^' 
Dfli emptores infra sexdecim menses proximos teneantnr et obbligati sint exponere in 
reparatione diete domus et ulteriori diete domus fabrica, et alijs melioramcntis ipsis 
emptoribus bene visis in dieta vinea et intra districtnm eins prò summa et quan- 
titate aliorum scutorum duorum millium secnndum modellum desuper dandum a 
magistro Nanne lippi architecto desuper electo et deputato ab ipso diio 
Camillo et ezpensis desuper iiendis teneantur idem d. Camillus et sui heredes et 
snccessores et ipsi etiam emptores stare listis seu partitis et cednlis desuper descri- 
bendis seu subscribendis per dictum magistrum Nannem. 

Et si forte intra dictum terminum i6 mensium dicti mag.^^ emptores non per- 
fecissent dieta melioramenta quod idem d. Camillus possit secnndum dictum modelum 
illa perfìci facere. 

Et si fortasse dicti mag.*'* emptores vel dictus B.'""* car.^^' proeis et eorum no- 
mine seu quispiam alter exponeret maiorem quantitatem et summam dictorum scu- 
torum duorum millium quod prò toto ilio plure dictus d. Camillus secundum listas 
prefatas teneatur in eventnm redemptionis infradicende tantum bonas facere duas 
tertias partes illius pluris quod expositnm esset in melioramcntis prefatis. Expresse 
declarato quod in dictis melioramcntis non intelligantur statue et aliqua alia 
bona mobilia, quas et que ipsi emptores inferrent, sed in eventum re- 
demptionis diete vinee et iardenorum sit eis permissum et liceat illas et illa tol- 
lero et portare quo voluerint. Item quod ipsi emptores possint immutare et si vide- 
bitur tollero in totum dictam vineam et incidere arbores, et redigere omnia in for- 
mam aliam, et statum eis bene visa et similiter quo ad murare et dismurare prò 
arbitrio eorum «. 

I nuovi possessori entrarono subito in relazione di buon vicinato coi frati mi- 
nimi e con Quirino Garzoni, e si accordarono con costui per aprire una strada car- 
rozzabile di accesso alla villa, che è quella oggi denominata « salita di san Ba- 
stianello*. Trattandosi pertanto di una linea topografica di qualche interesse, sarà 
utile pubblicare il documento originale dei patti conchiusi tra i due vicini, che ho 
ritrovato a e. 307, del prot. 3925, del net. Quintilii. 

« Die venerìs 2 lunij 1564. Conciosia che in questi giorni prossime passati li 
Mag^^ sig**' Julio ricio cavalier de sa. Jacomo de spata et sig/ don J o h a n n i 



GIULIO III. 1553 105 



etiam rìcio Juniore nepoti del R.™*^ mons/ Johanni ricio titilli S. Vitalis oolus 
della S> romana chiesa Car.^® de Monte policiano mincupato Habbiano comprata dal y^ uedici 
Mag.^® m. Camillo crescentij del quondam R."*" Cai*.*® Crescentia ima sua vigna 
con iardini et casa, posta sopra la vigna del mag.^^ m. Quirino garzoni de esci 
et citadino romano et sopra il Monasterio della Trinità dove son li frati ordinis Mi- 
nornm seu minimorum sancti Francìsci de pania in monte pincio, quale vigna ha- 
vendo nn vicolo o una strada stretta et berta et mal babile anzi inhabile da pos- 
seroi menare il cocliio, che è tra Y una e Taltra d* osse vigne, et desiderando per 
ciò fare detta strada più ampia, larga et babile etiam per il cochio, habino fatto 
recercare il detto mag*^'» m. Quirino per via del detto B,^ Car*® Ihor zio ad conce- 
derli alcuna pai-te dello viale della detta sua vigna, che confina con detto viculo, 
pertanto il predetto M:ig.^^ M. Quirino concede et da gratis et amore alli detti 
sig" Julio ricio cavalicr di s*<* Jacomo e a Johanni ricio, nepoti d* esso Car> parte 
del detto viale della detta sua vigna è contiguo col vicolo che va alla vigna già 
del detto m. Camillo crescentij, et bora delli sopradetti sig"*^ Julìo et don Johanni, 
per quanto serra dal muro sopra che detti sig/^ Julio et don Johanni hanno desi- 
gnato et già cominciato fare per dividere detta vigna di m. Quirino della detta via 
sei modo et forma et sotto conditione che segue. 

Che la detta via sia perpetuamente comune tra esso m. Quirino e li sopra- 
detti et vicinale tra di Ihoro e che ogniuno de Ihoro vi possa bavere i cancelli et 
del primo per intrarvi ogniuno de Ihoro ne possa bavere una chiave, e perche la 
vigna de detto m. Quirino resti chiusa li detti sig.**' rìcij siano tenuti fare un muro 
alto da terra di palmi x in xij col suo cappello a spese de Ihor sig.'*^® et che il detto 
muro debbi cominciarsi nel detto viale do m. Quirino incontro per traverso al can- 
tone della casa della detta vigna de detto m. Quirino (il presente palazzotto Ca- 
sciani, occupato da religiosi polacchi), et coniuncto con la fratta che e seguente dal 
detto muro in giù verso il poi*tono della Trinità sopradetta, et segni de sopra per 
quanto e la lunghezza da la detta banda della detta vigna delli sig^ sopradetti et 
secundo il filo messo per il mag^^ mastro Nanni architettore in ciò eletto 
tra esse pai*ti ; et per ciò che esso m. Quirino ne sia sicuro che cosi se farra il detto 
Mag^^ mastro Nanni so obliga insolido de far continuare et finire detto muro senza 
alcuna dilatione, e sarà grosso detto muro palmi due con li suoi bnsetti una canna 
lontani Funo dal altro per iscolare l'acqua a fine che non ne patisca il muro. 
Aetum Rome in domo vince dicti d. Quirini apud vineam prefatam duorum Julij et 
Johannis de rìcijs et dictum portonum della Trinità « . 

I fratelli Ricci, dopo aver provveduto di comodo accesso la loro villetta, pen- 
sarono ad allargarne i confini, e non potendo sperare cessione di terreno dai loro 
vicini di sinistra, i Minimi, si rivolsero dalla opposta parte, appartenente ai frati 
del Popolo e ne ottennero quel tanto che è descritto nel documento che segno, ab- 
bastanza interessante per la storia del nostro Pincio. 

« Yenditio partis vineae et canneti prò mag.^'^^ D. Julio et don Johanne Riccijs Juniore. 

Die Lune viiij 8brìs 1564. Cum sit quod mensibns retro elapsis Mag.""^ Dui 
Julius et don Johannes Riccij Junior Nepotes R.""^ diii Johannis Riccij titnli s.^^ 

14 



106 aiULio in. 1553 



COLLIS Vitalis 8. B. ecclesie Presbiteri carlis Politiani nancnpati, emerint a mag."^ dUo Ca- 
y. uBDici ^^^^0 de Crescentijs nobili romano snam v in edam, quam habebat in monte 
pincio supra monasterinm s."^® Trinitatis in diete monte, et conti guam yinee et 
bonis Tenerabilis Monasteri j beate marie de Pop u lo de Urbe, et cnpiant dic- 
tam eorum vineolam aliquautisper ampliare et propterca requiri et rogarì fecerint 
Yen. Patres Priorem et fratres dicti Yen Monasterij del Popiilo, qui habent vicinam 
diete yineole imam partem vinee seu situm, que sen qui alias fuit Theatinorum 
quam seu quem ipsi Patres de Populo annis iam elapsis emerunt ab eisdem cum 
uno palatio seu magna domo, que ibi aderat et posita erat, pretio scutorum 
quingentorum monete, que tamen domus seu palatium successive dirutum fuit 
per ipsos del populo, quia habebat prospectum versus vineam magnam 
quam ibi prope habebant et hodie etiam habent in eodem loco, et monasterium 
eorum, ut velint esse contenti ipsis mag.""'' d2iis Julio et don Johanni compiacere 
et vendere dictam partem vinee prò ampliatione predicta, et ulterius et prò reqna- 
tranda dieta parte que est obliqua etiam certam partem eorum Canneti parìter ibi 
contigui, adeoque in totum possint esse quinque petie vel circa, et ipsi patres fiie- 
rint et sint contenti ad faciendum rem gratam diete B."^ diio Gar.^' et nepotibus, 
de dieta parte, seu situ et parte canneti ad effectnm ut possint dictam partem vinee 
requadrare et etiam quia dicti mag."^' d.'^^ Julius et don Johannes Biccij obtnlerunt 
ipsis patribus exbursare et solvere prò pretio diete partis vinee et Canneti scuta 
quingenta. 

Hinc est qnod hodie et hac presenti die 9 8bris 1564 Congregati B."*^ et Yen. 
fratres infrascripti Partem vineae et canneti predicti in totum petiarum quinque vel 
circa, et prò tanta quanta est intra infi*ascriptos confines, qui sunt videlicet ab una 
parte vinea seu vincola dictornm mag/'^''""' d. Julij et don Johannis Biccj Ju- 
nioris, et ab alia partibus moenia urbis, que tendunt a porta Populi ad portam 
pincianam nuncupatam, et alia vinea dicti Monasterij, ab alia etiam partibus, iuita 
Terminos desnper afBngendos de communi concordia ipsarum partium nomine dicti 
eorum Monasterij, et conventus beate Marie de Populo' vendidemnt dictis Mag.''''' 
D. Julio et don Johanni de Biccijs Juniori Hanc autem venditionem et alienationem 
fecerunt prò pretio et pretij nomine dictorum scutorum quingentorum monete eis 
oblatorum per dictos mag.^" dnos emptores expresse tamen declarato quod dicti dni 
emptores teneantur facere unum murum divisorium Inter vineas prefatas, om- 
nibus expensis dictorum emptorum, et qnod non possint facere ibi aliqnod edeficium 
nisi demos terrineas vel lodium etiam terrineum, et nisi prò modo tale quod per 
illas et illud aut alias non possint ipsi emptores habere aliqnem prospectum in dieta 
vinea monasterij, nec versus illam et dictum monasterium. 

Actum Bome in diete Monasterio et loco capitulari dicti Monasterij « [Net Quin- 
tini prot. 3926 e. 166-169]. 



I Bicci di Montepulciano, appassionati collettori di cose di scavo, raccolsero 
marmi scritti e scolpiti « Mi ricordo « racconta F. Yacca, Mem, 82 « al tempo di 
Giulio III tra la Pace e s. Maria dell'anima, vi furono cavati alquanti rocchi di 



GIULIO HI. 1558 107 



colonne di mischio africano, e di porta santa, quali erano abbozzati ad usanza di collis 

HORTU L 

cava, non mai stati in opera, grossi da sette palmi (m. 1.56) e li comprò il y. mbdici 
card, di Montepulciano » Id. Mem, 50: « appresso il giardino del capitano Mario 
Spiriti si trovarono sette teste di Sabine molto belle, con conciature di capelli molto 
capricciose : come anche un pilo ovato di marmo parie, con il bassorilievo di Bacco, 
tirato sopra il carro dalle Baccanti, alcune delle qaali danzavano, e suonavano cem- 
bali, eiSatiricolletibie.il tutto fu comprato dal card, di Montepulciano, 
che le mandò a donare al re di Portogallo ; ma 1* invidioso mare le assorbì « . Id. Mem. 
58. « Nella vigna di Gabriel Vacca, mio padre, accanto porta Salara, dentro le 
mura... cavandovi trovò unafabrica di forma ovata (corr. rotonda: è il tempio di 
Venere Ericino- Sallustiana) con portico attorno ornato di colonne gialle, lunghe palmi 
diecidotto scannellate, con capitelli e basi corintie ... ed a ciascuna (delle quattro) 
entrate vi erano due colonne di alabastro orientale si trasparente, che il sole vi passava 
senza impedimento... Il cardinale di Montepulciano comprò di quelle colonne, 
e ne foce fare la balaustrata alla sua cappella in s. Pietro in Montorio. Comprò an- 
cora quelle di alabastro, una delle quali essendo intiera la fece lustrare, e delle altre 
rotte ne fece fare tavole, parendogli cose preziose. Le infrascò con altre anticaglie e 
tavole commesse, e le mandò a donare al re di Portogallo, ma quando furono in 
alto mare 1* impetuosa fortuna trovandosele in suo dominio, ne fece un presente al 
mare «. 

Il card. Giovanni avrà trovato ottime occasioni di acquisti, esercitando il suo 
ufficio di commissario per il risarcimento delle strade di Boma, e per i porti, fiumi 
e fonti dello stato pontificio; ed io sono sicuro che una parte considerevole della 
somma di 250 mila scudi da lui spesa nel palazzo Bicci, nel palazzo Sangallo-Ceuli- 
Sacchetti, e nel casino alla Trinità, rappresenti appena il prezzo dei marmi di scavo 
coi quali le tre residenze e la cappella gentilizia in san Pietro in Montorio furono 
decorate. 

La più antica memoria a me nota, concernente il museo dei Bicci, risale al 
1557, nel quale anno il cavaliere Giulio aveva venduto il proprio palazzo, già San- 
gallo, al duca di Terranuova, comprese le statue che ne ornavano la galleria, le scale, 
il giardino e la loggia. Vedi il prot. 5530 del notare Pechinolo a e. 226: 

• Die 16 octobris i565. IH. d. Julius Biccius nobilis politianus qui alias vendìdit 
111. d. Thome de marinis tunc marchioni nunc autem terre nove Duci unum ipsius 
IH. dui Julij palatium cum membris pertinentijs iuribus ac statuis suis quibus- 
cunque situm in urbe in via Julia apud suos fines prò pretio scutorum vigin- 
tiquinque millium sub die i6 martij i557, quique postea loco cautionis de evictione 
dicti palatij obligavit et ezpresse hipothecavit eidem 111. d. Thome unum ipsius 
IH. d. Julij creditum scutorum duodecim millium super monte Julio Bononiensi. 
Cumque superioribus annis emerit a quondam d. Alexandre de miccinellis 
ci ve romano et d. Jeanne baptista etiam de miccinellis eius filio unum eorum ca- 
sale castellione nuncupatnm situm in agro romano et in partibus transtiberinis 
apud suos fines rubrorum ducentorum incirca pretio scutorum tresdecim millium et 
ducentorum scutorum loco cantionis prò evictione dicti palatij obligavit et eipresse 



108 aiuLio in. 1558 



V MEDICI 



COLLIS hipothecavit dicto 111. d. Thome dìctum casale castillione nancupatum, Actnm 
Rome in officio mei notarij «. 

Il Ricci deve avere esercitato il diritto redimendi; perchè al 31 gennaio del 
1576 egli potè vendere di nuovo e definitivamente il palazzo al ricco banchiere Ti- 
berio Ceuli, il cui nome ricorre tanto spesso e nel CIL. e nei documenti archeo- 
logici romani della seconda metà del cinquecento. 

« In nomine Domini Amen. 

Cum sit quod Inter IH. Dnùm Julium Riccium equitem Ordinis s.^ Jacobi de 
spata principalem ex una, et Mag.^^"* Dnùm Tiberium Ceulum principalem ex altera 
partibus ti-actata fuerit Vendi tio, et emptio Palatij eiusdem I)ni Jiilij cum Do- 
munculis, et pertinentijs suis Positi Rome in via Julia. Hinc est quod anno etc. 
i576. Indictione quarta, Die vero ultima Mensis Januarij 111.''^' Diins Julius Riccius 
nobilis Politianus dictum eius palatium Rome situm in via Julia cum viridario, 
et omnibus illius membris intra huiusmodi confines videlicet ante iuxta dictam viam 
Juliam, et a latore dextero alteram viam publicam, que a via Julia tondit ad 
flumen Tiberis, retro est ipsum flumen eiusque ripa, et via publica, et ab alio latere 

est Domus Donne Luchino reliete quondam salvia alys si 

qui sint plures aut veriores confines et cum omnibus, et singulis statuis tam exi- 
stentibus in Nicchijs quam extra nichios in quaounque parte Palatij et viridarj 
et cum duabus tabulis marmoreis cum earum pedibus seu Posamentis exi- 
stentibus in ea parte dicti Palatij que nuncupatur la Gallarla, et cum Marmo- 
ribns, et lapidibus existentibus in via Gathene que tendit ad flumen 
Tiberis. Item duas domunculas sitas iuxta dictum Palatium alias emptas ad effcctum 
eidem palatio incorporandi confinatas iuxta bona Dflì J u 1 i j F u 1 e h i (?) et vias pu- 
blicas et cum earum etiam pertenentijs salvo tamen, et reservato respectu duarum 
domuncularum huiusmodi consensu R. Gapituli et Canonicorum Basilico s.^^ Petri 
urbis quorum Proprietati, et certe modico perpetue annue responsioni iste due Do- 
muncule subiecte sunt, vendidit Mag."^^ Diio Tiberio Geulo Romano filio Mag.^^ 
Dui Hie renimi Geuli nobilis Pisani et Givis Romani. Et hanc conditionem dicti 
Palatij cum viridario, statuis, et tabulis marmoreis, lapidibus, et Do- 
munculis et alijs pertinentijs prefatis, idem IH. D. Julius venditor fecit erga Dnum 
Tiberium emptorem. Pro precio in totum scutorum viginti sex millium et sexcen- 
tornm monete iuliorum decem prò scuto solvendorum intra annum ab hodie proximum, 
et deiade ad omne placitum eiusdem Dfii Julij venditoris quatenus investiantur et 
coUocentui in emptionom honorum stabilium quoad snmmam viginti quiuque millium 
scutorum tantum, sed de reliquis scutis mille sexcentis Dflus Julius disponere possit 
arbitrio. Actum Rome in Regione Pontis in Domo habitationis Yenerabilium Presbi- 
terorum ecclesie s.^' Joannis Nationis Florentiuorum urbis contigua diete Ecclesie in 
Gamera R.^' Dfii Joannis Antonij Lucij Presbiteri « [Net. Prospero Gampana, prol. 434, 
e. 168-172]. 

Nello spianare il colle per V adattamento della nuova villa alla Trinità, i Ricci 
e il loro architetto Lippi arrecarono danni irreparabili alle fabbriche degli orti Aci- 



aiULIO IIL 1558 109 



liani, e specialmente al ninfèo rotondo, che coronara il eolle nel sito del presente oollis 
« Parnaso « . Queste fabbriche e questo ninfeo sono stati particolarmente illusti*ati y. mboici 
dal Ligorio nel XIV volume torinese, e da Sallustio Pèruzzi nella scheda fior. C65. 
Vedi Lanciani, Itin. EinstedL p. 25, fig. 2, e Bull. Cam. tomo XVIII, a. 1891, 
p. 153, tav. V-VI. Sallustio chiama il ninfèo « tépio di Netuno rouinato dal cardisi 
riccio p. accomodar la sua viga « e Ligorio dice che il gruppo centrale delle fab- 
briche era limitato a « septentrione » dalla « vigna del cardinale cresoentio bora è 
del cardinale di montepoliciano * e si estendeva in direzione del sito dove « hoggidì 
è fatto il monasterio della santissima Trinità ». 

La famiglia Ricci conservò la proprietà del giardino per soli dodici anni. Alle 
trattative intavolate nel 1576 per vendita al card. Ferdinando Medici si riferisce 
il seguente documento in atti Campana, prot. 434, e. 54-57. 

« Venditio Falatj et Viridarij etc. etprius conventiones inter ill.^'^^ D. Don fer- 
dinaudnm Car.^®"° de Medicis nuncupatum et D. Joaunem franciscum Vagnozzi Ro- 
dttlphi. 

Die lune nona Januarij 1596. In nomine Domini Àmen. Cum sit quod Mag.'^'^" 
D. Joannes franciscus Rodulphus nobilis florentinus sit empturus prò se 
et eius heredibus ab Ills Dfio Don Johanne Riccio equite Militie Jesus xpi 
Portugalliae mediante illins procuratore, Palatium cum Viridario, silva ot 
Domuncula, et alijs suis membris et pertinent\js positum in Montepincio 
Urbis nunc S."°® Trìnitatis nuncupato Juzta suos confines una cum certis suppellecti- 
libu8,et mobilibus prò precio in totum scutorum quatuordecim millium monete, vi- 
delicet scutorum Mille prò suppellectilibus, et mobilibus, et scutorum Tredecim mil- 
lium prò palatio viridario, et alijs pertinentijs suis solvendornm ut infra videlicet 
senta mille monete ratione mobilium bine ad festivitatem Natalia S. Joannis bap- 
tiste presentis anni 1596, Aliorum vero scutorum Tredecim millium hoc modo vi- 
delicet scutorum sex millium in Calendis mensis Jauuarij 1578 Aliorum trium mil- 
lium in calendis Januarij 1579 et reliquorum scutorum quatuor millium in Calendis 
Januarij 1580 a nativitate ut supra hic Romae, seu alij terminis desuper conveni- 
endis inter ipsum D. Joliannem fi*anciscnm et III. D. Johannem Ricoium futurum 
venditorem, vel eius procuratorem Et cum sit etìam quod idem D. Joannes franci- 
scus velit 111.""'" et R,»»»*" D. Cardinalem de Medicis, ad cuius preces, et 
iustantiam emptionem prefatam facere Intendit postmoduui nominare, ac ei cedere, 
et transferre omnia Jura, omnesque actiones acquirendas in emptione prefata, cum 
hoc tamen quo dictus 111."'"" Dfius Cardinalis imprimis, et ante omnia ipsum 
D. Joaunem franciscum securum et cautum reddere debeat. 

Hinc est quod 111."»"'' et R.™"« Dftus Ferdinandus Medices S.** Romanae Eccle- 
sìae Cardinalis declaravit habere certam scientiam, et plenam notitiam conventionum, 
et conditionum cum quibus dieta emptio facienda est ad providendum solutioni 
pretij iam dicti, et securìtati atque Indemmitati prefati mag.""' D. Joannis francisci et 
ad effectum consequendi nominatìonem, et cessionem prenarratas promisit diete mag.""^ 
D. Joanni francisco quondam Vagnozzi Rodulphi presenti realiter solvere dieta senta 
quatuordecim millia monete Juliorum decem prò scuto hic Romae in illis terminis 



Ilo GIULIO 111. 1553 



COLLIS in quibus dictum precium solvendum erit IH. D. Don Johanni Riccio venditori, et 

HORTUL 

v.uBDiGi P^^' unam mensem ante adrentum cuìuslibet termini hic Bomae consignare in ma- 
nibas eiusdem Dfii Joannie francisci Et ultra promissionem huiusmodi, et generalem 
obligationem ad maiorem cautelam Diii Joannis francisci prefatns 111."^^' D. Cardi- 
nalis cessit eidem D. Joanni francisco fructus et proventus Abbatiaram ac omnes et 
singulas annuas pensiones super fructibus ecclesiarum Infraspecificandarum, et ter* 
minos earumdem pensionum decurrendos, et fmctus Abbatiarum videlicet la Pen- 
sione di Pisa di scudi Dua mila seicento di lire sette di moneta fiorentina per 
scudo. Insieme con il fitto dell* Ab badi a di San Donino diocesi di Pisa, co- 
minciando il primo termine a San Giovanni prossimo 1576 et per dover continuare 
sino a termine di Natale 15S0 Inclusivamente a Nativitate Item Ducati Mille di 
Camera nuovi della pensione sopra li beneficij Hispalensis diocesis del sig.^"* Ga- 
spare di Mondezza Item scudi Novecento ottantuno d*oro in oro sopra il vesco- 
vado de Vicenza Et ordinavit debitoribus dictarum pensionum ut dictas pensiones 
et fructus respective dictarum Abbatiarum seu affictus consignent, et solvant in ma- 
nibus prefati D. Joaunis francisci. 

Actum Romae in regione campimartis in palatio residentiae dicti ill.™^ d. Car- 
dinalis Medices « . 

I tesori d*arte che il cardinale Ferdinando e i suoi successori seppero raccogliere 
nella villa alla Trinità, e che oggi formano Torgoglio delle Gallerie fiorentine, sono 
troppo noti agli studiosi perch'io mi indugi a parlarne. Mi limito perciò a ricor- 
dame il solo luogo di origine, includendo nella lista anche alcune opere andate di- 
rettamente a Firenze senza passar per la villa. 

ARA PACIS. Sulle scoperte avvenute negli anni 1568 e seg. e sulla parte avuta 
in esse dai Capranica della Valle, dal card, di Montepulciano, e dal card. Ferdi- 
nando, vedi Petersen in Mittheilungen, anno 1894, p. 171. 

ARCVS CONSTANTINI. Ho riferito nel tomo II a p. 28 il racconto di Bene- 
detto Varchi sulle decapitazioni delle figure deirarco di Costantino compiute da Lo- 
ronzino de* Medici nel 1534. « Quelle teste » osserva il Guattani {R. A. tomo I, 
p. 45) « a Firenze non vi sono ne v* è memoria che vi sieno state. Al contrario ca- 
vandosi intorno ali* arco, non ha guari, ne fu trasportata una al Vaticano. Dio sa 
come la cosa sia andata » . 

FORVM CAESARIS. Magnifico fregio del tempio di Venere genitrice, scoperto 
dai della Valle negli scavi del Foro Giulio, e descritto a lungo nel tomo I, 
p. 123-124. 

FORVM ROMANVM. Piedistallo di Stilicene CIL.YI, 1731, acquistato dai Ca- 
pranica della Valle Tanno 1584. 

FORVM TRAI ANI. Piedistallo di Petronio Massimo CIL. VI, 1749. 

HORTI CAESARIS. « Mi ricordo che fuori della . . . porta Portese lontano circa 
mezzo miglio, dove è la vigna di Antonio Velli, vi fu trovato un Pasquino sopra 
un piedistallo di tufo ... ma perchè detto Pasquino avanzava dalla cintura in su 
sopra il piano della vigna, dando noia a piantare le viti, si crede che i villani con 



GIUUO ni. 1553 111 



zappe e manare lo rompessero . . , ma il gladiatore che gli muore in braccio vi era collis 
tatto . . . quando venne a Roma il gran duca Cosimo vedendo il suddetto Pasquino ^^ukoigi 
lo comprò per 500 scudi e lo condusse a Fiorenza, accompagnandolo con Taltro 
che ebbe da Paolo Antonio Sederino, trovato nel mausoleo d'Augusto* Vacca, 
Mem. 97. 

HORTI LAMIANI? Nella Dissertazione sulle statua appartenenti alla favola 
di Niobe stampata in Firenze l'anno 1779, il Fabroni dà le notizie seguenti rela- 
tive alla scoperta del gruppo famoso, tolte da documenti dell* archivio mediceo, it II 
nome do' cavatori è Valerio da Hleti, Ceccuccio da Modena, e Paolo milanese. La 
vigna dove si sono trovate è attaccata alla vigna di messer leronimo Altieri, e dal- 
l' altra parte confina con la vigna di messer 6io : Battista Argenti e innanzi la via 
publica che va a porta maggiore, appresso s. 6io. Laterano. I nomi delli patroni 
della vigna e delle statue si chiamano uno Gabriele, 1* altro Thomaso deThomasini 
da Gallese. Le dette statue si trovano in casa delli detti Thomasini, in un tinello 
attaccato al giardino loro e cortile « [da scheda d'altro carattere] « Francesco 
de Lotti milanese, Valerio de Pedoni da Bieti Bartolomeo di Gio: Antonio Mila- 
lanose, cavatori. Statue n. 13 della Niobia. La Lotta (i due giovinetti stramazzanti) 
che sono senza testa « . 

[Lettera del Pernigoni al sig. Girolamo Varese] « Qneste sono il numero delle 
statue. 15. computato T Allotta per doi, e la Niobia per doi. Oltre alle 15. vi è un 
torso quale è rimasto alla vigna, e non potrà servir per altro che ad acconciar le 
altre... 24 giugno 1583 » Il quarto dei cavatori ascese a scudi 450, i tre quarti 
del Tommasini a scudi 1350. 

HORTI LVCVLLIANI? « (Tua bellissima statua di uomo chino a sedere sopra 
le calcagna, in atto di arrotare un coltello donata alla casa Modici dalli signori Mi- 
gnanelli, si dice che fosse trovata nel fabbricare il loro palazzo sotto il monte Pincio * 
Bartoli, Mem. 102. Anche questa notizia va accolta con sospetto, poiché egli è certo 
che la figura dell'Arrotino era stata vista e descritta sino dall'anno 1556 da 
Olisse Aldovrandi « in casa di Messer Nicolo Guisa, dove ora sta il signor duca 
di Melfi, di la dal Tevere » . Non saprei dire se Gerolamo Mignanelli Tabbia avuta 
per eredità o per acquisto. Vedi il cod. barb. vatie. XXX, 89, e. 545; « Gasa 
che fn del cardinale Montepulciano e poi sono di Medici dentro le stanze ... è uno 
a guisa di contadino nudo che chinato ne mostra d'arrotare un cortellaccio largo su 
una pietra . . . statua certamente signalata * . L' Arrotino, che apparisce nella bella 
incisione del maestro del Dado» Bartsch, tomo XV, p. 206, li. 31, e forse anche negli 
affreschi della cupola del terzo vano delle Leggio, fu acquistato da Ferdinando circa 
il 1590, e trasferito a Firenze nel 1667. 

HORTI STROZZIANI IN EXQ.VILIIS. « Nel monte di s. Maria Maggiore 
verso la Suburra, facendovi cavare il sig. Leone Strozzi, vi trovò sette statue due 
volte maggiori del natm*ale, le quali furono date in dono a Ferdinando gran 
duca di Toscana, a quel tempo cardinale in Roma. La più bella di esse era un 
Apollo, che restauratoglisi da me, fu collocato neir ingresso del suo palazzo alla 
Trinità de' Monti, nel primo piano delle scale a lumaca » Vacca, Mem. 42. 



112 ÒIULIO III. 1668 



COLLIS PALaTIVM. « Nella vigna (Ronconi) . . . essendosi crepata la vasca, dove si pe- 

HORTULi 

V. MBoici stava il vino, e il detto Ronconi facendo levare il lastrico vecchio ... si scopri un 
Ercole compagno di quelli del cortile Farnese ... ne vi mancava se non nna mano. 
Nella base vi erano le seguenti lettere {AYlinnOY EPrON). Il duca Cosimo di 
Toscana la comprò per scudi ottocento facendola trasferire a Fiorenza « Vacca, 
Mem. 77. 

Ugnale origine hanno le celebemme Sabine (Danaidi?) e la Thusnelda 
già di casa Capranica, descritte da Ulisse Àldovrandi nel 1551, incise in rame da 
Girolamo Porro nel 1576, e delle quali io credo aver trovato tracce assai più an- 
tiche in alcune rarissime incisioni della scuola di Marcantonio. La Thusnelda appa- 
risco ancora in un rame del Cabinet des Estampes Y, X, 40 ; tav. 385, sotto il tì- 
tolo di « Yetnria Martii Corìolani mater in hortis mediceis ». 

PORTICVS OCTAVIAE ? « La famosa Venere de Medici, la quale ora non si 
trova più in Roma per licenza di Innocenzo XI, si dice che fosse trovata in Pe- 
scarla al portico di Ottavia». Bartoli, Mem, 108. Io credo questa notizia nò vei-a né 
probabile: in ogni caso il simulacro fu esportato non al tempo di Innocenzo XI 
(1676-1689), ma nel settembre del 1570, come apparisce da un brano di lettera del 
cardinale Ferdinando in Lettere pittoriche, tomo III, u. 100, p. 177. Circa T ori- 
gine della statua, vedi Miintz, 1. e, p. 34 seg. 

R. IX? Gruppo delle statue dei Galli e « Amazone « scoperti nelle fondamenta 
di un monistero che Alfonsina Ordini, vedova di Piero de Medici faceva costruire 
risarcii-o l'anno 1514. Vedi tomo I, p. 162. Queste figure appartengono, come è 
noto, ad una riproduzione in marmo dei famosi doni di Attalo I, gruppo di un cen- 
tinaio di figure in bronzo di Giganti, Ama/.oni, Persiani, e Galati, che egli aveva 
fatto collocare sul fianco dell' Acropoli in Atene. II sito di questo monistero è tut- 
tavia ignoto, la congettura proposta dal Eluegmann che si trovasse nell'area delle 
terme Alessandrine essendo puramente gratuita. Vedi Archaeol. Zeitung, a. 1876, 
p. 35-37, e il tomo I della Storia, p. 162. 

R. XIII « Fabio Galgano fratello (di Flaminio padrone di una vigna incontro 
Santo Savo dove si cavano li tufi per far le mura della città) . . . trovò un vaso d'a- 
labastro cotognino che nella panza era largo quattro palmi e mezzo, e sei alto, col 
coperchio così sottilmente lavorato, che lo aveva ridotto il maestro con limo più sot- 
tile che se fosse di terra cotta, e mettendovi dentro un lume traspariva mii-abil- 
mente, ed era pieno di cenere. Dopo la morte di esso Fabio parmi l' avesse il gran 
duca Cosimo con altre belle anticaglie dal suddetto adunate» Vacca, Mem. 101, 102. 

Piedistallo di statua scoperto tra i ruderi della domns aventineso di C. Caerol- 
lius Fufidius Annius Ravus PoUittianus, in vigna Maccarani. Vedi CIL, VI, 1865- 
1367. Fece parte dell'acquisto Capranica della Valle. 

R. XIV TRANSTIBERIM. • Passato ponte Sisto, verso Trastevere, dove è la 
chiesa di s. Gio. della Malva, mi ricordo vi fu trovato un piatto circa venti palmi 
di larghezza (m. 4,46 di diametro) molto bello di marmo bigio africano. Ferdi- 
nando gran duca di Toscana, in quel tempo cardinale in Roma, lo comprò, e 
lo condusse nel suo giardino alla Trinità, sopra il Monte Pincio, e perchè era grosso 



aiULIO III. 1553 118 



di fondo, misi in considerazione al cardinale che ne segasse due tondi; e così fece colt.is 

__ HORTIJLf 

e sono ancora in detto giardino: cosa bella per la saa grandezza*. Vacca, Mera, 51. 



V. MEDICI 



A questo negozio si riferisce il seguente documento, a e. 585 del protocollo 
1698 del net. Cellesio in A. S. 

1579, 80 maggio. «Venditio prò 111."*' et R.™° d. d. Cardinali Medices nuncu- 
pato. 

Mag.*** d. livia de Angelinis relieta qd. d. Marchionis de lenis mater tutrix 
et respect.® curatrix eius ex dicto q, Marchione fìliorum, ac prò omni, et quocunque 
eius Iure, et interesse nec non 

D. Balduinus de lenis predictor. q. d. Marchionis, et predicte d Liuiae iìlius 
maior annor. qnatuordecim minor tamen uiginti renunciantes . . . vendiderunt p.^ 
111."° et S."® d. Ferdinando Diacono Car^J Medices nuncupato absenti mag.*^° et R. d Ste- 
phano Parisio in ro: cu: causar, et d. 111."* d. Car.^J" procuratori presenti et una 
mecum not.° stipulanti quandam concam, seu tazzam ad usum fontis marmi 
africani ruptam in tribus petjs absque pedo cum quadam alia parua conca, 
seu tazza marmorea alba diuisa et rupta in duobus petijs repertas in infrascripta 
domo dictornm fìliorum q. Marchionis et eiinde effossas et excavatas... sum- 
ptibns, et eipensis ipsius IH."* d. Card.'" cum refectione ipsius domus in loco ex- 
cavationis sumptibus eiusdem IH."** d. Cardinalis . . . 

Hanc autem fecernnt prò precio scutorum trecentorum monete. 

Mag""**" d. Joseph Zerla eqnes SS. Lazari et Mauritij prò dictis d. liuia, et Bai- 
duino et ad favorem dicti IH.* Card.*" nti principalis principaliter accessit. Actum 
Bomae in dieta domo dictorum filionim regionis Transtiberìs ibidem presentibus 
d. Angustino lara, nobUi patavino, et M.^ Raphaele de Paquis Architecto . . . te- 
stibus «. Nella raccolta di disegni della biblioteca ducale di Chatsworth ve ne è 
uno di un labro ovale, con la postilla « nel giardino di medici la pendentia di nanzi 
è manco che da le teste «. 

RIPA STATIONIS MARMORVM. « L' anno passato (1593) appresso (la vigna 
del Sorrentino) dove si chiama la Cesarina, perchè è di casa Cesarini, vi furono tro- 
vate certe colonne gialle, le quali condotte per il Tevere furono scaricate sopra la 
ripa in quel luogo, dove si vedono ancora molti pezzi di mischi abbozzati, che, per 
essere di brutte macchie e di durissimi calcedonii circondati, non sono stati mai 
messi in opera ... Si vedono sopra terra muri a modo di magazzini, e nella ripa del 
Tevere si vede il seno del porto. Le dette colonne credo le comprasse il gran 
duca; perche so che ne faceva diligenza * Vacca, Mem. 95. Le sei colonne che 
reggono il portico serliano del casino, dalla parte rivolta al giardino, delle quali 
due di granito, e quattro di stupendo cipollino, sono parimente di scavo, ma non se 
ne conosce la provenienza precisa. 

SEPTA ? Piedistallo di Rufius Praetextatus Postnmianus, cos. ord. 423 e 448, 
già esistente nella chiesa di s. Nicolao de Forbitoribus al Caravita. Vedi GIL, 
VI, 1761. 

TEMPLVM I- O- M. « Sopra il Monte Tarpeio dietro il palazzo dei Conser- 
vatori verso il carcere Tulliano, so essersi cavati molti pilastri di marmo statuale, 

15 



114 GIULIO ni. 1553 



COLLIS con alcuni capitelli tanto grandi, che di uno di essi ri feci io il leone per il inran 
V. MBDici duca Ferdinando nel suo giardino alla Trinità sul Monte Pincio » Vacca, Mem. 64. 

TEMPLVM ISIDIS R- IX. Obelisco. La grande e interessante tavola fatta inci- 
dere da Nicolò van Aelst nel 1589 porta la seguente nota: « questo obelisco si crede 
che sia uno de quelli che furono posti nel campo Marzio: imperochè uno simile 
a questo si ritrova nella piazza di san Mahutto cet « . L* istessa nota è ripetuta 
nella brutta incisione di Giovanni Maggi, che fa parte degli Ornamenti di fab- 
briche deWalma cillà di Roma, editi da Andrea della Vaccaria pel giubileo del- 
Tanno 1600. 

THERMAE ANTONINIANAE. « Particulierement interessant pour Tenrichis- 
sement da Musée de Médicis fut le vovage de Cosmo a Rome en 1560-61. Le pape 
Pie IV, qui attachait plus de prix à Talliance du souverain de la Toscane, qu'à 
r intégrité des collections pontilìcales n* hésita pas à faire cadeau à son hdte d' « an- 
ticaglie " formant la cargaison de quatre vaisseaux > Miìntz, p. 22. « Il duca Co- 
simo . . . levò (dalle terme di Caracalla) una gran colonna di granito, e 1* ha con- 
dotta in Firenze sopra la piazza della SS. Trinità, dirizzata con una Vittoria di por- 
fido, in memoria della vittoria ottenuta contro Pietro Strozzi *. Questa operazione in- 
cominciata nel 1561, e compiuta solo nel 1565, in mezzo a difficoltà d* ogni genere, 
può essere seguita per mezzo di documenti grafici contemporanei. L* imbarco avvenne 
dalla sponda subaventina del Tevere, di prospetto a Ripagrande, come dimostra un in- 
teressante disegno scoperto da Tommaso Ashby, direttore della scuola Britannica in 
Roma, in un album intitolato « Disegno de le mine di Roma e come anticamente crono », 
posseduto da C. W. Dyson Perrins di Malvern. Ai ff. 12'- 13 di questa raccolta di 
vedute, disegnata sotto il pontificato di Gregorio XIII, è riprodotta la scena aventi- 
nese, Duperac 33, con una barcaccia ormeggiata alla ripa. La leggenda dice: « A 
dimostra i fondamenti del ponte Sublicio ... G G G, si chiama Marmorata perchè 
qui si scaricavano i marmi, et anch' hoggi ve n' è copia, e quivi si caricò la colonna 
che è a S.*» Trinità in Fiorenza » . 

THERMAE DIOCLETIANI. « Diocletlanus inchoatum opus absolverat ... Se- 
cuti principes posuere ibi statuas et seniorum et novorum imperatorum, quorum 
capita integra et fragmenta roliqua corporum erui ex subterranea testudine... 
vidimns etpartim in Capitoli um dclata, partim F 1 cren tiamm issa*. Albertini, 
de Mirab. ed. 1515 e. 21 Dall' Albertini pende Bernardo Ruccellai, Liber de Urbe 
Roma ed. Beccucci, e. 42. 

VIA FLAMINIA. « Tabula pergrandis pulcherrimis litteris exarata, aliqnantn- 
lum arcuata » coi nomi di Seraspadanes e Rhodaspes figliuoli del re dei re Phraates, 
morti in Roma ostaggi di Augusto, CIL. VI, 1799. Si sa che il sepolcreto dei prin- 
cipi stranieri stava sulle sponde del Tevere, poc' oltre il ponte Milvio. 

VICVS SANDALIARIVS R. III. L' ara compitale, CIL.Vf, 448, pervenuta alla 
villa insieme ai marmi Capranica della Valle. 

VILLA HADRIANI. Erme iconografiche di Milziade, Eraclito, Aristofane, Iso- 
crate, Cameade (Stazio-Lafreri n. 2, 8, 9. 10, 14. Eaibel n. 1136, 1159, 1128, 
1168, 1170) oltre a sei anonime. Stazio 29, 34, 43, 49, 51, 52. 



GIULIO HI. 1553 115 



TIBVR. « La villa (detta di Cassio sulla strada di Carciano) è a tre grandi collis 



ripiani . . . conteneva fonti, peschiere, tempio, e teatro . . . Dal card. Ferdinando de Me- 
dici, che fn poi granduca di Toscana nel 1580, vi furono scavate statue, colonne ed 
altri fini marmi » Bulgarini, p. 109. Il cardinale ebbe auche marmi scritti tibui-tini, 
fra i quali il piedistallo di G. Aemilius Àntoninus CIL. tomo XIY, n. 3650, e quello 
della vestale Saufeia Alexandria, n. 3877. 

COLLEZIONE COLONNA-PALESTRINA. Il Ganimede, Dùstchke, n. 522, 
donato a Cosimo I da Stefano Colonna principe di Palestrina, e restaurato da Qu- 
glielmo fiammingo. Vedi Gaye, Carteggio, tomo III, p. 69. 

BELVEDERE VATICANO. Il Mercurio, donato al medesimo da Giulio III 
l'anno 1550. Vedi Vasari, neir indice della 2* edizione 1568. Ventisei statue donate 
a Francesco I da Pio V nel 1569, fra le quali alcune chiamate Giunone, Ve- 
stale, Mnemosine, Polimnia, Urania, Console, etc. Vedi Dùtschke, n. 501 : Michaelis, 
Archaeologische Zeitung, tomo XXXIV, p. 152 e Archivio della Galleria di Firenze, 
Miscellanee^ filza VI, n. 35. 

COLLEZIONE CESI. « En 1615 Angelo Cesi envoya de Rome au prince 
Fran90Ì9 gii antiques, parmi les quels un Marsyas et une Venus *. Muntz, p. 22. 
Vedi Vasari in Gaye, Carteggio, tomo III, p. 228. 

Neil* anno 1584 il cardinale Pier Donato Cesi offrì al granduca il privilegio di 
potere scegliere a suo beneplacito tre statue del proprio museo, per trasferirle o nella 
villa Pinciana, o in Firenze. Vedi Arch. med. Carteggio di Cardinali, filza 24. 

COLLEZIONE DE ROSSI. Quando nel 1560 fu compiuta la divisione dei beni 
del vescovo di Pavia, Girolamo de Bossi, il granduca Francesco I ebbe per sua parte 
trentuna statua. Vedi Michaelis, Geschichte des Statuenhofes . . . Belvedere, p. 43 e 65. 

COLLEZIONE DELLA PORTA. Statue di Nettuno e Cupido, busto di Vespa- 
siano, e testa di Polifemo (?) vendute da Giuseppe della Porta. Vedi il curioso e 
interessante ragguaglio di quest'affare in Bertolotti, Artisti Lombardi, tomo I, p. 150. 

COLLEZIONE DELLA VALLE CAPRANICA. L'inventario delle statuo, busti, 
sarcofagi, fregi etc., acquistati Y anno 1584 dalla casa Capranica della Valle, è stato 
pubblicato dal Fiorelli, Documenti, tomo IV, p. 377 seg. Furono esclusi dal contratto a 
favore del venditore « undeci pili ad elettione deir ili. sig. cardinale de Medici com- 
pratore ... la mascara della fontana con il suo pilo sotto ... un pilette di 6 paL 
con putti di mezzo rilevo, item un' arma di casa Capranica * . Quest' insigne raccolta 
formava parte del fidecommeso istituito da Camillo Capranica e Faustina della Valle 
a favore de' loro figliuoli Bartolomeo ed Angelo. Morti però costoro, gli eredi di An- 
gelo, a nome Paolo, Domenico ed Ottaviano, ottennero il 15 luglio 1584 un breve 
apostolico col quale furono prosciolti dal vincolo, e autorizzati a vendere l'avito splen- 
dido museo al card. Ferdinando pel prezzo di quattromila scudi. Neil' istromento, che 
porta la data del 3 ottobre 1584, è detto che tutte le lapidi e i marmi scolpiti erano 
già stati consegnati all'acquirente, il quale parte ne aveva fatto trasportare « ad 
eius palatium et viridarium in Monte Pincio » parte in diverso luogo, e parte ne aveva 
lasciato in casa Capranica, non volendo spogliarla del tutto dei suoi adornamenti, 
fino a tanto che Monsig. Visconti continuasse ad abitarla. Strana cosa invero: che i 



HORTUL. 
y. MEDICI 



116 GIULIO III. 1553 



COLLIS Medici i quali avevano altravolta donato ai Capranica - della Valle cimelii di sommo 

UORTUL 

V. MEDICI P^^^ÌO) Qu^li ^^ ^^< Antonia de Thermensibus, e la lei Cornelia de XX quaestorìbus 
{CIL.^ I p. 114 e 108) ricomprassero da loro parte delle cose donate. 

COMPERE DEL GIAMBOLOGNA. Nell'anno 1579 fu dato incarico al Jean 
Bologne di recarsi in Boma per combinare l' acquisto di diverse sculture. I documenti 
intorno a questa missione si trovano nell* Archivio mediceo, Carteggio di Francesco I, 
filza 67, come pure presso Desjardinis et de Vagnonville, La vie et l'oeuvre de 
lean Bologne^ p. 34. Il Giambologna continuò a servire di scalpello i Granduchi sino, 
almeno, al 1595. « Nel 1595, a di 18 di dicembre gli si consegna dalla Guardaroba 
di Corte, perchè la restauri e la ponga sopra Statua, una testa antica in marmo, 
poco più che al naturale, rappr. Alessandro Magno morente. Quella testa proveniva 
da Roma » Arch. Stato, Firenze, filza 187, n. 14. Un altro documento dell* Arch. di 
Casa Beale, sez. Medicea, filza 183, p. 3, parla del restauro fatto in Boma, da maestro 
Siila, sotto la direzione del Giambologna, di un Centauro, cui fii rifatta la base e il 
tronco che reggeva il corpo della fiera. 

ORIGINI INCERTE. Dal giornale tenuto dal conservatore della guardaroba 
granducale fra gli anni 1587-1591, il Muntz ha ricavato le seguenti notizie: « quatre 
petites tétes en marbré venues eu 1589 de Livourne (Bome): trois quadri (bas-reliefs) 
en marbré blanc venus de Bome: trois médaillons ovales, cinq tondi en marbré 
blanc et noir, une tote de porphyre avec le buste, tous expediés de Bome : deux tétes 
en marbré d' Auguste et de Livio, un « quadro d* un epitafiio di alabastro » : deui 
pilastres de marbré avec des trophées expediés de Bome par Marenzio: huit tétes 
de marbré ayant la mSme provenance, une plaque de marbré blanc ornéo de deux tétes 
en basrelief: une Venus en marbré expédiée de Bome par Marenzio en 1589: deux 
puttini en marbré, et enfìn une téte en marbré de Brutus provenant de la succession 
de Diomede Lioni * Muntz, p. 27. 

« Nel giardino . . . alla Trinità de monti sott* il portico su alto alla fabrica, è 
la statua nuda di bronzo in piò, appoggiata in un troncone, cioè barbata, riccia, 
di capo coronato d' oliera, che tiene un bambino pur nudo in braccio, coronato altresì 
d' oliera . . . Nel detto troncone è : 

Bella manu pacomqae gero, mox protinus anni 
Te dace, venturi, fatorum arcana recladam » 

Vedi Cod. Barb. vai, XXX, 89 Schrader 218', e Picoroni, Roma anlica e mo- 
derna^ parte II, cap. Vili, p. 65, il quale dice : « nel portico avanti d*entrare nella 
sala ... vi sono tre statue di metallo prese da taluno per antiche, a causa della pa- 
lina acquistata dal tempo, per essere allo scoperto, una è di Sileno con Bacco fan- 
ciullo, copiata dalla statua di marmo della villa Borghese, Taltra nuda con elmo in 
testa è di Coriolano, e la terza più piccola è di Mercurio, tutte di buon disegno ». 

Di origine incerta sono anche le basi marmoree dello scriba librario questorio 
M. Cutius Amemptus CIL. VI, 1811, e del viatore questorio G. Telegennius Anthus, 
ivi 1829; Tara elegantissima bacchica, ivi 468; Tara dedicata « securitati cogna- 
tionis suae » da Fortunatus Paternus, ivi 1887, e il cippo funerario di T. Staberius 
Secundus coactor argon tarius, ivi 1923. 



OIOLIO III. 1553 117 



Tra i cataloghi della raccolta di villa Medici ricordo solo i seguenti. collis 

HORTUI 

a) Catalogo inedito esistente nella Miscellanea I, filza 69 dell' Archivio Me- 



T. MEDICI 



dìceo, sotto la data 22 giugno 1598. Vedi Desjardin, Jean Bologne, p. 68. 

b) Notamento delle principali statue, fra gli anni 1584 e 1521, nelle coUet- 
tanee di Giambattista Cavalieri e di Lorenzo della Yaccaria, prima e seconda edi- 
zione di ciascuna. Come regola generale le edizioni anteriori all'acquisto della rac- 
colta della Valle, fatto dal Cardinale Ferdinando Tanno 1584, portano scritta a pie 
di ciascuna figura l'indicazione « in Aedibus Yallensibus » ovvero << in Aedibus Ca- 
pranicae » : quelle posteriori « in viridario Magni Ducis Etruriae « ma in più di un 
caso il cambiamento di proprietà non viene indicato. 

e) Nota di alcune statue nelle fcones et Segmenta di Francesco Terrier ed. 
1638, n. 33-36, 57-60, 76 e seg. Notevole sopratutto lo schema di ricomposizione 
del gruppo dei Niobidi nella tav. 87. 

d) Nota di alcune statue in Antiquarum Statuarum U. R. primus et se- 
cundus liber . . . al sigS Conte Francesco Calcagni^ incise da lacomo Marcucci, e 
inserite da Giambattista de Bossi nel Zibaldone di cose romane, da lui pubblicate 
nel giubileo del 1650: n. 1, 5, 13, 17, 21, 22, 29. 

e) Le vedute prospettiche della villa, con il numero e il nome delle statue 
che ne adornavano i varii recessi. Principale fra esse è il Disegno et sito del sontuoso 
giardino et palasjio del serJ^^ gran Duca di Toscana in Roma^ edito da Giangia- 
como de Bossi, e riprodotto dal Baltard nella tavolali!, n. 1. Vi sono rappresentate: 
a) « 34 diverse statue antiche nella facciata del palazzo, tra quale le 4. da basso 
sono di porfido: b) Fontana co un Mercurio di metallo: e) Galleria dove sono 24 
statue antiche, et sopra ogni nichia 1 testa: d) pili grandi antichi... e) storia di 
Niobe co li 14 figlioli di marmo (aggiiippata sopra una balza di monte secondo lo 
schema Perrier) .../") Cleopatra " Questa bella prospettiva fu più tardi, e assai male 
riprodotta da Girolamo Frigo. 

La migliore e più interessante delle prospettive è quella presa dalla parte di 
oriente da Domenico Buti, e dedicata a Giorgio Fugger barone di Kirchberg e Weis- 
senhorn. E' accompagnata da una « tavola delle cose più notabili » in ben cinquan- 
tasei numeri, vero catalogo e indice del collocamento loro. 

Seguono le due bellissime tavole 7 e 8, incise da Giambattista Falda e pub- 
blicate dal predetto de Bossi. La rubrica delle opere d' arte non contiene novità, fatta 
eccezione per il gruppo dei Niobidi, che non istà più esposto alla inclemenza delle 
stagioni, ma si vede protetto da una tettoia. Bicordo pure il rame squisito di Stefano 
della Bella rappresentante un cratere istoriato : e il dipinto di Gaspare degli Occhiali 
esposto nella sala XYI della Galleria degli Uffizi. 

/) Il libro di Achille Stazio, inlustrium virortim ut extant in urbe expressi vultus, 
edito in Boma da A. Lafreri l'anno 1569: n. 2, 8, 9, 10, 14, 29, 34, 43, 49, 51, 52. 

g) L'inventario delle statue acquistate dal card. Ferdinando Tanno 1584 dai 
Capranica della Yalle, ap. Fiorelli, Documenti, tomo lY, p. 377 sg. 

i) L' inventario degli « oggetti di arte e di antichità trasportati da Boma a 
Firenze fra gli anni 1780-1788, ivi, p. 77 seg. 



118 GIULIO III. 1553 



COLLIS La più completa tra le moderne descrizioni, anteriori alla dispersione dei tesori 

V. MEDICI artistici della Villa, si ti'ova ap. 406 del Mercurio Errante, X* edizione del 177(5. 

tt Sopra al Monte Pincio, oggi Monte della SS. Trinità, alla destra della sud- 
detta Chiesa è situata la Villa Medici in cui vi è un bellissimo Palazzo ornato di 
Statue e Pitture: con un spazioso Giardino lungo 131 passi e largo 80.; y*è la 
Statua Colossea di Roma trionfante sedente, e la Cleopatra a piedi allo stra- 
done di mezzo. Di qui nuderete di sopra al Boschetto de Leccinj, verso al Mezzo- 
giorno, e vedrete un massiccio alto, e tondo, circondalo da piante di Cipressi : qui an- 
ticamente era il Tempio delSole, come molti vogliono. Modernamente i Gran Duchi 
vi fecero una grandissima Fontana, conducendo l'acqua per Istromenti di Matema- 
tica essendo il luogo troppo alto perchè naturalmente vi ascendesse, benché V aque- 
dotto oggi sia tutto guasto; per andarvi di sopra si monta una scala di 60 scalini 
in circa. 

Nella Piazza avanti il Palazzo, vi sono due gran Vasi di granito Orientale, de 
quali si servivano gli Antichi per bagnarsi, lunghi quattro passi, e larghi due; avanti 
la Scala le tre Statue di bronzo, del Gladiatore, di Fauno, e di Mercurio, 
sono moderne. La facciata del Palazzo è ornata di Bassirìlievi al numero di 16. pezzi, 
bellissimi, e rappresentano varie Istorie: Ercole, che combatte col Leone: l'altro 
passa un Fiume a cavallo, ed alcuni Sagrifizi ; le Statuo della detta facciata, e Busti 
sono 40. e due Leoni in marmo fatti da buonissimi Artefici, Tuno antico, e 1* altro 
moderno. Sotto la Loggia le Sei Matrone Sabine; il Vaso tondo di marmo, or- 
nato di bel Bassorilievo. 

Nella Sala vi sono 1 8. Colonne, 4. di verde antico, 2. di breccia rare ; il gruppo 
del Satiro, che insegna a sonare la Siringa ad un giovanetto: la Testa di Livia: 
due figlioli di Ni oh e, di buon Maestro ; quattro Bacchi: i Busti di Tullia, di 
Giulia, di Tito, e di Lucio Vero: le Teste di Seneca, di Marziano, e 
di Vitellio. 

Nella Stanza, che siegue a mano dritta, le Statue rare di Ganimede, di 
Apollo, di Marzia, legato all'albero per essere scorticato da Apollo; 1* Amore 
alato; due Veneri; la Tavola di pietre fine, lunga 10. palmi e larga 6.; un altra 
Tavola con vari disegni di Michel'Angelo coperti d'Alabastro; il ritratto di 
Leone XI in marmo di Casa Medici. Tra le pitture, il quadro di Nostro Signore, 
che porta la Croce, fatto da Scipione Gaetano ; due altri quadri, d'Andrea del Sarto: 
la Madonna col Bambino, S. Giovanni e S. Giuseppe, pittura singolare creduta di 
Tiziano; quali la maggior parte ora più non vi sono. 

In Sala sopra la porta, il quadro della Battaglia di Lepanto, del Tempesta; sei 
pezzi del Bassano La Galleria è lunga 38. passi, e larga 4.; all'intorno nelle sue 
Nicchie vi sono 45. figure di marmo, tra Statue, e Busti diversi; sopra la finestra 
della Ringhiera, vi è il Medaglione di Costantino Magno d'Alabastro Orientale: 
il Sepolcro in marmo coperto di rame : vi è il Sagrifìcio d' un Toro con molte 
figurine. 

In questo Giardino, vi sono Giardinetti segreti, pieni d' ogni sorta di fiori ra- 
rissimi; in cima del Palazzo v'è la Loggia, donde si vede tutta la Città di Berna ». 



aiULIO III. 1553 119 



V. MEDICI 



La curiosità maggioro della villa, come opera d* ingegneria, era la fontana collo- collis 
cata in cima al Parnaso, ali* altezza di ben 50 metri sul livello del « Bottino » dcl- 
r acqua Vergine in piazza di Spagna. L'autore della veduta prospettica, edita da Gian- 
giacomo de Rossi, e già ricordata poc'anzi, così descrive il sito: « Q. Monte fatto a 
mano i forma di Mausoleo cinto intorno co cipressi, in cima del monte una fontana 
che sale dal còdotto antiche dell'acqua vergine da 125 canne ». L'acqua « cadeva 
in sontuosa pila di marmo bianco, piena di figure più che di mezzo rilievo, ancora 
dov'era sacrificio d'un toro et altre attieni diverse » (*). Dal pilo l'acqua scendeva 
al piano del bosco di gradino in gradino, con getti ed ischerzi, e emblemi di Gasa 
Medici e figure di Appiadi, secondo il vezzo del tempo, e T esempio dato da Pirro 
con le suo bizzarrie idrauliche della villa Estense. Il nomo dell'autore del ninfeo 
di villa Medici, Camillo Agrippa, il celebre ingegnere inventore (Bertolotti, Art. Lom- 
bardi, tomo I, p. 67) era ricordato da questo epigramma: 

Virginiam, aquam duxit tantum Ma {\o)rtii in agrum 
Agrippa et opus dicitur egregium. 
Ai Collis in Pincii vertirem Camillus Agrippa 
Extulit, ingenium cernitur eximium. 

L'anonimo Barberiniano, XXX, 89 ha notato quest'altra particolarità, il cui vero 
senso mi sfugge : • Presso la porta che fa, entrandosi verso Portapinciana, per quella 
via diritta in mezzo del giardino si trovano molti vasi di quella terra ordinaria (an- 
fore?). Erano lunghetti, et in uno stavano S.A.E. Pie. *. 

DISPERSIONE DEI MONVMENTI. Il primo gruppo di opere d'arte staccato 
dalla raccolta Medici è quello dei doni di Attalo I. Alcuni pezzi rimasero sbandati, 
ma il numero maggiore passò alle collezioni Farnesiano e più tardi al museo Bor- 
bonico. Ciò avvenne in seguito del matrimonio di madama Margherita d' Austria con 
Ottavio Farnese, al quale portò in dote 1* Amazzone, e altre tre figure del gruppo 
Attalico, il Bacco acefalo (Clarac, tomo IV, pi. 670, n. 1586), la Venere sedente 
(ivi pi. 691, n. 1627), il cosidetto sigillo di Nerone, e l' intaglio di Apollo e Maraia. 
Vedi Michaelis, lahrbueh, a. 1893, p. 123 (a. 1891, p. 161). Fra i pezzi sbandati 
ricordo la statuetta di guerriero Persiano del museo Vaticano (Helbig, Guide^ tomo I, 
p. 272, n. 385) : simile del museo Borghesiano, donde al Louvre (Clarac, pi. 280. 
2151), e una terza del museo Grìmani, donde a quel di San Marco. 

a. 1587-1591. Il giornale della « Guardaroba « del granduca Ferdinando I ri- 
corda i seguenti oggetti d' arte, spediti da Boma dal Marenzio per la via di mare : 
quattro piccole teste: tre bassorilievi, tre medaglioni ovali; cinque tondi in marmo 
bianco e nero: una testa di porfido col suo busto: una di Augusto: una di Livia in 
marmo bianco: un «quadro d'un epitafio di alabastro: due trofei di bassorilievo: 
otto teste di marmo: una figura di Venere e due puttini. 

a. 1677: Ti-asferimento dell'Arrotino. 

(«) Cod, Barò. vat. XXXIV, 89 e 537'. 



120 GIULIO III. 1553 



COLLIS Lo stato doUe collezioni, parte già trasferite in Firenze, parte ancora in Roma 

HORTUf 

V. MEDICI può desumersi dalla « raccolta di statue antiche e moderne data in luce (1* anno 
1704) sotto... Clemente XI da Domenico de Bossi, illustrata da Paolo Alessandro 
Maffei «. 

La definitiva spogliazione della villa, compiuta negli anni 1780, 1787 e 1788 
fu resa possibile dalla complicità e connivenza di chi per dovere d*ufiicio doveva in- 
vece adoperarsi ad impedirla. Nei pareri scritti dal commissario della antichità Filippo 
Aurelio Visconti, si nota il proposito di togliere ogni importanza alle sculture Mediceo, 
almeno di celarla sotto Y ambiguità delle frasi, in modo da non destare preoccupa- 
zione neir animo generoso di Pio VI, sempre inteso a tutelare gli interessi artistici 
ed archeologici della città. Per il Visconti tutti i marmi della villa sono « di me- 
diocre scultura . . . restaurati in moltissime parti » da non poter reggere al paragone 
di quelli posseduti dal Vaticano, dal Capitolino, o dalla Casa Boncompagni. Le figure 
dì bronzo del Oiambologna, di valore inestimabile, sono pel Commissario Visconti 
roba di indifferente « moderno aitifizio *> : la Tusnelda « non può contarsi tra le sta- 
tue di prima sfera >» ; le altre cosidctte Sabine « son ritocche e non di stile sublime «. 
II seguente brano può dare al lettore Tidea del metodo subdolo seguito dal Visconti 
per istrappare al pontefice il permesso di estrazione, velando la verità. 

1788, 8 gennaio «Si fa nuovamente istanza per estrarre altri marmi dalla villa 
medicea : consistono questi in trentaquattro statue in otto busti in una tazza di por- 
fido ed in varie basi. Riguardo le statue si tolgono tutte quelle che erano restate 
nella gallerìa in numero di quindici circa, delle quali sette di grandezza naturale, 
quattro appartengono ad un dupplicato del gruppo di Niobe. La quinta è una delle 
solite Venerì col vaso. La testa rappres. un Fauno coperto di pelle caprina che 
suona di cattiva scultura, e Y ultima è di un Imperatore di bassi secoli con prigione 
ai piedi. Fi-alle minori del naturale vi è un Apollo, una Venere, diversi Fauni e Bac- 
canti. Le rimanenti statue si scelgono da quelle che adomano la facciata del palazzo, 
e vi sono compresi i quattro Ré prigionieri che posano avanti al basamento, de 
quali tre sono di porfido rosso con teste, e mani di marmo bianco, e due stanno 
sopra due gran basi con Dioscuri e vittorie di non dispregiabil scultura . . . L'altre 
che si tolgono dalle nicchie superiori sembrano assai mediocri. Dalla facciata si le- 
vano sei busti due de quali sono ritratti incogniti, due sono di Giove, uno ò di Net- 
tuno, e r ultimo di Qiunone, maggiori del naturale. La tazza di porfido è del dia- 
metro di palmi sei, e fralle basi non vi è cosa che meriti considerazione ■ [Bel. di 
F. A. Visconti al Camerlengo in cod. vai. 10308, f. 3, della quale esiste altra copia 
in Archivio di Stato, donde Tha tratta il Fiorelli, Documenti, tomo IV, p. 80-81]. 

Nel trasferimento delle lapidi da Roma a Firenze ben poche andarono a malo, 
anzi la casa Medici può esser chiamata responsabile della perdita di duo sole, cioè 
dell'urna cinerarìa inscritta di M. Mettius Bufus proconsole dell' Acaia C/£. VT, 
1462, e della lapide dei figliuoli di Fraate, ivi 1799. Per ciò che spetta al piedi- 
stallo di T. Flavius Postumius Varuspraef. urb. a. 271 (ivi 1417), visto dall'anonimo 
Chigiano « in hortis Card. Montispulciani » può essere perito prima che Ferdinando 
prendesse possesso del giardino. 



ai0Lio in. 1553 121 



La seguente descrizione di Francesco Cancellieri (Campane, p. 155, nota 3) si collis 

HORTUL 

rìferisce alla villa già in gran parte spogliata de' suoi monumenti. v. medici 

• La villa Medici è fondata sopra un Palazzotto della nobile famiglia Bicci di 
Montepulciano, od altro Terreno, che Caterina de Medici, Sposa di Enrico III Be di 
Francia, fece alienare dal Dominio de' Paolotti a cui Carlo Vili ne avea fatta do- 
nazione ; benché Nicola Gilles, Segretario di Luigi XI suo Padre, che nelle sue Cro- 
nache Francesi registrò tntte le Azioni di Carlo nel suo Viaggio d'Italia, non ne 
faccia menzione. Alla destra vi era quest'Iscrizione: 

ADITVRVS HORTOS, HOSPES, IN SVMMO VT VIDES 
COLLE HORTVLORVM CONSITOS, SI FORTE QVID 
AVDES PROBARE, SCIRE DEBES HOS MERO 
HERIQVE AMICIS ESSE APERTOS OMNIBVS 

Alla Sinistra: 

INGRESSVS, HOSPES, HOSCE QVOS INGENTIBVS 
INSTRVXIT HORTOS SVMPTIBVS SVIS MEDICES 
FERNANDVS, EXPLERE VISENDO LICET 
ATQVE HIS FRVENDO, PLVRA VELLE NON DECET. 



La Loggia posta avanti l'ingresso della Sala, è sostenuta da due Colonne di 
granito rosso, e di Cipollino assai belle, e di bizzarre venature, forse più, che altre 
di Bonia di simil pietra. Nella Porta foderata di ferro si vedono tre colpi di palla da 
cannone, tirati dalla valorosa Begina Cristina di Svezia da Castel S. Angelo, per suo 
divertimento. (Pinarolo, Antichità di Soma, 1713. IL p. 12). Nell'ingresso si ve- 
devano due piccoli Pezzi di Cannone, nel fondo de quali era impresso lo Stemma 
del Card, di Trento, con quest'Iscrizione: « Christophorus Madrutius Card. Triden- 
tinus Anno 1568 ». Quivi era la bellissima Venere Medicea, trasportata a Firenze, 
per concessione d'Innocenzo XI, a cui ta rappresentata per figura lasciva, e che ora 
si ammira nel Museo del Louvre. Ma poi nel passato Pontificato rimase ancora priva 
delle 14. Statue della Niobe, «della Cleopatra, dell'Obelisco, di una Conca 
di Porfido, di due gran Vasi di granito, di due Leoni, uno antico, ed uno rifor- 
mato da Flaminio Vacca, e di altre rarità, di cui era fornito. Poiché il numero delle 
Statue, fra il Palazzo, e il Giardino, ascendeva a 128. I Busti, e le teste 54, otto 
Pili, Casse, 28 Bassi rilievi, uno de quali, rappresentante il Concilio degl'Iddìi, 
fu copiato da BafTaele, 81 Colonne, 18 delle quali nella Sala, 4 di Breccia rossa, 2 
di Porta Santa brecciata, 4 di verde antico, 2 di Alabasti'o della Majella, di color 
simile al Cotognino, 2 di Porta S., 2 di Alabastro Orientale, e due di Breccia rara 
mischia di vari colori, uniche in Boma, da molti credute di Pietra Africana, di pai. 5 
di circonferenza. Una gran Tavola, incastrata di Pietre nobili, larga paL 11 e Vs 
e larga 6, nel mezzo di cui v'ò una gran Pietra ovale di Alabastro Smeraldino 

16 



122 aiULio ni. 1553 



Amatistino. Un torso di un Re barbaro, di rerde antico duro, pietra assai rara, 
e molto stimata » . 

Il numero dei pez^i che rimangono tuttora sparsi per i giardini, o murati nella 
facciata del palazzo, è di circa settanta, e se ne ba V inventario in Anlike Bildwerke 
in Rom di Matz-von Dnhn, tomo III, p. 322 seg. Vedi anche Strack, Baudenkmaeler 
Roms de$ XV-XIX lahrhunderts, tav. 50. Questo numero sarebbe maggiore se V Am- 
ministrazione Francese non avesse imitata Y opera dei Granduchi del settecento, con- 
tinuando lo spoglio della villa sino a questi ultimi tempi. « C'est à Ingres, direc- 
teur de l'Academie de Franco a Rome (1841) que TÉcole des Beaux-arts est rode- 
vable de trois insignes monuments de la statuaire grecque, le torse de Minerve 
(Furtwaengler, Meislerwerke^ tav. 11) . . . le torse de Venus et le torse de Mars . . . 
Le Louvre s' est également enrichi de plusieurs marbres provenants de la villa Me- 
dicis et envoyés à Paris par Horace Vernet (1834) » (^). 



OPERA POMPEI. 

1562. 10 giugno « Licentia eflfodiendi D. Julio Qallo ci ro: Regione Pa- 
rionis . . . ante domus tuas sitas in urbe prope ecclesiam s. Laurentii in Damaso, in 
via publica quae ei dettero angulo dictae ecclesiae, et domo tua maiore quam nunc 
habitas, recto ducit ad viam maiorem Parionis et Plateam Pasquini » Arch. Secr. 
vat. DiverSj tomo 209, e. 74. 

L* esito di questi scavi è descritto dal Vacca, Mem. 80, benché egli sembri vo- 
lerli riferire al pontificato, non di Pio IV, ma di Gregorio XIII: « sotto la casa de 
Galli mi ricordo vedervi cavare un gran pilo di marmo, e fu trasportato in piazza 
Navona. Vi furono trovati ancora certi capitelli scolpiti con targhe, trofei, e cimieri, 
che davano segno vi fosse qualche tempio dedicato a Marte. Presentemente delti ca- 
pitelli sono in casa di detti Galli nella via de Leutari di fianco alla Cancelleria « 
Uno di questi capitelli diviso in due pezzi, e trasferito al palazzo Massimi alle Co- 
lonne, ò descritto dal Winckelmann-Fea, Storia, tomo III, p. 95 e 523. 

Ricordo come nella stessa « via, dove abitano li Leutari, presso il palazzo della 
Cancelleria nel tempo di papa Giulio III » cioè prima dell' anno 1555, era stata tro- 
vata la celeberrima statua eroica creduta di Pompeo Magno, ora al palazzo Spada. 
Vedi Vacca, Mem. 57. Helbig, Guide, tomo II, p. 170, n. 953. 

Il cronografo deiranno 354 dice di Diocleziano' e Massimiano « bis imper. multac 
operae publicae fabricatae sunt: senatum, forum Caesaris, basilica Julia, scaena 
Pompei, porticos II'' Una scoperta fatta nel giugno dell* anno 1554, nella via 
de Chiavari dietro al teatro di Pompeo, ha permesso ai topografi di interpretare ret- 
tamente la notizia relativa ai due portici, poiché il piedistallo di marmo CIL. VI, 

(») Muntz, 1. e. p. 32, 33. 



GIULIO III. 1553 128 



255 trovato in queir occasione, e dedicato al Genio di Diocleziano, parla appunto opera 

POMPEI 

di una « I o v i a porticus eius a fundamentis absoluta « . Nel secolo seguente, essen- 
dosi tornato a scavare sotto le vicine case dei Cavalieri, si ritrovò la base gemella, 
ivi 256, dedicata al Genio di Massimiano, per aver egli « Herculea (m) portìcu(m) 
eius a fundamentis absoluta(m) ». 

Le seguenti notizie si riferiscono ai due templi, rotondo Tuno, rettangolo-pe- 
rittero-esastilo 1* altro, confinanti col recinto dei portici pompeiani dalla parte di 
oriente, templi delineati nel frammento della Forma Urbis lordan, tav. XVI, n. 110, 
110', e che io ho ricongiunto per la prima volta al gruppo di Pompeo negli An- 
nali dell' Instituto, a 1883. Il tempio rotondo è quello di Ercole grande custode del 
circo Flaminio, tuttora in piedi nel cortile delV antico convento di san Nicolò dei 
Gesarini. Il secondo, quadrato, è quello descritto da Antonio da Sangallo nella scheda 
fiorentina 1140 con le parole che seguono: « tempio dietro al cardinale ceserino fatto 
di tufo còpto di stucho ne fatto una chiesetta che si domanda sto (Nicolao) apresso 
al ditto ce ne uno tondo similm(en)te fatto di tufo e stucho ». Ne rimanevano al- 
lora in piedi sei colonne della fronte, tre della fiancata sinistra, e un angolo della 
cella. Queste importanti reliquie devono essere state abbattute nella ricostruzione 
della chiesa di s. Nicolò. Ad. esse, che nei tempi di Cola di Rienzo portavano il 
nome di « templum Yeneris in calcarario » appartiene il frammento di iscrizione 
de Bossi, Bull. Gora, tomo XXI, a. 1893, p. 192, il quale ricorda restauri fatti nel 
secolo IV al tempio stesso, o al vicino Ecatostilo. 

A questo gruppo monumentale si riferisce la notizia Vacca, Mera. 20 « Dopo il 
palazzo del sig. Giuliano Gesarini ho visto un tempio antico di forma tonda con 
colonne di peperino. Credo che fossero coperte di stucchi. Vi sono ancora gran mu- 
raglie di quadri pur di peperino: grande edifizio mostra certamente essere stato, ed 
in molte cantine si vede che seguita la medesima fabbrica » . 

Questo secondo ricordo (Mem^ 60) si riferisce ali* Ecatostilo : « nella piazza che 
si diceva di Siena, ove ora i Teatini fabbricano la chiesa di s. Andrea (della Valle) 
nel fare li fondamenti vi trovarono un pezzo di colonna di granito dell'Elba lungo 
palmi quaranta e di grossezza circa sei palmi, e sotto ad essa una selciata antica. 
Giudico però che detta colonna vi fosse stata trasportata, non essendo in detto piano 
altri vestigi di antichità e seguitando a cavare quasi vicino la creta, si trovò un 
gran nicchione il quale dava segno di antico e superbo edifizio. Della colonna si 
fecero pezzi: ed uno di essi l'hanno posto per soglia della porta grande di detta 
chiesa « . 

Le vestigia del teatro sono ricordate dal Marliano, nel passo già riferito nel pre- 
cedente volume a p. 244: (theatri vestigia in cella vinaria et in stabulo TJrsinorum 
in campò Florae adhuc cernuntur. Ego vero anno m. d. xxv, post aedem S. Mariae 
cognomento in crypta pietà, vidi effodi marmor in quo erat (iscrizione di Venus 
Victrii CIL. VI, 788). Intorno a questo palazzo Orsini e alle sue vicende nel se- 
colo XVI, vicende connesse più o meno con la sorte del «l^heatrum lapideum >», 
si potrebbero trarre dai nostri archivi! notizie di particolare interesse. Fra quelle 



124 GIULIO 111. 1554 



già da me raccolte negli atti di Stefano Amanni, merita osservazione la vendita tem- 
poranea del palazzo, fatta, ai 27 di febbraio del 1518, da Giovan Giordano Orsini 
a Francesco cardinale Sorrentino assente, ed in suo nome ad Agostino Chigi mer- 
cante senese, salvo lo ius della parrocchia, per ducati tremila d'oro. 

Le due statue di Pan, che si trovano a destra e a sinistra del Marforio capi- 
tolino, furono trovate presente il Pighio, e perciò circa la metà del secolo, nella 
piazza de Satiri, il cui sito i topografi fanno coincidere con quello della scena 
del teatro. I due simulacri passarono al palazzo della Valle, dove furon visti e de- 
lineati dal Cavalieri, e dai suoi imitatori. Vedi Helbig, Guide^ tomo I, p. 294, 
n. 403 e 404, il quale li riconosce simili ad altre figure scoperte al Pireo, e quindi 
copie di originali attici. 

Si crede inoltre che la Musa colossale farnesiana (Winckelmann, Storia, tomo I, 
p. 322) e r altra che prima stava nel cortile della Cancelleria e ora nel museo 
Pio-clementino (Visconti, tomo II, p. 26), sieno state trovate dentro l'ambito del 
portico-giardino annesso al teatro. Tale congettura ha ricevuta conferma dalla sco- 
perta di una terza figura di Musa, fatta l'anno 1888 nei lavori della via Arenula presso 
alla chiesa di san Carlo de' Catinari. Questa figura è ora conservata nell'Antiquarium 
Comunale al Celio. 



OPERA AGRIPPAE. 

1554. Giovanni Battista Cecchini conviene con maestro Bartolomeo Gritti da 
Caravaggio, muratore e architetto, per la costruzione della sua casa nella via che, 
per diritto, tende alla Botonda. Fra i patti • item cavare le cantine, 
e mandare la terra al fiume » [not. Bejdet, prot. 6166, e. 133]. 

Benché il gruppo delle « opera Agrippae * abbracci la parte più rioca e nobile 
del Campo marzio, quella cioè occupata dalle Septa, dal Diribitorio, dalle Terme, 
dal Pantheon, dallo Stagno ed Euripo, dal portico e tempio del Bono Evento, dal 
tempio di Nettuno, dal portico degli Argonauti, etc. pure, avendone già tanto par- 
lato nei varii miei scritti, non ho materiale nuovo da aggiungere a quello già reso 
noto agli studiosi, all' infuori delle seguenti poche notizie. 

AEDES I VTVRNAE nel Campo marzio, aderente all' Arco di Claudio in piazza 
di Sciarra. Ne faccio ricordo perchè Ligorio, Torin. 8 parla del « monasterio di 
Santa Maria in via dove fu il tempio et fonte di Giuturna * come di cosa nota e ap- 
parentemente giustificata da qualche ritrovamento. Si potrebbe pensare al bacino lu- 
strale puteale vaticano, dedicato DIVTVR dai due Tiberii lulii Staphilus et Nymphius 
{BalL List. 1869, p. 225), del quale non si conosce il luogo di provenienza. 

CAMPVS MARTIVS. Nell'anno 1592 cavandosi le fondamenta del palazzo di 
Ottavio Crescenzi (Serlupi) in via del Seminario, fu trovato il cippo decempedale 



GIULIO III. 1554 125 



AOBIPPAK 



CIL. VI, 874, relativo alla limitazione di ana frazione dell* antico Campus Martius, opbra 
che doyeva mantenersi immune da fabbricati. 

DVCTVS VIRGINIS. « Fra la piazza di Sciarra e la guglia di S. Manto vi 
era un poco di chiesetta di S. Antonio molto vecchia, e volendovi fare una tomba 
vi scopersero gran massicci di quadri di peperini; e ne trovarono tanta copia che, 
deir esito di essi, ne rifecero di nuovo la detta chiesa « Vacca, Mem. 91. Intorno questa 
chiesetta ha raccolto notizie 1* Armellini, «sotto la rubrica di s. Nicolò de Forbitoribus, 
p. 310, 311. Vedi Anche Fulvio-Ferrucci, p. 139, e Torrigio, Grotte^ p. 263. In un 
mss. dell' Archivio secr. vat. citato dal predetto Armellini si leggono queste parole : 
il sito di questa chiesa era dove è adesso la cantonata (del Collegio romano) dove 
è r imagine della Madonna ... per andare all' oratorio detto s. Francesco Saverio 
(Caravita). 

Il giorno 9 febbraio, 1566 nei lavori di adattamento della villa del cardinale 
di Montepulciano, descritti nel paragrafo precedente, fu trovato il primo cippo iuge- 
rale della Vergine, restituito da Claudio fra gli anni 44 / 45. Vedi CIL. VI, 
n. 1254. Nell'istessa occasione deve essere tornato in luce il cippo n. 1253 a, resti- 
tuito da Tiberio fra gli anni 36 / 37. Nella mia opera sulle Acque, ho dimostrato 
come la terminazione iugerale dell' aquedotto vergine cominciasse, non dalla piazza 
di San Macuto (• arcus finiuntur in Campo Martio secundimi frontem Septorum, 
Frontin. I, 22), ma dal bottino, o piscina, o serbatoio, o castello di distribuzione, 
i cui avanzi, delineati dal Fabretti nella tav. XVII della seconda dissertazione 
ie Aquis, e copiati dal Canina nella tav. CGCXXXI del quarto tomo degli Edifizii, 
sono stati distrutti or fa poco tempo, per la costruzione dell'ascensore del Pincio. 
Ne è però rimasto il nome (vicolo del Bottino). 

FORNIX CLAVDII in piazza di Sciarra. Il ritrovamento di questo gruppo mo- 
numentale è attribuito ai iempi di Pio IV, e precisamente all'anno 1562: ma è 
probabile che i primi avanzi ne sieno stati cavati sino dalla fine del secolo prece- 
dente. Infatti la scheda fiorent 125 di fra Giocondo oflfre il disegno in prospettiva 
di una base di pilone e di un architrave intagliato, accompagnato dalla leggenda 
• questo basaméto fu trovatto a piaza detta de Ssara>. Nell'anno 1562, però, il for- 
nice fu scavato e distrutto sino al piano della via Flaminia, come provano le testi- 
monianze del Vacca, del Torrent, e del Ligorio « La piazza di Sciarra si dice cosi dal 
sig. Sciarra Colonna che in quel luogo abitò. Vi furono trovati al tempo di Pio IV, 
dei frammenti dell'arco di Claudio e molti pezzi d'istorie col ritratto di Claudio, 
che furono comprati dal sig. Qio : Giorgio Cesarino : ed oggi si trovano nel suo giar- 
dino a S. Pietro in Vincoli. Io comprai il resto di detti frammenti, e furono cento 
trentasei carrettate. Tutta 1' opera era di marmi gentili ; solo 1* imbasamento di sa- 
ligno. Pochi anni sono vi era sopra terra in opera un pezzo d' istoria, quale era una 
facciata dell'Arco, e fu levata dà Bomani, e murata nel piano delle scale, che sali- 
scono sulla sala di Campidoglio ». In questa occasione furono ritrovati due soli 



126 GIULIO III. 1554 



opKRA frammenti dell* iscrìzione dedicatoria (solus serya?it Nic. Ton*entitis) : e siccome non 



AGRIi«i*AE 



conteoeTano nome di titolare, come avviene che Vacca parli senza esitazione di un arco 
di Claudio ? È vero che il grande pezzo della epigrafe intitolata a questo imperatore 
{CIL, YI, 920) è stato ritrovato quasi un secolo dopo nel 1641: ma i presenti alle 
scoperte del 1562 poterono formare il loro giudizio su prove altrettanto evidenti. Vedi 
il bellissimo disegno del fornice in Ligorio, Torin. XV, nel quale gli specchi tra 
i pilastrini dell* attico, quelli tra gli spdrti del fregio e quelli tra le colonne del* 
r ordine sono distinti con le lettere A-A, B-B, C-C, D-D, e il basamento dell* ordine 
stesso con la lettera E-E. La nota ligoriana è del tenore seguente: 

« Ordunque tutti i luoghi signati nell* arco A, B, C, D tutti erano ornati di 
scultura di figure, et i luoghi signati E, erano scritti dove erano le intitulazioni 
della genalogia de parenti di Claudio et della sua discendentia et della sua prole, 
ma tutte erano malamente trattati i caratteri et dall' antica rovina et da quelli che 
l'anno cavate da sotto terra «. Segue egli a dire che in una faccia del basamento, quella 
rivolta « urbem introeuntibus » , erano incise le dedicazioni a Ottavia, Brittannico, 
Antonia di Druse e Agrippina: nell'altra quelle di Germanico e di Agrippina giù- 
niore. Tutto ciò non è esatto, poiché le testimonianze raccolte dal CIL. VI, 921- 
298 provano come alcuni elogii fossero ritrovati tra il palazzo Sciarra e la casa di 
Marsilio Cafano (il presente palazzo della Cassa di Risparmio), altre nelle fonda- 
menta stesse del predetto palazzo di Carbognano. 

Sulla fine del mese di settembre (1562) fu trovata una base dedicata a Marco 
Aurelio degli Hipponenses ex Africa CIL. 1010, e una seconda dedicata a Faustina 
giuniore dai Sextani Arelatenses, ivi 1006. 

Il disegno ligoriano è riportato due volte nel cod. barber. vatic. XLIX, 35 a 
e. 48 e 54 sotto il titolo « disegno dell' arco di Claudio cavato da un libro di Pirro 
Ligorio che sta appresso la regina di Svezia » . Alcuni dei bassorilievi son delineati 
a. e. 2' del cod. XLVIII, 101. Vedi anche le schede fior. 666 del Peruzzi e 1541 
di fra Giocondo, le quali, però, si riferiscono all' altro fornice di Claudio « ine giar- 
dino di Miser Agnello choUocio » al Nazareno. L' acquisto del principale rilievo del- 
l' arco dal proprietario Antonino Cioci, per l'ornato della scala dei Conservatori, fu 
fatto dal s. p. q. r. nell'anno 1578. Vedi tomo precedente, p. 88. 

NEPTVNIVM. La storia dei ritrovamenti avvenuti nel secolo XVI (e nei se- 
guenti) dentro il recinto del portico degli Argonauti, ò stata da me divulgata nel 
IMI. com. tomo VI, a. 1878, p. 10 seg. Nel tomo precedente ho date altre notizie 
intorno la scoperta delle Provincie farnesiane p. 170, e delle « literae cubitales in 
marmore incisae « p. 244 etc. Aggiungo ora alcuni appunti inediti. 

Il giorno 4 dicembre del 1566 la Camera apostolica concesse « mag. viris Pri- 
miceriis et Guardianis Xenodochi seu hospitalis pauperum advenarnm ... B. Marie 
Pietatis in regione Columne licentiam effodiendi in via (dei Bergamaschi) prope dictum 
hospitale versus ecclesiam s. Stephani de Trullo . . . dummodo fovea damnum non 
afferat » A. S. Vat. Divers^ tomo 214, e. 129. 

< [Il tempio di Nettuno] ove alloggialo tra le sue royine i fanciulli pupilli, del 



GIULIO ITI. 1554 127 



AQRIPPAE 



qnale havemo veduto cavare i monti di marmo deli suoi ornamenti dove erano negli opera 
embasamenti per fodri posti Trophei et le Provincie, come la Germania, la Gallia, 
la Sarmatia, la Dacia, la Syria, 1* Armenia, la Mesopotamia, la Cappadocia, li quali 
fragmenti in parte sono ridotti di dietro la stalla de Farnesi > Ligorio, Torin. 
tomo I. 

« Solvatis magro Petro de Crema muratori scuta decem et octo et boi. 87 prò 
residuo nonnuUorum laboreriornm et operis per ipsum in Dohana nova factonim 
[Mandati Camer. 1560-62 e. q. A. S.]. 

« I muri (della cella del tempio) nella parte di fuori sono di peperino et 
dentro del tempio vi sono altri muri di pietra cotta (muri a cortina di mattoni) acciò 
fossero più atti a sostenere il volto il quale era fatto con bellissimi quadri 
lavorati di stucco. Erano questi muri vestiti di marmo e vi erano nicchi e 
colonne intomo per ornamento « Palladio, 1. IV, e. 15, p. 53. 

Giovanni Alberti, nel cod. Gollacchioni di Borgo s. Sepolcro e. 38', 39, ha deli- 
neato una veduta prospettica e alcuni particolari del tempio, e dice di avere osser- 
vato « di sopra a la volta tutta duncolo di calcistruzo co pietra di pomici asai re- 
spetto al nò pesare « , come pure che i pilastri della cella rastremassero a sommo, 
come le colonne del peristilio. 

PANTHEVM ET THERMAE AGRIPPAE. Non ho alcun nuovo documento di 
scavi e di siM)perte del secolo XVI da aggiungere a quelli già pubblicati nelle No- 
tizie degli anni 1881 (p. 255-294) e 1882 (p. 340-359), e nel BiilL com. tomo XXIX, 
a. 1901, p. 7 segg. 11 seguente si riferisce alle case di colui che è stato e sarà ancora 
nostra guida principale in queste ricerche, allo scultore e descrittore di scavi Fla- 
minio Vacca. Vedi le sue Memorie 5SS>Ìj T ultima delle quali incomincia con le pa- 
role: «Sotto il nostro arco (della Ciambella) volendo mio padre farvi una can- 
tina, vi trovò alcuni pezzi di cornicioni etc. ». Il documento predetto, che porta la 
data del 2 dicembre 1555, e che si trova in atti Amadei, prot. 30, e. 440' A. S. in- 
comincia a questo modo: 

« In presentiamei notarij personalitcr constitutus magister Gabriel vacca ro- 
manus sartor Qui sponte Imposuit annuum perpetum censnm scutorum 25 et lu- 
liorum sex In et super ipsius domo sita in Regione S.^* enstachij et loco 
dicto la ciambella in cospectu ecclcsiae S.^® mariae monteronis cui ab 
uno latore sunt bona magistri nardi de fiesole Scarpellini ab alio res heredum 
quondam Sebastiani de Spoleto ab alio bona d. Camilli de capranica a dnobus la- 
teribus vie publice » . 

TEMPLVM ET PORTICVS EVENTVS BONI. « Mi ricordo che al tempo di 
Pio IV (1559-1566) sotto il palazzo già del cardinal della Valle, furono trovati 
molti pezzi di cornicioni, e rocchi di colonne e capitelli corintj. Vi rimase ancora 
gran robba : . . . (erano) opera di marmo saligno . . , Vi si trovò anche un capitello 
di smisurata grandezza, e se ne fece V arme di Pio IV a porta Pia » . Altri quattro 
smisurati capitelli della stessa serie, sono stati ritrovati lungo la linea della « Por- 



128 ainuo ni. 1554 



OPERA ticus Eventus Boni (Aram. Marceli. XXIX, 6, 17) » ai tempi nostri. Vedi Bull. 
AGRiPPAB ^^^ ^^^ jjj^ ^ jggj^ p 224-226. 

VILLA PVBLICA ? « A piò dell' Araceli dalla parte di S. Marco si tiene per 
certo che vi sieno cose di grande importanza e valore; perchè poco vi è stato cavato . . . 
essendo stato detto che vi siano certe case o stanze antiche sotto ripiene di bellis- 
simi marmi e altro » Vacca, Mem. 123. La prova del fatto congetturato, piuttosto 
che asserito, dal Vacca si è avuta in tempi più a noi vicini. Il giorno 26 gennaio 
1 706, Francesco Bianchini copiò presso uno scultore a san Venanzio un frammento di 
epistilio col nome dell' imperatore TraianDecio: « effossum narrabat anno... 1705 
in fnndamentis aedium quae spectant ad D. Monialium (?) Inter Macellum Corvo- 
rum et aedem S. Venantii. Dixit plura saxa grandis litteris inscripta ibidem iacere quae 
non extraxit dominus . . . nam infra solum at palmos 40 descendebatnr ubi lapides 
iacebant. In proximarum aedium cella vinaria vidi columnas, capitulum etc. • Vedi 
cod. Veron. 347, e. 4: GIL. VI, n. 1099; la scheda fior. 1329 di Antonio giu- 
niore : « questa chomicie sitrovo dietro a mariano I stalla (Astalli) preso a s. marche i 
roma • e le schede 1882, 2050 di fra Giocondo « cimasa inela piaza de s. marche » : 
capitello stranissimo < in sula piaza de roma de san marcho > : timpano curvilineo 
di edicola « stava soto el pertiche de san marcho « etc. La persuasione popolare 
circa resistenza di grandi e ricche rovine nel sito della Villa publicae delle 
Fallaci ne mi pare corroborata dal seguente documento, rilasciato da papa Cle- 
mente VIII due anni prima che Flaminio Vacca pubblicasse le sue Memorie^ e che 
si trova a e. 660 del prot. 368 in A. S. 

« Licentia di poter Cavar, oro, è argeato con dar il terzo alla Camera et le petre 
siano per loro. 

Monsignor Cesis uro Thes.*^ Generale. 

Havendoci il Cavalier Andromaco Cecha data notizia di saper un Inoco 
dentro di Boma sotterraneo, nella Parrocchia di S.^ Marco dove ha notitia esservi 
grande quantità d'oro, Argento, Gioie, Pietre pretiose, Statue, Marmi, et altre cose 
simili, et essendo noi convenuti con esso accio riveli, et scavi, ò possa scavare, et 
cercare d.° loco senza esser impedito, o molestato in cent' alcuno da Canto della 
nfa Camera, o da qualnn qu' altro etiam Deputati sopra simil cave, ci siamo conve- 
nuti di tutto r oro. Argento, Gioie, et Statue, ohe ne debba dare, et consegnare alla 
nra Camera Apck la terza parte et li marmi et altre pitture siano libere della Ca- 
mera, et le gioie dui parte sue una della Camera; pero in essecntione di questa 
nra mente et concordia gli ne farete una o più patenti di nrò espresso ordine, com- 
mandando a tutti, et ciascheduno, etiam Ministri, et ofiBciali che non lo debbano 
tanto esso, quanto suoi Ministri, o Cavatori impedirlo o pertubarlo in modo alcuno 
per conto di detta Cava, volendo et ordinando che consìgnato che bavera alla d.^ 
nra Camera la d.* terza parte, che nel resto per qualunque tempo ò causa, non possi 
essere molestato, impedito ò disturbato d'alcuno, dandovi autorità di poter per d.* 
causa inhibire à tutti e ciascheduno che sera necessario, et tanto seguirà questa 
nostra mente espressa. Di Monte Cavallo il di {sic) di (sic) 1592. 

Clemens papa viij ». 



GIULIO ni. 1555 129 



1554. CLIVVS CINNAE. Nella vigna di Vincenzo Maccaroni in via Trionfale sul 
monte Mario si scopre T insigne lapide CIL. 6, 10247 che incomincia con le pa- 
role: « monumentnm quot est via triumpliale inter miliarium secimdum et tertium 
euntibns ab urbe parte laeva, in cIìyo Cinnae, et est in agro Aurelii Primiani . . . 
et appellatur Terentianorum, iuzta monumentum Claudii quondam Proculi »... 



VIA SALARIA VETVS ET NOVA. 

1555, 2 marzo. Giambattista Gargani concede licenza a m.° Rocco di cavare 
pozzolana nella sua vigna fuori la porta Pinciana, con riserva per gli oggetti di an- 
tichità. 

« Indictione xiij Die ij mensis martij i555 In presentia mei notarij Constitutus 
personaliter d&us Johannes baptista de garganis ro: ci: locavit magistro Rocche fabr. 
cavatori Idest quandam ipsins dfii Johannis baptiste v i n e a m sitam in urbe extra 
portam pincianam cui ab uno sunt bona heredum quondam Johannis Baptiste 
cavutij et fratrum, ab alio bona Jacob! scoparoii a duobus aliis lateribus vie pu- 
bi ice Cum pactis et conventionibus infrascriptis inter ipsas partes inhitis videlicet 
Luprìmis che tutte le bocche che vorrà fare nella vigna per cavar la pozzo- 
lana le habia da fare in luoco che non faccia nocumento alla vigna. Secondo che 
habia a pigliare la detta cava per cavare tutta la pozolana che vi sarà et lassare 
li suoi pilastri boni né possa lassarla fino ci sarà pozolana che habia a pigliare la 
vigna et potere cavare sotto di essa come si è detto per prezzo de scuti 15 de mo- 
neta che deba pagare la risposta alli frati di sancta Maria in via. Cum pactis 

quod in eventum in quem in dieta cava reperirentur aliqua bona ultra puteolanam 
quod idem Bocchus teneatur denunciare eidem dflo Johanni Baptiste et super eis 
idem Rocchus nuUum habeat ius. Actum rome in Regione Trivij et in quadam Ca- 
mera In palatio R.""» et 111."^ Car.^« de Plisco (?) [Not. Giambattista Amadei, prot. 30, 
e. 86 e 117]. 

A questa medesima via Salaria vetere, o Pinciana, appartiene altra licenza u eiTodiendi 
puteolanam » concessa il 12 giugno di questo stesso anno dai Canonici della basilica va- 
ticana a Francesco di Pietro Aretino « in quodam petio terre posite extra portam 
Pincianam prope menia urbis > . Se ne ha memoria nel prot. 735 dell* A. S. Cap. 

Il codice berlinese del Pighio contiene il disegno a colori di una volta a botte 
(f. 822) con iscomparti, e gruppi e vignette e figurine di molta leggiadria. Il me- 
daglione nel centro della crociera apparisce danneggiato dai primi violatori delle 
tombe romane, quando strapparono l'uncino e la catena che reggevano la lampada 
di bronzo. La cripta era rischiarata da tre feritoie, due sul lato destro, una sul si- 
nistro, le quali devono essere state aperte dopo compiuta la dipintura del vano, 
pertfhò una delle figure principali viene da esse tagliata. Il f. 333' contiene i det- 
tagli a matita, in maggiore scala, di quattro gruppi: il f. 334' la riproduzione di 

17 



130 GIULIO III. 1555 



VIA due quadri oblunghi relativi al mito di Apollo: i flf. 335', 336' 337' altri partico- 

BALARIA 

lari. Sotto ai due quadri oblunghi sono scritte le seguenti parole : « diese 3 figuren 
erano disegnati in un foglio nel rovescio del quale stavano queste parole: in doi*so 
standen diese worte la grotta nella via Salaria*, lo non ho mai trovata oppor- 
tunità di visitare questa cripta dipinta, alla quale si accede traversando la grotta da vino 
del Casino di vigna Palletta, posto a cavallo del bivio delle Tre Madonne: ma il 
comm. de Rossi, il quale vi penetrò giovinetto nel 1845, insieme al p. Marchi, me 
ne ha più volte tenuto parola. 11 Seroux d' Agincourt riproduce negligentemente i 
soggetti degli aflFreschi nella Storia dell'Arte, Pittura, tav. IV, n. 12-16. 

Ligorio, Torin. II. parlando di una pretesa villa Amathia di un T. Claudio Ama- 
rintho, dice che « statue di Dione e di Cerere adi nostri sono state trovate in rovina 
talmente guaste che nehanno fatte al fine calcina, concotte com molti fragmenti de 
bellissimi ornamenti ... di marmo, la cui Calcina fece Crestoforo Tasso Bergamasco 
gintilhuomo havendo per affitto Mar cigliano villaggio di Reverendi padri di 
san Marcello, ove fabbricando s* accomodo delle vicine cose antiche » . Vedi Nibby, 
Analisi, tomo II, p. 203, il quale visitando nel primo quarto del secolo scorso il 
casale della Marcigliana vi trovò ancora raccolti molti pezzi di antir.hità, tra i quali 
il cippo funebre di Caelia Secundilla, un frammento dì architrave curvilineo « un 
fregio dorico, che nelle metope presentava alternativamente armi e rosoni: una bocca 
di pozzo di travertino, frantumi di colonne di marmo ec. indizi! chiari di una fiib* 
brica anticamente esistente nel medesimo sito « . 

1558, 1 novembre. Oiovanbattista de Filippi concede licenza di cavar pozzolana 
in una sua vigna fuori della porta Salaria, con riserva per gli oggetti di antichità. 

« Indict prima die primo meii 9bris 1558. Pont.' pauli pape quarti anno eius 4^. 
In pntia mei notij. Hec est quedam societas ad cavndum et vendendum puteolanam 
Inter do: Io bapt.^"* dephilippis ro: dominum et pronum cuiusdam vince site 
extra portam salariam et lacobum d. forlanis de orto ex altera et Antonium 
Georgij mediolanen ex altera Hinc est quod idem d. Io : Bap.^* dedit eidem lacobo 
et Antonio presentibus ad cavndum puteolanam in dieta eius vinca cum duobus pi- 
chionis et alias arbitrio ipsius d. Io: bap.^"^ et omnes expense fiende in dea Cava 
ac lucrum et damnum sit et esse debeat comunes inter ipsas partes videi: unum 
tertium prò quolibet. Item cum pactis che trovandosi in dieta Cava sassi minuti 
grossi teuertine mar mori figure piombo oro metallo et qualsivoglia altra 
cosa similmente s' habia a dividere terzo terzo tra loro. Item con pacti che ciassc*uno 
di esse parti siano tenuti a pacare. 

Actum Rome in regione Trivij et in studio Inferiori domus mei notij presentibus 
Achille Zocho layco Asculano et . . . q. benedicti de aqna sancta asculi Testibus 
[Not. Giambattista Amadei, prot. 34, e. 405]. 

1567, 14 aprile. Convenzione tra donna Elena Orsina e il cardinale Inigo d*Ava- 
los d'Aragona per enfiteusi di una vigna fuori della porta Pinciana, neirarea della 



GIULIO III. 1555 131 



presente Tilla Borghese, con nserva espressa circa la conservazione delle opere di via 

., SALARIA 

scultura. 

« Die i4 Aprilis 1567. Coram mag.''^ Diìo Jeanne Maria agacio brixiensi 
eximio J. U. D. primo collaterali Curie capitoline constituta 111. D. Helena Tir- 
si na mater et heres bo: me: 111. D. Lucidi eius filij retulit coram se habere 
unam yineam sitam in agro romano extra unam portarum urbis vulgo nuncupatam 
p i n e i a n a m preditam domo vasca tinello cantina gallinario columbaria Curtili area 
g r i p t a petiarum seu portionum in universum triginta duarum cum tribus quartis cum 
pensis et oneribus subtus infrascriptis. Parrochiali Ecclesie S.^^ Andree delle fratte 
urbis et eius rectori responsione bariliiim quatuor musti et unius quarte uvarum. Ecclesie 
et Conventui S.^' Marcelli barilium ceto musti et unius quarte uvanim. Ecclesie 
sancti ludovici de urbe nationis gallicane barilium decem musti nec non parro- 
chiali Ecclesie San et e Marie de publicolis Alme urbis et eius rectori ba- 
rilium musti octo. cum 111.™^» et R."»"« D. I u n i e u s ab A v a 1 o s S. R. E, Cardi- 
nalis ab aragona vulgo nuncupatus indicaverit sibi se eam cupere in eius vitam 
et propterea afferro sibi prò concessione eius in et ad vitam suam et quoad vixerit 
unum annum perpetum censum scutorum 225 per diios fabritium et gregorium fratres 
germanos debeneinbene Cives Bomanos in et supra una eorum domo cum ape- 
thecis posita Rome in platea vulgo dieta de Madama cui ab una parte pretendit 
dieta platea et parte posteriori et platee agonis ab uno latore extat domus dui Ca- 
mini Crescentij ab altero vero domns D. Tiburtij et Camilli de pacificis venditam ipsi 
111.™* D. Cardinali prò precio scutonim 2500 per dflos Gregorium et fabritium et 
Camillum bene in bene dictam vineam ut supra positam et confinatam ab uno 
iuxta bona dudum Rpd. Francisci baco do episcopi gebbenensis nunc Rpd. Ga- 
sparis Gropperij J. U. D. sacri palatij aplici causarum Auditoris : ab alio vineam 
magnifici d. Caroli de crescentijs Ro: ab alio bonaRpd. Hieronimi Garim- 
berti Episcopi Gallesiensis ab alio vero lateribus vias publicas una cum eiusdem 
vinee gripta seu grotta frigidissima domo vasca una cum duabus co- 
lumnis subnigris catena ferrea et caldarellis pilis marmoreis quinque 
traditit et transtulit prefato R.""** et R.°*» D. Indico de Avalos S. R. E. Car- 
dinali ab Aragona vulgo nuncupato absenti mag.'''' et R. d. Ludovico de michaelis 
ipsius lU.'"^ D. Cardinalis Auditore. In et ad ipsius 111.""^ et R.™» D. Cardinalis 
vitam dumtaxat. Eanc autem concessionem et venditionem vinee fecit dieta 111. d. He- 
lena prò precio et nomine precij scutorum decem millium quingentorum pacto tamen 
et conditione addita quod idem 111.°^^^ D. Cardinalis de Aragona teneatur infra tri- 
duum proximum prò petio dictorum scutorum 2500 monete prefate IH. d. Eelene 
venditrici dare dictum annuum perpetuum censum scutorum ducentorum viginti- 
quinque monete impositum et venditum eidem 111."*'' D. Cardinali per dnum Gre- 
gorium bene in bene . . . super domo predicta. Pactis capitulis firmatis vi- 

delicet. 

Primo quod predictus 111."""^ D. Cardinalis non possit demoliri nec dirui facere 
aliquam partem seu particulam etiam minimam diete domus aut alterius domuncule 
prope dictam domum existentis in qua solet inhabìtare custos diete vinee ncque 



182 GIULIO 111. 1555 



VIA grotta m sive grìptam predìctam cavari demoliri innovari nec prorsos seu 
SALARIA p^jti^ mutari, Quod post obitum prefati 111."^ D. Cardinalis vinea prefata cum per- 
tìnentijs prefatis et domus cum omnibns et singulis melioramentis quibuscunque et 
qualibuscunqiie etìam amovibilibus in qnibns non intelligantur nec comprebendantnr 
letti Corami razzi panni vestes et alie res ad omatnm domiis nec massarìtie sed 
in eventum in quem alique statne tam lapidee marmoree qnam eree 
et alterius ciiiusvis sortis in dieta domo et vinea reperirentur sive partibiis do- 
mus vel alias in ipsa vinea affile et incorporate una cum alijs similibus licet etiam 
non essent statue integre sed dimidie et alterius cuiusdam partis etiam capita et alie 
partes separate statuarum similium et casu ille et illa cedantur solo diete vinee nec 
ab illa ullo modo amoveri assentari et abstrahi possint sed ipso iure ipsoque facto 
sint et esse debeant prefate IH. d. Helene eiusque heredum. Actum Rome in palatio 
solite residentie prefate IH. d. Helene regionis Campi Martij [Not. Antonio Quidotti, 
prot. 3632, e. 254]. 

Innico Inigo Avalos d^Aragona, marchese del Vasto, concessionario della vigna 
pinciana di Elena Orsina, napoletano di origine, era stato creato cardinale da Pio IV 
nel concistoro del 26 febbraio 1561. Morì in Roma nel 1600 dopo avere assistito a 
sette conclavi, ed ebbe onorata sepoltura nella chiesa della Minerva. Vedi Forcella, 
tomo I, p. 535, n. 2058. 

1570, 31 ottobre. Distruzione dell* antico selciato. « Per tenore e per Tautta 
etc. conced.** lic.^* ad Antonio da Varese cavare nei luoghi pubblici fuori porta Pin- 
ciana Salaria e qualunque altra a lui piacesse selci grandi « . Geronimo Spannocchi, 
Lud.° Santini maestri delle strade. [Liber pàtentum 1569-70, e. 84]. 

1578, 9 gennaio. Il cardinal di Teano, Arcangelo Bianchii concede licenza di 
scavo nella sua vigna alle Tre madonne, con riserva per gli oggetti di antichità. 

« Die 9 Jannarij i578, III.™"'' et R."™^» D. pater Archangelus de Blanchis 
sancte Romane ecclesie presbiter Cardinalis Theaneus nuncupatus concessit 
et dedit Johann! mezaro quondam Andree diocesis piacentino et simoni Mariotti An- 
dice fiorentino Cavatoribus puteolane in urbe ad faciendam cavam puteolane 
in vinea Ipsius IH."** Cardinalis cum pactis et conditionibus et promissionibus in- 
frascriptis videlicet. 

Che detto monsignor 111."*° consente che detti Cavatori possine far detta cava 
nella detta vigna et che la bocca della cava respondi et si debba fare dalla banda 
et nella strada che va alle tre madonne la quale bocca s*abbi da fitre per 
due terzi a spese di detto monsignor III."*'' et l'altro a spese di detti cavatori Item 
che fatta la Bocca della cava detti cavatori siano tenuti a seguitare detta cava a 
spese loro proprie Item che della pozzolana da cavarsi in detta cava si ne debbano 
far doi parti eguali et la metta o Tuna parte spetti et sia di detto monsignor 
111.'"° et l'altra delli cavatori. 

Item che trovandosi statue teste o pezzi di dette statue o più mbo siano 
intieramente et tutto spetti a detto monsignor 111,"'° et cavandosi travertini la 



GIULIO HI. 1555 133 



meta sia di detti cavatori et V altra metta di detto monsignor 111.™'' et trovandosi 
marmi due terzi siano de esso tll."^ et l'altro di detti cavatori et ogni cosa si 
babbi da cavare a spese di essi cavatori et non volendo loro cavarle a spese loro 
ogni cosa spetti a esso IH."*'' et Thabbi a far cavare a spese sue proprie. 

Actum Rome in Palatio habitationis prefati 111.'"^ Cardinalis regionis pontis seu 
parionis* [Not. Giacomo Gerardo, prot. 3575, e. 66]. 

1587, 11 dicembre. « Licentia effodiendi prò Venerabilìbus Fratrìbns Beate 
Marie snpra Minervam. 

Venerab. fratrìbus Gonventus Beate Marie supra Minervam prò servitio et uso 
vestre fabrice extra portam salariam in via publica subtus et circum circa 
quamdam vestram domum in illa Regione positam dummodo ab extantib. antiquita- 
tibns decem Cannar, spatio effodere cum Interventu D. H.' Boarij Romanj Comm.* 
libere valeatis haram serie facultatem concedimus Volumus autem tertiamq. partem 
(Henricus Caetani camerarius) »» . Provv.*»del Camerlengo, tomo 1587-1588, e. 101' A. 8. 

1589, 3 febraio. « Licentia effodiendi prò D. Horatio fusco. Diio Eoratio Fusco 
S. Tibi extra Portam colinam seu Salaram Inter Cancellum tue Vinee et 
Menia Almae Urbis subterranea loca lapides marmoreos Porfireticos figuratos et 
non statuas marmoreas aeneas citra antiquitatum lesionem et cum interventu 
D. H. Boarij Comm." Volumus autem tertiamq. partem d.'^ Carne tradere (Henricus 
Caetani camer.)». Ivi, tomo 1588-1589, e. 119'. 

1591. Nella vigna Peranda, fuor della porta salaria al V mìglio, si scuopre il 
sepolcro di M. Calpurnius Sextio. CIL. VP, 14198. 

1596, 20 febraio. n Patentes effodiendi. Baldassari Vergarlo De mand.'' Tibi ut in 
qnadam tua Vinca posita extra Portam Pincianam in loco detto II leoncino 
apud sepem eiusdem vinee ac in via apud eam existentia (sic) quoscunq. lapides 
marmoreos tiburtinos (Henricus camerarius) «. Ivi, tomo 1897-1598, e. 21. 



LA MORTE DI GIVLIO III. 

1555, 28 marzo. Alle ore 10 muore Giulio III dopo cinque anni un mese e 
sedici giorni di pontificato. Come creatore della villa vivrà sempre nella memoria 
di quanti amano Tarte, il bello, 1* archeologia : come papa dispiacque ai sudditi gra- 
vati d'imposte, alla nobiltà offesa dal nepotismo verso i del Monte, al collegio dei 
Cardinali per la vita spensierata condotta, in ispecie, negli ultimi tre anni, della 
quale si ha Y espressione nel celebre motto cras erti vinea ! dato in risposta ai cur- 
sori che annunciavano doversi tenere il concistoro per 1* indomani. Le sue spoglie 
mortali, dopo la triduale esposizione, furono tumulate in una fossa di mattoni presso 
r altare di s. Andrea, e più tardi trasferite alle Grotte, come descrive il Torrìgio a 
p. 887 della sua opera. 



134 MARCBLLO II. 1555 



MARCELLO IL 



1555, 9 aprile. Successore di Giulio III fu il cardinale Marcello Cervini degli 
Spannocchi, nato in Montefano il 6 maggio 1501, e vissuto in Berna sino dal 1524; 
nella quale città contrasse legami di amicizia con Angelo Colocci, Agostino Steucho, 
Costantino Lascaris, Alessandro Farnese e altri letterati e mecenati, i cui nomi 
hanno già figurato in questa Storia. Nunzio in Ispagna nel 1588, vescovo di Nicastro 
nel 1539, cardinale nello stesso anno dal titolo di s. Croce in Gerusalemme, biblio- 
tecario di s. Chiesa, vescovo di Gubbio nel 1544, legato pontificio al Concilio di 
Trento nel 1545, fu eletto pontefice per acclamazione ai 9 di aprile del 1555, pren- 
dendo egli il nome di Marcello II. Ventidue giorni dopo moriva nella verde età di 
54 anni. A lui si attribuisce il proposito di togliere la musica dalle sacre funzioni, 
proposito che abbandonò dopo udita la messa del Palestrina, nota sotto il nome di 
« missa papae Marcelli ». 

Un appunto nel cod. Pighiano berlin. e. 36' (S- S- S- ASTVS VILLICVS D. D 
ex Marcelli II papae libro) fa credere che egli si dilettasse anche di studi classici : 
ma forse il senso del ricordo Pighiano è che il libro facesse solo parte della stu- 
penda raccolta di codici e libri messa insieme dal Cardinale, e venduta dopo la sua 
morte al connestabile Filippo Colonna. Dal connestabile la comprò il duca Giannan- 
gelo Altemps pel prezzo di 13 mila scudi, continuando ad accrescerla con compere 
di manoscritti preziosi, tanto in Italia che fuori. Oggi forma il nucleo della sezione 
Ottoboniana nella biblioteca vaticana. 

Vedi Polidori Pietro « de vita gestis jet moribus Marcelli II, pm. commentarins « . 
Roma 1744. 

La figura del suo sepolcro è riprodotta in affresco nelle Grotte Vaticane, insieme 
con quelle dei mausolei di Nicolao Y e di Paolo II. Pier Luigi da Palestrina, il cui 
nome è così strettamente legato con quello di Marcello II, giace alla sua volta se- 
polto davanti alla Cappella dei ss. Simone e Giuda, consacrata da Paolo V il 26 di- 
cembre 1605. « Gio. Pier Luigi Palestrina « scrive il Torrigio « maestro di Cap- 
pella di questa basilica morì d* anni 65 adì 2 di febraro 1593, il cui corpo fu por- 
tato intorno à Borgo da tutti i Musici di Soma accompagnato, et à tre chori li fu 
cantato à cinque voci un Libera me Domine da lui composto, et in una lama di 
piombo furono intagliate queste parole : Ioannes Petrus Aloysius Praenestinus Mu- 
sicae princeps ». Grotte, p. 166. 

Nel seguente documento si troveranno inedite e curiose notizie intorno al divino 
compositore. 

«(Die septima mensis septembris 1586. Dominus Joannes petrialoysij de 
penestre et Virgina Dormoli Romana coniuges ex un una et Annibal 
Gagliardus de Viterbo ex altera inierunt et contraxerunt societatem super exercitio 
et arte pelliciarij duratura ad annos quinque iam ceptos die vigesima quarta mensis 



MARCELLO IL 1555 135 



Aprilis proxime preteriti et ut seqnitur finiens cum pactis capitolis ot conventionibus 
infrascriptis qua societate et in dictis capitulis contenta ad invicem sibi ipsis at- 
tendere et observare et nullo aliquo modo contradicere opponere et impugnare aliquo 
nomine pretextu iurarunt obligarunt 

Actum Rome in domo solite habitationis d. Joannis Guarazzi fiorentini. 

Capitoli e convenzione da osservarsi da m. Giovanni Petraloisi da Paleatrina e 
m/ Verginia Dormuli sua consorte, da una, et Anibale Gagliardi da Viterbo, dal 
altra parte, sopra la confermatione della compagnia da contraersi da loro sopra V e- 
sercitio et arte di Pellìcciarìa da durare per anni cinque incominciati sotto li 24 
de Aprile passato del 1586 ed a finirsi come segue iu nome di Dio. 

Prima il d.° m. Giovanni e m.* Verginia espongano e consegnano al d.^ Ani- 
baie scudi mille e cinquecento di moneta in questo modo, scudi mille di moneta 
sono del d.^ m. Giovanni del capitale esercitato sopra la compagnia passata e scudi 
cinque cento simili sono della d.^ m.* Verginia qual somma e quantità di scudi 
1500 il d.^ Anibale si chiama haver in poter suo, cioè in tante pelle, robbe masse- 
ritie investite in d.^ bottega e compagnia come appare nel' inventario qui inserto. 
Et il detto Anibale promette air incontro adoprare in servitio e benefìcio di essa 
compagnia la sua persona opera e fatiga e industria, et apresso esponerà scuti 
cinque cento di moneta quali si trova investiti et in essere in tanta robba in d* 
bottega. 

E di più si convengano che del guadagno si farà in d.* Compagnia, la metà 
di esso guadagno tochi e spetti al d.® Giovanni et m.^ Verginia a ciascheduno 
di essi per la sua rata e laltra metà e parte di tutto il guadagno che si &rà in 
detta compagnia tochi ed aspetti al d. Anibale» [Not. Nicolao Compagni, prot. 581, 
e. 736]. 



L'OPERA DI PAOLO IV 

(24 maggio 1555 — 15 agosto 1559). 



18 



PAOLO IV 



Giampietro Carafa, nato ai 28 giugno 1476 in Caprìglia di S. Angelo presso 
Benevento, da Giannantonio Conte di Màtalona, e da Vittoria Camponesca, incominciò 
la sua carriera in Roma nel 1500 come famigliare di Alessandro VI. Vescovo di 
Chieti a vent'otto anni, collettore del denaro di s. Pietro in Inghilterra (1506), 
nunzio in Ispagna (1515), arcivescovo di Brindisi (1519), fondò nel 1525 l'ordine 
dei Teatini insieme a s. Gaetano, convìvendo i due in quella casetta sull'angolo della 
(futura) villa Medici che guarda l'occidente, e che porta ancora il nome di s. Gaetano 
(Vedi NoUi, tav. Ili, n. 394). Quivi furono colti dai masnadieri del sacco, malmenati 
e taglieggiati. Promosso cardinale dal titolo di s. Clemente nel conclave del 22 di- 
cembre 1536, e poco stante arcivescovo di Napoli, cinse la tiara pontificia il 23 
maggio 1555 prendendo il nome di Paolo IV. 

La prima notizia archeologica del suo regno si riferisce alla 



REGIO XIII AVENTINVS. 

1555, 28 maggio. R* XIII. Licenza di cavare concessa dalia Camera apostolica 
a monsignor Flaminio Filiuccio vescovo di Chiusi « circum circa vineam quam habet 
in monte Aventino. [A. S. Vat. Divers. tomo 182, e. 55]. 

1555, 5 decembre. R- XIII- HORREA? Licenza di scavare « mag.<^® D. Fulvio 
Amedeo ci: ro: regionis Pontis, familiari nostro intimo, in monte aventino in loco 
publici iuris, vulgo nuncupato Tarco delle sette vespe, circum circa vineam 
suam « con la condizione che, degli oggetti da rinvenirsi, due parti spettassero al con- 
cessionario, una alla Camera [A. S. Vat. Divers. tomo 209, 147]. 

Quella stessa vigna è forse nominata in una carta del not. Stefano Amanni del 
1526, con laformola: « vinea intra meniapropearcum sette vespe eundo ad Cam- 
pum Testacie^» (Prot. 74, e. 146, A. S.]. Nel prot. 1189, e. 59 del not. Paci- 



140 PAOLO IV. 1555 



AVENTiN. fico Pacifici, che data dal 1523, vien descritta altra vigna venduta da ■ don Alfonso 
Controras laico spagnuolo abitante in r/ Ponte a donna Livia Mazzatosta, sita entro 
le mura in l.° detto l'Arco de septe Vespe». Nel testamento di Giacomella Ca- 
pomaestri dettato nell'anno 1497 a favore delle religiose signore della beata Fran- 
cesca Ponziani, è pure nominato un canneto alle sette Vespe [not. Taglienti, prot. 
1726, e']. Si tratta manifestamente dell'arco di san Lazzaro, che anche oggi rimane 
in piedi sulla via maestra del Testacelo. 

Il membro più illustre della famiglia Omodei è certamente il Gaspare, che 
tanta parte ebbe neir amministi-azione della città per oltre un quarto di secolo, e il 
cui nome ricorre tanto spesso nei ricordi Capitolini, anche sotto la forma di Amadei . 
Egli fu anche collettore di marmi di scavo, come attesta Ulisse Aldovrandi a p. 231 
ed. Mauro: « in casa di M. Gasparre de gli Amadei à le boteghe oscure. Si vede 
nella sala di questa casa una bella statuetta di Cibele vestita con una corona di 
torri in testa etc. « . 

Gli altri terreni archeologici del monte Aventino noti per le scoperte fatte in 
essi nella seconda meta del secolo XVI, sono 

VIGNA LISCA. « sita apud aedem s. Sabinae » come certifica l'Accursio CIL. 
VI, 1192. Pare che nel 1513, quando vi tornò in luce il piedistallo di Cecina Decius 
Albinus appartenesse ai monaci di s. Alessio: poi l'ebbero Tantiquario Giampolini e 
Mario Volterrano, dal quale ultimo fu venduta a Francesco Lisca, abitante in Parione 
nella propria casa. Altri affermano con maggior precisione che si trovasse • e regione 
s. Sabinae » cioè dalla parte opposta della strada, il che è tanto più verosimile se si 
consideri che la chiesa era stretta dall'orto proprio (dei Domenicani) a n., da quello di 
s. Alessio a s., dal dirupo del monte a o., dalla via publica a e. Nella pianta del 
NoUi la vigna Lisca ha ripreso Y antico nome di s. Alessio. Essa è nota per le se- 
guenti scoperte. Basetta di donarlo a Giove Dolicheno, CIL, VI, 366: Tara prae- 
grandis, ivi 410, dedicata al medesimo prò salute di Severo, Giulia Domna, o Cara- 
calla: frammento di piedistallo onorario, forse indice della domus Placidorum, ivi 
1757: e condotture plumbee inscritte coi nomi illustri di Cecina Decius Maximus 
Basilius pr. pr. 458, di Sex. Cornelius Eepentinus pr. pr. sotto Antonino Pio, di 
M. Valerius Bradua Mauricus cos. 191 etc. segno della presenza o della vicinanza 
delle loro dimore. Vedi Lanciani Aqued. p. 237-238. 

È possibile che alla famiglia Lisca spetti TepitafiRo Forcella, tomo I, p. 131, 
n. 472, visto dal p. Casimiro nel pavimento del ripiano superiore delle scale d' Ara- 
celi, davanti la porta maggiore della chiesa. 

Le notizie seguenti devono essere accettate sotto beneficio d'inventario. 

Ligorio, Torin II. « Antro Aventinese consecrato à Pico et à Fauno fu dallato 
del monte dove bora è la Vigna di M : Francesco Lisca Albertino, ove à circa cavan- 
dosi la pozzolana et i Tuphi da fabricare, nelle rovine che ha fatto il monte, ha tirato 
giuso esso antro, ch'era già guasto ». Nel tomo XV, e. 76 torna sull'argomento di 
questo spelèo rovinato per cavare i tufi del monte, aggiungendo la falsa notizia dello 
scoprimento della base di Ti. Giulio Balbillo. 



PAOLO IV. 1555 141 



Ibid. • (La famiglia Anicia) havea la casa sul colle Aventino, dove è hora la atbntin. 
vigna di M. Francesco Lisca, et nel cai luogo cavandosi si scopersero molte colonne 
et statue et infiniti ornamenti di architectura, che ornavano l'atrio nel peristylio ». 

XV. 74' « Nel colle Aventino, incontro de la chiesa di santo Alexio, et allato 
alle rovine delle Therme Deciane, tra infiniti ornamenti della casa di Vettìj fu trovata 
questa base della statua (di Yettius Agorius Praetextatus) « . CIL. VI, 1777. 

«... in questo luogo secondo le rovine delle statue delle colonne di varij marmi 
di mischi peregrini et gli intagli di pavimenti dimostravano esser quivi un gran 
palazzo... (le dedicationi) trasportate d* indi da M. Francesco Lisca fuori del 
suo luogo con molte statue che quivi trovò « . 

XV. 85. « La casa di Vettio Agorio fu nel colle Aventino intorno all'entrata di 
santo Alexio, ove era uno bellissimo atrio d'ordine corintio quadrato, con colonne 
di marmo mischio di diversi colori et di molte statue etc. «. 

Tutte queste scolture furono trasferite dal Lisca nella sua casa in Parione, dove 
le vide e descrisse l'Aldrovrandi l'anno 1551. « Entrando in una loggia si trova- 
(va)no à man manca queste tre statue: una vergine Vestale in piedi ve- 
stita à r antica. Una Giulia togata che fu moglie di Pompeio, e figliuola di 
Giulio Cesare; vi è un Pane mezo ignudo in piò ma non ha testa ne braccia: ha 
un Montone à piedi senza testa ... A man manca di questa loggia sono altre tre 
statue; una di Pomo n a che ò sotto al portico coperto, et ha il grembo pieno di 
frutti... un' altra della Fama: ha l'ale o smorza una face accesa: un'altra n'è di 
Diana vestita con una meza Luna in testa, e non ha braccia. Nel fronte di questa 
loggia, nel mezzo è un Bacco ignudo in piò poggiato con un braccio sopra un 
tronco, nell'altro tiene avolto un cappotto. A' man dritta di lui ò un Silvano 
ignudo, suona una tromba ; ha la coda, e V orecchie caprine ... À man manca ò 
una Arethusa nuda dalle coscio in su, e con una mano s'acconcia le treccie in 
testa «. 

Francesco Lisca • mercante milanese Bomanam Guriam sequens » ebbe in isposa 
Elisabetta Cardelli, figliuola di Giacomo, il fondatore del palazzo di Firenze, il quale 
palazzo coi giardini adiacenti fu dato al Lisca in garanzia ipotecaria dotale dai fra- 
telli di Elisabetta, con atto del 22 novembre 1532 (prot. Amanni 82, e. 358, 366). 
Con r istesso istromento il Lisca ipotecava, alla sua volta, la propria casa di Parione 
dove lo Sraezio trascrisse il piedistallo marmoreo, n. 410. La casa, con torre, di- 
venne più tardi proprietà di Ugo Boncompagni, il futmo pontefice Gregorio XIII, e 
ora porta il n. 120 in via del Governo Vecchio. 

VIGNA DI MATTEO BERTOLINI DA CASTELLO. « Nel tempo di Pio IV. 
mi ricordo che Matteo da Castello tolse a spianare una vigna sopra il monte Aven- 
tino; e cavandovi trovò vasi di piombo con dentro quantità di medaglie d'oro con 
conio di sant'Elena e nel rovescio una croce; e subito le portò al papa il quale, 
vista la sincerità di Matteo, gliene fece presente. Ma l'ingordigia di quelli came- 
rieri fu tanta che Matteo ve ne lasciò da duecento. Ciascuna di esse medaglie pe- 
sava da diecidotto in venti giulii, e ne trovò circa mille ottocento » . Vacca, Mem. 79. 



142 PAOLO IV. 1555 



AvENTiN. VIGNA CIAMPONI. Patti per una cava di pietra nella vigna di Jacopo Ciam- 

poni, con riserva per gli oggetti di antichità. 

« Indict.® viij Die 31 mensis maij 1565. In mei constituti d. Jacobus ciam- 
ponus ex una, et Johannes q. Genesij de pesola comitatus placentie cavator preta- 
riarum habitator in regione S.^^ angeli ad Sanctam Hanastasiam in domo baptiste 
de fossambrono hospitis ex alia partibns, qui sponte contraxerunt societatem ad in- 
vicem super quadam cava pretarie cum infraptis Capitulis. Imprimis d.^ me. Jacobo 
promette mettere la vigna sua posta in luogo detto monte aventinoper forcava 
di pietre et cominciare nel luogo designato per dicto Johanni et seguire con Tinfpti 
Capi tuli sin tanto durara detta Cava. 

Item che nel cavare dedetta cava de pretara trovandosi Trivertini, marmo, 
peperini et altre robbe, essetto figure et oro et argento, sia et dividere se debbia 
in questo modo cioè, delle quattro parte una parte al d.'' Giovanni, e l'altre tre 
quarte per esso me. Jacomo, et d.® figure et oro et argento siano libere d'esso 
me. Jacovo. (Seguono i patti sulle spese). 

Actum Bome in domo mei notarij regionis pinee presentibus Ibidem d.° Hiero- 
nimo Macharano ac d.° paulo angelo Junense de Spoleto » [Not. Stefano Maccarani, 
prot. 973, e. 471]. 

VIGNA DI FABIO E FLAMINIO GALGANO. « Flaminio Galgano padrone 
di una vigna incontro santo Savo, dove si cavano li tufi per far le mura della città, 
essendo tutto quel monte nelle radici dell'Aventino, mi raccontò che, cavandosi nel 
tufo, si trovò uno stanzino molto adorno col pavimento fatto di agata e corniola, e 
li muri foderati di rame dorato con alcune medaglie commesse, con piatti e boccali 
di rame ... ma ogni cosa aveva patito fuoco. Il detto stanzino non aveva ne porte 
ne finestre » (Vacca, Mem. 101). Flaminio ha legato il suo nome anche agli scavi 
celeberrimi della Moneta, dei quali sarà parlato in appresso. Fabio Galgano, fratello 
del suddetto » nella medesima vigna vi trovò un vaso d'alabastro cotognino, che nella 
panza era latgo quattro palmi e mezzo, e sei palmi alto col coperchio, così sottil- 
mente lavorato che . . . mettendovi dentro un lume traspariva mirabilmente, ed era 
pieno di cenere. Dopo la morte di esso Fabio parmi l'avesse il granduca Cosimo 
con altre belle anticaglie dal suddetto adunate «* (Vacca, Mem. 102). 

Dalle cave di san Saba dei Galgano furono pure tratte le 4167 some di pietra 
messe in opera da Pio IV nella fabbrica della Madonna degli Angeli. Vedi tomo 
preced. p. 137. 

VIGNA DI GIVSEPPE GRILLO. « Nelle radici del monte Aventino verso santo 
Savo, nella vigna che oggi è del sig. Giuseppe Grillo, fu scoperto un Fauno di marmo 
a sedere, di grandezza naturale e di eccellente maestro, con altri frammenti di statue: 
ed ha trovato anco un caldaio di rame pieno di medaglie di metallo di grandezza 
quanto un quattrino, tutte ricoperte dalla terra che non ho mai potuto chiarirmi di 
chi siano : e certi manichi di secchietti di rame, od un paio di forbici di ferro lunghe 
da due palmi e mezzo di quella sorte che usano gli stagnari, e quelli che tagliano 



PAOLO ir. 1555 143 



il rame . . . Questo trovò ranno passato (1593), e cavando non è dubbio che si tro- atrntin. 
veranno della altre cose «. Vacca, Mem. 118. 

VIGNA MACCARANI. La sua giacitura e i confini possono riconoscersi nella 
pianta del Nelli; ma l'aspetto del luogo è oggi cambiato dopo l'apertura del viale 
del Testacelo e del viale di porta s. Paolo. Vi furono trovati i piedistalli dedicati 
da varie persone a C. Caerellius Fufidius Annius Bavius Pollittianus CIL. 1366 
(1365-1367) indici del sito della sua casa. 

VIGNA MASSIMI - DELLA CASA PROFESSA - TORLONIA. La presente 
vigna Torlonia all' Aventino, la maggiore dentro le mura della città, che si stende 
dal sommo del monte presso s. Alessio, e dal Priorato di Malta, sino alla porta 
s. Paolo, abbraccia le vigne segnate nella pianta del Nelli coi nomi di s. Alessio, 
della Gasa Professa e del Noviziato de' Gesuiti, del collegio Luga- 
nini, dell Università diFruttaroli,ela vigna Maccarani. Quest'ultima è stata 
tagliata fuori dal corpo principale per mezzo del nnovo viale di porta s. Paolo aperto 
del 1889. La vigna Massimi è insigne per gli avanzi delle terme Deciane e per ri- 
trovamenti di marmi scritti e figurati. A e. 126 del cod. berlin. del Pighio, il Flo- 
rent parla di una tavola marmorea (Grutero, 128,5, CIL, VI, 222) « effossa ante 
triennium (1567) in vinca B."" archiepiscopi de Maximis in mòte Aventino nunc 
extat in atrio domus snae Bomae, anno 1570 die 29 octobris » : ma cade in errore, 
sapendosi dal Manuzio essere stato trovato quel marmo insigne fra le rovine della 
stazione della quinta corte dei Vigili alla Navicella. Le indicazioni topografiche e 
cronologiche date dal Florent spettano invece al ritrovamento dell'insigne* base di 
statua di Vettius Agorius Praetextatns, CIL, 1777, la quale indicherebbe il sito di 
una seconda domus urbana di quel personaggio, o piuttosto di una domus aventinese, 
distinta dagli horti esquilini. Vedi Lanciani, Syll. aquar. n. 52-53. Neil' istesso 
luogo furono ritrovate la base di una statua trasferita dal prefetto Anicius Paolinus 
alle terme Deciane nell'anno 331, CIL. VI, 1651: il piedistallo n. 1159 dedicato 
a Costanzo augusto da Memmius Vitrasius Orfitus: quello n. 1160 dedicato al mede- 
simo da Flavius Leontius: quello n. 1167 dedicato a Magnenzio da Fabius Titianus, e 
quello n. 1008 dedicato a M. Aurelio dai decuriales pullarii. Per ciò che spetta al 
1192, che determina il sito delle terme, il Doni ap. Gori (Iscr. Sir. tomo II, 156) 
è il solo epigrafista che lo dica esistente » in hortis Alexandri Maximi » , mentre 
si sa da Pietro Sabino essere stato trovato sin dal febbraio 1513 nella vigna adia- 
cente di Mario da Volterra, che fu poi del Lisca. 

Tutti questi ritrovamenti devono essere riusciti assai accetti all'arcivescovo d'A- 
malfi padrone della vigna, ridotto un po' a mal partito. Trovo infatti negli atti di 
Curzio Saccoccia aver egli, sino dal 18 febbraio 1567, imposto su questa proprietà 
un censo di scudi dieciotto d*oro a favor delle monache di s. Ambrogio della Mas- 
sima, per un prestito di scudi duecento. Maggiormente gradita gli sarà stata la 
scoperta dell'Ercole di basalto, che F. Vacca descrive a questo modo: « mi ricordo, 
che nel monte Aventino, nella vigna di monsignor de Massimi verso Testacelo, si 



144 PAOLO IV. 1555 



AvsNTiN. trovò una statua di basalto verde, quale dicevano che sia il figliuolo d'Ercole in età 
fanciullesca con la pelle di leone in testa, e con la clava in mano . . . questa statua 
la comprarono i Romani dal detto monsignore per ducati mille di camera « {Mem. 90) 
e ciò avvenne il giorno 10 novembre del 1571. Gli epigrafisti contemporanei ricor- 
dano pure fra i cimelii della vigna un'arula rotonda dedicata a Silvano da L. Mani- 
lius Saturninus, CIL. 651, e \m frammento di base marmorea commesso nel piano 
dell'aia, col nome di C Octavius Appius Suetrius Sabinus cos. 214, indizio della 
prossimità della sua residenza aventinese. Vedi anche Lanciani, SylL aq. 175, 176. 
L'autore del cod. barber. vai XXX, 89 descrive il cippo di Flavia Helpis, CIL, 
VI, 18357 come esistente « nella vigna o giardino dell'arcivescovo de Massimi, in- 
contro S. Sabina, tramezzato dalla strada publica, in una pietra antica di marmo 
bianco di 2 busti piccioli di maschio e femina». 

Il giorno 16 novembre 1635 Marcello Vitelleschi acquistò la vigna dal mar- 
chese Massimo Massimi a favore della Casa Professa dei Gesuiti. Neil apoca stipo- 
lata dai notari Colonna e Buratti è detta confinare con l'orto di s. Alessio, con il 
sig. Virgilio Lucharini, con li sigg. Specchi, e con il noviziato di s. Andrea. 

VIGNA PERINI. • Facciamo fede Noi depositarij della Depositeria del Vene- 
rabile sacro monte della Pietà di Roma qualmente a di 16 di Marzo 1577 è stata 
venduta et deliberata publicamente al incanto la vigna del quondam messer Giulio 
perino posta dentro di Roma presso la chiesa di santo savo confina da una banda con 
li beni del signore Curtio C e n e i dall'altra delli heredi di messer Lutiobocca- 
bella dietro messer Fabio Galgano et avanti la via publica, senza casa ma solo 
un può di Vasca et certe altre anticaglie et con altri più veri confini etc. a 
messer Alessio Cipriani per prezzo di scuti ducente et cinque di moneta con dechia- 
ratione che di detta summa si habbino a pagare le risposte di detta vigna decorse. 

Questo di 21 di Marzo 1577 in Roma* [Not. Jacopo Gerardi, prot. 8573, 
e. 466]. 

GIARDINO DI S. SABINA. « Fa nel colle Aventino la gran casa de' Pe- 
tronii . . . neirhortulo dola chiesa di s. Sabina, à sinistra della parte di dietro di 
essa chiesa, ove sono trovate molte rovine d'ornamenti di marmo di colonne et im- 
basamenti et dell'architettura " , e la base inscrìtta dedicata a M. Petronius M. f. Ho- 
noratus dai negotiatores olearii ex Baetica CIL. VI, 1625. Il Ligorio aggiunge 
essere stato ritrovato nella stessa occasione un secondo piedistallo dedicato « Genio 
Horreorum Petronianorum « CIL. VP, 288, la quale cosa è di sua pretta inven- 
zione ; e prosegue : « Vicino alla casa Petronia era quella di Lolliani verso la chiesa 
di santo Alexio . . . quivi ancora cavandosi le rovine antiche, furono scoperte molte 
colonne di marmi peregrini et cose de Bagni et alcune inscrittioni » fra le quali 
il piedistallo dedicato a Q. Flavius Maesius Egnatius LoUianus, CIL. VI, 1723. 

« Nel pontificato di Gregorio XIII nel medesimo monte Aventino, negli orti di 
s. Sabina, vi furono trovati una gran quantità di mulini, ovvero macinelli da maci- 
nare a mano, fatti di quella pietra rossa che si trova a Bracciano. Si crede che in 



PAOLO IV. 1555 li6 



quel luogo vi fosse qualche fortezza (il palazzo fortificato di Onorio III Savelli) • . . 
vi erano anche molti muri di case plebee, e perchè detto Aventino è fortissimo 
dalla parte del Tevere sino a Testacelo, mi do a credere se ne servissero per for- 
tezza » . Vacca, Mem. 80. 

VIGNA SANGES (Sanchez?) o ZANES. Nicolao Fiorent racconta essere state 
scoperte « in vinca Hannibalis Zanesii advocati . . . mense martio » le tre basi, CIL. 
VI, 896-398, dedicate a Giove • et Genio Venalici » . Il sito preciso di questa vigna 
è indicato da Ligorio Torin, XV, 68: • Cavandosi a questi giorni nel spatio del- 
Tultime parti del monte Aventino, fra la parte di dietro della chiesa di Santo savo 
et le mura di Roma, nella vigna di Hanniballe Sanges sono scoperti muri ro- 
vinati et di case private et d'altre cose « . 

VIGNA SANTACROCE. « Nella vigna di M. Valerio S. Croce sul monte Aven- 
tino presso à s. Prisca, Qui nel giardino si vede un Consolo vestito con la pretesta, 
e con un bastòcello in mano, nella guisa che i consoli andavano. Vi è un altro Con- 
solo picciolo nel medesimo habito e gesto. Vi è una Venere assai bella, ignuda dalla 
metà in giù. Vi è un torso d'huomo posto sopra una colonna antica. Vi è la statua 
d*una donna vestita, e collocata in capo della strada « Aldovrandi, ed. Mauro, p. 232. 



OPERA ANTONINORVM. 

COLVMNA DIVI FU. a Venditio domorum prò IH."** d. francisca petrucia de 
ballionibus. 

Die tertia Augusti 1555. Mag.^"** Io: petrus de peluchis de casira de 
Caravagio caput murator in urbe alli or tacci, frater et heres ab Intestato 
q. magistri Maffei de peluchis eius germani fratrìs qui sponte non vi metu vendidit 
et titulo venditionis imperpetuum ratione tantum utilis dominij pertinentis ad eundem 
magrnm petrnm salvo et reservato semper iure directj dominij et proprietatis 
mag."^^ d. Io: baptisto cechino nobili romano et suis heredibus et successo- 
ribus competenti concessit 

Mag.^* d. Francisco petrucie reliete 111.^ d. Horatij de Baglionibus presenti duas 
demos unam Magnam, et alteram parvam tectatas soleratas cum eorum Jardenis et 
discopertis cantinis membris et omnibus ipsarum et cuilibet earum introitibus et 
ezitibus ac pertinentijs et adiacentijs eorundem salva tamen una magna co- 
Inmna posita in lardone directe spoetante ad dnum Io: baptam de cechinis civem 
rm : proprietarium earundem domorum cum pactis et conditionibus quo ad colunmam 
prout in quodam alio instrumento locationis et concessionis in emphitheosim perpe- 
tnam soli et terreni dictarum domorum primo loco facto cuidam mag/® laurentio 
de bu£Bs apparet rc^to quondam d. Theodoro valterono notarlo romano dum vixit 
sub die 2L feb. 1612 ad quod 

19 



146 PAOLO IV. 1555 



OPERA Actum Bome in dieta domo magna ut prefertur vendita, presentibus cet » . [Net. 

AWTONiN. j^^j^^jg^ Reydet, prot. 6168, e. 496]. 

La « magna oolomna posita in iardeno Io : Bapt : de Gechinis » è quella del 
divo Pio, che faceva parte del gruppo architettonico dell* Ustrino, e che ò rimasta 
sempre in piedi sul suo bellissimo piedistallo sino alVanno 1704. Vedi Vignoli, 
de columna imp. AnU pii, Romae 1705. 1 documenti relativi ai grandi scavi del 
tempo di Benedetto XIY, dopoché la casa e il giardino dei Cecchini erano stati 
donati ai Signori della missione dalla duchessa d*Aiguillon, si troveranno raccolti nel 
volume VII di quella Storia. 

AlVanno 1565 spetta il ricordo di altri movimenti di terra eseguiti sull'area 
deirUstrinum Antoninorum « prò directione vie mentis Citatorii » e pel taglio e ri- 
costruzione delle case limitrofe dei Nari e dei Capranica. Vedi not. Tavquinio de 
Nuntiis, prot. 1166, e. 318. 

I ... 

COLVMNA DIVI MARCI. Per ciò che spetta alla colonna del divo Marco, se 
ne trova frequente ricordo negli Atti del Consiglio comunale. Cosi nella seduta del 
9 luglio 1573 Girolamo del Bufalo e Virgilio Crescenzi furono deputati ad esami- 
nare lo stato del monumento, e riferire sulle opere necessarie al suo ristanro. Con 
diligenza, della quale ben pochi esempi si potrebbero trovare neirarchivio Capito- 
lino, i deputati ebbero compiuto il lavoro in dodici giorni, dimandando al Consiglio 
la somma di 500 scudi, per far fronte alle spese, e questa somma fu loro concessa 
nella seduta del giorno 28. Ma non per questo fu riparata la colonna, che minacciava 
rovina a causa di uno squarcio ai due terzi dell'altezza, del quale si ha il ricordo 
nella vignetta 34 di Stefano du Perac « [Colonna mezza guasta dal fuoco al segno A] » . 
Infatti nella seduta dell' Il aprile 1578 torna di nuovo in discussione la proposta 
del 1573, e si vota che, tanto i travertini sopravvanzati alle fabbriche di Campidoglio, 
quanto i condotti di pietra, riconosciuti inutili per la distribuzione dell'acqua Ver- 
gine, si debbano vendere, e il prezzo ottenuto dall'asta « applicar! debeat ad Co- 
Inmnam antoninam conservandam « . Il prezzo deve essere stato stornato una seconda 
volta: poiché agli 11 di agosto del 1586 il Consiglio, nuovamente chiamato a deli- 
berare • super columna Antonini reparanda ^ ricorre un'altra volta all'eroico mezzo 
di eleggere una Commissione « ne tam nobilis et honorata antiquitas ad nihilnm 
redigatur « . La Commissione riuscì composta del priore dei Caporioni, di Girolamo 
Altieri, e di Paulo e Battista del Bufalo, ma non conchiuse nulla, sapendosi da 
ognuno che la colonna sarebbe certamente crollata senza l'energico intervento di Sisto V. 

Ligorio, Torin, XV, e. 101' dice: « la spira qui sotto [di una base finamente 
intagliata] fu deirornamento di uno dell'edifitij dell'ordine corinttio che fu già dove 
è la colonna històriata dell'Antonini, dove furono cavati molti marmi et sassi qua- 
drati, ma quei pochi ornamenti che ivi erano, tutti sono stati consumati da Scar- 
pellini »». 

Sullo stato e sull'aspetto della piazza Colonna verso la metà del cinquecento 
vedi il Bull, com. tomo XXX, a. 1902, p. 289 e seg. tav. X. Era circondata dalle 
case di Ambrogio Lilio, dei Sederini, degli Ubaldi, dei Simii, dei Bufalo -^ Gaa- 



PAOLO IV. 1555 147 



AHTONW. 



cellieri, e dei lacobacci, ognuna delle quali ricca di marmi di scavo. La prima, opsaA 
quella del Lilio o Gigli, conteneva scolture trovate, forse, nella vigna « a la 
radice del colle de gli Hortoli « descritta dalVAldovrandi a p. 198 della edizione 
Mauro. 

Circa le case dei Bufalo de' Cancellieri, che formavano il cantone della 
piazza sul Corso (palazzo Ferraioli), estendendosi lungo tale via sino al cantone di vìa 
di Pietra, vedi Storia^ tomo I, p. 104, Adinolfì, Roma nell'età di mezzo, tomo II, 
p. 359-864, Archivio Soc. rom. Storia patria, tomo VI, p. 445. Il cod. barb. 
-vatic. XXX, 89 così ne parla: « Piazza Colonna: in facciata di quella casa alta in 
via Lata ch*era d'uno dò Buffali et bora è di mr. Fabritio Lazzaro dottore ce- 
lebre: Sedente Paulo III Pont. opt. Max. suadente urbis omatu lorbapta Bu- 
balus solo equavit instauravitq. anno D. 1548 ». 

« Dentro nello scoperto è un pilastro appoggiato al muro con busti 2 di mezzo 
rilievo, a man dritta d'homo vecchio raso, et alla manca di donna attempata co 
spessi capelli e ricci {CIL. VI, 1924). Dentro questa casa di mr. Fabritio è an- 
cora una rara statua nuda di Venere » e il titolo sepolcrale di Fortis pedisequus 
domus palatin. (ivi VP, 8658). 

Gli lacobacci, alla lor volta, sono ricordati come raccoglitori di teste e busti, 
a preferenza di marmi di maggior mole. L'Aldovrandi ricorda, in fatti, di aver 
visto in casa di M. Giacomo lacovacci presso alla Dogana una sola figura « di donna 
vestita all'antica assai bella « : il resto del museo era formato da « molte teste an- 
tiche » fra le quali una « di mezo rilevo di pietra cotta « testa fittile votiva tro- 
vata nelle favisse di qualche santuario. A. ricorda pure una « testa di Venere col 
petto così picciolo, che con tutta la sua base si tiene in pugno > . 

Il 1. XX dei conti dell'architetto Domenico Fontana, intitolato <> misura et spesa 
della colonna Antonina restaurata 1589 » contiene interessanti particolari intorno 
l'opera di Sisto V. 

« Misura et spesa del opera ch'à fatta fare il cavaliere Fontana in la colonna 
Antonina qual stava per minare... fatto acconciare dalli scarppellini . . . 
perchò le pietre di marmi et travertini sonno di quelli del Settizonio, con ha- 
verli fatto fare il piedistallo di novo, con . . . peduccio di travertino sopra la colonna 
sotto alla statua, con la mettitura in opera della statua del s. Paolo ... con haver 
fatto tirar dentro li pezzi che avanzavano fora in tre lochi, con il muro attorno a 
detta colonna sotto al piedistallo novo . . • mesurati per noi sottoscritti et revisti 
da Monsignor della Cernia ". Le seguenti partite offrono particolare interesse. 

« Per la manifattura di tre cerchi di ferro grossi delli ferri che havevano ser- 
vito alla guglia fatti per tener stretto e forte la colonna mentre se ci lavorava acciò 
non si aprisse in fora (scudi 21). 

Per la condottura della statua del s. Paulo tolta alla fondarla di palazzo et 
fatta condurre con 8 cavalli et gente appresso (se. 25). 

Per haver fatto la capra in cima a detta colonna . . . perchò il capitello non 
patisse quando verrà addosso il peso della statua perchò era tutto crepato, la 



148 PAOLO IV. 1555 



opBR^ qual capra fu fatta 2 volte perche la statua fa posta la prima volta con la faccia 
voltata verso la strada che viene dal populo, e poi N. S. volse che si vol- 
tasse con la faccia verso s. Pietro (se. 850). 

Per la fattura del peduccio di travertino qual e delle mine del Setizzonio 
(se. 88). 

Per la condottura di 4 colonne di marmo cipollino che sonno nelle 4 cantonate 
del piedistallo condutte dal Setizzonio (se. 20). 

Per haver lavorato tutti li marmi quali sonno entrati deverà la rottura grande 
di detta colonna abozzati di fuora dove si sonno intagliate le storie et la- 
vorate per di dentro dove fa il tondo et il vano della scala allumaca . • . qual pi- 
gliano li detti quadri laltezza di tre giri del historie in detta colonna il primo 
giro longo palmi 7, altezza palmi 3, il secondo longo palmi 11, altezza palmi 6, 
il terzo giro longo palmi 14, alto palmi 7, (se. 328,50. — Totale scudi 5880,11) >. 

Leonardo Sormani da Savona, 1* autore della statua, non era alle prime prove 
quanto al modellare il tipo di s. Paolo. Al f. 107 del Begìstro dei mandati ca- 
merali del 1556 è segnata questa partita. • M.® Leonardo sculptorì senta 60 mo- 
nete ad bonum computum statuam marmoream S.^^ Pauli per ipsum faciendam 
ad ornatnm portonis castri S.ti Angeli die 4 febbruarii 1556 >. Nei conti di 
Gian Pietro carreggiatore pontificio, per gli anni 1583-89, è registrata una no- 
tizia artistica di non comune interesse, anch'essa relativa al tipo del s. Paolo: 
e 1583 Per la portatura della statua di marmo del s. Paolo fatta dal Bresciano 
tolta nelle botteghe delli ss. Panzani a Termini et condotta (alla cappella del Pre- 
sepe in S. M. maggiore) con 8 cavalli qual poi Tha fornita M. Leonardo Sormanno, 
che il detto Bresciano la finì mai, qual era troppo grossa « . 

Quella collocata in cima alla « columna centenaria divi Marci * fu modellata 
in creta, in gesso, e in cera dal Sormanni e da Tommaso della Porta, insieme alla 
compagna da collocarsi sulla colonna Trajana : « quale sopradette statue sonno state 
fatte da M.^ Leonardo Sormanno et M^ Thomasso della Porta sopradetti et sonno 
state stimate da M.^ Prospero Bresciano, et M.^ Paolo Oliviero Romano, et non es- 
sendo stato d'accordo tra loro fu eletto per 3^ M.® Feliciano folignate scultore il quale 
ha dichiarato et messo scudi 550 . . . « . Il san Paolo fu poi fuso da Bastiano Torri- 
giani e indorato da Tomaso Moneta, e pella fusione servi un pezzo di pilastro di 
metallo antico tolto al Pantheon. Così afferma il Bertolotti, Artisti Subàl' 
pini^ p. 105, ma non saprei indicare la fonte dalla quale ha derivata tale informazione. 

Posso aggiungere ai documenti già riferiti il seguente tratto dai protocolli del 
notaio Nicolò Compagni (n. 781, e. 557), dal quale parmi risultare un fatto ignoto : 
che cioè altri artisti abbiano preso parte al concorso pel modello della statua, e 
abbiano preparati gli accordi col fonditore o traiettatore, nel caso la sorte avesse 
loro sorriso nella difiicile prova. 

« Die XIX ianuarii 1586. Domini M. Andrea Orìsco de Bocca Contrada e Joanni 
del danese de bicelle diocesis marsichane traiettatori di lor spontanea volunta pro- 
mettono servire a ms. Costantino de servi fiorentino scultore presente etc. in 
traiettare la figura di san Paolo di mitallo di palmi vinti di altezza che si ha 



PAOLO IV. 1555 149 



da mettere su la collonna Antonina et fare tutto quel tanto che li sarà com- 
mandato dal d.® m. Costantino e sera di bisogno per ridurre a perfettione la detta 
statua nel loco dove detta figura si fnndera et promettono stantiare dormire et man- 
giare nel luoco istesso dove si fundera detta statua et che mentre la detta opera 
non sarà finita et ridutta a perfectione li suddetti m. Andrea et Johanni promet- 
tono non pigliare altra opera a fare ne et lavorare in proprio uso sino detta opera 
non habia la sua perfettione o rero da esso m. Costantino non li sia data occasione 
di bavere a fare altro in detto luoco per servitio di detta statua habino dattendere 
alla detta statua con ogni diligenza accortezza sufficienza sin tanto sera finita Et 
caso che per qualsivoglia diffetto o impedimento o disastro de la su detta statua di 
san paolo non venisse il getto in tal caso i su detti Andrea e Giovanni non siano 
tenuti a rebuttar tal statua « . 



VIA TIBVRTINA. 

a. 1555. Si fanno scavi nella vigna delUabbazia di s. Lorenzo fuori le mura, e 
si trovano, fra le altre cose, un pavimento strato di mattoni della fornace Claudiana 
GIL. XV, 1, pag. 392, n. 21-23, e alcune iscrizioni integre o firammentate, delle 
quali si ha la copia nel cod. paris. résidu SL Germain^ 1293, p. 145. 

a. 1564, 25 febbraio. Patti per rinvenimenti di antichità nella vigna di Nicolò 
Montefiore fornaio genovese. 

e In mei notarij personaliter constitutus magister Antonius quondam Joannis do- 
minici de alexandria della paglia murator qui sponte promisit et se obligavit ma- 
gistro Nicolao quondam Octaviani monte fioro Januensi fomario facere et construere 
unum puteum causa extrahendi aquam in vinca ipsins magistri Nicolai sita extra 
portam s.^ laurentij iurta suos fines etc. Pro pretio Juliorum duodecim prò 
qualibet canna cum pactis infradicendis videlicet che dicto m.^ Antonio promette 
fare dicto pozzo murato a torno et incollato si come se usa et che sia largo de vano 
palmi quattro quadrato et dicto m.® Nicolo glie dia la pozzolana et calce et se per 
caso nel cavar detto pozzo si trovasse pietra minuta et pozzolana che sia per mu- 
rare per dicto Nicolo et se si trova marmi travertini statue colonne et 
altri metalli cioè oro et piombo et allento sia commune fra Tuno et Taltro et 
che la spesa per tirar su si faccia commune et convenerunt che detto Nicolo debia 
pagare in contanti Julij vinticinque et che dicto lavoro se debia comensar martedì 
proximo da venire. Actum id officio mej notarij : Indictione 7^ die 25 februarìi 1564 » 
[Not. Giambattista Amadei, prot 38, e. 444']. 

a. 1578, 27 aprile. Patti per rinvenimenti di antichità nella vigna del cavalier 
Agapito Tagliaferri. 

« Die 27 Aprilis i578, Mag."^ D. Agabitus Tagliaferrus filius d. equitis 
Marci Antonij Tagliaferri ex una et D. Gtominianus de silvestrìs quondam Anibalis 
mutinensis ex altera parte devenerunt inter eos ad invicem et vicissim ad infrascripta 



150 PAOLO ir. 15S5 



VIA paeta videlicet fbyendi sen oavandi in vinea ìpsins d. equitìs sita extra portam 
S.^^ Laurent!) de urbe petiarum 27 incirca prope bona d. Annibalis paulini et stho- 
-phani Cassarij et alice fines et in tutti lochi di detta vigna et anco sotto li scas- 
sati nòvi a grotta quale ca?a si convengano che si babbi da cominciare al principio 
di 8bre prossimo che verrà et da durare ad arbitrio di esso Geminiano. 

Item che di tutta la spesa che si farà in detta cava detto Geminiano babbi 
da contribuire et spendere doi terzi et esso messer Agabito un terzo. 

Item ohe di tutto quello che si trovara in detta cava tanto oro gioie argento 
metallo piombo rame stagno ottone lavorati et non lavorati statue marmori Tri- 
vertini peperini Tuffi colonne et ogni altra sorte di pietre grosse et piccole babbi 
da partirsi per la mita per uno di esse parti. 

Actum Bome in officio mei notarij » [Not. Jacopo Gerardi, prot. 8575, e. 806]. 

Il codice vaticano ligoriano 3439, e. 35 contiene il disegno di un sepolcro ro- 
tondo di 62 palmi di diametro, foderato di marmo. La postilla del Panvinio dice : 
e ichnographia sepulchri rotundi... via Tiburtina intus urbe ad dexteram ». 
Segue la prospettiva di un mausolèo rettangolo, a grosse bugne di pietra con la po- 
stilla « ad dexterfi parte vie tiburtinè intra urbe incrustatus e marmore lunensi 
albo crassi pai. 2. lateribus stuccatù et pictù dirutù omnino « . L'istesso Ligorio nel 
cod. napol. f. 69 riferisce Tiscrizione di Artidia Cominia, che il Boi^hesi opp. II, 
154 credette genuina, ma che il GIL, VP, 2200 ha rilegato tra le spurie, come 
esistente suU* architrave del secondo mausoleo. 

Ulisse Aldovrandi fornisce il catalogo di trentatre ■ opere d*arte in marmo ed in 
bronzo da lui descritte « in casa di M. Paulo Po(n)ti à la strada del Popolo > 
fra le quali « il Cinghiare vinto da Meleagro molto grande: e giace con le gambe 
stese à dietro con le orecchie appizzate ... et ò così bello animale, come si vegga 
in Boma ne ha il padrone trovato cinquecento scudi d*oro, e non ha voluto darlo . . . 
Tutte le sopradette statue e frammenti sono state da M. Paolo ritrovate in una 
sua vigna, che é dirimpetto à la Chiesa di san Lorenzo fuor delle mura* 
Ed. Mauro, p. 193-197. L'indicazione topografica è, tuttavia, erronea, poiché la vigna 
Ponti deve essere collocata nel sito degli orti Liciniani, vicino alla cosidetta Minerva 
Medica. Vedi a pag. 160. 

«Innanzi a. s. Lorenzo fuori delle mura... vi era una fabbrica antica-moderna 
(le fortificazioni di Laurentiopoli da me descritte in Ruins and excav. p. 32) che 
fu disfatta per far piano alla chiesa. Nelle mura e fondamenti furono trovate dici- 
dotto venti teste, tutti ritratti d'imperatori « (Vacca, Mem, 14). 

Ho riportato a p. 169-170, del tomo precedente un'altro passo del medesimo 
autore relativo alla scoperta di un grande sepolcreto cristiano sopra terra, nella vigna 
di Andrea di Gerardo da Brescia, posta tra la porta di s. Lorenzo e la basilica : il 
quale sepolcreto conteneva un grandissimo numero di sarcofagi, che furono donati al 
card. Alessandro Farnese. Il Ferrucci, nella nota 1, alla p. 184, del Fulvio, parla 
di una «conca trovata in una vigna presso santo Lorenzo « della quale il 



PAOLO ly. 15J56 



ISl 



cardinale si valse per fare il paio con « la conca grande ch'era nella piazza di 
s. Marco». 

e Mi ricordo aver sentito dire che il magnìfico Metello Vaci, maestro di strade, 
fece condurre dalla via (Tiburtina) fuori di porta s. Lorenzo, quel leone di 
mezzo rilievo che, risarcito da Giovanni Sciarano scultore da Fiesole, ora sta nella 
loggia del giardino del Gran duca, il quale, per accompagnarlo, fece fare da me 
Taltro di tujUto rilievo » (Vacca, Mem. 75). 

VILLA HADRIANL Nel tomo I, p. 164, ho riportato un passo deirAlveri IL 105 
relativo alla vendita delle statue trovate in Villa Adriana, .fiitta dagli Altoviti ai. 
duchi di Savoia nella prima metà del seicento. Vedi anche tomo II, p. 116. Alcuni 
ricordi di questo negozio sono stati pubblicati dal Fiorolli nel tomo li dei Docum^ 
pp. 408-409. Una lettera deirambasciatore conte di Vische al principe di Piemonte», 
in data 28 maggio 1611, dice, fra le altre cose: « ho fatto diiamar li Sig."^ Altoviti 
per saper l'ultimo prezzo delle statue et altre robbe date in lista ... si sono aU)assati 
»in alli sette milla scudi » . Non ostante la viltà del prezzo, la corte di Torino tra- 
scinò le cose cosi in lungo che, un anno dopo, ai 16 giugno, il povero ambasciatore 
tornava a scongiurare il Duca « che per propria riputatione massime dopo tante dila- 
tioni... accettasse il partito dell! 6000 contanti*. Ma essendosi i venditori accon- 
tentati di una caparra, i primi marmi poterono essere imbarcati ai {tipa nel 1&14. 



i 



COMMISSARIATO .DI MARIO FRANGIPANE. 



1556, 20 dicembre. « Deputatio in suprastaatem et conservatorem antiquitatum 
eji Statnarum prò dQo Mario de Frangipanibus »: motuproprio di Paolo IV 
ia arch. Vat. armali. LII, tomo I, 127. Vi si rammentano la costituzione di Eu- 
genio IV e il paragrafo degli statuti di Boma « quod nullus audeat aliquod anti- 
quum edifieium dimore ac clarui facere ad poenam 0. Lib. provisinorum « , Cerasoli, 
Studi e Me. di SL voi. XVIII, p. Be: Statuti di Roma, p. 188. 

Il posto occupato dal Commissario delle antichità nello stemma della sua nobil 
ptosapia è chiaramente indicato nella iscrizione affissa al muro siniaitro della cappella 
gentilizia di s. Paolo nella chiesa di s. Marcello (Forcella, II, p. 306, n. 945): « An- 
t-onin. Fregepanio Georgii filio... Curtius et Marius patri optimo fecero' 
an. mdxlvi». Nella predetta parete si vede, poi, IL bellissimo, busto del com- 
missario, con epitaffio che dice : « Mario Frangipanio Antonini Filio Urbis cancel- 
larìo... qui vixit ann. liiii obiit d. xv martii m.d. Ixviiii», cioè dopo tredici 
anni di amministrazione delle antichità. Suo figlio, Muzio, celebre capitano di.guerra, 
e uno degli eroi delle vittorie di Jarnac e di Lepanto, ha busto ed elogio :]ieirop^ 
p{)sta parete. Le collezioni aroheol(^iche di Casa frangipane sono 3tate descrìtte. neV 
tomo I, p. 171-172. 



162 PAOLO lY. 1556 



MONETA. 

1556. « Nel piano per andare da san Clemente a santi Pietro et Marcellino 
quasi incontro a Santi Quattro era il luogo (della Moneta) dove cavandosi alle spese 
di M. Flaminio Galgano furono trovate queste inscrittioni ...» (Ligorio, cod. Torin. XV, 
e 107) cioè 

CIL. VI, n. 1096: base marmorea dedicata a Sabìnia Tranquillina dai de- 
culiares Qeruli et h. v. che il Metello dice • effossa Bomae ad s. Glementis an. 1566 
mense aprili » e il Ligorio • cavata dalle rovine avanti il sterro di s. Clemente ». 
Il predetto Commissario delle antichità Mario Frangipane la fece conduire nel proprio 
museo. Un frammento della base è andato a finire nelle Sacre Orette vaticane. 

Ibid. n. 42, 43, 44: tre grandi piedistalli di statue dedicate ad Apollo Aug. 
alla Fortuna Aug. e ad Ercole Aug. dagli exactores, officinatores, signatores, suppostores, 
malliatores della Zecca. Le date della scoperta ricordate dal CIL. cioè Tanno 1585 
secondo il Cittadini, e 1599 secondo il Qrutero, sono ambedue fallaci, la scoperta 
essendo avvenuta prima della partenza di Boma del Ligorio, cioè prima del 1568. 

Ivi n. 298; base ad Ercole Aug. posta dagli officinatores et nummularii offi- 
cinarum argentariarum familiae monetai, copiata da Achille Stazio: e forse anche 
il n. 1647, che è frammento di base ora nel museo di Napoli. 

Ivi n. 239, 791 : due basi dedicate, la prima • Genio Familiae monetalis • ; 
la seconda • Victoriae Aug. (a. 115 e. v) dai « conductores fiaturae allentar. Mo- 
netae » , trasferite subito d((po il ritrovamento alla villa Peretti-Montalto. Ciò fa 
supporre che si tratti di qualche scavo fatto al tempo di Sisto Y. Sarà bene ricor- 
dare a questo proposito il passo di Flaminio Vacca concernente il sito approssima- 
tivo della Moneta. « À ss. Pietro e Marcellino sotto la chiesa vi si trovò gran quan- 
tità di pilastri con volte addosso sotterrate senza lume, cosi fabricate dagli antichi. 
Io credo, che fosse Castellum aguae; perchè da quel luogo da Sisto Y, vi fu fatta 
una scoperta di grossa muraglia, fondata sopra quadri di travertino ; e furono levati 
in servizio delle sue fabriche. Non poteva esser altro, che un acquedotto, che pi- 
gliava l'acqua dal castello, e andava verso il Coliseo. Vi fu trovato un idolo di 
marmo poco minor del naturale, e stava diritto con piedi, e mani giunte, ed un 
serpe lo cerchiava dai piedi sino alla bocca. Era vestito d'un sottilissimo velo, e 
aveva al collo una ghirlanda di fiori di granati; e non molto lontano da lui, una 
Venere grande al naturale, che figura uscir dal bagno, con un Cupido appresso; e 
la comprò il card. Montalto » . 

Oli ultimi scavi relativi al sito della Moneta, o piuttosto gli ultimi ritrova- 
menti, sono quelli fatti l'anno 1715 secondo il Bianchini, « inter instaurandum ti- 
tulum s. Clementis »; ovvero «vicino la basilica di s. Clemente » secondo i corri- 
spondenti romani del Gori e del Muratori. Fruttarono i due documenti epigrafici 
CIL. 1145, 1146, il primo finito nel museo Capitolino, il secondo nel giardino del 
lago in villa Borghese. 



PAOLO IV. 1556 153 



LE BARRICATE DI PAOLO IV. 

Nel biennio 1556-1557 per premunire la città dalle minacce degli Spagnuoli, 
e dei Golonnesi, che sotto il comando del Duca d*Alba infestavano le strade 
della Campagna, furono erette fortificazioni temporanee a tutela delle porte: e 
queste opere d* ingegneria militare fruttarono qualche scoperta archeologica. L*istro- 
mento di appalto generale, del quale esìste l'originale nell'archivio di Stato, con- 
tiene anche notizie topografiche e isteriche di qualche considerazione. 

« Indictione XV die vj mensis martii 1557. Pontificatus Paulì pape iiij Anno 
eins 2^. 

In presentìa mei Notarli Constituti personaliter omnes infrascripti magistri mu- 
ralores, videlicet 

Magister Johannes Antonius Suimanus Saonensis 

Magister Antonius de dondossola 

Magister lacobus brianzescus mediolanensis 

Magister Alegrantes de valle Lucanj 

Magister Baptista de Manentis de Brixia 

Magister Gabriel de Murco 

Magister Firmus Tadinus 

Magister Thomas del ficco 

Magister Andreas de bernardinis 

Magister Johannes Maria de murco. 

Magister Sebastianus de forlì. 
Qui non vi sed sponte promiserunt Magnifico et nobili viro diio dfio Domi- 
nico de Nigris Bomano civi et commissario generali fortificationis 
Urbis presenti conficere seu confici facere infrascriptos baluardos in locis infrascriptis 
ad rationem iuliorum novem prò qualibet canna bastionis et iuliorum sex prò qua- 
libet canna rempiitare diimodo non deficiant eis pecunie et fascine ac iuxta et se- 
cundum formam capitiilorum prout in folio mihi Notarlo facto tradito tenoris et 
eisdem Magistris lecto, qnos quidem baluardos promiseiiint dare finitos et completos 
hinc et por totum mensem aprilis proxime futurj, necnon promiserunt dare idoneas 
cautiones de premissis et infrascriptis peragendis ac de pecuniis eijsdem persolvendis, 
videlicet magister Johannes Antonius Surmanus baluardum in vinea Episcopi 
ferratini ante portam pincianam(0 qui per totum chras promisit dare in fi- 
fideiussorem principaliter et in solidum accessurum Decanum Lucensem vel Magistnim 
Johannem i>. [Nella fedeiussione susseguente è chiamato : « de lippis florentinus > alias 

(1) È probabile che gli oggetti di scavo, visti da Aldovrandi « in casa di Mons. Faratini, à 
Torre sanguigna n sieno stati ritrovati in qaesta vigna Pinciana. Egli ne parla a questo modo : 
i»uel frontispicio della porta si vede una bella statua di Galba Imp. annata di corazza, con un 
panno sulla spalla: è posta sopra una basi, che ha molto iscrittioni antiche: ma il Galba 
non ha mano. Vi sono poi due pile, e dao tavole marmoree iscolpite di varie figure». 

20 



154 PAOLO IV. 1556 



BARRICATE Nanni Architectorem]. Magister Antonius dondossola baluardum prope supra- 
scriptum in vinea inagistri lacobi scoparoli et Johannis Baptiste hjspani, qui 
promisit dare in fideiussorem per totum chras similiter principaliter et in solidum 
accessurum dnum Camillutn de Roncillione, magister lacobus brianzescus mediola- 
nensis baluardum prope suprascriptum in vinea bernardini de peregrinis 
et magistri Andree muratoris, qui promisit dare in fideiussorem dnùm vicentium de 
palumbis similiter principaliter et in solidum accessurum per totum chras prò me- 
dietate sibi tangente et prò alia medietate magister Alegrantes fontana de vaile 
lugani murator, magister Baptista de manenti de Brixia quartum baluardum 
ante portam Sancti laurentij incipiendo ab angulo vivarij, magister 
Gabriel de morco quintum baluardum sequens inter portam Sancti lau- 
rentij et sancte Marie Maioris, qui etiam promisit per totum chras dare 
idoneam cautionem similiter principaliter et in solidum accessurum, Magister Firmus 
Teodinus sextum baluardum situm in vinea ahi Nicolai boetj, qui promisit 
dare in fideiussorem eius patrem per totum chras similiter principaliter et in so- 
lidum accessurumJMagister Thomas del fico septimum baluardum ante portam 
maiorem cum tota cortina sequenti usque ad baluardum del ca- 
saccio, Magister Andreas de bernardinis medium baluardum in vi varo 
in vinea de gotti fredis, qui promisit per totum chras dare in fideiussorem 
magistrum Ciprianum de prato similiter accessurum, Johannes maria de murco se- 
cundum baluardum post medium suprascriptum del vivaro et vinea de gotti- 
fredis, qui promisit dare in fideiussorem dììum Albertum de murco merciarium prope 
plateam catinariorum et ante ecclesiam S.^' Benedicti, Magister Sebastianus de forlì 
tertium fortem seu baluardum sequens illud del vivaro, qui promisit dare 
in fideiussorem nobilem dfium Cesarem de invenalibus ad presens alme Urbis con- 
servatorem similiter accessurum per totum chras. Cum pactis etiam vulgari sermone 
loquendo che avanzando terra nelle dette diece canne de fosso che le habia da le- 
vare il populo ad sue spese, e chel manocchiato si habia da fare sei canne grosso 
intorno intorno et alias prout in dictjs capitulis continetur, quae omnia partes ipse 
promiserunt... 

Actum Home in Regione Trivii et in domo prefati Diii Dominici presentibus 
Francisco de gaino de Caravagio et Ludovico de barenzona muratoribus Testibus « . 

Seguono gli atti di fedeiussione colla data stessa. 

Acclusa al soprascritto istromento leggesi la nota di avvertenze e dichiarazioni 
riferentesi ai detti lavori di baluardi, scritte di altra mano, cioè: 

« Recordare la guardia delli legnami della muraglia. 

Far intendere a tutti quelli c'hanno lavorato in campo g indio che se tiri un 
filo tanto sopra le cortine quanto sopra li baluardi e che se raguaglino con la terra 
dove bisogna, et facto che serra 

Deputar doi gentihominij insiemj con li mesuratori liabiano a fare Tultìma me- 
sura et finir di pagare quello che restassero davere. 

Far venire li legnami e le ciave de ferro ch'erano di Monsig. di Calice. 
Vedere quanto più si può bavere delle rovine di sassi e non so che tegole, non inten- 



PAOLO IV. 1556 156 



dendoBi conci ne altri legnami, che son restati nella Casa della vigna del d.^ Mons/ barric^ts 
di Calice [Theodoli, alla porta del Popolo] che sino a hora sene trovato centi scudi. 

Advertìre di ponete in conto l'opere pagate da noj in levare il calcinaccio nella 
Piazza del popolo et porlo nel mezo delle cortine, secondo ne dava informatione 
ms. Pietro de Cornis ch'allora era soprastante di d.^ cortine. 

Advertire che dove son finiti i lavori in Campo giudio s'habbia da raggaagliare 
il fosso et farne argine et dar la cura a ciascuno per la parte sua et considerare il 
prezzo che se li potrà dare. 

Che il fondamento dove se ha da Incominciare la manocciata vada a loro spese. 

Che il fosso abbia da essere di diece canne almeno a tutte lor spese, et che 
tutto quello che si troverà in d.^ fosso et in qualsivoglia loco che lavoraranno tanto 
de Sassi da murare quanto d'oga'altra cosa debia essere del popolo » [Net. Giambat- 
tista Amadei, prot. 83, e. 84]. 

Ai predetti lavori si riferiscono i seguenti documenti d'archivio. 

« Magnifico Mess. Averardo Serristore padrone et possessore hoggi della casa o 
palazzo di Borgo, già del Bmo Bavenna, per voi compro pagherete in virtù del pre- 
sente a Mess. Gio. Batta Giusti uno dei creditori per conto del gettito fatto già per 
li bastioni e fortificazione del Borgo di santo Pietro se. 128 di moneta per la tassa 
già posta alla detta casa . . . innanzi che voi la comperaste. Etc. Roma, 14 feb- 
braio". [Hier. de Tarano prot. 461, e. 308]. 

« Solvatis se. 586, 13. Dilo Martino Corone prò pretio quarumdam ejus domorum 
prope Ecclesiam Beatae Marìae de Populo dirutarum, prout in folio intimationis 
factae per D. Josephum Martinum de Caravagio. Etc. Bome, 9 8ctobris, 1560 «. 
[Hier. de Tarano Mandat. Cam. 1560, 62, e. 58]. 

1565 « IV mensis septembris. domina Margarita filia quondam Joannis Defende 
status cremonensis ac relieta q. Bartholomei q. Antonii de Maruffis, legavit archiho- 
spitali sancti lacchi incurabilium unum terrenum in quo alias per dictum Bartholo- 
meum fuerat edificata domus et propter bella tempore recolende memorie Pauli 
pape quarti solo adequata, cui ab uno latore et retro sunt vie publice, et ab alio 
latere sunt bona et terrenum domini Hieronimi de Piccionibus [Net Uberto de Paolis, 
prot. 287, e. (?) A. S. C.]. 

» Solvas et numeres D. Lucretiae Sclavoniae scuta 284. baj : 30, ei debita prò 
prectio seu valore duarum domorum ipsius D. Lucretiae alias positarum in platea 
Beatae Mariae de Popolo Urbis, juita portam Flamineam tempore fel : ree : Pauli IV. 
promunimine ejusdem Urbis ex commisione ho: me: Camilli Ursini dirutarum, et per 
architectos deputatos aextimatarum ». Etc. Boma 13 maggio 1566 [Mandat. Camer. 
1566, e. 63' A. S]. 

Nella rubrica di leggende che accompagnano la rara pianta di Boma edita a 
Venezia da « leon Pitor « nel 1568, copia leggermente aggiornata della Pinardiana, 
è stata tolta dal n. 93 T indicazione D(omus) Altouiitorum^ e sostituita con la se- 
guente : « hic domus altouittorum dirupta fuit a papa paulo IV ne castro santi An- 
geli obesset »; e questa notizia si riferisce non al palazzo o banco di Ponte, ma al 
casino nei Prati di Castello. 



156 PAOLO IV. 1556 



PAOLO IV 



BARRICATI Colui che si è occupato particolarmente dei risultati archeologici dei lavori di 

difesa, cui si riferiscono i documenti sopra riferiti, è per mala sorte Pirro Ligorio. 
Ne parla a torto «o a ragione in quasi tutti i suoi volumi manoscritti, specialmente 
in quelli deirarchivio di stato di Torino. 

[7V>nn. 7] « epithaphio (falso) Trovato nella via salaria nel fare de' Bastioni 
nel pontificato di papa Paulo quarto, dove circa alla porta furono scoperte molte 
memorie di sepulchri guasti et molte pietre preziose de choysolito non lavorate la 
più parte, et altre acconcie in diverse forme il che mostrava esservi stata alcuna 
fucina de gioiellieri » . 

[_Torin. I] «Nel fare i bastioni nel pontificato di papa... carapha fu trovato 
Vepitaphio » di L. Betutius Sabinus centurione della legione sesta Yittrise CIL, 
tomo VI, parte V, n. 1438. 

[_Torin. IJ « dedicatione a Minerva Ergane trovata rovinata trale rovine di Porto 
nel fare duno bastione allato al Fiumicino dalla Fattione Eclesiastica sotto al pon- 
tificato di Papa paulo quarto Carafa » . 

[_Torin. XV] « nella via Nomentana poco discosto alla porta vecchia detta di santa 
Agnetta fu trovata la inscrittione in tabola di marmo (di M. Sergius m. 1. Cosmus) 
nel fare de bastioni nel pontificato di Papa paulo quarto ». 

[_Torin. II] « sepulchrale monumento (di Amatia Aug. liber. Merope CIL. ivi, 1118) 
nella via Collatina Pincia, poco discosto alla porta Pinciana di Roma, dove cavan- 
dosi per fare i bastioni del ponteficato di papa paulo quarto Carafa, fu trovata una 
picciola ara di marmo etc . . . » . 

[_Torin. XV, e. 152; (1* anfiteatro Castrense) « adi nostri è stato tagliato attra- 
verso et abbassato per fortificare alla moderna nella guerra nata senza proposito nel 
ponteficato di papa paulo quarto col Be Philippo . . . (Parla poi) dell errore et gabbo 
preso da Pomponio Leto da Tarcagnotta, sotto i titulì di Lucio Fauno et di Lucio 
Mauro et di Palladio et quel di Bartholomeo Marliano i quali hanno scritto che questo 
sia l'ampitheatro di Statilio Tauro » . 

Finalmente parlando delle vie appia e latina, dice: « Dall'una allaltra se andava 
per via retta lastrigata et piena delFantichi monumenti che bora tutti giaceno ro- 
vinati ... ove adi nostri cavandosi per cercare dele rovine della città et nel fare 
de bastioni nella guerra nata sotto di Papa Paulo quarto si trovarono alcuni orna- 
menti et alcune pietre scritte et tabolette et di marmo et di bronzo . . . (nomina pa- 
recchi templi) come havemo veduto in alcuni fragmenti i quali hanno trista sorte 
perche appena usciti di terra dall'antiche arsioni sono ritornati nella calcara». 

Le barricate di Paolo IV sono « ad vivum expressae » nella pianta di Fabio 
Liei, publicata a Venezia nel 1577, e della quale ritrovai una rarissima copia nel 
Cabinet des Estampes a Parigi l'anno 1894 : in quella di « Leon pitor » , copia della 
precedente, stampata nella medesima città nel 1558 « additis vallis fossis cet^risque 
munitis locis, tam intra Urbis moenia quam extra, quos Paulus IV pontifex ma- 
ximus bello Parthenopeo petitus erigendos curavit » . Vedi anche la pianta della Cam- 
pagna coi cinque forti eretti nel delta del Tevere, e coi due ponti gettati sulla Fiu- 



PAOLO IV. 1558 157 



mara grande, in occasione dell' assedio di Ostia del 1567: come pure Alessandro 
d* Andrea, Tre discorsi etc., Madrid 1589, e Bnscelli, della guerra della campagna 
di Roma^ Venezia 1560. 



REGIO V ESQVILIAE. 

a) AD SPEM VETEREM. 1558, 29 novembre. Marcello Negri concede a maestro 
Pompilio licenza di cavare antichità in un terreno presso e dentro la porta Mag- 
giore : 

• Die XXIX mensis Novembris 1588. In presentia mei notarli personaliter Con- 
stitatus nobilis dominus Capitaneus marcellus de nigris romanus ci vis sponte 
dedit ad cavandum ac dedit potestatem ac auctoritatem Pompilio romano Cavatori 
presenti cavandi In quodam terreno existente prope et intus portam 
maiorem et prope quemdam parietem prope ipsam portam sumptibus 
tamen et expensis ipsius pompilj Cum hijs pactis quod si in ipsìns excavatione re- 
perientiir figure marmoree et cuiusvis alterius generis tam integre, quam fracte 
ac aurum argentum et metallum sint libere ipsius Gapitanei Et si reperientur la- 
pides minute e scaglie minute per fare calce, sint libere ipsius Pompilj. Belique 
vero lapidee magne et alia bona non expressa sint communia inter ipsas partes ac 
cum pactis si in eadem excavatione dirueretur aliqua pars parietis vel fieret pilus 
et aliquo modo minaret ruinam, quod omnia ipse pompilius suis expensis reficiat. 

Actum Bome In regione trivìj et in Tinello domus ipsius Capitanei marcelli 
presentibus petro antonio nicolai Simonis mediolanensi et Hieronimo q."" magistri 
Stephanj Jacobj de prato fiorentine diocesis mnratoribus Testibus » [Not. Giam- 
battista Amadei, prot. 84, e. 429]. 

La famìglia de Nigris o Negri è ricordata dalVAldovrandi fra quelle dell'alta 
borghesia che si dilettavano di raccogliere marmi scritti e scolpiti, nella loro casa 
presso a s. Marco : la « domus de Nigris > del Bufalini, della quale ho determi- 
nato la posizione precisa suU'angolo della via san Romualdo in BuU. com. tomo XXX, 
a. 1902, p. 255. 

1576, 5 dicembre. Il nobile genovese Giovanni Lomellino concede licenza di ca- 
vare pozzolana in un terreno presso e dentro la porta Maggiore, che potrebbe anche 
essere quello ricordato nel documento precedente. 

• Die quinta Decembris i576. Mag.^'^* Dfius Joannes Lomellinus Nobilis 
Januensis et civis Bomanus dedit et concessit Magistris Petro quondam Baptistae 
de Aretio Haetruriae muratori in urbe et Joanni Baptistae quondam Marini de santo 
Severino Gamerinensis diocesis afBctuario cuiusdam vineae sitae intra moenia 
Urbis apud portam Noeviam seu Maiorem, cui ab uno coherent bona B."^ D. Epi- 
scopi Jacobilli ab alio menia Urbis, et ab alio lateribus via publica quandam 
foveam seu cavam in dieta vinca inceptam ad effodiendum et excavandum terram 
puteolanam et eam sic ceptam continuandum pactis tamen infrascriptis videlicet. 



168 PAOLO IV. 1558 



E8QUILIAB In primis che la facoltà et concessione di poter cavare duri per tre anni che 

detti caratori siano obligati pagare al detto 8/ Giovanni ogni mese anticipatamente 
scudi otto et mezzo Che non si possine accostare alle mura della Città in cavare per 
quattro canne altrimenti siano obligati liberare esso S/ Giovanni da ogni fastidio 
che per tal causa potesse avere. 

Che tutta la pietra et scs^lia da murare sia loro cioè di detti cavatori Che de 
travertini, peperigni, tufi et speroni se ne cavassero sia la meta del S^ Giovanni 
et l'altra meta loro. 

Che tutte statue rotte et sane et in pezzi, piombo e tutte altre cose di me- 
tallo medaglie o sorte di moneta siano per un quarto di essi cavatori et per li 
altri tre quarti di esso SJ Giovanni. Actum Rome apud Flateam Pasqnini in via que 
fert ad templum Beate Marie de Ànima ac in domo ipsins d. Joannis [Not. Erasmi, 
prot. 2346, e. 528 seg.] 

b) PANARIVM EVRYSACIS. La scheda fiorentina 663 di Sallustio Peruzzi 
(vedi Aìtn. Inst. 1841, p. 123, tav. agg. G 2 — Melchiorri, Appendice agli Arvali, 
1855, p. 57, n. 3) prova che, circa i tempi delle barricate di Paolo lY, parte del 
monumento e della iscrizione incisa su tre faccio del dado sieno state viste in occa- 
sione di qualche restauro alla porta e alla torre che la fiancheggiava. Vedi su questo 
argomento CIL. tomo I, p. 222, 223, come pure la tav. X unita alle dissertazioni 
del Poletti snlYArte italica primitiva. 

Poco lontano dal sepolcro di Eurisace, il Bufalini segna nella sua pianta una 
«vinca de Radicibus antiquitatìbus referta*. delle quali antichità Aldo- 
vi*andi ci fornisce il seguente catalogo (p. 139). « In casa di M. Pietro de Radicib. 
in Borgo. In una sua camera terrena questo gentir huomo tiene le sottoscritte statue. 
Un Bacco ignudo, intiero, in pie, inghirlandato d*un pampino di vite con le uve, 
abbraccia di traverso col braccio dritto sopra la spalla un Fauno, che è di lui più 
piccolo, e che ali* incontro col suo braccio manco abbrciccia il Bacco. 11 Fauno ha 
sul collo e rivolta nel petto una pelle di tigre, e con la mano dritta tiene un va- 
setto. Il Bacco ha capelli lunghi sparsi sul collo: sono ignudi amendui, e si riguar- 
dano l'un r altro. Sono queste statue bellissime, e tanto che non si vede Thuemo 
mai satio di riguardarle. Le ha M. Pietro ritrovate con tutte Taltre, che 
ha, in una sua vigna presso porta Maggiore. 

Vi si veggono anche tre Muse in pie vestite: una di loro tiene in mano un 
libro; l'altra uno istromento musico: la terza una maschera; et ciascima di loro ha 
sul capo due penne ... Vi è anche una testa di vecchio assai bella ; che vogliono 
che sia di Carlo Magno Re di Francia, et imperator di Roma. Vi è un frammento 
d'Hercole piccolo assai bello, ma senza busto. Vi ò un'altro frammento di Cu- 
pido alato; un altro di Venere; e molti altri tali». 

(?) HORTI LICINIANI. [Vigne d'Aspra, Giacomelli, e Ponti]. 
Incomincio con un ricordo del 1493 relativo alle Galluzzo, trovato dopo la 
stampa del primo volume. 



PAOLO IV. 1558 169 



« Indictione xìj mensis Octobris die vìj 1493. la presentia Cum hoc sit quod bsquiliae 
Ohristophoras de maccaronibus emerit a condam angustino maccarone Be- 
gionis montium quandam eiusvineam quatuor petìarum plus Tel minus quanta est 
sitam in loco qui dicitur termine caluce prò pretio dacentorum florenorum in 
moneta currente solYendorum infra terminum trium mensium prout apparet in Instrn- 
mento venditionis et emptionis manu mei Notarij. 

Actum Some in regione montium in domo habitatìonisdictiaugus tini macca- 
ronis presentibus bisce testibus Videlicet leronymo de hyseppe autore regionis montium 
et Juliano nardi fratenicola regionis montium» [Not.Pacitìco Pacifici, prot. 11 81, e. 408]. 

Il nome di Galluccie o Galloccie era stato attribuito in quei tempi ad altre ro- 
vine, ad altri luoghi. Così per esempio, si conserva nel tomo 11 degli atti Ar- 
manni un'apoca di acquisto di metà del Casale detto le Galloccie fatta da 
Pietro Paolo e Giacomo Crescenzi TU novembre del 1526 per la somma di 825 
ducati. 

Flaminio Vacca parla a questo modo del noto Ninfeo: « appresso (la vigna d'Aspra) 
vi è un tempio di Gaio e Lucio, per corrotto vocabolo chiamato Galluzzi. Ac- 
canto ad esso, molti anni dopo (Giulio III) vi furono trovate molte statue maggiori 
del naturale, una Pomona di maimo nero, alla quale era stata tolta la testa e le 
mani di bronzo: vi era un Esculapio, un Adone, due Lupercali a guisa di 
Bacchi, una Venere, e quel bel Fauno, che ò nella Gallena Farnese, che già 
fu mio, un Ercole e un Antinoo, e quel che più mi piacque vedere, due acette 
che da una banda facevan testa, e dall'alta avevano il taglio a guisa d'alabarda . . . 
Io fui padrone di tutte due : ne donai una a monsignor Garimberto, e l'altra mi fu 
rubata in casa ^ {Mem. 17). Tutto ciò è confermato da Aldovrandi (p. 256) il quale 
vide e descrisse « in casa di M. Francesco d'Aspra presso à S. Macuto » la Po- 
mona ed altri antichi, simulacri di pregio. 

Ligorio parla più volte dei giardini e del ninfeo, registrando notizie talvolta 
false, talvolta dubbie, spesso veraci. Vedi Torin 1 : 

ft Ora delle cose dedicate in questo tempio si son vedute le imagini rotte a mi- 
nuttuoli et trovate daM. Cosmo Medico lacomelli, et quantunque fossero 
rottissime, chi havea ingegno poteva conoscere la conditione delle cose et perii nomi 
d'alcune scritti... in fra la imagine di Ohirone, di Apolline et di Aescu- 
l a p i . . . di Minerva col suo dracene ... sei imagini delle figliole d' Aesculapio 
chiamate laso, Hjgia, Bome, Calonoe, pluto, panhjgea... Vi era Ve- 
ne re — le cose trovate malamente trattate ch'era un monte di rovine... La Ve- 
nere quantunque fusse de molti pezzi et quelle di Aesculapio, et quella della Mi- 
nerva, si vedeva in esse così fragmentate una bella maestria, et cosi guaste l'hebbe 
papa lulio terzo, et quella di Aesculapio per fare una figura nuda per accompa- 
gnare r altre cose della sua Vigna lo fece spogliare de suoi vestimenti, et ridurla 
ad un altro suo concetto. Fnronvi ancora trovate quattro colonne di marmo verde 
ch'erano locate nelle due entrate dell'Hemycicli et quelle colonnette che ornavano i 
cinqui nicchi ch'erano del marmo Giallo venato lavorate striate intraverso dell'or- 
dine corinthio tutto tritate delle rotture » . 



160 PAOLO IV. 1668 



X8QUILIAE Questo racconto, in parte conforme a qaello del Vacca, è accompagnato da una 

pianta del ninfèo decagono coi suoi emicicli, nella quale è segnato il sito preciso del 
ritrovamento di ciascuna statua e di ciascuna colonna. 

Alle vigne del Giacomelli e del tesoriere d'Aspra appartiene un'alti-a no- 
tizia, quella cioè del rinvenimento avvenuto circa il 1550 del piedistallo di statua 
CIL. 1356, eretta in onore di L. Aurelius L. f. Gallus cos. a. incert., da un suo 
cliente, e eretta manifestamente in luogo privato, casa o giardino che fosse. Il Pighio 
lo dice trovato « in vinca Cosmi Medici > Ligorio « nella vigna del thesaurieri » il 
che torna lo stesso. 

Per ciò che spetta alla terza delle vigne • apud palatium Licinianum « appar- 
tenente a Messer Paolo Ponti, ecco quanto ne dice Ligorio Torin^ XY, e. 81. 
« In quella parte estrema deirEsquilie, dila delFAggere in quel bello spiatio molto 
piano nante (?) Tacquedotto cavandovi M. Paulo Ponti, vi furono scoperti infiniti 
fondamenti et rovine della Dieta che vi haveva Alexandre Mamaeo con molte ima- 
gini tra le quali era la caccia di Meleagro ove trovo di tutto rilievo molti Heroi 
che combattevano et col spieto in mano ... et vi era il porco integrissimo in atto di 
sentire i cacciatori mezzo sollevato et mezzo con una natica in terra di tanto alto 
artificio che pareva essere vivace et terribile et borrendo mostro, lo qual animale fa 
presentato da Papa Pio quarto al Duca Cosmo di Medici, con altri Cani molossi. In 
questa dieta fu questo termine • Qestatio circini ezterior. a dieta ApoUinis » etc. 

In questo interessante racconto del Ligorio e* è, come sempre, qualche fondamento 
di verità. L'Aldovrandi così descrive il Cignale da lui veduto « in casa di M. Paulo 
Poti, à la strada del Populo. In una corte si trovano molte statue, e prima il 
cinghiare vinto da Meleagro, è molto grande, e giace con le gambe stese à dietro: 
è con le orecchie appizzate : sta posto sopra una base ; et è così bello animale, come 
si vegga in Roma, ne ha il padrone trovato cinquecento scudi d'oro e non ha vo- 
luto darlo, tiene quel Porco, la testa alta, e la bocca aperta » . Il medesimo scrit- 
tore ricorda una figura di « Atalanta intiera vestita con la spoglia intiera del Cin- 
ghiare > forse appartenente al gruppo descritto da Ligorio. Le quali scolture, e infi- 
nite altre, sarebbero state trovate secondo Aldovrandi « in una vigna che è dirim- 
petto à la chiesa di san Lorenzo fuor delle mura » ; ma io credo che abbia ragione 
Ligorio dicendole trovate in uno dei grandi parchi demaniali della regione esquilina; 
probabilmente nel Liciniano, perchè un testimone non sospetto, Stefano Vinando Pighio 
conferma la bella iscrizione GESTATIO CIRCINI essere stata trovata « in exqui- 
liis in vinea Pauli de Ponte Qenuensis mercatoris « (Cod. Berlin, e. 165). 

Come in vicinanza degli Horti Tauriani e del Forum Tauri si trovano i colom- 
bari! ft libertorum et familiae • di casa Statilia, così in vicinanza degli Horti Liciniani 
deve essere stato trovato nel secolo XVI, un sepolcreto di famigliari Licinii. Il Ma- 
nuzio trascrisse « in via publica ad d. Crucis in Hierusalem » (e il Panvinio ha re- 
gistrato ne' suoi appunti sessoriani) una iscrizione mutila dì liberti Licinii, uno dei 
quali di cognome Alessandro, esercente la professione di architetto. Vedi CIL, VI, 
2, n. 9154. 



PAOLO IV. 1558 161 



Al ninfèo non fa attribuita molta notorietà nel secolo XVI. Il Lafreri nello esquiuak 
Speculum, il du Perac, il Desio, il du Cerceau, il Cock, il Galle fanno mostra 
di ignorai*ne resistenza. Se ne occuparono però i due Peruzzi padre e figlio, lascian- 
done ricordo nelle schede fior. 498 e 689. Nel volume Monti G. della serie romana 
nel Gabinetto delle stampe di Parigi y*è una pianta ed una sezione diligentemente 
misurate da un architetto francese del cinquecento, con la scritta « le tempie de 
Galluce estoit la basilique de Gaius et de Lucius «. 

La più receute memoria di scavi si trova nel tomo 1598, e. 101' dei Prov. del 
Camerlengo Enrico Caetani, ed è del seguente tenore: 1598, 28 gennaio. » Licentia 
effodiendi d. Ioannae Speculae (de Specchi) in quadam tua privata vinca existente 
prope Ecclesiam Sanctae Bibiane in quacunq. diete vince parte quoscunq. 
lapides maimoreos tiburtinos statuas aurum effodere valeas lintiam impartimur. Yo- 
lumus Diio Horatio Boario Comm.'^ ad infrapta a nobis deputato partem denunciare « . 

Par certo che i giardini Liciniani o confinassero col vicus Herculis SuUani, o 
fossero da questo attraversati, poiché le memorie di Ercole sono venute fuori dalla 
stessa vigna del Giacomelli, nella quale stavano in piedi i ruderi del così detto 
tempio di Minerva Medica. 

d) VICVS HERCVLIS SVLLANI. Vigna Jacomelli, — Vigna d'Aspra — « Regio V 
Exquiliae continet . . . Herculem SuUanum » Gatal. È probabile che si tratti di un 
simulacro di Ercole dedicato in memoria della vittoria Sillana del 1 novembre 672, 
presso la porta Collina, per la quale furono anche istituiti giuochi circensi anniver- 
sarii dal 26 ottobre al P novembre - cf. Velleio 2, 27 - Mommsen CIL. 1, p. 405, 
e B. Mùnzw, p. 625, n. 464 - Henzen, Ada 289. Memorie del culto di Ercole ab- 
bondano nella parte più meridionale deirEsquilino : ma è pur vero che danno a lui 
il titolo, non di Sillano, ma di vincitore. Il titolo ricorre e nella iscrizione CIL. 
VI, 330 trovata « in campo exquilino, non procul a tempio decagono, in vinea quadam » 
e nella famosa lapide mummiana, scoperta Tanno 1786 nel sito della villa Campana 
lateranense, ma fuori di posto. Con ragione quindi il Preller Reg. 132 la mette a 
confronto con Tantecedente trovata nel Campo esquilino. « In certi lacunari di marmo 
nella vigna di Mr. Cosmo appresso la porta di s. Croce in campo esquilino • fu 
letta dallo Smezio una dedicazione ad Ercole e Silvano CIL. VI, 297. Altra si- 
mile fu ritrovata «in vinea Odoardi Sanctarelli in Esquiliis « CIL. VI, 
309, 310. Nello scavo pontificio lateranense descritto dal Visconti 1. e. 302 presso 
ad una testa d*Ercole « fu trovata una base di donario HERCVLI* BVLL ... che il 
Mommsen interpreta « Herculi bull(ato) « cioè fanciullo, e che può essere anche 
errore di quadratario per HERCVLI SVLL . . Bicordo in ultimo luogo la base arcaica 
di peperino, dedicata HERCOLEI dal dittatore M. Minucio CIL. 6, 284 scoperta 
Tanno 1862 nel Campo verano, sempre però fuori di posto. 

Dal complesso delle notizie surriferite risulta che il «centro d*ir radiazione» 
dei monumenti esquilini d* Ercole è la vigna di messer Cosmo nel Campo esquilino 
presso il ninfèo decidono degli orti Liciniani. Nella tavola A, 3 del Bufalini la 
« vinea Cosmi Medici " è segnata fra il ninfèo e la porta Maggiore, presso la vigna 

21 



162 PAOLO IV. 1558 



ESQuiLiAB di Francesco d'Aspra. Ora precisamente in questa vigna di Francesco d'Aspra teso- 
riere di Giulio ni il Vacca, Mem, 16, ricorda la scoperta del pafimento di una 
strada, che può essere quello del vicus Herculis SuUani. Ecco le sue parole: 

• Nella ria che parte dalli Trofei di Mario e ra a Porta Maggiore, a mano 
manca vi fu trovata una strada selciata, e accanto ad essa molte statue di 
marmo, e ritratti di bronzo . d'imperatori, gran quantità di vasi di rame con medaglie 
abbruciate, e incrostature di mìschi: ed a quel tempo il padrone della vigna che 
si chiamava Francesco d'Aspra tesoriere di Giulio III, ogni cosa mise in mano di 
sua Santità, da cui poi furono donate a molti principi « . 

L*Aldrovandi ci dà indirettamente notizia di altri grandi e fortunatissimi scavi 
in vigna Giacomelli, descrìvendo le opere d'arte accumulate dal prelato di tal 
nome nella sua casa di abitazione a san Macuto. («Si veggono qui in una Camera 
molte belle statue antiche. Ve n*è una ignuda in forma d'un pastorello, che sta 
appoggiato in un tronco, e suona una sampogna ... Vi ò la statua intiera di un 
Fauno ignudo poggiato ad un tronco: sta ridente, con un bastone in mano, et in 
atto di voler battere un Hidra che gli havea tolta dell'uva. Vi è una Medusa in- 
tiera vestita, fuori che le braccia, che ha ignudo : ha uno elmetto in testa, un'altro 
in mano... In un'altra camera presso al cortiglio è una grande Venere ignuda 
assai bella, ma non ha mani. Vi è una testa col petto vestito di Faustina fatta 
già vecchia. Ve ne è un'altra pur col petto vestito di Livia Drusilla... Vi ò 
una testa col petto di M. Aurelio, quando egli era giovane e consolo. Vi è la 
testa di Ottavia sorella di Augusto e moglie di M. Triumviro... Ha questa sua 
testa una mammella nel petto scoperta. Vi è anche la testa col collo di lulia 
figlinola di lulio Cesare, e moglie del gran Pompeio. Vi è una testa col collo di 
Caio, nepote di Augusto, cioè figliuolo di lulia sua figlia e di M. Agrippa. In 
nome del quale Caio e Lucio fratelli, edificò Augusto una bella basilica, che fino 
al dì d' hoggi se ne vede gran parte in piedi (nella predetta vigna Giacomelli) presso 
la porta di santa Maria (Maggiore), e volgarmente vi chiamano le Therme di 
Galluccio... Vi è la testa di Cornelia moglie di Pompeio... Vi è uno lano 
con due volti... Ne la sala sopra a la camera è una testa di Fauno assai bella. 
Vi sono anche cinque altre teste col petto, e senza petto : che non si sa di chi fos- 
sero (p. 257-259). 

e) STATIO COH- II VIGILVM. a. 1550. L'iscrizione 1059 del CIL. dedicata 
a Caracalla l'anno 210 dalla coorte seconda dei Vigili, fu trovata secondo lo Smet 
ft ad ursum pileatum et formas aquae claudiae • nella vigna di Messer Aurelio be* 
neficiato di san Pietro: nella vigna di Aurelio de Tortis presso le Galluzzo, se- 
condo Ligorio. Per le ragioni esposte dal de Bossi nella sua monografia sui Vigili 
in Ann, Inst, 1858, p. 279 e seg., io credo che la seguente notizia del Vacca 
possa riferirsi alla predetta stazione. « Mi ricordo dietro le spoglie di Mario, accanto 
alla via che mena a porta Maggiore, nella vigna degli Altieri, vi fu trovata una 
Venere bellissima, ch'esce dal bagno, ed un Ercole di marmo, collocato in opera in 
una fabbrica ottangolare: suppongo potesse essere una fonte. Vi si trovarono anche 



PAOLO IV. 1558 163 



dae masaiei ; ed appresso si scoperse una strada selciata amplissima, consumata dalli m^uN'Ias 
carri, e andava Terso porta Hi^giore ». 

f) HORTI VARIANI — SESSORIVM. 1571, 12 gennaio. « Patentes litterae ef- 
fodiendi (prò) domina Cassandra de Grassis in sua vinea posita intra menia 
urbis prope ecclesiam s. Crucis in lerusalem... dummodo ab antiquitatibus 
XX cannarum spatìo distet» [A. S. Yat Diverzor. tomo 245, e. 78]. 

K Cavandosi alle spese di monsignor Sebastiano Gualtieri vescovo Yiter- 
bense dalla parte di dietro dell'Horto di Santa croce in Hierosolyme, in 
certi belli edifici rovinati, vi furono trovate le statue et della Diva H e 1 e n a, et del 
grande Constantino et de figliuoli armate et quella della Helena era vestita d*una 
stola longa insino alli piedi et palliata ciò è con un bello mantello attorno ... La 
base ridotta nella chiesa di santa croce • [Ligorio, Torin^ XY, e. 119]. 

La sostanza di questo racconto è vera. Nella cripta di santa Croce esiste pre- 
sentemente una grande base dedicata alla imperatrice Elena da lulius Maximilianus, 
base che lo Smet ed altri dicono scavata nel giardino del monistero. Dairistesso 
luogo deve prevenire un secondo piedistallo di statua, dedicato alla stessa augusta 
da Flavius Pistns suo segretario e amministratore privato, impiegata poi a sostenere 
una colonna di una cappella cristiana vicino a ss. Sanctorum. Yedi CIL. 1134, 
1135. 

Il Ciacconio a e. 89' e 90' del cod. barb. delinea un bellissimo busto, che egli 
attribuisce alla diva Elena, e che a me pare piuttosto di Mammea o di Otacilia 
«ex marmoreo capite a Hieronymo Mutiano pletore insigni in vinea sua invento 
ad Exquilìas » . 

Per ciò che spetta alla cappella cristiana tra il Sessorio e il Laterano, le uo* 
tizie raccolte da Maffeo Yegio, da Flaminio Yacca, da Cherubino Alberti e da altri, 
non bastano a mettere in chiaro le cose. « Post basilicam Lateranensem » dice Ci- 
riaco d*Ancona • iuzta sacellum quod dicitur Sancta Sanctorum sunt sex insignes 
marmorei lapides, qui positi erant prò basibus columnarum cuiusdam templi 
quod erat illi contiguum. Nunc autem est penitus dirutum. Sunt vero lapides ipsi 
ordine ac per lìneam rectam positi, atque in eis sculpti antiqui caracteres litterarum, 
quos oh incuriam multo fimo atque ruderibus obrutos, magno cum labore excepit 
Mafaeus Yegius Laudensis, orator et poeta insignis. Statuae autem, quarum 
dedicationem inscriptio illa significat, absportatae inde deperierunt. Eorum primus 
est in honorem Matris Constatini \CIL. 1135]: illi autem quinque lapides sunt 
in honorem cuiusdam Memmii magni viri». (Memmius Yitrasius Orfitus ibid. 1739, 
40, 41]. 

Cherubino Alberti, cod. CoUachioni I, e. 37', delinea un'angolo di colonnato, con 
la trabeazione intagliata esageratamente secondo la maniera dei tempi severìani. La 
nota dice : « Appresso a sa.^* ierusalem i quel basso ti'ovate sotto tera dove dicano 
fu subolita santa elena » . 

ft Mi ricordo che appresso alla porta di santa Croce in Gerusalemme vi era 
un'anticaglia fabbricata assai sotterra, nella quale sono molti santi dipinti, e li Cri- 



164 PAOLO IV. 1558 



ssQoiLiAs stiani se ne sono serviti per chiesa. Ora è minata o conversa in vigne. Appresso di 
essa vi fu scoperta un'antica strada selciata e molto spaziosa: e viddi che si par- 
tiva da porta Maggiore e andava a s. Gio. in Laterano (la via che traversa la Villa 
Wolkonsky, parallelamente, e al nord degli archi neroniani, passando davanti al co- 
lombaio deirarchitetto Tiberius Clandius Yitalis. Vedi F.U.B. tav. 34). Sopra di 
essa vi fu trovata una grossa colonna di granito bigio (l'ho vista io stesso nel 1869, 
esplorando col defunto marchese Achille Savorelli il cuniculo delVacquedotto ponti- 
ficio Lateranense) compagna di quelle che sono in opera nella detta chiesa di s. Gio. 
alla nave degli Apostoli [ora murate nel vivo dei pilastri] Mi do a credere che 
quando il magno Costantino fabbricò il Laterano, spogliasse qualche edifizio fuori di 
poi-ta Maggiore » Vacca, Mera. 114. 

Anche la fabbrica della Hierusalem mostrava essere stata messa insieme con 
materiale raccogliticcio. Vedi Giovanni Alberti cod. CoUacchioni, e. 7 : • le do base 
sono Isa.^^ ierusalem. sono di tutta grandezza, le colonne che posano iditte base son- 
state di altri defitii . . . ame e parso far queste p le piubelle. unaltra basa come 
questa sta sopra dille ciavica dila dogana «.Vedi Lanciani, Itin. Ein$. p. 6, e 
Sangallo giuniore sch. fior. 899, ove ricorda alcuni motivi della decorazione dell'aula 
con la postilla: «archi aperti ichrostati di marmo porfido serpentino. Stava chosi». 

Per quanto concerne Taltro edificio monumentale degli Orti, detto volgarmente 
tempio di Venere e Cupidine, io credo che la pianta Ligoriana in cod, vai. 3429 
f. 32 meriti una certa fiducia, a causa di taluni particolari che hanno tutta l'apparenza 
di verità. Cosi i due goffi speroni dell'abside sono con ragione chiamati « fortezze 
p p ruin& templi oh grandes finestras > . Le note del Panvinio ricordano ^ bases ca- 
pitula ord. còpositi . . . Deae statua e christallo . . . columnae e marmore syenite 
s. granito rosso « . 

La tradizione riferisce a questa contrada del Sessorio il rinvenimento del simu- 
lacro di Afrodite, il cui volto offre qualche rassomiglianza con i lineamenti di Sal- 
lustia Barbia Orbiana, simulacro noto sotto il nome di Venere e Cupido, e trasfe- 
rito in Belvedere sino dai tempi di Giulio IL Vedi Ann. ImU 1890, p. 13 e seg. 
e CIL. 781, 782. 

g) AMPHITHEATRVM CASTRENSE : soggetto di studi assai in favore presso gli 
architetti e i vignettisti del cinquecento, nei disegni e nei ricordi dei quali si trova 
questa differenza. Quelli anteriori al pontificato di Paolo IV lo mostrano conservato, 
almeno esternamente, sino all'attico: quelli posteriori lo mostrano in istato di rovina 
pari al presente. Alla prima serie appartengono i ricordi fiorentini 1536 di fra Gio- 
condo (studio sull'opera doricha di matoni p mezo el chuliseo), 680 di Sallustio 
Peruzzi (ortografia diligentemente misurata); la splendida sezione di Andrea Pal- 
ladio (Devonshire) da me riprotta a p. 384, fig. 146 di Ruins and Excav. e l'in- 
cisione Lafreri del 1560. Alla seconda serie appartengono le note vignette du Perac, 
Sadeler, Dosio-Cavalierì, etc. 

h) CIRCVS HORTORVM. Benché io abbia già discorso di questo argomento nel- 
Y Itinerario di Mns. p. 59, pure mi è necessario fare ricordo del circo Variano, e 



PAOLO IV. 1558 165 



del suo obelisco, e delle scoperte avTenate nella prima metà del secolo nella vigna, uquiliab 
allora, di Girolamo Milanese. Aderente al Circo (1* « atrium Sessoriannm del Bufalini), 
e forse in capo al medesimo (come si rode nel Canopo di villa Adriana) v'era un 
ninfeo a doppio recesso rotondo, delineato da Antonio da Sangallo il giovine nella 
scli. fior. 900, insieme all'obelisco che apparisce rotto in due pezzi. La postilla 
dice: « 1 obelischo e fuora di porta malore 1"^ mezo miglio apreso li aquidotto duo 
tiri di mano I uno circho navale (?) quale dala banda delli acquidotti diverso la porta 
a. Ianni nella vigna di mes. girolamo milanese che ci lavora mgieri scarpellino ». 
Neil* anno 1570 « obelisci fragmenta diu prostrata Curtius Saccoccius et Marcellus 
fratres, ad perpetuam huius Circi memoriam erìgi curarunt • . Vedi anche le testi- 
monianze del Fulvio ed. 1527, e. 67, del Ligorìo, Torin. XV, e. 152, del Pal- 
ladio, Antichità ed. 1555, e. q. raccolte da Huelsen in Mittheil. tomo XI, a. 1896, 
p. 125. 

Dair iscrizione dell* obelisco, ora pinciano, rettamente interpretata dall* Erman 
[ivi, p. 115 s^.], si apprende come Tobelisco stesso fosse stato eretto originalmente 
in memoria di Antinoo « im Orenz felde der Herrin des Genusses (?) Hrome « 
cioè all'estremo confine della città, vicino al mausolèo di Adriano, dove erano state 
deposte le spoglie di Antinoo. Elagabalo, o qualche altro membro della gente Varia, 
fabbricando il Circo in • orientaliori Urbis angulo », si è impossessato, secondo il 
vezzo de' tempi, di un obelisco già esistente, e non sacro a divinità, per collocarlo 
sulla spina. Così fece più tardi Massenzio trasferendo al proprio Circo suU'Appia 
l'obelisco di Domiziano, che già decorava lo Stadio. E come questo secondo obelisco 
ò tornato ad occupare il sito originario, sino dal tempo di papa Pamfili, cosi Tobe- 
lisco di Antinoo si trova nuovamente eretto « im Grenz felde der Herrin des Genusses 
Hrome » nella publica passeggiata del Fincio. 

i) HORTI LAMIANI. 1568, 10 maggio. Gli Agostiniani di s. Matteo in Meru- 
lana concedono al mirifico Andrea del Fonte e compagni licenza di scavare nel sito 
degli Orti Lamiani. 

« Die 10 Maij 1568 Conventiones mutue in cavatione et super Cavatione. 

B. P. frater Anthonius Bomanus et B. P. firater Paulus Bomanus ordinis 
heremitar. S.^^ Augustini quibus ut asseruerunt prior et fratres Monasterij et con- 
ventus S. Augustini de urbe ex gratia privilegio et indulto concesserunt et dederunt 
Conventum et Monasterium S. Mathei alme Urbis membrum dicti monasteri] 
et conventus S. Augustini alme lurbis ac eius edem sacram et ceteras edes attinentes 
ad eumdem Conventum et Monasterium diete Ecclesie S. Mathei et cum adiacen- 
tibus et adherentìbus existens in Begione montium Juxta Basilicam S. Johannis 

Lateranensis prout dictum est apparere et patere privilegio gratia et indulto 

existente penes eos. Ut tales nominibus ipsorum et dicti Monasterij et conventus 
S. Mathei in montibus iuxta Basilicam S. Johannis Lateranensis ex Una et 

Magnificus D. Andreas dello fonte Mercator florentinus Bome degens et 
negocians et Magister Ambrosius della bella de murco Comensis diocesis 



166 PAOLO IV. 1558 



ESQuiuAE Mnrator habitans in Urbe apnd S.™ Mahutum senad acum S. Mahuti(^) nomi* 
DÌbus 8uis ex altera partibns Convenenint Contractarunt et pacti sunt de et super 
Gavatione quam deliberarant facere in et supra sitn solo et fondo dicti monasterij 
et conventus S. Mathei et eius ambitus roservato situ ecclesie dicti Monasterij et 
edium eiusdem tamen Juxta beneplacitum Utrinsqne ipsarum partium atqne ita quod 
si inter cavandum et cavationes faciendum visum et placìtum faerit dictis D. Andree 
et Magistro Ambrosio ac suis socìjs Cavatoribus etiam in situ ecclesie dicti mona- 
sterij cavare tunc id sit eis licitum et permissum dummodo diete ecclesie et eius 
edificio non incommodetur et detrimentum detur ac dnmmodo ecclesia et eius edifi- 
cium instanrentur seu reducantur in priorem seu prestantiorem formam bisce modis 
videlicet quod dicti frater Antonius et frater Paulns debeant Impetrare si sit opus 
licentiam cavantibus ibi ne B. Camera Apca buie rei impedimento esse possit; 

Item quod ipsis Gavatoribus cavantibus in horto dicti Monasterij ac inibì cava- 
tione facta tunc singula altera pars contractantium debeat hortulano dicti horti in- 
staurare detrimenta data et illata borto et bortulano obventa. 

Item quod id totum quod repertnm fuerit quarta pars esse debeat dicti Ma- 
gistri ambrosij ac ille trientem habere debeat, reliquum vero totum sit et esse de- 
beat fratrum antonij et Pauli ac D. Andreae ìdque totum inter eos tres distribuì 
et dividi debeat prout inter eos convenient. 

Item quod perfeeta Gavatione quod cava debeat occludi et planari et restituì 
in pristinam faciem. 

Actum Rome In domo habitationis d. Mag.^^ D. Andreae della fonte Presen- 
tibus ibidem dante boncìanni flor.°^ et Hieronimo Lapoli aret.® in Ro: Gu: Gausarum 
procuratore Testibus. 

Distinctum. 

Deinde R. P. Antonius et Paulus nominib. suis ac dicti conventus et Mona- 
sterij S,^^ Matbei in montibus ex una ac d. Andreas della fonte nomine suo ex al- 
tera partìbus sponte convenerunt Inter sese quod dempta quarta parte obvenienda 
dicto Magistro ambrosio reliquum dividendum sit Inter ipsos ex semisse seu dimidìo • . 
[Not. Ludovico Reydet, prot. 6207, e. 80]. 

Il Ligorìo, 7<9m. tomo XV, e. 152', dà alcune notizie attendibili su questa con • 
trada e su gli orti mecenaziani e lamìani << nel cui sito vi è la vigna di molti et 
tra esse quella di M. Francesco da Norcia medico da Signori, la chiesa di 
san luliano, in fra questa chiesa et quella di san Matheo in mernlana ». 

Ora la vigna Fusconi (Pighini) da Norcia, che fu più tardi tagliata in due 
dalla via nuova Mernlana di Gregorio XIII, è quella famosa per la scoperta del 
Meleagro Vaticano, che ho descritta con abbondanza di particolari nel tomo prece- 
dente, p. ÌB9-91. Vedi Vacca, Afem. 84: « TAdone del vescovo di Norcia ora de' Pi- 
ghini, fu trovato nella loro vigna* posta tra s. Matteo e s. Giuliano ... e Tanno 
passato (1593) vi si trovarono delle altre statue ^. Lo stesso ripete il Bar- 

(>) Fratello o consanguineo del noto «M®. Camillo della Bella da Morco, carpentario», il cui 
nome ricorre così spesso nei rogiti del notare Palmieri (prot. a. 1580 e. 15, a, 1584 e. 599 etc). 



PAOLO IV, 1558 167 



toli : ft a 8. Giuliano, vicino li trofei di Mario, fu carato il bellissimo Adone De Pi- esquilub 
chini, con altri pezzi di statue di mirabile maniera ed artificio». Vedi il 
volume precedente a p. 90. 

1580, 28 settembre. Stefano Fernigoni vende a Pasquale Yezio una sua vigna 
con anticaglie nel sito dei giardini Lamiani. 

«In nome d'Iddio A di 28 di settembre 1580. M. Stefano pernigoni del 
frìoli Gittadin romano padrone et possessore de Una Vigna posta alla strada nuova 
tra la Chiesa di S.^^ Maria Maggiore et san Giovan laterano, incontro alla Vigna 
deiriU."^'' Cardinal de Cesi, di pezze sette in circa con una Casetta Pozzo et 
Vasche confinata da una Banda con la Vigna di Monsig.^'' Vescovo d* A q u i n o et 
da tutte l'altre bande le strade publiche libera da ogni Carico et da ogni Censo 
promette di vendere et d'adesso vende detta Vigna con tutte sue appartinonze et 
delta vendita fa per prezzo di scudi Mille et settantacinque di moneta à ginli dice! 
per scudo, à M. Pasqual Vetio da Segni. Si dichiai-a che il Vendetore si riserba doi 
Migliara de Mattoni novi che stanno in detta Vigna et Una Colonna scannel- 
lata di Marmo, parimenti esistente in detto luogo: in Boma detto di 28 di Settembre 
1580 >» [Not Prospero Campano, prot. 447, e. . 67-68]. 

Questo documento è di molto valore perchè lo Stefano Pernigoni, la cui vigna 
occupava il cuore stesso degli orti Lamiani, a confine con la vigna Fusconi da Norcia, 
ò uno dei personaggi che hanno preso parte al ritrovamento del gruppo dei Niobidi, 
descritto a p. 1 1 1 : anzi pare che si fosse costituito intermediario tra gli scopritori 
che furono i fratelli Tommasini da Gallese, e l'acquirente che fu il card. Ferdinando 
de' Medici. Vedi i documenti raccolti dal Fabroni, Dissert. sulle statue appartenenti 
alla favola di Niobe p. 20 e seg. È possibile che a questa vigna Fernigoni si ri- 
ferisca il ricordo: « In una... vigna incontro alla detta (Fusconi) vi fu trovato un 
Seneca di marmo nero, con altri frammenti di statue, ed alcuni pezzi di termini » 
Vedi Visconti, Mils, Borghes. tomo III, tav. 83. 

Io credo che alla scoperta dei Niobidi debba collegarsi in qualche modo 
l'altra accennata dal Vacca, Mem. 23 ; « Non molto lontano (dai ss. Pietro e Marcel- 
lino) nella vigna di Francesco da Fabriano vi furono trovate sette statue nude 
di buona mano, ma gli antichi moderni le avevano in molti luoghi scarpellate . . . 
Vi furono trovati ancora molti condotti antichi di piombo e di terracotta » . 

Sulla scoperta delle « Nozze Aldobrandino » avvenuta al tempo di Clemente Vili, 
vedi Zuccate, Idea de Pittori^ libro II, p. 37. La scoperta appartiene però al 1606, 
e sarà debitamente dichiarata nel V volume di questa storia. 

/e) MACELLVM LIVIAE ET VICINI A. 1666, 17 aprile. Permesso al vescovo 
Anton Maria Salviati di scavare nella sua « vinca intermedia ecclesiae beatae Mariae 
Maioris saia, lapides travertinos et alia ibi subterranea abscondita bona » [A. S. Vat 
Divers, tomo 230, e. 181]. 

« Facendo cavare nella parte dell'Esquilie mess. Binde altoviti vicino alla 
chiesa di san Martino furonb trovati alcuni ornamenti di imagini di Bronzo de Ani* 



168 PAOLO ly. 1558 



ESQuiLiAE mali et degli Dei. dopo essendo abbandonata la cava dal detto gentilhnomo fa se- 
guita da alcuni privati Cavatori, vi fu trovato questo solo capitello di forma ovato 
deirordine corinthio et otto colonne di esso ordine ch'erano nel mezzo piane alquanto 
et da due parti rotonde che facevano la figura ovata. Le colonne erano del marmo 
granito. Un simile et compagno capitello sé trova trasportato à San Lazzaro. Le co- 
lonne sono ridutte in sangiovanni Decollato » [Lìgorio, Tbren, tomo XY, e. 230]. 

• Aedicula Sarapidis ... fu dove bora è il viculo che va alla porta picciola di 
san Martino, ove furono trovate più cose di Bronzo, una sedia ornata d'animali, di 
Leoni, di Laene, di cervi et di porci cinghiali, et vi furono trovate due imaginette 
di bronzo d'Iside et di Sarapide che erano riportate con spranche di ferro, et nelle 
teste della sedia erano dal petto in suso colli con tutte le teste de cavalli et li piedi 
della sedia erano duci cani tricipiti» [ivi, e. 209']. 

1571, 8 maggio. • Patentes effodiendi Ippolito card, de Ferrarla in alma 
urbe iuxta Trophaea Marii, acin principio vie quod incipit ab ostie vince 
d. lulii Qualterii usque ad finem eiusdem vie » purché lo scavo sia fatto alla 
distanza di 20 canne dai monumenti, e sotto la sorveglianza del commissario Pier 
Tedallini [A. S. Vai Diversor. tomo 285, e. 150]. 

« Incontro a s. Antonio, verso l'osteria di s. Vito, vi furono trovate molte 
colonne di marmo bigio e di marmo statuale, sotto delle quali vi era un bel lastri- 
cato di marmi. Vi trovarono un vaso grande di sette palmi longo, ed altrettanto 
alto (m. 1,56) con certi manichi molto capricciosi, e vi erano scolpite alcune ma- 
schere. Vi trovarono anche ritratti di filosofi, fra quali vi conobbi l'efBgie di Socrate. 
Credo sia appresso il card, di Fiorenza » . Vacca, Mem. 89. 

Andrea Fulvio dice che in queste vicinanze fu, a suo tempo, ritrovata l'iscrizione 
di Curtia Prapis n. 16668, ma è stato forse indotto a ciò credere dalla menzione 
del nome di Mecenate che ricorre nell'epitaffio. 

/) NYMPHAEVM ALEXANDRI ET VICINIA. 1588, 8 marzo, Lic.*^» effodiendi 
prò Antonio Xpofori modunensi. 

Antonio Christofori Modunensi de mand.^ Tibi ut in platea Vulgo delli 
troffei necnon in via qne tendit ab ecclia Sci luliani versnm Scùm Laurentium 
ac etiam in via nova que tendit ab Ecclia Sci Laurentij Palisperne versus Montem 
Magnanapoli nuncnpatum et in via Sancti lohannis et Pauli qua itur ad Scùm Io: 
Lateranensem subterranea loca et qnoscunq. lapides marmor. porfireticos Tiburtinos 
figuratos et non ac quascunq. statuas marmoreas aeneas Sino tamen preiuditio alte- 
rius licentie a nobis in dictis locis iam Concesse ab antiquitatibus spatio 10 can- 
narum cum Interventu D. H.^^ Boarij Comm.^ concedimus. Volumus autem quartam 
partem. Henricus Caetani camer. • [Provv.** del Cam.»® tomo anni 1687-88, e. 181]. 

L'iscrizione a lettere gotiche « haec est via qua Tt ad ursi pileati cet « stava 
secondo Ligorio, Bodl. 27 « in una cappelletta in un trivio vicino che dicono • . . i 
trofei di Mario ». 

« Andando verso la porta Maggiore, da man sinistra, al primo crocichio di via, 
dinSzi al tèpio di san Giuliano, sono due trofei di marmo, cioè due tronconi co le 



PAOLO IV. 1656 160 



spoglie . . . Quindi dopo i trofei di Caio Mario si vede la chiesa di santo Eusebio, mquiliai 
et tra questa et la chiesa prossima di san Vito in Macello si veggono certe rovine, 
le quali si credono essere state le terme di Gordiano ». Fulvio-Ferrucci, p. 57 e seg. 
I trofei, splendidamente incisi in rame, credo del Beatricetto, per conto di Anton 
Lafreri, e dei quali si hanno successive edizioni del Dnchet, Cavalieri, Yaccaria etc. 
furono trasferiti da Sisto V alla balaustrata del Campidoglio Tanno 1590, conforme 
è stato dichiarato a p. 92 del precedente volume. Con questo fatto si collega il se- 
guente paragrafo dei verbali capitolini. 

Consiglio secreto dei 19 settembre 1592. Fu letta una supplica di Orazio Sa- 
vello « petentem sibi elargiri basa fundamenta et ? super quibus firmabantur 

spolia et vestigia ac Trophea Caij Mani ad sanctum Eusebium ad effectum illa cum 
saa vinea ìncorporandi et super illis prò libito superhsedificandi publico Consilio re* 
missum eztitit [Arch. secr. cap. Credenz. I, tomo XXX]. La domanda deve essere 
stata rigettata. 

m) VIA MERVLANA. Questo nome appartenne sino ai tempi di Gregorio XIII 
alla vera, genuina via Merulana, la quale, partendosi dairaltipiano Esquilino d'ap- 
presso alla chiesuola di s. Giuliano, e rasentando quelle di s. Matteo e dei ss. Pietro 
e Marcellino, andava a raggiungere il gruppo lateramense all'arco di Basile « in 
capite Merulanei ». « L'anno 1575, Gregorio XIII, perchè più comodamente per il santo 
Giubileo si potesse andare alle quattro chiese principali aperse la via che va addirittura da 
detta chiesa di s. Maria Maggiore a quella di s. Giovanni Laterano, che era già 
stato animo di Pio IIII di aprirla et anco cominciata: ma poi per morte non 
segui ». Ferrucci ad Fulv. ed. 1588, e. 24'. « È positivo che (la via di s. Matteo) 
sta sull'andamento di un'antica, si perchè viene indicata nell'Ordo Bomanus dell'anno 
1143 e nella pianta del Bufalini del 1551, come la sola che direttamente comuni- 
cava da s. Giovanni a s. Maria Maggiore, come ancora perchè l'antico pavimento fu 
trovato l'anno 1828 dalla duchessa di Sermoneta, e da me medesimo ne fu trovato 
il proseguimento Tanno scorso 1886 ». Nibbj, Boma Ani. tomo II, p. 827. 

Ligorio, Torin. XV, 184' dice: « allato et vicino alla parte orientale delle (terme) 
traiane, anchor esse superbe poste sopra al colmo dell'Esquilie alquanto più alte 
che non le titiane (?), in cui furono le i magici del Loocoonte ... et confinano colla 
via nuova (la Merulana incominciata da Pio IV)... et quella di san Matthaeo 
ove erano animali grandissimi di marmo che gittavano acqua per le bocche cani mo- 
lossi, laene, leoni, cerberi et Elephanti • . Dato che in questa notizia ci sia qualche 
barlume di vero, si potrebbe pensare al noto fonte d'Orfeo. 

La sistemazione definitiva della nuova via, compiuta da Sisto V, die* luogo a 
qualche scoperta. • A ss: Pietro e Marcellino ... vi fu trovato un' idolo di marmo 
poco minor del naturale, e stava diritto con piedi e mani giunte, ed un serpe lo 
cerchiava dai piedi sino alla bocca. Era vestito d'un sottilissimo velo, e aveva al 
collo una ghirlanda di fiori di granato: e non molto lontano da lui una Venere 
grande al naturale, che figura uscir dal bagno, con un Cupido appresso : e la comprò 
il card. Montalto (Vacca, Lem. 24). 

22 



170 PAOLO. IV. 1656 



Nelle carte del TerrìbilÌDÌ iu Bibl. casanat. si legge: «si vedono attaccate a 
questa chiesa ruine come di palazzo, e 32 palmi sotterra si è trovata una strada 
antica » . 



VIAE CAMPANA — PORTVENSIS. 

1558. Una delle più rare tavole dello Speculum di A. Lafreri, II, 48 dell'esem- 
plare Quaritch, rappresenta due veltri con la leggenda « marmorei canes duo... 
ad Tiberim via Vitelli aad laevam duobus passuum millibus ab Urbe anno 
MDLYIII ruderibus reiectis forte inventi - Nunc apud... cardinalem Vitel* 
lium visuntur. Bomae M DLX Sebastianns a Begibus in aedibus salvianis incidebat. 
Petrus Paulus Palumbus novariensis cnrabat » (^). 

Credo che per via Vitellia debba intendersi la Portuense, o la Campana, con- 
foime può dedursi dal seguente racconto del Ligorio, Torin, I. 

• Bàuleiano Bàuleianum è nome della villa di Tito Bauleio Bianore, la quale 
era tra la via Portuense, et la ripa Tiberina discosto da Boma tre miglia: dove 
erano molti editicii, antichi, et hoggidi son spianati et ridutti in vigna. Dove cavan- 
dosi da Domenico assaggiatore della Zecca di Boma fnrono trovati alcuni ornamenti 
di marmo tra i quali erano duci gran cani... molossi e spartani... de tutto 
rilievo, giacendo colli piedi di dietro, mostravano di guardare in alto, et mostravano 
secondo i fori che havevano che gittavano acqua per le bocche, et questi erano assai 
interi, i quali papa Pio quarto gli alienò da Boma: et il ritratto d'altri duci de 
questi della medesima grandezza, havendc^li destinati di metterli nell'atrio di Bel- 
vedere, papa pio quinto gli mando ancor quésti fuori della città. 

Nella villa erano bagni et stanze bellissime che sono state scoperte per le- 
varle le pietre de fundamento y. 

Colui che fece l'acquisto del gruppo marmoreo ò il Yitellozzo Vitelli, figlio del 
condottiero Alessandro, creato cardinale da Paolo IV nel concistoro dei 15 marzo 
1557, camerlengo nel 1566, e morto a soli 37 di età nel 1568. Le sue spoglie giac- 
ciono senza alcuna funebre memoria nella chiesa di s. Maria in via Lata, il cui ti- 
tolo egli aveva assunto dopo quello dei ss. Sergio e Bacco. 

La sua raccolta antiquaria sarà stata esposta nel palazzo-giardino quirinale del 
quale il codice barber. XXX, 89 parla a questo modo: « Alla porta di Magnanapoli, 
dov'è il bel palazzotto o loco de Vitelli, e ci morì quel cardinal loro, con arme. 

• Viielliorum gens coeli salubrilalem et silus amenitaiem secuia^ locum hune 
instaurava et exornavit. 1575^. 

Cf. Gallo Giovanni: « Historia della casa Vitelli » nel cod. vat. 7125, f. 129 sg. 
ed un opuscolo anonimo nel cod. 7246, contenente notizie genealogiche sulla 
istessa famiglia, le cui sorti incominciarono a declinare poco stante per opera di 

{}) Si conosce aii*altra edizione della stessa tavola con raggiunta « Gaspar Àlbertij sncces- 
8ore Palnmbin. 



PAOLO IV. 1556 171 



CAMPANA 



Gian Vincenzo Vitelli, il quale si vide costretto nel 1579 a contrarre un prestito di ^'^ 
scudi tremila dagli eredi di Angelo Paluzzo-Albertoni, e nel 1600 a perdere le più 
belle possessioni nel territorio di Città di Castello, messe all'asta dalla Congrega- 
zione dei Baroni. 

1565, 11 novembre. Patti per iscassare una vigna in contrada Montorio. 

« Indictione viiij Die xj 9bris 1565. In mei consti tuti desiderius q. santi [e altri] 
Bcassatores promiserunt Antonio fumario ad apothecas obscuras scassare quoddam ter- 
renum vineatum seu sodum situm extra portam portuensem In loco dicto 
montorio cum infptis pactis: Item che scassando trovandosi tufo 6 muro duro, che 
d.° tuffo se debbia levare de spesa de esso Antonio, cioè che d.^ scassatori non siano 
tenuti levarlo. 

Actum in domo mei notarìj regionis pinee pfntibus Ibidem d. paulo angelo 
lanuense et Mag.'*> felice Salucci [Not. Stefano Maccarani, prot. 973, e. 600]. 

Circa questi tempi « fuori della . . . porta Portese, lontano circa un mezzo miglio, 
dove è la vigna di Antonio Velli fu trovato un Pasquino sopra un piedistallo di 
tufo. Io non voglio credere che anticamente fosse in quel luogo, non vedendovisi 
altri vestigi di antichità ... II gladiatore che gli muore in braccio (Patroclo sorretto 
da Menelao) vi era tutto . . . Quando venne a Roma il gran duca Cosimo ... lo comprò 
per 500 scudi e lo condusse a Fiorenza «. (Vacca, Mem. 97). 

Dall'altra banda della via, di rincontro alla vigna de* Velli, v*era quella del 
causidico Alessandro Magni, dove al tempo di Smet fu trovato il monumento dei 
Cecilii CIL. 13732. 

1570. LVCVS ARVALIVM. Molti sono i frammenti degli atti arvalici tornati 
in luce da varii luoghi della città e del suburbio prima del tempo di Oregorio XIII. 
Ma il primo regolare scavo del sacro luogo della dea Dia ebbe luogo soltanto nel 1570, 
il quale fruttò la scoperta di sette (dieci!) piedistalli di statue d'imperatori ascritti 
al collegio « in agro Fabricii Galletti « illustre tabollione in Curia di Soma. Vedi 
Manuzio, Cod, vat. 5237, e. 198 e il cod, Mus Fiorent. nel quale è anche schiz- 
zata una edicola di strana forma « via Portuensi ad qnartum milliarium «. Nella 
istessa contrada e nella stessa occasione furono ritrovati diecinnove frammenti degli 
atti, editi dall'Orsino nelle sue note Varroniane, e trasferiti nella raccolta Farnesiana. 
Dei quali scrive il Gudio « extra portam Portuensem loco nunc dicto affoga ra- 
sino ubi fratres Arvales coUegium habuerunt vidit Ligorins » . La vigna di Fabrizio 
Galletti corrisponde al sito della notissima vigna Ceccarelli. 

Queste notizie sommarie si trovano ampiamente svolte dal de Bossi in Ann. 
Istit. 1858, e dall'Henzen nella prefazione alle Ada Fratrum Arvalium del 1874. 
Vedi anche Vacca, Mem, 98: « fuori della suddetta porta (Portese) due (quattro) 
buone miglio lontano nel luogo che si chiama affoga Tasino, verso il Tevere in certi 
canneti al tempo di Gregorio XIII furono trovati molti consoli di marmo, e ciascuno 
aveva il suo piedistallo con le lettere, come anche colonne di marmo gentile lunghe 
trenta palmi (m. 6,69): queste furono segate e servirono per la Cappella Grego- 



172 PAOLO IV. 1556 



TiA riana in s. Pietro: li consoli furono sparsi per Roma: ma erano da mediocre mano 

CAMPANA I .. 

lavorati » . 

Le basi degli imperatori portano nel CIL, i numeri 968 (Adriano), 1000 (An- 
tonino Pio), 1112 (Marco), 1026 (Severo), 1053 (Caracalla), 1093 (Gordiano). Tre 
sono perdute. É probabile che il busto velato di M. Aurelio, con corona di spighe, 
oggi conservato nel museo Brittannico, provenga dagli scavi sopra descritti. 

La pianta di uno degli edificii Arvalici presa da B. Peruzzi « presso alla villa 
Malliana circa mezzo mìglio » porta il n. 414 nella raccolta degli Uffizi. Suo figlio 
Sallustio ha, alla sua volta, tolto il rilievo di pianta e di alzato delVAugustéo, com- 
posto di una sala il cui tetto era sostenuto da quattro colonne di trenta palmi d'al- 
tezza, e la cui parete di fondo s'incurvava a modo di abside. L'intercolunnio di fronte 
misurava 10 palmi, quelli laterali ne misuravano 28. Il Peruzzi osserva che essi eran 
chiusi da cancellata di legno, rimanendovi nelle soglie i segni dei piedritti. La po- 
stilla dice : « statue nùmro 9 di iperatori icoróàti di spiche di grao i via portuose ad 
quartù milliarum. hoc sacellum ordinatù fnit a Romulo ad béedicedù grauu e agro 
restauratù ab antoio cicalio (Segue 1* iscrizione di Adriano n. 968). Ciascheduna 
statua ha uno suo epitaphio e i nel fine detto epitaphio vi era fratri arvali e erano 
nove epitaphii correspòdeti alla nove statue i sino a Gordiano, i quali Iperatori fu- 
rono tutti di essa copagia da capagi » Uffizi 664. 

1591, 19 giugno. Scavi circa il secondo miglio della via. « Licentia prò 
Magg*^^ D!io Carlo de Belhominibus. 

Mag.^® D. Carolo de Belhominibus familiari et continuo commensali nb S. De mand.^"» 
Tibi extra Portam Portuensem per spatium duornm milliarium in quatuor locis pub- 
blicis tibi benevisis quoscunq. lapides marmoreos tiburtinos figuratos et non ac statuas 
marmoreas aenas cum Interventu D. H. Boarij Commissarij. Henricus Caetani Camer. 
(Provv.** del Camer. tomo 1590-91, e. 149'). 

Gli scavi pei quali è concessa patente al Belluomini dovevano presentare grande 
probabilità di successo: tanto che si venne a formare una Società per condurli a 
buon fine. Ciò risulta dal seguente atto che ho trovato a e. 295 del protocollo 867 
del notaio Alessandro de* Grassi. 

« Die 22, lunij 1591. In mei Tlllmo Sig. Carlo de belhominj quale ha otte- 
nuto patente et libera licentia di far quattro cave fora porta portese et a quelle pigliar 
compagni et operarìj come più ampiamente in d.* patente sottoscritta dallllLmo et 
B.mo Cardinal Camerlengo per li atti di ms. Andrea martino notare del 19 de Giugno 
1591, 

A dette Cave riceve et admette per liberi verj et assoluti compagni M. Lo- 
renzo de radicchi et M. Nicola gramiccia da mognano secondo la forma di d.* pa- 
tente, con li infrascritti capitoli, videlicet. 

Che de tutte le cose che si trovaranno in d.^ Cave eccettuato solamente Toro, 
l'argento, et le gioie se ne habbiano a fare doi parte eguale Una delle quale sia 
del Sig. Carlo et l'altra sìa libem di essi compagni. 

Trovandosi oro, argento e gioie esso Sig. Carlo insiemi con d.^ doi compagni 



PAOLO IV. 1556 178 



Biano obbligati a satisfar la Be?: Cam.^ Apca di quello che li perviene che è un tia 



terzo, et del restante si habbia dividere tra loro tre egualmente tanto per uno^. 

Trovandosi statue di metallo o marmerò o Colonne o altre cose che non riceve 
divisione si debbiano far stimare da communi amici, eleggendo da adesso il molto 
Magnifico Sig. Gav: Giovan Batta della Porta, et tra loro si habbia a partir il 
prezzo. 

Actum Bome in Begione Pontis in domo solite habitationis d. lU.mi dili Ca- 
roli, presentibus Jacopo Alio marzocchi de lesio marchiano, et Joseph q."' laurentij 
cocco de Sancto laurentio in campo Urbinaten: eiusdem IlLmi dui Caroli familia- 
ribns t. 

Alle memorie archeologiche della via Portuense appartengono questi appunti so- 
spetti del Ligorio. 

In primo luogo egli afferma che il magnifico cippo funerale di C. Nonius Pro- 
culus COS. a. ine. CIL. 1473 fosse trovato nella via Portuense o Yitellia. Questa indica- 
zione vien confermata dal fatto del trasferimento del cippo in villa Mattei, i pa- 
droni della quale possedevano tutta la contrada tra le due vie, che anche oggi conserva 
il nome di « Casetta dò Mattei «. 

lorin, VII. « Vedesi in Boma il disco in braccio alla statua antica di lacjntho 
ch*è in casa de Yictorij trovata a destra della via portuense circa alla porta Por- 
tese • . Vedi Tacca, Mem. 96. «Nella ripa del Tevere incontro la Cesarina vicino 
porta Portese nella vigna de Yittorj, vi si trovarono molte statue e teste di 
filosofi, e imperatori, nascoste in due stanze, una addosso all'altra. Yi si trovarono 
ancora alcuni strumenti da Scultori ... Ne sta oggi gran parte in casa di detti Vit- 
tori : ma il card. Farnese scelse le migliori per lui t . 

Torin, YIII « Per dichiaratione dell'Equlio, del Scorpione, et deirUngule, et lam- 
pada ne havemo posti l'antichi esemplari nell antiche pitture trovate nel Vaticano circa 
alla parte del monte in via Portuense a san Pantaleo, dove fìi un* luogo d'uno an- 
tico cimenterio per cave di Tufo annullato e guasto. Le Ungule et il Scorpione fu- 
rono trovati nel rovinare delle mura sante dell'antica chiesa di san Pietro, et l'E- 
quulio ancora era sculpito in un pezzo di pilo di marmo trovato guasto nella via 
Appia in una delle Catatymbe, come ancora si vede in una antica chiesa dipinto 
ch'ò nel colle palatino fatta nel curiale et Auguratorio del foro Vecchio di Bomolo, 
la quale chiesola è tutta dipinta degli effettuationi in che patirono i santi di Dio • . 



HORREA PO- RO- 

1558, 18 gennaio. Si scopre negli orti Conzaga in via di Marmorata il cippo 
CIL. 1262 relativo alla rivendicazione di suolo publico lungo la ripa del fiume, 
compiuta da Augusto in anno incerto. 11 cippo passò alla raccolta Maffei. Venne pure 
trovato in tale occasione un cippo di travertino col ricordo di un tempio eretto dai 



CAMPANA 



174 PAOLO IV. 1556 



HORREA negotiatores frumentarii in luogo concesso da Flarius Sabinus cui. op. pubi, (ivi, 
779); la base dedicata a Nerra ivi 951, e la Oruterìana 200, 3. 

Questi giardini occupano un posto prominente nella pianta Ligoriana piccola, 
edita da Michele Tremezino nel 1562, il loro sito essendo marcato dalla leggenda 
HORTI D. CONSAGA. Il Ligorio stesso ne parla più volte. Cod. paris. 1129, 
e. 884: 

« Nella decimotena regione dell'Aventino presso la riva del Tevere fu il tempio 
della Fortuna dubia nel quale i nostri christiani edificarono la chiesa di sant'Hermo 
la quale ai nostri giorni è stata anco spianata affintto da monsignor Consaga de- 
cano della reverenda camera apostolica per essere detta chiesa già abandonata et pri- 
vata delle sue entrate et ridotta senza tetto et senza custodia. Fu dunque il tempio 
della Fortuna in questo luogo dove è il giardino del Signor Alfonso Consaga «. 

« Nella casa di M : Achille Mafeo si trova questa base (Ti. CI. Severo decuriali 
lictori patrono corporis piscat. et urinat.) la quale fu trovata presso la ripa tiberina 
alle rovine del tempio de Fortumno già consecrato à san Hermo, et ultimamente 
annullato la chiesa et ridotta in privato uso la dove è il casamento delVOrto 
di Consaga » . Ligorio nomina una terza volta questi luoghi nel tomo XXIII « presso 
la riva del Tevere (fu la chiesa) di s. Hermo sotto le radici del monte Aventino 
ove bora è ridotta in piano et fatto giardino della nobilissima et illustre famiglia 
Conzaga • . Vedi Armellini, Chiese, p. 609 e CIL. 1872. 

Sotto il pontificato dì Pio IV furono cavati alla Marmorata infiniti marmi e 
fusti di colonne grezzi di cava, come sarà descritto a suo luogo. Forse a questi tempi 
appartiene il ricordo 94 del Tacca: « vicino il Tevere della banda verso Testacelo 
in una vigna del cavalier Sorrentino (vedi tomo II, p. 25, e 84) furono cavati gran 
quantità di mischi africani, e porta santa, abbozzati ad uso di cava, e colonne di 
marmo saligno e cipollino pure abbozzate ; e due Lupercali bellissimi, li quali tene- 
vano grappi d*uva in mano, appoggiati ad un troncone, nel quale vi era attaccata 
una pelle di Caprio, e dentro a detta pelle vi erano involti alcuni conigli. Vi fu 
trovata anche una testa di marmo d*un colosso, che dal mento al cominciar dò ca- 
pelli era sette palmi : e la comprò uno scarpellino vicino Varco di Portogallo » . 

La sponda di Marmorata apparisce nuovamente e per due volte, nei registri 
Diversor. dell* A. S. Yat. per Tanno 1569. Ai 21 gennaio si nota: 

e Licentia Cipriano de Neapoli, generali congregationis Mentis oliveti, condu- 
cendi Neapolim centum carrectatas lapidum Tiburtinorum in ripa Tyberìs, loco Mar- 
morata nuncupato, conductae, et in usum fabricae congregationis convertere «. Altra 
simile licenza rilasciata a Camillo Costa da Macerata gli permette di cavare « in 
M ar m r a t a prope flumen Ty beris » con Tobbligo di dare un terzo del rinvenuto 
alla Camei-a. Si trova registrata a e. 91 del medesimo volume 242. 

Bicordo anche la licenza rilasciata dal camerlengo Enrico Caetani il 29 gen- 
naio 1591 a Beniardo Onatelli da Milano per iscavare « loco Te s taci i lapides 
tiburtinos marmoreos et statuas ac figuras cum interventu D. Horatii Boarii Com- 
missarìi ». 



PAOLO IV. 1556 175 



L anno 1593 nella vigna Cesarmi, donde erano già stati tratti in luce ricordi horrra 
delle Borrea Galbana CIL. 236, e della statio Fisci frumentarii (ivi, 544) « furono 
trovate Stòrte colonne gialle, le quali condotte per il Tevere furono scaricate sopra 
la ripa in quel luogo dove si vedono ancora molti pezzi di mischi abbozzati, che 
per essere di brutte macchie e di durissimi calcedonj circondati, non sono mai stati 
messi in opera ... Si vedono sopra terra muri a modo di magazzini, e nella ripa 
del Tevere si vede il seno del porto •. Vacca, Mem. 95. 

I « muri a modo di magazzino » erano stati delineati in pianta da Baldassare 
Peruzzi sin dal principio del secolo, nella scheda Uffizi n. 397. Stefano dn Perac ha 
notato in calce alla sua interessante vignetta n. 23: « questo luoco si chiama la 
maimorata perchè vi si scaricavano diverse pietre di mischio e di mai-mo qualli si 
trovano al porto d'Ostia ». La vignetta mostra la ripa piena di tronchi grezzi di co- 
lonne e blocchi tagliati a scalette, come quelli descritti dal Bruzza in Ann. Inst 
1870, p. 106 e seg. 

I documenti archivistici del Cinquecento mostrano come la sponda di Marmo- 
rata e i piani del Testaccio, fossero allora divisi nelle seguenti proprietà: 
La notissima Cesarina già Capizucchi {CIL. 236). 
Vigna del cav. Sorrentino 
Vigna de Capitani, al Testaccio 

Vigna Cavalieri id. confinante con la Cesarina e con la vigna Savelli 
Molti « cancelli • di legname e argasterii alla Marmorata 
Vigna Estouteville alla Marmorata 

Vigna de Marcellini « in loco qui dicitur sanctus Jacobus in Orreis » 
Giardino Pierleoni « sotto lo monte dello Serpente « 

Vigna Pierleoni « in Testatio « a confine con quella Grasselli, col « campus 
Testatie » e con la via « que vadit ab arcu Septem Vesparum ad portam 
S. Pauli n 
Vigne di Perna Mattei, Iacopo Frangipane, Giuliano Leni, Girolamo Gaddi 

e Feliciano Buoninsegni « in loco nuncupato Testaccio t 
Vigna di Giulio Astalli « retro montem Testacii t 
« Piscina vocata li Capitelli in... Marmorata» 
« Piscina dieta Mesa Cipolla » ivi 
« Piscina nova » 

Chiesuola di s. Anna de Marmorata 
id. di 8. Salvatore d. M. 
id. di s. Nicolò d. M. 
id. di s. Anastasio d. M. 
id. di s. Giacomo in Orreu 
id. di s. Giacomo in Orreu 
id. di s. Foca protettore dei naviganti 



176 PAOLO IV. 1556 



COLLIS QVIRINALIS. 

PALAZZI, VILLE E COLLEZIONI ARCHEOLOGICHE 

DEL CARDINALE RODOLFO PIO DI CARPI. 

1 556, 20 giugno. Il card. Bodolfo loca a Giovanni Caraffa duca di Paliano, nipote 
di Paolo lY, il palazzo, il giardino e la vigna che ^li possedeva nel Trastevere 
alla Longara. 

« Die XX lunij 1556. 111.™"' ac B.™"» D. D. Rodulfus Pius car."" car- 
pensis et episcopus Portuensis possessor palatij, horti, viridarij, et sta- 
buli positorum trans Tiberim in via septimiana, et quae bo. me. car.^^" Vi- 
sentis alias de silva tempore eius obitus inhabitabat, et ad quem dictum pala- 
tinm, hortus, viridarium, et stabulum spectat et pertinet, sponte nnnc dictum pa- 
latium, hortum, et viridarium cum omnibus accessorìis et aliis quibuscunque tam 
palatii quam virìdarii amenitatibus, delitiis, usibas, comoditatibus, luribus et actio- 
nibus ac pertinentiis suis, nec non stabulum quod est distinctum et separatum 
ab ipso palatìo, positnm in fronte ipsius palatii, via septimiana praefata intermedia, 
quod similiter per dictum bo. mem. car.^'"' Yisensem possidebatur locat IH.™'' et 
Excell."*^D. Jean ni caraffae Palliani Duci ad annos decem proxime futures, 
ad dictum palatium, hortum, viridarium et stabulum cum suis universis membris et 
iuribns habendum, tenendum. Hanc autem locationem fecit praefatus R.™^*' d. car."~ 
diete 111."^ d. Duci prò precio scutorum ducentorum quinquaginta aurì in auro in 
unumqnemque annum, videlicet ducentorum prò palatio, horto et viridarìo et reli- 
quorum quinquaginta prò stabulo quae scuta 250 aurì in auro praefatus 111.™^' D. Ioannes 
Dui solvere promisit quolibet anno de semestri in semestre et in principio cuiuslibet 
semestris ... sua Ex.^*^ utetur diete palatio horto sive viridario more boni condnctoris 
Voluit praefatis K^^ D. Gar.^'* quod si fortasse, super campo contiguo diete pa- 
latio vitibus et aliis arboribus consito, versus hospitale s. Spiritns in saxia de urbe 
respicienti et qui in praesenti locatione inclusus et comprehensus intelligatnr, oriretur 
aliqua controversia et ab aliquo praetendenti habere melius ius evinceretur, quod ni- 
hilominus praefatus 111.™"" D. Dux ad integram solutionem dictorum ducentonim 
quinquaginta scutorum auri in auro omnino teneatur nec propterea aliquam defalca* 
tionem potere possit, quia dictus R.™^ habere dictam pensionem scutorum 250 auri 
prò dictis palatio, horto viridarìo et stabulo absque diete campo vineato. 

Actum Rome in palatio eiusdem R.™^ d. car.^ • [Net. Angelo Pellegrini, prot. 1148, 
e. 497]. I 

Rodolfo Pio de' principi di Carpi, uno dei più mirabili dignitarii ecclesiastici 
del secolo, liberale, magnanimo, artista, nato ai 21 febbraio del 1500, aveva inco- 
minciata la sua carriera Tanno istesso del Sacco col vescovato di Faenza a lui con- 



PAOLO IV. 1556 177 



cesso da Clemente VII. Nunzio presso a Carlo V e Francesco I, rescoTO di Gir* oollisquirin. 

HORTI 
GARPENS. 



genti, Salerno e Nola, cardinale di s. Padenziana (22 dicembre 1536), prefetto di ^^^^' 



Koma, goTernatore della marca d'Ancona, legato del Patrimonio, protettore del sacro 
impero e della Scozia, vesco?o di Ostia e Yelletri (1562) e decano del sacro col- 
l^io, fece uso nobilissimo delle sterminate ricchezze, costruendo palazzi e ville, e 
fondando biblioteche e musei la cui fama è ancora Yi?a in Boma. Queste ricchezze 
gli vennero alle mani e come reddito ordinario delle mense vescovili e abbazie a lui 
conferite senza quasi limite di numero, e come doni straordinarii di papi e di prin- 
cìpi. A e. 706, del prot. 6153 del notare Bejdet, v*è il ricordo del dono di dieci- 
mila ducati d oro in oro larghi, a ragione di 375 morapesini per ciacun ducato, 
fatto al cardinale da Giulio III, Tanno stesso della sua elezione 1550; dono che fa 
quasi sospettare di qualche losco maneggio negli affari del Conclave. Filippo II di 
Spagna, alla sua volta, gli conferiva una pensione vitalizia di diecimila scudi. Ad 
onta di ciò egli venne a ridursi talvolta a così mal partito da dover impegnare o 
vincolare la sua diletta villa quirinale, a garanzia di qualche mutuo rovinoso. Quello 
cui si riferisce il seguente documento fu conchiuso tra il cardinale e la nota Ortensia 
Colonna Pallavicina al tasso dell'otto per cento. 

«» Die XXX lulij i664. 111.°"^ et 11."»'" D. Bodulphus Plus Episcopus Tuscu- 
lanus S. B. E. Car.^'^ de Carpo nuncupatus dominus et pati*onus unius vinee 
posite intm menia Urbis ad montem caballum iuxta bona bo: me: marini 
Car.^'*^ g rimani et vias publicas supra dieta vinca constituit et assignavit unum 
censum annum perpetunm, scutorum octuaginta auri in auro in favorem IH. D. H or- 
tensie Columne Pallavicino prò precio scutorum mille Actum Bomeinpa- 
latio dicti B."»' d. Car.'^'^sito in campo Martio • [Not. Alessandro Pellegrini, prot. 1447, 
e. 518]. 

È però vero che nessuno tra i grandi fabbricatori di ville, tra i magnanimi fon- 
datori di musei, tra i mecenati delle lettere e delle arti del secolo XVI, ha saputo 
mettere le proprie ricchezze a miglior profitto per la scienza e per l'arte. Le colle- 
zioni carpensi furono ordinate e esibite, parte nel palazzo di città, parte nella villa 
dell'Alta Semita. 

Il palazzo del Campo Mai*zio è nominato piti volte nei rogiti della seconda metà 
del secolo. Vedi not. Quintilii, prot 3926, e. 195, a. 1564: « pai a ti um diii Ole- 
mentis de Sabellis sit. in r. campi Martis prope palatium dnòrum de Pal- 
lavicinis, in quo bo: me: cardinalis de Carpo residentiam faciebat». A 
e. 231 del prot. 5537 del not. Pechinolo vien descritta una casa dei fratelli de Ce- 
sarìis da Bologna « sita in urbe in regione Campi Martis, in conspectu palatii 
ubi num facit residentiam iilmùs et r."^*''' cardinalis Gambara, et ali resedit bo: 
me : cardinalis Carpensis, facieus angulum cum palatio ili. d. Helene Ursine « . 

Io non saprei spiegare perchè il cardinale abbia tolto in affitto il palazzo Pal- 
lavicini, quando egli stesso, o almeno la famiglia di Carpi, possedeva ab antico case 
e giardini in questa stessa contrada. Y'è memoria sino dall^nno 1536 di una casa 
dei canonici di s. Lorenzo in Lucina confinante con" la piazza di ugual nome, con 
una cappella di detta chiesa, e col viridarium D. Comitisse de Carpi 

23 



178 PAOLO IV. 1556 



ooLLisQuiEiN. (iiot. Bosìo, prot. 262, e. 9). Il sito continuava ad appartenere alla famiglia quasi 
GARraNs ^ mezzo secolo dopo, avendo io trovato ricordo nel 1573 di altra casa con orto e 
giardino di una tale Laura Sandona confinante coi beni della Contessa di Carpi 
(prot. 6228, e. 47). E nemmeno potrei determinare quale relazione possa correre tra 
questi beni e il « palatium cum domuncnlis circum circha • che i fratelli « Johannes 
Baptista et Sebastianus de Cardellis nec non Antonina eonim mater loca(veia)nt 
(a. 1587) B. do. in Chrìsto patri et doAiino Bidulfo Cardinali Carpensi tituli sancte 
potentiane « (prot. 94, e. 214). Può darsi nondimeno che i primi acquisti della fa- 
miglia in Campo Marzio datino dal 1510, nel quale anno Alberto prìncipe di Carpi 
venne a risiedere per la prima volta in Boma, come oratore del re Cristianissimo 
presso papa Giulio IL 

La storia dell'affitto del palazzo e giardino Cardelli al card. Pio è stata già 
narrata dal Tesoroni a p. 28 e seg. della memoria sul Palagio di Firenze^ Boma 
1889. « Un illustre personaggio • egli dice « era venuto a stabilirsi nel « palatium 
magnnm » , come è chiamato talora nei documenti di quel tempo, voglio dire il car- 
dinale Bodolfo Pio di Carpi . . . Egli aveva preso in affitto a breve scadenza il pa- 
lazzo di piazza di Bicci fin dall'agosto 1587 : indi nel settembre delFanno seguente 
convenne coi proprietarii che l'affitto si sarebbe steso a vita sua naturale duiante. 
Nella locazione erano comprese anche le casipole esistenti dietro il palazzo (nella 
via ora del Clementine), il giardino e tutte le altre pertinenze: la pigione annuale 
era di 400 scudi d'oro in oro da pagarsi a semestre anticipato . . . Dopo un decennio 
eirca, neiragosto 1547 la locazione venne rescissa di comune accordo delle parti, 
senza che se ne sappia precisamente il motivo (Not. Beynino, prot. 1488, e. 63): 
ma io credo che ciò avvenisse, perchè il card. Bodolfo intendeva recarsi, come infatti 
vi si recò, ad abitare il suntuoso suo {sic) palazzo, sito nello stesso rione di Campo 
Marzio, e rimasto celebre presso i cultori delle arti e delle antichità «.Abbiamo già 
veduto come il proprietario di questo secondo palazzo, ancora esistente con l'ampio e 
sdegnato cortile in sull'angolo della via di Campo Marzio e de Prefetti (tav. I*, 
n. 487, NoUi), fosse la famiglia Pallavicini. Nei conti di fabbriche di Giulio III 
del Monte per l'anno 1552, a e. 86' v'ò il notamente di scudi 17 e boi. 45 pagati 
a maestro Bernardino il 25 settembre « per tante spese fatte in acconciare la casa 
deiriU.™^ s. Baldovino del monte e ch'era prima del B."^ Carpi » . 

Le preziose collezioni del palazzo furono descritte dalFAldovrandi circa Tanno 
1551. Nella dedica di tale descrizione, fatta dall'editore veneto Giordano Ziletti « al* 
r illustriss. et honoratissimo signore Giulio Martinengo della Pallada ^ l'anno 1562, 
l'editore stesso dice di essere stato persuaso a ciò fare « perchè in essa si contiene 
il catalogo e la descrizione di tutte le statue e cose antiche, che sono nello stupendo 
palazzo e nella bellissima vigna del . . . S(ignor) Bidolfo Pio, cardinal di Carpi, la 
cui madre fu dell* illustrissima Casa Martinenga " . La descrizione occupa ben undici 
pagine del libro. L'Aldovrandi ci conduce, entrando, « nel primo studio • e poi nel 
secondo, nella « prima stanza ... in un altro studio contiguo alla prima suddetta 
qual'ò tutto foderato di velluto verde • e da ultimo in uno studiolo o gabinetto 
di curiosità. Ciò che sorprende chi legge la Guida dell' Aldovrandi è il fatto che Bo- 



PAOLO IV. 1556 179 



dolfo di Carpi fa lunico collezionista del cinquecento che meritasse tal nome nel senso ootusQuiaiN. 

HUIITI 

CAnneaiS. 



più rigorosamente moderno: perchè ^li non si acoontentò di raccogliere le solite ""^^^ 



statue, e i soliti basti ed epitafS, ma volse le sae core anche alle ceramiche italo- 
greche alla suppellettile domestica, alle terracotte votive, ai metalli, ai codici e 
manoscritti, ai sopramobili preziosi e ai quadri dei sommi maestri. 
Cito questi pochi brani del descrittore. 
« Sopra certi cornicioni che coronano lo studio (primo) da tutti i lati sono 
vinti vasi di terra antichi, posti con bellissimo ordine, quali sono dipinti... 
fra quali ve ne sono dieci grandi di bellissimo garbo. Sotto à questi nel primo 
grado di certe scancie che tengano grandissima quantità di libri scritti à penna, 
Oreci, Hebraici et Arabi, la più parte de quali sono libri rari et non più stampati. 
Neirultime scancie ci è gran quantità di epitaflBi antichi, et d*una egittiaca 
creduta di Cibele et è di pietra negra . . . Nelle tre ultime scancie è similmente 
posto gran quantità di epitafii ritrovati in sepolcri antichi. Sopra certe 
casse di noce intagliate et lavorate con molto disegno, che circondano lo studio, si- 
milmente piene di libri antichi scritti a penna, ci sta posto sopra una testa 
creduta di Canopo, etc . . . Havea lasciato anco di dire che in una delle casse di 
detto studio è posta gran quantità di figurine, vasi et teste, che lungo saria 
à raccontarle. Sopra certi gran cornicioni (del secondo studio) vi sono XXII vasi 
di terra pure antichi dipinti... Fanno fregio intorno (alla prima stanza) bellis- 
simi quadri di pittura di man di Raffaello d'Urbino, con molti ritratti d'huomini 
famosi venuti da pittori illustri, fra quali si vede quel di papa Paolo III, et 
Carlo V, imperatore... Mi è parso anco di far mentione d*uno oriolo eh* io 
vidi in esso studio, posto in un vaso di christallo di montagna, con due cornice d*oro, 
fra le quali si vedono di molte gioie, cosa bella ot di molto prezzo. Appresso questo 
studiolo è un camerino, anzi repostìglio, pieno di cose antiche, la più parte di me- 
tallo . . . figurine di uomini et vari animali, lucerne, vasetti, tali di crìstallOt cugni 
da far medaglie, celate, pezzi d'armatura da difesa, coltelli, pugnali, spade, ferri 
d'arme d'hasta, glande, pili, ferri di frezze, et altre arme missile, però tutte di metallo 
et d'una tempra durissima. Istrumenti da Chirurgi per medicare, sigilli, chiave, 
anella, fibule, et un bicchiere di cristallo pur antico di rocca, lavorato alla ruota 
sottilissimamente che non bastariano molti giorni à vederle, nonché a scriverle » . 

Alla contrada dei Cavalli, nel mezzo della quale trovavasi la vigna del cardi- 
nale, appartiene il seguente notevole documento che ho trovato nei registri delle 
Taxae viarum (A. S.), imposte dai maestri delle strade Domenico Negri, e Girolamo 
Altieri per Tanno 1562. Ne riceve illustrazione la topografia di tutti i giardini Quirinali 
del cinquecento. 

« Cum Mag.^' Dfki Magistri viarum prò ampliatione vie mentis quirinalis sive 
mentis cavalli ad latus palatii ho : me : B.""* Car.^'" neapolitani ex opposito domus 
seu domorum B."*^ D. Episcopi interamnensis intendant nonnollas domunculas inibi 
existentes dimere demos que ex mina huiusmondi recipìunt commodum taxaverunt 
Domus autem taiate sunt hec videlicet. 



180 PAOLO IV. 1556 



HORTI 
GARPBN8. 



cot.Lt8QuiRiN. a) M. Paulo Ghinntio per di qua et di la della strada ^ 6 

b) il vescovo di Como per tre case //IO 

e) il vescovo di Vercelli per il suo palazzo ^ 4 

d) li frati di s.^ Paulo ^ 6 

e) il s/ vincentio da monte Pulciano ^ 2 
/) lo arcivescovo Colonna ^ 2 
g) il vescovo di Tivoli ^ 2 
h) il Patriarcha di Aquilegia ^ 2 
i) M. lìone da fano ^ 2 
k) Il CardinaU di Carpi J 2 
[) M. Camillo sadoleto ^ l 
m) Monsignor della casa a s}° Silvestro ^ 2 
n) il falegname con quelle altre casette che sonno da quella banda J 6 

Non mi sarebbe possibile cementare questo notevole documento senza entrare 
nel vasto campo della topografia del Quirinale. L'argomento è già stato trattato per 
sommi capi nel Bull. com. tomo XVII, a. 1889, p. 379-381, e tomo XXIII, a. 1895, 
p. 101 e seg., e alle notizie quivi da me esposte aggiungerò queste altre più spe- 
ciali al caso presente. 

a) Vigna Ghinucci, Vedi Fulvio-Ferrucci, p. 63' . . . « tempio di Quirino . . . 
sopra la chiesa di san Vitale . . . i fondamenti del quale pochi anni indietro io vidi 
cavare nella vigna del reverendìss. cardinale Genutio auditore della Camera, 
ove sono molte tavolette di marmo et pezzetti di marmo del pavimento di esso 
tèpio » e Marliano ed. 1558, p. 98: « prope sancti vitalis... templum conditum 
fuit, ex cuius ornamentis in vinea Hieronjmi Genutii effossis cet. ». 

e) Il vescovo di Vercelli. Vedi if/raé/Zm ed. Schmarsow p. 26: «domus 
rev. Io. Stephani Ferrerii pedemontani card. Bononien. apud equos marmoreos 
cum hortulo et pulcherrimis habitationibus : non longe a qua est vinea domini ulixis 
de Fano •• Vedi anche la vignetta 32 di Stefano du Perac, nella quale sono rap- 
presentati « ì vestigli delle terme di Costantino . . . qualli per essere molto minate 
non vi si vede adornamenti ma solo grandissime muraglie et stantie massimamente 
nel giardino del car.^® di Vercellesi Guido Ferrerie, erede e successore del 
precedente. 

d) li frati de santo Paulo, presso la chiesa di s. Saturnino alle terme 
di Costantino. Vedi Grimaldi, cod. vai. 6438, e. 56, il quale racconta come la chiesa 
fosse inclusa « palatio seu coenobio monachorù. cassinensiù ... e regione portae palatii 
Apostolici « (via della Consulta) e come fosse « in palatio ipso, areae gratia solo 
acquata ^ nel biennio 1615-1616. 

f) lo arcivescovo Colonna. Vedi prot. 6169 del not. Reydet, ove a 
e. 73, e sotto la data del 1555 è descritta una vigna di pezze undici nel monte 
Cavallo presso la chiesa di s. Andrea e quella di s. Vitale, venduta dai Bidolfi ban- 
chieri fiorentini a Francesco Colonna arcivescovo di Taranto, e da questo 
rivenduta al banchiere Piei-antonio Bandini. È possibile che la vigna sia la stessa 



PAOLO IV. 1566 181 



posseduta più tardi da Gioyanna Colonna d'Aragona duchessa di Tagliacozzo, e da oolubquiiun. 
lei donata al p. Francesco Borgia per uso del Noviziato di s. Andrea. carpbns. 

Nel predetto documento dell* a. 1555 la vigna Colonna-Bandini si dice confinare 
da un lato (ovest) con quella dt)l 

^) vescovo di Tivoli, Marcantonio Croce, creato vescovo da Clemente YII 
ai 27 gennaio 1528, e durato al governo della sua chiesa sino al 1563. 

i) Messer Lione da Fano, nel sito del presente giardino publico qui- 
rinale, tra la chiesa di s. Andrea e il palazzo della Consulta. Ne ho parlato a lungo 
e con ampli particolari sulla famiglia Lanciarini da Fano, nel primo volume della 
Storia, p- 170-171. 

k) Giardino di Carpi, nel sito dello sferisterio e del giardino Barberini, 
tra il casino che serve di presente residenza a S. M. il re, e lo sbocco del vicolo 
di s. Nicolò da Tolentino. Parte del terreno era già stata del duca d'Urbino Fran- 
cesco Maria, e del cardinale di Mantova, Francesco Conzaga. 

Vigna del Sadoleto, la quale copriva lo spazio del presente giardi- 
netto reale, tra le chiese di s. Andrea e di s. Carlino, ed era stata donata dal cardinale 
Giacomo a suo nipote Camillo il 18 ottobre del 1547. Otto anni dopo, ai 10 di 
giugno, Camillo la vendeva a Roberto o Uberto Ubaldini banchiere e tesoriere di 
papa Paolo lY, al prezzo di scudi 1150. 

Questa vigna Salodeto-Ubaldini era divisa da quella Colonna-Bandini da un 
altro giardino appartenuto a Mattia Gherardi, maestro delle poste pontificie, e da 
lui venduto Tanno 1567 al cardinale Cristoforo Madruccio. 

La descrizione degli orti Carpensi scritta da Ulisse Aldovrandi, vince per la 
dolcezza del favellare e per senso d'ammirazione tutte le altre contenute nel suo 
aureo libretto. 

« Questo giardino, e vigna si può giudicare, e tenere non solo il più delitioso 
luogo da contado che habbia Roma, e tutta Italia, ma a punto un Paradiso terre- 
stre: perchè non è cosa, che per farlo compiuto, vi si possa desiderare: qui si veg- 
gono stanze bellissime, e comodissime, giardino, e vigna delitiosissimi et utilissimi ; 
una copia immensa per tutto di statue rare antiche, et altre opere di molta mera- 
viglia con tante loggie, e loghetti di diporto, che quando è qui Thuemo, non ha più 
che desiderare, per ricrearsi. Ma quello, che avanza ogni meraviglia, e questa arti- 
ficiosa e piacevolissima fontana, fatta in questa sua grotta con tanta arte e modo, che 
non si può maggiore amenità, ne diporto, per uno spirito gentile, e sciolto dalle pas- 
sioni volgari, desiderare. Ne si può credere certo da chi con gli occhi propri non 
vede il luogo. Possa il gentile spirto del suo signore goderla quanto, e come egli 
vuole, poi che mostra al mondo un'ombra de* riposi del cielo. 

Benché sia stato questo luogo delitioso e bello, assai lodato da molti dotti scrit- 
tori, non si può nondimeno della sua gran vaghezza credere, se non da quelli, che 
visto Thanno; perchè, come si dice, et è in effetto cos) ; questo bel giardino è uno unico 
esemplare, dal quale hanno à torre il modello tutti quelli, che vogliono ò pensano 
di fare in contado villa, che habbia a piacere )>. 

Di non minore entusiasmo si mostra ispirato il Boissard, quando scrìve di co- 



182 PAOLO ly. 1556 



ooLLisQuittiN. tasto ivogo d'iseEoto. « la gemelter Strassen (ria del Quirinale) aaf der rechten 
càRPBNs. ^^^^ hieramten, liegen Cardiiialìs Carpensis Lustgarten, welche mit allerhand Of- 
namenten geziert seyud. Dann in gante Bom, will wobl sagen, in gantz Italien, ist 
nichts lostigers nnd stattlicher zu sehen ... In den Karpensisohen Gftrten wir4 ftU^s 
gefunden, was der Mensch erdencken kan. Man vermeinet im Paradeiss za 
s^yn, so wnnder schdn ist alles gezieret » cet. (^). 

QM appunti abbastanza confusi dell*Aldovrandi ci mostrano i giardini Garpensi 
formati ik questo modo. Vi si accedeva dalla Pia-quirinale' mediante un portone mona- 
mentale ornato da « una testa gigantesca di Mednsa » . 

Una seconda porta, di riscontro air ingresso, dava accesso alla scala ornata di 
sfingi, conducente alla « loggia 6 cortiglio delle statue « nel cui mezzo sorgeva un 
« bellissimo e grandissimo albero ^ . Le sculture erano collocate sopra piedistalli 
inscritti lungo il perìmetro del cortiglio, alternandosi le statue con le erme iconogra- 
fiche. Seguiva il fonte-ninfeo con due nicchie in su i lati : « Dove è poi il vaso del 
fonte, dirimpeto a la loggia, si vede una Ninfa che giace, e dorme. Nò lati sono duo 
puttini ignudi stesi a giacere, e tengono in mano duo augelli aquatici dalle cui 
bocche esce Tacqua: amendue questi putti con viso rìdente risguardano la Ninfa: 
questa pare una opera divina non che humana». KAldovrandi segue a 
parlare della « loggia scoperta dove è la cisterna « sulla quale loggia aprìvasi, da 
un lato, la porta della vigna decorata con istatue di Pomona e di Flora, dalFaltro 
quella del giardino secreto pieno zeppo di scolture, di urne, e di monumenti 
epigrafici. « Sulla porta della vigna sono due piramidi e nella loro cima due palle 
tonde e nel loro mezzo è una testa. Entratosi dentro la vigna si truova a man manca 
sotto il pergolare una Nereide i> e una infinità di altre statue, pili, frammenti. 
« D*ogni intorno a questa pergola si veggono in terra sotto 1 banchi da sedere, da Ixxx. 
urne con varii epitafii, e figure vagamente iscolpite » . Il pergolare era, alla sua volta, 
circondato da « certi camerini intesti di frondi di arboscelli » ognuno dèi quali conte- 
nente una statua. 

Egli è in questi giardini, e non in certi pretesi orti ad templum Pacis, come ha 
creduto il Cancellieri, Possessi, p. 391, n. 3, che capitò allo stesso Giacomo Boissard 
la gentile avventura da lui narrata nella dedica della TopographiOy ed. Francfort, 
1617. 

I seguenti ricordi sparsi nelle coUettanee epigrafiche contemporanee riguardano 
le collezioni Carpensi. 

II Enibbio copiò ben 145 iscrizioni nei soli giardini del Quirinale, innanzi alla 
porta dei quali giaceva in terra il cippo di L. Mussius Aemilianus. Vedi ood. 
Berlin. A, 61 e f. 26. 

Il Pighio ne parla più volte a e. 114\ 166, 309' etc. del eod. Berlin, con ac- 
curate delineazioni degli oggetti: e. 17' Diana del Ludo Matutino; e. 166 cippo ci- 
nerario a quattro scomparti di Tiberius Claudius Yitalis architotto; e. 114' e 116' 
piedistalli del Comizio; e. 309' e 314' collezione di candelabri, etc. 

(>) Ho preso gli estratti della Topógraphia delPediz. di de Bry-Merian del 1681, la sola ehe 
abbia potuto consultare nel luogo doye sto correggendo le bozze di stampa. 



PAOLO IV. 1556 183 



Ligonca e. 370 del cod. paris. 1129, dice a proposito del tempio prenestino: golusquirin. 

BORTI 
OARPENS 



« le statue di questa dea finsero che havesse una pietra rotonda sotto de piedi, col ^^^^' 



Timone ... e col corno . . . come si vede neirimmagine di essa Fortuna portata in 
Roma nel giardino del cardinal pio decarpi, et nel proprio luogo si vede altre im- 
magini di diverse attitudini tra le quali vi è una di marmo negro che è vestita di 
veli sottilissimi scrollati et battuti dal vento » . Questi simulacri non sono ricordati 
nel catalogo deirAldovrandi, ciò ch« rende il racconto ligoriano più che sospetto. Il 
medesimo autore, Torin XV, nomina piii volte « THorto del cardinale di Carpi in 
Campo Martio « in opposizione « alle delitie antiche carpensi sul quirinale detto 
Montecavallo » . 

Per ciò che concerne Torigine e il luogo di provenienza dei marmi scritti e scol- 
piti, posso aggiungere poche informazioni a quelle già conosciute. 

CHIESE VARIE. Piedistallo dei ss. Giovanni e Paolo CIL. 1168. Cippetto dalla 
chiesuola di san Salvatore de* Cornuti alle terme di Costantino 371. Ara di Ercole 
da s. Ruflna, 277. Cippo di Albanius Prinoipianus da s. Andrea in Portogallo, etc. 

COLLEZIONI PRIVATE. Dalla Delfini o dalla Capitolina, monumento a Ve- 
spasiano restitutor aedium Sacrarum, 934. Dai Delfini lamina cupro-argentea 481. 
Dal Colocci, base dei Tibicines romani, q. s. p. p. s. 1053, e cippo di M. Livius 
Auctus 1953. Dai Mannetti, monumento dei Cottii 1396. Dai Mattei di Trastevere, 
altari della Dea Siria 116 e di Giove. 0. M. 117. 

CASTRA PRAETORIA. Base dei pretoriani, 209. 

DOMVS. Dalla casa di Fabio Cilene a s. Balbina piedistallo n. 1408 (il pro- 
dotto dello scavo fu diviso a metà col card. Cesi). Dalla Casa dei Valerli sul Celio, 
id. n. 1693. Dalla domus L. Mussii Aemiliani, di luogo incerto, cippo 1624. 

FORVM ROMANVM. La parte più considerevole dei maimi scritti trovati 
negli scavi del biennio 1547-48, quali Tara della Fortuna Seduce 197, e le basi 
di Costanzo ^82, di Valente 1174, di Gabinius Vettius Probianus 1156^ etc. 

FORVM TRAIANVM. Rilievo con la protome di Traiano tra le figure di Ercole 
e di Mercurio n. 937. 

OSTIA. Prezioso albo del collegio dei Fabrì Tignarli n. 1060. 

R* III. Ludo Matutino 352 (?) — R- X base della Foi-tuna Respiciens 181. — 
R' XIII. Dolocenum 391. — R* XIV. Scavo dell'area sacra alle Comiscbe 96. 

VIA APPIA. Titoli sepolcrali scoperti, presente il Ligorio, e da lui trascritti 
nella presente vigna Codini. Vedi C.I.L. tomo VI, parte II, p. 971 e seg. Base 
di Venere Placida scoperta « in vinca card, de* Savelli ad primum lapidem in via 
Appia» 783. 

VIA SALARIA. Ipogeo dei Calpumii Pisones nella presente Villa Bonaparte 1276. 

TEVERE. Cippo della terminazione di Callo e Censorino « repertus extra portam 
Flumentanam (del Popolo) inter Tiberìm et viam Flaminiam ad duos jactus lapidee 
ab ipso Tiberi distans » 1235.'' 

Si può osservare in ultimo luogo che, come i Bufini facevano ricerca di epi- 
tafiii di Hufini, ì Cesi di Caesii etc. così il card.. Pio cercò di raccogliere quelli 
portanti il cognome di Carpus, Vedi 8470 etc. 



184 PAOLO ly. 1556 



00LL18QU1RIN. SÌ haDDO boii poche rappresentazioni in istampa dei marmi Garpensi: nessuna 

CAKPKN8. °®^^^ Speculum del Lafreri, o nelle raccolte di Girolamo Porro 1576, di Lorenzo 
Yaccari 1584, di Giambattista Cavalieri 1585, di Girolamo Franzini 1599, di Fi- 
lippo Thomassin C. 1615: una sola nella seconda edizione del Yaccari, pubblicata 
Tanno 1621 da Gotofredo Scacchi (« Hercules marmoreus in hortis card. Carpensis •), 
e quattro nelle Insigniores Icones di Giangiacomo de Rossi. 

La coUettanea degli Inlustrium virorum vuUuSy edita da Antonio Lafreri nel 
1579, in collaborazione con Achille Stazio, contiene nella tav. Y 1* iroagiiie enea di uomo 
con lunghi capegli, e barba e baffi col nome EYPYFIIAHS inciso sulla spalla destra. 
La nota dice: •< apud Bodulfu Pium card. Cai*pensè e Thermarum Titi ruinis 
ut ferunt erutum «. Seguono Teiina acefala di Arìstogitone, tav. XXYII; l'erma di 
filosofo barbato XXII; quella di Omero XXYII, e quelle incerte XXXI, XXXYIII 
e XXXIX. Per quanto concerne i rami inseriti nella Topografia di Giangiacomo 
Boissard, essi non meritano né considerazione né fede. 

Nel volume Monti B del Gabinetto delle stampe di Parigi, si trova una rara 
stampa delineata da Philipp. Gagliard [sic) e incisa da C. Cungias, rappresentante 
un pergolato coperto da tetto di stoppia e sorretto da armatura di legname col ti^ 
tolo . « concameratae medicae mali tegentes in hortis card. Pii «i . Non sono certo che 
appartenga a quelli sopra descrìtti. 

Il loro fondatore morì nel 1564 ai 7 di maggio, dopo compiuti 63 anni, 2 mesi, 
e 8 giorni di vita. Il suo sepolcro eretto nel 1568 a spese di Pio Y, con 
1* opera di Leonardo Sormani da Savona, descritto dallo Schrader, p. 182', si trova 
nella chiesa della Trinità de* Monti, di contro la parete sinistra della quarta cap- 
pella, detta della Flagellazione. Dell* iscrizione (Forcella, tomo III, p. 125, n. 324) 
incisa in due specchi, a destra e a sinistra della mezza figura marmorea di Pio Y, 
rimane oggi la sola metà contenente l'elogio del defunto. 

Il preventivo di scudi quattrocento « mercedis magistri Leonardi scultoris Sao- 
nensis operis fiondi in eccclesia s."*' Trinitatis de Urbe circa sepulturam bo: me: 
card.^^" Bodulphi Pii Carpensis » si trova a e. 338, del prot. 1451 del noi Pelle- 
grini, sotto la data del 1567 ; e da esso si apprende come il monumento fosse ese- 
guito sul disegno (? iuxta designationem) di Ottaviano Schiratto, e quasi certamente 
a spese della Camera Apostolica. Nei registri dei mandati camerali per gli anni 
1567-68, a e. 74 ho trovato il seguente ordine di pagamento per un acconto di 
scudi 50 a tenore « chirographi S. Sanctitatis « diretto al tesoriere Bussotti. 

• Die vigesima secunda lunij i567. Magister Leonardus scultor Saonensis con- 
fessus fuit habuisse et recepisse a R. DAo Bartholomeo Bussotto thesaurarìo apllco 
generale infrascriptam pecuniarum summam de mandato et commissione prelibati 
S."^ D£Li nostri pp. ut asseruit solvi mandante meum mandatum ipsius B. D. The- 
saurary scutorum quinquaginta Mag."^^ D. Joanni Baptiste de Altovitis pecuniarum 
Camere ap.""* generali depositario directum que quidem senta quinquaginta prefatns 
B. D. Bartholomeus Thesaurarius dixit mandare solvi prefato magistro Leonardo ad 
bonum computum sue mercedis operis per eum fiendi in Ecclesia S.'"^® Trinitatis de 
urbe iuxta designationem'et dispositionem desuper fiendam per Octavianum Schirattum, 



PAOLO IV. 1556 186 



circa sepalturam bo : me: 111."^^ et B.""^ D. Bodulphi Pij Car.^^' Carpensis nuncupati, colusquirin. 

HORTI 
CARPRNS. 



qnam qnidem sepulturam prelibatus S.™"" Dflus noster prefato bo: me: Car.*^ Car- ^^^^^ 



pensi erigi et fieri mandavit et magister Leooardns scultor promisit in omnibus et 
per omnia iuxta et secundum snpradictam designationem ut supra per prefatum 
Octaviannm forsan factam sive fiendam circa supradictnm opus sepultnrae accurate 
et diligenter laborare. Aetum in domo prefaii B. D. Thesaurarij » [Not. Pellegrini, 
prot. 1451, e. 388]. 

La dispersione delle raccolte deve essere incominciata subito dopo la morte del 
loro fondatore per opera dei creditori o degli eredi, i quali, come ne insegna la 
esperienza di ogni tempo, ma sopratutto del presente, sogliono preferire il denaro so- 
nante alle avite artistiche glorie. Il giardino passò in proprietà degli Sfoi*za (il duca 
Paolo) prima, o al tempo, del viaggio epigrafico romano di Filippo de Winghe 
il quale ne parla come di « berti Carpenses olim, nunc S forti ani. Vedi CIL, 
VI, 116, 117, 305 etc. Poi sopravvennero i lavori stradali sistini per mezzo dei 
quali il terreno fu dimezzato, perdendo ogni vestigio di individualità. Figurano in 
primo luogo tra gli acquirenti delle scolture gli Estensi di Ferrara. Alessandro 
de Grandi antiquario e agente del duca Alfonso III « nel 1571 visitò le cose an- 
tiche dell'eredita Pio, che furono certamente acquistate, almeno in parte, dacché an- 
cora conservasi nel museo annesso alla B. biblioteca Estense la testa di Euri- 
pide, tanto stimata dal Grandi: testa in basalto, la quale porta un'iscrizione che 
e* insegna come appartener dovesse al cardinal di Carpi. Acquistato fu pure di quella 
raccolta il cosidetto Letto di Policleto, poiché esso si rinviene nel catalogo 
dei marmi del duca Alfonso II, e la bella testa di Lucio Vero, descritta dal- 
TAldovrandi, che ancor si conserva. Nel 1576 scrive lo stesso Alessandro Grandi, 
d*avere esaminate, per ordine dell* Oratore Estense in Boma, quattordici teste di 
filosofi, e una di Marco Aurelio imperatore ». Vedi Venturi, La r. galleria 
Estense in Modena, 1882, p. 73; e Fiorelli, Documenti^ tomo IV, p. 453. 

Il Venturi dice che il « Letto di Policleto « , antico bassorilievo rappresentante 
un triclinio, fosse quello stesso che il duca Alfonso I fece ricercare da Baflfaele 
d'Urbino nel 1517, come risulta da una lettera del vescovo Costabili, edita dal Cam- 
pori nelle sue Notizie inedite. 

Atre traccio della via presa dai marmi del card. Pio, dopo l'abbandono della 
vigna, sì trovano nel tomo VI del Corpus Inscr. Lai. Sedici cippi inscritti pas- 
sarono, con la vigna stessa, a Paolo Sforza : quattro agli Sforza e poi ai Giustiniani 
di porta del Popolo: uno al Cataio, uno a Firenze, uno a villa Giulia, uno ai Pa- 
lesi, uno a Branderburg, uno a villa Albana, uno ai Molara, mentre undici si dicono 
periti. Questa strana dispersione fa supporre che la miglior parte dei marmi sia 
caduta nelle mani di negoziati antiquarii, i quali gli abbiano rivenduti al minuto. 



24 



186 PAOLO IV. 1556 



IL GIARDINO DEL CARDINALE DI FERRARA. 

COLLIS QuiRiN. GrHzie alla pubblicazione dei Registri di spese del card. Ippolito d'Este fatta 

dal prof. Venturi nei fascicoli V-VI del terzo tomo déìV Archivio Storico dell'arte^ 
lo studio delle raccolte formate da quell* illustre mecenate entra nella Storia degli 
scavi piuttosto che in quella dei musei. E in siffatta guisa vi entrerebbero tutte le col- 
lezioni antiquarie romane descrìtte dall' Aldovrandi o illustrate dal Salamanca, dal 
Porro, dal Lafrerì, dal Cavalieri, dal Yaccaria e da altri intagliatori in rame, se 
fosse ugualmente nota Torigine delle opere di scoltura in esse esibite. Ma la parte 
di gran lunga maggiore dei tesori messi insieme nel cinquecento da nobili e da pre- 
lati, serba tuttora il mistero della provenienza, di maniera che, fatta eccezione per 
i musei Capitolino, Vaticano, Giulio, Farnese, Carpi, Mattei e d' Este, dovrò rilegare 
tutti gli altri al prossimo volume quarto, il cui interesse è concentrato nella storia 
deirArte, piuttosto che in quella delle ricerche archeologiche del secolo decimo sesto. 

Il cardinale Ippolito, figlio di Lucrezia Borgia e fratello del duca Ercole II di 
Ferrara, educato alla corte di Francesco I, eletto cardinale nel 1539 « tornò Tanno 
seguente in Francia, recando con sé oreficerie di Benvenuto Cellini, e copie di statue 
antiche . . . armature di Giampietro armaiuolo pel Connestabile, pel Delfino, pel 
capitano della cavalleria reale ; ritratti, medaglie antiche, un cavallo con fornimento 
d argento ... Il suo gusto educato e fine ne fece il consigliere artistico di Fran- 
cesco I : Sebastiano Serlio gli edificò un palazzo a Fontainebleau : il matrimonio tra 
il duca di Guisa e la principessa Anna sua nipote ne accrebbero la grandezza . . . 
(dopo Tassassinio del duca di Guisa) partì di Francia di nascosto, cerco a morte dai 
segnaci del Beza. A Roma trovò Pio V aspro, inesorabile ... ed egli allora si ritirò 
a Tivoli a goder la quiete della sua villa, dove le statue deirantichità classica vede- 
vansi dall'alto delle fontane coperte di smalti e di coralli « . (Venturi, 1. e). 

NelTarchivio di Stato di Modena si conservano i seguenti documenti relativi alla 
raccolta del cardinale. (1535) libro de Aventari de Robe de monsignor R.^^ arci" 
pischopo de Milano: (1540) libro del Thesorero m. Tomaso Mosto: (1550) Gior- 
nale del cardinale Ippolito segnato -}-• Roma tenuto da m. Benedetto Bordocchio: 
(1554) Maneggio di m. Raffael fiesco per le spese- Zornale: (1555) Giornale de 
Entrata e Uscita: (1559-60) conto del sig/ Giovan batta Roma: (1560) dinari 
della Protettione di Francia: (1561-62) registro deli mandati de Dinari che si 
faranno pagare per le mane et Banco delti Mag,^^ Grillandari: (1561) conto ge- 
nerale del card. Ippolito: (1564-65) èro /^/o delle fabbriche tenuto da Rigo sprin- 
gale: (1565) Registri mandati segnato -{-, (1565) denari rascossi et pagati per 
conto della Protettione per il mag.^^ Tassone: (1566) libro de Minuti Piaceri — 
Fabbriche di Montecavallo. Depositarii diversi: (1568) Conto generale. Giornale di 
le fabbriche: (1569) Conto generale: (1570-71) Protettone di Francia: (1572) 
Conto generale. 



PAOLO IV. 1556 187 



Questi documenti abbracciano dunque il periodo 1550-1572 che è quello della collisquirin. 

HORTl 
RSTENS. 



maggiore attività archeologica di Ippolito d*Este la quale si svolse in due centri "^^^^ 



principali, cioè nella villa di Tivoli, e nel Giardino di Montecavallo. Della prima si 
è parlato a lungo e con molta copia di documenti nel tomo II, p. 113 e seg. 

Della seconda ho raccolto queste poche memorie. 

Il cardinale aveva abitato, prima di incominciare i lavori del giardino, nelle 
case degli Orsini a Montegiordano. Ciò risulta dal segnente inedito documento, che 
si trova a e. 818 del protocollo 6150 del notare Bejdet. 

« Die i4 maij i549. Mag.^*^" Dììs Bartholomeus Bussottus mercator Bomanam curiam 
sequens procurator IH."" dfii Camilli ursini de nomentana domicelli romani 
substitutus a dfio sancte de vitelleschis de corneto cive romano procuratore 
prefati IH. dfii Camilli ad infrascripta facienda specialiter deputato vendidit 111."^^ et 
Bev.™** dfto Hippolito estensi car.^^ de ferrara licet absenti mag.^® etB.^° dfio 
Alexandre rossetto clerico ferrariensi prefati B."^^ dfii car.^^" agenti et procuratori pa- 
lati um prefati 111. dfii Camilli sui principalis situm in urbe in monte Jordano 
iuxta bona IH. dfiipauli giordaniursini domicelli Bomani ab uno ab altero Palla- 
tium III. dfii vale ri j et fratrum etiam de ursinis et ab alijs lateribus vias publicas ad 
huiusmodi palatium inhabitandum et seu inhabitari facieudum alteri tote tempore 
vite prefati B."* dfii Hippoliti car.^»' de ferrarìa et vita ipsius car.^*' tantummodo 
durante prò pretio scutornm mille quingentorum auri cum pactis casu quo dictum 
palatium prò ornamento et decoro strate nove que vadit a Ponte sancti Angeli ad 
montem Jordanum in aliquo dirueretur et damnificaretur quod prefatus B."^"' dfis car.^^' 
teneatur et debeat illud adaptari facere bene et omnes expensas prò dieta damnifica- 
tione et diructione supportare. Actum Bome in domo habitationis prefati B.^^ Alexandri 
rossetti » . 

Questo documento è interessante perchè serve a spiegare certi ricordi dei Be- 
gistri, rimasti oscuri sin qui, e relativi a traspoi*ti di opere d'arte incominciati 
Tanno 1554 e compiuti nel 1565 « da monte Giordano a Montecavallo » essendo 
manifesto che, prima che il cardinale pensasse di procurarsi un giardino « in Colle » , 
aveva già ornato la sua residenza ia Panico con istatue e busti. Ma non saprei definire 
quale parte abbia avuto in questi negozi di Montegiordano Claudio della Valle antiquario- 
collettore: « (1561, 12 luglio) a gianino et compagni fachini per sua mercede d'haver 
portato in casa di m. Claudio a monte giordano sei teste di marmo et una 
figura. (1561, 29 luglio) scudi 442 e boi. 38 a m. Claudio de Valle per il pretio di 
una statua et sei teste di marmerò che esso ha dato a S. S. 111.°"^ » . Merita anche 
ricordo il pagamento di « scuti dua donati a dodeci facchini che hanno portato doi 
stattue di marmo di S.^^ Pietro in Vincula a montegiordano «i fatto il primo 
maggio 1560. 

Il card, d* Este formò la sua collezione quirinale con ricerche dirette nei siti di 
scavo, e con acquisti di opere d'arte da negozianti e da collettori. 

Alla prima categoria appartengono innanzi tutto gli scavi e le scoperte fatte per 
la costruzione stessa del giardino nel sito del presente palazzo reale. « In monte Qui- 
rinali horti sunt magnificentissimi Ferrariensis cardinalis, quibus nulli Bomae arbo- 



188 PAOLO IV. 1566 



coLLisQuiRiN. rìbus splondidiores, ut sylvae speciem praebeant et labyrinthi. Hac re vincant Car- 
ESTRNs. penses, licet antiquitatìbus, prìscisque ÌDscriptioDÌbas inferiores » . (Hondio, p. 52). Le 
sne imprese si veggono ancora espresse a musaico negli arconi incontro all'organo 
idraulico. Vedi Ciacconio in F/tó, III, col. 651; Libanori, Ferrara d'oro, 11, p. 108; 
e Ligorio, Torin. tomo XV, e. 157, il quale dice così: « (Templum Florae)del quale 
insino ai giorni nostri erano rimasti i Testigli della testa (testata) d'opera lateritia 
incrostata di marmo, et neiredificar de giardini del signor Hippolito cardinal di 
Ferrara sono finiti ^ . I registri delle spese ricordano scavi per le « grotte vicino à la 
fontana d'abbasso » e il ritrovamento di grande copia di travertini fatto da 6io : 
Maria cavatore « nella via nuova di Montecavallo davanti alla casa di Valerio 
Cicli » scultore. Vedi anche Vacca, Mem., 8 e 41 relativi a scoperte di statue fatte 
in Panisperna e nei giardini Colonna « ad templum Solis » . Gli altri luoghi di scavi 
ricordati sono: 

R * X • PALATIVM. « (1566, 28 maggio). Scudi uno contati, a certi fachini che 
hanno portato una statua ... la qual si è cavata al Palazzo maggiore. (1566, 
10 giugno) scuti 15 donati a Qio: maria cavatore qual cava a S. S. Illma et ha 
trovato una bella figura di Villano che si cava uno spino d'un piede — 
(1569, 20 luglio) a m^. Qio: maria da Modena cavator scudi sei a conto della cava 
del Palazzo maggiore — (1570, 5 marzo) a spesa di statue scudi settantacinque 
pagati a m. f r a n c.^ S a n e o n e et m. Leonardo Sormano per il precio di una statua 
del naturale di una Mazzona che ha venduto a S. S. lU.'"^ — (1570, 11 giugno) 
scudi due b. 56 a m.^ Giovanni della Pieve di polinego per opere sedici con un suo 
compagno alla cava del palazzo maggiore » . 

ISEVM. Par certo che fossero eseguiti scavi in uno dei due Iséi di Boma, a 
cagione del grande numero di statue e statuette « negre » acquistate dal cardinale. 
Quella registrata il 20 luglio 1568 è indubbiamente una Iside spicata, benché le si 
attribuisca il nome di « Cerrare di marmo nero minore del naturale » . 

DOMVS VALERIORVM. Vedi sopra a p. 69, e CIL. 1684, seg. 

VIA APPIA (1560, 16 ottobre). « A Domenico Martello per diverse opere fatte 
incavar a casale Bitondo et a capo dei b u o i per trovar antiquità. (8 dicembre) 
a Pietro facchino et comp.^ per diverse portature fatte di statove marmi et altre cose 
a Monte cavallo. (1569, 1 aprile) scudi 28 b. 20 all'Abbate di s. Sebastiano per 
il prezzo della metà d'una statua di fauno comperata da lui et post dal S. Aless. 
de Grandi * . 

LABICVM? (1568, 28 maggio) « scudi 11 a Alessandro da Cesena per la 
quarta pai'te d'una statua negra che si è trovata alla Colonna in casa de m\ 
Lena bolognese » . 

Tra i collettori che venderono, donarono o scambiarono scolture col cai*dinale 
figurano : 

CAPRANICA ANGELO (1572, 5 agosto) • scudi vinti al S.*" Angielo Capra- 
nica per pretio de una Minerva senza testa, et una testa di termine frusta » . 

CHIGI LORENZO (1570, 12 marzo) «scudi cinque a Silvestro carratier contati 
per haver condutto dal guardarobo del sig."" Lorenzo Ghici (cioè dalla Farnesina. Vedi 



PAOLO IV. 1556 189 



il volarne precedente a p. 177-179) dui statue et una pilla che ha donatto detto collisquirik 

HOKTI 
ESTENS. 



sig/ Lorenzo a S. S. 111.™* » . Le scolture furono « smurate dal posto » . ^^^^^ 



MVSEO CAPITOLINO. Sugli scambiidi scolture fatti col Po: Ro: nel biennio 
1568-1569 vedi il volume precedente a p. 81-83: ma pare che le relazioni archeo- 
logiche tra le due parti risalissero a più antica data, trovandosi registrato nei Conti, 
sin dal 24 aprile 1566, il pagamento di « scudo uno B.^^^ ottanta a Pietro facchino 
per portatura d*una statua d' Apollo da Campidoglio a Monte Cavallo «. I mede- 
simi Conti narrano come Tantiquario Stampa facesse eseguire lo scambio del 1568, 
ai 28 di settembre, offerendo al Po: Bo: un Mercurio e un Bacco, che si tro- 
vavano nello studio del restauratore Nicolò de' Longhi, e ritraendone una « Venere 
et la Tetiche ». 

DEL BVFALO PAOLO. Il giorno 24 luglio 1572 per decreto di don Vincenzo 
Fuscherio indice del tribunale civile erano state messe all'asta alcune scolture, rac- 
colte nel giardino di Paolo del Bufalo al Nazareno (ad fontem Tri vii) : « que quidem 
statue sunt hec videlicet, quattro statue de muse grandi de naturale, tre con la 
sue Testa anticha et una senza testa, item un'altra statua d'una Minerva quasi de 
naturale con la testa, item un'altra statua d'un Consolo con testa antica minore 
del naturale, item un Cerbero et un leone, que omnes statue insimul collecte 
ascendunt in totum ad numerum undecim » . Essendone restato aggiudicatario Fran- 
cesco Plantanida, lo Stampa s'adoprò perchè ne fosse fatta cessione al card, d' Este. 
Ed è perciò che nel giorno 11 agosto successivo, adunatisi gli aventi interesse « in 
domo solite habitationis supradicti d. Vincentii Stampa, Bome in regione Pontis » 
alla presenza dei testimonii Fabio Laudi da Pistoia, e Francesco Cenci da Milano, 
e col ministero del notare Cesare Lotto Quintilii fu stipulato il contratto di acquisto 
a favore del cardinale per il prezzo di 155 scudi [Not. Quintilii, prot. 3934, e. 358]. 
Non so por quali ragioni il negozio ebbe a soffrire ritardi: ma risulta da un atto 
del notare Leonardo Astronio [ivi, prot. 435, e. 77] che il Cerbero ed il Leone rima- 
nessero nel giardino del Bufalo per tre interi anni, essendone stati rimossi, mediante 
atto legale, soltanto nel luglio del 1575. 

BELVEDERE (1566, 19 marzo) « scudi 12 a 6io: facchino et compagni per loro 
condotta di cinque statue di marmo chei hanno condotto da Belvedere nella 
guarda robba di Monte Cavallo. (26 marzo) a Bernardino carratier scudo uno baj. 80 
per portatura d'un vaso grande di marmo levato da Belvedere «. 

BRVNORIO ALESSANDRO (1566, 20 gennaio) < scudi 23 a m. Alessandro 
Brunorio per una statua di marmo di Diana antica ». 

CVCCINI MARIANO (1568, 22 gennaio) « scudi uno baiocchi cinquanta con- 
tati a m. Mariano Cucino per il prezzo d'un pezzo di marmo che ha dato per fare 
un brazzo alla statua Colossa » . Il marmo in questione era stato trovato negli scavi 
eseguiti da Mariano, figliuol di Girolamo Cuccini, nelle fondamenta della loro casa 
che stava sul vicolo dei Taro li (Nelli, n. 116) tra il presente palazzo Ceva-Roc- 
cagiovane, e il grande emiciclo orientale del Foro Traiano. Ciò avvenne nel 1555. 
Vedi il volume precedente a p. 124. 

MORONE CARDINALE. (1568, 1 aprile) • scudi 33 pagati a m. Marcan- 



190 PAOLO IV. 1556 



COLLIS QuiRiN. toDÌo Villaniarina Segretario deiriU.'^® Morene per la consegna d'un Niletto, testa 
E8TENS. ^^ Meleagro et testa d'Alessandro Mammeo ». In altro ricordo del medesimo 
negozio si dice che il « linetto, Testa di Meleagro et testa d*Aliss. Mameo « erano 
passati per le mani del mezzano Alessandro dò Grandi. 

vescovo di Narni, e possessore di un terreno 

archeologico sulla strada Pia-quirinale, di prospetto al giardino estense. (1568, 8 
febbraio). Bicordo del dono fatto al card. Ippolito di una «statua nera », forse di 
Ercole, poiché si parla, poco stante, nei Registri dì un peso di marmo nero acqui- 
stato per restaurare un Ercole. (1568, 7 maggio) « A m. Ferino del Gagliardo 
per avere restauratto la statua di marmo nero maggiore assai del naturalle 
che accompagna quella del vescovo di Narni, cioè di fargli una testa mo- 
derna » . 

BORROMEO CARD. CARLO. (1568, 26 ottobre) « scudi 3 b. 10 a m. Vin- 
cenzo Stampa per . . . far portare la Venere donata dal cardinale borromeo da 
S.^^ Persedia a Monte Cavallo ». Sulla qual donazione tornerà il discorso nel pros- 
simo volume quarto, dove tratterò ex possesso delle raccolte statuarie formate dal 
santo prelato. Vi devono essere stati anche scambi tra i due collettori, essendovi 
memoria nei Registri Estensi del pagamento di scudi tre baj. sessanta fatto il 
13 luglio 1561 « a diversi facchini per haver portate certe figure allo 111.™° car.^* 
Borromeo » . 

GRIMANI CARD. MARINO. Appunti di spese fatte « per avere achoncio la 
Venere che già fu del patriarca di Aquileia». (Vedi il volume precedente a 
p. 157-158). 

BELLAY CARD. GIOVANNI. (1560, 22 dicembre) i« a m. Biniero di Cesis et 
per lui a m. Carlo Massaini scudi sette di moneta per resto et final pagamento 
(erano già stati pagati se. 11) de li marmi statuarii havuti dalV eredita di Mons.'' 
Ill.™« di Bellay » . 

PALOSI (?) lACOBACCI (?). (1560) «^ per bavere achomodata una testa anticha 
che sichonpero da quello della Dogana». Tale indicazione può riferirsi tanto 
ad Antonio Palesi, quanto a Giacomo lacobacci le cui insigni raccolte antiquarie, 
descritte dalFAldovrandi a p. 183 e 184, si trovavano «presso a la Dogana». 

STAGLIA NICOLO. Ricordato come venditore di una « statua di marmo detta 
il Commodo » . Forae si tratta di Messer Nicolò Stagni la cui casa « presso Tarco 
di Camillo, e dietro la Minerva » vien descritta dal medesimo a p. 251. Conteneva, 
oltre a « molti torsi antichi vestiti, e mani, e piedi, e varii frammenti » due capo- 
lavori • ritrovati su V Esquilie presso le sette Sale in una vigna di questo genti- 
r huomo » cioò « un bellissimo Hercole ignudo co la pelle del Leone sul capo, che 
li cinge il collo, ma non ha ne mani, ne piedi, che sarebbe una opera troppo rara. Si 
vede presso la sua man manca una mano di putto, che egli doveva bavere forse in 
braccio » . La seconda era creduta di Giove o di Nettuno. 

CASTALIO (?) CESARE. (1568, 18 giugno) « Scudi cento a. m. Cesare Gustaglio 
Romano per tre statue di marmo intiere antiche due grande del naturale et una 
d'un Putto ». 



PAOLO IV. 1556 191 



Il card. Ippolito fa coadiuvato nei suoi acquisti da una schiera di antiqnarii e collisquirin. 

HORTI 
ESTENS. 



mezzani, fra i quali ricordo Antonio Salvi, Federico Donati, Antonio Bertoletti, An- "°*^^' 



tonio Salvi, Accursio Accursi, Arduino Sgatta, Francesco del Scheia, Alessandro dò 
Qrandi, Antonio delle Medaglie, Vincenzo Stampa, Leone Orefice, Vincenzo Camera, 
Mario Ciotti, Giovanni Bianchetti, Tommaso de Mosti, e <( Giuliano Cirugicho di 
SS. III."* » . 

RISTAVRATORI. Le scolture che man mano erano trasportate nei magazzini 
della villa Quirinale nel loro stato frammentario, venivano restaurate e rese perfette 
dai più valenti artisti dell'epoca. I registri delle spese nominano Iacopo Sansovino 
e Giovanni Fancelli come autori della copia in bronzo del Cavaspino donata dal 
cardinale a Francesco I: Girolamo da Carpi il quale, dice Giorgio Vasari « a 
Monteoavallo accomodò le più belle e ricche statue antiche che sieno in Boma ^ : 
Simone doli e suo figlio Valerio: Battista Tagliapietra: Antonio e Andrea 
Casella: Pierino del Gagliardo: Antonio, Nicolò e Siila Longhì: il Maturino 
e Pietro de la Motte, Orazio Nobili e Francesco Meli. Giovanbattista della 
Porta ò ricordato come restauratore del Colosso di Tiberio : ma non avendo compiuta 
Topera, gli amministratori di Casa d*Este conchiusero patti con Gillo della Vel- 
lita fiammingo perchè fosse portato a termine. Il contratto a ciò relativo è stato 
pubblicato neir Archivio storico dell'Arte, tomo III, dal prof. A. Venturi. Anche 
il Maturino moriva nel 1568 mentre attendeva a racconciare una « statua a sedere » 
e la sua eredità fu raccolta dal suo allievo Sperandio de Finis. Bicordo da ultimo 
il nome di Leonardo Sor mani che si occupò nel 1569 delle sculture trovate dal 
Bonconi nella sua vigna palatina. 

I registri estensi danno poche e incerte notizie sulla disposizione del giardino 
incominciato a spianare sino dal 1554. Nel 1560, abbattutosi un boschetto, vi si 
costruì una fonte, si piantarono aranci, e si eresse una loggia dipinta a fresco da 
Girolamo Muziano. La fonte aveva il nicchione incrostato di smalti turchini, con- 
chiglie, e madreperle, con una statua di Venere restaurata da Valerio Cicli [per 
bavere fatto la testa e un braccio et bavere finite le ganbe e buchatole quella izine 
mancha alla Venere esposta alla fontana della logia]. I registri parlano anche di un 
padiglione con parapetto ornato di vasi e di una statua di « erchole el quale 
ropono i fachini cioè inele ginocchia in parechi pezi * : del Bosco, delle Grotte 
vicine alla fontana d'abbasso: della fontana del Francese circondata di 
termini di travertino, cui aveva rifatto le teste Pierino del Gagliardo, scultore, e 
della fontana dell* ovato «con in mezzo una statua di Trevertino detta FAI- 
brenia ». 

II cardinale fu anche generoso donatore. Nel 1570 offerse ali* imperatore più 
casse di scolture. Le casse, fatte da Pietro Paolo Legi da Volterra e contenenti 
nove statue, furono carreggiate da Boma a Pesaro da Cristoforo Paglialonga: e sei 
statue in sette casse da Vincenzo da Cagli. 



192 PAOLO IV. 1556 



OOLLISQUIRTN. 



DOMVS POMONIPORVM — VIGNA SADOLETO — VBALDINI. 

Novembre 1558. Qaesto famoso giardino il quale, prima delle riforme stradali 
di papa Sisto, si stendeva parallelemente alla strada Pia, dalla chiesa di s. Andrea 
de Caballo al sito di Muzio Mattei (palazzo Albani alle Quattro Fontane), abbracciava 
gli avanzi di due insigni monumenti, cioè quelli della domus Pomponìorum e 
quelli della domus Flaviorum, trasformata più tardi in «templumFIaviaegentis«. 

S* ignora il nome del possessore del sito prima dei Sadoleto. Il più antico do- 
cumento d* archivio, a me conosciuto, che ad esso si riferisca, è un'atto di donazione 
rogato il 18 ottobre 1547 dal notaio capitolino Ercole Forciroli (tomo 58, e. 61) 
col quale Giacomo Sadoleto, cardinale di s. Pietro in Vincoli, dona a suo nipote Ca- 
millo una vigna con case, giardino, e altre fabbriche, posta presso la chiesa di s. Su- 
sanna (quella pib vicina di s. Andrea de equo marmoreo era allora « ignota et sine 
clericis * e profanata), confinante a sud con il vicus Longus, a ovest con la vigna 
di Leone da Fano, a nord con l'alta Semita, a est con la vigna degli eredi di Fran- 
cesco Scimi (?). Il donatario ne prese formale possesso il giorno 21 ottobre dello stesso 
anno 1547. Otto anni dopo, ai 10 giugno 1555 « il nobile Camillo Sadoleto chierico mo- 
danese vende la sua vigna giardino e casa, sita nel monte Cavallo presso la vigna 
del sig. Leone del qd. Ulisse da Fano da una parte, ed i beni del sig. Camillo (Sa- 
doleto predetto?)... dall'altra, avanti e dietro le vie pubb.® (Alta semita e vicus 
Longus) al Mag.^^ Sig. Roberto Ubaldini citt.° e mercante fiorentino per il 
prezzo di se. 1150 > (prot. 6168, e. 222). 

In questo terreno, l'anno 1558 del mese di novembre, avvenne la scoperta della 
casa de' Pomponii intorno alla quale vedi le autorità citate dal CIL.y 1492. Vi si 
rinvenne (dicesi), affissa a una delle colonne del peristilio, una tavola di patronato 
in bronzo, col decreto pronunciato dai quatuorviri e dal senato di Ferentino Tanno 
101 e. V. per stringere patto di clientela con T. Pomponius Bassus discendente del- 
l'Attico amico di Cicerone. Vedi Ball, com. tomo XVII, a. 1189, p. 880 e Rhein, 
Mu8. 1894, p. 399, 403. Accennano a questi scavi il Manuzio, nel codice vaticano 
5327, e. 137, ove la tavola di patronato si dice « Bomae in Quirinali reperta 
mense novemb. 1558 in vinca cardinalis Sadoletti nunc Uberti Ubaldini» eLigorio, 
Torin. XV : « nella parte del colle Quirinale ... era la casa di T. Pomponio Basso, 
dove anticamente si chiamava Malo punico e presso la casa Flavia, dove i Pomponii 
ebbero un gran palazzo, con molti ornamenti di statue di marmo e di bronzo, se- 
condo mostravano le diverse cose de diverai fragmenti, tra i quali era questa me- 
moria di una tavola di bronzo intagliata e fitta in una colonna, la quale hebbe 
M. Uberto Baldini tesoriere pontificale » . Non può cader dubbio che la casa trovata 
negli scavi del 1558 sia quella stessa della gente Pomponia, ricordata le tante volte 
da Cicerone, come vicina al tempio di Quirino e al tempio della Salute. L'istesso 
avviso ha manifestato il de Bossi nella Roma sott, tomo II, p. 281 discutendo la 
cristianità dei Pomponii, della quale si è avuto sentore negli scavi delle cripte di 
Callisto. Vedi anche il tomoi, p. 318, n. 1: Fea, Fasti, XLVII: Henzen, Ann. Insl. 
1844, p. 40 etc. 



PAOLO IV. 1556 19S 



Il Ligorìo aggiunge questi altri particolari. collisquirin. 

lorin. IX. K Di questi amori ne sono molti: duoi grandi del naturale in casa 
di M. Stephano del Bufalo uno di marmo Parie Bianco, Taltro del Negro limense, 
i quali furono trovati nel monte nelle rovine della casa di Proculo gran* dottore in 
leggi. Unaltro è in Mantua trovato sul colle Quirinale del bianco marmo, ch*era 
nella casa di Pomponio Attico, trovato da Vlysse da phano et dato alla gran 
Marchesa di Mantuani alta et generosa donna. Dui altri erano nella libraria pia 
carpensa trovati neirEsquilie da monsignor Francesco del Nero ». 

Torin. Vili. (Lungo e spiritoso articolo sulle Grottesche, che egli dice aver 
veduto nei sepolcri lungo ciascheduna via consolare) » come ancora nelli Tempietti 
(cubicoli cemeteriali?) trovati interi sotto delle rovine della via appia spianati da 
M. Atio Arcioni: si come anchora nell'ai tii Tempietti spianati per fare i bastioni 
in porre in fortezza il borgo di san Pietro, ove erano suggetti di simboli con- 
solatorij, funerali di diverse memorie et fatti egregij . . . Simili sorte di pitture si 
vegono nella villa Hadriana... in Roma nelli luoghi dove furono le case delli 
Vespasiani, dove fu un bello cryptaportico rovinato sul quirinale dairUb al- 
di no, et nel cryptaportico guasto appresso alla Flavia et alluogo già detto Ma- 
lopunico, guasto da M: Leone da Fano ove fu già la Casa di Pomponio at* 
ti co. Et nella casa Flavia di dietro al Tempio della Pace dove bora è l'Horto di 
Monsignor Aurialo (Silvestri) Firmano . . . nelluogo dove fu fatta la vigna di Mon- 
signor Jane Gadi chierico di camera presso delle Therme Traiano, et delle Ti- 
tiane Vespasiano, et presso le Thermo Perinthie, nel vico antico già detto Sigillare 
... et. in alcuni luoghi del colle Palatino... nelli Horti Sallustiani nelli fianchi et 
nelli volti delle Scale ... In altri simili pitture havemo viste Topere di Volcano, 
Tamori che havevano spogliate Tarmi agli Dei et le portavano per Tarla, ch'erano 
dipinte in una stanza nelle Esquilie, la quale da scolorati pittori furono guastati, 
onde Raphaele prese la istessa inventione nello nozze di Hebe con Hercole dipinti 
nella loggia di Angusto Ghisi ... et ne fece una nobile pittura » . 

Il secondo isterico edificio scoperto nel giardino Sadoleto-Ubaldini è la « domus 
Flaviornm regione urbis sexta ad malum Punicum, quam (Domitianus) postea in 
templum gentis Flaviae convertii * (Suetonio, Dom. 1) nella quale furono deposte le 
ceneri di Vespasiano, Tito, Giulia e di Domiziano stesso. 

Il Pighio che visse in Soma dal 1547 al 1555, parlando dello strano rilievo 
CIL, 334, lo dice scoperto « in yinea card. Sadoleti in Quirinali in ipsa domo 
Flaviorum «. Anche Ligorio Taddita come termine di vicinato per la casa Pom- 
ponia nei passi poco stante riferiti. Quivi deve essere stato trovato sino dai tempi 
del Marliano il cippo terminale « ìnter duos parietes ambitus privat. Flavi Sabini « . 
Mi sia concesso citare anche una volta la testimonianza di Ligorìo, Ottobon^ 3374, 
e. 263, e Torin. XV, verace nella sostanza, se non nei particolari. « Templum Mì- 
nervae Flaviae. Fu uno bollo edifizio posto nel mezo delTatrio della casa Flavia al 
malo punico, di forma circolare col pronaos davanti exastylo dell'ordine composito. 
Lo quale edificò Flavio Domitiano et vi sacrificava secondo li suoi insogni che spesso 

25 



194 PAOLO IV. 1556 



COLLIS QuiktM. si trovan . . . anche a Miner?a, come dice Caio Svetonio, et di qnesta antica et bella 

et ornata opera vi rimanevano i vestigj et fu qaivi dal cardinale sadnleto 
trovata limagine di marmo della Minerva col scudo imbracciato che mostrava di lan- 
ciare vibrare 1* basta, ma dopo la morte desso cardinale variando la fortuna, 
sondo da mano in mano venduto il luogo venne in mano a M. (u)Baldino (u)Bal- 
d i n i fu spianata ogni memoria, et vi furono trovate varie imagini di marmo senza 
teste « . Questo racconto è sostanzialmente confermato dal Vacca, Mem. 38 : « Mi ri- 
cordo presso... strada(Pia) verso s. Vitale vi fu trovato un tempietto con co- 
lonne di marmo bigio africano, di venti palmi l'una (m. 4,46); non sovvenendomi 
se detto tempio fosse di pianta rotonda ovvero ovata • . 

Nell'Inventario dei beni del fu Roberto Ubaldini Mercante fiorentino seguente 
la romana Curia, fatto il 22 decembre 1570 da Marcantonio Ubaldino tutore dei 
fratelli Girolamo, Lelio, e Mario, a e. 599, si leg&:e: 
« In Tinello 

Un Commodo in forma d'Ercule intiero 

Una Testa di Esculapio 

Una statua d'unlmperatore senza Testa e braccio 

Tre torzi di figurette piccole 

Più Capitelli, et altre cose di Marmo 

Una tavola 

Una Banca lunga 

Sei Pezzi de Colonne tra grandi, et piccoli de quali sono su la piazza di 
san Giovanni de Fiorentini, et parte tengo alla nostra casa in via Paolina . . . 

Actum Rome in Palatio Curie Capitoli] eius solite residentie presentibns ibidem 
lohanne q. Petri Gallina de Prato Hetruriae, et Emilio q. Bernardini Maccabeo de 
Tuscanella rom: curiam seqnentibus Testibus». [Not. Prospero Campana, prot. 418,. 
e. 580, A. S.]. Questi marmi devono essere stati trovati negli scavi descritti di 
sopra. Altri marmi figurati e quadri di pregio si trovavano esposti nel predetto 
palazzo di abitazione in via Paolina, come apparisce dal seguente documento che 
ricorda la triste fine di questa illustre dinastia bancaria. 

« Die 2i mensis Novembris i592. In nomine Domini Amen Mag.^°' Marcus 
antonius Ubaldinus olim d. Roberti dnm viveret nobilis fiorentini consentien- 
tibus magnificis DD. Johanne baptista Ubertino, Johanne Giraldo, et Aurelio Pu- 
starla ab Universitate Creditorum ipsius Ubaldini et sociorum de preterito Urbis 
deputatis domum ipsius Ubaldini sitam in Regione Pontis in via Bancorum 
e conspectu Ecclesie sanctorum Celsi et Juliani a parte anteriori et in via Pau- 
lina ab alia parte et ab uno latere iuxta bona Venerabilis societatis Annunciationis 
Beate marie supra Minervam et Venerabilis Monasterij sancti Cosmati et D. Ma- 
riani Capocij salvis alijs si qui etc. ab alio vero latere versus Pontem confinata est 
Iuxta bona 111.*^' D. Horatij orice llarij cum omnibus eius membris et cum 
omnibus signis tabulis et sedilibus armarijs et telarijs in dieta Domo muro 
fenestris et alijs locis aflBxis et alias quomodolibet ibi existentibus eiceptis Bancliis 
ad usum rationis Bancharie vendit D. Horatio lano de brisichclla faventine diocesis 



pAor.o IV. 1556 195 



Aromatario in Urbe nunc in dieta via Baochoram habitanti Et hanc venditionem coli.isquirin. 
fecit precio scutomm quatuor millium et qaingentorum Actum Bome in Regione 
Pontis in Banco dìcti mag.''' libertini sito in vìa Bancorum ^ [Not. Francesco Belgio, 
prot. 628, e. 245]. 

Ricorderò in ultimo luogo cbe i Sadoleto e gli Ubaldini non si contentarono di 
spianare ogni vestigio di antichità sopra terra, ma sventrarono anche il sottosuolo 
con latomie, cunicoli e gallerie, in parte scavate nel cappellaccio, in parte nel banco di 
pozzolana. Queste si diramano sotto l'antico Orto del Noviziato, oggi giardinetto di 
Casa reale. Alcune frane avvenute nel 1876 consigliarono Casa reale a colmarle alla 
meglio, prima che fossero esplorate. Io ricordo di averne vista una, alta 3 metri, in 
fondo alla quale scorreva un'abbondante capo d'acqua. Vedi Nardncci, ìognalura, 
p. 44 e seg. 

GIARDINO DELLA CROCE D'ARAGONA. 

Situato nel luogo della presente chiesa di s. Andrea, e del distrutto monastero 
delle Cappuccine (Ministero della r. Casa e giardino publico) Il Martinelli dice 
della prima « an. 1561 erat parochiale omnìno desertum et desolatum et sino po- 
pulo » I suoi ruderi e l'area circostante appartenevano, circa quei tempi a Qiovanni 
Andrea della Croce vescovo di Tivoli, il quale ne fece più tardi cessione a Gio- 
vanna Colonna d'Aragona duchessa di Tagliacozzo. 

La pia dama, alla sua volta, ingrandita la proprietà con quelle già Sadoleto- 
Ubaldini, e Lanciarini da Fano, concesse la metà orientale ai Gesuiti per uso di 
noviziato, l'altra, verso i Cavalli marmorei, alle suore Cappuccine per uso di cenobio. 

Nel protocollo 195 del notare G. B. Amadei ho trovato un atto del 18 novembre 
1566 col quale la predetta duchessa « fa donazione al padre Francesco Borgia ge- 
nerale della Compagnia di Gesù ed in suo nome alla chiesa di sant'Andrea seu no- 
viziato di detti padri posto nel rione di Trevi nella strada di porta Pia di un giar- 
dino valutato scudi tremila, e di altri tremila in tanti beni e danari, e di una 
parte della sua casa seu palazzo verso la chiesa di detto sant* Andrea, e di un parte 
di terreno contigua sino alla strada di S. Vitale » . 

Frattanto la Compagnia del Crocifisso nell'oratorio di s. Marcello aveva incomin- 
ciato a fabbricare, l'anno 1574, la chiesa e il monastero delle Cappuccine, nel sito 
donato dalln duchessa con atto dei 24 agosto. I lavori furono compinti, sotto la 
direzione di Giacomo della Porta, nel 1576, come apparisce dalla iscrizione che ho 
publicata nel tomo VI iélY Archivio S. R. Storia Patria^ dal cod. barber. XXX, 89. 
Vedi anche il « Ragguaglio della fondazione del ven. monastero delle . . . Cap- 
puccine a Montecavallo « del Cancellieri in Cod. vaL 9162, ove si parla anche, se 
la memoria non mi fa difetto, del dono fatto alle monache dal popolo romano delle 
ferramenta e dei legnami sopravvanzati dai lavori del ponte di Santa Maria. Chiesa, 
monastero e giardino furono aboliti nel 1888, unitamente alla edicola nella quale 
erano dipinte le « nove chiese « mèta di pellegrins^gio in occasione de' giubilèi. 



196 PAOLO IV. 1556 



THERMAE CONSTANTINI — CASA E GIARDINO ACCIAIVOLI. 

coij.isQuiRiN. Il 7 magfsfio 1561 Nicolò Cartaccio da Visse, procuratore di donna Eleonora Celili 

s ad qnam spectat unum yiridarìuDfi cum domo et aliis pertinentiis situm in monte Qui- 
rinali in conspectu yel quasi ecclesiae s. Silvestri, mediante via publica » rescinde 
la locazione col vescovo di Bisignano Sante Sacchi, e concede « iardenum praedictum 
D. Bernardo Acciaiolo nob. fior, prò pretio se. 400 • (protoc. 6186, e. 50). L'Accia- 
inoli si dilettava di ricerche antiquarie, tenendo come socio il capitano Mario Spiriti. 
L*uno e Taltro sono già apparsi come compagni di scavi nel tomo II, a p. 225 e 
seg.: Tuno e Taltro sono nominati dal Vacca a proposito di ricerche in altre parti 
della città. Al giardino quirinale appartengono le seguenti memorie: 

« Appresso il giardino del capitano Mario Spiriti si trovarono sette teste di Sa- 
bine molte belle, con conciature di capelli molto capricciose; come anche un pilo 
ovato di marmo parie con il bassorilievo di Bacco, tirato sopra il carro dalle Bac- 
canti, alcune delle quali danzavano e suonavano cembali, e i satiri con le tibie. Il 
tutto fu comprato dal card, di Montepulciano, che le mandò a donare al re di Por- 
togallo ; ma Tinvidioso mare se le assorbì » . Mera. 50. 

« Mi ricordo che nelle terme di Costantino sopra monte Cavallo, innanzi a 
s. Silvestro, in un luogo di Bernardo Acciainoli, nel cavarsi, furono trovate certe 
volte sfondate piene di terra. Risolutosi egli di nettarle vi trovò dentro molti pezzi 
di colonne statuali da 30. palmi lunghe, e alcuni capitelli e basi. In capo di esse 
volte trovò rimurato con un muro che non era fatto a piombo ma mal fatto. Bisol- 
vendosi di romperlo sfondò in due volte quali erano piene di ossa di uomini. Es- 
sendo mio amico mi mandò a chiamare ; vi andai e vi entrai con gran fatica, perchè 
vi era da cinque palmi di vano dalla sommità della volta al piano delle ossa; e 
dove mettevamo il piede affondavamo sino al ginocchio . . . Potevano esser lunghe da 
cento palmi e di vano sino a trenta (m. 22,30 X 6,69) . . . quel muro malfatto che 
stoppava dette volte, non significava altro che a quelli muratori pareva mille anni 
di fuggire il gran fetore di quelli cadaveri » . Mem, 102. 

Circa la metà del secolo deve essere stata ritrovata la bella iscrizione relativa 
ai risarcimenti delle terme, fatti Tanno 443 dal prefetto Petronius Perpenna Magnus 
Quadratianus CIL, 1750. Fu copiata dallo Smet « in aedicula deserta s. Helenae 
retro ipsa thermas « , e dal Ligorio » in s. Helena sotto le terme Constantiniane la 
quale chiesa (non ricordata dall'Armellini) è stata disfattta dalle monache di s. Lo- 
renzo in Panispema » . 

« Nel Quirinale, non molto lungi dalle terme di Costantino, dalla parte che è 
volta alla punta del Viminale, è stata à di nostri ritrovata una cappella, che per 
li pesci e conchiglie dipintevi si è creduto che fosse di Nettuno », Aldovrandi 
Mem. 6. 

Hanno studiato gli avanzi delle terme Fra Giocondo, B. Peruzzi, du Perac e 
seguaci, Wingaerde, Palladio, Grimaldi, e Alò Giovannoli. La scheda Uffizi 1535 del 
Giocondo, contiene molti particolari di basi fregi e cornici sopracariche d'intagli. 



PAOLO IV. 1556 197 



La scheda 559 del Penizzi riproduce in pianta il fianco sud-ovest delle terme « in collisquirin. 

monte cavallo discontra à san Silvestro « , ritrovato nelV abbassamento generale del 

piano Tanno 1878. La vignetta 82 del du Perac mostra che Tarchitettura delTedi- 

ficio, goffii e pesante, era identica a quella dell* Aula senatoria, della Hienisalem, e 

delle terme diocleziane, con timpani acuminati e cornici di mattone, rette da modi* 

glioncini di travertino, e con volte decorate da grossi cassettoni simili a quelli della 

Basilica nova. La leggenda dice : < vestigij delle Terme di Costantino . . . qnalli per 

esser molto rovinate non vi si vede adornamenti ma solo grandissime muraglie et 

stantie massimafhente nel giardino del . . . car.^* di Vercello (Ferrerie) et da poiché 

io designai questa parte vi sono fabbricate case et granarli, di modo che al di doggi 

non si puoi più vedere ». Del resto, sino dal 1450, il Bucellai aveva osservato: 

t^ come le terme di Corneglio fossero il forte cascate *. Il panorama del Wingaerde 

che ha per centro le terme stesse è stato ampiamente illustrato nel Bull. com. 

tomo XXIII, a. 1895, p. 81 e seg., tav. VI-XIII. 

La contrada era popolata di chiese. Oltre quelle di s. Elena e di s. Silvestro, 
rinseparabile compagno di Costantino, già nominate di sopra, si ricordano quella di 
8. Salvatore de' Cornelii, o de' Cornuti, o de Caballo, dedicata piii tardi a s. Giro- 
lamo, Armellini 253. Fu atterrata da Paolo Y, e stava nel cortile del palazzo Ben- 
tivoglio. Quella di s. Saturnino è detta « in regione equi marmorei cui ab uno la- 
tore paries antiqua » in una carta del 1060 ap. Galletti, Cod. vai. 8049. Nell'anno 
1615 il Grimaldi copiò una lapide posta « supra porta Ecclesie parve s. Saturnini 
martyris site in vertice mentis Quirìnalis » che ricordava abbellimenti fatti da 
Sisto lY. Egli descrive la chiesetta come « inclusa in palatio seu coenobio mona- 
chorù, cassinensiù in palatio ipso aree gratia solo aequata é regione porte palati i 
apostolici " . Yedi Cod. vai. 6488 e 56'. 

L'Armellini p. 259 ricorda un rifugio delle zitelle povere con annessa cappella 
di s. M. delle Yergini costruito fra i ruderi delle terme nel 1593-95, e distrutto 
nel 1615 dal card. Scipione Borghese. 

CASE E GIARDINO ARCIONI. 

In un atto testamentario rogato dal notare G. B. de Goronis il 6 marzo 1516 
vien nominato «lo termine piccolo degli Arcioni contiguus alio termine do- 
mine Athie de Arcionibus » (prot. 645, e. 45') : ma dato anche che queste indica- 
zioni vadano riferite alle terme di Costantino, egli è certo che il grosso delle pro- 
prietà degli Arcioni stava dalla parte opposta alle terme, attorno al sito di s. Silvestro; 
la qual chieda, oltre al nome de Caballo ha portato anche quello de A r eh i o n i b u s . 
Yedi Bull. com. tomo XXIII, a. 1895, p. 93. Si ricordano tre antichi edificii da 
questa parte, e sono: il Sacellum Semonis Sanci Dii Fidii, un mitreo e 
un tempio (?) di Serapide. Il Mitréo è probabilmente invenzione ligoriana. Yedi 
Cod. Torin. XY, e. 68 (iscrizione falsa) « trovata nelle rovine del tempio del Sole 
Mithra che fu sul colle Quirinale, dove bora è la casa dell'Arcioni sotto l'hortulo di 
s. Silvestro». Id. Cod. paris. 1129, e. 303: la forma (del tempio) è questa qui sotto 



198 PAOLO IV. 1556 



ooLLiBQUiRiN. disegnata (manca) del quale si veggono alcuni vestiggi sotto la chiesa di san Sil- 
vestro, dove à nostri giorni fu cavato da Antonio antiquario... Le colonne 
che ornavano il tempio erano del marmo mischio rosso e bianco « . Queste dubbie 
notizie ricevono una tal quale conferma dalla scoperta notata dal Yignoli, de coL 
Ani. p. 174, di una « tabula sacrificium Mithriacum repraesenlans^ alta quatuor 
palmos, lata octo (m. 0.89 X 1.78). Beperta propre rudera Turrìs Mesae, quae a 
nonnuUis ad Solis templum ab Aureliano oxtructimd refertur. Nunc in aedibus Co- 
lumnensium «. Vedi CIL. 726. Anche resistenza di un tempio di Serapide rimane 
dubbia. Dice il medesimo codice, e. 156': « templum Sarapidis. Fn opera di Marco 
Aurelio Antonino Helagabalo, la quale fu nella parte che sta sotto della chiesa di 
san Silvestro verso Toccidente ove vi rimane la cavea et absida della sua tribuna, 
ove cavandosi a di nostri furono trovate le colonne del marmo giallo, et vi fu tro- 
vato un fragmento d'ima inscrìttione portata in santa Agatha . . . « . Ligorio allude 
al pezzo di epistilio CIL. 570, che sappia.mo essere stato impiegato come materiale 
da costruzione in s. Agata sino dal medio evo. Vedi intorno a questo santuaiio 
Becker, p. 583 ; Preller, p. 124, 134 e il Bull com. tomo XXIII, a. 1895, p. 54. 
Il seguente brano di un atto rogato agli 11 gennaio 1538 dal not cap. G. B. 
de Paolis (prot. 288) illustra la topografia di questa parte del Quirinale : « dominus 
Petrus de Stia modernus abbas sanctae praxedis cum toto ordine Yallombrose prò sol- 
vendis decimis et aliis prò bellis centra Turchas imminentibus vendidit in alodium 
liberum et franchum domino Oratio de Farnesio onam domum cum... orto 
propre sanctum Silvestrum de monte caballo, et in qua idem dominus abbas 
eonsuebat habitare, cui ab uno strata publica, a secundo quidam locus ste- 
rilis, a tertio bona domini... (sic) de Archionibus et a quarto domus sancti 
Laurentii de saneto Miniato * . 

SACELLVM SEMONIS SANCÌ. 

« Lapis tiburtinus litteris maguis et accuratis saeculi fortasse secundi nuper 
(1590 Winghe) repertus in Quirinali in bortis clericorum regularium apud ecclesiam 
sancti Silvestri « dedicata « Sanco Sancto Semoni deo Fidio » dalla « decuria sacer- 
dotnm Bidentalium ». Vedi Baronie ad ann. 44, tomo I, p. 319, e CIL. 567. Sui 
ritrovamenti avvenuti nello stesso luogo Tanno 1889, vedi C. L. Visconti in Séudii e 
doc. di Storia e diritto^ anno II, 1881, p. 105 e seg. 

SCAVI DI MVZIO MATTEI. 

• Mi ricordo che nella via, che parte da Monte Cavallo e va a porta Pia, al 
tempo di Sisto V, vi furono fatte quattro fontane, di una delle quali è padrone 
Muzio Mattei, che fabbricando in quel luogo vi trovò un sacrifizio con il vitello, ed 
alcuni leviti, un Bacco due volte maggiore del naturale, con un Fauno che lo so- 
stenta, ed una tigre in piedi, che mangia dell'uve, una Venere ed altre statue di 
buoni maestri. £ perchè detto luogo fa capocroce alla strada che va a s. Maria Mag- 



PAOLO IV. 1556 199 



giore, volendo la gente fabricar case, si sono scoperte molte fabriche povere, che colmsquirin. 
piuttosto tenevano di stufe plebee, che altro ». Vacca Mem, 87. 

Nella ristampa delle Antiquarum Slattcarum icones di Lorenzo Yaccario e 
Gotofredo de' Scalchi fatta da Qiangiacomo de Bossi in anno incerto, col titolo di 
insigniores statuarum U. R. icones^ è riprodotto il gruppo descritto dal Vacca nella 
tavola 37, con la leggenda « Bacchus cum sileno Colossus mirae pnlcbritudinis in 
Palatio Miitii Matthaei in Quirinali ibidem nuper repertas». 

E quando il terreno fu tagliato per lo mezzo dallo spendido rettifilo Trinità — 
s. M. Maggiore, la parte oggi occupata dalla chiesa e convento di s. Carlino alle 
Quattro fontane fu venduta da Muzio Mattei al banchiere Pier Antonio Ban- 
di ni (da non confondersi con gli Ubaldini o Baldini nominati disopra). Negli atti 
dei maestri delle strade Ludovico Santini e Tarquinio Cavalletti che si conservano 
nel tomo 82, credenzone IV delVArchivio Capitolino è registrata una concessione di 
« filo » al predetto banchiere « per fabbricare nel terreno avuto da Muzio Mattei alle 
quattro Fontane, tagliato dalla nuova via ». Il rescritto porta la data del 10 aprile 1587. 
Neiristesso giorno fu data licenza alVabate Antonio Qrimani, il cui giardino fron- 
teggiava quello Bandini dall'altro lato di strada Pia, di sostituire un muro di cinta 
e un portone monumentale alla siepe e al cancello che ne deturpavano Taspetto. 

MAGNANAPOLI. 

1566, 26 aprile. « lohanni Bapte de Comitibus licentia effodiendi in horto suo 
seu viridario prope Turrim Militiae dummodo fovea in ciyptae modum non fiat 
qua in vias publicas et viciniores domus penetrari non possit* [A. S. Vat. Divers^ 
tomo 225, e. 55]. 

Quest'orto o viridario rappresentava la parte principale dei possedimenti dei 
Conti alle Milizie, dopo che il principe Giovanni Battista aveva venduto il proprio 
palazzo a Porzia Massimi nel 1568, per trasformarlo in monastero di santa Caterina 
da Siena. ' 

1588, 15 gennaio « Licentia effodiendi prò DfLo Fabrìtio Buccapaduli. 

D. Fabritio Bnccapadulio Bom.^ Tibi ut in itinere seu vìa antiqua que 
tendit a Monte Magnapoli ad ecclesiam Seti Laurentij in Pane et Perna dum- 
modo quoscunque lapides etiam marmoreos porfireticos Tiburtinos nec nos statuas 
et figuras etiam aenas necnon aurum excavare libere valeas harum serie facultatem 
impertimur Volumus autem qnicquid inventum fuerit D. Horatio Boario Com.'''^ a 
nob. deputato denunciare tertiamq partem » [Provv.** del Cam. 9" tomo, a. 1587-88, 
e. 128']. 

1594. «Nella vigna del sig Domenico Biondo alle terme di Costantino 
nella rupe di Monte Cavallo, quest'anno, vi si è trovato nn Apollo di marmo grande 
al naturale con le ali agli omeri, cosa non più veduta da me (vedi Winckelmann, 
Storia delle Arti, ed. Pea, tomo I, p. 295, 347); ed alcune teste di Termini, tra 
quali vi era un Pan cornuto con peli di capra, ed una Ci b eie torrita sedente 
sopra due leoni, da buon maestro lavorati » Vacca, Mem. 49, 



200 PAOLO IV. 1566 



SCAVI INCERTI. 

coij.isQuiRiN. 1561. Nei registri del card. Ippolito d'Este relativi alla fabbrica del suo giar- 

dino-museo nel sito del presente palazzo reale, si ricordano grandi scavi di massi scol- 
piti in travertino operati da Gio. Maria cavatore « nella via nuova di monte 
cavallo davanti alla casa di Valerio Gioii * scultore. 



DOMVS L- MARII VEGETINI COS. 

L'Alciato è il solo epigrafista che ricordi la scoperta del piedistallo CIL. 1455 
avvenuta « in monte Quirinali prope thermas in vinea d. 0. Bonathi scriptoris aposto- 
lici ». Un*alti*a base dedicata al medesimo magistrato fu vista dal Bianchini il 17 
dicembre 1708 nel palazzo Massimi- Albani alle Quattro Fontane (ivi, 1456). . 

MITHRAEVM IN VALLE QVIRINALI. 

« Mi ricordo che fu trovato nella vigna del sig. Orazio Muti, dove fu trovato il 
tesoro (descritto nella Mem. 7), incontro a s. Vitale un idolo di marmo alto da 
cinque palmi, il quale stava in piedi sopra un piedistallo in una stanza vota, con la 
porta rimurata ed aveva molti lucernieri di terracotta intomo, che circondavano col 
becco verso Tidolo, il quale aveva la testa di leone e il resto come corpo umano: 
s^veva sotto li piedi una palla dove nasceva un serpe, il quale cerchiava tutto Tidolo 
e poi con la testa gli entrava in bocca ; si teneva le mani sopra il petto, tenendo in 
ciascuna una chiave; ed aveva quattro ale attaccate agli omeri, due volte verso il 
cielo e le altre chinate vei-so la terra, lo non Tho per opera molto antica, per essere 
fatta da goffo maestro ... Io ho fatto diligenza di vedere detto idolo ; ma morto il 
detto sig. Orazio, gli eredi non sanno che ripiego s'abbia avuto ». Vacca Mem. 116. 

« Mi ricordo che dopo il suddetto idolo nel medesimo luogo ne trovarono un'altro, 
ma di bassorilievo con la testa di leone, ed il resto corpo umano, dalla cintola in 
giii vestito di sottil velo, aperte le braccia: in ciascuna mano teneva una facella: due 
ale verso il cielo e due verso la terra : fra esse gli usciva un serpe ; e del lato dritto 
aveva un*ara col fuoco, e usciva al detto idolo per bocca una fascia, la quale an- 
dava sopra il fuoco di detta ara ». Id. Mem. 117. 

Nell'anno 1869, appena iniziati gli scavi de Merode per Tapertura di quella 
che è poi divenuta via Nazionale, attraverso il terreno già degli Stati (NoUi B', 
presente angolo via Nazionale-via Venezia), fu scoperto un altro interessante spelèo 
mitriaco, intieramente scavato nel tufo, con vestibolo lungo m. 3,60, largo m. 0,83, 
e cella con nicchie ed ara, larga m. 3,18, profonda m. 2,65. Questo sotterraneo san- 
tuario è certamente diverso da quello descritto dal Vacca, considerando che nella 
predetta tavola B* del Nolli il terreno Muti è diviso da quello Stati da una vigna 
intermedia^ ^appartenente ai Ghislieri. 



PAOLO IV. 1557 201 



L'OLMO DELLA VALLE. 

1559-1562. CAMPVS AGRIPPAE? I documenti del tempo parlano di lavori collisquirin. 
stradali eseguiti lungo il piede del Pincio e del Quirinale, dalla via due Macelli 
al Nazareno, al Trivio, e fin dietro il palazzo Colonna. Con atto rogato dal not. Ste- 
fano Maccarani prot. 972, e. 438, Marcantonio Colonna concede a Gianvincenzo Stram- 
boni UQ pezzo di terreno in regione del Trivio, dietro il suo palazzo, vicino ai beni 
di Alessandro Nisi, Cola Yalentini, e Domenico Infessura, con patti speciali circa la 
possibile apertura di una strada. La contrada, che denominavasi delTOlmo della 
valle, è meglio descritta nel seguente notevole documento. 

« Die i8 Novembris i559 Indictione 3. In mei etc. personaliter constituta No- 
bilis mulier diìa Tiburtia de maristellis locavit in emphiteosim et in per- 
petuum Nobili viro dfìo Petro paulo mutiano de calcaneis romano regionis 
columne cannas centum viginti septem et palmos octo cum dimidio ad mensuram 
senatus terreni ex solo seu terreno horti si ve viridarij ipsius d&e Tiburtie positi 
rome in regione Trivij ubi dicitur ad ulmum de valle videlicet cannas 
octo et palmos octo in facie vie, que venit a porta flaminea, et se iniungit in 
via que tendit ad portam salariam, et ad dictum ulmum della valle cui ab 
uno latere est aqueductus fontis Trivij dividens dictum hortum et bona d. Hie- 
ronimi de cuppis, sive eius uxoris trahendo lineam ab aque ductu usque ad 
turrim inclusive, que est in dieta facciata, et mensura una cum dieta turri an- 
tiqua in dicto terreno existenti ac certo alio torrione, seu massitio ubi est 
furnus in fine dicti terreni, et retro est in mensura cannarum septem, et palmorum 
septem trahendo lineam a dicto aqueductu prope dictum turrionem sive massitium 
inclusive, et per longum a facie seu via predicta retro per cannas decem et septem 
in circa, que canne terrarum mensurari debeant per peritos commnniter eligendos, 
iuxta bona diete dfie Tiburtie, et ab alio latere, et retro est terrenum, sive hortns 
cum gittello d&e Tiburtie locatum d. Bernardino de bubalis ab alio Elisabette 
galle a parte retro per fianco reservata tamen porticella per quam populus Bomanus 
habeat aditum seu ingressum in aqueductum predictum, et quod officiales populi 
Romani possint ire et redire prò visione dicti Aque ductus per introitum domus 
dicti dai Petri pauli; Hanc autem locationem fecit dieta dAa Tiburtia quia dictus 
d&us Petrus paulus imperpetuum solvere promisit qnolibet anno Julium unum prò 
qualibet canna dicti terreni cum pactis quod dictus Petrus paulus teneatur super 
dicto solo sive terreno edificare seu edificar! facere unam domum valoris centum 
scutorum Convenerunt ulterius predicta dfia Tiburtia ac diis Petrus paulus quod si 
contingat uUo unquam tempore effe di seu excavari si reperiantur aliqui lapides 
marmorei Tiburtini, aut peregrini in eventum quo ipsi lapides non eicedant in totum 
unam carrettatam quod ipsa carretata tantum in totum sit ipsius d. petri pauli, 
exceptuatìs bonis reperiendis subtus turrim antiquam que omnia sint ipsius 

26 



202 PAOLO IV. 1557 

COLLIS QuiRiN. d. petri pauli, ab una vero carrettata sapra fient due partes equali portione, et di- 

vidautur si Tero reperiantur statue et figure marmoree, auree, ferree, argentee, 
aut alterius generis, sive aliqua quantitas auri, argenti, ferri, heris, aut aliud intel- 
ligatur genus sint in totum ipsius d. Tiburtie. Àctum Rome in domo diete d. Ti- 
burtie » [Not. Stefano Maccarani, prot. 972, e. 264]. 

Sembra dunque che la strada dell'Olmo della valle, detto anche l'olmo di 
Tre io, seguisse Tandamento dell'acquidotto Tergine, sul tracciato della presente via 
della Stamperia, dei Luccliesi e della Pilotta. In altra apoca del 1562 (ivi prot. 972, 
e. 621) il predetto giardino Maristelli è detto corrispondere » versus stradam pub- 
blicam noviter constructam in B. Trivii ad ulmum de valle «. Questi 
luoghi appariscono assai ricchi in cose di scavo, perchè in tutte le apoche succes- 
sive per enfiteusi o acquisti di terreni si trova sempre il patto di riserva per for- 
tuite scoperte (prot. 973, e. 60 etc). Però la fabbricazione dovè procedere lentamente 
perchè nel 1567 si trova ancora ricordata una «vinea cum domo fratrum de 
Liliis in B. Trivii in loco detto Telmo della valle (ivi e. 180). 

Non saprei affermare se Telmo di Treio o della Valle sia una cosa sola con 
Telmo dei colonnesi, del quale parla Ligorio Torin, X. « Laco di Ganymede . . . 
del quale havemo veduto le reliquie di marmo et del recettaculo del fonte fatto di 
forma decagona, alto cinque piedi et di quindici di diametro, et attorno allabro molto 
ben lavorato uscivano l'acque . . . dove nel mezzo da uno scoglio surgeva la imagiue, 
la quale fontana era nella estrema parte della cantina de Padri de Santi apostoli 
verso la piazza chiamata deirulmo de Colonnesi et in casa Colonna habbiamo 
veduto un tempo la stessa imagine di Ganymede la quale fu donata al vescovo di 
Pavia governatore di Boma * . 

Questa contrada, dal Trivio ai ss. Apostoli, era allora ricca di ruderi sporgenti 
dal suolo, dei quali parlano i protocolli notarili del tempo. Tedi prot. 67 F di 
Evangelista Bistucci in A. St. Cap: « mcccdxxi mensis maij (}ie xiiii. Nobilis 
vir lohannes ... de Marcellinis de regione Trivii vendidit . . . lacobo de Placentia 
procuratori Nutij lohannis Yensi de Castro Cavarum domum terrineam et solai-a- 
tam et tectatam et cameratam cum voltis subtus se cum conta parte orti . . . 
versus lo capocroce de Treio usque ad quemdam parietem seu fundamentum 
parietis a n t i e u m situm versus lo Capocroce de Treio etc. etc. Que domus 
cum orto posita sunt in regione Trivij in loco qui dicitur la cos(c)ia de ca- 
vallo ». 

Seguono due patenti di scavo rilasciate Vanno 1569 dai maestri delle strade Lu- 
dovico Santini e Girolamo Spannocchi. 

« 1569, 3 Agosto. Per tenore delle presenti e p. l'auta del nostro magistrato 
conced.<* lic/* al Magnifico Sig. Marcello Gabrielli Bomano di cavare nella piazza 
del TO Imo, presso l'arco di Camiliano nei punti che gli piacerà col patto di non 
cavare ne toccare le pietre e i Muri d'opera privata esistenti sopra terra, e che i 
marmi, travertini e pietre grosse che rinvenissero, nonché le statue e i metalli, oltre 
i sassi e la scaglia ad uso di murare si dividano tutti a metà tra il Signor Gabrielli 
e l'ufiScio del nostro magistrato. [Liber patentum 1569-70, 3']. 



PAOLO IV. 1557 203 



1569, 6 Agosto. Per ter.* p. Tautta conced.® lic.** ai Mastri Erancesco piacen- collisquirin. 
tino e Giovanni da Sarzana Compagni muratori cavare nelle piazze che sono tutt* in- 
torno presso la fonte di Trevi, parimenti in Piaza dell'Olmo dietro la Chiesa 
dei SS. Apostoli, nonché tutt*intorno al Monte magnanapoli, e in altri luoghi a quello 
circonvicini marmi travertini e altre pietre grosse, statue, metalli. Sassi e Scaglia 
de dividersi tutto a metà tra TUfScio del nostro Magistrato ed essi cavatori, eccet* 
tuati i sassi e le scaglie se non superino le mezza carrettate che i cavatori sudd.' 
potranno far loro, per intiero. Con patto di non toccare pietre e muri d'opera pri- 
vate esistenti sopra terra [ivi, e. 5]. 



TEMPLVM SOLIS. 

A me sembra che le predette due concessioni di scavo in piazza della Piletta 
trovino il loro epilogo nel racconto che fa il Vacca, Mem. 88, delle scoperte avvenute 
in questi tempi « nella piazza dietro ss. Apostoli » . Mi ricordo, egli dice, • che nella 
piazza si trovarono molti marmi saligni di molta grandezza, tutte opere di quadro, 
ma consumati, gettati dalli nostri antichi moderni per Timpedimento che avevano 
delle gran ruine * . Vedi anche Mem. 78 : » Mi ricordo che appresso al frontespizio 
(H Nerone fu trovato un gran colonnato di marmi saligni, il maggior dò membri 
ch*io abbia ancor visto: colonne grosse nove palmi (m. 2,00), maravigliose, delle 
quali ne furono fatti vari lavori, tra quali la facciata della cappella del card. Cesi 
a s. Maria Maggiore. Di una base si fece fare la tazza della fonte del Popolo (ora 
nel giardino presso la mostra dell'acqua Paola al Gianicolo), e di un* altra, quella 
di piazza Giudia » . Mem. 40 : « mi ricordo che dove al presente si sono collocati i 
cavalli di Monte Cavallo da Sisto V, vi era una gran massa di selci con scaglia di 
travertino mescolata (la platea del tempio, tornata a scoprire del 1868 e del 1875)... 
fu spianata a pari terra, come oggi si vede * . Mem. 41 : «i Appresso al suddetto luogo 
so che vi fu trovata una Roma a sedere, di marmo saligno, grande quattro volte al 
naturale, lavorata da pratico maestro. Bisogna che la sua veduta fosse lontana per 
certi sfondati che si sogliono fare a simili vedute ». Mem. 10: « È opinione di 
molti che li Giganti di Monte Cavallo . . . fossero messi da Costantino sopra quelli 
pesamenti di dove li levò Sisto V. Sopra il medesimo pesamento vi erano due Co- 
stantini di marmo, quali Paolo III trasportò in Campidoglio ... e quando Sisto di- 
sfece detti pesamenti io osservai che quelle pietre verso il muro erano lavorate con 
vestigio (del Frontispizio) di Nerone; perchè mi accorsi alla modinatura essere le 
medesime che si veggono oggi nel Frontispizio, e in altre pietre che per lì tempi 
addietro mi ricordo cavate in quel luogo ». 

Questi interessanti particolari circa i massi architettonici del tempio, impiegati 
nella fabbrica del piedistallo che sosteneva i Dioscurì, si ravvisano nelle due belle 
tavole, edite dal Lafreri Tanno 1546 e 1550, ristampate da Claudio Duchet, Pietro 
de Nobili e Paolo Graziani sulla fine del secolo; e ciò senza parlare delle riduzioni 



204 PAOLO IV. 1557 



COLLIS QuiRiN. 6 riprodnzioni che ne furon fatte dal Cavalieri, dal Yaccarìo, dai de Rossi e dagli 

autori delle Guide contemporanee e posteriori. Vedi anche i pugillari senesi di B. Pe- 
mzzi, 5, II, 7. 

Ho già ricomposta la storia degli soavi del tempio nel primo tomo, p. 16, 18, 
39, 51, 60, 61, 107; nel secondo, p. 154, 250 e ne ho ricordate altre vicende iu 
questo stesso tomo a p. 19. 

I due Alberti da Borgo san Sepolcro, Cherubino e Giovanni, hanno lasciato altri 
appunti circa Vesito degli scavi avvenuti sotto i pontificati di Gregorio XIII e di Sisto V. 
Vedi codici Collacchioni, I, f. 27' : frammento di fregio simile a quello esistente tut- 
tora in villa Colonna, schizzato da Cherubino « fra i marmi del cortile di Farnese . . . 
pezi di fogliami di gran rilievo... sfondano asai forte». 11,24': profilo d'architrave 
alto p. 3 Vt « trovato fra le ruine dilfròte spitio di nerone a mòte cavallo i le cave 
nò credo sie la gi-ande * (cioò egli non crede che il profilo appartenga al grande 
architrave del tempio stesso, ma a qualche altra parte dell* edificio di minore impor- 
tanza). 

II, 52, 54', 55 : « Base dil palazo di nerone di mòte cavallo grande aponto 
trovata I piedi co un pezo di colonna misurata sotto teri*a piii di 40. palmi (m. 8,92) 
sotto al terreno e calcinazo . . . Cornicene del fròtespitio di nerone trovato sotto terra. 
L'architrave fregio sono in opera su alto e anco la cornici » . 

Schizzo di capitello logoro e spezzato, alto m. 2,45 (!) « questo eunpezo duncapi- 
tello tondo dile colonè dilfròtespitio trovata sotto terra p questo nò si pò toro altre 
misure * . 

II 55' 56: Studii sui 24 scannelli delle colonne mi^giori • trovate lUe mede- 
sime cave » . 

Bellissimo architrave e fregio rigonfio « apresso Acavalli di mòte cavallo sopra 
in una porta belliss."** foglie » . 

Cornice del timpano « trovata i la cava di mòte Cavallo dal bastone I su è 
spezata » . 

Trabeazione « questo fregio e architrave e trovato I le medesime cave . . . cor- 
nici dil palazo di nerone a mòtecavallo misurata iterra che se cavata sottoterra varia 
daunaltra inanzi pure trovata Ile medesime cave sotto al fròtespitio ». 

I, 37' Misure dei membri dell'ordine. 

I seguenti architetti e vignettisti del cinquecento hanno lasciato ricordi. San- 
gallo, Barb. vatic. f. 10, 15, 63', 65, 65', 68', e scheda fior. 1586. 

Antonio giuniore 1120. Segno del piedistallo della statua del nume nel mezzo 
deir abside della cella, e bozzetto del fregio che « si trova al palazzo di Farnese «. 

Ammanati? Tignola? sch. fior. 4381. Pianta generale. 

Sallustio Peruzzi ibid. 564. Pianta delle scale con ricordo di pavimenti « tassellati 
scopti » . — 654, 655. Studi accurati suirarchitrave fregio, acroterio, comici, e basi 
delle colonne. — 664. Téplù Quirini I colle Qniriali mago àplitudinis . . . tutti li 
marmii eh' soò i nel palazo di sa giorgio (Farnese) sono cavati da qsto edificio ». 

Francesco da Sangallo 1681. Pianta generale. 

A. Desio 2025. Stupendi disegni, dai quali risulta che il plinto delle colonne 



PAOLO IV. 1557 205 



« striate co 24. strie » misurava nel diametro m. 2,768, e il fusto delle medesime colusquirtn. 
m. 17,661 di altezza. 

Tra i vignettisti meritano osservazione M. Heemskerk, Berlin, I, 82, e II, 36, 
B. Pittoni-Scamozzi, tav. 36; Oavalieri-Dosio, tav. 10; du Perac, tav. 31 [parte del 
monte Quirinale che guarda verso ponente dove si vede nel . . . segno B vestigli del 
tempio del sole . . . edificato molto a la grande, si come anco ne di mosti-ano i suoi 
fragmenti, tra le qualli, si sono trovati cavando, queste di, parechie base di colonne 
grandis.^ donde de luna di esse se ne fatto il vaso della fontana del popolo]; Serlio, 
Arahit. ed. 1584, libro III, p. 86' 87; Marco-Egidio Sadeler 1.* ed. tav. 29; Pal- 
ladio, Arehit. libro IV, e. 12, p. 41; Oamucci, p. 121 etc. 



FONS CAMENARVM. 

1558, data del ritrovamento delle belle memorie relative al fonte delle Camene 
(nemns-fons sacer-delubra) che i classici mettono in relazione di vicinanza con la 
porta Capena e con la via Appia, al suo primo sboccare alFaperto. Vi furono, trovate 
dodici iscrizioni incise in sassi di travertino, cui devesi aggiungere una decimaterza 
scoperta evidentemente nello stesso luogo Tanno 1815. Ma quale era poi questo luogo? 
Panvinio nei Fasti n. 822, lo descrive ambiguamente cosi: « Romae in piscina pu- 
blica, ad Caelii montes radices ac secus ardeatinam v i a m in vinca pistoris 
cuiusdam ». Ligorio, Torin. X7. 66 « nelle radici del Celio dalla parta della 
regione della pescina publica verso occidente al monte » . L'Olstenio nelle schede Bar- 
berin. «in monte Aventino qua parte eam regionem Urbis respici t quae piscina 
publica dicebatur * . È chiaro che tanto il Panvinio quanto TOlstenio pendono dall'unica 
testimonianza originale del Ligorio, il solo che abbia visto, studiato e disegnato in 
pianta il Fonte scoperto nel 1558. Egli dice cosi: • Fontis LoUiani fu un mirabile 
edificio in Roma fabricato di sasso tiburtino et poscia ornato di marmi et di bel- 
lissime statue dove a di nostri è stato scoperto et altntto spiantato ove furono tro- 
vate circa à otto vestiggi di statue di Venere et con alcuni vestiggi delle Nymphe 
de Fonti, et vi erano le Oratie, et Topera dove erano locate le statue era incrostata 
di marmi oltramarini di diversi colori. Egli nel vero era situato sotto le radici del 
monte Celio dalla parte della Pescina publica verso occidente al mou te (p. 65)... 
Oli epitaphii Tavemo per la più parte visti guastare dall'ignoranza et fato maligno 
et non senza lachrime ... mi vergogno a dirne più oltre » (p. 66). 

L'Olstenio ha tolta la sua erronea indicazione dell'Aventino non da questo passo, 
ma da un altro del medesimo Ligorio che nomina negligentemente il « Colle Aven- 
tino sotto il tempio di s. Prisca » cioè il sito del circo Massimo e dell'Ortaccio degli 
Ebrei. Ma non v'ò dubbio che la scoperta sia avvenuta a ridosso della rupe celi- 
montana, che domina la prima uscita dell'Appia, e precisamente nel tratto compreso 
tra la porta Capena e la valle d'Egeria (Ferratella), poiché negli scavi quivi fatti 
dal Parker Tanno 1868 furono rimessi in luce avanzi di un ninfèo, la cui pianta 



206 PAOLO IV. 1558 



non differÌTa gran fatto da quella presa dal Ligorìo negli scavi del 1558. Essa 
mostra il ninfèo divìso in tre vani, cioè, in un'aula centrale di forma basilicale 
con la nave divisa dalle ali per mezzo di due colonnati di quattro colonne per cia- 
scuno; e in due bacini rettangoli laterali, con canali pel giuoco delle acque. Le 
iscrizioni erano incise sui pilastri che foimavano risalto attorno ai due bacini, e le 
statue erano collocate sotto le arcate aperte della basilichetta, dimodoché « da una 
parte mostravano le parti anteriori . . . dalFaltra i terghi » . 

Le iscrizioni integre, e, per analogia, quelle che sono mutile sul principio, in- 
cominciano con la data della loro dedicazione ; e queste date abbracciano un periodo 
quasi secolare dal 69 al 166 e. v. I dedicanti sono gli ufiBciali di un collegio in- 
titolato da una sorgente « (cuius) memoria adhuc extabat et colebatur » come dice 
Frontino, I, 3. Nei titoli onninamente genuini si parla di « magistri et ministri 
fontis» {CIL. 154, 159, 161) senz'altra designazione: ovvero di « magistri et mi- 
nistri huius anni » senza pur accennare alla natura del magisterio o del ministerio, 
essendo che il luogo nel quale le iscrizioni erano incise lo indicasse palesamente. I 
titoli che danno al fonte Tappellativo di Falatinus, Lollianus, e Scaurianus, furono 
interpolati dal Ligorio. 



LA MORTE DI PAOLO IV. 

18 agosto 1559. Muore Paolo IV, Carafa, poco dopo compiuti gli 83 anni di vita, 
e il quarto anno di pontificato. A lui i Romani avevano innalzata una statua in 
Campidoglio, dopo la cacciata dei nipoti, scolpita, dicesi da Pirro Ligorio ('). La 
quale attribuzione ò falsa, come dimostrano i verbali della seduta consigliare del 
28 ottobre 1558: • Fumo in consiglio altre volte eletti quattro gentilhuomini, cioè 
il sig. Hieronimo Freiapane. mess. Belardino Caffarello, mess. Cesare Bene in bene 
et mess. Giulio Porcaro a . . . trovar denari et fare tatto quello che fosse necessario 
in fare la statua a sua Beatitudine, delli quali ne sono morti doi et il sig. Hiero- 
nimo si trova assente. Per il che essendo detta statua già finita maestro Vin- 
cent io scultore fa ogni giorno istanlia. .. che si faccia stimare » etc. (*) Si tratta 
propabilmente di Vincenzo de Bossi maestro di Flaminio Vacca. I nuovi Commis- 
sarii, Angelo Albertoni, Tommaso delle Milizie, e Orazio Naro condussero a termine 
il negozio, e la statua fu collocata nella seconda sala del palazzo de' Conservatori. 
Ma non vi durò molto. Ciò che avvenne appena morto il Caraffa è cosi descritto in 
un appunto del notare Roberto de Paoli. 

« 1559 die veneris decima octava mensis augusti circa horam 22 seu 23.°* 
Paulus papa quartus in anno eius quinto ab huraanis sublatus est: et eadem die 
palatium Inquisitionis, in quo plures secte luterane homines carcerati et de- 
tenti (erant) relaxati et liberati fiierunt furore populi . . . (Palatium) depredatnm 

(>) Moroni, Dizion., tomo LI, p. 130. 

(«) A. S. C, credenzone I, tomo XX, e. 168. 



PAOLO IV. 1559 207 



fait et omnes libri secte luterane partim transportati et partim combasti fuerunt, 
porteqne et yectes tam ianuae qnam fenestrarum, nec non yina frumenta ligna et 
oleum in eodem inventa direpta fuerunt . . . Quod quidem palatium positum est 
Berne in Regione Gampimartis ex opposito ripette sancti Rochi... 
die autem sequenti, que fuit sabati 19 eiusdem statua que erat in secunda 
aula Gapitolii, post aulam statue Leonis pape X, fuit capite truncata eiusque 
membra lacerata etc. ». 

La statua fu trascinata per la città a furia di popolo per lo spazio di tre giorni, 
e il capo portato in trionfo dagli Ebrei, che, memori delle sofferte ingiurie, gli ave- 
vano imposto il berretto giallo. Nel susseguente lunedì 29 il Magistrato decretò 
« che si faccia intimare al maestro della statua del quondam Papa Paulo quarto 
che per tutto mercoldì prossimo debia con effecto haver fatto levare tutto Torna- 
mento da lui, et suo fratello fatto alla detta statua; altrimenti passato detto ter- 
mine si farrà levare de fatto et non ne sarra mai per alcun tempo soddisfatto « (A. 
S. C, credenzone I, tomo VI, e. 22). 

I bollori durarono ancora per qualche giorno. Riunito d'urgenza il Consiglio ai 
31 d'agosto: 

« Ab omnibus conclusum et decretum fuit: 

Che dimatina a XII bore siano tutti li signori Baroni deputati et Oentilhuo- 
mini in Campidoglio dove unitamente al Magistrato se privaranno gl'homini di questa 
particolar casa descendenti da Paolo quarto tanto odiosi a questa città, et fattosi 
questo con tutti unitamente si anderà al sacro Collegio al quale con quella debita 
riverenza et obedientia che si conviene se li darra conto della rìsolutione già fatta 
di esser uniti per parte di demostratione delli danni riceuti in questa città di scac- 
ciare da Suriano et Gallese don Giovanni Carafa. il quale essendo privato et 
cavato da Roma dal Papa suo zio per tante cause narrate da lui, voglia stare in 
quei luoghi suirocchi del sacro Collegio et di questa città » [ivi, e. SO']. 

II nuovo pontefice Pio lY fece mostra, in sulle prime, di rìchiédere aspra ven- 
detta degli eccessi perpretati dalla plebaglia: ma il santo cardinale Carlo, e altri 
suoi colleghi porporati facilmente ridussero il papa a più miti consigli. Il magistrato 
da parte sua de* prova di sottomissione. Nel primo volume dei « Bandi » in Bibl. 
Casanat. si conserva il testo della confessione del S. P. Q. R. redatto in termini assai 
vaghi, e con gran numero di forsan* Riconosce il magistrato aver il pò. ro. liberato 
forsan malfattori, forsan rei confessi: averne forsan distrutto i processi: aver forsan 
battuti gli Inquisitori etc. Il perdono fu loro amplissimamente offerto dal buon pon- 
tefice il 15 maggio 1560, il quale prese egli stesso dura vendetta dei misfatti dei 
Caraffa, facendo processare e strangolare in Castello il card. Carlo (6 marzo 1561), 
decapitare in Torre di Nona Giovanni conto di Monterò e duca di Paliano, il conte 
d'Alife suo cognato, e Leonardo di Carcine suo cugino, e multare di centomila scudi 
Taltro cardinale Alfonso Caraffa. 

Conviene riconoscere che, se la plebe di Roma eccedette nella manifestazione 
della sua ira all'annuncio della morte di Paolo IV, ne ebbe lo stimolo dalla con- 
dotta di chi avrebbe dovuto porgerle migliore esempio. I canonici di s. Pietro, per 



208 PAOLO IV. 1559 



esempio, non trattarono diversamente il busto di bronzo del papa, che fa tolto dalla 
sacrestia ai 16 di agosto, e spezzato e forse venduto a peso di metallo. 

Ho parlato dell'incidente della statua perchè ebbe conseguenze artistiche di 
qualche momento. Nella seduta ordinaria del 9 ottobre 1563 fu fatta istanza dai 
fraticelli deirÀraceli al pò. ro. perchè « per amor di N. S. lesuchristo et per orna- 
mento del luoco » si donasse loro « Tornamento della statua di pavolo quarto . . . 
p porvi il s.™° Sacramento et Timagine della gloriosa Vergine Maria y> La domanda 
non solo fu accolta ma ali* « omamentum marmoreum statue alias p. ro. ro. Paulo 
iiij erecte nunc dirute * si aggiunsero « certi marmi di poco momento quali p bora 
non servono alla fabbrica di Campidoglio » (A. S. C, credenzone I, tomo XXXVII, 
e. 157' e 163). 

Le ceneri del detestato papa frattanto erano state messe in un deposito « fatto 
de mattoni a Santo Pietro coperto tutto di stucho per M.^ Dionisio da Mendrìsio » (^): 
ma succeduto a Pio IV nel 1566 Taustero Ohislieri, egli fece trasportare le ceneri 
in s. M. sopra Minerva ed, in espiazione dei fatti del cinquantanove, costrinse il 
pò. ro. a pagare le spese del sontuoso monumento che quivi fu eretto SCELERVM 
VINDICI INTEGERRIMO («) con architetture di Pirro Ligorio. Il Titi (») attri- 
buisce ai fratelli Iacopo e Tommaso Casignola Topera del sepolcro « con la statua 
del papa in pezzi che rappresentava un manto di mischio broccatello et il fregio 
con altre cose di mischi di diversi colori » : ma i B^istri Camerali per gli anni 
1566-75, e. 10, dimostrano che vi lavorano parecchi altd artisti di fama, tra i quali 
Tommaso della Porta per le due statue della Fede e della Carità, Qian Pietro An- 
none e maestro Rocco da Monte Fiascone per altre sculture minori. Il collaudo 
dell'opera fu fatto da Leonardo Sormanni e dal Maturino d'Orleans. 

Il comune di Soma fu lasciato in pace per un secolo e mezzo; ma nel 1708 
papa Clemente XI STATVAM [PAVLI IV SCELERVM VINDICIS INTEGERRIMI] 
OLIM A S P.QR IN CAPITOLIO ERECTAM AC DIV OBSCVRO LOCO lA- 
CENTEM . . . RESTITVI. IVSSIT : L'ordine fu eseguito dal Conservatore Francesco 
Nobili-Vitelleschi, e la statua tornò ad occupare il posto perduto nel palazzo Ca* 
pi telino. Vedi Alessandro Maffei, Vita di s. Pio T, Roma Conzaga 1712, p. 547. 
Secondo il racconto fattomi da un vecchio famigliare del Comune, la statua gettata 
più tardi in un canto del giardinetto dei Conservatori (dove è stata ricostruita la 
Forma Urbis) sarebbe stata venduta, acefala, dal marchese Melchiorri allo scarpel- 
lino Ferrari all'Arco de* Pantani. 

Anche i Canonici di san Pietro furono costretti a fare ammenda onorevole col 
sostituire un busto di stucco a quello di bronzo, distrutto il 16 agosto. Pio V li 
ricompensò per questa manifestazione donando loro • un libro scritto in pergamena 
coperto di velluto rosso con Tai-mi (proprie) ricamate, con carte indorate et angoli 
di lame d'argento nel quale in bellissime lettere greche sono scritti gli Evangelii ». 
La preziosa legatura aveva prima servito per un Corano ! 

(1) Bertolotti, Artisti Lombardi, tomo I, p. 149. 

(«) Forcella, tomo I, p. 456, n. 1771. 

(') Nuovo Studio di pittura etc, ediz. Vannaccì, 1686, p. 136. 



L'OPERA DI PIO IV 

(23 dicembre 1559 — io dicembre 1565). 



27 



PIO IV 



26 dicembre 1559. Data dell' acclamazioDe al pontificato del card. 6io?an An- 
gelo Medici, che prende il nome di Pio lY. 

Gli scrittori di cose romane levano al cielo, e con ragione, la memoria di Sisto lY 
e di Sisto Y « gran fabbricatori * ; ma se Pio lY non gli ha superati nel breve 
giro del suo pontificato, certo non è ad essi inferiore neirimpnlso dato alla riforma 
edilizia della città. Nessun documento descrive meglio lo stato di abbiezione pro- 
fonda, in cui essa era caduta sotto i Caraffa quanto « La tassa delle chiese et bene- 
ficii di Roma per la sovventione delli poveri alias mendicanti » un vero esercito di 
scis^nrati poltroni, mantenuti a spese del pubblico. Il papa contribuiva 300 scudi 
d'oro per mese, il collegio de* cardinali 100, gli uflBciali publici e i mentisti 6 
giulii per ogni 100 ducati: le chiese, le cappelle e benefizii una quota fissa di bi- 
mestre in bimestre. 

Le opere compiute sotto il suo pontificato, ciascuna delle quali di qualche inte- 
resse artistico e archeologico, sono così descrìtte nelle epigrafi del terzo piano delle 
Logge vaticane (primo braccio verso ponente). 

I. Egentes homines, molesta et fallaci 

mendicitate sublata, certis locis 

distributos alit Taia 239 Forcella YI p. 75 n. 202 

II. Portam et vias Pias pubblicae com- 

moditati aperuit et munivit « 240 p. 75 — 208 

III. Thermas Diocletianas M. Y. dicatas 

magnificentissìmo tempio ezomari 

mandavit » 241 p. 75 — 204 

lY. l Portam et vias Flaminias reficiebat 
Y. { Adriani molem nova munitione cin- 

' gebat » 242 p. 76 — 205 

YL Anoonam, Ostiam, Centnmellas, mae- 

nibus, portubns, arcibus mnniebat • 243 p. 76 — 206 

YII. l Yiam Aureliam pene inviam resti- 

< tuebat 
YIII. (Aqnam Saloniam deducebat » 244 p. 75 — 207 



212 PIO IV. 1559 



IX. ImprimeDdì artem in Urbem indu- 

cebat Taia 245 Forcella p. 76 — 208 

A questo latercolo si aggiungano le opere seguenti: 

X. Palazzo e giardini Vaticani 

La Loggia Bella delle Cosmografie 

La testa della gran Loggia che riguarda la piazza del giardin secreto 

Il Boschetto di Belvedere 

La sala Regia 

Le Camere di Torre Borgia 

L'emiciclo (della Pigna) e stanze annesse 

Il tribunale della Rota 

L'appartamento di papa Innocentio 

Id. del rev »° di Trani 

Id. deir ill.">o card. d'Urbino 

Id. del card. Borromeo 

Le stalle e camere del sig. Annibale (Altemps) 
La guardia de Cavali eggeri 
La guardia dò Tedeschi 

XI. Il Borgo vaticano, con la sua cinta di mura e bastioni 

XII. Le fortificazioni di Castello 

XIII. I restauri del ponte Elio 

XIV. La condottura di Porta Pertusa 
XY. I restauri del Pantheon 

XVI. Il giardino di Monte Cavallo 

XVII. Il palazzo di Araceli 

XVIII. I restauri alla basilica Lateranense 

XIX. Id. alle chiese e monasteri dei ss. Giovanni e Paolo, dei ss. Andrea e 
Gregorio in clivo Scauri, di s. Marta, dei ss. quattro Coronati, dei ss. Apo- 
stoli, di s. Chiara. 

XX. Il palazzo e fonte della Magliana 

XXI. Contribuzione alla fabbrica del collegio Romano 

Questa splendida serie di opere compiute o iniziate nel breve corso di sei anni 
di pontificato giustifica pienamente la lode tributata a Pio IV dal Masson, De epi- 
seopts Urbis, p. 412, con l'aureo distico 

a Marnioroam me fecit> erain cnni terrea, Cacsai : 
Aurea sub quarto sum modo facta Pio n. 

Ma conviene pur riconoscere come, mentre si abelliva e si perfezionava da una 

parte, si distruggesse o si danneggiasse dall'altra. Pio IV procurandosi materiali da 

costruzione col distruggere questa o quella fabbrica antica, e calce, bruciando marmi 

architettonici e figurati, non ha fatto diversamente dagli altri papi del cinquecento : 

ma i suoi » conti di fabbriche » tenuti con molta diligenza dal famigerato Pier 



PIO IV. 1559 213 



GioTanni Aleotto, vescovo di Forlì, che Michelangelo aveva ben a ragione sopra- 
chiamato monsignor Taniecose, lo fanno apparire vandalo forse più di quanto egli 
fosse in realtà. I conti predetti, specialmente quelli del 15G3, distinguono le forni- 
ture della calce « di Montichielli, Tivoli, Fiano, e Monterotondo » da quelle « della 
calce di Koma » di cui era appaltatore in capo maestro Giulio da Santopolo. Il la* 
tercolo dei « calcarari alle Botteghe oscure » mette sgomento. Vedi i conti del 1560 
f. 23 e sg. Sono nominati m. Hieronimo, Lorenzo, Attilio, Francesco da Pistoia, e 
Guglielmo e messer Orazio Foschi, il padrone della calcara più considerevole fra le 
tante allogate sotto i fornici del circo Flaminio. 

Si distinguono anche Bernardino calcararo « al popolo » probabile distruggitore 
dei sepolcri della Flaminia, e Francesco da Pistoia « calcararo alli incurabili « che 
avrà bruciati i marmi dell* Austa. 



IL PALAZZO VATICANO. 

I registri dei conti ricordano la fabbrica delle « stanze nuove sopra il corritor 
vecchio di pp.* Nicola » : del corridore pensile « da Torre Borgia al corritor vec- 
chio ' : dell' « Emiciclo di Belvedere » della Loggia bella delle Cosmografie: della 
« piazzetta della cisterna » : della » fabbrica nuova che si chiama il conclavio 
nella piazzetta da basso di Belvedere « : delle grandi scale che « sagliono nella 
parte di sopra di Belvedere » : del condotto « per le fonti della piazza di s. Pietro 
alla porta ptusa * : il compimento delle sale Borgia, e della sala Begia, della 
Ducale, deirarchivio nel cortile delle Corazze, della sala de* Paramenti, di quella 
de* Chiaroscuri ecc. Tutte queste opere furono coronate con la edificazione della 
« fabbrica del Boschetto » cioè della Casina di Pirro Ligorio, la perla dei giardini 
vaticani, e dei retaggi artistici a noi pervenuti dal grande e geniale pontefice. 

Le note di pagamenti incominciano col 9 maggio 1560, e con un acconto di 
scudi 25 a maestro Girolamo da Como, scarpellino « per comprar travertini (di 
scavo) per le finestre delle leggio dove alloggiava il rev."™® di Trani in Palazzo » . 

I registri parlano pure di un « tabernacolo di bronzo fatto o vero che fa sua 
santità fabbricare per mandare à Milano » per uso del quale « un m.'*' Hier."^^ et 
Padre Aurelio scultori d'esso Tab.^^ « erano stati incaricati di acquistare metallo. 
Si tratta certamente di metallo archeologico, non solo a causa del gran prezzo di 
scudi 20 d'oro pagato ai venditori, ma anche perchè in Roma non v*erano fonderie 
propriamente dette, e il metallo occorrente agli usi comuni veniva importato da 
Venezia. Vedremo più tardi come al tempo di Clemente Vili si spogliassero gli 
ipogei etruschi, falisci, e tarquiniesi dei loro preziosi bronzi per fondere i capitelli 
dei o farocantari ^ costantiniani lateranensi. 

II 31 novembre dello stesso anno 1560 si pagano scudi 70 b. 60 a m.^ Fran- 
cesco imbiancatore « per haver imbiancato Tappartam.® d* Innocenzio, quello dove 
habita lo ill.'"° cardinal d'Urbino (Feltro della Rovere), le stalle e camere dello 
jl^ ino g^ or Annibale (Altemps) come nella guardia de Cava leggieri e de Tedeschi >«. 



214 PIO IT. 1560-65 



VATICANO Sulla fine deiranno si pagano ben 885 scadi a Taddeo Zuccari per dipinture 

fatte « nella Carncyra di Torre Borgia, nò due Camerini dal car.^® Borrom.^ nella 
loggia del Piano dell'appari.^ dlnnocenzio etc. » Così pure Piero Venale ebbe congruo 
compenso nel settembre per istorie condotte neir appartamento del sacro palazzo dove 
alloggia il cardinal d*Urbino. 

La Loggia Bella delle Cosmografie. Si conserva neirArchivio di 
Stato un libro o stracciafoglio « delli denari pervenuti in mano di me Piero Gio- 
vanni Àleotto vescovo di Forlì maestro di camera di N. S. pp. Pio quarto per la 
fabrìca et agricoltura della vigna di s. s.^* nella sala regia, et nella loggia bella, 
vicina del palazzo apostolico, cominciando in questo di v di febraro* (1560). Al quale 
proposito è necessario ricordare come Pio quarto abbia costruito non una, ma due 
loggie corridoi, e siccon^e tutti due hanno che fare con carte geografiche, ne 
è derivata una certa confusione neirattribuire all'uno o all'altro ricordi epigrafici 
e artistici contemporanei. L i| Loggia bella delle Cosmografie venne, dunque, 
a formare il lato occidentale del terzo ordine di loggie nel cortile di s. Damaso, e 
a contenere tante mappe quanto erano gli interpilastri corrispondenti alle arcate. Le 
mappe portavano inscritti i nomi di Albion, Hybernia, Iberìa, Eeltogalatia etc. Nel- 
l'anno 1583, dopo riparati i danni dei tetti, Oregorio XIIl fé' murare in capo alla 
Loggia questa memoria : Geographicae tabulae, quas Pius i i i i in hoc pariele pin- 
gendas curavit, decoloratae, Qregorii xiii p. m, iussu suis eoloribtis ilerum con- 
leeiae floruerunl, anno mdlxxxiii. Vedi Forcella, tomo VI, p. 95, n. 308. 

I lavori devono essere stati compiuti nel 1564 perchè ai 3 di febbraio furono 
pagati a « gli heredi di m. Battista Odescalchi scudi 42 b. 30 p pagamento di 
canne centoquarantadue di tele bottane (?)... p farne le cortine inanzi le cosmo- 
grafie della loggia suprema del Pal.''° Apos.'"'' » . Nell'istesso giorno furon pagati scudi 
13 b. 95 ai pittori « c'hano lavorato alla cosmografia della loggia bella ». I registri 
parlano ancora della • copertura del corridoio che va dallo appartamento di PP.*" Ni- 
cola per lo Palazzo » : della • Loggia grande a canto alla libraria » : della « testa 
della gran Loggia che riguarda la piazza del giai'din secreto » etc. Questa bell'opera 
delle Cosmografie, non fu ricordata da iscrizioni monumentali, ma dalla semplice me- 
moria Forcella, tomo VI, p. 74, n. 199. 

II Teatro di Belvedere. La seconda loggia è quella che chiude da occi- 
dente il grande cortile o teatro di Belvedere. 

Conviene tenere in mente che, dal tempo di Innocenzo Vili a quello di Giulio II, 
i due gruppi di fabbriche pontificie, cioè il palazzo di residenza propriamente detto 
(sale Borgia, biblioteca e cappella Sistina, etc.) e il casino Innocenziano di Belvedere 
erano separati da orti e giardini, che il papa doveva necessariamente attraversare 
per recarsi dall'uno all'altro. Giulio II volle riunirli mediante un passaggio coperto, 
che venne a formare il lato orientale del futuro grande cortile: e tale opera fu ri- 
cordata dalla iscrizione Torrigio, Grotte p. 147: Iuliu$ ii p. m, Ligurum vi, patria 
Saonensis, Sixti tv nepos, viam hane slruxit, Ponti/lcum commodidati » , che non 



'1 



PIO IV. 1560-e5 215 



trovo registrata nella coUettanea del Forcella. Questi lavori devono essere stati com- taticako 
piati circa Tanno 1508, nel quale il pontefice pose qnest* altra memoria « a lettere 
dorate in una gi*an cartella posta sulla destra di un corridoretto presso le stanze di 
monsignor Lemosiniere : Julius ti poni. max. seriis àtei partibus peractis^ remis- 
sionibìis locum procul a turba sireptiuque ornavit pont. sui an. vi » (Taja, p. 269. 
Vedi anche Vasari, IV, 157: Michaelie, lahrbuch, tomo V, a. 1890, p. 13, n. 27). 
Il « pulchrum videro Pontificis » ovvero « cortile di Bramante » nel suo primo 
stadio di costruzione, è illustrato dai disegni di Andrea Goner. ed. Àshby, pag. 28 
eseg. tav. 25 43-46, 78, 92\ 93^ 116», 117: del Serlio, sched. Museo Wicar, n. 6, 
del Desio, Uffizi, 2559: di Francesco d'Olanda, cod. Escurial. ed. Egger, f. 19: di 
Bramante stesso, Uffizi 28: di Baldassare, ivi, 569 etc. etc. 

Le successive trasformazioni del sito, e Topera speciale di Pio quarto, sono in- 
dicate nella leggenda della rara pianta del Teatro, incisa, o meglio, edita da A. La- 
freri nel 1565, in occasione del celeberrimo torneo per gli sponsali di Annibale Al- 
temps, la quale suona cosi: 

a Fu dalla fé : me : di Giulio II fatto un corridore per Tuso di andare dal sacro 
Palazzo Apostollico al luogo detto Belvedere, lungo canne 150 e più et serviva a 
dui giardini che haveva ordinati a piedi di esso, in dui piani Tuno soprastante al- 
l'altro, et questo per opera di m. Bramante Architetto, dei primi dopo li antichi. 
Minacciando poi rovina detto edifitio, et mancandogli alcune cose, fu dalle bon: me: 
di Clemente VII et Paulo III sotto la cura di M. Baldassare Peruzzo, et dalla fé: 
re: di Giulio III per ingegno d'Antonio da San Gallo instaurato. Hoggi la S.^» 
di N. S. Pio IV che non lascia di far cosa di eterna memoria, della sede app.®» 
havendo considerato il luogo, ha con Topera di m. Pirro Ligurie, in questi tempi 
architetto famoso, aggiunto a detto edifitio certe parti in quattro cantonate con due 
loggie di più, et un'altro corridore pari al vecchio et dalla parte verso Tramontana 
per testa, et da qualla verso il mezzo giorno ancora, ha fatto poggi dritti capacis- 
simi ornati di Statue, antiche, et ridottolo in forma di Teatro, lungo canne 65 Vf 
e largo 33 Vbi che si giudica una delle più belle, et notabil cose che siano state 
fatte dalle antiche in qua, et si pnote chiamar, l'Atrio del piacere, dove facendo- 
visi festa alcuna, facilmente possano stare L x.°*» persone e più con comodità d'entrar 
et uscire ciascuno a suo piacere, senza scomodo d'altri. Di che ne ha dato, et darà 
alli posteri vero testimonio, la bellissima giostra, fattavi questo Carnevale del Anno 
1565, per consecratione del luogo, et per honorare le nozze dell'Ili.'"^ Conte Ani- 
balle Altemps et 111."^» S.*^ Ortensia Borromea, quale in altri fogli si è posta in 
luce. Ant. Lafreri Boma An. 1565 t. 

Nella Descrittione de la Giostra, edita da Antonio Biado impressor camerale 
Tanno 1565, si aggiungono questi altri particolari. Il cortile inferiore, tra la scala 
che saliva al giardino, e il « semicircolo ò vero heatro congiunto con Torre Borgia » 
era lungo 66 canne largo 32. « Da la banda destra ha il corridore che va fino alle 
stanze di Belvedere cominciato da Giulio II, e finito da Paulo III, il quale è di 
quattr' ordini ... da la qual bada destra è anco la porta principale per onde s'entra 
nel Cortile ... Da la sinistra ha un corrispondente à l'altro corridore fatto da N. Si- 



216 PIO IV. 1560-65 



vATicA.No gnore Pio quarto ... Et perchè nel mezo di detta piazza era una gran conca antica, 
accomodata per farci una fontana . . • cosi la fecero sotterrare vicino all'angolo destro 
dove ancora si sta, havendo anco fatto levar tutte le pietre che vi erano per la fa- 
brica del medesimo luogo » . 

Al corridoio occidentale di Belvedere si riferisce la nota iscrizione: Pitis iiii 
Medices, medio lanensis pontifex maximus porticum a finibus laieris Collis nemori$ 
vaticani cum gestatione interiori , . . construxit exornaviique longamped. cccclvii 
(m. 135,72) latam ped. xix J (m. 5,80). Dei lavori di Gregorio XIII sarà tenuto 
conto nel debito luogo. Urbano Vili, alla sua volta, neiranno 1631, deambtUationis 
gregorianae fundamentum ab aquae sublabentis noxa, parietem et fornicem ab 
imbrium et temporis iniuria vindicavit, picturas in dies paene obsoletas instau- 
ravit, geographiam multis in locis correxit et atixitj universum opus sartum 
tectumque pristino decori restituii. 

Pirro Ligorio, architetto di Pio IV, aveva preparato due splendidi disegni in per- 
gamena, uno icnografico l'altro ortografico, i quali furono offerti o certamente mostrati 
al pontefice. Questi preziosi autografi, migrati non saprei dire per quale circostanza 
in Piemonte, sono venuti di recente ad arricchire la mia collezione di stampe e di- 
segni, e saranno ben presto pubblicati in facsimile dairillustre prefetto della Biblio- 
teca Vaticana, padre Francesco Ehrle. 

Devono essere anche ricordate le due incisioni del Torneo edite da Antonio La- 
freri, segnate col n. 353 e 354 nel catalogo del Quaritch. La prima incisa da Ste- 
fano du Perac, ha per il titolo « Disigno del Torneamèto fatto il lune di Carnovale 
in Roma nel Theatro Vaticano per Ant. Lafrerì formis 1565 " ed ha per isfondo 
l'Emiciclo di Belvedere : la seconda dal Beatricetto, ha per titolo » monstra della 
Giostra fatta nel Teatro di palazzo ridotto in questa forma dalla S.^* di N. S. Pio 4"", 
come si vede nella stampa della pianta con le sue mesure « ed ha per isfondo le 
stanze Borgia. Nell'una e nell'altra il corridoio di Pio IV apparisce compiuto sino 
alla terrazza del secondo ordine, mentre quello opposto di Giulio II e di Paolo III 
ha un terzo, ed in parte, un quarto ordine di logge. Ma nel « vero dissegno degli 
stupendi edefitii, giardini, boschi, fontane et cose meravegliose di Belvedere in Roma « 
edito da Claude Duchet l'anno 1579, il « Corritore di Papa Pio iiij « si vede por- 
tato sino al terzo ordine, e prolungato sino alle « stantie de Papa Pio i i i j dove 
stano l'ufficiali et giardinieri di belvedere ». 

L'Emiciclo. Vedi iscrizione ap. Taia p. 377, Galletti cod. vat. 7910, Por- 
cella, tomo IV, p. 73, n. 192: Plus iiii.,, quo commodiores honesiioresque sibi 
successoribusque hortos vaticanos redderet, complures aulas cubieula et scalas 
circum supraque hemicyclum pleraque a fundamentis extruxit quaedam in veterem 
formam restituii sai. an. m. d, Ixii... kalen. iantLar, absolvit 

Costruttore dell'Emiciclo fu maestro Antonio da san Vico, il quale ricevette per 
sua mercede ben 1416 scudi nel solo anno 1564. Le opere di stucco e di doratura 
furono allogate a Raffaele da Sangallo e a Zamaria Mazzone da Ferrara. Il seguente 
notamento porta la data del luglio 1565. «^ Scudi 150 a m^. Zamaria deZoppelli cremonese 






PIO IV. 1560-65 217 



per l'opa iuterpresa a farsi da lui nell hemiciclo di mettere oro et azzurro a tutte sue 
spese « . ^egne questo curioso ricordo « A di 4 di dicembre 1568, per ud poco di me- 
moria pche il conto di M^ Zamaria non sia saldato ò da sapere che lavorando egli 
1 detta opa haveva dinanzi una* gran tenda di tela nella quale accidentalmente s'at- 
taccò il fuoco causato p di sopra da certi garzoni de scarpellino quali maneggiavano 
carboni accesi p impiombare coione nelFopa di sopra, qual faceva m°. Ant. da 
s. Vico muratore, dal quale incendio ne segui gran guastamèto di detta opa . . . » . 

Per le opere di scarpello sono notati Rocco da . Fiesole, Silvestro da Mali, e 
Matteo da Castello : per quelle di pittura Taddeo Zuccari, Sante di Tito dal Borgo, 
maestro Niccolò d'Antonio, Girolamo Gabatelli da Fano, e Dante Fiorentino. Parte 
degli stucchi e dorature delle sale « in Belv.*^ presso 1 hemiciclo son di mano di 
m°. Orlando Parentini et m?. Dante scultore compagni et frolli «. 

Le seguenti partite si riferiscono a questo complesso di lavori. Qiovan An- 
tonio da Varese dipinge « nella loggia superiore del Pal.'^° il sacro oecumenico 
concilio (1565) » Lucio de Lucii colorisce « una delle cupole della loggia fatta di 
nuovo (ottobre 1565) alla risvolta della piazzetta della Gisteraa. « L' « opera dei pi- 
lastri nella piazzetta » medesima fu pagata a Iacopo di Valtravaglia scudi 2370. Le 
« scale grandi che sagliono nella parte di sopra di Bel."^ « furono costruite da Matteo 
da Castello. 

Si crede, che Ligorio abbia tolta l'ispirazione per questo suo capolavoro del- 
l' Emiciclo da qualche antica villa dell'agro Gabino. A me pare piti probabile che 
gli sia stata suggerita da qualche sfondo a paesaggio di pittura murale. 



LA FABBRICA DEL BOSCHETTO DI BELVEDERE. 

1560 maggio. Si incomincia a parlare ne' libri dei conti della « fabbica del Bo- 
schetto » cioè del delizioso casino architettato da Pirro Ligorio alla maniera antica, 
che anche oggi aftascina il visitatore dei giardini, e che è stato illustrato con grande 
copia di tavole nel volume intitolato la villa Pia des jardins du Vaticana archi- 
teciure de Pirro Ligorio^ publiée dans tous ses délails par lules Bouchet avee 
une noiice historique . . . et leale descriptif par R, Rochetle^ antiquaire. Paris, 
Didot 1837. 

Il Ligorio come « aichitetto del palazzo " riceveva lo stipendio fisso di 25 du- 
cati d'oro mensili: Sallustio Pemzzi suo coadiutore ducati 18: Bernardino Manfredi so- 
prastante ducati 5. I lavori di muro furon condotti da Nicolò di Marco, quei di scar- 
pello da Domenico Rosselli, e da Nardo de Rossi, quelli di stucco, elegantissimi, da 
Tommaso del Bosco. Pier Leone di Giulio Zenga da Urbino dipinse la terza stanza. 
Federico Barroccio la quinta, e le altre quattro furono colorite da Santi di Tito dal 
Borgo, Federigo Zuccaro da s. Angelo, Giovan da Cherso veneziano, e Pier Antonio 
Alciati da Como. Vi è anche memoria nel libro de' conti di Piero Venali, ma 
non si determina il luogo dove egli ebbe a dipingere. La conca di marmo grande 

28 



218 PIO IV. 1560-65 



IL per la fonte dinnanzi al Casino fu scolpita da m. Giovanni da sant* Agata. Le opere 
BOSCHETTO ^. gcu]tura e di intaglio son di Iacopo da Casignola. I pavimenti delle stanze e delle 
loggie furon commessi di mischi da Nicolò Bresciano, e gli ornati alla grottesca di 
stucco, mosaico, tartari, e conchiglie furono eseguiti da Rocco da Montefìascone. Il 
collaudo di questi ultimi, in data 8 settembre 1563 porta le firme di Guglielmo 
della Porta, Daniele da Volterra, e Giulio Piacentino. 

I lavori del Boschetto furono ricordati da eleganti iscrizioni : Pius iiii ponti f, 
max. in nemore palata vaticanij portieum absidatam cum columnis numidicis fon- 
tibus lymphaeo imminente e regione areae extruxit anno MDLXL E ancora : Pius 
mi poni. max. lymphaeum hoc condidit antiquisque statuis ornavit. {Fot- 
cella IV, p. 72, n. 187. 

Nella facciata interna, che da sul cortiletto: Pius iiii... hanc in nemore pa- 
lata apostolici aream portieum fontem aedificiumque constituit . . . ann. sai. m. 
d. ixi ». Ivi n. 188. 

Ciò che interessa specialmente lo storico degli scavi e de* musei romani è l'o- 
rigine dei marmi decorativi e figurati messi in opera nella fabbrica. 1 libri di conti 
mi hanno consentito di ricostmìre F elenco che segue. 

ANTIVM. 1564, 6 settembre « pagate scudi 6 di moneta a Domenico di Sar- 
zana per andar a Nettuno dove stette alcuni giorni per ritrovar certe statue 
che erano state pescate in mare per commissione di N. S. le quali statue anda- 
rono in mano del signor Bonifazio Sermoneta (Caetani?) per quanto si hebbe no- 
tato ». 

CASA DI NICOLO BRESCIANO. 20 luglio 1565: scudi 856,16 ai facchini 
del Caporione per molti viaggi fra i quali n. « 86 in portare quattro coione 
di mischio negro con sue base et capitelli et cerini (?) et tavole di mischio levati 
da casa di m.^ Nicolo Bressano scarpellino et posti nella Cam.* da basso airhe- 
miciclo in Belv*"® ». 

La designazione di scarpellino deve essere interpretata nel senso o di scultore 
di conduttore di lavori, sapendosi che Paolo IV, con motu-proprio del 20 feb- 
braio 1557 aveva donato a questo Nicolò del quondam Andrea degli Antegnati 
bresciano un cavalierato del Giglio. Vedi Registro Signatur. a. 1557, e. 144. 
Egli apparisce di nuovo nei conti di palazzo come aiuto di Guglielmo della Porta, 
e come scultore degli stemmi marmorei della cappella secreta nel marzo dell* anno 
1558. 

CIRCVS MAXIMVS. 5 giugno 1560 « scudi 3 bai. 60 a Perazzino carrettiere per 
portat.*"* di 12 carrettate di trivertini . . . da Cerchio». 

CIVITAVECCHIA (Castronovum ?) 30 maggio 1565 n scudi tre a Giuliano corso 
p pag.^^ della portatura di una statua di marmo antica da Civitavecchia al 
sacro Pal.«* » . 



PIO IV. 1560-65 219 



COLLEZIONE CASTALIO a. 1564 « Statue antiche e moderne coaipere p met- ii' 
tere in oroamento alle fabriche » scudi 1931 bai. 20, dei quali « scudi cento cin- ^®*^"''''"^° 
quanta a M/ Alese.^ Castalio p due statue di marmo antiche chiamate tutte due 
securitas « • 

COLLEZIONE CONTESCHI 31 dicembre 1561 • scudi quaranta pagatigli a 
M^ Antonio Antiquario per dna statue antiche grandi quasi al naturale Tuna di 
Cerere d amphyro et Taltra della Concia*. 

COLLEZIONE GENTILE 1564, 15 gennaio. • a M."* Benedetto Gentile geno- 
vese scudi 70 per pagamento di due statue antiche di marmo più che il naturale, et 
due colonne striate di mischio giallo con alcuni altri fragmenti * . 

COLLEZIONE DI NICOLAO LONGHI « sculptoris ad plateam de Cavale- 
riis * come viene designato in un atto di fideiussione del 1576. 

31 giugno 1561 «scudi tre... per porto delle tre statue antiche compere pel 
Boschetto, da san Marco in Palazzo — se. uno, b. 20 a m.° Ant.^ scultore per pagam.^ 
de facchini che hanno portato una statua della fede da sa Marco a Bel.*^ (31 
luglio so. uno b. 60) al med.^ per portatura duna statua di Diana da san Marco 
a Palazzo nell hedifizio del Boschetto « . Neirottobre si trasferiscono altre cinque statuo 
con Topera della Compagnia del Greco, mentre il carrettiere Ponzino trasporta un 
sesto simulacro, creduto rappresentare Cibele. 

31 dicembre 1561, scudi 2, 60 « a Facchini della comp.* del Greco addi 21 per 
porto di dua statue da san Marco poste in opera nel Boschetto. L*una è una 
Grazia mezza nuda et mezza vestita, et l'altra di Mnemos.* vestita et recate da 
san Marco con 16 facchini «. 

Che queste sculture non provenissero dal palazzo di Venezia, ossia dai resti delle 
raccolte Grimani, e Barbo è provato da alcune note del maggio-ottobre 1562, le quali 
dopo aver ricordato il trasferimento « da san marco a palazzo (di) 4. figure una 
faustina, una derce mutata in colomba, e due delle muse de Urania e 
de Pollina messe nel boschetto » eseguito dalla compagnia del Greco, registrano 
contemporaneamente il pagamento di «scudi centoventi am.^niccolo longhi da 
vi giù milanese per quattro statue di marmo antiche haute dallui e poste in 
opera nella fabbrica del boschetto, cioè una di dercie mutata in colonba due 
delle muse di pollinnia e di nrania e la quarta di faustina d'Antonino pio » 
(1 ottobre) « se. novanta al sopa dcò nic.® p due statue antiche cioè ima musa 
e un giunone poste nel boschetto « Medesimamente dopo avere ricordato il tra- 
sferimento della Grazia e della Mnemosine, ne registrano il pagamento a Ni- 
colao da Vigiu per una somma di scudi ottantacinque. 

15 ottobre 1563. « scudi 14 a Nicolo da Y^iù p haver rimesso insieme due 
tondi di marmo antichi ch'erano in molti pezzi historiati delli errori d'U- 
lisse et haver racconciato una testa di marmo antica con un peduzzo « . 

Giugno 1564, scudi 250 a Niccolò Longhi « p quattro statue antiche et una 



220 PIO IV. 1560-65 



II' conchiglia rossa con duoi ciguin. Intorno a questa ultima opera Ligorio Torin, 
BOscHKTTo ^j ^^ . ggg^i^nti ragguagli: « Mutatorio, eia edificio luogo et giardino vario et bagno 
et fonte dila delle Therme Antouiane, poco discosto alle moderne mura della citta 
a destra dove havemo veduto trovare una fistola di piombo . . • dóve furono trovati 
alcuni cygni del marmo rosso ^culpiti dentro d*una gran conca marina, che ser- 
viva per tazza al fonte ... tre cupidini che dormivano gittati addosso l'uno all'altro 
in un groppo. Ma li cygni sono stati trasportati nel Vaticano, et gli amori in Ve- 
natia in mano del cavagliero Mozenico di marmo bianco ». 

1565, 27 marzo m.^ Nicolo da Vegiu fornisce per scudi 250 « quattro statue 
antiche cioè un Giove di p. 10 una letitia di p. 8 una Ninfa nutrice di Giove 
di p. 7 Vt una Hiera ninfa di fonte di p. 7 «. 

10 maggio al med. « scudi settanta p tante lastre di marmo e altre pietre • 
12 agosto al med. « scudi tredici p tre pezzi di marmo comperi da lui » 
7 settembre al med. « scudi quattordici p due teste di vergini di marmo 
antiche con il petto» 

27 settembre al med. «scudi tredici p due teste di marmo antiche Tuna di 
Ariadna l'altra di Diogene». 

1565, 25 giugno « A m.^ Nicolo de longhi scultore scuti trecento quali se le 
dano a buon conto delle infrascritte statue et altro . . . patuite in scuti cinquecento 
tutti insieme cioè una statua di Diana alta p. 18 una di Genio alt. p. 9 7t una 
di Giulia Mamea alt. p. 9 un'altra Diana alt. p. 7 un Termine alt. p. 10 
un puttino qual tiene un'aquila in mano alt. p. 5. Quattro figure di p. 5 l'una, 
Un vaso antico ovato long. p. 11 larg. p. 5, alt. p. 3, lavorato attorno et inta- 
gliato con quattro teste di leoni » . 

COLLEZIONE STAMPA. 7 aprile 1565 « scudi otto a Gio. Ant.« Stampa p 
una testa di marmo antica». 

COLLEZIONE DI M."* VALENTE «Statue antiche e moderne compere per 
metter in opera nella fabbrica del Boschetto di Belvedere e altre fabbriche . . . scudi 
tredici b. 20 a m.^ Valenti scultore per due antiche per metter nella facciata 
d'esso hedifizio del Boschetto . . , 

e addi detto (31 nov.) scudi quattordici a m.° Valente per li acconciamenti 
fatti al porco cinghiale di marmo della Statua di Bacco che è posta nel- 
l'entrata dell hedifizio del Boschetto e per portatura d'una statua e d'havere ac- 
concio la statua di Mercurio che è in Belvedere ». 

Il Valente, scultor milanese, compagno e compaesano di maestro Majno Ma- 
stori Mastorghi, col quale scolpiva gli stemmi pontificii « ad porthonum castii 
S.*^ Angeli » nel 1555-56 (Vedi Mandati 1552-56 e. 287 e seg.), si distinse spe- 
cialmente nei lavori della cappella Paolina, nei quali ebbe a compagni Giovanni 
da Sant'Agata, Nardo de Rossi, Giambattista Gioii, Benedetto da Fiesole, als lo Schela. 
Tutti costoro trafficavano di anticaglie. Nel Lib. consUtul. et Invesiig. 1561-62, 
e. 10 si ricorda il furto commesso a danno del Mastorghi di un petto di alabastro 



PIO IV. 156065 221 



cotognino, destinato endentemente a ricevere una testa di scavo. Vedi appresso nel- i'- 

,, . ,. BOSCHETTO 

1 Appendice. 

COLLEZIONE DI VILLA GIVLIA. 10 ottobre 1562 • scadi centosette bai. 82 
a Pietro facchino per viaggi e portature di due figure da la vignia(di Giulio III) 
a palazzo «. 

La seguente partita si dovrà forse riferire allo stesso negozio : 24 dicembre 1562 

e scudi duoi e b. 70 a Lorenzo fachino della compagnia del Greco p pagamento di 

più viaggi fatti a portar statue al sacro Pal."^ d'accordo con li s.**' Deputati * 

Neir agosto 1565 si fecero « 160 viaggi in portare statue di marmo dalla vigna 

fuor del Popolo in Belv.""* ■ . 

COLLEZIONE TREVISO. 12 novembre 1564 » scudi quaranta a m. Antonio 
Treviso p cinque statue di marmo antiche cioè tre termini et una cerere 
et un Antonino pio». 

COLLEZIONE DI JEAN MÉNARD. 3 febbraio 1564 » scudi quattrocento a 
m.° Giovani menarli francese p paga.^ di un pilo et due tavole di marmo mischio 
africano ». 

• COLLEZIONE DELLA PORTA. Luglio 1563. « Scudi 6 baj. 60 alli facchini 
della compagnia di Michele et Martino a Bipetta p viaggi n. 66 fatti da loro in 
portare tre statue et undici teste con li petti de marmo da casa di Mr. Tho- 
masino scultore « . 

Giugno 1564, scudi 700 a Tommaso della Porta per òtto statue di scavo. 

27 marzo 1565 « A m."* Tomaso della porta scultore Se. settecento p pagamento 
delle infrascritte statue antiche di marmo compere da lui doppo più discussioni 
con riU."^ et Ecc.'"® 8,^ Gabrio (Serbelloni) cioè una Urania alta p. 11, una 
Faustina d'Antonin Pio, un'altra statua di faustina figliuola della p.* in 
forma di Cerere alta p. 10, uno marco Aurelio di p. 8. Uno Aristide orator 
vecchio che siede grande più del naturale, Un'altro Oratore incognito qual si 
crede sia Lucio Ant.° di p. 8, iina Semele di p. 6, una Ariadna di p. 10 ». 

14 luglio 1565. Si traspoiiano dallo studio di Tommaso della Porta all'arco di 
Portogallo otto statue per lopera del Boschetto. V'è poi la nota di scudi 136,50 
pagati « alli facchini della compagnia del Greco p viaggi centoventi fatti da loro in 
portare statue di marmo al sacro pai.''® dall'arco di Portugàllo et p la condotta di 
una statua portata da loro su la carretta da detto luogo et locata alle scale de' podij 
circolari «. 

CVRIA. 20 marzo 1563 « a Pietro facchino della compagnia del Caporione . • . 
per haver portato le tavole di marmo da S.^® Adriano al sacro Pai.''®». Cf. 
Antonio da Sangallo giuniore sch. fior. 846 « le cholonne sono modernamente messe no 
ciera niente imezo antichamente li pilastri sono corintii antichi di fodere e fralli 



222 PIO ir. 1560.e5 



IL pilastri ò foderato di marmi porfidi serpentini pezi grandi riquadrati di più sorti « 
"'^ e da Perac tar. 8 • il tempio di Saturno qual fu dalla parte di fuori ornato di 
stucchi, di dentro di varie pietre mischie » . 

ECCLESIA SS- COSMAE ET DAMIANI. 10 maggio 1562. « scudi 62 bai. 15 
a Pietro fachino... e di più cavati alcuni pili da san Cosmo e san dan- 
mi ano «• (più scudi 8) a « M.*^ fran."^ casaccia per pagamento di sua fatica per hayer 
cavati con largani cinque pili eS coperchi fuor del portico di S.** Co- 
simo e damniano. (Seguono altri viaggi nel ghigno). Più scudi 14 b. 10 « a Pon- 
zino carettiere per bavere portato undici pili e 3 coperchi di marmo antichi 
posti in belvedere « . 

Non saprei dire se vi sia relazione tra le opere predette e la scoperta della 
Forma Drbis, della quale ho dato ampio ragguaglio nel volume precedente a p. 207 
e seg. Come pure ignoro da quale chiesa specialmente provenga il piccolo frammento 
di mosaico che ancora si vede commesso nel pavimento dell'atrio, e che porta il nome 
deirillustre marmorario Paolo Romano (Forcella tomo VI, p. 73, n. 191). Certa cosa 
è che il Ligorio tenne mano alle spogliazioni dei sarcofagi. Egli ne parla a questo 
modo. • Essendo a questi giorni state resettate le parti rovinate della basilica di 
s. Cosmo e Damiano per concessioni del papa senza rispetto delle cose che ivi erano 
i curatori ne l'anno tolto via i fodri di marmi mischi de muri opere mirande, et 
il simile hanno fatto in alcuni altri templi che come questo furono ornati dalVan- 
tichi imperatori tutti sono stati spogliati et quello che è stato male anchora hanno 
riempiuti et levati via i titoli a nicchi ornati da Costantino et hanno ridotto tutta 
quella bella facciata che qui mostro disegnata (segue bellissimo disegno, e pianta 
misurata di tutto Tedificio Massenziano) in muro semplice senza ornamento et hanno 
levato via di più i sepulchri antichi, che vi erano, intagliati coqueste cose, con la bat- 
taglia deir Amazone, la fuga di Medea, et le Muse et altre cose ... Li titoli che erano 
scritti nelli fregi dò nicchi, che sono stati chiusi et annullati da moderni, dicevano 
(C.I.L. VI, 1147. Seguono disegni di base, capitello, colonna e trabeazione, etc.). 

Anche in questo strano particolare dei « sepulchri antichi » il Ligorio ò verace. 
Addossati al prospetto curvilineo dell'Heroon di Romulo, allora ornato di nicchie, co- 
lonne, timpani, etc., vi erano depositi del trecento, sullo stile caratteristico dei mar- 
morarii romani, e simili a quello che ancora sta addossato al muro interno della ro- 
tonda, a sinistra. Ne trovo il documento in un prezioso disegno di Arnold von BQ- 
chell al f. 42 del noto codice di Utrecht, disegno che è stato pubblicato n^ XXIY 
volume à^Y Archivio della Beale Società Romana di Storia Patria. Quanto al sar- 
cofago con il combattimento delle Amazzoni, usato in uno di questi depositi medio- 
evali, se ne ha il disegno al f. 44 A del Codice Escorialense, con la nota « san cho- 
simo e damiano " . Ne rimangono tre frammenti, uno nel palazzo Salviati (Matz- 
Duhn, tomo II, n. 2221), due nel museo Cliiaramonti (Mittheil., 1889, p. 75). 

ECCLESIA S. GEORGI! IN VELAfìRO. Nel mese di settembre 1561 il card, 
di s. Giorgio dona al papa per le opere palatine alcuni marmi mischi, i quali, da 



PIO IV. 1560-65 223 



BCMCHKTTO 



una nota inserita nello stracciafoglio il 30 novembre (p. 83), pare fossero stati tolti it' 
da quello stesso titolo cardinalizio. Ora rArmellini Chiese, 2 ed. p. 632 riferisce 
una interessante notizia a questo proposito, che dice aver tolta da una relazione di 
Sacra Visita fatta alle chiese della Città al tempo di Pio quinto: « Canonici dedenint 
listam multorum lapidnm marmoreorum illinc ablatorum ex mandato Pii iv f.r. et 
tlransportatorum in palatium Apostolicum » . Il p. Cozza-Luzzi nel fascicolo Luglio- 
Agosto 1899 del Bessarione ha supposto che si trattasse di iscrizioni commesse nel 
pavimento, ma è più probabile che i « mischii » preziosi sieno il prodotto della di- 
struzione del recinto corale o del presbiterio (*). 

ECCLESIA S« GREGORH. 22 febbraio 1564. Scudi 8, b. 20 al Ponzino per 
aver traspostato alle fabbriche di Belvedere • capitelli di tevert.'^^ alFopa del cor- 
ritor nuovo..: due colonne del mischio verde da s. Gregorio «. 

ECCLESIA S- HADRIANI, Vedi CVRIA. 

ECCLESIA SS- QVATVOR. 6 giugno 1562 «spese diverse addi vi di giugno 
scudi quarantadue a m.'''' franc.^ da enpoli p aver cavato alcune colonne di 
santiquattro e rimurato donde le cavo e portatura da detto loco «• 

29 aprile 1564 « Scudi cinquantatre b. 60 a m.' Paolo Lorago protettore delli 
orfanelli di s.^' quattro p pag.^ di marmi » i quali furono trasportati a palazzo dai 
facchini del Caporione. Altri scavi importanti nel mese di agosto. I Luraghi si di- 
stinsero come collettori di antichità per conto proprio. Nella Raccolta di statue Ca- 
valieri- Vaccario -de Bossi si trova talvolta inserita una tavola rappresentante nn Cu- 
pido in atto di spiccare un grappolo da una vite che gli sta sopraccapo, sotto al 
quale è incisa la leggenda « Cupido puer in aedibus Jo: Baptistae Luragi « Il 
museo deve essere andato disperso prima della fine del secolo, perchè il Thomassin, 
ripublicando la stessa figura al tempo di Paolo V, ha cancellato il nome dei Luraghi 
dalla leggenda. 

ECCLESIA S- VIBIANAE. Nel mese di dicembre 1562 si pagano scudi due- 
cento « a m.° Antonio da s. Vico (s. Vito?) a buon conto di fabriche et della ca- 
vatura delle colonne ... di s.^ Biviana « che furono trasportate a palazzo del Pon- 
zino. 

FORVM TRAI ANI 15 gennaio 1564 «al Preposto della pace governatore delle 
monache del spirito s.^^ scudi sessanta p carrettate 12 Vt di marmo mischio 
giallo di p. 4V4 di diametro p le fodere della sala regia» Questo monastero, di- 
strutto al tempo deiroccupazione francese per dar luogo agli scavi del foro traìano 
(1813), era stato fondato nella casa propria da Petronilla Capranica sorella dei car- 
dinali Angelo e Domenico, Tanno 1432. La chiesa annessa al monastero, rifatta nel 

(') Qaeste uotizie mi sodo state comunicate dal eh. sig. Sante Pesarini. 



224 PIO IV. 1560-05 



II' 1582, mostrava grande ricchezza di marmi. « Havea « dice il Bruzio » la facciata a 
tramontana ; era lunga 69 palmi, con tre cappelle con due colonne marmoree striate, 
in tutto otto colonnine, delle quali due di bianco e nero antico, quattro di diaspro, 
le altre in alabastro * . 

PALATIVM. 10 ottobre 1562 « scudi dua a porfirio caiTcttiere e Pierantonio p 
haver fatto tirar un marmo dal monte palatino a palazzo*. 

PATRIARCHIVM LATERANESE Nel mese di dicembre 1562 si pagano « scudi 
duecento a m.® Antonio da s. Vico (s. Vito?) a buon conto di fabricbe et della ca- 
vatura delle colonne del palazzo vecchio di s. Giovani Laterano* che furono 
trasportate al Vaticano dal Ponzino. Lo stesso trasporta altre colonne di marmo 
mischio nel giugno 1563. Il 22 febbraio 1564 lo stesso trasporta « base et capitelli 
di marmo da s. Giovani laterano » . 

PORTVS AVGVSTI. Nel trimestre dicembre 1563 — febbraio 1664 si pagano 
duecentocinquanta scudi a Iacopo da Gasignola per « marmi mischi et bianchi ca- 
vati da lui a Porto et condotti in Roma « Seguono altri simili trasferimenti nel- 
Tautunno 1564. In questo caso, come nella maggior parte di quelli occorsi nel se- 
colo, è dubbio se gli scavi e le depredazioni abbiano avuto luogo a Ostia, o a Porto, 
nell'isola formata dalla fiumara grande e dal fiumicino. 

RIPAE TIBERIS HORREA. 31 settembre 1560. « Trivertini marmi peperigni et 
altre pietre di pib sorte compere e fatte cavare per diversi usi delle fabbriche 
scudi sei«.. a m.^ Francesco piemontese da Civas (Chivasso) per cavatura e tira- 
tura di dua colonne del marmo mischio che è a Marm orata sopra la riva «. 

29 maggio 1560: mandato di.Ligorio a favore di Pietro facchino e compagni 
« per 237 viaggi fatti al Boschetto di Belvedere in condurre trivertini ». 

5 giugno 1560 « scudi 3 b. 60 a Perazzino carrettiere per portai."^ di 12 car- 
rettate di trivertini, 8 dalla Marmorata «. 

31 gennaio 1561 « scudi undici pagati a Ponzino carrettiere... per 29 carret- 
tate di Trivertini e marmi mischi portati da Marmorata a Palazzo « • 

10 maggio 1561 « a ponzino carrettiere... per portatma di 3 pezzi dì marmo 
mischio da marmorata a palazzo 

10 giugno 1563 « a Ponzino carrettiere p piti viaggi fatti in portare altri mischi 
da marmorata. 

15 gennaio 1564 « scudi dieciotto alli fachini della compagnia del caporione 
p portamento di sei arme papale da Rippa». 

Nel giugno « Scudi 8 a Iacopo Casignola p pag.^° di far tirare su la strada 
24 pezzi di marmo mischio quali sono nella ripa bassa di marmorata « . 

STATIVM domiti ani. 31 agosto 1561 «» scudi quattro a Ponzino carrett."per 
porto a Palazzo di 16 carrettate p."^^ 12 di Trivertini dalla piazza d'Agone» 



PIO IV. 1560-65 à25 



Seguono scudi 14, b. 76 « pagati a m.^ Ambrosio cairatore... per 16 caiTettate e i'- 
...palmi di Trivertini che ca\rò nella piazza Agonale* 

31 novembre 1561. « Scudi dieci b. 60 a m.® Ambrosio cavatore per sei carret- 
tate di Trivertini dati della sua parte delli cavati in piazza Madama. E addi 
detto scudi ventinove b. 65 à M.° Giovanni cavat.® per 16 carrettate di Trivertini 
cavate nella piazza di Madama... nella piazza d'Agona e per carrettate 
2 p.^^ ... di marmi cavati nel med.'' luogo (Seguono altri pagamenti a M.° Girolamo 
scalpellino) per pagar huomini e facchini ... e corda per incassar la base e co- 
lonne di mischio verde " Altri marmi dello stadio si dicono cavati nel dicembre. 

« Mi ricordo aver visto, quando si faceva il condotto maestrale (della Vergine 
al tempo di Pio IV, odi Gregorio XIII) una strada selciata, quale viene dalla porta 
del popolo, e va diritta alla piazza di s. Luigi (non è vero !) ; e in detta piazza vi 
furono scoperte tre o quattro colonne... e poco lontano in piazza Madama, 
sotto la casa di Beninbene, vi furono trovati gran pilastri di travertino, in al- 
cuni dei quali vi era ancora qualche residuo degli scalini, dove sedevano gli spetta- 
tori, e facevano faccia dentro (lo stadio); vedendosene ancora nelle case di quei 
Caldarari in capo a Navona, e in s. Agnese, sotto il palazzo dei principe di Massa, 
e dove è oggi la torre degli Orsini « . Vacca Mem. 29. 

THERMAE ... 10 giugno 1563 « a Ponzino carretiere p più viaggi fatti in por- 
tare .. . statue di marmo dalle Therme et altri luoghi*. 

THERMAE AGRIPPAE. 7 aprile 1565 » scudo uno b. 20 ai fachini della com- 
pagnia del caporione p caricare marmi alla Zambella*. 

VATICANVS MONS. Sulla fine del 1562 e sul principio delVanno seguente 
furono eseguiti scavi importanti nel monte Vaticano per Tapertura « del nuovo viale 
di Belvedere » . La somma di scudi 268 spesa a tale scopo è prova della loro esten- 
sione ed importanza. 

VIA CORNELIA. 31 ottobre 1561 : « scudi quarantotto a M.^ Hier."^« da Como 
scarpellino, per pagare carrettate trentadue di Trivertino . . . da portarsi fuori da 
porta Pertusa a Palazzo * . 

VIA LABICANA. 31 luglio 1561: «scudi dodici pagati a M.^Hier.™» addi 12 
per tanti haveva da pag.^ a Menico Martella cavai* nella via Lavicana fuori di 
Porta Maggiore per... 60 carrettate di Piperigni cavate in detto luogo* in 
servizio del casino di Pio IV. 

Stessa data : « scudi trentadua a m.'' Girolamo scarpellino per porto di 4 carret- 
tate di Trivertinj dalla Porta maggiore e di 60 can-ettate di Piperigno dalla via 
lavicana inori della med.*"* Porta » Altre venti carrettate il giorno 30 novembre. 

31 agosto 1561 « scudi undici b. 50 pagati a Ponzino carrett.* per portatura 
di carrettate 12 di Piperigni e 10 '/e di Trivertinj consegnati da Menico cavat.* fuori 

29 



226 PIO IV. 1560-65 



BOSCHETTO 



II' dì porta maggiore e per un pezzo di mischio* Gli scavi continuarono sino alla 
fine deiranno, sotto la condotta dell'indefesso Martella. 

VILLA PVBLICA — SEPIA. 31 marzo 1561. • scudi nove b. 80 per c.^ 12 
trovate nella piazza di h. Marco pagati a m.'' Ambrosio* 31 maggio, altre 10 
carrettate cavate nel medesimo luogo e trasportate in palazzo da Hieronimo da Como, 
e Pietro Ciolli scarpellini. 

31 aprile « scudi tre b. 60 a Ponzino carretta per 12 carrettate di trivertini 

cavate alla piazza di s. Marco*, più scudi 75 a Girolamo da Como per 

uguale fornitura. 

Nel mese di maggio Benedetto Schella scarpellino fornisce « sopra mille car- 
rettate di trivertini * provenienti forse dallo stesso scavo. Gli si concede un'enorme 
acconto di scudi 1852. 

SCOLTVRE DI INCERTE ORIGINE. «31 novembre 1560: scudi 14 à statue 
antiche e moderne. . . scudi 13, b. 20 à statue diverse *. 

Le seguenti partite, nelle quali figura un Maestro Antonio, insieme con Nicolao 
Longhi, credo si riferiscano airAntonius de Vegiu, membro del « Corpus Statua- 
riorum et lapicidarum * che teneva congregazione nell'oratorio dei ss. Quattro Coro- 
nati al Celio. Vedi Bertolotti, Artisti Lombardi tomo I, p. 227. 

31 dicembre « a m.^ Antonio scultore per havere acconciate due statue an- 
tiche nel boschetto scudi 20 *. 

31 febbraio 1561 {sic): si pagano scudi 60 a m.° Antonio scultore « a conto 
della acconciat.* di una statua nel Boschetto, a buon conto della statua antica di 
Cesare posta in un nicchio della loggia avati la casa, a conto della accociat.* della 
statua d Antonino Pio fattogli Testa Braccia e piedi nel B(oschet)to * . 

31 marzo 1561 « a messer Antonio scultore scudi sedici per due Pili inta- 
gliati con figure l'uno ovato et l'altro quadrato buoni per l'ornamento delFopera del 
fonte del Boschetto *. 

maggio 1561 scudi venti a m.^ Antonio da Carrara scultore per uno stemma da 
porsi in Belvedere « più altri scudi cento a m.^ Nicolo scarpellino per pagamento 
di tre statue antiche pel Boschetto cioè Tuna di Io venta che siede grande 
pili del naturale vestita di veli sottiliss."^' l'altre due in piedi, l'una Hirgia o vero 
la sanità et l'altra Dir ce Ninfa che fu mutata in colomba *. 

giugno 1561 « scudi venticinque pagati a m.° Antonio e m.** Nicc.** scultori per 
una statua grande figurata per la Pudicizia che siede, e per l'ornamen.^" del Bo- 
schetto * luglio 1561, « scudi 30 pagati a m.® Niccolo milanese scultore per una 
statua antica di Diana di marmo porta in opera nella sommità del fastigio nella 
loggia del Boschetto *. 

settembre 1561 : « scudi cento ottanta pagati a m.° Niccolo e Antonino scultori 
per cinque statue antiche comprate per l'opera del Boschetto Tuna imagine 
d Iride l'altra di Flora la terza di Diana la quarta della fortuna et la quinta 
del Genio*. 



\ 



PIO IV. 1560-65 227 



31 gennaio 1562: «scudi 60 bai. 5 a Pietro facchino per haver portato (al Bo- "- 
schetto) 6 statue comprate ultimamente di Xbre 1561 ». 

maggio-ottobre 1562 «Statue antiche e moderne compere per mettere nella fab- 
brica del boschetto scudi 589, b. 20. 

3 gennaio 1564, « A m. Benedetto gentile genovese scudi settanta p due statue 
antiche di marmo più che il naturale et due colonne striate di mischio giallo 
con alcuni altri fragmenti ». 

29 aprile 1564. Scudi 18 a Girolamo da Como per « una statua di uno Ve r- 
tunno con il suo cane ». 

30 maggio 1564 « scudi dodici a m.^ Bartolomeo da Vegiu p due teste di 
marmo antiche maggiori del naturale ... per accomodare altre statue » . 

12 agosto 1565 «scudi quaranta « a m.'' Iacopo da Casignola p duoi puttini 
dati da lui . . . di marmo moderni p mettere al fonte nel Boschetto » Costarono 
in tutto scudi centocinquanta. 

12 novembre 1565. Binaldo da Mantova vende per scudi ventisette « un 
bacco di marmo antico grande come il naturale p ornamento delle ope palatine » . 

LVOGHI INCERTI 31 ottobre 1560 « scudi sei à travertini marmi e pietre ». 

31 luglio 1560 « scudi 6 b. 77 Vt a Martino facchino della comp.* del Greco 
per 271 viaggi di pietre portate in diver» luoghi ». 

13 luglio 1560, acconto di scudi 50 « per comprar trivertini per far la scala 
deirhedifizio del Boschetto e per lavorar un arme di nostro signore che ha andare 
in fronte della loggia » . 

Nel gennaio 1562 Rocco scarpellino ebbe scudi 248 b. 15 per le « X colonne 
della fabbrica del Bos.^° di granato Numidico » . Questa caratteristica erudizione non 
è farina del Computista, ma suggestione diretta di Ligorio. 

Giugno 1563. Il cavatore Giovanmaria » dà Rezzo » trova « pezzi sei di marmo 
che tutti insieme furono carrettate cinque e duoi terzi » e li vende il 6 aprile per la 
fabbrica del casino di Pio IV. Questi marmi erano segati con la medesima sega mossa 
« da un cavallo leardo » che aveva servito per villa Giulia. 

27 marzo 1564 « A Gio. battista da Pontremoli carrettiere scudi quindici a 
buon conto di più viaggi ch'egli ha fatti et fa tuttavia in condurre diversi marmi 
all'epe palatine » Altro pagamento di scudi 41 per ugual titolo al Ponzino. 

22 febbraio 1565 « m.° Benedetto da carrara et m.° Frane.® scarpellini et com- 
pagni se. venti a buon conto di due coione di granito roscio » in tutto se. 133, 5. Con- 
temporaneamente m.'' Bastiano Yalenzani fiorentino e C' ebbero 613, 34 per tre co- 
lonne di granito rosso et una di granito orientale. 

2 giugno 1565. « Scudi dieci a Zamaria da Rezzo cavatore p pag.^ di uno 
quadro antico di marmo » . 

12 novembre 1565. « Scudi venticinque a m.** Pacino lusti p tre coione date 
da lui » . 

30 aprile 1565 « scudi novantacinque a m.'' Rocco da Montefiascone p pag.^ 
di un cornucoppia di trevert."*® ». 



228 PIO IV. 1560-65 



I geniali barbari collaboratori di Pio IV s'attaccarono anche ai pavimenti delle 
fabbriche antiche. Il 22 febbraio 1565 si pagano scudi 156 b. 45 a Leonardo Pongi 
pittore per 2086 « quadretti di marmo antichi p farne pavimenti ». Nella quale prat- 
tica si scuopre la mano di Pirro, architetto del casino, il quale stava allora spo- 
gliando dei pavimenti di commesso la villa Adriana, per ricomporli in quella del 
cardinale Ippolito d*Este. 



LA SALA REGIA. 

I lavori pel compimento della sala Regia furono guidati dal card. Mai'cantonio 
Amulio, e quelli della rifondazione della cappella Sistina dal vescovo di Porli Baldo 
Ferratini. Fungeva da tesoriere secreto Boberto Ubaldini, i cui conti del dare e del- 
Tavere mostrano un movimento di centinaia di migliaia di scudi ; assistito in questi 
negozii del cassiere Francesco Bedditti. In mezzo a tante cifre e notamenti di cassa 
si trovano non poche notizie interessanti per la storia dell'arte e per quella delle 
fabbriche vaticane. Il quadro della sala Regia sopra la porta della cappella Sistina 
fu dipinto da Girolamo da Sermoneta: quello a man sinistra dell'ingresso alla 
Paolina,da Giambattista Fiorini. Giuseppe S a 1 v i a t i coloriva nel 1 .565 
per scudi 300, Y » istoria delli sette Re a man sinistra della porta in capo la scala 
quale scende verso Roma i> e Zamaria Zoppelli cremonese per scudi 60 * il 
quadro nel cantone di contro la porta della cappella di Sisto ». L'opera di Livio 
Agresti, autore di un'altra istoria fu apprezzata scudi 175 dai periti Ligorio, 
Guglielmo della Porta, e Giulio Piacentino. Quella di Orazio Semachino per 
uguale tìtolo fa compensata con scudi 260. Nel giugno 1561 si parla di « ponti 
fatti a Daniel pittor per l'opera di stucchi e pitture nella sala dei Re » . Il predetto 
Girolamo da Sermoneta pose mano nel novembre 1565 ad un'altro affresco rappre- 
sentante K l'autorità conferita dalla sede apos."*^ alli elettori deirimpero » ricevendo 
un acconto di scudi 225. 11 grande stemma papale in capo alla sala fu scolpito da 
Silvestro da Meli, mentre Ferrante Moreschi da Piacenza modellava gli 
stucchi, e Francesco di Barone fiorentino assistito da Ludovico da Fiesole 
si occupava dei « lavori di commesso » per uso dei quali le monache dello Spirito 
santo avevano venduto più blocclii di giallo trovati nella basilica Ulpia, e Francesco 
Barone altri pezzi di broccatello. » La stantia accanto alla sala regia andando alla 
Concistoriale* fu istoriata da Girolamo Qambatelli per scudi 170, e il fregio 
della Concistoriale da Domenico Carnevali per scudi 60. 

I lavori nella sala proseguirono sino alla morte del generoso pontefice, come 
prova il seguente estratto dal libro dei conti di mgr. Aleotto in data 6 agosto 1565, 
e scudi 100 a m."* Girolamo da Como scarpellino p commissione di Mon.**® Amulio 
p cavar marmi mìschi a Porto et condurli et accomodarli accio si possine segare 
p farne poi il pavimento nella sala Regia » Nello stesso anno, il 30 maggio un 
Pietro Fiorini da Bologna, forse fratello del Giambattista sopra mentovato, 



PIO IV. 1560-65 229 



riceve scudi 80 per una sua « pittura nella porta laterale della Cappella di sala regia 
Sisto » . 

Segue un curioso autografo « Adi-8-agosto. Memoria de la spesa che fazo mi 
jeronìmo da Como scarpelino p far cavare di misgii Ha ostia p far el palematatto 
de sala Regia > Sono appunti giornalieri di ordegni da scavo, opere, cavalli, barche, 
spese d'osteria etc. 

1563 (12 agosto) Si pagano 35 se. al med. L or ago protettore degli orfanelli 
di S.^' Quattro per diecisette pezzi di marmo bianco comperi da lui (Giornale 60-68) 
Il 29 aprile egli aveva già date 33 carrettate e mezza di marmi di detto luogo, 
trasportate a Palazzo dalla compagnia del Caporione. 

(7 settembre) Scudi tre a m.^ Francesco Baroni fiorentino per tre pezzi di 
mischio rosso messi in opera nella sala regia. 

(22 settembre) Si paga un acconto di scudi 10, a m. Ludovico da Fiesole scar- 
pellino p segare et squadrar porfidi ». 

1564 (15 gennaro) scudi sessanta al Proposto della pace gov."^ delle monache 
del spirito santo p pa.^^ di carettate 12 Vt di marmo mischio rosso p la Sala regia. 

I lavori di perfezionamento della sala Begia sono ricordati dalla modesta iscri- 
zione, Forcella, tomo VI p. 74, n. 194, scolpita nella parete che fronteggia la cap- 
pella Paolina. 

Dai documenti prodotti fin qui derivano questi ammaestramenti. Per la fab- 
brica del Casino furono eseguiti scavi sulla sponda della Marmorata, miniera ancora 
inesausta di mischi grezzi di cava: nel Circo Massimo, nello Stadio e nelle terme 
Alessandrine, nella piazza di s. Marco (septa lulia?), alla porta Iklaggiore, nella via 
Labicana, nel foro Boario, a s. Giorgio, ai ss. Quattro Coronati, nel Palatino, nel 
foro Traiano, dove era il monastero dello Spirito tanto, nelle terme di Agrìppa alla 
Ciambella, nella via Cornelia o nell'Aurelia Nuova fuor della porta Pertusa a santa 
Vibiana, al Laterano, a Ostia, a Porto e a Civitavecchia. 

Tra le molte colonne messe in opera nel casino e nel suo « tbeatro » alcune 
furono tolte via da S. Gregorio vecchio, altre da s. Vibiana, dai ss. Quattro, dal 
Patriarchio lateranense, da Marmorata. Niccolo Bresciano fornì 4 colonne di nero 
brecciato, 2 Benedetto Gentile da Genova, 3 Pacino Giusti. Di altri 15 fusti di 
granito rosso non è accennata la provenienza; si tratta però di marmi di scavo. 

Per ciò che spetta alle statue (e ai busti e teste) allo quali si attribuiscono 
nomi così inverosimili, sarà difficile, anche agli esperti, di riconoscerle nelle presenti 
raccolte vaticane o capitoline salvo pochi pezzi descritti con qualche particolare ca- 
ratteristico. Tali sono il « Bacco col porco cinghiale » la « Gioventù seduta » T « A- 
ristide orator vecchio » il « Vertunno con suo cane » il Mercurio di Belvedere, e 
la conchiglia coi due cigni. 

Le altre Dirci, Letitie, Pudicitie, Flore, Gratie, Securità, Muse, Fedi e Con- 
cordie etc. sfuggono ad ogni riconoscimento. I conti di fabbriche danno nondimeno 
notizie di qualche valore. Pio IV incominciò lo spoglio del prezioso museo di Villa 
Giulia, e compiè quello del palazzo di san Marco, del quale egli fece dono alla Sere- 



230 PIO IV. 1560-65 



nissima neiranno 1564. Per dire il vero, rindicazione dei trasferimenti di statue da 
San Marco eseguiti nel 1562 è alquanto ambigua, perchè potrebbe anche essere 
applicata allo studio di Niccolo Longhi da Yigiu, scultore, restauratore, incettatore 
e negoziante di statue, che si trovava appunto da quelle parti. Altre furono vendute 
al pontefice dagli antiquarii Antonio Conteschi e .Giannantonio Stampa, da Antonio 
Treviso architetto da Lecce, che tanta parte ebbe nelle faccende delFacqua di Trevi 
sotto il medesimo pontificato, dai della Porta che tenevano studio e oflScina di re- 
stauri neirarco di Portogallo. Di questo sciame di antiquarii dovrò riparlare nel- 
l'appendice. 



LA FABBRICA DELL' ARACOELI. 

1560, 22 marzo. S*incominciano a registrare spese per « la fabbrica che ha da 
far(si) in Aracelj e li tre corridori che vanno a san Marco » parole delle quali non 
intendo bene il significato. I lavori si riferiscono particolarmente ad una Torre che 
non può essere diversa da quella di Paolo III, descritta a p. 55 seg. del precedente 
volume. Vi furono costruiti nel maggio « 8 camini alla franzese » , e, sulla fine del- 
Tanno, vi furono adattati « due camerini « per uso del card. Carlo Borromeo. Tutte le 
altre stanze furono decorate d'affreschi da Taddeo Znccari. E probabile che qualche anti- 
caglia sia venuta fuori, non dai lavori di muratura, ma dagli • spianamenti del ter- 
reno al Fal.''^ d'aracelj « eseguiti nel settembre 1563 da m.^ Francesco da Empoli 
muratore. 



LA CERTOSA (24 aprile 1563, 5 giugno 1566). 

« Conoscendo sua santità la fabbrica di Teimine più tosto andar ogni giorno in 
rovina, che conservarsi senza profitto alcuno del publico o del privato ha liberamente 
concesso detto loco (alla relig. de i Certusini) consacrandolo et dedicandolo alla glo- 
riosa Regina del cielo Perilchè si verrà à far una fabbrica et un luoco bel- 
lissimo che sarà meritamente celebrato per tutto il mondo et non solo ne resterà 
conservato Tantico ma anche restaurato ». Si accorda il consenso del Po: Bo: ali* unani- 
mità [^Decretar, pò, ro. Credenzone I, tomo XXI, seduta 14 agosto 1561]. Vedi 
tomoli, pag. 137 e seg. Per non lasciare incompleto il quadro degli scavi di Pio IV, 
ripeto che Tadattamento della chiesa di s. Maria degli Angeli e la fabbrica della 
Certosa furono eseguiti con materiali non archeologici, cioè con mattoni delle for- 
naci vaticane, con calce di Tivoli e di Monticelli, e con tufi delle cave di s. Saba 
appartenenti alla famiglia Galgano. I soli scavi ricordati nei « conti delli Heredi 
di Battista Odescalco e e' » amministratori del fondo destinato a questopera, sono 
quelli di s. Matteo in Merulana (HORTl LAMIANI?) donde vennero travertini, e 
quelli del CLAVDIVM descritti da Flaminio Vacca, Mem. 22, donde venne uno dei 
giganteschi capitelli del tempio. Il giorno 16 aprile del 1565 il carrettiere Iacopo 



PIO IV. 1560-65 281 



da Castiglione trasportò, da non so qual laogo, quattro colonne di mischio con basi 
e capitelli per nso di una delle cappelle. 



IL GIARDINO DI MONTECAVALLO. 

I conti del 1560 fanno fede di lavori per una residenza pontificia sul Qui- 
rinale, incominciati l'anno stesso della elezione di Pio IV « 31 ottobre conto 
di portatura di calcina nel giardino di Monte Cavallo ... per servigio del Palazzo » . 
Pochi giorni prima s*eran pagati non so quanti scudi, dietro collaudo di Pirro Li- 
gorio, a Gio. M. Mazzone da Ferrara ed a m.° Piero Bombardiere « a cóto della Re- 
parazione della conserua d* Acqua e de Canaletti de fonti nel giardino di Monte Ca- 
vallo di sua Santità ». Nel 1562 « una peschiera fatta nel giardino di monte ma- 
gnanapoli da Gianmaria Manzone » costò 673 scudi, e altri 715 furono antistati ad 
Antonio Gilberto per spender nel giardino di Montecavallo. Nel seguente anno 1563, 
ai 19 di aprile un Francesco Faa, medico da Pavia, ricevè scudi 60 « in rappezza- 
menti di fabbriche occorrenti al Giardino di Montecavallo ». Confesso di non inten- 
dere di quel giardino si tratti, perchè quelli dei Caraffa, degli Este, dei Boccacci, dei 
Carpi e dei Grimani erano tatti occupati dai rispettivi possessori. 



LA PORTA PIA. 

1561, 24 marzo. Incominciano i lavori per la costruzione della porta Pia, 
accordandosi ai frati di s. Pietro in vinculis, che eran possessori della gabella, un 
compenso di dodici scudi mensili. Prestarono la loro opera Matteo da Castello 
architetto, Paolo dal Borgo scarpelliuo, Alberto Lucarino capomaestro, sotto la dire- 
zione di mgr. Giulio Sauli sopraintendente. Tenne i conti di cassa il banchiere Pie- 
rantonio Bandini. Compiuto lo scavo per il collocamento della prima pietra, si di- 
spensarono ai cavatori « due barili di vino, pane, ova, provatura ». Sono d^ne di 
nota le seguenti partite: (1561 luglio) si prendono 155 some di pietra tufo alla 
cava di mr. Adriano; (14 agosto) si pagano scudi 8 baj 45 Vs « AUegrant de Val 
di Lugano per tant giornate di manuali ch'anno lavorato a porta S.^^ agniesa per 
cavar travertini ». Seguono altre partite simili : « e addi 26 di agosto scudi cin- 
quanta a m. Girolamo de Altieri a bon conto di travertini che pigliano da lui dalla 
cava di Porta magg.^^». Il noto Ponzino è incaricato del trasporto, e furono ben 
73 can'ettate. Altri scavi in luogo incerto furono fatti nel settembre da « Lucha ca- 
vat.*^ ». Seguono in data 27 settembre « scuti vinti al Prete cavat.* anzi carrett.*^ per 
portat."^ di trevertini códutti a detta fab."^* da torr' de conti, e addi p.^ di ottobr* 
scudi cinquanta a lucha romano e simone milanese quali sono acconto di trevertini 
della cava di torr* de conti » . Gli scavi continuarono sino al dicembre e produssero 



232 PIO IV. 1560-65 



almeno 195 carrettate. Altri se ne fecero al Porticns Eventus Boni. cf. Vacca, 
Mem. 60. « Mi ricordo che al tempo di Fio IV, sotto il palazzo già del cardinal 
della Valle, furono trovati molti pezzi di cornicioni, e rocchi di colonne, e capitelli 
corintj. Vi rimase ancora gran robba; e perchè erano contigue alle terme di Nerone, 
ed ancora per essere opera di marmo saligno (mentre non adoperò altra specie di 
marmi nelle sue fabriche), per questa ragione mi do a credere che fossero membri 
delle sue terme. Vi si trovò anche un capitello di smisurata grandezza, e se ne fece 
Tarme di Pio IV a porta Pia » . Vedi su questa e successive scoperte di capitelli co- 
lossali il Bull. con. tomo XVIII, a. 1891, p. 224-226. 

Lo stemma fu scolpito « da lacomo Siciliano e comp.^ « cioè da Iacopo del Duca. 
La cava degli Altieri a porta Maggiore può essere quella di cui parla Vacca Mem. 
109. «Mi ricordo dietro le spoglie di Mario, accanto la via che mena a porta Mag- 
giore, nella vigna degli Altieri, si fu trovata una Venere bellissima etc. » . 

Quanto alla cava alla Torre de' Conti, che produsse sì grande copia di traver- 
tini, non è possibile pronunciare giudizio per una contmda cosi densamente coperta 
di anticaglie. Forse si tratta del tempio della Tellure. 



LA STRADA PIA. 

La costruzione della porta Pia portò di conseguenza lo spianamento della strada 
dentro e fuori della città. Battista da Merco eseguì i lavori del tratto suburbano 
sino a 8. Agnese, scaricando grandi masse di terre e rottami nel sito della presente 
villa Patrizi. In tal modo vennero a scomparire le ultime traccie del primo tratto 
della via Nomentana, la quale, uscita appena dalla porta, piegava sulla sinistra, con- 
forme è dimostrato nella tav. Ili della mia Forma Urbis. Per quanto spetta alla 
strada pia dentro le mura, dal Quirinale alla porta, basti ricordare il seguente brano 
del Ferrucci: «Tanno 1561 il secondo del pontificato di Pio quarto: volendo esso 
pontefice aprire una bella via, retta et ampia nel Quirinale, nel cui capo vi fussc 
la porta . . . fece abbassare et spianare la via che anticamente si chiamò Talta àSe- 
mita ... et in capo à essa vi aperse la bella porta, che bora si dice Pia ... ha- 
vendo raddrizzato parimente la via di fuori insino al ponte Nomentano per lo spatio 
di tre miglia in circa da li cavalli di Tiridate». Ferrucci ad Fulvio ed. ' Francini, 
1588, p. 11. 

Ligorio, Torin. I, riporta l'epitaffio di una Blaesia Salina CIL. VP, n. 1444 
• trovato per la via Numentana, nel fare la nuova via pia Nomentana, oltre alla porta 
Nuova pia « . 

Il disegno della nuova porta fu subito intagliato in rame, e pubblicato l'anno 
1568 per cura di Bartolomeo Faleti. Si trova generalmente nelle collettanee Lafre- 
riane. Prosegue a dire il Ferrucci: 

• E da sapere che Pio papa IIII, l'anno 1561 overo 1562, volendo lasciare una 
bella via che, con la porta parimente della Città, ritenesse il suo nome, aperse, ò 



PIO IV. 1560-65 238 



più tosto raddirizzò et fé piana la bellissima strada Pia, poi che per innanzi vi era 
la via di quei tempi, ma curva et inequale, come insin hora n*appaiono segni in al- 
cuni portoni di vigne ò giardini, et specialmente in quella de signori Ub aldini, 
che dove prima era porta, hora serve per uno sporto ò balcone, merce deirinequa- 
lita del sito che à quel tempo vi era. Questa via il detto Pontefice era di animo 
che cominciasse dalla porta del palazzo di s. Marco verso la piazza ove è la conca, 
perchè era solito andarvi ogni anno di state, et che indi ne salisse per via curva 
et erta al monte Quirinale et andasse per la porta Pia suddetta sino al ponte di La- 
mentano et di già si era cominciata, se bene da san Marco insino al Quirinale non 
fu usitata molto, né meno restò di poi aperta, et per la difficnltà che havea della 
salita, essendo molto erta et scoscesa, et perchè ancora non quadrava troppo per le 
cause suddette: aggiuntovi che alcuni particolari restavano molto offesi per il danno 
notabile che ricevevano da detta sti-ada nelle loro habitationi et beni. Onde cominciò 
la via da li cavalli di Tiridate lunga, larga, et piana sino a porta Pia, la quale è 
più di un miglio di lunghezza; et da essa porta seguì avanti per via retta, ma in 
alcuni luoghi inequale, si come è fuori la porta dui tiri di mano, che pur si andava 
in qualche parte ragguagliando, et continuando sino alla chiesa di santa Agnese . . . 
Questa via per essere in un sito molto ameno et di perfetta et salubre aria tra tutti 
li luoghi della città di Roma, è frequente et piena di bellissimi giardini et luoghi 
delitiosi de principali della città; et papa Gregorio XIII conoscendo la bontà del- 
Taria et l'amenità del luogo vi fabbricò poco avanti che morisse, Vanno 1583 et 
1584 un bellissimo palazzo ne i giardini Estensi, presso li cavalli dì Tiridate sud- 
detti . . . nella qual fabbrica spese la somma di ottantamila scudi, la quale fece 
perchè servisse per uso et commodo de sommi pontefici, per schivare gli estivi caldi 
del Vaticano. Et Sisto Y, volendo aggiungere nuova materia di freschezza et com- 
modità al detto monte... vi fé Tanno 1585 condurre da li Pantani de Griffi, vinti 
miglia lontano dalla città nella via Labicana fuori di porta maggiore uno bello et 
grosso capo d* acqua la quale chiamò dal suo nome 1* Acqua Felice » . 

Egli è a notarsi che Tantica strada conducente alla porta Collina, arteria maestra 
della regione quirinale, alla quale aveva comunicato il proprio nome di Alta Semita, 
era rimasta costantemente in uso per tutto il medio evo, come dimostrano i siti 
delle chiese di s. Saturnino, di s. Andrea, di s. Caio, di s. Susanna, di s. Paolo, e 
di 8. Ciriaco de Thermis, che la fiancheggiavano. Il riattamento della strada è at- 
tribuito s( Pio IV; ma un documento del 19 marzo 1512, che ho già publicato in 
Bull. com. tomo XXIII, a. 1895, p. 105, dimostra che fino dal tempo di Leone X 
s'era fatto qualche cosa per ripararla. « Nobilis vir d. Pius de Agnellis laicus man- 
tuanus vendidit ili. d. s. Ioanne Feltrie de Buere alme urbis prefectisse unam 
vineam cum domibus et edifitiis positam in loco qui dicitur Monte Cavallo iuxta 
viam recentem qua itur ad Thermas iuxta bona Francisci Thomassij mer- 
catoris senensis, bona ili. d. Cardinalis Grimani cet». 

I lavori di Pio IV incominciarono nel 1561, fungendo da banchiere il futuro 
frontista della via Pier Antonio Bandini. Lo spianamento dentro e fuori la porta fu 
eseguito da Battista da Merco. Le terre cavate nel tratto al difuori furono accumu- 

30 



234 PIO IV. 1560-65 



late sul selciato e sul sepolcreto della vecchia Nomentaua, e venuesi così a formare, come 
ho dotto, quella collinetta su cui è piantato il casino di villa Patrizi. Quelle cavate dentro 
le mura furono scaricate nella valle Sallustiana. Così dice Ligorio, Paris, e. 335 : 
« nella regione Altasemita era il circo da fare i giuochi fiorali, il quale luogo tutto 
ad un tempo è stato disordinato della forma sua che vi rimaneva col suo tempio ro- 
tondo in una testa del circo, che per essere in una valle del colle è stato ripieno 
del terreno cavato dalla via Pia nomentana, in maniera che ogni memoria 
è sparita da ogni parte « . Il sito dei giardini di Sallustio era allora diviso tra i « re- 
verendi padri di santo Salvatore del Lauro, il vescovo Muti, il vescovo di Pavia, 
il vescovo Colotio, Francesco Sybilla et venti altri padroni « . 



LA PORTA DEL POPOLO. 

1562. Incominciano i lavori per la costruzione della porta del Popolo con 
l'opera di Nanni di Baccio Bigio architetto, Nardo de Bossi e Qiannozzi scarpellini, 
Giovanni Allegro soprastante, Bastiano Orsi computista. I conti, tenuti dai banchieri 
Ubertini e Ceuli, ascesero a scudi 10,224. Le seguenti partite si riferiscono al nostro 
argomento. 

» Spese per condurre le colonne da Sampietro a porta del Popolo scudi 
110 a bertela carrozzare per 3 colonne, una de Xpofano da Caravaggio « Costui ri- 
ceve scudi 18 «per la mina fatta delli tevertini della porta vecchia di dentro e 
di fuora et scansatoli dal transito di detta porta « L'il di settembre si danno 
scudi 35,15 al Prete carrettiere per 23 carrettate di marmi e pietre antiche tolte a 
Montecavallo, per 5 da s. Teodoro, e pero dalla pena. (La Penna) Cristo- 
foro da Caravaggio riceve parimenti scudi 3,10 p haver tirato fora quattro pezi 
di marmori de fondamenti (dei sepolcri di via Flaminia?) quali sono serviti per 
parte del ornamento della inscrìttione ». Le lettere della quale furono dorate. Lo 
stemma, scolpito da Nardo de Bossi « con li dna palloni « costò 570 scudi. 

Altri scavi sono registrati nell'ottobre del medesimo anno. Si pagano scudi 208 
a Messer Marco Casale per circa 130 carrettate di travertini forse cavati da qualche 
suo fondo urbano: e scudi 65,83 al Prete ed al Ponzino per trasporto di 52 carret- 
tate «dalla Consolazione, 5 da sta Nastasia, 11 dal' arche di Costantino, 
18 da 3.^" Savo, 57 da campo de Fiore, 7 da ponte s.ta Maria, 38 dal 
monte del grano 5 da s.ta Maria Maggiore «. Nardo de Bossi fornisce 
alla sua volta marmi e pietre del valore di scudi 923, ma la loro origine non è 
altrimenti indicata. Fnron dunque messi a contributo per la sola porta del Popolo 
le fabbriche vaticane, quelle palatine a s. Teodoro, il tempio del Sole quirinale, il 
circo Massimo, il teatro di Pompeo, la stazione della coorte quarta de' Vigili, il ponte 
Emilio, ed il sepolcro creduto di Severo Alessandro. Non saprei indicare quali sieno 
precisamente le rovine manomesse alla sponda della Penna (mausolèo e giardini di 
Augusto?) alla Consolazione, ed all'arco di Costantino (orto Comovaglia ?). 



PIO IV. 1560-65 235 



« Pio IIII rinovò cod real magnificenza la porta Flaminia et addirizzò pari- 
mente la sua via sino al ponte molle, levando molti impedimenti che re- 
stringevano et rendevano assai men vaga et ampia detta via ; et rinovò parimente la 
porta Angelica et addirizzò ancora la via che va ne Prati Quintii, riducendola fuori 
della detta Porta, piana, larga, et retta et bellissima al paro di ogni altra che in 
questi tempi si veda in questa città. Si aperse parimente à suo tempo le bella via del 
Borgo Pio, che si stende dal Castello insino al giardino di Belvedere, che ora è 
frequente et tutta piena di belle et vaghe habitationi » . Fulvio-Ferrucci, p. 26, 26'. 



L'ACQVA VERGINE. 

Il consiglio Comunale si era occupato della perdita di quest'acqua sino dal 21 
luglio 1550. Tanto ne apprende il seguente paragrafo a p. 695 del tomo XXXVI 
credenzone I, Decretorum populi romani, in A. S. C. 

« Consilium Capitum regionum ad xi Eal iulij 1550. Nella forma di Treio 
per esserse i^ alcuni luoghi ripieno il condotto di mine et altri impedimenti, et simil- 
mente che per il tempo si sonno indebìlite et rotte le mura di esso et per li pa- 
droni de li poderi donde curro dett*aqua se ne deriva generalmente tanta aqua che 
alla fine per dette caggioni perviene talmente esausto che in poco tempo se non si 
provede à niente si riddurà. Donde siamo di parere che vi si faccia una bona pro- 
visione acciò che per Thonore deirufScio nostro le cose publiche di questa città si 
mantenghino et conservino con ogni migliore modo che si potè » . 

Il Ligorio, Torin. Ili, attribuisce a se stesso il merito del progetto di restauro. 
• Et sejQtdo ai nostri giorni privata (Roma) d'ogni acquedotto et ritornata all'acqua 
Tiberina, et sondo condutto un misero gemitivo da papa Nicola in questo acquedotto, 
ch*6ra uno acquesto dell'acquedotto istesso, Pyrrho Ligorio che ha scritto quest'opera la 
propone a papa pio quarto, acciocché si conducesse il proprio fonte, et quantunque 
havessi molti contrarij, fu pure ordinata et dedutta l'acqua, et sebbene cola Peto 
gran dottore fusse contrario à quest'opera la quale fece cadere in mano di chi non 
sene intendeva, et fu cagione quasi di precipitare tanto degna opera » etc. 

Questo passo è stato ampiamente illustrato dal Beltrami nell'egregia monografìa 
su Leonardo Buf alini, (Firenze 1880), dalla quale tolgo i seguenti appunti che 
interessano la storia dei monumenti di Roma. 

Pio lY s'era lasciato abbindolare in questa faccenda da un lesto fante pieno 
d'ingegno e di scaltrezza, dal leccese Antonio Trovisi, il quale aveva prodotta nel 
1560 la seconda edizione della pianta del Bufalini, accompagnandola con una lettera 
indirizzata al card. Carlo Borromeo sul « modo per evitare la inondatione del Te- 
vere " . Il papa ora stato informato del progetto e aveva ordinato al Treviso di « ne- 
gotiare " in proposito col santo prelato: costui aveva raccomandato il progettista ai 
Conservatori. S'erano tenute piti « congregationi » con l'assistenza di Giovangiorgio 
Lampugnano, e con l'aiuto di una grande pianta dell'alveo urbano del Tevere, se- 



286 PIO IV. 1560-65 



condo il suo stato presente, e secondo la correzione suggerita dal Treviso: pianta 
che anche oggi esiste, e che meriterebbe gli onori di una publica esposizione. Non 
conosciamo Tesito di queste conferenze; dal lato prattico fu ceiiiamente negativo. £ 
quando venne in campo la questione del nuovo allacciamento dell'acqua Vergine, se- 
condo il concetto di Pirro Ligorio, il Treviso, sostituendosi spudoratamente a una 
società di architetti-costruttori, della quale egli doveva essere soltanto portavoce ed 
emissario, indusse il papa a concedergli il privilegio deiropera per un » forfait • di 
ventiquattro mila scudi, un terzo dei quali a carico deirerarìo, due terzi a carico del 
clero e del popolo. Il contratto, rogato dal notare di curia Tarano, porta la data del 
18 aprile 1561. I lavori dovevano essere diretti e sorvegliati da una Commissione 
di quattro membri, cioè Luca Peto (Vautore del de mensuris et ponderibus, Ve- 
nezia 1573, ove a pp. 110-111 si parla di queste faccende dell'acqua vergine), Mario 
Frangipane, commissario delle antichità, Rutilio Alberini e Orazio Naro, sotto la 
presidenza di Gabrio Serbelloni. Furono riconosciute le classiche sorgenti abbando- 
nate presso la villa eretta dal cardinale Agostino Trivulzio nel 1525, oggi Casale di 
Salone; e incominciati senz'indugio i lavori, affidandosi il conto del dare e dell'a- 
vere al Banco Eredi di Baldassare Olgiate. Ma il Treviso imbrogliò talmente gli 
affari che gli fu tolta la concessione, e, sondo venuto a morte il suo protettore 
Pio IV, senza che la perduzione dell' acqua fosse compiuta, il Treviso lo seguì nel 
sepolcro, vilipeso dai contemporanei. 

E qui cade in acconcio il ricordare che, quando Pio IV stabiliva doversi intra- 
prendere il restauro dell'antica forma, giungeva pur sempre allo « Cavolo di 
Treio » una certa misura d'acqua, ma non era la Vergine. Andrea Fulvio ne 
parla a questo modo a. 1525: « ea vero aqua quae nunc extat, retinone solnm 
aquae virginis nomen concipitur extra portam pincianà haud longe a ponte 
Salario «. Era stato dunque abbandonato tutto il tronco superiore dell'acquedotto 
a monte di Bocca di Leone, e si erano immesse nell'ultimo tratto dello speco le 
acque paludose e malsane che ristagnavano in detta tenuta. Pio IV, spurgato tutto 
intero Talveo e riconquistate le vetuste scaturigini, ne offuscò la purezza mantenendo 
la presa di Bocca di Leone. Tale almeno parmi essere il senso delle parole del Fer- 
rucci ad Fulv. p. 83^ « Vi si aggiunge hoggi con l'acqua Vergine (cioè con quella 
presa nel suburbio non longe a ponte salario) quella che chiamano di Salone (le vere 
sorgenti della Vergine presso il casale di Salone) che si piglia fuori di porta Mag- 
giore da otto miglia in circa fuori della via maestra, à man sinistra circa mezzo 
miglio, dal fonte detto Salone, introdotta da Pio IIII l'anno 1565 cet «. 

Fatto poco noto è questo. Riattivata la mostra dell'acqua nella regione del 
Trìvio, facendola cadere per tre emissarii nella rozza fontana dì Nicolò V, che si 
vede delineata nella pianta del Bnfalini, il sopravanzo non fu guari immesso in una 
chiavica di scolo, ma lasciato scorrere liberamente per gli Orti delle Fratte e della 
contrada dell'Ortaccio, a maniera di torrentello, con quel pregiudizio della sanità 
publica, che si vede registrato nei seguenti atti del S. P. Q. R. 

« Concessio officij custodis Cloacae fontis Trivij prò d. Vìncentio Bellincino Ro- 
mano 



PIO IV. 1580-65 287 



Noi Sebastiano Vari, Fabio Ferratino in TuDa et Taltra ragione dottori, Lorenzo 
Mancino al presente conservatori della camera delFalma città di Boma conoscendo 
con quanta spesa et industria i nostri antichi et maggiori hanno sempre havuto cura 
delle cose publiche in questa inclita città Havendo sempre la mira con simile et 
quasi maggior diligenza di conservarle, et uscendo fuori del condotto dell'acqua 
vergine di Treio per un fosso la medema acqua, o forsi quella di Bocca di 
Leone volta verso l'arco di Portogallo, quale nell'anno 1566 passando per gli horti 
delle monache delle Convertite et di san Silvestro generando malissimo aere in- 
fettò di cosi fatta maniera molte et diverse persone che un grandissimo numero 
come che di peste morì. Et bora essendo al dito fosso convenientemente riparato 
et conoscendo per l'avvenire esser necessario porvi diligentissima cura acciochè in 
simil disordine non si cada, et sapendo noi la sofScienza et integrità del nobil uomo 
messer Cencio Bellinzino nostro concittadino et per la vicinanza dell'habitatione sua 
che è appresso al detto locho, et ancor che per essersi egli in quella pessima sta- 
gione dell'anno predetto affatigato molto in procacciare la salute di molte famiglie 
inferme* lo habbiamo eletto deputato siccome tuttavia per tenore delle presenti et per 
l'autorità del nostro ofBtio et con ogni altro miglior modo che possiamo Voi messer 
Cencio Bellincini sopradetto a vita deputiamo facciamo constituiamo et creamo cu- 
stode di detta cloaca, fosso et acqua. Et perchò voi possiate provedere all'immonditia 
che ve si gettassero dentro da altrui, onde presto si riempirebbe o ad ogni altro 
danno che all'acqua predetta per altri modi avvenire potesse al presente o quando 
in futuro altrove per beneficio publico o privato fosse volta, comandiamo alli pa- 
droni delle case orti et terreni ove passa o passerà detta cloaca fosso et acqua non 
debbiano gettare o far gettare alcuna sorta d'immonditia o altro, ne far cosa che danno 
gli apporti sotto pena di nostro arbitrio, et sotto la medesima pena vi debbano ob- 
bedire aiutare et favorire in tutte le cose concementi Tofficio di detto custode. Et 
acciò voi habbiate premio delle vostre fatighe vi costituiamo assegnarne stipendio sa- 
lario emolumento honori et pesi da dichiararsi da N. S. dal depositario generale 
della Camera apostolica dove li altri commissari] et custodi di Treio sono pagati. Nel 
solito nostro palazzo adi 3 di dicembre 1567 * (A. S. C. Credenzone I, tomo I, e. 96 j. 

Questo partito preso nel dicembre 1567 non ebbe miglior esito dei tanti espe- 
dienti già deliberati allo scopo di risanare la cosidetta naumachia di Domiziano alle 
Fratte. In capo a due anni s'era già fatto ritorno alle esalazioni pestilenziali. Vedi 
gli atti del Consiglio publico del 7 marzo 1569 in A. S. C. Credenzone I, tomo XXXVII T, 
e. 112' «super removenda aqua subtus Trinitatem. Ex S.C. sancitum extitit sumenda 
esse scuta quinquaginta ex pecuniis aquae Salonis prò espurganda et removenda 
aqua putrefa età subtus montem Sanctissime Trinitatis ad manutenendum aerem 
salubrem prò bone publico » . Pare che il canale regolare di scolo sia stato costruito 
Tanno seguente 1570, quando Pio Y destinò l'acqua caduca del bacino per forza mo- 
trice di un « lanificium in (Trbe institutum » presso il Trivio. Vedi Cassio, Corso 
delle acque^ tomo I, p. 284. 

Il solo frutto archeologico di tutti questi lavori a me noto è la scoperta del 
primo cippo iugerale della riforma di Claudio (anni 44-45 e. v.), avvenuto il giorno 



288 PIO IV. 1560-65 



9 febbraio 1566 nella villa del cardinale di Montepulciano sul Pincio. Il cippo si 
trova tuttora sul posto. 



IL PANTHEON. 

Oli eredi del Cap.^ Cencio Bombardiere di Castello avanzarono istanza nel 1565 
per il ricupero di « scudi duoi b. 67 per suo credito ch*egli restano con la R.^^ C.^ 
di lavori di metallo cioè borchie fatte et messe nella porta della Botonda * il conto 
delle quali ascendeva in totale a scudi 142, 93. Le borchie, fuse ed incise dal ca- 
pitano Cencio, erano state centosettanta due. Il saldo del conto fu pagato il 23 no- 
vembre a • madonna Isabella Comparini, madre et herede > del capitano. Conviene 
notare che l'opera del restauro della porta, le cui lastre e cornici di bronzo erano 
state tolte via e fuse per altre opere pontificie, aveva avuto principio sino dal 1562, 
nel quale anno erano stati pagati scudi 330 a Oiovanmaria Fabbrici • per restaura- 
tione e nettatura della porta di s.^ Maria Botonda * , mentre lo stagnaio Iacopo Ber- 
lino racconciava la copertura della cupola con lastre di piombo. 



LATERANO. 

Esiste neirArchivio di stato un « Conto della fabbrica et restauratione della 
Chiesa di s. Gio: Laterano administrata da mons.*^ Arcivesc* Maffeo et dal B."^ 
m. Horatio Muti » le cui date vanno dal 1562 al 1566. A e. 1 si trova questa 
nota riassuntiva : « Nella fabrica sono fatte le opere di sotto . . . 

Tetto della nave di mezzo murato et renovalo tutto. 2 campanili de nouo de 
muro con mattoni invetriati. Le facciate sopra la porta con molti lavori de Trever- 
tino. Due colonne verdi polite » . 

Segue una nota « Quello che resta a far » (p. e) « Polir tutte le colonne et &rci 
nove basi. Incollar et pinger le facciate della nave di mezzo . . . Levar le cappel- 
letto che engóbrano la chiesa ». 

Neiranno 1563 l'architetto Pirro Ligorio dimostrava al papa che la basilica 
era » vicina quasi alla rovina et deforme tutta exposta alla pioggia et alle tempeste 
senza riparo senza ornamento alcuno ». 

Il solare fu fatto da m.^ Flaminio e m.° Vico, i maestri di legname pili eccel- 
lenti che fussero in Boma. Il tetto, che era senza pianelle, fu racconciato da Fran- 
cesco da Civitacastellana e da Beltramo di Pietro de Mugianis di Valle Lucana, so- 
stituendosi alle grandi tegole costantiniane 3500 coppi piti piccoli. Si pensò allora 
a soffittare la nave con lacunari e emblemi di varia maniera, e Daniele da Volterra 
ebbe incarico di modellare un campione in carta pesta, lumeggiato a oro. Ma mentre 
i periti attendevano a determinare il costo di sì bella opera, caddero le incastellature 



PIO IV. 1560-65 239 



cagionando la morte a nove operai, e al capo d arte Vico. Il disegno di Daniele fa 
eseguito da Leonardo Cugni pittore, mentre Matteo Bartolini da Castello comparisce 
nei conti sotto varii aspetti, perfino come intagliatore di capitelli. 

Le opere manuali più rozze, come quelle per lo spianamento del campus Late- 
ranensis furono eseguite da squadre di galeotti, cui forniva il magro sostentamento 
Vincenzo, oste alle Scale sante. 

La ricostruzione del tetto di s. Giovanni è degna di considerazione a causa degli 
espedienti di finanza cui fu fatto ricorso per pagarne Timporto. Multe, tasse, legati, 
anelli di cardinali, estorsioni a carico di cortigiane e de* giudei del Ghetto, sono 
registrate ad ogni pagina del libro de* conti. Così un tal loseph deirOrso ebreo il 
quale aveva provocato Tira del magistrato « cum mnlieribus Christianis se camaliter 
commiscendo « fu condannato a pagare « per pena de suoi delitti, se. 1046 per mano 
di m/ lac.'' Butio notarlo actuario deiroflStio di m.** Gio. Battfi de Bomauli notario 
del vicario del Papa » . Contribuì anche una tale Angelica de Monaco « inquisita de 
et super matrimoniis per ipsam cum tribus viris eodem tempore viventibus contractis 
et carnali copula cónsumatis » . I fondi principali furono ottenuti mediante il motu- 
proprio del 17 giugno 1568 col qua]e si concedeva agli Ebrei una « compositione » 
circa il color delle Berrette, che erano state loro imposte da papa Caraffa, di feroce 
memoria. 

Il cespite non durò gran tempo, perchè una nota a p. 96 del Registro dice: 
«dall' Hebrei se. 10 benché bora essendosi levata la toleranza del color delle berrette 
non si potranno più exiger » . 

Pare che n«llo spianamento della piazza sopra ricordato sieno avvenute sco- 
perte di antichità. Vedi Ligorio, Tortn. X, alla voce LateranensL « Et poco tempo 
è che molti vestiggi delle Therme laterane si vedevano anchor in piedi davante alla 
piazza de essa chiesa dallato della porta verso tramontana et per spianare et per ridurre 
il luogo in piazza, si tagliarono dalle radice le mure et si guastarono affatto alcuni pa- 
vimenti deli piani d'esse Therme d*òpera tessellata . . . davante la porta orientale dola 
chiesa neirhorto pohteficale già era un luogo consacrato alle cose di Bacche ove sono 
state trovate molte belle scolture di mezzo rilievo d'animali et di picciolo figurine 
di marmo » . 

Secondo lo stesso scrittore la via Appia Nuova, o strada di Albano, uscente 
dalla porta san Giovanni, sarebbe stata aperta o corretta da Pio IV. « Mutia » egli 
dice Torin. XF, « è nome di famiglia come havemo neirepitaphii trovati nella pos- 
sessione del cardinale della Valle, nel diverticolo dalla via Latina, dove bora è 
fatta la nuova via pia, cha parte dalla nuova porta pia di san Ioanne in 
laterano «. Ciò sembra ricevere conferma dal documento del 23 febbraio 1568 pu- 
blicato a p. nel quale si parla di una «viapublica nova, qua itur versus 
Marinum ». 



240 PIO IV. 1660-65 



DI ALTRI SCAVI DEL TEMPO DI PIO IV. 

A) VIA OSTIENSE. 

1560, 16 giugno. Estrazione di reliquie deirantichissima cappella di s. Maria 
de scala Coeli ad aqnas Salyias. 

K Reyerendus dominus frater Melchior da Sanabaia prior perpetuns sancti spiritns 
de sant Lucar de Barrameda Hispalensis diocesis ezistens intra capellam beate 
Marie de Scala Geli monasterii sancti Anastasij ad tres fontes Cjstercenzis or- 
dinis extra mnros urbis Home, que ut ibi legitur est secnnda capella qne in toto 
orbe fuit fundata in honorem beate Marie semper virginis in qua divus Bemardns 
cum missam in ea celebraret raeruit yidere scalam erectam usque ad celum angelis 
descentibus et aseendentibus et ibidem presente reyerendo domino ac deyoto fratre 
Paulo de sancto Laurentio dicti monasterii camerario et sacrista idem Melchior 
presentayit eidem fratri Paulo quandam snpplicationem eidem Melchiori sanctissimo 
domino nostro Pape gratiose concessam, quam dictus frater Paulus in suis manibus 
accepit. 

Cuius quidem supplicationis yigore decantata missa Spiritns sancti et solemni- 
tate finita dictus frater Paulus prius tunica amicto stola et aliìs yestibus sacris in- 
dutus ac sex luminibus cereis albis accensis in cameram suptus altare maina 
diete capello intrayit et apertis duobus cancellis ferreis magni sepulcri intra 
qnod existnnt recondita multa ossa et reliquie plurìmorum sanctorum martirnm qui, 
ut suprà portam diete camere litteris in lapide antiquissimo scriptis legitur et fratres 
et monaci dicti monasterii asserunt et legitur in cronicis qnod martires ipsi yide- 
licet sanctus Zenon et eius socij qui decem millia et ducentorum trium numero 
fuerunt regnante Liberio imperatore in Monte sancto nuncupato yidelicet ad 
aquam iugiter manantem in ipsa yalle sancta in uominis exaltationem et 
Christi fidei defensionem diyersis generìbus tormentorum crudeliter interfecti fuenint 
et in memoriam premissorum diverse indulgentie tam monasterio quam capello pre- 
dictis concesse fnerunt et natale eorundem sanctorum martirum per priorem et mo- 
nacos eiusdem monasteri] singulis annis septimo idus iulii celebmtur et consuetudine 
redditur et ita Populus Romanus pie credit et tenet et sancte reliquie ipso subtns 
dictnm altare recondite a Christi fidelibns assidue yenerantur, idem frater Paulus 
diyersas particulas ossium reliquiarnm eiusdem sancti Zenonis et brachium 
sancti Thelmi et spatulam sancti Felicis et quodam ossum brachi! sancti 
Ignatij et aliud ossum brachij sancti Prosperi honorìfìce extraxit et incontinenti 
eidem Melchiori benigne tradidit et consignayit « [Not. de Ooyarubias Scritt. Archiv. 
tomo 273, e. 108 A. S. CJ 

AD ÀQVÀS SàLVIàS. Si scopre Torma doppia acefala di Omero e Monandro 
K in suburbio ad. HI, fontes extra portam trigeminam, nunc sancti pauli ». Ne par- 
lano Fulvio Orsino cod. Bibl. madril, e. 87: id. Imag. p. 33: rEsta90 cod. vai- 



>• •. 



• : ••• ••• » 



f 



PIO IV. 1560-65 241 



licelL B 102, e. 6': id. ediz, tav. 16, e Ligorio Torin. XXIII, e. 30. Il prezioso 
monumento venne in mano de* Sodeiini, che Io collocarono nel giardino museo al mau- 
soleo di Augusto. Carlo Emmanuele I, a quanto pare, Io comprese nei suoi acquisti 
di antichi marmi: e ora si trova collocato neiratrio dell'Università di Torino. Vedi 
Eaibel 1183. 

Ligorio Torin, XII, descrive un « epitaphìo trovato nella via ostiense allato 
alla vigna della signora Hersilia Cortese, dove furono trovati molti vasi dì terracotta 
et delli supini et deirolle » . L*epitafBo è falso, ma della vigna della famiglia Cortese 
parlano molti documenti contemporanei di certa fede. 

1578, 16 dicembre. Patti per ricerche di antichità nella vigna Boselli in via 
Ostiense. 

« Die 16 Decembris 1573. Cum fuerit et sit quod d. Cesar de Cuneo S.'"^ 
D. N. Pape in thesauris, et alijs antiquitatibus ac fodinis reperiendis commissarius 
prout latius in litteris patentibus sibi ab 111."™° et R.'"^ d. Camerario ac. Cam.*** ap.*"* 
concessis sub datum Rome in camera ap.^*^ Die 29 8brìs proxime preteriti continetur, 
et d. Franciscus Zacconus tam per se ipsos quam mediantibus personis eorum 
consociorum nominandorum, et presens instrumentum approbandornm (sic) velint, 
et intendant de consensu voluntate et permissione d. Elisabette rosolie de 
fano reliete quondam Antonij herculani bononiensis diie cuiusdam vince cum 
pertinentijs suis site extra portam S.^^ Pauli de urbe Juxta suos notissimos 
fines si et quum opus fuerit particulariter specificandos, diligenter perquirere effodere 
excavare et ut vulgo dicitur cercare, far cercare e cavare per tesori d*oro argento 
gemme statue sepulcri, et altre simili anticaglie et altre cose tanto d*oro come d'ar- 
gento e metalli monetati et non monetati pietre preziose, et ogni altra sorte di an- 
ticaglie lavorate, eccetto pietre atte ad edifitij quali siano tutti di detta madama 
Isabetta convenerunt in hunc modum et formam videlicet quod d. Cesar commissa- 
rius, et d. franciscus Zacconus eorum nomine proprio et sociorum promiserunt et 
convenerunt diete d. Isabette omnibus suis et prefatorum sociorum sumptibus et ex- 
pensis quomodocunque et qualicumque effodere excavare eifodi et excavari facere, et 
completa effossione, et excavatione omnia et singula in pristinam formam, et statum 
reponere, et redigere Ita et taliter quod occasione excavationis innovationisve facto 
et faciende prefata d. Elisabetta nullum penitus patiatur damnum, et aestimationi 
damni passi et patiendi tam occasione presentis et evidentis damnì quam ob fruc- 
tuum ob dictam excavationem non percipiendonim, et amittendorum stetur aestima- 
tioni et declarationi in casu controversie earum partium duorum in arte peritorum 
communiter eligendorum, promittentes prefate partes declarationi prefate acquiescere 
et non reclamare, nec aliquo modo contrahìre sub pena scutorum quingentorum hac 
adiecta conditione quod thesaurus et omnes anticalie exceptis dictis lapidibus prefate 
diìe Elisabette reservatis dividantur hoc modo videlicet quod medietas thesauri, et 
aliorum prefatorum libera et sit et esse debeat preFate d. Elisabette detracta tamen 
ex illa medietate obvenienti diete d. Elisabette decima seu rata prò illa medietate 
obvenienti R."^^ Camere ap."^"" quam ex tote monte dicti Thesauri, et aliorum honorum 
prefatorum R. Cameram quomodolibet tangentem imprimis ante omnia extrahatur, et 

Zi 



242 PIO IV. 1560-65 

eidem R. Camere persolvatur hoc etiam pacto adiecto quod huiusmodi excavatio seu 
foditio non possit Incipi, continuari, aut perfici nisi cnm depatatis per eandem d. Eli- 
sabettam, et illis assìstentibus, et huiusmodi opus fieri et contiunari debeat de con- 
sensu ambarum pariium et quod una parte deficiente absque legitima causa possit 
cogi et compelli ad operis continuationem, et viceversa eadem d. Elisabetta promisit 
manutenere eosdem Cesarem et Franciscum pacifica et quieta possessione quin imo 
omnem litem in se ipsam suscipere ac defendere a molestiis et litìbus qne forsan in- 
ferri possent et Inferentnr a pontificibus, et B. Camera ap."^ Actum Rome In domo 
habitationis ipsius d. Elisabette regionis pontis. 

Deinde eadem d. Elisabetta ad effectum interesse supradicte excayationi flende 
deputavit Franciscum eius fratrem. 

Die 17 eiusdem mensis. In mei Severus de spatarijs pemsinus, Mattias della 
valle Pedemontanus, et Horatius de Cesaris romanus prosenete in Urbe socij di- 
ctorum dd. Cesaris Cunei et Francisci Zacconi Informati de omnibus in suprascripto 
instrumento excavationis contentis omnia ratificarunt. Actum in officio mei notarij * 
[Not. Antonio Curti, prot. 2269, 794-799]. 

1589, 7 ottobre. Il camerlengo Enrico Caetani dà licenza al rev. don Ranuccio 
Boniperto dei Passarini di eseguire scavi di antichità nella propria vigna in via 
Ostiense, sotto la sorveglianza del Commissario Orazio Boari [Provv. Cam. 9" 
a. 1589, e. 129). 

1588, 17 ottobre. Il medesimo dà licenza « Philippae et Septimiae sororibus 
de starnis cohabitantibus " di scavare nella propria vigna presso s. Paolo [ivi, e. 120'j. 

1598, 23 luglio. Un breve di Clemente VIII (nel Compendium Privileg. rev. 
Fabricae s. Petri, Romae 1676, p. 6 sg.), cbe fa seguito a quello di Paolo III del 
22 luglio 1540, estende la licenza di cavar marmi e distruggere monumenti in ser- 
vizio della fabbrica stessa sino ai territori di Ostia e di Porto « lapides antiquos et 
marmoreos extrahi ex Portuensi et Hostiensì civitatibus, eonimque portnbns et agrìs « 
e ciò senza permesso della Camera. 

1599, 1 maggio. Il predetto card. Caetani concede licenza • a tutti e singoli 
operai Muratori et Carrettieri che lavorano nella fabrica che fa TIlLmo et Rmo 
Sign. Card.® Aldobrandini nella sua Abbazia delle tre fontane, che possine racco- 
gliere et pigliare in tutti li luoghi publici ogni sorte di sassi e Pietre e quelli con- 
durre al loco delle d.* fabrica »» . 



B) ISEVM ET SERAPEVM. 

1560 circa « Meania è nome dì casa in isola nella regione della via Lata se- 
condo mostravano le parole scritte nelli tegoli bipedali trovate non da lontan al- 
l'Arco Camilliano et vicino al tempio di Iside et di Sarapide, ove et nelle ro- 
vine del detto tempio et dove era l'isola sono adi nostri cavati le rovine piene d'in- 
finiti belli ornamenti di marmo intagliati et il tempio era di forma circulare pe- 
riptera » [Ligorio Torin, tomo XI foglietto volante]. 



PIO 17. 156065 243 



Assai più importante di questa fìindonia è il seguente documento del 1574, il 
qnale dimostra come nella febbrile ricerca del sito dell* Iseo non sia stata rispettata 
ne pur la chiesa di s. Stefano del Cacce, e come abbian torto coloro che credono il 
monticello del Gacco ancora vergine di scavo. 

1574, 8 marzo. « In Presentia Personaliter constitutns B. D. Silvester de Gre- 
gorijs de terra sancti Ghirici Camerinen. diocesis monachus sancii stephani del 
Cacche et procurator dicti monasterij et monachorum prout de suo mandato asseruit 
constare per acta d. Simonis Gugnettis de anno 1570 sponte ac omni meliori modo 
dedit ad efodiendum Ill.mo d. Yincentio Tibaldesco nob: rom: presenti s t a n - 
tias in quibus ad presens inhabitant dicti Bdi monaci cum pactis infrascriptis vide- 
licet che tutte le coso che si trovaranno in cavar in dette stantie si debbia partire 
tra li detti B.di monaci et s. Vincenzio nel modo che seguita cioè che trovandosi 
pietre sieno alla usanza di Boma: colonne, statue, piombo, metallo, argento, oro, et 
altre robbe debbiano partirsi alla mita et trovandosi cose che bisognasse cavar in 
chiesa possa cauarvi et subbito che l'hara cavate debbia notificarlo a detto B. D. sil- 
vestre in nome come di sopra presente et si trovandosi cosa alcuna per il cavar 
della quale bisognasse guastare muro alcuno promette il detto sig. Vincenzo farlo soe 
spese et le spese che si faranno in cavar detto luocho debbiano andare ad usanza 
di Boma. 

Àctum Bome in domo dicti III) d. Vincenti] in regione Pineae presentibus 
d. Pomponio Tibaldesco de Nursia et Bapta Cessa de Aquino Testibus » [Not. Curzio 
Saccoccia, prot. 1541, e. 198]. 



C) XIV- TRANSTIBERIM. 

1544-1550 circa. Al tempo di Bartolomeo Marliano « prope viam quae ad 
portam Aureliam ducit » nei prati di san Cosimato era stata scoperta riscrizione 
CIL. 692, che ricorda la dedicazione di un tempietto a Silvano. Più tardi al tempo 
dello Smet deve essere tornata in luce la parte inferiore della memoria (Un. 5-12). 
Il monumento completo passò più tardi al palazzo Cesi, e al giardino Cai-pi di Mon- 
tecavallo. Vedi anche CIL. 671. 

1549. Scavandosi presso a s. Maria in Trastevere per fondare la casa di un 
fornaio fu ritrovata l'ara CIL. 488 dedicata « ob coronam millesimi urbis anni « 
(248 e. v). 

1550 circa. « Infra il declivo di s. Pietro in Montone et la chiesa di s. Fran- 
cesco furono trovati alcuni termini di sasso Tiburtino piani et quadrati in fronte et 
rotondi in cipia (con l'iscrizioae « devas Coruiscas sacrum ^ , transportati nel colle 
quirinale nell'horti Carpensi » . Ligorio ap. CIL. 96. 

1550 circa. Torna in luce del sottosuolo di piazza Bomana (in casa di Fabrizio 
romano in Trastevere) la bella memoria della corporazione dei « mercatores frumen- 
tarii et olearii afrarii » . CIL, 1620, 



244 PIO 17. 15C0-65 



1551. Aldovrandi descrive nel museo farnesiaDO « un Mercurio ignudo assiso 
sopra un tronco, e tiene una fanciulla ignuda in braccio la quala lo guarda, e si 
tiene di sotto la reste sua. Ha li talari in testa (sic) e ne* piedi. Fu trovato in 
casa di Messer Alessandro Mattei « . 

1563. In quest'anno si scavano presso la chiesa dei ss. Quaranta le fondamenta 
di vasti fienili per uso del Bergamino « maestro delle poste de' cavalli di S. S.^* » 
[Not. Fabrizio Galletti, prot. 3410, e. 203]. 

1566, 10 gennaio. « Patentes eiTodiendi in domo propria Innocentii de Nazzano 
in regione transtiberina libere et impune» [A. S. Vai divers. tomo 219, 
e. 143]. 

1568, 19 luglio. Licenza a Santa Vitelli di scavare « in omnibus locis publicis 
regionis transtiberinae » [Ibid., tomo 232, 189]. 

1578, 20 dicembre. Fatti per rinvenimeati in un casaleno posto sulla via de' Va- 
scellari, tra la chiesa di s. Salvatore de Fede Pontis, e di s. Andrea de Scaphis. 

« Die 20 Xbris 1578. Cum sit quod Farrochiales Ecclesie S.^^ Salvatoris 
in pedo pontis senatorii et S.^' Andree de scafis Regionis Transtiberim in- 
vicem unite quas B. D. Dominicus Riva Materanus obtinet habeant inter cetera duo 
casalena insimul iuncta diruta usque ad planiciem terre sita a deitris in via recta 
que fert a diete ponte senatorio ad plateolam S.^^ Cecilie eiusdem Regionis quibus a 
fronte et ab uno latore sunt vie publice et ab altero latere coheret aliud Casalenum 
diete Ecclesie quod habet turrim discopertam, retro vero coheret domus eiusdem 
Ecclesie que olim erat Ioannis de uriguleto et quam prefatus D. Dominicus dictarum 
Ecclesiarum Rector obtenens earum fructus non habeat modum instaurandi et re- 
iiciendi dieta Casalena et ex illis ita dirutis nullos prorsus fructus capiat dictus 
d. Dominicus Riva dictarum Ecclesiarum S.^^ Salvatoris et S^'. Andree Rector locavit 
D. Francisco Bencivenni dieta duo casalena ad tertiam dicti Fiuncisci generationem 
Hanc autem locationem fecit prò annua pensione et responsione scutorum trium cum 
pactis et conventionibus infrascriptis videlicet quod dictus Franciscus teneatar in 
instauratione dictorum casalenorum exponere scuta ducenta ad minus infra bieunium 
proximum et in tali instauratione faciendo sit in arbitrio ipsius Francisci facore 
unam vel duas stantias seu demos in situ dictorum Casalenorum ac illius seu earum 
signa immittere et exponere super murìs dicti Casaleni Turris et domus quondam 
Ioannis spectans ad dictam Ecclesiam, quod si in diete Casaleno reperiri contiget la- 
pides Tiburtinos ultra mcnsuram unius carrettate seu statuas marmoroas 
tunc et in eo casu lapidum et statuarum huiusmodi tertia pars spectet ad dictum 
Rectorem relique ad dictum Franciscum Actum Rome in domo habitationis ipsius 
Francisci in foro piscium » [Not. Antonio Guidetti, prot. 3653, e. 898-900]. 

Sotto il pontificato di Gregorio XIII ^ passato ponte Sisto verso Trastevere, 
dove è la chiesa di s. Gio. della Malva fu trovato un piatto circa venti palmi di 
larghezza, molto bello, di marmo bigio africano. Ferdinando gran duca di Toscana, 
in quel tempo Cardinale in Roma (dunque prima dell'anno 1588), lo comprò e lo 



PIO IV. 1560-65 245 



condusse nel suo giardino alla Trinità etc «. Vacca, Mera. 51. È curioso il notare 
queste migrazioni di grandi tazze di fontane dalFuna all'altra parte del Tevere, poi 
che la perdita di quella trovata a s. Giovanni della Malva trova compenso nel- 
Tacquisto di altra trovata a s. Eustachio. « Accanto la chiesa di s. Eustachio — dice 
il Vacca, Mem, 34 — appresso la Dogana, sopra terra, v'erano tre piatti di gra- 
nito dell'Elba, trovati, suppongo in quel luogo... ed al tempo di Pio IV ne 
fu concesso da sua Santità uno più bello ed intiero al magnifico sig. Botilio Albe- 
rini, il quale lo condusse con Targano fuori di porta Portese ad una sua vigna nella 
quale vi è ima nobile peschiera » . 

1588, 4 febbraio. Il Camerlengo Caetani concede a Claudio Alberti romano li- 
cenza di scavare nella piazza di s. Cosimato « lapides marmoreos, tiburtinos 
figuratos et non ac statuas marmoreas aeneas ^ sotto la sorveglianza del Commissario 
Orazio Boari, e con riserva del terzo alla Camera [Provv. del Camer. 9<* tomo, 
1587-88, e. 160]. 

1589, 24 novembre. Licenza concessa « D. Insto Perres in Castro S.* Angeli 
de Urbe commoranti « ... di scavare « in hac alma Urbe in regione Transtiberis 
et intra portamS.^^ Sebastiani locis priva tis, de consensu tamen illorum do- 
minonim, aurum argentum lapides marmoreos et tiburtinos statuas marmoreas eneas « 
purché lo scavo disti dieci canne da' ruderi emergenti dal suolo, e sotto la consueta 
riserva del terzo [Provv. del Cam. 9°, tomo 1589, e. 176]. 

1594. « Ho sentito dire che vicino quelli speroni antichi del ponte . . . che si 
vedono nel Tevere dietro s. Giovanni de' Fiorentini, dall'altra parte incontro s. Spi- 
rito, vi fu trovata tanta quantità di frezze di metallo, che ne furono empiti gli schifi » . 
Vacca Mem, 93. 

1595 luglio. « Licentia effodiendi. Diio Antonio Marciaiolo Ferrarien. ut in 
quadam tua privata domo existenti in regione Transtiberim propre Eccliam 
s.Joannis della Malva lapides marmoreos tiburtinos figuratos et non ac quas- 
cumque statuas excavari facere libere possis Licentiam impertimur » con la riserva 
del quarto della Camera [ivi, tomo 1594-95, e. 251']. 

1597, 23 febraio. » Licentia efibdiendi Thesaurum. Venerabilibus Priori et Mo- 
nialibus monasteri]' Sanctae Catherine de Vrbe Exponi in qnibusdam vestris 
bonis videi, in Vinca et horto positis extra (intra ?) menia Urbis e conspectu mo- 
nasterij monialium sancti Cosmati et prope locum vulgo nuncupatum II Prato 
dove si cavalcano li cavalli diversos marmoris trabertinorum lapides necnon statuas 
Nos de mand.° lifttiam impartimur » [Provv. del Cam. 9°, tomo 1596-97, e. 144^]. 

1597, 10 agosto. « Licentia elTodiendi Thesaurum. D. Dominico lamia layco fa- 
ventino. De rnand.^ Tibi ut in domo uxoris tue posita Bomae in Regione Trans- 



246 PIO IV. 1560-65 



tiberina per te ac ipsam inhabitata qiioscunq. lapides marmoreos tiburtinos necnon 
statuas aiirum argentum effodere valeas licentiam impertimnr » [ivi, tomo 1597- 
98, 46]. 

1599, 13 gennaio. « Lieentia effodiendi. Bonifacio Sin i bai di De niand.®Tibi 
ut in quadam tua privata domo sita in Regione Transtiberim prope mon astori um 
8.'* Barbare in quacunq. dieta domus parte quoscunq. lapides marmoreos tibur- 
tinos stataus effodere facultatem concedimus Yolumus partem Camere Àpce Domino 
Horatio Boario tradere * [ivi]. 



^ 
* 



D) INTER DVOS PONTES. 

Il gruppo di memorie epigrafiche del tempio di Esculapio CIL, 7, 9, 11, 12 
prova come, dal tempo di fra Giocondo a quello del Pighìo, ogni qualvolta si fecero 
opere di scavo e di fondazione attorno e sotto la chiesa di s. Bartolomeo, siano tor- 
nati in luce marmi e memorie del vetusto stato della Nave tiberina. Vedi anche 
Eaibel, p. 256, n. 966. 

a 1574 giugno: fu trovata la base di statua di Semone Sanco CIL. 567 
s a s. Bartolomeo all'Isola vicino alla clinica ch'è avanti alla porta del covèto nel 
fare le fondamèta della fabbrica nuova et ivi vicino vi è un pezzo di piramide de 
hieroglifici Egyptii, come quella di s. Magutto «. Cod, barber. XXX, 92, e. 3. 

Tra i disegni dell'Isola, coi vestigli della nave di Esculapio, editi e inediti, 
ricordo: la stampa di Stefano du Perac nella collettanea Lafreri, riprodotta nel 1582 
da Ambrogio Brambilla per conto del Duchet nipote del Lafreri stesso, e ristampata 
da Paolo Graziani, Pietro de Nobili, e Giovanni Orlandi (1602). La leggenda in 
calce alla stampa originale contiene quest' inciso : « graeca inscriptio superius posita 
(n. 966) reperta est in hac insula eo loci ubi nunc est templum divo Bartholomeo sa- 
crnm«. La veduta prospettica, che porta il n. 39 nell'album del predetto du Perac, 
(1575) mostra in quale stato di conservazione si trovasse allora la platea a ellisse 
acuta, sulla quale riposa la nave, sporgendo dal pelo d'acqua per l'altezza di cinque 
ordini di pietre. 

Nel zibaldone del Gabinetto delle stampe di Stuttgart, vi sono ben quattro pre- 
ziose vedute dell'Isola, f. 98, 132, 139 e 142, ricche di nuovi ed interessanti parti- 
colari. Sembrano opera di Martino Heemskerk. 

Nel codice Collachioni di Cherubino Alberti I, f. 43' si vede delineato un ca- 
pitello fantastico con figura di satiro tra le volute, accompagnato dalla postilla > ca- 
pitello del pilastro a sa.^ fracesco dilisola ^ . Seguono profili di base e di comici 
«t i sa.*** franc.*^ di liscia grande aponto » . 

L'isola, e il ponte Fabrìcio che la collega alla sponda sinistra del fiume, sono 
stati presi dal divino Raffaele per isfondo alla sua celeberrima composizione della 
Strage degli Innocenti, incisa in rame da Marcantonio, stampa che ir eh. Bernier 



PIO IV. 1560-65 247 



chiama per lapsum calami « tableau de Baphael qui a pour sujet Tenlèvement des 
Sabines » {He Tiber, p. 336). Vedi il Bartsch, Peintre-Graveur, tomo XIV, p. 19, 
n. 18, il quale ne enumera undici successive ristampe. 

Il medesimo ponte Fabrizio, veduto da monte, cioè dalla parte opposta della 
scena raffaellesca, apparisce egregiamente disegnato nel f. 2T del codice Escurialense, 
riprodotto dal eh. Egger. 



E) MAVSOLEVM AVGVSTI. 

1563, 7 settembre. Patti per probabili rinvenimenti nel cortile di una casa in 
via de* Pontefici. 

s Goncessio domus ad censum perpetuum prò domino lohanne Baptista Bonsi civi 
fiorentino. 

Die 7. Septembris 1563. Bdùs Comes christofarus caccia guerra magister 
Marcus de Dominicis de Cremona et Dominus lohannes Bapta caccia bove mo- 
derni guardiani. 

Dùus Antonius cerasolus Camerarius [seguono altri nomi di socìi] ex tresdecim 
secretis deputatis dictae Societatis et Confratribus Venerabilis societatis seu confra- 
ternitatis Sancti Bocchi de Urbe et quoad dictos dfios guardianos deputati ad infra- 
scripta faciendum asserentes dictam Societatem inter cetera habere et possidere 
unam domum diversis inquilinis locari solitam contiguam domni Mag."^' Dfli lohannis 
Bapte Bonsi quondam Boberti, quae satis vetusta est et aliquali notabili reparatione 
indiget, Quam dictus Dfius Io : Baptista obtulit emere vel ad censum perpetuum con- 
ducere sub annuo et perpetuo censu scutorum 25 et solutione scutorum 50 monete prò 
una vice tantum prò introitu et gratia diete concessionìs, domum predictam cum 
univeruis et singulis membris, de qua nunc inquilinus existit Bev: Pater dominus 
lulianns medices electus Biterensis sitam Bomae in Begione Campi Martis 
in via Ponti fi cum nuncupata, iuxta domum dicti dfii lohannis Baptae ex una 
et bona diii Pauli Àntonij de Soderinis ab alia partibus et retro et ante 
dictam viam publicam, et alios fines concesserunt et tradiderunt ad censum perpe- 
tuum dicto Magnifico Dfio lohanni Baptistae quondam Boberti Bonsi civi fiorentino 
presenti. 

Item quia expresse conventum est quod si dictus dfLs Io: Bapta vellet e f fe- 
de r e seu effodi facere in cortile diete domus, vel alias intra districtum ipsius domus 
et invenirentur alique statue seu lapides marmoree, aurum argentum vel aliud quod- 
cunque metallum, quod deductis primo expensis factis prò effossione et extractione 
rerum inventarum medietas ìUorum sic diete Societatis et altera dicti d!ii Io: Bapte. 

Actum Bome in sala . . . Hospitalis d.® Societatis in strata Populi Presentibus 
domino Eduardo q.'" dominici lachinotti et dflo Bernardo bini . . . fiorentino et dflo Ale- 
xandre carpino clerico firmane diocesis testib. d [Net. Cesare Lotti Quintili, proto- 
collo 3032, e. 60]. 



248 PIO IV. 1560- 65 



ÀI mausuleo d^Àugusto spetta pure la singolare denominazioDe di mons. Sancii 
Bechi, che si trova nel seguente brano del noi Uberto de Paolis in prot. 287 
A.S.C, sotto la data 1 dicembre 1565: « Ioannes Maria del Viso perusinus habi- 
tator urbis retro montem sancti Bechi et Franciscus placentinus habitator urbis 
versus palatium domini Silverii de Silveriis de Piccolominibus in via qua 
itur ad flumen promiserunt custodibus archihospitalis sancti lacchi incurabilium se 
transferre ad questuandum » . 



F) R- III- THERMAE TITI. 

1564, 15 ottobre. « Datio ad cavandum prò domina Helena de Fioravantibas. 

Indictione septima die XY Sbris 1564. Pontificatus pii pape quarti anno eius 
quinto. In presentia mei Notarij personaliter constituta honesta mulier domina he- 
lena de fioravantibus bononiensis sponte et omni modo meliori dedit ad ca- 
vandum in quadam eius Yinea sita intra menia Urbis et prope coliseum, vi- 
delicet Ioanni quond: Andree mohati de buscie et francisco quondam Johannis Bre- 
sciani sociis presentibus cum his pactis et conditi onibus, videlicet, che detti lohanni 
et francisco possano cavare in d.* vigna in loco che non facci danno alli alberi et 
alle vite, et tutto quello che trovarano sia ad mezo per essa Madonna helena et 
Taltra mitta ad essi cavatori, ciò e tanto pietra minuta scaglia selce tuffi travertini 
marmi metalli figure coione oro argento et piombo et ogni altra cosa che ce se tro- 
vasse sia ad mezzo, et che trovando la robba che andasse nella vigna et bisognasse 
guastare li arbori o vero vite che non gli possano guastare se la robba non vale 
assai più che il danno che si farà et che s'estimi per doi homini che se Intendano 
deirarte et che d.* madonna helena non gli possa impedire trovando la robba ne 
levarli della detta cava et che essi cavatori volendo cavare la robba fuori della 
vigna se rompano le mura sian tenuti ad rifarle ad sue spese et così la fratta. 

Actum rome in regione montium et in sala domus prefate domine belone pre- 
sentibus Camillo q."" lohannis Marci de Amatrice et francisco q."" Gasparis de monte 
romagnolo Testibus » [Not Giambattista Amadei, prot. 38, e. 549]. 



6) SCAVI NELLA R. IX. 

1564, 26 ottobre. Convenzione per iscavi in Piazza Capranica. 

tf Datio ad cavandum prò d. Angelo de Capranica. Indictione Septima 
die 26 Sbris 1564. Pontificatus pii pape quarti anno ejus quinto: In Presentia mei 
Notarii personaliter constitutus Nobilis dflus Angelus de Capranica romanus 
civis sponte omni modo meliori dedit ad cavandum lohannino quondam bartholomei 
mutinensi cavatori presenti Idest in platea capranica et in loco nel quale gli sarà 



PIO IV. 1560-65 249 



consignato da esso messer Angelo, Cam pacto videlicet che se si trovasse robba 
che detto messer angelo non lo possa legare per mettere un altro ma volendoce 
fare cavare ci debbia cavare esso lohannino cnm his pactis videlicet : che oro argento 
metallo et ogni altra sorte di metallo sia tutto de esso ms. Angelo eccetto il piombo 
il quale debbia essere la mitta per uno, figure colonne de ogni sorte siano de esso 
messer Angelo con questo che d.^ ms. Angelo sia tenuto a pagarli le giornate per 
cavare le colonne o altre cose che perverranno ad esso ms. Angelo, marmi tuffi tra- 
vertini siano ad mezzo, scaglia et pietra minuta da mezza carrettata in giù sia de esso 
cavatore, et da mezza carrettata in su sia a mezzo, con questi patti anchora che 
d.^ lohannino non possa cavare a grotte, ne manche andare verso il palazzo ne verso 
la chiesa, et che debbia riempire detta cava quando ce lo dira esso ms. Angelo, ne 
possa andare cavando se non dove glie dira esso ms. Angelo. 

Actum rome in Reg.*** Trivij et in offitio mei Notarij presentibus Nobili Viro 
D&o Laurentio de Mancinis romano cive et Diio Io : Baptista pisene clerico nucensis 
diocesis causarum procuratore Testibus » [Net. Giambattista Amadei, prot. 38, e. 358']. 

Alla medesima contrada già occupata dalla Basilica Matidiae et Marcianae e 
dal Ninfèo rotondo da me illustrato in Ruins and Excav. p. 503, fig. 197, appar- 
tiene il seguente appunto. 

1560 Battista Ghirardelli muratore, abitante a s. Silvestro in capite, scava le 
cantine del palazzo di madonna Menalba Brancalupo «in regione col umne iuxta 
vel prope GoUegium Capranicense, in la quale cantina grande che risponde su la 
strada dove sta la porta grande ha guaste certe muraglie che ve herano » [Net. Tar- 
quinio de Nuntiis, prot. 1166, e. 67]. 



H) LA VIA NOVA DE MARTOLIS. 

Convenzione per la fabbrica di nuove case in via del Seminario (?) con riserva 
per gli oggetti di scavo. 

1565,2 maggio. « In nomine Diii Amen Consti tu ti coram me notarlo Mag.""' Dai Scipio 
Yincentius et Adrianus de Martolis Romani, et magister Antonius Maria del pa- 
latio de Arcina Mediolanensis diocesis ad presens consul magistrorum Muratorum 
sponte devenerunt ad infrascriptas conventiones et pacta Inter eos habita et facta 
de et super constructione quarumdam domorum fionda per dictum magistrum An- 
tonium mariam in situ et loco ipsorum di&ornm scipionis vincentii et Adriani in 
urbe in regione Pince in loco diete la via nova de Martolis cui 
ante est dieta via publica que confinat cum monasterio societatis Jesu et 
retro bona ipsorum de Martolis et heredum quondam Joannis de Auricola Che detto 
mastro Antonio maria sia obligato fare in termine d'un anno prossimo a venire tutte 
le case che anderanno fatte dal cantone della casa grande fino al cantone della ca- 
setta degli heredi di m/^ Giovanni di auricula secondo il disegno fatto da m.*^ Gio- 

82 



250 PIO IV. 1560-65 



vanni alberto da ferrara architetto overo d'altro disegno da darsi per ossi de marioli 
et tutto quello che si troverà nella cavatura delle cantine di dette case siano di 
chi sarà giudicato da doi uomini da elegersi dalle parte eccetto la pietra vecchia 
la quale vogliono che liberamente sia di detto Giovanni maria. Et finite che saranno 
dette case che si misurino et estimino per doi huomini comunemente eletti. Actum 
Bome in officio mei notarij ■ [Not. Antonio Guidetti, prot. 8628, e. 380]. 



LA MORTE DI PIO IV. 

Pio lY, tanto geloso nell'accrescere le raccolte vaticane, si mostrò stranamente 
liberale verso altri collettori. Al granduca Cosimo che visitò Boma nel 1560-61 fece 
dono di marmi scolpiti in numero tale da formare il carico di quattro bastimenti. 
Il Michaelis, Geschichte des Statuenhofes in Belvedere^ p. 34-40, crede che fra 
essi marmi si trovasse anche il gruppo di Anteo. Tre dei predetti bastimenti giun- 
sero a Pisa nel 1561 (Gaye, Carteggio^ tomo III, p. 43-44). Il viaggio di Cosimo 
danneggiò Boma sotto altri aspetti, avendo ^li fatto condurre via il Pasquino di 
^igna Velli, TAiace e l'Achille del giardino Sederini ali* Austa, e la colonna 
delle terme Antoniane. Il carteggio del Gaye ci rende informati di altri trasferimenti 
da Boma: un frammento di colonna di porfido che stava nel giardino di Monteca- 
vallo: altre anticaglie nel 1565: un Marsia, una Venere e quattro altre statue nello 
stesso anno provenienti dalla raccolta di Angelo Cesi. Nel 1567 Giorgio Vasari 
offriva in vendita al principe Francesco due statue di Fauni ignudi, al prezzo di cento 
scudi runa. Nel 1569-70 il cardinale Bicci di Montepulciano spediva al duca una 
copiosa serie di sculture, fra cui una Diana. L^Ercole Pitti, Dùtschke n. 36, fu com- 
perato in Boma da Cosimo al prezzo di 800 scudi. Finalmente un negoziante di 
antichità, Vincenzo Cioli da Settignano, spediva da Boma una Venere Vincitrice. 
Vedi Miintz, Les Collections d'antiques des Médieis, p. 22-23. Il Vasari, tomo VII, 
p. 639 ed. Milanesi, dice di quest'ultimo: « Valerio Cioli da Settignano, il quale è 
giovane di ventisei anni, ha in Boma, al giardino del cardinal di Ferrara a Monte- 
cavallo, restaurato molte antiche statue di marmo, rifacendo a chi piedi, ed ad altra 
altre partì che mancavano : ed il simile ha fatto poi nel palazzo Pitti a molte statue 
che v'ha condotto per ornamento di una gran sala il Duca « . 

I lavori intrapresi e in gran parte condotti a termine da Pio IV, quali ho 
descritti nei capitoli precedenti, costarono somme così esorbitanti, che egli fu costretto 
di gravare Boma e lo Stato di imposizioni e gabelle eccessive, occasione di moti po- 
polari, e lamenti i quali degenerarono perfino in congiure contro la sua stessa persona. 
Vedi Moroni, Dizion. tomo XX, p. 158 e XLIV, p. 183. Poco dopo l'esecuzione del 
presunto sicario, il papa fu assalito da febbre catarrale, la quale in capo a otto giorni 
lo tolse di vita nella notte tra il 9 e il 10 dicembre del 1565. Visse anni 66, mesi 
8 e giorni 9; e nel pontificato anni 5, mesi 11 e giorni 15. Fu sepolto in Vaticano, 
donde ai 4 giugno 1583 le ceneri vennero trasferite senza pompa alla Madonna degli 
Angeli, e tumulate davanti all'aitar maggiore sotto il pavimento. 



APPENDICE 



ANTIQVARII E RIGATTIERI 

NEL SEC. XVI. 



Credo fore cosa grata al lettore presentandogli, come appendice alle cose dette sin 
qai, alcune poche inedite notizie circa il commercio di cose di scavo esercitato in Boma 
nel cinquecento, non solo da umili speculatori che circonvenivano co* loro raggiri 
manovali e villani venuti al mercato, ma anche da artisti di fama, scultori e restau- 
ratori, e provveditori di marmi per le ville e per i palazzi dei prelati, dei banchieri, 
e dei nobili. Ho già descritto a p. 172 del II tomo, in qual modo Fulvio Orsino, 
bibliotecario di casa Farnese, avesse potuto raccogliere di prima mano tanti prezio* 
sissimi cimeli!, frequentando le bottaccio degli orefici di via del Pellegrino, e gli 
stalli del mercato di Campo di Fiori. « Egli è perciò che i nomi di Francesco Bianchi, 
di Bernardino e Jacopo Passeri, di Andrea di Nello, di messer Luca, messer Scipione, 
messer Fabritio, e messer Carlo, tutti orefici al Pellegrino, ricorrono ad ogni para- 
grafo deir inventario (orsiniano), specialmente quello del Carlo, dal quale il Fulvio 
acquistò intagli e cammei pel valore di 307 scudi. Talvolta egli recavasi di persona 
a contrattare coi villani, e con la sbirraglia del mercato: e così ricorda compere 
fatte « da un aquilano, da un bebreo, da Giovanni di campo di Fiore, dal soldato, 
dallo sbirro, dal tessitore, da una donna » etc. Pare che non mancassero ofiicine di 
incisori di pietre dure, dove si commerciasse di quelle antiche (Cesare de camei, 
Domenico de camei, Ludovico de camei ecc.), ed è pure mentovato tra i fornitori 
più attivi un Domenico conciapietre... Meno conosciuti sono i nomi del Mora- 
bito, di Alessandro Borgianni, del Bergamo, del Moretto, di Cesare Tarcone, del 
Porcellino, del Baviera, e dell' Urbino. Il Fulvio mantenevasi in relazione con artisti, 
quali il Padovano, Vincenzo e Nicolò Fiamenghi scultori, e con tutte le famiglie del 
patriziato » . 

Quando un prelato disponevasi a raccogliere anticaglie da ornarne loggie, vigne, 
ville palazzi, tutti i suoi famigliari si davano attorno ad iscovarle, per guadagnar 
così e la gratitudine del padrone e qualche poco di senseria. Cosi tra i fornitori più 
stimabili di casa d'Este figurano un « messer Giuliano Cirugicho di SS. IH.™* n 
e un « messer Lione orefice». La gelosia di mestiere tra questa gente diveniva tal- 
volta feroce. 

Quando il notaio del Fisco interrogò Bartolomeo Baronino, ferito a morte, se 
avesse nemici, possibili autori dell'attentato, egli rispose con queste parole : « Io non 
ho inimicitia ne malivolentia con nessuno che io sappia, ne mai ai miei dì, portai un 
cortello non che arme per conto de nimicitie, che sempre ho fatto professione de homo 



254 APPENDICE 



paci&co. É ben vero che io ho sospetto che me abbia fatto assassinare et dare 
queste ferite nn certo Oiovan Antonio (Stampa) figlio de un sartore che si 
deletta de anticaglie, il quale è praticato li alla vigna del Papa (Ginlìo III) da 
certo tempo in qua et aveva manegio di far dare figure al Papa. .. Costui si 
a vantato et ha bravato con alcuni ... che io haveva detto male de lui, per il che 
perdeva la sua ventura et che me ne haveria fatto pentire. Et perchè ho intoso che 
costui è un tristarello ho paura che lui me habia fatto dar n . 

Gli antiquarii -rigattieri commerciavano o individualmento o in società. Caratte- 
ristica nella sua forma e nelle sue vicende è quella formata nel 1560 tra Vincenzo 
Mantovano orefice, e Giuseppe della Porta berrettaio. Il Mantovano era non soltanto 
valente nella sua arte, ma ancora incisore di medaglie, ed intelligentissimo di scul- 
tura, specialmente per ciò che riguarda il restauro de' marmi di scavo: ma non 
avendo capitali del proprio s*era unito in società con Giuseppe della Porta per Tac- 
quisto e rivendita di antichità, il primo mettendo del suo T intelligenza, Taltro il 
denaro, e dividendo poi il profitto a metà. 

« Comprarono un bel dì dal capitano Mario Mellini, fra le altre anticaglie una 
testa di Vespasiano, che aggiustata bene dal Mantovano formò la meraviglia de mi- 
gliori artisti d'allora ; infatto Michelangelo Buonarroti stosso si porto a vederla. Fu 
stimata oltre i 500 scudi, e fece gola a parecchi cardinali e prelati; ma Giuseppe 
della Porta pensò di donarla al cardinale dò Medici, da cui, oltre una buona somma, 
ebbe un officio vite durante . . . Invece di compensare il Mantovano, che aveva avuto 
così buon naso nel fare la compera ... il della Porte pensò di negare affatto la 
società, dicendo che, avendo pagato del proprio denaro, era cosa sua» (Bertolotti, 
Artisti Lombardi, tomo I, p. 150). La questione fu porteta davanti al tribunale e 
deve essere finite con una transazione, intermediario il cardinale Ferdinando. 

Il commercio delle antichità veniva favorito dalla vite scioperate che menavano 
i nobili possessori di musei e gallerie, sempre aUe prese con i creditori. Infatti 
Torìgine del processo poc'anzi ricordato si deve riconoscere in un debito di scudi 
quarante che il capitene Mellini aveva contratto col berrettaio della Porte: poiché 
messo alle strette da costui, e non avendo danaro da soddisfarlo, gli cedette la pre- 
dette « teste di marmo di uno Vespasiano, qual era sopra una credenza, et li in terra 
li era una altra teste tuta piena di calza ... et poi li presente li era uno busto de 
alabastro orientel vestito de abito imperiai, da poi . . . in corte uno busto de marmo 
bianoho vestito intiero de donna » (1. e, p. 154). 

Gli ebrei, come è loro costume, si interessavano al mercato, più come rigattieri, 
che come antiquaria Guadagnò una certa notorietà nel cinquecento un « Vitel d'A- 
lexandria hebreo o che trafficava in Venezia di « marmi bronzi pietre et altre anti- 
quità » e che nel 1573 fu in sul punto di vendere la sua raccolta al duca di Savoia. 
Vedi Piorelli, Documenti, tomo II, pp. 397-398. 

Di tempo in tempo sopravvenivano carestie in certi speciali campi di commercio, 
a causa di qualche fanatico accaparratore. 

In una lettera al predetto duca del 17 dicembre 1578, Orazio Muti si scusa 
dell'offerta di poche medaglie per la « carestia che ne è in Boma per le dilettetione 



APPENDICE 265 



che ne prende il sig/ lacomo Baoncomp. (nipote del regnante ponteftce) al quale 
vanno tutte le cose eccellenti « . 

ANTONIO BERTHOLETTO. 

29 maggio 1568. <t Scudi 20 a Ant. Bertboletto per duoi torsi di marmo 
overo figure antiche « . (Conti d'Este). 

Quest* individuo è nominato pure in un documento pubblicato dal Bertolotti in 
Artisti Francesi, p. 45, ma non se ne può formare giudizio circa il suo stato so- 
ciale. Lo crederei amatore piuttosto che commerciante. 

GIOVANNI CIAMPOLINI. 

Il principe e capostipite degli antiquarii romani del cinquecento. Vedi il tomo I, 
p. 106 e il Bull, com., tomo XXVII, a. 1899, p. 101 segg. Per quanto concerne la 
sua vigaa suir Aventino, tanto ricca di cose di scavo, e già ricordata a pagina 140, 
del presente volume, aggiungerò un altro documento a quelli già pubblicati, dal quale 
riceve qualche lume la storia e la topografia della regione di s. Alessio. 

tt Emptio vinee prò Mario quondam Jacobi della faida. Die Decima Martij 1505 
Indictione octava 

In presentia etc. Magister Aloysius laurentij dello guazzo pellimantellarius de 
Regione sancti angeli vendidit previde viro Mario quondam Jacobi della Paiola 
quandam vineam duarum petiarum Gnm vascha vaschali Tino statio ac Certo 
Canneto existentibus in dieta vinea que vinca posita est infra menia urbis in loco 
qui dicitur monte Aventino in loco qui dicitur Sancto Alexo de urbe inter 
hos tines Cui ab uno latere tenent res michaelis et aliorum fratrum de 
Ciampolinìs ab alio res dfii francisci de novellis causarum procuratoris 
ab alio Bes magistrì Jacobi de Cannia marmorarij ab alio res magistri mariani 
ordinis predicatorum ante est viculus vicinalis Que vinea posita est sub proprietate 
monasterìj dicti Sancti Alexij de urbe ad respondendum eidem monasterio Trìa Ba- 
rilia musti tempore vindemiarum, liberam ab omni alio onere Hanc autem vendi- 
tionem fecit prò pretio Centum florenorum in urbe Currentium Actum Rome in 
domo solite habitationis mei notarij site in platea Judeorum. [Not Evangelista Gerii 
prot. 851 e. 82]. 

VINCENZO CAMERA 

fornitore di casa d'Este. « Scudi 6 bai. 90 a m. Vincenzo Camera contati per il 
pretio d'un terzo d*una statua di marmo di Leda». 

MARIO CIOTTI. 

1566, 4 novembre « a m. Mario Ciotto per il prezzo d*una statua di marmo di 
Tiberio imperatore Scudi 46 » . Si tratta forse dello scultore ricordato nel seguente 
brano dei Registri Camerali del 1555 e. 113: « 9bre 1555 Scut. 15 M.''^^ Mario Me- 
diolanensi sculptori ad compubum opornm ab eo fiend. in insigoibus S.S.^" ponendis 
in portam arcis 8}^ angeli « . 



256 APPENDICE 



COSTANTINO DA COMO. 

Non si sa se pittore o scultore, ma certamente incettatore di antichità. Cre- 
dendo di possedere una testa di Augusto che non avesse F ugnale in bellezza, scom- 
mise con Tommaso della Porta che il Vespasiano del card. Medici non potesse supe- 
rarla. Furono chiamati arbitri fra Guglielmo dal Piombo e G. B. Bianchi scultore 
a San Valentino, ed essi concordemente sentenziarono in favore del Vespasiano. Vedi 
Artisti Lombardi^ tomo I, p. 152-170. 

ANTONIO CONTESCHI 
(ANTONIETTO DELLE MEDAGLIE). 

1554, 7 dicembre. I coniugi Pietro Cleti e Domenica de Magistris concedono 
a Antonio Antiquario licenza di cavare gli avanzi delle fabbriche lateranensi presso 
s. Giovanni in Fonte. 

« Indict." xij Die 7 zbris 1554 pont. lulij pp. iij anno eins 4^. 

In presentia mei not^ Personaliter constituti d. Dominica de magistris albanen- 
sis et d. Petrus detus de civitate segnia coniuges qui sponte dedernnt ad cavandnm 
discreto viro d. Antonio antiquario ro: nnam eorum vineam sitam in urbe 
snbtus sanctum Io: in fontem ubi sunt ruin^ magn^ apud cannetum, et 
alibi deconsensu eorum sumptibus et ezpensis ipsius d. Antonij Cum pacto quod si 
reperirentur anmm argentum aut alique gemme sint duf partes dictorum coningum 
et una Prefati Antonij, et si reperirentur statuf et figur^ aut alij lapides magni 
sint et esse debeant communiter, preter lapidibus parvis de murando et scaglis (sic) 
sint et esse debeant ipsius Antonij Teneaturque predictus d. Antonius reimplere omnes 
et cavas (sic) per ipsum in dieta vinca fiendas suis sumptibus et qnod dictus An- 
tonius non possit vendere aliqnid sino licentia ipsomm coningum, accum pactis qnod 
si reperiretur qualche cosa delle cose da venderse la possine pigliare dieta madonna 
dominica et me.' Pietro, et similmente dicto me.' Antonio no li volendo essi coniugi 
per il prezzo che sarà trovato da altri et dictus d. Ant." teneatur dictam cavam 
facere infra terminum dnomm annorum prozime futurorum ab hodie. 

Actum in domo mei notS presentibus d. Angelo Anibalis de Presbiteris et 
Silverio Hieronimi de castellanis Testibus* [Not. Giambattista Amadei, prot. 29 
e. 319]. 

Il Ligorio e 1* Anonimo Barberiniano XXX, 89, nominano spesso un Antonio 
Antiquario abitante sul Quirinale, appassionato raccoglitore di marmi scritti e 
scolpiti. Egli era di casa Conteschi, e io ne ho trovato la prima memoria nelFanno 
1537. I suoi trafSci di oggetti d*arte devono avere avuto liete sorti perchè nove anni 
dopo, nel 1546, egli potò fare grafBre sul prospetto della sua casa » depinta non a 
colori incontro degli Arcioni sul principio della montata di s. Silvestro a mano dritta 
nel cantone della strada che volta verso Magnanapoli » T iscrizione: « Antonius an- 
tiquarius, pub. utilitatis potiusque sui rationem habens ezimiorum artificum opera, 
quae nimia vetustate exesa, aedificiorumque mina sepulta, ac variis urbis calamita- 
tibns confracta et disiecta pene interierant ingenti labore effosis et collectis, ad su- 



APPENDICE 257 



periornm temporum gloriam, nostrorumqae admirationem et imitationem instaurandis, 
prò rerum maxìmarum augustia fecit, anno Xti nati 1546 *. 

L'orìgine e le vicende di questa easa « alle Milizie « sono descrìtte nel docu- 
mento che segue, in atti Nicia, prot. 17S6, e. 57'. 

« Locatio perpetua prò Antonio contesco Romano Antiquario 

Die secunda Jnnij i537 

Yenerabilis vir dominus Julius mentebona clericus Bomanus cappellanus 
sive rector Gapellanie beate marie virgìnis site in parrochialì ecclesia Sancti Ste- 
phani del Caco Considerans quod si due domus simul lunctae et contiguae ad 
dictam Cappellaniam pertinentes et Spectantes positae romae In Begione montium 
pene in Insula consistentes Cui ab uno est quedam platea seu publica via ab alio 
sunt bona Dominorum de comitibus ab alio sunt bona Cole coracini de sancto 
genesio et alìj veriores confines in urbis occupatione a cesareo exercitu ad ruinam 
deductae, poi-tis fenestris solarìjsque carentes et ruinam minantes quasque prout af- 
firmavit proprìa Impensa instaurare non volet et ex quibus ab ipsa occupatione ce- 
sarea, bactenus nihil perceptum fuit, et in futurum nisi Instauretur et reparetur 
percipietnr nihil alieni sub censu annuo traddantur et concedantur [etc.^ et providus 
Vir dominus Antonius contescus Civis romanus antiquarius obtulerit illas 
instaurare et bonificare et annis singulis ducatos quatnor de oarlenis decem prò ducato 
ipsius Cappellanie rectori solvere et pagare In perpetunm dedit dicto Domino Antonio 
contesco Duas domus contìguas simul lunctas supra designatas Hanc autem conces- 
sionem et tradditionem fecit prefatus d. Julius Bector prò annuo et perpetuo censu 
ducatorum quatuor de carlenis decem prò quolibet ducato. 

Actum Bome in Camera terrenea domus habitationis dicti dfii Julij in regione 
pinee * . 

Il titolo di antiquarìo deve essere inteso non tanto nel significato letterario 
quanto in quello materiale e mercantile. Nel codice barberin. XLIX, 21, al f. 26, 
è disegnata ima figura di vecchio, col moggio in testa, avvinto da una serpe con varìi 
occhi e simboli sulle nude carni. Segue la postilla: « Questa immagine simbolica del 
mondo di marmo fu trovata nelle therme di Traiano, poi venduta da Antonio anti- 
quario a Giovan Antonio di Parione molto rotta » . Una figura molto somigliante a 
quella posseduta da Antonio antiquarìo è rìprodotta nel Cod, Vai, 3109, f. 189, con 
la seguente -postilla di mano di Pier Leone Ghezzi: » È stato copiato da me Cav. 
Ghezzi da un libro intitolato disegni originali cavati dalVantico da Pietro Santi 
Bartoli e da altri celebri professori ; il padrone di detto libro è il s. duca di Brac- 
ciano et è composto di fogli 166 e questo disegnio è a fogli 85 ». Ligorìo, Cod. 
Tor. XY e. 100 riproduce 1* iscrizione di un cammeo « lo quale teniva in vendita 
Antonio delle medaglie » : a e. 103 un cippo assai ornato « in casa di M. Antonio 
Antichario nel monte quirinale « e altro simile a e. 217 « nella casa di m. Antonio 
antiquario tolto dalle Exquilie » . Vedi CIL. tomo VI, parte II, n. 5875. 

I documenti relativi alle opere di Pio IV pubblicati a pag. 219 lo fanno appa- 
rire tra i fornitori di statue per il casino di Belvedere, tra le quali una detta di 

38 



258 APPENDICE 



Cerere, Taltra detta della Concordia. Trafficò pure col cardinale Ippolito d'Este, nei 
cui libri di conti del 1560 si legge questo appunto: « per aver fato le braccia a 
quella feminuccia che sicbonpero dantoneto e tiene in mano una choncola«. 

É probabile che il Conteschi fosse oriundo di Ferrara, perchè quando Paolo Enibbio 
andava in giro per le botteghe di negozianti di oggetti di scavo in cerca di iscri- 
zioni, dice di averne trovate cinque « nella botegha d*un antiquario antonio di Fer- 
rara 1» {Cod. Berlin. A. 61, e carte 22). 

Il suo nome ricorre ancora nel Cod. BodL ligor. e. 27 a proposito del ninfeo 
degli Orti liciniani, del quale Ta. dà preziosi disegni. 

« Non resterò dire che in simile tempio vi furono trovati certi putti di maimo 
de quali l'uno faceva cantar un gallo, et Taltro il strangolava i quali putti sono 
stati untempo murati in un muro d'una vigna dicontro le terme di Diocletiano et 
poi venduti da Antonio delle medaglie o' ver Anticarie, à Valerio vicentino intaglia- 
tore di gioie, et li portò in Vicenza. . . et questi giorni nel farvi fare la fratta din- 
tomo vi fu trovato un altro galletto Piccolino di bronzo « . 

FEDERICO DONATI. 

3 aprile 1568 « Scudi 23 baj. 20 a m. Federico donati per il prezzo d'una 
statua nera maggiore del naturale « (Conti d' Este). 

GIACOMO DEL DVCA 

il noto architetto siciliano ebbe dal card, d* Este scudi 70 nel mai-zo 1570 « per 
una statua di H ercole di marmerò anticha alta circa palmi sei». Pare che nell'e- 
sercizio del mestiere sia venuto a contesa con gli antiquari! de Grandis, trovandosi 
nel Liber fideiuss, del 1572-725 e. 220 un atto del maggio 1574, col quale il celebre 
scultore Giampietro Annone si porta garante della riconciliazione avvenuta tra il del 
Duca e Paolo de Grandis, che il primo aveva percosso col pugno. 



FRANCESCO 



rigattiere francese, il cui cognome non sono ancora riuscito a determinare. I co- 
pisti e gli imitatori dell'Aldovrandi, scambiando il distintivo della professione per 
gentilizio, ne hanno fatto un Ragatherius oBogaterìo; mentre la sola differenza che 
passi tra il valore presente e quello cinquecentistico della voce si è che i rigattieri 
commerciano di tutto fuorché di oggetti di scavo, mentre nel secolo XVI negoziavano 
soprattutto di anticaglie. Ho già presentato questo Francese al lettore a p. 15, a pro- 
posito dell'acquisto fatto da papa Giulio III di una sua vigna ai Paridi, per l'in- 
gente prezzo di scudi ottocento. Si vede che le sorti della sua industria gli erano 
tornate oltremodo liete e riniuneratrici. Ma la sua bottega alla Pace ha anche avuto 
la ventura di essere stata visitata dal l'Aldovrandi l'anno stesso della vendita della 
vigna (1551), il quale ne ha lasciato il seguente ricordo. 

» In una stanza dietro la... botega si veggono quasi infinite e belle 
statue antiche, che noi con l'ordine che tengono descritte l'habbiamo. Vi ò prima la 
testa di Geta imp. un'altra testa di Satiro: un'altra di Bacco: un'altra di 



APPENDICE 269 



Hadriano imperadore : un'altra d'Alessandro Magno di mezzo rilevo : un'altra pure 
di mezzo rilevo in una tavoletta marmorea di Alessandro magno medesimamente. 
Una testa col busto di mezzo rilevo di Pirro, re degli Epiroti. Una testa di Giove 
col petto vestito. Tre altre teste pure di Giove co' busti. Una testa col busto della 
Dea della Natura. Due teste co' busti d'H ercole. Una testa col petto di Tra- 
iano... Vi è la testa di M. Aurelio quando era giovine, una testa di Cleo- 
patra col petto mezzo vestito. Una testa piccola d'un satiro: una testa d'un 
putto che rìde.... Un'intiera statua di Esculapio... una Venere quasi 
intiera. Una testa col busto d'Alessandro Magno di mezzo rilevo. Una testa col petto 
di mezzo rilevo d'Antonino Pio. Vi sono anche xi altre teste co' petti, che an- 
cora non si sa di chi fussero. Ve ne sono altre xl teste solamente, senza petto, che 
ne anco si sa di chi fussero. V'è anco una testa di Giove di porfido assai bella, 
con altre teste di cani, di leoni, et altri molti simili frammenti » . A questi marmi 
si dovrà aggiungere 1' «Ant.^ caragalla moderno la testa solo» venduto dal 
Rigattiere a Giulio III il 16 giugno 1552, e la «testa di metallo messa in opera 
alla villa » il 10 dicembre dello stesso anno. 

ALESSANDRO DE GRANDI. 

Negoziante antiquario, mezzano d'affari, e collettore per proprio conto. L'ab- 
biamo già trovato in relazione con casa d'Este nel quadriennio 1566-69, alla quale 
aveva fornito una Venere, un Fauno, un Ercole e altri pezzi di scavo. La nota incisa 
da Giambattista Cavalieri a pie del rame n. 57 della sua Raccolta di statue ci 
insegna come lo studio-negozio del Grandi si trovasse « sub monte Trinitatis » . La 
seguente apoca del 27 maggio 1578 con la quale il predetto Alessandro loca a Fe- 
derico Cesi, il fondatore dell'Accademia de' Lincei, la sua proprietà, contiene parti- 
colarì interessanti per la storia dell'Arte. 

«In presentia & Mag.^"' D. Alexander de grandis nob: roilocavit Illmo 
D. Federico Cesio ciò: Bo: absenti quodam ipsius D. Alexandrì viridarium 
cum Domo et aliis suis membris sit. Rome in Rg&e Campimartis in Insula positum 
cui circam circa sunt vie publice prò annua pensione scut. 180 ». Il patto principale 
è il seguente: 

« Che delle statue et altri marmi et altre cose che se lassaranno in detto giar- 
dino e casa se ne debbia fare inventario e quelle alla fine della locatione restituirle 
al detto Ms Alexandre detto Sig. Federico sia tenuto et obligato. 

Inventarium. 

In primis nella fonte grande un Bacche de marmo antico igniudo d'altezza 
de palmi sette in circa in piede. 

Una figura colcata de un giovine de marmo lunga della moderna grandezza. 

Una figura colcata di donna che dorme mezza vestita della medema misura. 

Un toro piccolo di bronzo a lacere in mezzo alla fonte. 

Una diana con un cagnolo a piede alta cinque palmi da una banda della 
fonte* 



200 APPENDICE 



Una figura de salute vestita alta palmi cinque e mezzo dal altra banda. 

Una testa de trai a no col suo busto grossa. 

Una testa d*un f a u n o col suo busto grossa posta in capo del viale del boschetto 
doi tazze di marmo colli soi piedi nelli doi fontanili laterali alla fontana grande 
Un pilo di marmore nel cortile, una statua d*un gladiatore grande più del natu- 
rale Una callara grande di rame murata nel fornello da far bucata in cantina 
Nella sala un bacche con un satiro appresso busto intiero antiquo de palmi nove 
d* altezza igniudo Una figura di commodo con un putto in mano antiche 
della medema altezza tutto intiero igniudo Un mercurio della medema altezza con 
una borza et caduceo in mano Antico et tutto intiero igniudo Uno ganimede cou 
Taquila a mano manca tutto intiero della medema altezza igniudo un imperatore 
Adriano con li dattali et il mondo in mano antico tutto intiero della medema 
altezza igniudo Una Venere igniuda con le mani alle zinne et alla natura Quali 
tre statue sia licito ad esso M. Alessandro a suo piacere levarsele et portarsele via. 
[Net. Curzio Saccoccia, protoc. 1549, p. 427]. 

Xeiraprile del 1566 il Grandi aveva fornito al giardino di Montecavallo una 
Venere : tre anni dopo negoziava con Tabate di s. Sebastiano e con il cardinale Mo- 
rene per teste e figurine di scavo. A e. 204 del Begistro 1569 di casa d* Este si 
legge questo appunto: «il sìg.^ Alessandro de grandi deve bavere scudi quattro con- 
tati a Girolamo Perugino per il prezzo d*un pezzo di marmo negro havuto da lui 
per restaurare un Hercole che ha m."^ Andrea Scultore » cioè Andrea Caselli, fra- 
tello di Battista, ambedue garzoni di studio del Grandi. 

Egli acquistò fama e ricchezze come agente in Roma del duca Ercole di Fer- 
rara fra gii anni 1565 e 1572. Dalla sua corrispondenza esistente neirarchivio di 
stato di Modena (Lettere di principi estensi — Disp. di Boma) e in parte edita dal 
Fiorelli nel tomo IV dei Documenti inediti, si ritr^gono queste notizie. 

Nel mese di febbraio 1565 la morte del cardinale Federico Cesi aveva messo 
in agitazione i grandi collettori nella speranza che « le statue et antichità da lui 
raccolte « fossero poste a mercato. 

La speranza andò delusa; chà anzi il cardinale Pierdonato, successore di Fede- 
rico, si mostrò poco stante ben più accanito raccoglitore. 

Il mercato antiquario era a que* tempi ridotto a così mal partito per cagione 
della concorrenza, che il Grandi, offrendo al duca Ercole » alcune medagliette del- 
Tordine piccolo, delle quali il Calicula con la sorella è rarissima « , si scusa dell* u- 
miltk dell'offerta « per non trovarsi horamai più cose buone n . E nel maggio dello 
stesso anno 1565 tornava a scrivergli: « nelli intagli et marmi non mi ci pare cosa 
degna di lei » ad eccezione di tre medaglie poste in vendita dalla famiglia Bongio- 
vanni, le quali dovevano essere di maravigliosa rarità e conservazione, visto il prezzo 
richiestone di duecento scudi d'oro in oro. 

Ai 25 gennaio 1567 il Grandi scriveva a Ferrara: « facendo muovere il ter- 
reno in un mio luogo per accomodarvi un quadro di Giardino, la sorte mi ha gui- 
dato in dare in alcune statue di marmerò sin'hora al numero di sette 
fra grandi e piccole, le quali sono d'assai buon maestro ... Ho trovato ancora parecchie 



APPENDICE 261 



medaglie tatte brngiate « . Questa notizia parmi più che sospetta. La scoperta di 
sette statue di buon maestro, fatta in breve spazio di tempo e di luogo, con 
cento archeologi e antiquarii all'affusto di novità in sul mercato di Boma, avrebbe 
certo lasciato traccia di sé nelle memorie de' contemporanei, specialmente se avve- 
nuta nel giardino Grandi alla Trinità, che certo non era luogo fuori di mano. 

Ai 20 di luglio del 1571 egli scriveva al suo augusto corrispondente : « Hebbi 
alli giorni passati tre teste di filosofi (dal) cardinale di ferrara,. le quali... 
le dona molto cortesemente insieme con un altra che da Tivoli mi sarà mandata . . . 
le quali quattro insieme con altre otto che ho trovato in più luoghi spero che 
saranno finite di restaurare per la settimana che verrà ... et intanto attenderò a 
farne restaurare due altre che ho, et si cercarà per altre quattro che mancano al 
numero che mi disse m."* Pirro Ligorio » . Alle otto che si trovavano in mano del 
Grandi ai 20 di luglio, erano stati attribuiti i nomi di Possidonio {CIG. 1204) 
Cameade (1171), Euripide (1153), Zenone (1156), M. Aurelio, Socrate (1214), Omero 
(1188?) e Platone (1197) con la scorta delle leggende incise sui plinti rispettivi. 
Le Erme, cionondimeno, non furono acquistate dal duca, ma dal cardinale Farnese. 

Importante fra le altre è la lettera del 10 maggio 1572 che io avrei dovuto 
inserire, se la memoria non mi avesse fatto difetto, a p. 185 in calce alla descri- 
zione del museo Carpeuse. « Feci opera di vedere quanto prima le cose antiche del 
S^ Alberto Pio, il che eseguito ne feci nota.. . dalla quale potrà vedere il poco 
numero delle infinite cose della s. m. del cardinale di Carpi, fra le quali sono però 
quattro o cinque pezzi degni di Principe et massime il letto di Policleto, la 
testa d'Euripide molto ben nota a m. Pirro Ligorio. Condussi ancora Mon/ Mo- 
reto a dare un'occhiata alli libri, fra li quali se ne trova alcuni Greci scritti a penna 
cet». Il catalogo dei cimelii carpensi, messi in vendita dall'erede Alberto, quasi 
praesente cadavere dello zio Bodolfo, è stato pubblicato dal Fiorelli a p. 457 del 
IV volume. 

Ma il miglior titolo del Grandi ad essere ricordato nella storia degli scavi e 
musei di Boma, è l'aver egli stretto gli accordi fra il duca Ercole e Pirro Ligorio 
perchè quest'ultimo, abbandonata Boma, si dedicasse esclusivamente ai servigi della 
corte di Ferrara. Circa « la commessione datami di trovare un antiquario atto al 
servitio suo » scriveva il Grandi il 31 maggio 1568 « ho concluso con m. Pirro 
Ligorio in contentarsi venire a servirla come farà quando bavera espedite alcune 
sue facendo che ha qui, et inteso il partito che se gli offerirà « (14 aprile) « M/ Pirro 
Ligorio la servirà per quanto mi ha detto senza patto alcuno volendosi in tutto ri- 
mettere nel volere et liberalità di V. Ecc.^ « . Ciò spiega perchè una parte considere- 
vole dei disegni e manoscritti ligoriani sia venuta fuori dai fondi di bottega di librai- 
autiquarii e rigattieri ferraresi. 

MERCVRIO LANDREVILLA. 

Negoziante vicino alla Trinità, che Alfonso Gonzaga raccomandava nel 1565 al 
duca di Ferrara, come assai scaltro incettatore di marmi. Nel qual tempo gli avve- 
niva di possedere « fra le più rare e più belle, la testa di Horatio Cocles, sola 



262 APPENDICE 



credo in Boma, la testa di Lucretia fiomana, la testa di Didone, una testa di 
Nerone bella e rara per Tetà, alcune altre che son... come il suo satire, con la 
testa sola » . Dalla corrispondenza pubblicata dal Fiorelli, Docum. tomo IV, p. 453 
par che risulti essere egli stato in corrispondenza d*affari anche col cardinale Ippo- 
lito. Nel dicembre del 158S Filippo Bucci agente in Boma di casa Savoia scriveva 
al duca: 

« m*è venuto a truovar M. Mercurio Landrevilla il quale m* ha fatto veder die- 
ceotto Teste antique molto belle, tra le quali ce ne sono alcune molto rare .... 
egli è huomo vecchio di sessantanni; stillator cccol."'^ che sa di queste cose d*Al- 
chemea la quinta essentia . . . Lista de le anticaglie di Mercurio Landrevilla. 

Didone — Lucretia — Domitia — Faustina la buona — una Bacchina — Ce- 
sare — Marco Bruto — Nerone — Una testa armata che alcuni vogliono che sia 
Decio Bruto, ma non v*è certezza; è nondimeno bonissima — Un Vitellio il quale 
se ben è moderno, è molto buono et ò di pietra nera di pargone — Traiano di 
picciola forma ma per verità si può dire che sia un cameo — Adriano — Elio — 
Antinoo — Un Philosopho — Un Fauno che ride — Un altro Faunotto — Una testa 
di un Bamboccio ». 

I Begistri della Tesoreria secreta di Pio IV ricordano un Mercurio garzone 
di Guglielmo della Porta, che può benissimo essere il Landrevilla: « 10 giugno 1564. 
Scudi 3 di moneta a frate Guglielmo del Piombo conti a Mercurio suo servitore 
per pt^rne tre banche et doi scabbelletti per posarvi sopra otto historie della 
vita di Gesù Xpo, cinque teste et 4 statoe di metallo, fatte per lui 
in Belvedere ... et poste nelle stantie nove « . 

NICOLAO LONGHI DA VIGIV. 

20 luglio 1568 « Scudi 160 a m.° Nicolò di Long hi scultore per quattro 
statue vendute (al card. d'Este) cioè un Mercurio maggiore del naturale, una Cor 
rare di marmo nero minore del naturale, et una figura di Donna a giacer che gietta 
acqua da uno vaso quasi del naturale « . Era stato garzone, anzi collaboratore, di Gu- 
glielmo della Porta nei restauri di Villa Giulia, come apparisce dal seguente brano 
dei conti 1552-56: « 15 agosto 1561. A Niccolò scultore per bavere aiutato mastro 
Guglielmo ad acconciare la historia di Vulcano scudi 5 ». Nei restauri del 
Boschetto di Pio quarto figura come collaboratore di Tommaso della Porta, dal 1 563 
al 1565, intascando grosse somme, col visto del collaudatore Leonardo Sormano. Nel 
Liber fideims. tomo 1574*76, e. 32 in A. S. è nominato un « Nicolaus de Longis 
de Melne mediolanensis diocesis scultor ad plateam de Cavaleriis » padrone di 
una casa dietro la Minerva, e fideiussore di un suo compaesano e collega in arte, 
di nome Ludovico. Egli fornì a Pio IV la miglior parte delle statue andate in opera 
nel casino, così come è stato descrìtto a p. 219. 

STEFANO LONGHI DA VIGIV 

forse fratello di Siila, scultore favorito di Sisto V e di Clemente Vili. Stefano fu 
anche esso intagliatore di marmo, e fornì tabernacoli, stelle, piedistalli, pile per 



APPENDICE 268 



Tacqaa santa ed altre simili opere in servigio della nave Clementina, per il valore 
di scudi 4967. Esercitò anche il commercio antiquario, e nel 1597 fu carcerato per 
pretesa indebita alienazione di una cassetta di medaglie. Vedi il Liber Actorum 
della Curia anni 1597-98, citato dal Bertolotti, Artisti Lombardi^ tomo I, p. 221. 
Come tntti gli innumerevoli Longhi che fiorirono in Koma sulla fine del secolo, egli 
era originario di Vigiu « plebis Àrcisate ». Fu anche ascritto al « corpus statuario - 
rum et lapicidarum urbis » che teneva adunanze « ad cappellam ipsius artis ad 
ecclesiam SS. Quatuor Coronatorum » . Il posto importante che gli è stato concesso 
nella storia artistica di Roma trova ragion d* essere, non tanto nella sua proficienza 
come scultore, che non superò la media ordinaria, quanto nelUavere egli posseduto 
le case di Michelangiolo ai Zambeccari, poco dopo la morte del divino maestro. In 
un atto di fideiussione del 28 maggio 1611, il notare della Curia ha notato : «prae- 
sens et personaliter constitutus D. Stefanus Longus mediolanensis degens prope 
Divam Mariam Lauretanam in urbe... qui asseruit mihi iiotario babere et 
possidere omnes demos que erant D. Michelangeli Bonarote posite in 
Rione Trivii ìuxta bona D. Constantii Salici de horte et bona DD. de Capizucchis 
et bona D. Honorii et Decij Longhi etc. « (Liber fideiuss. 1611 e. 6-7). Circa questo 
tempo egli era stato incaricato da Paolo V di scolpire gli ornamenti del quadro 
della Madonna nella cappella Borghesiana in s. Maria Maggiore, avendo a compagno 
neiropera Matteo Castelli da Meli. Più tardi lavorò al deposito del Papa con Ippo- 
lite Buzio e Giovannantonio Peracca da Valsolda. ricevendo per sua parte di mer- 
cede scudi 1678. Altro suo ricordo artistico in Roma è la cappella del cardinale 
Cusano neirOratorio di s. Maria in Vallicella. 

Il suo testamento in atti del notare Floridi, tomo 1634-40, e. 161-162, nomina 
usufruttuaria dei beni stabili (Case ai vicolo dei Frangipani etc.) la consorte Angela 
Garzonia, ed eredi i figliuoli Girolamo dottore in leggi, e Giovannantonio. Fu sepolto 
nella chiesa de' SS. Apostoli, nel piano avanti l'altare di S. Carlo, e il suo epitaflBo 
è riportato dal Forcella a p. 264, n. 809 del II volume. 

CLAVDIO LVSENIER. 

Il Bertolotti, Artisti Francesi^ p. 40 e seg. ha pubblicato dagli Atti del notaio 
Sairo r «Inventario di tutte le anticaglie del cardinale Bellav fatto da Claudio 
Lu senior scultore dello stesso, fatto a dì 19 febbraio 1560 «. Questo inventario, che 
mi era rimasto ignoto quando pubblicai nel volume precedente le notizie riguardanti 
quel simpatico collettore (pp. 138-143), comprende quattro paragrafi cioè — tucte le 
statue intiere — tucti li petti con le teste — teste senza petti — tucte le figure 
senza testa cioè li Busti. 

Il Lusenier non solo acquistava marmi di scavo, ma s* ingegnava anche a tener 
mano a loschi affari, cosicché nell'ottobre del 1562 dovè comparire avanti il Gover- 
natore per rispondere di un blocco rubato ad un pasticciere, blocco che egli aveva acqui- 
stato dal ladro. Nella deposizione egli dice esser figlio del defunto Pietro Francese, 
di abitare alla Pace, e di essere stato deputato dal cardinale dal Pozzo a vendere 
i molti marmi degli Orti Bellaiani. 



264 APPENDICE 



MAINO MASTORGHI — ANDREA CASELLA. 

Scultore lombardo, detto anche Majno de Mastoris. Apparisce nei conti di Villa 
Ginlia, a dì 11 maggio 1552, come provveditore di nna testa marmorea di scavo 
del valore di scudi 3. Egli abitava in Montecitorio con la sua amante Lucia Tre- 
visano, ed ebbe querela nell'ottobre 1553 davanti al tribunale del Qovematore perchè 
di notte costumava con suoi amici suonare e cantare, con grave disturbo del vici- 
nato. Fu anche in relazione di affari col magnifico Marcantonio Borghese avvocato 
concistoriale : e nel 1562 ebbe la bottega o lo studio scassinato, con furto di un 
petto di alabastro cotognino, che poi fu ritrovato neirofScina di uno scarpellino al 
Popolo, di nome Andrea. È probabile che in questo ricettatore s'abbia a riconoscere 
l'Andrea Casella, addetto airofficina dei restauri delle gallerie Este e Borromeo, 
il quale, nel Liber investigationum del predetto anno 1562 apparisce, alla sua volta, 
come derubato. 

• 20 octobris. Investigetur ... ad querelam magistri Andree Caselli medìola- 
nensis scultoris centra Ambrosium carraterium, qui esportavit unum lapidem, nuncu- 
patum mischio affrìcano, nec non unum lapidem grecum statuarium spectantes ad 
predictum Andream ». 

Lo stesso, sette anni dopo, cioè ai 3 agosto 1569 fu chiamato testimone in un 
processo contro Tantiquario Stampa, e dai costituti apparisce come abitante in Mon- 
tecitorio vicino al Mastorgi. Egli principia la sua deposizione così: « Io, essendo scul- 
tore, ho fatto di più lavori de novo et acconci de vecchio al B.^ cardinale de Fer- 
rara e Borromeo per mezzo di Vincenzo Stampa, il quale contrattava ecc. ». Toma 
ad apparire per la terza volta dinnanzi al magistrato il 15 luglio 1573 perchè, 
avendo marmi antichi da lavorare per C/Onto del card. Ippolito, nel trasportarli o dal 
sito dello scavo, o dalla officina del Quirinale, ne aveva loro aggiunto uno appar- 
tenente a Giandomenico scultore da Carrara. 

Una quarta investigazione a suo carico ebbe luogo il 12 novembre 1564, non 
priva di interesse archeologico. « Battista Casella e Andrea suo fratello, milanesi, 
scultori in Roma nella villa di Alessandro de Orandis (nominato di sopra) 
a Monte della Trinità di contro s. Giacomo degli Incurabili (furono) carcerati dai 
birri di Campidoglio, perche il primo fìi trovato alla vigna del Boccaccio (contigua 
a quella del card, di Ferrara) con archibugio, l'Andrea con grosso bastone. 

L'Andrea disse avere il bastone per posarsi essendo la strada trista. Suo fratello 
lavorava nella vigna del Governatore, e lui in quella del de Grandis . . . An- 
davamo per vedere nella campagna della Nuntiata certi marmi... L'esercitio 
mio et arte mia ... è che faccio delle figure, perciò abbisogno di marmi. Mio fra- 
tello teneva l'archibugio perchè andavamo per trastullo cacciando « (Archiv. del SenaL 
liber Investig. 1564. e. 57 a 61). Ho già citata questa testimonianza nella I Disserta- 
zione « sulle antichità laurentine in territorio di Castel Porziano > publicata nei 
Monumenti dei Lincei, tomo XIII, a. 1903, p. 139. 



APPENDICE 265 



GIACOMO DELLA PORTA. 

il In casa di Maestro Oiacomo scultore presso à s. Ambrogio, et à l'Arco di 
Trìpoli. Qui è una bellissima testa antica che dice esser di Oeta imperatore ». Al- 
dovrandi, p. 198. È probabile che si tratti di Giacomo della Porta, scnltore, ricor- 
dato nei lavori della cappella Gregoriana per gli anni 1579-80: » 18 8bre 1579. 
Scudi 21 baj. 60 pagati a lacomo della Porta per 4 tavole de alabastro coto- 
gnino rosso date per servizio della Cappella . . . stimate da Mercurio Baimondi » . 

GVGLIELMO DELLA PORTA, 

Il Bertolotti, Artisti Lombardi^ p. 132, ha già osservato come manchi una bio- 
grafia di Guglielmo che fu scultore sommo, ma anche negoziante e restauratore di 
antichità. Ne fanno parola il Vasari e il Baglione, non direttamente, ma per le re- 
lazioni che ebbe con altri artisti. Riferisco alcuni brani dei conti di Camera, perti- 
nenti all'opera da esso prestata « A di 3 maggio 1546. Scudi 25 d*oro a m.^' Gu- 
glielmo scultore e 10 simili a m.^ Macchone scarpellino a buon conto della mani- 
fattura delle porte di marmi e pietre mischie che fanno per la sala delli Be, pagati 
per mandato di m.® Antonio san Gallo ». I pagamenti si succedono sino al 1548. 

« 14 agosto 1546, m.° Guglielmo scultore milanese a bon conto per la testa 
che lui fa (in Castel sant'Angelo) di Antonino Pio scudi 20, e per il busto 
scudi 26... 28 dicembre. Per racconciar un Cupido di marmo e per un ritratto 
del Papa scudi 10. 

A di 7 marzo 1551. Scudi 5 a facchini che hanno portato la statua della 
Bacchessa da casa del Presidente a casa di fra Guglielmo scultore, poi a Palazzo. 

A di 15 agosto 1551. A Niccolo scultore per bavere aiutato Mastro Guglielmo 
ad acconciar la historia di Vulcano... scudi 5 — a di 7 gennaio 1555. Scudi 
10 d*oro a frate Guglielmo dal Piombo per salario d*uno che lo aiuta a scolpire 
opere per N. S. di marmo — a di 10 giugno 1564. Scudi 3 di moneta a frate Gu- 
glielmo del Piombo conti a Mercurio suo servitore per pagarne tre banche larghe 
et doi scabbelletti per posarvi sopra otto historie della vita di Gesù Xpo, cinque 
teste, et 4 statue di metallo fatte per lui in Belvedere et poste nelle stantie 
nove «. (Reg. Tesor. segr. a 1557-58, e. 19). L*Aldovrandi notò « in casa di Fra Gu- 
glielmo à la boteghe oscure, presso la piazza de Mattei » le seguenti cose. « En- 
trado la porta à man manca si trova una maschera antica col collo, e con la bocca 
aperta, co capelli lunghi, e con due cornecchie ... È un opera di molta eccellenza. 
Appresso si trova uno A n t i n o o moderno, cioè la testa col busto ignudo assai bello. 
Vi sono anco i frammenti di ima pila, dove varie figure sono: e vi si porta à 
sepelire uno huomo » . 

Nel maggio 1575 egli aveva dato in afStto al cavaliere Nicolò Gaddi la sua 
casa posta in via Giulia, vicina alla Curia Savella e alla chiesa di s. Caterina da 
Siena (Not. Curzio, prot. delFa. 1575, e. 007). Il Bertolotti ha scoperto, nei proto- 
colli del notare Tarquinio Severo, l'inventario delle robe lasciate da Guglielmo nelle 

84 



266 APPENDICE 



sue stanze, compilato il 2 ottobre 1578 ad istanza di Sebastiano Torrigiani tutore 
di Teodoro figlio dì secondo letto del defunto artista. Contiene i seguenti particolari. 
« Doi scanzie di libri — Una cassa con 18 crocifissi de metallo con li gessi 
attachati non finiti — Un forziere con le infrascritte robbe, cioò doi croce de ebano, 
una testa de una donna de metallo, doi bottiglie de rame lavorate — Doi impe- 
ratori de metallo — Un Ckristo de metallo de doi palmi (m. 0,446) con il gesso 
attaccato — Un monte Calvario de metallo — Item 41 pezzi de libri de musica — 
Item doi cavalli de Monte Cavallo, con sue statue di oro con le gambe 
rotte — Item lo Hercolede Sancto Angelo (Farnese) poco piii grande de tre palmi 
di cera — Lo Apollo de Belvedere in cera — Lo Antinoo di Belvedere id. 
— Il Satiro di Farnese di cera di palmi 2 V« — Una cassa de bicchieri con le 
forme di 12 imperatori pichole — Un Satiro di terra cotta — Medaglie 
pichole del cardinale Farnese — 7 forme di cavalli de Monte Cavallo, dello An- 
tinoo di Belvedere, dello Hercole — Item octo historie di cera della passione di 
G. C. . . . — 16 forme de historiette de Ovidio de circa un palmo... — 
molti pezzi di colonne e di marmo, uno di tre carrettate e mezzo ». Guglielmo 
aveva avuto dalla prima moglie un figliuolo di nome Fidia, tristo soggetto, incorso 
nella pena di morte per avere scassinato e derubato Tufiicio del Piombo nel maggio 
del 1586. 

Chiudo questi cenni col ricordare come questo principe degli Scultori sia chia- 
mato da Papa Gregorio XIII, nella bolla con la quale egli concede facoltà di te- 
stare, ft dilectus filius Guillelmus Della Porta, monachus con versus menaste rii 
Fosse nove, cisterciensis ordinis Terracinensis diocesis*. 

TOMMASO DELLA PORTA. 

« In casa di maestro Thomaso scultore presso a S. Macuto ... si veggono due 
belle teste di Faustina, allhora che ella era giovane e bella » Aldovrandi, p. 259. 
Più tardi vi figurò anche un pregevole ^t torso di Dianna » venduto al cardinale Ippo- 
lito, ai 21 di luglio del 1569. Il Vasari fa molti encomii a questo artista, siccome 
quello che lavorava eccellentemente in marmo, ed in ispecial modo nella imitazione 
delle teste antiche, cosi che nessun altro scultore poteva essere a lui paragonato 
in questa speciale attitudine. Il Vasari stesso aveva una sua testa in Arezzo da tutti 
creduta opera antica: e rìcorda pure una serie di dodici busti imperiali, lavoro stu- 
pendo, da rendere invidioso perfino fra Guglielmo dal Piombo. 

In un processo dell'agosto 1560, citato dal Bertolotti, ilr^. Lomb. tomo I, p. 156, 
egli è chiamato « dominus Thomas quondam lohannis de Porta mediolanensis scultor 
in urbe prope ecclesiam s, Ambrosii de Mediolano «. 

GIVLIO SABINI. 

« In casa di Mastro lulio de Sabini scultore presso l'arco di Camillo ... si veg- 
gono molte cose antiche: come è una testa gigantesca marmorea senza barba, che 
tengono che sia di Pallade. Un Bacco Piccolino quasi intiero. Una testa col 
busto de rimp. Gordiano quando era giovinetto. Una testa sola di Commodo 



APPENDICE 267 



ìmp. Due teste di Faustina, et nna di Angusto. Una testa di Livia moglie 
di Augusto, ma attaccata e posta in un busto moderno. Una testa piccola del Dio 
Termine ; et un'altra di lano con due visi ... Vi è anche la testa col busto togato 
de rimp. 6 alba, la quale dice essere di Messere Latino luvenale... Un'altra 
testa bella ... di Augusto dice medesimamente essere di M. Latino. Ve ne è anco 
unaltra testa sola de L. Septimio Severo imp. che dicono essere di Messere Curtio 
Fraiapane. Vi è anco una statua piccolina vestita et assisa, che vogliono che sia 
la Europa... la quale statuetta con altre teste senza nomi dice essere del Cardi- 
naie di Parigi » Jean du Bellay. 

ANTONIO SALVI. 

1568. 12 febbraio «scudi 2 baj. 32 a m.*"^ Antonio Salvi per il prezzo 
d'una statua d'uno H orco le antica che ha venduta (al card. d'Este) et consignata 
a m.^ Maturino nel Statuario a m}^ Cavallo «. 

1569, 13 aprile: « scudi 11 bai. 60 a Antonio Salvi per precio di unoputino di 
marmoro anticho che possa sopra una anata da butar acqua i» . Fornì anche una 
testa di Cibele del valore di scudi 3. 

ARDVINO SCATTA. 

Altro fornitore del card. d'Este per una « testa di Bacco del naturale del valore 

di due scudi e mezzo » . 

I FRATELLI STAMPA. 

Il giorno 4 settembre 1554, mentre l'illustre architetto Bartolomeo Baronino, 
appaltatore dei lavori di Villa Giulia, rincasava in suU' imbrunire, fu colpito di 
stocco nel lato manco. Interrogato, morente, dal Notaio de malefizi se avesse nemici, 
rispose: « io ho sospetto che me habbia fatto assassinare et dare queste ferite un certo 
Giovan Antonio, figlio de un sartore che se deletta de anticaglie, il quale è 
praticato li alla vigna del Papa et di voler intrare alla servitù de S. S . . . ho inteso 
che costui ò un tristarello » . Vedi sopra a p. 252. Il denunziato dal Baronino era certo 
Giovanni Antonio Stampa, antiquario milanese, fratello di Vincenzo sarto, e 
figliuolo di Pietro esercitante lo stesso mestiere. Nella deposizione fatta dallo scarpellino 
Paolo Gianotti da Firenze, davanti al Fiscale Francesco Coltello, sulle minaccio fatte 
al morente dallo Stampa per non essere state accettate le sue statue, e per non es- 
sergli stato concesso V impiego sollecitato, « io cercai « dice il Gianotti « di scusar 
ognuno dicendo (allo Stampa) che non s'era detto male di lui . . . se non che quelle 
doi teste non erano troppo belle i». Altro testimone, maestro Valente da Ogionno, 
lo chiama cattivo soggetto, e in voce di truffatore. 

Sottoposto due volte alla tortura, egli negò così tenacemente ogni complicità 
nell'assassinio, che il Fiscale dovè alla perfine mandarlo libero per difetto d'indizii. 

Questo processo deve avere nociuto non poco agli interessi del prevenuto, perchè 
egli sparisce dal mercato antiquario per lo spazio di sedici anni, e cedo il posto al 
fratello sarto, al noto Vincenzo Stampa, factotum del cardinale Ippolito, e collezio- 
nista per proprio conto. 



268 APPENDICE 



Nei registri di Casa d*Este se se ne parla a questo modo. « (1566, 6 febbraio, 
se. 3,30) a m.'^ Vincenzo Stampa per tanti che egli ha spesi in un bigonzo di 
smalti antichi: (1566, 27 aprile, se. 18) a m.^ V. S. per una statua di Venere 
comprata da m. Alessandro de Grandi: (1566, 10 luglio, se. 10, 13) a m.^ V. S. per 
donar a ehi presento il cupido del s. Ferrante Torres: (1566, 10 luglio, se. 69, 60) 
a m.® V. S. per pagar tre statue da m.^ Batt.^ (della Porta): 1570, 20 settembre, 
se. 14) a m. 6io. Antonio Stampa per il prezzo d* una statua di Getta con 
la testa, che costa se. 14, et un*altra di simile grandezza che è la compagnia che 
costa se. 10 «. 

I due fratelli doYeyano commerciare separatamente in luoghi diversi, o, se uniti, 
sotto il nome del capo della ditta Vincenzo. Egli è il solo nominato dairAldovrandi, 
il quale nella «casa di Maestro Vincenzo Stampa nella piazza del Flisco» 
(cioò al Pozzo Bianco dei Fieschi di Lavagna, il cui palazzo era occupato nel 1556 
dal Cardinale Trivulzio) vide e descrisse i seguenti marmi di scavo: 

« Ha costui dentro im salotto assai teste antiche e belle... Vi è dunque 
prima una testa col petto togato di Heliogabalo... una testa col petto di Lu- 
crezia moglie di Collatino... ha questa testa con una benda coperta la metà del 
petto. Vi è la testa di Aelio Pertinace; ha il petto ignudo et una benda su le 
spalle ... Vi è la testa col petto di D r u s o . . . altra testa col petto togato dell' im • 
peratore Hadriano... una testa col petto di Tiberio... una col busto, che vo- 
gliono che sia lulia figliuola di Tito... la testa col petto di M. Aurelio bar- 
bato simile à quella che si vede à cavallo (sic) nel Campidoglio . . . una testa col 
busto di im Re prigione, che ha un eerto cappuccio in testa (certamente del foro 
Traiano)... la testa d'un puttino che ride: un altra di un bel Satiro: un*altra di 
Venere, tutte tre col petto. Vi è anche una testa piccola col busto di Pallade 
con l'elmetto sul capo. 

Vi sono le tre gratie giunte insieme, sopra una basi, ma non hanno ne testa 
ne mano. Vi sono poi anco queste altre teste ma senza petto (Giulia Mammea, 
Faustina, donna Sabina, Venere, love, Apollo, Nerone) una di Cesare 
Augusto puttino, bellissima; altre di Filippo di Macedonia, dio Termine, 
Fauno con Torecchie di eapra: una d'un putto che vogliono che sia Gordiano. 
Ci sono anco xx. altre teste varie e belle, che non si sa di chi fossero > . 

E poiché mi trovo a parlare di ehi tanta parte ebbe nelle faccende del cardinal 
di Ferrara, e nella provvista di marmi per il giardino Estense che ho descritto a 
pp. 186-191, conviene ch'io ricordi qui un documento del quale mi era sfuggita la memoria, 
cioò r inventario scoperto dal Bertolotti nei protocolli del notaio Piroli (in A. S. 375, 
e. 343) e publicato dal Fiorelli, Doc.y tomo II, p. VI, nota 4. « Esso porta la data 
del 2 dicembre 1572, e deve reputarsi il più completo catalogo dei monumenti esi- 
stiti nel palazzo di Monte cavallo . . . perchè fatto immediatamente dopo la morte di 
lui (il card. Ippolito) ad istanza dello erede card. Luigi d'Este del titolo di s. Lucia 
in Selce, rappresentato dal procuratore Ercole Bondanello » . In quest'inventario « iar- 
dini et palatii omniumque aliarum stanti arum et domorum in diete monte caballo 
existentium « sono indicati i seguenti particolari. 



APPENDICE 269 



Nel giardin secreto de merangoli y*era una loggia con istanzino sotto, fron- 
tispizio, e nicchia ornata di otto statue. 

Il Marte, Vacca, Mem. 8, era collocato nel giardin secreto del Padiglione. 
Vi era poi il Giardino Grande, con fontana nel mezzo ornata di vaghissinri 
gruppi di Veneri, amorini e satirettl, ed un teatro di verdura con istatue né recessi 
tagliati a foggia di nicchi. Il coro delle muse, guidato da Apollo, circondava la Fon- 
tana grande, « avanti alla quale, in capo alla spalliera a man destra, sotto 
l'arme grande del Cardinale si vedeva una statua colossale di Giove « . 

Il Fiorelli, 1. e. p. Vili, nota, ha anche pubblicato un secondo inventario di 
« Statue che si trovano a Montecavallo dell'heredità del già 111.™* sig. Car.*^ d'Este 
di glo. me. « privo di data, ma che deve essere stato compilato tra il 1572, nel 
quale il cardinale era mancato ai vivi e il 1574, nel quale anno il giardino era di- 
venuto pontificio. Vi si legge questo curioso paragrafo: « nel cortile a mano destra 
prostrata in terra la statua di Marte in pezzi, li fragmenti di essa che mancano 
tiene presso di se M. Giovanni giardiniere, maggior del naturale {zie). Così ri- 
pezzata fu pagata dalla fé: me: del card, di Ferrara scuti ducente, hora si stima 180 ». 

La morte di Ippolito aveva portato un colpo fatale alle speculazioni dei fratelli 
Stampa. Cercarono pararlo, offrendo la loro « servitù « al duca Ercole, e supplican- 
dolo « che si come siamo stati obedientiss.^ et fideliss.^ serv." di Suo Zio, così per 
sua benignità si degnerà riceverci per tali » : e incominciarono i loro attacchi senza 
por tempo in mezzo. < Noi dipoi la partita sua di Roma » scrivevano al Duca il 21 
marzo 1573 « oltre che habbiamo avvisato Msr. Alessandro de Grandi di alcune cose 
belle che sono capitate di nuovo, habbiamo ancora trattato con Msr. Mario Maffeo 
per conto di quella bella statua di Bacco che giace et sopra li fa ombra una 
vite con li suoi pampani et grappi d*uve, che ha la sua testa anticha ». 

La raccolta Stampa che Aldovrandi descrisse nel 1551, e che conteneva soltanto 
quarantacinque fra busti e teste, deve essere stata accresciuta prodigiosamente di 
nuovi acquisti e scambi, poiché la nota delle scolture vendibili nel 1573 conta non 
meno di 291 numeri, cioè: 

Figure et Statue 40 

Teste d* Imperatori con li suoi petti et peducci 21 

Donne con li petti antichi 11 

Teste Colossi 15 

Teste naturali de Imperatori, Imperatrici, filosofi et persone illustri .... 100 

Piedistalli e historie di bassirilìevi 11 

Torsi di marmo 15 

EpitaflS 30 

Vasi di marmo bronzo et alabastro 13 

Mascheroni 10 

Tavole di marmo cernesse 25 



Totale pezzi 291 



270 APPENDICE 



« Vi sono poi cinquanta pezzi de libri la ma^or parte in foglio scritti in carta 
pecora quasi tutti molto antichi greci et latini « e questi codici preziosissimi, pro- 
yenienti, credo, dalla biblioteca Carpi, erano offerti al duca Ercole al prezzo di tre 
scudi Tuno! 

I particolari dell* inventario meritano osseryazione. Il primo concerne l'acquisto 
fatto dagli Stampa de' monumenti Arvalici, ricordati a p. 171; «dieci statue di 
Frati Arvali in habito consolare, overo sacerdotale maggiori assai del naturale, delle 
quali ve ne sono due che hanno le sue teste antiche, quali ha viste Mess. Pirro, 
una di Lucio Vero et l'altra di Antonino Pio molto belle et conservate. Et più dieci 
piedistalli overo pesamenti di marmo con le inscrittioni del modo di sacri- 
ficare et fondamento del Collegio delli Frati Arvali, le quali statue et epitafS si 
sono avuti di nuovo*. L'inventario, dunque, deve essere stato compilato poco dopo 
il 1570, data delle scoperte al luco della dea Dia in vigna Galletti alla Magliana. 
Questo paragrafo è di straordinaria importanza, perchè il Manuzio, che per primo 
si occupò delle scoperte epigrafiche, vide e trascrisse solo sette dedicazioni di piedi- 
stalli (Vedi Henzen, Acta^ p. XII), mentre gli Stampa affermano possederne dieci. In 
secondo luogo non si aveva alcuna memoria del passaggio dei piedistalli stessi per 
il magazzino degli Stampa, i quali, frustrati nel loro intento di venderli al Duca 
Ercole, devono averne fatto scempio, visto che uno solo di essi, quello di M. Au- 
relio CIL.y 1012, è arrivato insino a noi (Vaticano). 

II secondo particolare si riferisce ad una scoperta avvenuta nella regione VI 
Alta Semita, che ho mancato di registrare nul debito luogo (p. 200 seg.). « Una 
statua Egitiaca maggiore di naturale con la sua testa del dio Canopo. Fu trovata in 
una vigna a Montecavalo et Mess. Pirro Tha vista in detta vigna ». 

LEONARDO SORMANL 

s In casa di Maestro Leonardo scultore presso l'arco di Camillo. Dove questo 
maestro fa lavorare si vede la statua di Hadriano imperatore ignuda fino à le 
coscio. Vi è un bel torso di Lucretia, che le faranno le membra che le mancano . . . 
uno H orco le intiero ignudo con la pelle del Leone avolta nel braccio manco. 
Un altro H ercole senza pie', e con la spoglia del Leone su le spalle avolta. Un 
Bacco ignudo intiero; per che li faranno le braccia, che li mancano... duo pic- 
cioli Bacchi intieri ignudi, et erti... Una Venere picciola ignuda, assisa... 
due teste; Tuna è di Augusto e l'altra di Giulio Cesare, e sono bellissime. Vi 
è anche un'altra testa antica ; et una tavola antica marmorea bella, con una vacca 
scolpita di mezzo rilevo, che ha un vitello à petto. Drente una camera poi si vede la 
testa d'un Pirro con tutto il busto armato, e sopra l'arme ha un cappotto... Vi 
è anco una bellissima testa con tutto il petto e busto d'alabastro; et è una Fau- 
stina. . . Vi è anco la testa col petto di alabastro dell* imperatore Antonino Pio. 
(Seguono altre teste di minor conto. Aldovrandi, pp. 252-254. 



APPENDICE 271 



BIAGIO K PIETRO STEFANONI. 

Nel lib. investig. del Goyernatore di Roma per gli anni 1611-13, e. 3, si trova 
la seguente denuncia fatta dallo speziale-antiquario Stefanoni, la cui bottega occu- 
pava il canto del Corso in sulla svolta dì s. ìlacuto, cioò il sito del « caffè del 
Veneziano « , di più recente e famosa memoria. 

5 ottobre 1611. « Pietro Stefanone da Vicenza antiquario, abitante al Corso vi- 
cino al monte di Brianza, espone che fnrono rubbate fra varie cose dei fregi di Po- 
lidoro da Caravaggio, di cui uno sta dipinto sopra il palazzo del signor Martio Mi- 
lesi figurante THistoria di Niobe saettata, Taltra cioè un fregio delVistesso autore 
che sta dipinto in piazza Madama che rappresenta il ratto delle Sabine, più un 
mazzo di disegni diversi e 400 medaglie. Sospetta di un certo Bernardino figlio di 
Leonai'do Paraseli, che il padre è intagliatore alla fontana de Trevi, e lui fk il pit- 
tore, ed un suo compagno chiamato Domenico Pittore. Vide poi in piazza Navona 
presso Antonio Caranzzano venditore di disegni il freggio del ratto delle Sabine, che 
gli disse averlo avuto, parte da Bernardino Paraseli, e Taltra metà da certo pittore « 
di nome Terrenzi. 

Questo Pietro deve essere o figliuolo o erede del Biagio Stefanoni, la cui bot- 
tega aveva servito per tanti anni di luogo di convegno ai collezionisti dellultimo 
quarto del cinquecento : e siccome sappiamo che messer Biagio possedeva un terreno 
sul monte Pincio, nel sito degli Orti Aciliani o Luculliani, acquistato Tanno 1564 
da Pierpaolo de* Militibus, può darsi che egli abbia venduto a taluno dei frequenta- 
tori della bottega (certamente a Fulvio Orsino) il frutto dei proprii scavi. Pietro fu 
ricercatore attivissimo di marmi scrìtti e scolpiti per ville, giardini, chiostri e pa- 
lazzi. Vedi sopra a p. 56. I suoi apografi sono tenuti in qualche conto degli epi- 
grafisti. Vedi il codice lionese del Burmann XXI, F. 3 e Vat. Barber. XXI, 26. 

FLAMINIO VACCA. 

Più volte nelle sue preziose memorie Flaminio accenna al lato affaristico e com- 
mereiaio del suo mestiere. Mem. 17, acquisto e successiva vendita al cardinale Far- 
nese del Fauno trovato alle Galluzze ; acquisto e dono a Monsignor Garimberto delle 
ascio trovate nel medesimo luogo. Mem. 28, compera dei marmi del fornice di Claudio 
in piazza di Sciarra pel volume di 136 carrettate. Mem. 55, vendita ad uno scarpel- 
lino di certi cornicioni delle terme d' Agrippa, di uno de* quali fu fatta la lapide del 
duca di Melfi in s. Maria del Popolo. Mem. 58, vendita al cardinale di Montepul- 
ciano delle colonne del tempio di Venere Sallustiana, con parte delle quali fu fatta 
la balaustrata della cappella Bicci in s. Pietro in Montorio. Mem. 64, acquisto di 
uno smisurato capitello di marmo pentelico, appartenente al tempio di Giove Capi- 
tolino, dal quale egli scolpì il leone gradiente di Villa Medici. Mem. 73, compera 
dei lastroni che formavano pavimento nella cella meridionale del tempio di Venere 
e Boma « larghi tredici palmi, nove lunghi e tre alti ... per segarli e farne lapide « . 
Gran parte del materiale di scavo messo insieme dal Vacca finì nella nave Clemen- 
tina al Laterano, si come verrà descritto nel seguente volume. 



272 APPENDICE 



Il SUO stato di famiglia è descritto in una carta di divisione di beni, redatta 
dal notaio Curzio Saccoccia nel 1561 (prot. ad annum e. 462) che incomincia cosi : 
«In presentia etc. D.*"' Hieronimus Flaminius et Marius germani fratres 
fìlii quondam bo. me. Magistri GabrielisVaccha sutoris exercentes diversa 
exercitia videlicet idem dominus Hieronimus artem sutoris, idem vero dominus 
Flaminius artem sculptoris, idem vero dominus Marius officium notariatus 
cet D . I beni da dividersi consistevano principalmente nelle case alla Ciambella de- 
scritte nelle Mera. 54 e 55, case, i cui confini son ricordati con molta precisione 
in una apoca del 1555 in atti Amadei prot. 20, e. 440'. Da un lato fronteggia- 
vano la chiesa di s. Maria in Monterone : dagli altri lati toccavano le case del Nardo 
de Bossi, scultore da Fiesole e maestro di Flaminio, e quelle dei Vittori. A queste 
ultime si riferisce la Mem. 56. Vi era poi la vigna in Sallustianis, intorno alla quale 
Tedi Bull. com. tomo XXII, a. 1889, pp. 3-11. Gli atti notarili del tempo nominano 
ancora un terreno fabbricabile del rione di Ponte, venduto a Girolamo Ceuli dalla 
nobile Polissena de Nigris vedova di Pompeo Vacca, ed una casa in parrocchia 
di santa Maria della Pace, la quale, nel 1575, apparteneva a Francesco Vacca: 
ma questi due ultimi individui non mi sembrano della famiglia del modesto suior^ 
ma di più alta levatura. Vedi Forcella, tomo V, p. 496, n. 1310. 

A Flaminio è stato concesso un posto d'onore nella protomoteca capitolina, ed 
una epigrafe spropositata nella quale Fautore delle Memorie del 1594, si dice nato 
nel 1460 e morto nel 1534! Vedi Forcella, tomo I, p. 95, n. 312. La bellissima 
protome proviene dal Pantheon dove egli era stato tumulato in sulla destra della 
cappella di s. Giuseppe, con elogio così concepito : « d. o. m. Flaminio Vaccae scul- 
ptori romano qui in operibus quae fecit nusquam sibi satisfecit ^ . Dal Galletti, poi, 
abbiamo TepitafBo del padre, sepolto in Minerva: « d. o. m. Gabrieli Vaccae rom. 
viro integerrimo Angela Castellara uxor et fìlii mestissime posuere « (Ivi, tomo I, 
p. 478, n. 1857). 



1. INDICE DELLE MATERIE. 



L'OPERA DI GIVLIO HI, pag. 5-133. 
In Tellnre-Portogallo 5. 
Vìa Oollatina 7. 

Theatrnm Marcelli - Le cento Fenestre 7. 
Viae Urbis 8. 
Via Àppia 9-14. 
La Villa Giulia 14-36. 

a) Acquisti di terreni 15. 

b) ScaTÌ di materiali antichi 17. 
e) Le raecolte di antichità 20. 

d) Gli ospiti della villa 25. 

e) La cappella di s. Andrea 26. 
/) Dispersione dei mon amenti 27. 

Il palazzo e il Museo vaticano 37. 

Forum Boarium 39-43. 

Viae Latina et Tuscalana 43-59. 

a) Villa Rufina 45. 

b) Villa Raffinella 46. 

e) Villa Angelina-Borghesia 48. 

d) Villa Mondragone 49. 

e) Caravilla 50. 

/) Villa TavemarMondragoncino 53. 
g) Villa Acquaviva-Montalto 54. 
h) Villa Belvedere-Aldobrandini 55. 
t) Villa Palletta 55. 
k) Villa Sora-Boncompagni 56. 
/) Villa S. Croce-Piccolomini 56 
m) Villa Belpoggio-Pallavicìni 56. 
n) Villa Arrigoni-Muti 56. 
o) Villa Cremona 57. 
Fortificazioni di Borgo 59-65. 

a) Il Borgo Pio 61. 

b) Il Castello 63. 



Regione II Caelemontium 65-81. 

a) La vigna di Uberto Strozza 65. 

b) Domus Valeriorum 69. 

e) ss. Quatnor 72. 

d) Mithraeum 74. 

é) Scavi nella vigna Magarozzi 74. 

f) domus L. Licinii Surae 75. 

g) Claudium 76. 

k) Villa Comovaglia 77. 
i) Bibliotheca Agapethi 78. 
k] Arcus Caelemontani 79. 
/) Gruppo Lateranense 80. 
m) Castra Peregrinorum 80. 

La Villa Mattei, e le sue raccolte archeolo- 
giche 81-100. 

ColUs Hortulorum 101-122. 

a) Horti Aciliorum 101. 

b) Villa e museo Medici 103-122. 
Opera Pompeìi 122. 

Opera Agrippae 124. 

Via Salaria Vetus et Nova 129. 

La morte di Giulio III 133. 
MARCELLO II 134. 
L' OPERA DI PAOLO IV 137-208. 

Regio XIII Aventinensis 139-145. 

a) Le sette Vespe 139. 

b) Vigna Lisca 140. 

e) Vigna Matteo da Castello 141. 

d) Vigna Ciamponi 142. 

e) Vigna Galgano 142. 

f) Vigna Grillo 142. 

g) Vigna Maccarani 143. 
k) Vigna Massimi 143. 



35 



274 



INDICE DELLE MATERIE 



i) Vigna Perini 144. 

k) Giardino di s. Sabina 144. 
Opera Antoninornm 145. 
Vìa Tibnrtina 149. 

Commissariato di Mario Fran<ripanc 151. 
Moneta 152. 

Le Barricate di Paolo IV 153. 
Regio V Esquiliae 157-170. 

a) ad Spem Veterera 157. 

b) Panarium Eiirysacis 158. 
e) Horti Liciniani 158. 

d) Vicus Herculis Sullani 161. 

e) Statio Coh. U Vigilnra 162. 

f) Horti Variani 163. 

g) Amphitheatrura Castrense 164. 
h) Circus Hortorum 164. 

i) Horti Lamiani 165. 

k) Macellum Liviae 167. 

l) Nymphaeura Alexandri 168. 

m) Via Memlana 169. 
Viae Campana-Portuensis 170-173. 

a) Lucus Arvalium 171. 
Horrea pò. Ro . 17, 173-175. 
Collis Quirinalis 176-205. 

a) Horti Carpensi 176-185. 

b) Giardino Estense 186-191. 

e) Vigna Sadoleto-Ubaldini 192. 

d) Giardino della Croce d^Aragona 195. 

e) Casa e Giardino Acciainoli 196. 

f) Casa e Giardino Arcioni 197. 

g) Sacellum Semonis Sancì 198. 
h) Scavi di Mnzio Mattei 198. 



t) Magnanapoli 199. 

k) Scavi incerti 200. 

l) Domus Mariorum 200. 

w)Mithraenra 200. 

n) L'Olmo della Valle 201. 

0) Templam Solis 203. 
Fons Camenaram 205. 
La mort« di Paolo IV 206-208. 
L' OPERA DI PIO IV 209-250. 
Il Palazzo Vaticano 213. 
Il Boschetto di Belvedere 217-228. 
La Sala Regia 228. 
La Fabbrica dell'Ara Codi 230. 
La Certosa 230. 

Il Giardino di Monte Cavallo 231. 
La Porta Pia 231. 
La Strada Pia 232. 
La Porta del Popolo 234. 
L^Acqna Vergine 235. 
Il Pantheon 238. 
Laterano 238. 
Via Ostiense 240. 
Iseum et Scrapenm 242. 
Transtiberim 243. 
Inter dnos Pontes 246. 
Mausolenra Augasti 247. 
Thermae Titi 248. 
Scavi nella Regione IX 248. 
La Via Nova de' Martolis 249. 
La morte di Pio IV 250. 
APPENDICE. Antiqaarii e Rigattieri nel se- 
colo XVI 251. 



2. TOPOGRAFIA ANTICA. 



a) VRBS ROMA. 

Aedes luturnae in Campo 124. 

Alta Semita 192, 232-233. 

Amphitheatram Castrense 156, 164. 

Amphitheatrum Flavium 5, 81. 

Aqua Virgo 125, 201, 211, 229, 235-238. 

Ad Aquam iugiter manantem 240. 

Ara corniscarum 183, 248. 

rt Maxima 41, 42. 

n Pacis 110. 
Arcas Argentariorum 42. 
» Constantini 110, 234. 
» Germanici 39. 



Arcns Caelemontani 164. 
Atriara Sessorianum 165. 
Angnratorinm 173. 

Basilica Constantini 193, 197. 

n Ulpia 228. 
Bibliotheca Agapcti 78. 

Campus Agrippae 201. 

n Esquilinns 161. 

n Martius 124. 
Capitolium 113. 

Castra Peregrina 66, 67, 74, 80. 
n Praetoria 183. 



TOPOGRAFIA ANTICA 



275 



Circus Flaminìus 87, 98, 213. 

» MaxentianaB 165. 

n Maximns 205, 218, 234. 

V VarianuB 164, 165. 
Claucliuin 76, 230. 
Cohors II Yigilam 67, 143. 

n IV n 234. 
n V » 143. 

Collis Hortulorum 101-122. 

n Qairinalìs 176. 
Colamna divi Marci 146-149. 

f> n Pii 145-146. 
Caria 221. 

Decenniae 67. 
Dolocenam 140, 183. 

Domas Aniciorum 141. 

» Appiornm 144. 

n Aurea 5. 

y» Corneliorum 140. 

n Decioram 140. 

n Fabii Cilonis 183. 

n Flaviorum 192. 

r» Fufidiorum 143. 

n Gelotiana 73. 

» Licinii Sarae 74. 

» Mariì Maximi 67, 68. 

» Marii Vegetini 200. 

» Mussi or ara 183. 

» Petroniorum 144. 

» Placidorum 140. 

» Pomponioram 102. 

» Valeriorum 69-72, 140, 183 188, 193. 

n Vettioruin 141, 143. 

Equi Tyridatis 232, 233. 

Flumen Almonis 9. 

» Tiberis 22, 183, 224. 
Fona Camenarum 205, 206. 

» Lollianus 205, 206. 
Fornii Augusti 39. 

» Claudii 125, 126. 
Forum Boarium 39-43. 
Aedes Fortunae 43. 
» Rotuuda 43. 
Ara Maxima 41, 42. 
Arcus Argentarioruin 42. 
Fornii Augusti 39. 
(Granaro Gracchi 41). 
Schola Graeca 42. 



Statio annonae 43. 
Forum Caesaris 110. 

» Bomanum 23, 110, 183. 

n Tauri 160. 

I» Trajani 110, 183, 189, 223, 228. 

Hecatostylon 123. 

Hierusalem 197. 

Horti Aciliani 19, 101, 107. 

n Caesaris 110. 

V Lamiani ili, 165-167. 

» Liciniani 150, 158, 160, 161, 258. 

n Luculliani 101, 111. 

n Tauriani 160. 
Horrea pò . ro . 113, 173. 

n Galbana 175. 

» Petroniana 144. 

Inter duos ponles 246, 247. 
Iseum et Serapeum 188, 242. 

Lacus Ganymcdis 202. 
Lupanarìa 67. 

Macellum Liviae 167, 168. 
ad Malum Punicum 192, 198. 
Mausoleum Augusti 110, 213, 241; 247. 

» Hadriani 97, 165. 

n Bomuli 13. 
Meta Sudans 97. 
Mithraenm in Capitolio 69. 

rt alla Navicella 74. 

» in Quirinali 197, 198. 

r> ad s. Vitalem 200. 
Moneta 98, 142, 152. 
Mons Aventinus 139., 205. 
» Caelius 65, 205. 
» Quirinalis 233. 
» Vaticanus 225. 
Murus Servii 98. 
Mutatorium 220. 

Naumachia Domitiani 237. 
Neptunium 126, 127. 
Njmphaeum Alexandri 168, 169. 
n Hortor. Acilian. 107. 

Obeliscus Domitiani 105. 

n Maciitianus 246. 

n Varianus 165. 
Opera Agrippae 124-128. 



276 



TOPOGRAFIA ANTICA 



Opera Antoninoram 145-149. 
n Pompeii 122-124. 

Palatiam 112, 188, 224. 
Pallacinae 128. 
Panarìom Earysacis 158. 
Pantheam 127. 148, 212, 238. 
Piscina Pablica 205. 
Pons Fabricins 246. 
n Snblicius 114. 
Porta Gapena 205. 

» Celimoniana 67, 78. 
» Flaminia 234, 285. 
» Metroni 67. 
n Nomentana 231. 
PorticQs Argonantaram 126. 

n EyeDtus Boni 127, 128, 282. 
n Hercnlia 123. 
n loyia 123. 
n Octaviae 112. 
n Pompeianae 122, 123. 
Praia Qninctia 235. 

Regio II Caelemontiam 65-81, 105. 

Il V Esquiliae 157-170. 

n VI Alta Semita 176-205, 233. 

n IX Gircus Flaminins 248, 249. 

n XII Piscina Pablica 205. 

r XIII Ayentinas 189-145. 

n XIV Transtiberim 248-246. 

Ripa Stationis Marmorom 118, 175. 

Sacellam Semonis Sancì 197, 198. 
Senatns 197. 
Sepia 113, 226. 
Scptizonium 147, 148. 
Sepalchrum Galpumiorum 183. 

» Ganinioram 72, 73. 

Ti. Glandii Vitali» 164. 

n Ennii 18. 

n fìlior. Phraatis 114. 

n Verannioram 14. 
ad Spem Veterem 231. 
Siadium Domiiiani 165, 224. 
Stagna Neronis 72, 79. 
btatio Marmorum 106. 
Stationes Vigilum v, Gohortes. 

in Tellurc 5. 

Templum Acsciilapii 246. 

n Eventus Boni 127-128. 






Templnm Flayiae Gentis 194. 
n Florae 188. 
» Hercnlls magni Gastodis 123. 

loyis 0. M. 69. 

Isidis reg. IX 114. 

Mineryae Flayiae 192-193. 

Qairini 180. 

Romae et Veneris 98. 

Sacrae Urbis 222. 

Salatis 192. 

Satornii 222. 

Serapidis in Golle 197, 198. 

Solis 19, 188, 198, 208-205. 

Tellnris 6, 282. 

Veneris in Galcarario 128. 
» Genetricis 110. 
n in Sallustian. 107. 
'ihcairnm Marcelli 7, 8. 11. 

n Pompei! 123, 124, 234. 
Thermae Agrippianae 89, 127, 225. 
n Alexandrinae 112. 

Antoninianae 114, 220, 250. 

Gonstantinianae 46, 180, 196, 197. 

Decianae 148. 

Diocletìanae 76, 114, 148, 180, 197. 

Gordianae 169. 

Neronianae 232. 

Titianae 184, 198, 248. 

Trajanae 169, 198, 257. 
Tiberis 188, 224, 246, 247. 



i> 
i> 

n 



n 
n 
n 
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n 
I) 
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n 



ad Ursum Pileatum 162, 168. 

Vallis Egeriae 205. 

Via Septimiana 176. 

Vicns Herculis Snllani 161, 162. 

» Longos 192. 

» Sandalarìas 114. 

n Sigillarìs 193. 
Villa Pablica 128, 226. 
Viyariam (Gastra Practoria) 154. 

Xenodochinm Pammachii 72. 

» a Valeriis 67, 69-72. 



b) VIAE LATII, 

Albalonga 30. 

Antiam 218. 

Via Appia 9-14, 64, 188. 



TOPOGRAFIA ANTICA 



277 



Gireas Haxentian. 13, 98. 

Coemet. Gallizti 192. 

Ecclesia a. SebastiaDi 9. 

Sepalcram Bomali caea. 18. 

Maasolenm Metellae 11, 18, 14, 188. 

Sepalcram Eanii 18. 

Trìopiam Herodis 18. 

Villa Qaintmonun 101. 

Albalonga 80. 

SublanoTiom 9-10. 

VeUtrae 10, 67. 

PrÌTemam 9. 

Colomnae Milliarìae 11. 
Via Àarelia 211. 

Castronoram 218. 
Via Campana 170-173. 

Lacns arraliam 20, 171, 172. 

Aagasieam 172. 
Via CollaUna 7. 
i> Cornelia 225. 

n Flaminia 26, 27, 114, 125, 211, 213, 285. 
n Labicana 225. 
» Labici 188. 
n Nomentana 282, 284. 

pons Nomentan. 284. 



Via Ostiensis 240-242. 

ad aqoaa-SalTias 240. 

Ostia 188, 211, 242. 
Via Portaensis 170-178. 

Horti Caesaris 110. 

Portos Aagasti 156, 175, 224, 228, 229, 242. 
Via Praenestina 188. 
i> Salaria 129-18^ 

pons Salarias 280. 
Via Septimiana 176. 
n Tibartina 149-151. 

Villa Hadriani 50, 114, 165, 198. 

Tibur 28, 115. 
Via Trìomphalis 129, 198. 

CliTas Cinnae 129. 
Via Tasoalana 48-59. 

Villa Qaintilioram 44, 45. 

Praia Porcia 44. 

f. Cocceianas 45. 

Maosoleam Laoalli 58. 

Villa Lacalliana 51. 
w Tertalliana 56. 
» Domitiani 57. 
Via Vitellia 170, 178. 



8. TOPOGRAFIA MEDIEVALE E MODERNA. 



Acqua Felice 288. 

w Vergine 17, 235-288. 

Arco di Basile 68, 79. 

n Camilliano 202, 242. 

n di s. Lazzaro 140. 

n di Portogallo 73, 174, 221, 237. 

n della Salara 39. 

» dei Sayelli 8. 



Chiavica della Dogana 164. 
(la) Ciambella 89, 68, 127. 
Collegio Greco 102. 

n Romano 125, 212, 249. 
Colosseo 5. 
Coscia di Cavallo 202. 

Dogana nuova 126. 



Borgo Pio-Vaticano 59-61, 193, 212. 

Campo di Fiore 234. 

w Giadio 154, 155. 
Campovaccino 41. 
Campo Verano 161. 
Cancellaria 122. 
Capocroce di Treio 202. 
Castel 8. Angelo 62-65, 121, 211, 220,245, 265. 
Cavolo di Trejo 236. 
(le) Cento Finestre 7. 
Certosa di Termine 30, 280-231. 



(la) Farnesina 193. 
Fonte di Borgo 61. 
» di Treio 287. 
Frontispizio di Nerone 203. 

(le) Gallozze 158. 

Macel de' Corvi 128. 

Hagnanapoli 199, 208. 

(la) Marmorata 113, 114, 174, 175, 224 

Monasterium s. Herasmi 67, 69-72. 

Monte Cavallo 177, 234. 



278 



TOPOGRAFIA MEDIEVALE E MODERNA 



Monte Pincio 101-122, 271. 

n di 8. Rocco (VAnsta) 248. 

I» Savello 7, 8. 

» Testacelo 139, 174. 

» della Trinità 8, 237. 

(la) Navicella 68, 81, 82. 
Noviziato di s. Andrea 181. 

Obelisco Capitolino-Matteiano 83, 89. 
» Macutéo 114, 167. 
n Mediceo 114. 
» Pinciano 165. 
Olmo della Valle 201, 203. 
» de* Colonnesi 202. 
» di Treio 202. 
(P) Ortaccio 23, 145, 236. 
Ortaccio degli Ebrei 205. 
Orti delle Fratte 236. 
Ospedale di SS. SS. 55, Q^, 80. 

Palazzo Maggiore 188. 
Parione 122. 
(la) Penna 284. 
Piazza de* Cavalieri 262. 

» di B. Cecilia 244. 

n di 8. Cosimato 246. 

n di s. Eustachio 65. 

» de* Fieschi 268. 

n de* Ss. Giovanni e Paolo 79. 

» di 8. Macnto 125. 

» Madama 125, 131. 

» di 8. Marco 128, 151, 219, 226. 

1» Navona 224-225. 

» Nicosia 8. 

» dell* Olmo 202. 

» di Pasquino 122. 

» di s. Pietro in Vaticano 217. 

» della Pilotta 203. 

I» de* Ricci (di Firenze) 178. 

» Romana 243. 

n di Sciarra 124, 125. 

» di Siena (Piccolomini) 123, 248. 
Pincio 101. 

Ponte 8. Angelo 63, 212. 
di 8. Maria 234. 
Quattro Capi 246. 
di 8. Spirito 245. 
Porta di s. Agnese (Nomentana) 231. 

n Angelica 64, 235. 

» Castello 64. 



» 



» 



Porta Cavalleggieri 61. 

» 8. Lorenzo 154. 

» Maggiore 80, 154, 157, 158, 162, 163, 
225, 226, 231, 236. 

» Pertusa 00, 211, 225. 

« Pia 6, 211, 231, 232. 

» Pinciana 153-156, 236. 

n del Popolo 211, 234. 

n Salaria 107. 
(in) Portogallo 5-6. 
Portone d^H.i Trinità 101. 
Prato di s. Cosimato 245. 

Sferisterio de' Barberini 181. 

Testacelo (monte e prati di) 139, 174. 
Tevere 22, 183, 224. 
(1*) Albero Bello 25. 
(la) Marmorata 113, 114, 174, 175, 224. 
La Penna 234. 
Ponte Quattro Capi 246. 

» di s. Maria 40, 195, 234. 
» 8. Angelo 63, 212. 
» di 8. Spirito 245. 
Porto Giulio 25. 
Torre de* Conti 231. 
» dell* In serra 41. 
» Mesa 198. 
» delle Milizie 199, 257. 
» degli Orsini in Agone 225. 
n di Paolo III in Araceli 230. 
Trofei di Mario 162, 168, 169. 

Via Angelica 64. 
» Arenula 124. 
n del Babuino 101. 
» de* Banchi 194. 
» dei Bergamaschi 126. 
» delle Botteghe Oscure 213. 
» di Borgo Pio 235. 
n di Campo Marzio 178. 
» della Catena 108. 
n dei Chiavari 122. 
» del dementino 178. 

dei Condotti (della Trinità) 8. 

della Consulta 180. 

Cremona 57. 

della Cuccagna 8. 

Due Macelli 201. 

della Ferratella ^Q, 205. 

Gregoriana 101. 

degli Incurabili 213. 



» 



» 



TOPOGRAFIA MEDIEVALE E MODERNA 



279 



Via dei Lucchesi 202. 

n della Lungara 176. 

» Margutta (Nara) 102. 

» Memlana 167. 

» di Monte Citorio 146. 

n Nara (Margutta) 102. 

n Nazionale 200. 

» del Nazzareno 201. 

» Nova de' Martolis 249-250. 

r» Panico 187. 

n Panisperna 188, 199. 

» Paolina (Babuino) 101, 102, 194. 

» della Piletta 202. 

» dei Pontefici 247. 

» di Porta a. Lorenzo 168. 

n del Portone della Trinità 101. 

I» dei Prefetti 178. 

» delle Quattro Fontane 83, 198, 199. 

del Quirinale (Strada Pia) 182, 192, 195, 
200, 211, 232. 



» 

n 
» 
» 
» 
n 



VÌA Santa o Carriera Santa 62. 
di 8. Dorotea 8. 
n Gregorio 42. 
n Maria Maggiore 198, 199. 
» Stefano 66, 68. 
» Vitale 195. 
del Seminario 124. 
Sistina 101. 
» della Stamperia 202. 
Strada Pia (Via del Quirinale) 182, 192, 195, 

200, 211, 232. 
Via della Trinità (Condotti) 8. 
!» dei Vascellari 244. 
n Venezia 200. 
Vicolo del Bottino 125. 
n de' Frangipane 268. 
if dei Leutari 122. 
» de' Taroli 189. 



n 



4. PALAZZI E CASE. 



Acciainoli 196. 

Amedei 140. 

Antegnati (Nicolò Bresciano) 218. 

Araceli (Paolo III) 212, 2.';0. 

Aspra 159. 

Astalli 128. 

dall'Aquila 8. 

Begliuomini 173. 

Belvedere (Innocenzo Vili) 29-31, 37, 60, 211 

Bene in Bene 225. 

Bentivoglio 197. 

Boncompagni 141. 

Bonsi 247. 

Boschetto (Pio IV) 217-228. 

Brancalupo 249. 

Bufalo de' Cancellieri 146. 

Buonarroti 263. 

Cafano (Marsilio) 126. 

Campano (Prospero) 78. 

Cancellarla 26. 

Capocci 194. 

Capranica 10, 127, 146. 

Caraffa 179. 

Carhognano (Sciarra di) 126, 



Cardelli-del Monte 27, 178. 
Cassa di Risparmio 126. 
Cecchini 145. 
Cesarini 123. 
Ceuli 108. 

Ceva-Roccagiovane 189. 
Ciccolini 78. 
Colonna 201. 
Conteschi 256, 257. 
Cremona 57. 
Crescenzi 181. 
Crescenzi Serlupi 124. 

Farnesina 188. 
Ferraioli-Lazzaro 58, 147. 
Fioravanti 248. 
Firenze-Cardelli-Medici 27, 110, 141, 

Galli 122. 
Giacomelli 162. 
Gigli (Lilio) 103, 146. 
Guisa 111. 

Inquisizione a Ripctta 206. 
lacohacci 147. 

Laterano 164, 212, 213, 238, 256. 



280 



PALAZZI B CASE 



Laziaro-Ferraioli 58, 147. 
Leni 113. 
Lisca 140, 141. 
Lomellini 158. 
Longhi 219. 

Maccaroni 159. 

Magarozsi 74. 

Marìstelli 202. 

Martoli 249. 

Massa 225. 

Massimi 8, 122. 

Mattei-Albani 82, 88, 98, 198-200. 

Mattai di Galcarara 82, 83, 98. 

Mattais di Trastayere 244. 

Mazaiinò-Bospigliosi 46. 

(di) Michelangalo 263. 

Millini 5. 

(dei Signori della) Missione 146. 

Naro 146. 

Negri (da Nigris) 157. 

Orsini in Campomanio 177. 
Orsini in Campo di Fiore 123. 
Orsini in Monte Giordano 65, 187. 

Pacifici 131. 

PallaTicino in Gampomarzio 177. 

Pallnccelli 82. 

Pio di Carpi 177-179. 

Pio IV (il Boschetto) 217-228. 

Ponti 160. 

(della) Porta 265. 

di Portogallo 73. 



Quattrocchi 64. 

Quirinale 197. 

Ricci di Montepnlciano 170. 

Sacchetti 107-108. 

Sai? iati 222. 

Sangallo-Ceuli-Sacchetti 107-108. 

SaTcUi 7. 

SaTelli in Aventino 145. 

SaTclli in Campomanio 177. 

Serrìstori 155. 

Simli 146. 

Sinibaldi 246. 

Soderini 14Ì8. 

Stampa 268. 

Stati 65. 

Stressa 65. 

Stressi 7. 

Vacca 272. 

(della) Valle 10, 127, 232. 

Vaticano 7. 

BeWedere 29-31, 37, 60. 

Cappella Paolina 220, 228. 

Cappella Sistina 229. 

Cortile delle Loggie 18. 

Corridore 37. 

La Galena 38. 

Il Gallinaro 60. 

Guardia Sriszera 89. 

Pallacorda 88. 

Sala Regia 82, 228. 

Stansa della Cleopatra 37. 

Stanze nnove 37. 

Teatro di Belvedere 37. 



5. CHIESE. 



S. Adriano 30, 221. 

S. Agata de* Goti 198. 

S. Agostino 165. 

S. Alessio 140-141. 

S. Anastasia 234. 

S. Anastasio di Marmorata 175. 

S. Anastasio alle Tre Fontane 240. 

S. Andrea de Caballo 192. 

S. Andrea (via Flaminia) 26. 

S. Andrea delle Fratte 131. 



Ss. Andrea e Gregorio 212. 

S. Andrea in Portogallo 183. 

S. Andrea al Qnirinale 181, 195, 233. 

S. Andrea de Scaphis 244. 

S. Andrea della Valle 123. 

S. Angelo de* Corridori 64. 

S. Anna de Marmorata 175. 

S. Antonio (Caravita) 125. 

Ss. Apostoli 69, 202, 203, 212, 263. 



CHIESE 



281 



S. Barbara 246. 


S. 


S. Bartolomeo air Isola 246. 


S. 


S. Bibiana 161. 


S. 
S. 

s. 


S. Caio 233. 


Cappnecine (cbiesa delle) 195. 


S. 


S. Carlino alle Quattro Fontane 181. 


S. 


S. Carlo a' Catinari 124. 


S. 


S. Caterina de* Panari 245. 


S. 


S. Caterina della Rosa 84. 


s. 


S. Caterina da Slena 199. 


S. 


Ss. Celso e Giuliano 194. 


S. 


S. Chiara 212. 


S. 


S. Ciriaco in Thermis 233. 


s. 


S. Clemente 98, 152. 


S. 


S. Cosimaio 243, 245. 


S. 


Ss. Cosma e Damiano 222. 


S. 


S. Croce in Gerusalemme 163, 164. 


S. 
S. 

s. 


S. Elena al Quirinale 196, 197. 


S. Erasmo 67, 69-72. 


s. 


S. Ermo 174. 


S. 



S. Eusebio 169. 
S. Eustachio 245. 

S. Foca 175. 

S. Gaetano 189. 

S. Giacomo in Orreu 175. 

S. Giorgio in Velabro 222-223. 

S. Giovanni Decollato 168. 

S. Giovanni de* Fiorentini 108. 

S. Giovanni in Laterano 164, 212,213,238-239. 

S. Giovanni della Malva 8, 112, 244, 245. 

Ss. Giovanni e Paolo 76, 78, 97, 183, 212. 

S. Giuliano 168, 169. 

S. Gregorio in Clivo Scanri 76, 78, 223. 

S. Gregorio in Cortina 63. 

Laterano 164, 212, 218, 238-239, 256, 271. 

S. Lazzaro 168. 

S. Lodovico de* Francesi 131. 

S. Lorenzo fuori le Mura 149, 150. 

S. Lorenzo in Panispema 196. 

S. Lucia alle Botteghe Oscure 83. 

S. Marcello 6, 7, 131, 151. 

S. Maria degU AngeU 142, 230-231, 250. 

S. Maria dell*Anima 107. 

S. Maria d*Aracoeli 83, 140, 208. 

S. Maria della Consolazione 234. 

S. Maria in Cosmcdin 42. 



Maria in Domnica 74, 81. 

Maria di Grottapinta 123. 

Maria de Harmenis 62. 

Maria Maggiore 46, 167, 203, 234, 263. 

Maria sopra Minerva 65, 69, 132, 133. 

Maria di Monterone 127. 

Maria della Pace 69. 

Maria della Pietà 126. 

Maria del Popolo 102, 106, 155, 271. 

Maria in Publicolis 131. 

Maria Begina Coeli 63. 

Maria de Scala Coeli 240. 

Maria Traspontina 61, 62. 

Maria in Vallicella 263. 

Maria delle Vergini 197. 

Maria in Via 124. 

Maria in Via Lata 170. 

Maria de Virgariis 63. 

Marta 212. 

Martino ai Monti 167. 

Matteo in Mcrulana 165-16G, 169. 

Monica de* Martellucci 8. 



S. Nicolao in Carcere 8. 
S. Nicolò de* Cesarini 123. 
S. Nicolò de* Forbìtoribus 113. 
S. Nicolò de Marmorata 175. 

Oratorio di s. Francesco Saverio (Caravita) 125. 
Oratorio di s. Marcello 195. 

S. Pantaleo (via Portuense) 173. 

S. Paolo al Quirinale 233. 

Ss. Pietro e Marcellino 152, 169, 170. 

S. Pietro Montorio 107, 271. 

S. Pietro Vaticano 63, 133, 134, 171-172, 173, 

208, 250. 
S. Pietro in Vinculis 231. 
S. Prisca 205. 

Ss. Quaranta 244. 

Ss. Quattro Coronati 67, 72-74, 212, 223, 226. 
229. 

S. Rocco 207, 247. 
S. Rufina 183. 

S. Saba 144, 230, 234. 

8. Sabina 140. 

S. Salvatore de' Cornuti 183. 197. 

S. Salvatore de Marmorata 175. 



36 



282 



0H1B8B 



S. Salvatore de pede Pontis 244. 

S. Saturnino 180, 197, 233. 

S. Sebastiano fuori le Mura 9. 

S. Sebastiano in Pallara 173. 

S. Silvestro in Capite 237. 

S. Silvestro al Quirinale 196-198. 
Spirito Santo 223, 228, 229. 

S. Stefano del Cacco 243, 257. 

S. Stefano Rotondo 66, 67, 70. 

S. Stefano del Trullo 126. 

S. Susanna 233. 



S. Teodoro 234. 

S. Tommaso in Formis 79. 

Ss. Trinità de' Monti 101, 105, 184. 

S. Valentino in Cosmedin 42. 

S. Venanzio de* Gamerinesi 128. 

S. Vibiana 223. 

S. Vitale 180. 194, 200. 

S. Vito in Macello 169. 



7. MVSEI, COLLEZIONI, GALLERIE. 



Albani 185. 

Altemps 134. 

Amedei Gaspare 18, 19, 140. 

Antiquarinm Comunale al Celio 124. 

d'Aspra 22, 159. 

Barberini 58. 
Bellay 190, 263, 267. 
Berlino 100. 
Borbonico 119, 152. 
Borghese 30, 49, 116, 119 
Borromeo 190, 264. 
Brittannico 58. 
Brunori 189. 
(del) Bufalo 189, 193. 

Capitolino 11, 30, 58, 69, 80, 98, 114, 124, 125, 
126. 144, 152, 169, 183089, 203,206, 207, 208. 
Capranica 112, 188. 

Carpi 30, 38, 176-185. 193, 243, 261, 270. 
Castalio 190, 219. 
Cervini 134. 

Cesi 23, 115, 183, 243, 250. 
Chigi 188. 
Colocci 98, 183. 
Colonna 115, 134. 
Conteschi 219. 
Conzaga (Mantova) 193. 
Cristina di Svezia 126. 
Cuccini 189. 

Delfini 9, 41, 71, 183. 



Kcole dcs Beaux-Arts 122. 
Este 168, 185, 186-191, 255, 258, 259, 262, 264, 
267-269. 



Famose 13, 44, 112, 119, 124, 126, 127, 150, 

171, 173, 204, 244, 261. 
Ferratini 153. 

(di) Francesco Rigattiere 15, 21, 22. 
Frangipane 267. 

Garimberti 159. 

Gentile 219. 

Giacomelli 162. 

Gigli 103, 147. 

di Villa Giulia 185, 221, 227. 

Giustiniani 185. 

Grimani 119, 190. 

lacobacci 147, 190. 
Ince-Hall 100. 

Lazzaro 147. 
Lisca 141. 
Longhi 219. 
Louvre 13, 119, 121. 
Ludovisi 83. 
Luraghi 223, 229. 

MafEei 30, 38, 71, 173-174. 

Magarozzi 74. 

Mannetti 183, 267. 

Massimi Camillo 200. 

Mattei 81, 88, 100, 173, 198-199. 

Mattel di Trastevere 183. 

Mazarino 68. 

Medici 71, 72, 103, 160, 167,171, 254, 256, 271. 

Medici Ferdinando 21, 80. 

Ménard 221. 

Millini 254. 

Mocenigo 220. 



MUSEI, COLLEZIONI, GALLERIE, VILLE 



283 



Montalto 169. 

(del) Monte Innocenzo 32. 

Morone 189, 190. 

Naro-Patrizi 102. 

Nazionale alle Terme 83, 98. 

Negri 157. 

Oitoboni 134. 

Palesi 185, 190. 

Plantanida 189. 

Ponti 160. 

della Porta Giaseppe 115. 

della Porta TommaBo 221. 

(de) Badicibas 158. 

Bice! di Monte Pnlciano 106-107, 196. 

Ronconi Alessandro 18. 

Rospigliosi 57. 

(de) Rossi 115. 

Rnflni 46. 



S. Marco 119. 

S. Pietro in Vinculis 187. 

S. Prassede 190. 

Si James' Palaee 13. 

Sayelli 98. 

Sforza 185. 

Sederini 110, 241, 250. 

Spada 122. 

StagUa 190. 

Stagni 190. 

Stampa fratelli 23, 220. 

Strozzi 72. 

Treviso 221. 

Ubaldini 181, 194-195. 
Uffizi 110, 111. 

(della) Valle 110, 114, 115, 124. 

Vaticano 13, 30, 72, 98, 99, 100, 110, 115, 119, 

164, 170, 189, 220, 222. 
Vitelli 170. 



Sadoleto 181. 
Santacroce 145. 



Wellington 100. 



8. VILLE. 



Albani 185. 
Alto viti 155. 

Belvedere 235. 
Bonaparte 183. 
Borghese 68, 130, 152. 

Campana 161. 
Carpi (Quirinale) 77, 243. 
Casali (Celio) 80. 
Cesarìni 125. 

Este (Quirinale) 186-191. 

Farnesina 193. 
Fonseca 68, 71. 

Giulia 68, 159, 185, 229, 259. 
n Cappella S. Andrea 26. 
n Casino 18. 
n Fonte 17. 



Giulia Porto 16, 17, 25. 

n Uccelliere 17. 
Giustiniani (Celio) 80. 
Giustiniani (via Flaminia) 185. 
Grìmani 199, 233. 

MagHana 172, 212. 

Mattei 67, 74, 81-100. 

Medici 101, 103, 125. 139, 151, 238, 271. 

Medici (Madama) 15. 

Negroni 100. 

Patrizi 234. 

Peretti Montalto 152. 

Poggi 15. 

Ricci di Montepulciano 103. 

Wolkonsky 80, 164. 



284 



GIARDINI-ORTI 



9. GIARDINI-ORTI. 



Acciaiooli (Quirinale) 196. 
AndoBÌlla (Cerchi) 41. 
Arcioni (Quirinale) 197. 

Bandini (Quirinale) 109. 
Barberini (ivi) 181. 
Boccacci (ivi) 231, 264. 
(del) Bufalo (Trivio) 201. 

Capogalli (Pincio) 98. 

Caraffa (Quirinale) 281. 

Carpi (Campo Marzio) 177. 

Carpi (Quirinale) 176-185, 231. 

Carpi (Trastevere) 176. 

Casali-Teofili (Celio) 67. 

(di) Casa Reale (Quirinale) 195. 

Cecchini (Monte Citorio) 145. 

Cesarini 125. 

Ceuli (Quirinale) 196. 

Ciccolini (Celio) 78. 

Colocci (Trivio) 98, 126. 

Conzaga (Marmorata) 173-174. 

Cremona (S. P. in Vincoli) 57. 

(della) Croce d'Aragona (Quirinale) 195. 

Este (Quirinale) 66, 231. 

Farnese (Quirinale) 198. 
Ferrerie (Quirinale) 180, 197. 



Gherardi (Quirinale) 181. 
Grandi alla Trinità 259-261, 264. 
Grimani (Quirinale) 177, 231, 233. 

Lanciarini da Fano (Quirinale) 193. 

Maristelli (Trivio) 201. 
Morelli (Celio) 71. 

Pierleoni (Marmoratu) 175. 

(di) Pio IV (Quirinale) 212, 231, 233, 250 

Quirinale (di Pio IV) 212, 231, 233, 250. 

Sadoleto (Quirinale) 181, 192-195. 

8. Eusebio 13. 

Silvestri (Basilica di Costantino) 193. 

Sforza (Quirinale) 185. 

Spiriti (Quirinale) 107, 196. 

Stcfanoni (Pincio) 271. 

Strozzi (Esquilino) 111. 

Teofili-Casali (Celio) 67. 

Ubaldini (Quirinale) 181, 192-195, 233. 
d'Urbino (Quirinale) 181. 

Vaticano 212. 



9. VIGNE. 



di Adriano Martire, Celio 80. 

di s. Alessio Avent 111, 140, 143, 144. 

Altieri Esquii. 162, 232. 

Amanni, Parioli 16. 

Amedei, Avent. 18, 139. 

Andrea da Brescia, v. Tiburi. 150. 

Arcioni, v. Appia 9, 193. 

Argenti, Esquii. 111. 

d'Aspra, Esquii. 22, 158, 160-162. 

Astalli, Testaccio 80, 175. 

Bacodi, T. Pinciana 131. 
Bianchi, III Madonne 132. 



Biondi, Quirin. 199. 
Boceabella, Avent. 144. 
Bonattti, Quirin. 199. 
Boezi, Y. Labic. 154. 
Bonisio, Prati 64. 
Buoni nsegni, Testaccio 175. 

di Calice (del vescovo di Cadice) v. Flam. 

155. 
de Capitani, Testaccio 175. 
Capizucchi, Celio 77. 
Capizucchi, Testaccio 175. 
Capo di ferro, Parioli 29. 



VIGNE 



285 



Caro, YÌa Tascal. 50, 51. 

(della) Casa-Professai Avent. 143. 

CaTalieri, Tastacelo 175. 

Cayaszi, t. Sai. 129. 

Cecearelli, Magliana 171. 

Cenci, Avent. 144. 

Cesarini, Testacelo 113, 173, 175. 

Cesi, Esqnil. 167. 

Ciampolini, Avent 140, 255. 

Ciamponl, Avent. 142. 

Ciocchi del Monte, Arco Oscuro, 14. 

Cipriani, Avent. 144. 

Codini, V. Appia 188. 

Colacicchi, Celio 61. 

(del) Collegio Germanico, Celio 71. 

(del) Collegio Lagarìni, Avent. 143, 144. 

Colocci in Sallast 234. 

Colonna-Bandini, Qair. 180. 

Contreras, Avent. 146. 

da Comete, Parioli 28, 29. 

Comovaglia, Celio 77, 234. 

Cortese, v. Ostiense 241. 

Crescenzi, Fincio 103, 105. 

(della) Croce, Qnirin. 181. 

Cnccini, Parioli 16. 

(de) Capis, Parioli, 15. 



Garìmberti, Pincio 131. 

Ganoni, Pincio 105. 

GhisUeri a s. Vitale 200. 

Ghinncd, Qoirin. 180. 

Giacomelli, Btqnil. 157, 158, 160-162. 

Gigli (Lilio), Pincio 103. 

Gigli in Trevi 202. 

Gottifredi, C. Pretor. 154. 

(Perrenot de) Granvelle, v. Latin. 80. 

Grasselli, Testacelo 175. 

Grassi, Parioli 15. 

Grassi in Sessor. 163. 

Grillo. Avent. 142. 

Grimani, Qnirin. 199. 

Gropperi, Pincio 131. 

Gnaltieri, Esqnilino 168. 

lacobacci, Parioli 15. 

Iacopo Scoparolo, v. Pinciana 154. 

Landini in Portogallo 5. 

Lanciarini (da Fano), Quir. 180, 192, 193. 

Leni, Testacelo 175. 

Lilio (GigU), Pincio 103. 

Lisca, Avent 140-143. 

Lomellini, Esq. 157. 



Diavolello, v. Appia 9. 

Ercolani, Celio 72. 
Estonteville, Testacelo 175. 

Ferratini, v. Pinciana 158. 
(de) t^iUppi, V. Salar. 136. 
Filincci, Avent. 139. 
Fioravanti al Colosseo 248. 
Foschi, V. Salar. 133. 
Francesco da Fabriano, Esquii. 167. 
Francesco Rigattiere, Parioli 15. 
Frangipane, Testacelo 175. 
(deirUniv. de*) Fmttaroli» Avent 148. 
Fnseoni da Norcia, Esqoil. 166. 

Gaddi, Esqail. 193. 

Caddi, Testacelo 175. 

Galgano, Avent 112, 142-144. 

Gallesi, Parioli 30. 

Galletti, V. Campana 20, 171. 

Galletti, V. Appia Nuova 20. 

Galli, Borgo 64. 

Gargani (Galgano?), v. Salar. 129. 



Haccarani, Avent 112, 143. 
Macoaroni, m. Mario 129. 
Maccaroni, Esquil. 159. 
Magarozzi, Celio 74, 75. 
Magni, V. Portuense 171. 
Marcellini, Borgo 64. 
MarcaUini, Testacelo 175. 
Marcolis (Martoli?), CeUo 78. 
Massimi, Avent. 74, 143. 
Mattel in Portogallo 6. 
Mattei, Palatino 87. 
Mattei, Testacelo 175. 
Matteo da Castello 141. 
Mayneri, v. Appia 13. 
Mazzei, Celio 84. 
Medici, ParioU 30. 
MicheU, Pinolo 101. 
Girolamo Milanese in Sessor. 165. 
Montefiore, v. Tiburt 149. 
(della) Mora, v. Appia 10. 
Morelli, Celio 67. 
Moschini, Celio 82. 
Muti a s. Vitale 200. 
Muti in Sallust. 284. 



286 



VIGNB 



Maziano in Sessor. 163. 

Naro, Pìdcìo 112. 

Negri (de Nigrisj Esquil. 157, 193. 

Novelli (Ayentlno) 255. 

(del) Noviziato, Arent 143, 144. 

(degli) Orfani, Celio 73. 
Orsini, Parioli 14, 15. 
Orsini, y. Finciana 130. 

Palletta, HI Madonne 130. 

Pallnccelli, Navicella 81. 

Paolini, V. Tiburt. 150. 

Pariola del Semin. rom. 70. 

Passarini, ▼. Ostien. 242. 

Pellegrini, y. Pinciana 154. 

Peranda, y. Salaria 133. 

Perini, Ayent 144. 

Pernigoni, Esqnil. 167. 

Pierleoni, Testaccio 175. 

Pighini, Esquil. 166. 

Pironi, Parioli 14. 

Pisciasanti, Parioli 15. 

(del) Poggio, Parioli 15, 16, 27. 

(dei frati del) Popolo, Pincio 19, 102, 105. 

Ponti, Esqnil. 150, 158-160. 

(del) Porto (villa Giulia) 16, 25. 

(de) Badicibns, Esqnil. 157. 
Risdomini, Celio, 68, 81. 
Ronconi, Palat. 18, 22, 112. 
Boselli, V. Ostien. 24. 
(de) Bossi, Celio 68, 81. 
(de) Rossi, Pincio 101. 

S. Sabina 140, 144. 

Sadoleto 192495. 

S. Salvatore in Lauro in Sallust. 234. 

Sannesia, v. Flamin. 17, 30. 

Sanchez, Avent. 145. 



Santacroce, Avent. 145. 
Santarelli, Esqnil. 161. 
Savelli, Esqnil. 169. 
Savelli, Testaccio 175. 
Savelli, V. Appia 183. 
Scapncci, Celio 82. 
Seminario Romano, Parioli 70. 
Sibilla in Sallnst. 234. 
Simii, Qnirìn. 192. 
S. Silvestro in Cap., Parioli 16. 
(del) Sordo, Pincio 101. 
Sorrentino, Testaccio 174, 175. 
Specchi, Esqnil. 161. 
Specchi, Avent 144. 
Stami, V. Ostiense 242. 
Stati, Pincio 102. 
Stati a s. Vitale 200. 
S. Stefano Rotondo 69. 
Strozza, Celio 66-69. 
Strozzi, Esqnil. 79. 

Tagliaferri, v. Tiburt. 149. 
Tannini, Celio 77. 
(del) Tartaro (viUa Giulia) 16. 
(dei) Teatini, Pincio 105. 
Teofili in Portogallo 6. 
Tomarozzi, Pincio 101. 
Tommasini, Esquii. 111. 
Torlonia, Avent. 143. 
(de) Tortis, Esquii. 162. 
Trinità, Pincio 105. 

Vacca, in Sallust. 107. 
(della) Valle, in Later. 80. 
(della) Valle, in Basiliolo 10. 
Velli, V. Portuense 110, 171, 250. 
Vergarla v. Pinciana 133. 
Vittori, V. Portuense 173-175. 
Volaterrano, Avent. 140. 

Ubaldini, Quir. 192-195. 



10. CAMPAGNA. 



Acque albule 19. 
Affoga-r-asino 171. 
Albano 30. 
Anagni 43. 
Ardea 67. 



Borghetto di Teverìna 19. 

Castel Belmonte 84. 
Castello di Giove 84. 
Castel s. Pietro 84. 



CAMPAONà 



287 



Cirita Lavinia 22, 31. 
CiTitavecchia 211, 218. 

Fossaooova 266. 
Fosso dei Ladroni 54. 
Fosso della Sposata 64. 
Fregene 87. 

S. Gennaro (Sablannno) 9, 10. 
Grottaferrata 52-54. 

Lanrentiopolis 150. 
(E) Leoncino 188. 

Marino 19. 

Marrana Mariana 42, 58. 
Monte Compatri 49, 50. 
Monte del Grano 58. 
Montorìo 171. 

Nettuno 218. 
S. Ninfa 87. 

Osa (fiame e valle) 7. 
Ostia 183, 211, 224. 
Otricoli 19. 

Palestrina 59. 
Pipemo 9. 
Ponte Nomeni 234. 
9 Salario 286. 
Porto 19. 
Pratica di Mare 87. 

Rocca Sinibalda 84. 

Tenute. Bocca di Leone 286, 287. 
» Bravi 87. 
n Caffarella 16. 

Campo di Merlo 87. 

Capocotta 16. 

Casaletto 87. 

Casetta Mattei 173. 

Castel Malnome 87. 

Castiglione 107, 108. 

Centroni 55. 

Colonna 48. 

Corcolle 7, 49. 

Galeria 87. 

Gallasse 159. 

Lucchese 87. 



n 



Tenute. Lunghessa 7. 

» Magliana 212. 

n Marcigliana 130. 

n Maschio 87. 

n Molara 48, 50. 

n Monteporco 48-50. 

n Pantanelle 87. 

9 Pantan de Grifi 238. 

» Pariola 27. 

n Petronella 87. 

» Prataporcia 44. 

n Salone 236. 

» Torre Bufala» (Tignole) 87. 

» Tor di Quinto 18. 

» Vaccarese (Maccarese) 87. 

» Vergano 87. 

» Vignole (Torre Bufalare) 87. 

n La Villa 87. 

Velletri 10. 

Via Appia Nuova 10, 58, 156, 239. 
» Acquatacelo 9. 

» Isola della Valle 10. 

Cerchio di Caracalla 13. 
Capo di Bove 11-13, 188. 
Sepolcro di Ennio 13. 
Strada di Marino 10. 
Albano 30. 

Civita Lavinia 22, 31. 
Via Ardaatina 67. 
i> Aurelia 211. 

Valle delle Fornaci 61. 
Valle del Gelsomino 61. 
Fregene 87. 
S. Ninfa 87. 
n Civitavecchia 211, 218. 
Flaminia 26, 27, 211. 
n Otricoli 19. 
Latina 43-59. 
» Grottaferrata 52-54. 
n I Muracci 54. 
Laurentina 264. 
Nomentana 156, 234. 

n Ponte Nomeni 233. 
Ostiense 240-248. 

» Le ni Fontane 240. 
n Ostia 183, 211, 224. 
Finciana 153-156. 

n Leoncino 133. 
Le m Madonne 180. 
Portuense Campana 170-173. 



» 

n 



n 

n 
n 



n 

n 
n 



n 

n 
n 

9 



n 
n 

n 

n 



n 

n 



288 






CAMPAGNA 






^illa 




Via 


Affoga-1 


basino 171. 




Via Tosculana Frascati ' 


i Conti 53. 


n 


Porto 19. 




n 


n 


n 


n 


Cremona 57. 


9 


Salaria 129-133, 156. 


n 


n 


n 


n 


Ferreria 46. 


» 


n 


Fonte Salario 236. 


» 


n 


n 


n 


Gallio 51. 


n 


Tibartina U8-151. 




» 


n 


n 


n 


Grazioli 53, 54. 


n 


Lanrentiopolis 150. 




n 


n 


n 


n 


Lancellotti 56. 


n 


Acque 


Albale 19. 




n 


n 


n 


n 


Ludo visi 51, 53. 


n 


Tivoli, 


23. 




n 


n 


n 


n 


(della) Maddelena 


n 


Tascalana 48. 












45. 


fi 


n 


Monte del Grano 58. 


n 


n 


n 


n 


Mondragone 44, 


n 


n 


Le Forme 58. 










48, 49. 


9 


n 


Vigna Viielleschi 58. 


n 


1» 


n 


n 


Mondragoncino 


V 


TI 


Marrana Mariana 58. 










53. 


n 


n 


Frascati 44. 


» 


if 


» 


n 


Montalto 53, 54. 


II 


n 


n 


Acquedotti 4b, 46, 48, 


II 


n 


n 


n 


Muti 56, 57. 








49, 53, 55. 


!» 


n 


n 


n 


Odescalcbi 54. 


» 


n 


n 


Il Barco 48. 


n 


n 


n 


n 


Pallavicini 56. 


1) 


» 


1) 


Cappuccini 47. 


» 


n 


n 


n 


Palletta 54. 


n 


» 


n 


Cattedrale 58. 


n 


v 


n 


n 


Piecolomini 56. 


n 


» 


n 


La Selva 54, 56. 


n 


» 


T) 


n 


Piscina 50. 


» 


» 


» 


Villa Acquaviva 53. 54. 


n 


n 


» 


n 


Rocci 57. 


» 


n 


n 


n Aldobrandini 55. 


n 


n 


n 


n 


Ruffinella 46. 


» 


n 


n 


n Angelica-Borghc- 
se 48. 


n 


• 


1» 


n 


Ruffina- Falconie- 
ri 45, 48. 


n 


n 


v 


n Arrigoni 56. 


n 


n 


II 


n 


Santacroce 56. 


n 


n 


n 


» Belpoggio 56. 


n 


n 


1» 


n 


Sforza 46, 53. 


n 


n 


n 


» Belvedere 55. 


n 


» 


» 


n 


Sera 51, 56. 


1) 


n 


n 


n Bonanni 56. 


n 


n 


n 


n 


Taverna 53. 


1» 


n 


n 


» Boncompagni 55, 


n 


» 


r 


n 


Torlonia 51, 53. 








56. 


n 


n 


n 


n 


Tomaissier 55. 


» 


n 


n 


" Caravalle 50. 


n 


n 


» 


n 


Varese 57. 


» 


n 


1» 


» Cavalletti 54. 


Valle delle Fornaci 61. 






II 


n 


n 


n Cenci 46, 50, 52. 


Valle del Gelsomino 61. 






» 


n 


n 


n Cesarini 57. 


Vicolo delle Ul Madonne 15C 


1. 


» 


n 


n 


n Cherubini 44. 













11. PAPI E SOVRANL 



Adeodato II 70. 
Adriano VI 77. 
Agapeto 78. 
Alessandro VI 63, 101. 
Alfonso I d'Este 185. 
Alfonso n d'Este 185. 

Benedetto XIV 72. 
Borgia Lucrezia 186. 

Carlo Emanuele I 241. 



Carlo Magno 158. 

Carlo V 179. 

Carlo Vm 121. 

Celestino III 62. 

Clemente VII 181, 215. 

Clemente Vili 55, 56, 128, 167, 213, 242. 

Clemente X 71, 72. 

Clemente XI 38, 208. 

Clemente XIV 29. 

Cosimo de' Medici 27,80, 114, 250. 

Cristina di Svezia 29, 121, 126. 



PAPI E SOVRANI 



289 



Enrico IH 121. 

Ercole I di Ferrara 260, 261, 269. 

Filippo n 177. 

Francosco I Francia 186, 191. 

Francesco I Medici 115. 

GiQlio II 178, 214, 215, 216. 
Giulio III 5. 

Gregorio XUI 27, 32, 49, 56, 58, 141, 144, 169, 
171, 204, 214, 216, 283, 244. 

Innocenzo VIII 214. 
Innocenzo X 71. 
Innocenzo XI 112, 121. 

Luigi XI 121. 

Marcello II 134-185. 

(de') Medici Cosimo 27, 30, 114, 250. 

(de*) Medici Ferdinando 80, 214. 



(de*) Medici Francesco 250. 
(de*) Medici Lorenzo 29. 

Nicolò V 236. 

Onorio III 145. 

Paolo m 203, 215, 216, 242. 

Paolo IV 137. 

Paolo V 89, 197, 268. 

Pasquale II 62. ' ' 

Pio Alberto principe di Carpi 178. 

Pio II 26. 

Pio IV 14, 211. 

Pio VI 29, 120. 

Sisto IV 197, 211, 214. 

Sisto V 83, 146, 152, 169, 203, 204, 211, 233. 

Urbano Vili 216. 



12. CARDINALI. 



Acquati va Ottavio 54. 

Aldobrandini Ippolito 47. 

Aldobrandini Pietro 50, 53, 55. 

Alten^ps Marco Silice 48, 49. 

Amulio Marcantonio 228. 

Arrigoni Pompeo 56. 

d*Avalo8 Aragona Inigo 130, 131, 132. 

Barberini Antonio 47. 

Bellay Giovanni 190, 263. 

Bcrtolini Onofrio 26. 

Bcssarione di Trebisonda 26. 

Bianchi Arcangelo 182. 

Boncompagni Filippo 55. 

Borghese Scipione 50, 54, 197. 

Burgia Ludovico 101. 

Borromeo Carlo 14, 27, 46, 56, 190, 207, 230. 

Borromeo Federico 14, 27. 

Buuillon Emanuele Teodosio 71. 

Caetani Enrico 77, 79. 
Capodi ferro 29. 
Capranica Angelo 223. 
Capranica Domenico 223. 
Caraffa Alfonso 207. 



Caraffa Carlo 207. 

(di) Carpi Pio Rodolfo 5, 30, 176-185. 

Carrara Antonio 77. 

Cervini Marcello 5, 134. 

Cesi Federico 69, 260. 

Cesi Pierdonato 115, 260. 

Cibo Innocenzo 5. 

Ciocchi del Monte Antonio 14,' 18. 

Ciocchi del Monte Giovanni 5. 

Ciocchi del Monte Innocenzo 25, 32. 

Colonna Pompeo 26, 65. 

Gonzaga Francesco 73, 181. 

Gonzaga Gian Vincenzo 47. 

(de) Cupis Domenico 15. 

Cusano Agostino 77. 

Eckenvoort Guglielmo 77. 

Este Ippolito 66, 69, 168, 186-191. 

Farnese Alessandro 53. 
Farnese Ranuccio 48, 50. 
Ferrerio Giovanni Stefano 180. 
Ferrerò Guido 46, 62, 197. 

Gallio Tolomeo 51. 



37 



290 



CARDINALI 



Gambara Uberto 177. 

Genazio o Ghìnaccl Girolamo 180. 

Giberti 26. 

Grimani Marino 177, 190. 

Lana di PaWe Nioola 77. 
Lodoviai LadoTico 53. 

Madmceio Cristoforo 121, 181. 
Mattei Girolamo 12. 
Medici Ferdinando 21, 109. 
Medici GioTannangelo 211. 
Medici Leopoldo 72. 
Micheli GioTanni 101. 
Montalto 12. 
Morene GioTanni 189, 260. 

OUrieri 26. 

Palletta Giovanni Battista 56. 

Parisani Ascanio 6. 

Peretti Damasceni Alessandro 50, 169. 



Perrenot de Granyelle 23, 80. 

Piccoloroini Francesco 26. 

Poggi Giovanni 15. 

Polo Reginnldo 5. 

Portocarrero Ludovico Emanuele 102. 

Pucci Lorenzo 26. 

Ricci di Montepulciano Giovanni 48, 196, 250. 
Rota 102. 

Sadoleto Giacomo 192, 194. 
Santacroce Prospero 16. 
Santafiora 29. 
Santaseverina 12. 
Sforza Francesco 46. 
(de) Silva Michele 176. 

Taverna Ferdinando 50, 53. 
Toledo Francesco 5. 
Trivulzio Agostino 236. 

Vitelli Vitellozzo 28, 170. 



18. ANTIQVARH. 



Accursi Aceunio 191. 

Antonio delle Medaglie (Conteschi) 191, 198, 

219, 256-258. 
Andrea di Nello 253. 



(il) Baviera 253. 
(il) Bergamino 258. 
Bertoletti Antonio 155, 191. 
Bianchetti Giovanni 191. 
Bianchi Francesco 23. 
Borgianni Alessandro 253. 

Camera Vincenzo 191, 255. 

Carlo orefice 253. 

Casella Andrea 254. 

Cesare de* cammei 253. 

Ciampolini Giovami 255. 

Cioli Vincenzo 250. 

Ciotti Mario 191, 255. 

Constantino da Como 256. 

Conteschi Antonio 191, 198, 219, 256-258. 

Domenico de* cammei 253. 
Donati Federico 191, 258. 



(del) Duca Giacomo 258. 

Ficoroni Francesco 57. 
Francesco rigattiere 258. 

Grandi Alessandro 188, 190, 259-261 

Landrevilla Mercurio 261. 
Leone orefice 191. 
Longhi fratelli 262, 263. 
Ludovico de* cammei 253. 
Lusenier Claudio 263. 

Mantovano Vincenzo 264. 

Mastorghi Mayno 264. 

Morabito 253. 

(il) Moretto 253. 

(de) Mosti Tommaso 191. 

Passeri Bernardino 253. 
Passeri Jacopo 253. 
(il) Porcellino 253. 
(della) Porta Giacomo 265. 
(della) Porta Giuseppe 254. 



ANTIQUARI! 



291 



(della) Porta Guglielmo 262, 265, 266. 
(della) Porta Tommaso 266. 

Salvi Antonio 191, 267. 

Solini Giulio 266. 

Sgatta Arduino 191, 267. 

Scheia Francesco 191. 

Sormani Leonardo 270. 

Stampa fratelli 189, 220, 254, 264, 267-270. 



Stefanoni Biagio 271. 

Tarone Cesare 253. 

Vacca Flaminio 271-272. 
(della) Valle Claudio 187. 
Vitale d^Alessandria 254. 

a')Urbino 253. 



14. ARCHITETTI. 



Agrippa Camillo 119. 
Ammanati Bartolomeo 14, 17. 

Baronino Bartolomeo 8, 23, 25, 26, 44, 253. 
Bertolini Matteo da Castello 217, 231, 239. 
Buonarroti Michelangelo 19, 39, 234, 254. 

(Ti.) Claudins VitaUs 164. 

Giacomo da Ferrara 37. 
Gritti Bartolomeo 124. 



Nanni Lippi 105, 153. 

(de) Psqnis Raffaele 113. 
Peruzzi Baldassarre 14, 215. 
Peruzzi Sallustio 217. 
(della) Porta Giacomo 195, 265. 

Sangallo Antonio ginn. 18, 215. 
Sanso vino Jacopo 14. 
Serlio Sebastiano 186. 
Schiratti Ottayiano 184. 



Lazzari Bramante 215. 

Ligorio Pirro 206, 207, 213-217, 222, 228, 231, 

235-238, 261. 
Longhi Martino 49. 

Meleghino Jacopo 44, 59. 



Treviso Antonio 221. 



Vignola Jacopo 19, 25, 26, 68. 
Zappi Zapis G. M. 8. 



15. PITTORI. 



Agresti Lìtìo 228. 
Alciati Pierantonio 217. 

Bassano 118. 
Barroccio Federico 217. 
Battista Pittor 118. 

Carnevali Domenico 228. 
(da) C^ierso Giovanni 217. 
Cugni Leonardo 239. 

Daniele da Volterra 37, 64, 218, 228, 238, 239. 
DQrer Alberto 50. 



Fiorini Pietro 2^8, 229. 

Gaetano Scipione 118. 
GabateUi Girolamo 217, 228. 
Grimaldi Gianfrancesco 71. 

Ingres 122. 

Lanfranco 50. 
Laroni Girolamo 37. 
Lucii Lucio 217. 

Muziano Girolamo 47, 163, 191. 



292 



prTToni 



Piacentino Giulio 218. 
Ponzi Leonardo 228. 

Raffaele 179, 193. 

Ricciarelli Daniele 37. 64, 218, 228, 238. 239. 

SaWiati Francesco 24. 
Salyiati Gioseppe 228. 
Santi di Tito dal Borgo 217. 
(del) Sarto Andrea 118. 
Semachino Orazio 228. 
Sicciolante Girolamo 26, 228. 



Tempesta Gianfrancesco 118. 
Tibaldi Pellegrino 15, 26. 

Vasari Giorgio 17, 19, 250. 
Veltroni Stefano 21, 37. 
Venale Pietro 63, 214, 217. 
Vemet Orazio 122. 

Zenga Pierleone 217. 
Zoppeili Giammaria 228. 
Zaccari fratelli 24, 214, 217, 230. 



16. SCVLTORI. 



Annone Gian Pietro 69, 208. 
Antegnati Nicola Bresciano 208. 
Antichi Prospero Bresciano 148. 
Antonio da Vigiù 226. 

Baroni Francesco 226, 229. 
Bartolomeo da Vigiù 227. 
Bologne Jean 116, 120. 
(di) Borgo Paolo 231. 
(dal) Bosco Tommaso 217. 
Buonarroti Michelangelo 118, 213. 

Casella Andrea 191. 

Casignola Iacopo 208, 224, 227. 

Casignola Tommaso 22, 208. 

Gioii Antonio 21. 

Gioii Giovanni Battista 220. 

Gioii Simone 191. 

Gioii Pietro 226. 

Gioii Valerio 191, 

Gioii Vincenzo 26, 250. 

(del) Duca Jacopo 232. 

Feliciano da Foligno 148. 
(il) Franciosino 17. 

(del) Gagliardo Pierino 191. 
Giambologna 116, 120. 
Girolamo da Carpi 19, 191. 



Girolamo da Como 227, 229. 
Guglielmo Fiammingo 115. 

Longhi famiglia 191, 219, 226. 

Mastorghi Mayno 63, 220. 

Maturino 191, 208. 

(da) Mele Silvestro 228. 

Meli Francesco 191. 

(da) Montefiascone Rocco 63. 

(da) Montelupo Raffaele 21, 22, 24, 64. 

(de la) Motte Pietro 191. 

Moreschi Ferrante 218. 

Moretti Egidio 98. 

Nobili Orazio 191. 

Olivieri Pietro Paolo 98, 148. 

Fancelli Giovanni 191. 

Paolo Romano 222. 

Parentini Orlando 217. 

Perni Giacomo 17. 

(della) Porta Giacomo 19, 20, 21, 38, 89, 03, 

218, 228. 
(della) Porta Giovanni Battista 19, 21. 
(della) Porta Tommaso 148, 221. 

Torrigiani Sebastiano (fonditore) 148. 



COMMISSARI! DBLLE CAVE E ANTICHITÀ 



293 



17. COMMISSARII DELLE CAVE E ANTICHITÀ. 



Altieri Girolamo 179. 

Boari Orazio 11, 13» 58, 77, 132, 161, 168, 174, 
199, 245. 

Cayalletti Tarqninio 199. 
(da) Cuneo Cesare 241. 

Frangipani Mario 151, 152. 

Naro Orazio 61. 



Negri Domenico 179. 

Fichi Girolamo 61. 

Ridolflni Giulio Cesare 61. 

Santini LudoTieo 132, 192, 202. 
Spannocchi Girolamo 132, 202. 

Tedallini Piero 168. 

Visconti Filippo Aurelio 120. 



18. PRIVATL 



Acciainoli Bernardo 196. 

Agazzini Marco 81. 

Alba (duca d') 153. 

Alberini Rutilio 236, 245. 

Albertoni Angelo 206. 

Aldobrandini Gianfrancesco 61. 

Aleotto Piergiovanni 15, 19, 213, 214. 

Altempg Annibale 213, 215. 

Alterops famiglia 48-50, 53. 

Altieri Girolamo 74, 146, 179. 

AltoTiti famiglia 39, 167, 184. 

(de) Amannis Cesare 16. 

Amedei Gaspare 18, 19, 139, 140. 

Annibaldi della Molara famiglia 48, 49. 

(d') Aquila famiglia 8. 

Arcioni famiglia 9, 193, 197. 

(d*)Arco Scipione 29. 

(d')A8pra Francesco 15, 22, 159, 161, 162. 

Astalli famiglia 80, 128, 175. 

Atti famiglia 8. 

Bacodo Francesco 131. 
Baglioni famiglia 145. 
Bandini Pierantonio 180, 199, 231. 
Begliuomini Carlo 172. 
Bellincini famiglia 237. 
Bene in Bene famiglia 237. 
(il) Bergamino 244. 
Biondo Domenico 189. 
Boccapaduli Fabrizio 199. 



Boissard Giacomo 182. 

Boncompagni Giacomo 255. 

Bonsi famiglia 247. 

Borgia (san) Francesco 181, 195. 

Borromeo Gilberto 29. 

Borromeo Ortensia 215. 

Brancalupo Menalba 249. 

(del) Bufalo famiglia 146, 189, 193. 

Bufalini Leonardo 235. 

CaeciaboTe famiglia 247. 
Caflfarelli Bernardino 206. 
Calcagni famiglia 201. 
Capilupo Ippolito 66. 
Capizucchi Licinio 77. 
Capocci Mariano 194. 
Capodiferro Lucrezia 64. 
Capomaestro famiglia 140. 
Capranica Angelo 9, 248, 249. 
Capranica famiglia 55, 188. 
Capranica Petronilla 223. 
Caraffa Giovanni 176. 
Caraffa Famiglia 207, 211. 
Cardelli famiglia Ul. 
Cardelli Giampietro 27. 
Caro Annibale 50, 51. 
Casali famiglia 234. 
Castalio Alessandro 218. 
Caterina de* Medici 121. 
Cavalieri Tommaso 206. 



294 



PRIVATI 



Cecchini famiglia 124, 145. 

Cecha Andromaco 128. 

Cenci Eleonora 196. 

Cenci Francesco 46, 52. 

Cenci famiglia 87. 

Cerasi Antonio 72. 

Cesarìni Gian Giorgio 125. 

Cesarìni Giuliano 128. 

Cesi famiglia 208, 250, 259. 

Cenli famiglia 284. 

Cenli Tiberio 108. 

Chigi Agostino 124. 

Chigi famiglia 188. 

Ciccolini Claudio 78. 

Ciocchi del Monte Antonio 14, 17. 

Ciocchi del Monte BaldoTino 14, 15, 17, 18, 27, 

178. 
Ciocchi del Monte Fabiano 25, 27, 80, 31. 
Ciocchi del Monte Vincenzo 5. 
Cioci Antonino 126. 
Colonna Alessandro 59. 
Colonna Ascanio 19, 59. 
Colonna famic^lia 4^. 
Colonna Filippo 14. 
Colonna Francesco 180. 
Colonna Marcantonio 201. 
Colonna Marzio 58. 

Colonna d^Aragona Gioranna 181, 195. 
Conti famiglia 199. 
Contngi Antonio 55. 
Conzaga famiglia 178, 174. 
Comoyaglia famiglia 77, 78, 261. 
Cortese famiglia 241. 
Corvini famiglia 5. 
Cosciari famiglia 5. 
Cremona Giovanni Battista 52. 
Crescenzi famiglia 105, 146, 159. 
(della) Croce Gian Andrea 195. 
Cnccini Giovannangelo 16. 
Cuccini Mariano 189. 

Delfini Gentile 41, 71. 
Delfini Giovanni Battista 43. 
Doria Giambattista 46. 

Ercolani Giulio 73. 

Farnese Elena 29. 

Farnese Orazio 198. 

Farnese Ottavio 59. 

Ferratini famiglia 153, 228, 237. 



Filiucci Flaminio 139. 
Fioravante Elena 248. 
(del) Fonte Andrea 165. 
Foschi Orazio 133. 
Frangipani famiglia 151, 175. 
Frangipani Girolamo 206. 
Frangipani Mario 151. 
Fasconi da Norcia Francesco 166. 

Gabrielli famigUa 202. 
Gaddi famiglia 175. 
Galgano famiglia 112, 230. 
Galgano Flaminio 152. 
Galletti Fabrizio 20. 
Galli Giallo 122. 
Gambara famiglia 48. 
Garìmberti Girolamo 131. 
Garzoni Qoirino 101. 
Gentile Benedetto 219, 227. 
Gherardi Mattia 181. 
Giacomelli Cosimo 159. 
Gibraleone Cristoforo 102. 
Gigli (Lilio) Ambrogio 103. 
Giusti Pacino 227. 
Gracchi Ottavio 41. 
Grassi Virgilio 37. 
(de) Grassis famiglia 163. 
Grimani famiglia 199. 
Gropperi Gaspare 131. 
Gualtieri Sebastiano 9, 163. 
Guidiccioni Alessandro 102. 

lacobacci Giacomo 147. 

Lampugni Giangiorg^o 235. 

Lancellotti famiglia 47. 

Lancellotti Paolo 12. 

Lanciarini da Fano famiglia 181, 192, 193. 

Lazzaro Fabrizio 58, 147. 

Leni famiglia 113, 175. 

Leni Girolamo 11. 

Leni Giuliano 175. 

Leoni Diomede 116. 

Leto Pomponio 156. 

Lisca Francesco 140. 

Lomellini Giovanni 157. 

Luraghi Paolo 223, 229. 

Maccabei famiglia 194. 
Maccaroni famiglia 159. 
Maffei Achille 71.